Coppa Davis, tutti i convocati. Ci sono Djokovic e Medvedev, assente Zverev: "Voglio vincere la vera Davis!"

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Coppa Davis, tutti i convocati. Ci sono Djokovic e Medvedev, assente Zverev: “Voglio vincere la vera Davis!”

La Russia sempre più temibile ma la Spagna ha un buon gruppo. Tante nazioni privi di top player offrono chances a tutti i partecipanti

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Trofeo Coppa Davis (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo un anno di sospensione a causa della pandemia, le fasi finali della Coppa Davis sono pronte a tornare in scena e a concludere l’anno tennistico. Il formato è simile a quello del 2019 quando ci fu una radicale modifica a seguito dell’accordo Kosmos-Coppa Davis: adesso infatti non sono più solamente due nazioni a contendersi il trofeo bensì saranno 18 paesi divisi in sei gruppi da tre nazione ciascuno. Da quest’anno i match si disputeranno in tre sedi differenti: Madrid, Torino e Innsbruck e l’evento avrà inizio il 25 novembre. Nella giornata di ieri sono state rilasciate le convocazioni dei capitani e, dopo avervi riportato quelle della nazionale italiana (e dei suoi avversari del girone), qui di seguito elenchiamo tutti gli altri tennisti scelti. Sia il n. 1 del mondo Djokovic che il n. 2 Medvedev saranno presenti e insieme a loro gli altri due top 10 presenti sono il n. 6 Rublev e il n. 7 Berrettini.

Ovviamente la Spagna sarà priva di Nadal – che da tempo ormai ha concluso la stagione – ma nonostante questa pesante assenza la nazione detentrice del trofeo è riuscita a trovare un buon mix con giocatori di sostanza come Carreno e Bautista, affiancati dal giovane Alcaraz e dal veterano Lopez. Altrettanto temibile è il Canada, finalista dell’ultima edizione che si presenta con il roster al completo. L‘assente di lusso invece sarà Alexander Zverev, attualmente impegnato nell’ATP 500 di Vienna. Il n. 4 del mondo già varie volte in passato ha affermato di non apprezzare questo nuovo formato della Coppa Davis e ha ribadito il concetto in questi giorni alla stampa tedesca. Il format va cambiato, sono uno che mantiene la mia parola ha detto riferendosi alla sua intenzione di non prenderne parte. “Non gioco in Davis da più di due anni e anche per questa stagione non sarà presente. Voglio vincere in futuro la Coppa Davis, ma voglio vincere la vera Coppa Davis e non una competizione ideata da una persona fuori dal tennis”.

Group A – Madrid, Spain

 

Spain:
Pablo Carreno Busta
Roberto Bautista Agut
Carlos Alcaraz
Feliciano Lopez
Marcel Granollers
Capitano: Sergi Bruguera

RTF:
Daniil Medvedev
Andrey Rublev
Aslan Karatsev
Karen Khachanov
Evgeny Donskoy
Capitano: Shamil Tarpischev

Ecuador:
Emilio Gomez
Roberto Quiroz
Diego Hidalgo
Gonzalo Escobar
Cayetano March
Capitano: Raul Viver

Group B – Madrid, Spain

Canada:
Felix Auger-Aliassime
Denis Shapovalov
Vasek Pospisil
Brayden Schnur
Peter Polansky
Capitano: Frank Dancevic

Kazakistan:
Alexander Bublik
Mikhail Kukushkin
Dmitry Popko
Aleksandr Nedovyesov
Andrey Golubev
Capitano: Yuriy Schukin

Svezia:
Mikael Ymer
Elias Ymer
Jonathan Mridha
Andre Goransson
Capitano: Robin Soderling

Group C – Innsbruck, Austria

Francia:
Ugo Humbert
Arthur Rinderknech
Richard Gasquet
Pierre-Hugues Herbert
Nicolas Mahut
Capitano: Sebastien Grosjean

Gran Bretagna:
Cameron Norrie
Daniel Evans
Joe Salisbury
Neal Skupski
Capitano: Leon Smith

Repubblica Ceca:
Jiri Vesely
Thomas Machac
Zdenek Kolar
Jiri Lehecka
Lukas Rosol
Capitano: Jaroslav Navratil

Group D – Turin, Italy

Croazia:
Marin Cilic
Borna Coric
Borna Gojo
Nikola Mektic
Mate Pavic
Captain: Vedran Martic

Australia:
Alex de Minaur
John Millman
Jordan Thompson
Alexei Popyrin
John Peers
Capitano: Lleyton Hewitt

Ungheria:
Marton Fucsovics
Attila Balazs
Zsombor Piros
Fabian Marozsan
Mate Valkusz
Capitano: Gabor Koves

Group F – Innsbruck, Austria

Serbia:
Novak Djokovic
Filip Krajinovic
Dusan Lajovic
Laslo Djere
Miomir Kecmanovic
Capitano: Viktor Troicki

Germania:
Jan Lennard Struff
Dominik Koepfer
Peter Gojowczyk
Kevin Krawietz
Tim Puetz
Capitano: Michael Kohlmann

Austria:
Dennis Novak
Jurij Rodionov
Gerald Melzer
Oliver Marach
Philipp Oswald
Capitano: Stefan Koubek

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Coppa Davis, thriller a Innsbruck: la Germania batte la Serbia di Djokovic al fotofinish

Vantaggio tedesco con Koepfer, ma il numero uno del mondo si disfa di Struff. Sono allora Krawietz e Puetz a trionfare al tie-break del terzo set dopo aver rischiato di andare sotto di due break

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Novak Djokovic alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credits: Pedro Salado/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

GERMANIA b. SERBIA 2-1
D. Koepfer b. F. Krajinovic 7-6(4) 6-3
N. Djokovic b. J.-L. Struff 6-2 6-4

K. Krawietz/T. Puetz b. N. Cacic/N. Djokovic 7-6(5) 3-6 7-6(5)

Tie di straordinaria intensità ad Innsbruck fra Germania e Serbia, con la prima che si è aggiudicata la sfida contro Djokovic e compagni al tie-break del terzo set del doppio. Dominik Koepfer ha portato in vantaggio i teutonici battendo la novità di giornata Filip Krajinovic. Costretto a vincere due incontri, Nole non ha avuto problemi a regolare Jan-Lennard Struff per la settima volta su altrettanti confronti, pareggiando i conti.

Arrivati a giocare il doppio decisivo in coppia con Nikola Cacic, i balcanici si sono trovati nuovamente con le spalle al muro quando Kevin Krawietz e Tim Puetz hanno vinto il primo set e si sono guadagnati una palla break per allungare nel secondo. Djokovic e Cacic sono riusciti però riusciti a scuotersi, allungando la partita e procurandosi una palla per il doppio break nel terzo set; i teutonici hanno messo a segno una inaspettata rimonta, prevalendo di un’incollatura anche grazie ad un paio di errori decisivi del numero uno al mondo. Si tratta di una forte ipoteca sui quarti di finale per la Germania, nettamente favorita nell’incrocio di domani contro l’Austria padrona di casa. La Serbia ha invece ancora buone chance di passare da ripescata, avendo chiuso con quattro vittorie e due sconfitte fra i due tie: bisognerà tuttavia attendere la conclusione di tutti i gironi per tirare le somme.

 

DOPPIO DECISIVO – Iniziamo dalla sfida decisiva, vinta da Kevin Krawietz e Tim Puetz in due ore e 16 minuti per 7-6(5) 3-6 7-6(5). Dopo un inizio piuttosto lineare, i problemi per la Serbia sono arrivati quando è toccato a Cacic servire: Nikola ha una battuta decisamente subpar (solo parzialmente compensato da un buon riflesso in uscita dal colpo), e i teutonici lo sapevano, attaccando fin dalla risposta e procurandosi due palle break picchiando su un Djokovic ridotto a bersaglio. Cacic ha salvato la prima con una prima vincente, ma ha perso terreno nello scambio successivo sulla diagonale di sinistra, obbligando Nole a muoversi verso il centro e aprendo il fianco al vincente di dritto inside-in di Puetz. I serbi si sono però ripresi immediatamente, anche perché Djokovic ha infilato due risposte devastanti di dritto (una delle quali sulla palla break) e lo stesso ha fatto Cacic, accorciando sul 2-3.

L’occasione successiva è arrivata sul 5-4 Germania, quando Puetz ha trovato un’eccellente risposta al servizio di Djokovic per il 30-30, portando i suoi a due punti dal set. Cacic è stato però molto bravo ad anticipare la risposta avversaria, dando un punto facile a rete alla Serbia prima del servizio vincente di Nole. La grande bravura dei due tedeschi è stata quella di disattivare le risposte del N.1 ATP servendo spesso al corpo ma con grande varietà di rotazioni e velocità – Djokovic è maestro nel far partire lo scambio con una risposta profonda e centrale, ma questa opzione non esiste in doppio, dove uno dei due avversari è sempre pronto a chiudere la porta a rete, soprattutto nel caso di una coppia dalla vocazione offensiva come Krawietz/Puetz.

Arrivati al tie-break, il primo allungo è stato dei teutonici, e con una discreta pera di mostarda: contro il servizio al corpo di Djokovic, Krawietz ha infilato una risposta supersonica di rovescio anomalo, dando ai suoi il 2-1 e servizio che si è rapidamente trasformato in 4-1. Puetz ha sprecato un dritto che avrebbe probabilmente chiuso il parziale, ma Team Serbia non è riuscito a mettere in campo le proprie risposte, precipitando sul 3-6. Djokovic ha salvato il primo con una buona seconda e il secondo con una prima esterna, ma Puetz ha trovato un perfetto ace centrale che ha chiuso il set dopo 47 minuti.

Il secondo set è stato decisamente più parco di chance, anche perché Djokovic ha continuato a stentare contro i kick lenti ma decisamente ingannevoli che Krawietz e Puetz hanno scelto di utilizzare contro di lui sul servizio da destra. La prima potenziale sliding door è arrivata sul 3-3, quando Cacic si è fatto cogliere impreparato in uscita dal servizio, mettendo appena largo un dritto in uscita dal servizio. Nello scambio successivo Krawietz gli ha preso le misure come un boa, andando angolato e profondo fino ad obbligarlo a giocare un lob difensivo molto corto su cui Puetz non ha avuto problemi a smashare.

È stato in quel momento, quando la coppia tedesca sentiva la vittoria distante appena un punto, che la partita è girata completamente: Puetz ha fallito un dritto in manovra, offrendo un salvagente a Team Serbia, e Cacic è stato bravo a prenderlo al volo con due buoni servizi, e la buca si è subito tramutata in una voragine da dieci punti di fila per il duo balcanico. Sprecata la chance, Puetz ha infatti fallito una volée sulla risposta di Cacic che ha dato lo 0-30 ai serbi, e subito dopo Djokovic ha ritrovato la risposta di dritto, fulminando Krawietz. Puetz ha quindi sotterrato un’altra volée, mandando Nole a servire per il set sul 5-3, pratica sbrigata rapidamente alla seconda opportunità.

L’inerzia della partita è quindi passata decisamente nelle mani dei serbi, che sull’1-1 servizio Krawietz sono saliti a doppia palla break grazie ad un Puetz in totale stato confusionale, fallendo una volée dopo l’altra. Krawietz ha provato a prendere la rete a sua volta per offrirgli un po’ di supporto, ma Cacic si è fatto trovare pronto e ha bucato la barriera teutonica, dando il break ai suoi. Gli avversari si sono completamente disuniti, con Krawietz che ha fallito due smash nel settimo game regalando una palla del secondo break; Cacic ha giustamente optato per un altro pallonetto, ma Puetz è riuscito in qualche modo a chiudere il punto.

Con la Germania a distanza di un solo break, c’era quindi spazio per un’altra peripeteia, che infatti è puntualmente arrivata. Nel game successivo, sul 4-3 Serbia, i due teutonici sono a sorpresa riusciti a ritrovarsi, salendo 0-30 con una risposta centrale vincente e guadagnando due palle break quando Cacic è tornato a servire con qualche remora; lo sbandamento è durato poco, però, perché Nikola ha infilato due gran prime, cancellando le chance. I tedeschi se ne sono guadagnata un’altra prendendo la rete con decisione, e hanno pareggiato su una risposta a tutto braccio di Puetz che Cacic non è riuscito a gestire, obbligando Djokovic a servire per rimanere nel tie sul 4-5.

Sul 5-5, il game a posteriori decisivo. Krawietz si è nuovamente trovato sotto pressione al servizio quando Djokovic ha risposto con forza alla figura di Puetz, dando il 15-30 alla Serbia. Kevin ha pareggiato con una volée in tuffo che sapeva tanto di citazione di un altro tedesco che ha smesso da un po’, ma si è comunque trovato sotto di una palla break quando Djokovic ha infilato la risposta vincente di rovescio inside-in. I due tedeschi si sono affidati nuovamente alla loro vocazione offensiva, e stavolta non hanno sbagliato niente sotto rete, ma Cacic, che per un attimo è parso aver rubato il talento al suo compagno stile Space Jam, ha trovato due spettacolose risposte di rovescio. Djokovic ha trovato una seconda palla break andando per vie centrali, ma Krawietz ha infilato un servizio vincente, stavolta sul dritto di Cacic. Nole ha quindi sbagliato un dritto non impossibile, sfasciando la racchetta per la frustrazione prima che Puetz infilasse la volée del 6-5 Germania.

Il tie si è allora deciso al tie-break del terzo set del terzo match, una degna conclusione. I tedeschi hanno vinto il primo punto nonostante un riflesso Jedi da parte di Cacic, e si sono procurati il primo mini-break come nel primo set, sull’1-1 con una risposta di Krawietz (stavolta di dritto e non vincente) sul servizio di Djokovic. Cacic ha però trovato una buona risposta di dritto che Puetz non è riuscito a gestire, impattando sul 2-2. È stato allora proprio Nole a commettere l’errore decisivo, fallendo una facile volée che ha mandato le coppie a girare sul 4-2 Germania, e la partita si è risolta nel modo più incredibile: durante uno scambio da fondo fra Cacic e Krawietz, Puetz è caduto al suolo, rialzandosi giusto in tempo per piazzare il colpo di volo del 5-2 e servizio. Cacic ha recuperato uno dei due mini-break con un vincente di dritto anomalo, ma Krawietz ha comunque piazzato lo smash del 6-3. Djokovic ha salvato il primo match point con una seconda vincente, mentre sul secondo ha trovato un gran rovescio in uscita dal servizio che Puetz ha provato ad intercettare senza successo. È stato quindi Krawietz a chiudere la partita con un servizio vincente.

SECONDO SINGOLARE – Poco prima era arrivata una vittoria senza patemi per Djokovic, che ha pareggiato i conti fra le due nazionali battendo Jan-Lennard Struff per 6-2 6-4 in 72 minuti senza concedere palle break nonostante un calo di rendimento nel secondo parziale; i confronti diretti sono andati così sul 7-0, 2-0 nel 2021 in virtù della vittoria di Nole alle Olimpiadi – Struff ha vinto solo un set nel corso della loro rivalità.

Consapevole dello svantaggio della sua nazionale, Djokovic è partito al massimo della concentrazione, breakkando a zero su un errore di dritto di Gian-Leonardo e conquistando i primi otto punti dell’incontro. Il N.1 ATP ha anche vinto i primi undici punti giocati al servizio, verticalizzando di frequente per obbligare Struff a colpire sempre in corsa. Avanti 3-1, il numero uno del mondo ha messo a segno un bel lob di rovescio e si è guadagnato altre due palle break grazie ad un errore di dritto di JLS. Il tedesco si è tuttavia salvato in virtù di un errore di rovescio di Nole e di una seconda corposa in kick, rimanendo a contatto. Qui il pallonetto vincente di cui sopra:

La trasformazione di Djokovic in uno dei migliori battitori del circuito è però ormai acclarata, e Struff l’ha potuto verificare di prima mano: sei ace per Nole nei primi tre turni di battuta (nove alla fine), ritmi karloviciani, e anche qualche seconda decisamente tirata non hanno mai consentito al potente ma macchinoso trentunenne di costruire pericoli in risposta. Il set ha quindi avuto vita breve, 28 minuti per la precisione: avanti 4-2, Djokovic ha rimontato da 40-15 con una risposta profondissima ed un errore dell’avversario sull’attacco al centro, incamerando un altro break su un errore di dritto lungolinea e un passante di rovescio in cross basso e mortifero, tenendo rapidamente anche il turno successivo – solo quattro punti persi al servizio e tre non forzati per lui.

All’inizio del secondo Djokovic si è subito procurato una palla break, ma ha messo appena lunga una risposta d’incontro di dritto. Struff gliene ha comunque offerta un’altra con un rovescio in rete, e stavolta Nole non si è fatto pregare: risposta di rovescio incrociato sulla riga esterna e avversario fuori giri per l’1-0 e servizio. Indietro 1-2, Struff ha avuto la prima mezza occasione della sua partita trovando un buon game di risposta, ma sul 30-30 si è scontrato con l’oggetto irremovibile dalla parte della rete, sbagliando la direzione dell’attacco e finendo bucato dal passante di rovescio di Djokovic.

Nel secondo set c’è però sicuramente stato più equilibrio, anche perché Djokovic ha avuto un visibile calo in termini di efficienza, finendo per commettere ben 14 errori non forzati senza riuscire a trovare la misura col rovescio lungolinea. Sul 4-3 in favore del serbo, Struff è quindi riuscito a portarsi per la prima volta ai vantaggi prendendo più di frequente il controllo dello scambio, ma anche in quella circostanza non è riuscito ad arrivare a palla break, commettendo due errori in corsa. Quando Nole è andato a servire per il match sul 5-4, JLS è riuscito a conquistare il punto d’apertura, arrivando a 30-30 con una risposta un po’ fortunosa (si è anche scusato quando il suo colpo ha scheggiato la riga); Djokovic ha però infilato l’ace esterno per il primo match point, e, fallito quello, ha utilizzato la medesima traiettoria per aprire la via al vincente bimane in cross, pareggiando il tie su un errore di dritto dell’avversario.

PRIMO SINGOLARE – A inizio giornata c’era stata una novità nella formazione serba, che ha schierato Filip Krajinovic al posto di Dusan Lajovic nel primo singolare. Anche il finalista di Bercy 2017 ha però potuto poco contro un ispirato Dominik Koepfer, che l’ha sconfitto per 7-6(4) 6-4 in un’ora e 59 minuti dall’alto di ben 34 vincenti, 32 dei quali da fondocampo, martellando senza posa per un’ora e mezza prima di un fisiologico calo che però non gli ha impedito di chiudere in due set, complice anche un avversario un po’ sottotono e in balia delle sue risposte potenti alla seconda per buona parte della contesa. Koepfer si porta in questo modo sul 2-0 negli head-to-head a livello ATP: aveva vinto l’unico precedente a Wimbledon 2019, anche se in realtà Krajinovic una vittoria contro di lui l’ha registrata, ma solo a livello Challenger.

Il mancino teutonico ha mostrato fin da subito di essere in grande spolvero in particolare con il rovescio, portandosi 2-1 e servizio al termine di un game da cinque palle break. Nel sesto game, però, Krajinovic è riuscito a portarsi a doppia palla break con un bellissimo passante di rovescio incrociato da lontano, e ha usato il medesimo fondamentale per provocare il secondo errore di volo del game del teutonico, impattando sul 3-3. A quel punto Filip ha iniziato a mischiare le carte, giocando qualche serve-and-volley e dei buoni slice per togliere ritmo all’avversario, e da quel momento il set ha iniziato a prendere la sua via, ma solo per poco: in risposta sul 5-4 in suo favore, si è trovato a due punti dal set grazie ad un doppio fallo del rivale, ma ha commesso tre errori non forzati che hanno consentito a Dominik di tenere.

Scampato il pericolo, Koepfer ha ritrovato spinta e infilato un altro vincente di rovescio (20 totali nel set), guadagnandosi lo 0-30, ma Krajinovic ha trovato due buoni servizi slice per pareggiare. Il tedesco si è comunque guadagnato una palla break con un passante di rovescio lungolinea, ma nello scambio successivo non è stato coraggioso, quasi aspettando l’errore di Filip, che invece è stato bravo a verticalizzare col dritto. Koepfer ha cercato di rimanere nel game con la sesta risposta vincente del suo parziale (bimane, ça va sans dire), ma nello scambio successivo ha sbagliato una volée non impossibile dopo aver costruito bene il punto; Krajinovic ha quindi tenuto con il servizio esterno per il 6-5. Trovatosi a servire di nuovo per rimanere nel set, Koepfer ha commesso due errori potenzialmente sanguinosi dal fondo ma ha servito in fuori in maniera eccellente, procurandosi lo spazio per due vincenti di dritto in contropiede e trascinando il set al tie-break.

Nel game di spareggio i due sono partiti molto bene, ma alla lunga la maggior facilità di Koepfer nel trovare il vincente è riemersa prepotentemente: è salito 3-2 al termine di un gran scambio condotto sulla diagonale di destra e chiuso con un attacco di rovescio a uscire dal centro. Krajinovic è salito alla perfezione sulla pallina, recuperando con un bel vincente bimane in cross di puro anticipo, ma ha concesso il 3-5 con un errore di dritto. Koepfer si è allora portato a doppio set point con una gran soluzione in sventaglio corto, aggiudicandosi il parziale dopo 62 minuti con una seconda vincente – benissimo con il fondamentale il tedesco, che nel primo set ha vinto il 65% dei punti contro il 47 dell’avversario.

All’inizio del secondo, Koepfer ha continuato a far piovere risposte vincenti. Krajinovic ha salvato una palla break con un ace esterno, ma nel turno successivo la cilindrata superiore del teutonico (almeno nella giornata di oggi) si è manifestata in modo sempre più evidente: due fendenti da fondo hanno dato a Dominik lo 0-30, mentre una brutta volée sbagliata dal serbo gli ha offerto un’altra palla break, stavolta sfruttata con il nono vincente in risposta, un fantastico rovescio inside-in dal plesso solare che si è stampato sulla riga.

Quando l’incontro sembrava segnato, Koepfer ha iniziato a perdere brillantezza (com’era lecito attendersi, viste le energie spese fino a quel momento), trovandosi sullo 0-40 con tre errori: si è però salvato due volte con il servizio prima di vincere un punto in cui è successo di tutto, recuperando su un lob di Krajinovic per poi gestire i suoi slice e chiudere con un rovescio vincente ad avversario pressoché schienato. Va dato atto a Krajinovic di aver continuato a provarci pur trovandosi sul ciglio del baratro di un 1-4 0-30. Koepfer ha provato a spezzare definitivamente la volontà dell’avversario con una clamorosa demi-volée di dritto in allungo nel game successivo, ma Filip è rimasto lì e si è procurato una palla del contro-break provocando un errore di dritto, solo per essere nuovamente sfondato dal rovescio del mancino.

Era però evidente che Koepfer stesse regalando qualcosina in più, soprattutto di dritto: una stecca con questo colpo ha generato un’altra palla break, salvata da un servizio esterno, ma altri due errori hanno riportato in partita Krajinovic sul 3-4. Quello è stato l’inizio di una fase convulsa e francamente non troppo spettacolare: la partita si è infatti conclusa con quattro break di fila, tutti propiziati dagli errori dei contendenti. Krajinovic ha infatti perso di nuovo la battuta con un errore di rovescio, mandando a servire l’avversario sul 5-3; il tedesco ha però erroneamente battezzato un recupero alto in slice, restituendo il break con un errore bimane. Indietro 4-5, Filip ha commesso un doppio fallo con una seconda aggressiva e commesso un errore con l’approccio tagliato, concedendo un match point a Koepfer. Il serbo si è salvato con una buona smorzata (Dominik è arrivato un po’ pesante sulla sfera, mandando lungo il recupero) ma ne ha concesso un altro rimanendo passivo nello scambio e offrendo il fianco al rovescio lungolinea del rivale, cedendo infine l’incontro con un errore di dritto.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Sonego e Sinner si ripetono: Colombia ko, l’Italia è ai quarti di finale

Lorenzo Sonego cede il primo set al tiebreak, poi batte Mejia in rimonta. Anche Sinner fatica ma poi dilaga. L’Italia resta a Torino e lunedì giocherà i quarti contro Croazia o Ungheria

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L’Italia batte anche la Colombia dopo Gli Stati Uniti e vince il suo girone. Lunedì a Torino affronterà la vincente del gruppo D, quasi sicuramente la Croazia a cui basterà vincere un match.
Capitan Volandri conferma i due singolaristi vittoriosi  e Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, seppur meno brillanti rispetto a ieri, danno all’Italia i due punti decisivi, in attesa dell’ininfluente doppio.

L. Sonego (ITA) – N. Mejia (COL) 6-7(5) 6-4 6-2

Sarà la lunga attesa negli spogliatoi causata dalla battaglia tra ungheresi e australiani che ha ritardato di circa tre ore l’inizio del match, sarà la difficoltà a smaltire l’adrenalina e le emozioni dell’esordio vincente contro Opelka, fatto sta che Lorenzo inizia la partita con il braccio contratto e poca lucidità.

 

Nico Mejja, 275 del ranking, predilige i campi veloci (“ Wimbledon è il mio torneo preferito, l’erba la superficie prediletta”) e racconta che il suo colpo preferito è il drop-shot, tuttavia nei primi game si posiziona due metri dietro la riga di fondocampo in attesa dell’errore di Sonego che arriva purtroppo puntualmente.

Il break subìto in apertura sorprende un po’ il pubblico italiano pronto ad un’altra giornata di festa, ma tre errori gratuiti di diritto del colombiano riportano subito Sonego in carreggiata nel quarto game.

“Tranquilo! Tranquilo!” dice Capitan Falla al suo giocatore, che infatti dimostra una buona personalità ( Ad ogni punto si batte il pugno sul petto indicando la mamma e il fratello in tribuna, come ci segnala un collega sudamericano) non dimostrando affatto le duecentoquarantotto posizioni che lo distanziano in classifica dall’azzurro.

Sonego fatica a sciogliersi e nell’undicesimo gioco sul 5-5 si complica la vita con una volèè approssimativa ed un errore di diritto. Un chip&charge di Mejia offre una pericolosa palla break alla Colombia che Lorenzo annulla con il servizio.

Al cambio di campo Mejia scivola a rete sul passante di Sonego e si ferisce ad un dito, ma dopo il medical time out riprende tranquillamente il gioco.

Il set si decide al tiebreak, nel quale Sonego è sempre sott’acqua, prima 1-3 e poi 3-5. Risale sino al 5-5 con servizio e diritto ma un errore a campo aperto con il suo colpo migliore manda la Colombia a set-point: Mejia indovina un incredibile lungolinea di rovescio che bacia la riga e porta i Cafeteros in vantaggio dopo un’ora e tredici minuti, gelando il PalaAlpitour.

Va detto in ogni caso che non sembra di essere ad un match di Davis, anzi rispetto alle serate di Berrettini e Sinner alle Finals c’è molto meno tifo: immaginate cosa sarebbe successo se si fosse giocato in Colombia…

Per fortuna, come prevedibile, Mejia ha un calo di tensione e rendimento ad inizio del secondo parziale e Lorenzo è bravo ad approfittarne prendendo subito un break di vantaggio.

In verità l’azzurro non riesce ad elevare il suo livello di gioco, ma quanto meno riesce ad essere più incisivo in battuta ed a limitare il numero dei gratuiti. Quando caccia un urlo belluino su un facile smash la sensazione evidente è che Sonego cerchi in tutti i modi di scrollarsi di dosso la tensione che lo sta attanagliando.

Il vantaggio iniziale si rivela comunque sufficiente per condurre Lollo in parità anche se al momento di chiudere sul 5-4 e servizio un paio di errori di diritto rischiano di complicare nuovamente le cose. L’azzurro trova però profondità con il diritto, costringendo il colombiano all’errore: dopo due ore di gioco siamo un set pari.

Mejia ha una ridottissima esperienza sul tour e dopo una buona frazione di partita giocata ad un livello certamente più elevato dei suoi standard abituali, il calo è inevitabile.

Sonego finalmente gioca un paio di game alla “polpo” – il soprannome assegnatogli per la capacità di raccattare anche le palle più impensabili – e proprio un punto caratterizzato da due recuperi monstre gli regala il break anche in apertura di terzo set.

Il braccio di Lorenzo è adesso decisamente più sciolto, il pubblico si fa finalmente sentire ed esplode su un paio di drop-shot dell’azzurro da leccarsi i baffi.

Sul viso di Volandri appare finalmente un sorriso mentre il ventunenne di Bogotà esce piano piano dalla partita. Sulle tribune si balla musica dance, Sonego coinvolge gli spettatori con ampi gesti ed il Pala-Alpitour, che ha sospirato e tremato per il suo eroe per un’ora e mezza, esulta per l’Italia ad un passo dai quarti di finale.

J. Sinner (ITA) – D. Galan (COL) 7-5 6-0
Così come accaduto a Sonego, anche l’inizio di partita di Jannik Sinner non è in linea con quello di ieri, quando aveva annichilito Isner togliendogli sin dal primo 15 ogni velleità al servizio.
Il colombiano Galan, numero 111 delle classifiche mondiali, è certamente un buon giocatore che quest’anno ha collezionato anche qualche scalpo eccellente (Korda, Paul, De Minaur), ma senza timore di smentita possiamo affermare che stiamo parlando di due-tre categorie di differenza.
L’azzurro in verità ha condotto il match sin dall’inizio ma nel primo set ha sprecato per due volte un break di vantaggio. Stranamente falloso dalla parte del rovescio, Jannik si è fatto un po’ irretire dal gioco del colombiano, ma il terzo break, ottenuto nell’undicesimo gioco è stato decisivo, evitando le insidie di un tiebreak.

Come ha raccontato Pietrangeli, il suono dei colpi di Jannik è davvero particolare, una potenza pulita, un rumore secco che dà la sensazione di ineluttabilità.
Una volta in vantaggio, l’azzurro diventa incontenibile e fa piacere rivedere l’atteggiamento già apprezzato durante le Finals, con Jannik che scalda il pubblico e il pubblico che lo inonda con il suo calore. Si è creata una bella alchimia tra il nostro top10 e gli appassionati e ci sono tutti i presupposti affinché Jannik faccia innamorare del tennis tanti italiani.
Ciò che impressiona di questo ragazzo è soprattutto l’incredibile velocità con la quale migliora in ogni fase di gioco. Sono evidentissimi i progressi sul lato del diritto, dove Jannik riesce ora a spingere – cose che non gli riusciva fino a pochi mesi fa – anche su palle basse e senza peso.
Le soluzioni vincenti che impreziosiscono il secondo set mandano in visibilio il pubblico, con Capitan Volandri che si coccola il suo numero 1.
Al povero Galan nel secondo set, tocca lo stesso dessert servito a Isner: 6-0. Ma Jannik non è pago: Volandri lo “arruola” anche per il doppio, probabilmente per provarlo in coppia con Fognini in prospettiva quarti di finale ( e chissà cos’altro…)


Abbiamo vinto il nostro girone con grande facilità e lunedì affronteremo, con ogni probabilità la Croazia. Quest’Italia  bella e sfrontata degli esordienti non ha paura e ha tutta l’intenzione di volare a Madrid per completare l’opera.

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Australia rimonta l’Ungheria dopo una lotta ma è quasi fuori (e il pubblico pure…)

L’Australia di Hewitt vince un tie molto equilibrato ma ha poche chance di qualificazione. Piros sorprende Milmann , De Minaur la spunta su Fucsovics poi decide il doppio australiano.

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da Torino, il nostro inviato

Mancava l’atmosfera della vecchia Davis? Eccovi accontentati, Australia-Ungheria ha offerto un mix di tutti gli elementi che hanno reso speciale la storia di questa competizione, l’anomalia di un torneo per nazioni nello sport più individuale che possa esistere.

Ci sono volute quasi nove ore di battaglia per decretare il vincitore, l’Australia, con inevitabili ripercussioni sulla programmazione e l’inizio della sfida Italia-Colombia, inizialmente programmata per le 16.00.

 

Molti spettatori ci hanno segnalato lunghe code all’esterno del PalaAlpitour, con disagi dovuti alla mancanza di stand, ristorazione e bar. Per fortuna non piove, ma i 5 gradi di temperatura non aiutano l’attesa.

Nwl primo tie di giornata c’è stato il giovane semisconosciuto che ha sorpreso il più quotato avversario, il drammone trai due numero uno, tra recuperi, rimonte, match point e oltre tre ore di gioco. Ed infine, il doppio-combattutissimo a decidere le sorti della contesa.

A Gabor Koves non è riuscito il bis. Il capitano ungherese era in campo nel 1995 quando l’Ungheria a Budapest soprese l’Australia nei play-off ed oggi dalla panchina ha portato i suoi ragazzi ad un passo da una sorprendente vittoria. L’ha spuntata L’Australia alla fine, ma lo 0-3 del match con la Croazia è un macigno per le speranze di ripescaggio. L’Ungheria domani si giocherà con Cilic e compagni il passaggio del turno, ma bisognerà vedere se Fucsovics sarà in grado di giocare.

L’eroe di giornata (alla fine non decisivo) è senza dubbio il ventiduenne magiaro Zsombor Piros, numero 282 del ranking, campione junior dell’Australian Open cinque anni fa e poi impaludatosi a livello challenger, dove quest’anno ha perso contro i nostri Giovanni Fonio e Francesco Forti ( ma recentemente è stato finalista a Bratislava, sconfitto dal Re del circuito minore Griekspoor). Piros ha battuto in tre set John Millman, numero 72 del mondo, preferito a Popyrin dopo la brutta prestazione di giovedì. “Non ho dormito molto la notte scorsa, non avevo mai giocato a questi livelli ed ero molto eccitato. Dopo i successi da junior le cose non sono andate come mi aspettavo, pensavo che il percorso fosse più breve ma penso adesso di essere sulla strada giusta”.

È stata poi la volta dei due numeri uno, Alex De Minaur, chiamato a riscattarsi dopo il ko con Cilic, e Marton Fucsovics. Il match è stato avvincente, a tratti molto ben giocato con la trama chiara sin dal primo quindici: l’ungherese a spingere e l’australiano a fare da muro.

Lo spettacolo nello spettacolo è stato garantito da Lleyton Hewitt, tarantolato ed incapace di stare fermo sulla sua panchina, quasi volesse entrare in campo al posto del suo numero 1.

Alla fine l’ha spuntata De Minaur al tiebrek del terzo set, dopo che aveva servito per il match sul 6-5, fallendo anche un match point in un game lunghissimo che ha condensato tutte le emozioni di questa manifestazione, con la claque ungherese a sgolarsi per Marton.

Fucsovics ha lottato strenuamente con grande coraggio, ma nel tiebreak era quasi fermo a causa di un problema alla caviglia. E difatti Koves lo ha prontamente sostituito con Piros nella formazione del decisivo doppio.

E qui è cominciata la parte più emozionante della sfida, per la disperazione degli spettatori italiani in attesa in lunghe code all’esterno del PalaAlpitour (e dei cronisti rassegnatisi via via ad una lunga serata…), con il doppio che ha visto i due ragazzi ungheresi tenere testa alla grande al più collaudato doppio aussie condotto da Peers, campione slam nella specialità.

Dopo aver vinto il primo set gli australiani hanno sprecato due match point nel tiebreak del secondo, prima di arrendersi 12-10 agli scatenati ungheresi alla quinta palla set. Nel terzo parziale Peers ha fatto valere la sua classe di doppista esperto, ma ci sono voluti altri due match point per avere la meglio sui giovani ma indomiti avversari.

Z. Piros (HUN) – J. Milmann 4-6 6-4 6-3

A. De minaur (AUS) – M. Fucsovics 7-5 2-6 7-6(2)

A. Bolt/J. Peers (AUS) – F. Marozsan/Z. Piros 6-3 6-7(10) 6-3

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