L'ATP prospetta un 2022 più difficile e costoso per i tennisti non vaccinati

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L’ATP prospetta un 2022 più difficile e costoso per i tennisti non vaccinati

Nessun obbligo, ma i vantaggi del certificato vaccinale dovrebbero contribuire a ridurre quel 35% di chi non ancora non si è deciso

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)
 

Mentre continuano ad arrivare informazioni contraddittorie riguardo all’eventuale obbligo di vaccinazione per partecipare al prossimo Australian Open, con la circolare della WTA “trapelata” a smentire, almeno parzialmente, dichiarazioni/auspici/previsioni dei politici vittoriani (lo Stato, non l’epoca), Tennis Majors riporta il contenuto di un’email inviata dall’ATP a giocatori e allenatori. Il messaggio che pervade la comunicazione è fondamentalmente che il prossimo anno la vita sarà più difficile per chi non sarà vaccinato, con la “forte raccomandazione” ai propri giocatori, sulla base delle evidenze scientifiche, di vaccinarsi contro il Covid-19, pur assicurando che ciò non diventerà obbligatorio. D’altra parte, l’ATP appoggerà eventuali decisioni delle autorità locali di permettere la partecipazione ai tornei solo ai giocatori vaccinati e ricorda che diversi Paesi e linee aeree potrebbero presto richiedere la vaccinazione.

Una comunicazione che l’ATP “spera si riveli utile ai tennisti per qualsiasi decisione prenderanno al riguardo”. Insomma, l’associazione lascia da parte qualunque accenno a considerazioni sanitarie o etiche come il proteggere sé stessi e il prossimo o il contribuire a uscire dalla pandemia, andando invece a illustrare ai tennisti le diverse condizioni che si troveranno o potrebbero ritrovarsi di fronte a seconda del loro status vaccinale. E, in determinati casi, si tratta di due realtà “lavorative” ben diverse tra loro, con conseguenze evidenti anche sui portafogli.

  • I giocatori non vaccinati saranno sottoposti a più test rispetto ai colleghi vaccinati;
  • Ai non vaccinati può essere chiesto di contribuire alle spese per i test aggiuntivi;
  • I vaccinati continueranno a non essere considerati “contatti stretti” nel caso di interazioni con chi in seguito risulta positivo;
  • I non vaccinati, positivi o “contatti stretti” e che devono perciò ritirarsi prima dell’inizio del torneo, non riceveranno il montepremi del primo turno;
  • L’ATP non pagherà il costo dell’isolamento dopo il test positivo;
  • Ci potranno essere sempre più restrizioni per gli spostamenti dei non vaccinati.

Sempre Tennis Majors riporta che, secondo l’ATP, il 65% dei tennisti ha completato il ciclo vaccinale, mentre ci si aspetta che altri lo faranno per poter partecipare al prossimo Slam. Sempre in attesa, ça va sans dire, che i protocolli vengano definitivamente fissati.

 

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ATP

Roland Garros, Medvedev dopo l’eliminazione: “Ripenserò a questa partita per molto tempo. Contento sia finita la stagione su terra”

“Ci sono cose di questa superficie che non mi piaceranno mai” – dichiara Daniil Medvedev, già fuori dal Roland Garros. “Però la vittoria a Roma è stata straordinaria”

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2023 (foto Roberto dell'Olivo)

Daniil Medvedev, suo malgrado, ha regalato la sorpresa fin qui più grande del Roland Garros 2023. La sconfitta con Seyboth Wild, n° 172 ATP, per di più dopo che sembrava che il “mal di terra” gli fosse passato con il titolo romano, ha fatto scalpore tra gli appassionati, e c’era grande attesa per capire quello che avrebbe dichiarato il russo in conferenza stampa a fine match. E, come sempre, il n° 2 del mondo non le ha mandate a dire, soprattutto quando è tornato a parlare del suo rapporto con il rosso, stuzzicato ancora una volta dai giornalisti.

D. Daniil, non deve essere facile per te. Puoi riassumere però il match in poche parole?

DANIIL MEDVEDEV: “Partita difficile, non so cosa dire. Non la guarderò nuovamente in TV ma credo che Seyboth Wild abbia giocato bene, e io non credo di essermi espresso così male. Se continuerà a giocare così, credo possa arrivare entro la fine dell’anno nei primi 30. Spero che anche nei prossimi match disputi partite allo stesso livello, altrimenti ne rimarrei deluso e mi chiederei: perché ha giocato così bene proprio contro di me?”.

 

D. Sei sembrato infastidito nei confronti del pubblico in qualche momento. Qual era il tuo feeling?

DANIIL MEDVEDEV: “È andata bene. L’unico problema è stato quando ho chiesto alla giude di sedia di controllare una pallina che secondo me era molto vicina alla riga. Stavo discutendo con lei sul rimbalzo della palla e ho detto semplicemente al pubblico di zittirsi, perché non stavo dialogando con loro. Per il resto, nessuna criticità”.

D. È parso che tu abbia faticato ad adattarti al vento. È stato particolarmente difficile per te?

DANIIL MEDVEDEV: “È stato difficile, sì. È strano perché c’è lo stesso vento da 6 giorni a questa parte, cosa che non ho mai visto a Parigi. Ma è parte del gioco, sia quel che sia. Di certo, con queste palline pesanti, adattarsi al vento non è stato semplice. Penso che alcuni giocatori, come il mio rivale odierno, o come Alcaraz, o in parte come Tsitsipas hanno un grande vantaggio, perché possono creare potenza facilmente, cosa che io non posso fare. Il vento è certamente tra i motivi per cui ho perso”.

D. Eri scontento della tua attitudine nella fase finale della partita? Sembrava scuotessi la testa come se non fossi soddisfatto di qualcosa…

DANIIL MEDVEDEV: “Non direi che ci sia stato questo tipo di problema. Possiamo chiamare quel momento ‘me contro me stesso’. Niente a che vedere con l’attitudine. Penso di essermi battuto bene e di essere stato bene in campo fisicamente. Cioè, adesso mi sento un po’ stanco ma quando perdi il tuo corpo crolla più rapidamente verso il basso. Se avessi vinto non sarei così stanco ora. E anche mentalmente ho combattuto parecchio e sicuramente sono molto dispiaciuto per il risultato. Penserò per una settimana a questo match, ma al momento non ricordo di aver fatto nulla di così sbagliato, a parte i doppi falli causati dal vento”.

D. Quando giochi contro qualcuno più in basso di te in classifica, ma che si sta esprimendo splendidamente, pensi che prima o poi il livello si possa bassare oppure no? Ti ha sorpreso il fatto che non sia successo?

DANIIL MEDVEDEV: “Beh, lui è calato solo un set e ne ho approfittato. Ha fatto qualche errore nel tie-break del secondo, ma in generale ribadisco che ha giocato in modo ottimale, forse leggermente aiutato da qualche mio errore. Ha vinto lo US Open Junior, se non sbaglio, quindi sa giocare a tennis. È solo che la sua vita potrebbe essere molto migliore se giocasse sempre così. Più soldi e più sponsor, oltre a titoli importanti. Ma non deve giocare così solo sullo Chatrier, bensì su diversi campi e in diversi contesti. Credo sia capace di farlo, ma vedremo in futuro”.

D. Probabilmente il risultato di oggi mette fine alla tua stagione su terra nel 2023. Come descriveresti il tuo rapporto con la terra battuta fino ad ora?

DANIIL MEDVEDEV: “Non è cambiato il fatto che ogni volta che finisce la stagione su terra sono contento. Sono contento e ancora contento. Non mi importa a che livello del torneo io arrivi, l’importante è che finisca. Sono contento perché c’era vento, il campo era secco, e mi è entrata la terra in bocca già nel terzo gioco. Tutte cose che non mi piacciono. Non so se ad altri piaccia mangiare la terra, averla nelle borse, nelle scarpe, nelle calze. Devi buttare tutto in pattumiera alla fine della stagione. A me questo non piace. Avrò un periodo di stacco e di questo sono felice, perché devo ritrovare buona sensazioni. Un po’ di relax nei prossimi giorni, starò un po’ a Parigi, anche se c’è la terra (sorride, ndr)”.

D. Quanto sei contento di giocare invece sull’erba ora? Cosa ti aspetti dal pubblico per il fatto che lo scorso anno russi e bielorussi sono stati estromessi da Wimbledon e quest’anno riammessi?

DANIIL MEDVEDEV: “Sai, non possiamo controllare queste cose. Se le persone decidono di essere dure, non possiamo farci molto. Se invece saranno carine, meglio. Prima di Wimbledon vorrei andare ad Halle, dove ho giocato bene lo scorso anno, ma poi chiaramente sono entusiasmato dal poter andare a Wimbledon. Non posso dire che ami l’erba, ma sicuramente la preferisco alla terra. Cercherò di fare meglio ai Championships rispetto alle annate passate”.

D. Tornando per un instante alla domanda sul tuo rapporto con la terra rossa, ci hai detto che sei contento sia finita questa stagione, ma hai fatto uno step di apprezzamento in più dopo la vittoria a Roma?

DANIIL MEDVEDEV: “Certo, questo al 100%. E ripeto che nel match di oggi ho giocato bene. Ci ho provato, perlomeno. Ho sentito di aver fatto quello che potevo, semplicemente non sono riuscito a vincere contro un avversario che ha giocato bene. Ma Roma è stata incredibile, perché non avrei mai pensato di vincere nemmeno un torneo su terra, figuriamoci un Masters 1000. L’anno prossimo potrei essere ancora più motivato nel migliorare i successi di quest’anno”.

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Roland Garros, record azzurro: 11 italiani al 2° turno, 7 di essi vittoriosi contro classifica

Lo scorso anno dei 12 azzurri al via nei due tabelloni principali di singolare, 8 uomini e 4 donne, approdarono al secondo turno soltanto in 6: Sinner, Fognini, Cecchinato, Sonego, Giorgi e Trevisan. Nel 2023 sulle 11 affermazioni cinque sono arrivate su tds

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Andrea Vavassori - Roland Garros 2023 (foto Roberto dell'Olivo)

Non era mai accaduto prima che in un’edizione del Roland Garros, approdasse al secondo turno la bellezza di 11 portacolori azzurri sommando il tabellone maschile a quello femminile: 7 ragazzi sui 9 al via nel seeding principale, e 4 donne italiche sulle 6 ai blocchi di partenza; 7 su 11 vittoriosi contro giocatori meglio classificati. A fare il loro dovere, trovandosi di fronte tennisti con una classifica peggiore, solamente Sinner, Musetti, Giorgi ed Errani. Ad esempio, per portare il confronto con un edizione passata: nel 2022 furono 12 gli azzurri in gara nel main-draw parigino, 8 uomini e 4 donne, e “soltanto” la metà raggiunse il turno successivo (Sinner, Fognini, Cecchinato, Sonego, Giorgi e Trevisan).

Un primato conquistato grazie soprattutto all’en-plein della prima giornata, nella prima delle tre domeniche del torneo, con un perentorio 5 su 5 targato Musetti, Sonego, Arnaldi, Giorgi ed Errani, a cui hanno fatto seguito i tre successi colti lunedì – a fronte di altrettante sconfitte nostrane e quindi di un passivo relativo al rendimento azzurro di ieri presso Porte d’Auteuil che recita un pareggio di bilancio: 3/3 – a firma di Jannik Sinner, Fabio Fognini ed Elisabetta Cocciaretto.

Ad impreziosire poi il record agguantato dal nostro movimento, il fatto che cinque delle undici affermazioni italiane al primo turno siano arrivate al cospetto di una testa di serie (Sonego, Fognini, Cocciaretto, Paolini e Vavassori) e due ai danni di un – o di una – Top Ten. A proposito in particolare di questa statistica, si tratta proprio dell’ultimi due alfieri azzurri sopra citati. Il veterano ligure, 36 candeline spente appena sei giorni fa, che nel lontano 2011 in questo stesso evento raggiunse quello che è tutt’ora il suo miglior piazzamento in una prova Slam: quel quarto di finale che purtroppo però non poté nemmeno giocarsi contro Novak Djokovic, non riuscendo neppure a scendere in campo a causa di uno stiramento alla coscia che si procurò dopo l’infernale e drammatica battaglia vinta agli ottavi con il catalano Albert Montanés per 11-9 al quinto dopo aver annullato 5 match point, aver disputato la parte conclusiva del match da semiparalizzato e aver rimontato – tra gli innumerevoli altri – uno svantaggio di 5-2 nella quinta frazione.

 

Quest’anno ad arrendersi, in modo decisamente più agevole per il nativo di Arma di Taggia, a Fabio è stato Felix Auger-Aliassime: anche lui acciaccato sul piano fisico, con nuovi problemi occorsi al canadese oltre alla sempre dolorante e scricchiolante spalla ma che come abbiamo visto non possono essere un completo alibi soprattutto di fronte ad una magica versione di Fogna che ritrovata la forma fisica e ricreato lo speciale feeling con Corrado Barazzutti, è ritornato a mostrare – ai quei pochi smemorati che lo davano per morto sportivamente parlando – il proprio braccio in tutto il suo splendore.

Magnifica anche la nostra fantastica Coccia, Elisabetta ha mosso a dovizia la campionessa di due Wimbledon ma anche per due volte semifinalista a Parigi Petra Kvitova che quest’anno è tornata a vincere un WTA 1000 a Miami – mettendo in luce ancora una volta i limiti della ceca negli spostamenti laterali ed in generale le difficoltà quando non può colpire (per merito dell’avversaria di turno) con gli appoggi ben piantati. Una bella prima volta contro le Top 10, davvero bellissima.

Ed infine, a portare il computo da 8 a 11 ci han pensato i maratoneti Andrea Vavassori, Giulio Zeppieri e Jasmine Paolini. Una menzione speciale per il serve&voller torinese che portato a casa un sfida da cineteca, con tanto 5 match point cancellati come Fognini 12 anni fa, e che ci ricorderemo per tanti anni custodendo nel cuore e nella memoria visiva le emozioni che ci ha scaturito la sua gladiatoria impresa di rimonta dallo 0-2: il ricordo più bello, di questa tre giorni e non solo, una stella marina di nome “Wave” dispiegata sulla terra rossa parigina.

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Al maschile

Roland Garros: Rune lascia per strada un set, rischia di andare sotto 1-2 ma alla fine batte agevolmente Eubanks

Avanzano anche Dimitrov e Cerundolo. Taylor Fritz e Arthur Rinderknech fanno loro i derby con Mmoh e Gasquet. Al quinto la spuntano Ruusuvuori e il redivivo Pella, che può sfruttare l’eliminazione di Medvedev

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Holger Rune - Roma 2023 (foto Francesca Micheli)

Nel terzo e penultimo incontro previsto sul Simonne Mathieu per questo Day 3 al Roland Garros 2023, la testa di serie n. 6 del tabellone maschile Holger Rune ha regolato in quattro parziali lo statunitense di Atlanta Christopher Eubanks, per 6-4 3-6 7-6(2) 6-2 in 2h53‘ minuti di gioco.

Un sfida che ha visto il 20enne danese soffrire anche nel terzo set, poi vinto al tie-break, dove ha dovuto cancellare una pericolosissima palla break sul 6-5 che avrebbe mandato il n. 74 ATP in battuta per portarsi addirittura in vantaggio 2 frazioni ad una.

Per un quartofinalista uscente nel secondo Major dell’anno, che va alla ricerca di migliorare tale risultato ottenuto nell’edizione 2022 forte di una grande stagione sulla terra con il titolo confermato a Monaco di Baviera ed in particolar modo grazie alle due finali ‘mille’ centrate nel Principato monegasco e nella città Eterna – nonostante in entrambe le circostanze non sia riuscito a suggellare straordinari percorsi con il trofeo, andato tra le braccia dei russi Rublev e Medvedev -, ce n’è un’ altro che a Miami ha raggiunto il miglior piazzamento della carriera ai massimi livelli facendosi finalmente conoscere dal grande pubblico e dal tennis che conta abbandonando l’anonimato del sottobosco del circuito Challenger dove a sguazzarci in profondità sono “soltanto” i veri aficionados della racchetta.

 

Primo Set: Rune si fa bastare un unico break, complice un ottimo rendimento al servizio, per partire con il piede giusto

L’esito del parziale inaugurale si delinea interamente nell’arco di due soli game consecutivi, tra il terzo ed il quarto gioco della partita: entrambi prolungatisi ad oltranza con il tennista danese che prima trova il break in grado di far straripare gli argini dell’equilibrio, per poi certificarne il reale valore confermando l’allungo nel punteggio senza però farsi mancare il brivido dell’incertezza ritrovandosi nella delicata situazione di dover cancellare un’opportunità che qualora fosse stata concretizzata avrebbe significato contro-break immediato a marca statunitense. Dopodiché, per il resto della sua vitalità, il set si è sprigionato lungo la via del lucido controllo dei rispettivi turni di battuta da parte di ambedue i protagonisti in campo; quindi Holger non ha più incontrato alcuna difficoltà con il fondamentale d’inizio gioco e si è fatto bastare l’unico break maturato in tutta la frazione, passando all’incasso dopo 41 minuti per il 6-4 conclusivo.

A sostenere Rune nel percorso immacolato al servizio, sinora registrato, uno spaventoso – per l’incolumità sportiva del rivale – 93% di prime (14/15) che hanno centrato mediante il mirino della racchetta da Gentofte il quadrato richiesto. Tuttavia, a dimostrazione dell’isolato passaggio a vuoto avuto, anche la performance al servizio di Eubanks non è stata da meno in termini di incisività e continuità: 64% di presenza delle prime da Atlanta, ma soprattutto un ottimo 76% di trasformazione (16/21).

La vera differenza nel set d’apertura della sfida è stata però tracciata, aldilà della comunque rilevante discrepanza fra Chistopher ed il 20enne della Scandinavia relativamente alla produttività della loro seconda palla – 50% (7/14) per Holgerino, 33% (4/12) per l’americano -, dal diverso rendimento rispondendo alla prima battuta altrui: un non eccelso 24% (5/21) in favore del n. 6 ATP è stato più che sufficiente rispetto al misero 7% (1/15) del n. 74 del ranking.

All’atleta a stelle e strisce neppure i 5 aces scagliati, contro la stessa voce statistica dell’avversario che recita 0, gli hanni permesso di potersi mostrare maggiormente competitivo per la vittoria della prima partita. Forse anche per via dei quattro errori non forzati in più commessi dal quartofinalista di Miami 2023 rispetto al classe 2003 del Nord Europa.

Secondo Set: a dimostrazione del fatto di essere in partita fin dall’inizio, Eubanks reagisce subito al set perso prendendo il comando del punteggio e mantenendolo invariato di fronte ai tentativi danesi di rientro. Una frazione pari

Alla ripresa della ostilità, tuttavia, il classe ’96 nativo dello Stato della Georgia ha rimesso subito le cose in chiaro dando adito e pieno pragmatismo a quelle sensazioni emerse nel precedente parziale, ossia una puntuale e rigorosa condotta di gara che aveva visto Eubanks perdere l’appuntamento con la fermata della locomotiva in procinto di arrivo alla stazione ” successo nella frazione apripista” solamente a causa di un’inezia: che però tanto spigolatura insignificante non è, dato che a questi livelli e specie sulla lunga distanza del 3/5 ogni singolo dettaglio all’apparenza manchevole di connessione logica con il risultato finale è in verità assolutamente determinante per veicolare l’inerzia e definire la contesa. Così pronti via, e Christopher vola sul 2-0. A questo punto, ecco andare in scena il medesimo canovaccio del primo set: ancora una volta tutto il macigno della frazione va ad addossarsi sulle spalle di una manciata di games. Infatti, in questo contesto, è lo statunitense ad essere perfetto in battuta salvo – come accaduto ante litteram a Rune – un solo game, il più pesante psicologicamente: ovvero quello per trascinare seriamente il più quotato contendente a dover gioco forza esprimere tutte le energie riposte fino a questo scorcio di match nel cassetto delle provviste, creato pensando ad un inverno “tennistico” che duri due settimane e quindi inevitabilmente da dosare con parsimonia per non arrivare scarichi agli ultimi 100 metri, quelli più freddi ma anche più importanti, come si conviene ai maratoneti più gladiatori.

Sul 5-3 Eubanks non demorde di fronte al massimo sforzo di Holger, nell’intento di far sì che l’incontro non vada oltre il terzo set e provando perciò a spengere sul nascere le velleità avversarie di impresa riportando di nuovo – come prima di scendere in campo – nell’acquoso oblio la testa dell’americano: a dirla bruta, sott’acqua.

Bravissimo difatti il giocatore degli States, che con chirurgico coraggio manda in frantumi i tre break point per il 4-5 Danimarca rimontando da 15-40 e va ad appore il sigillo sul set: 6-3 Stati Uniti in 35 minuti, uno pari.

Terzo Set: tanti break, poi Holger rischia di inguaiarsi seriamente ma col sangue freddo che lo contraddistingue riporta il match sui canoni iniziali

Con lo score ritornato prepotentemente in zona cesarini, va in atto un terzo set che si discosta molto dai due che l’hanno preceduto: le battute cominciano ad essere meno precise e più traballanti fornendo la spinta propedeutica ad una serie di quattro break in fila maturati dal 2-1 Rune e servizio Eubanks, che hanno così trasportato la frazione sino al 4-4. Cioè come se non fosse accaduto nulla, tutto nuovamente alla mercé di un latente e costante Stato di potere, nei rapporti di forza tra i due in campo, in incessante bilico.

Almeno fino al 5-5, quando Holger ha rischiato veramente di completare la frittata ponendo a se stesso un problema dalla complessa risoluzione: andare fuori dai giochi prematuramente in uno Slam, dove ai nastri di partenza era palesemente uno dei candidati con più argomentazioni di supporto al seguito della tesi: colui che non dev’essere nominato e che dovrà succedere nell’albo d’oro al Re Sole dei nostri giorni, Rafa il maiorchino, spodestato dall’ileo psoas.

Nell’undicesimo gioco, il campione in carica della Parigi cementosa ha infatti dovuto affrontare una pericolosissima palla break che avrebbe garantito allo statunitense di servire per salire 2 set a 1. Ma sostenendo l’ennesima dichiarazione d’intendi alla conquista della cima più luccicante del circuito, Rune ha sventato il pericolo e facendosi forza da ciò ha riportato il match nei suoi canoni iniziali accelerando nel tie-break per involarsi con uno scatto bruciante sul 5-1, prima di concludere effettivamente il proprio dominio nel jeu décisif 7 punti a 2 al termine di un parziale durato 1h01′.

Quarto Set: non c’è più partita, la sfida si è di fatto conclusa sulla palla break avuta da Christopher sul 5-5 del secondo set

Quarto parziale a dir poco a senso unico, il giovane danese mette il pilota automatico e naviga tranquillamente, oltre che a velocità spedite, verso il 2°T: la partita si è sostanzialmente chiusa sul quel break point mancato da Christopher sul 5-5 del secondo set. Lì, perso il game, ha capito di non avere più reali speranze di vittoria e ha tolto il piede dall’acceleratore del suo focus emotivo all’interno del match lasciando campo sguarnito al rullante ritmo del 20enne di Gentofte, che senza farsi pregare neanche un solo secondo è montato rabbiosamente sul rivale in termini di forcing breakkando a freddo per salire sul 2-0, e poi gestire – adesso sì – facendo attenta economia domestica del proprio status energetico-atletico passando da un momentaneo 4-1 che da lì a pochi minuti è divenuto presto un definitivo 6-2, con doppio break palesatosi nel già citato quinto gioco, in 2ore e 53 complessivi di match che rappresentano un test sicuramente probante per Rune, quartofinalista lo scorso anno, per avviare la propria campagna a Bois de Boulogne.

Gli altri incontri della seconda parte del programma riguardante il Day 3 del tabellone principale: Ruusuvuori al quinto, facile Dimitrov e Cerundolo, a Fritz e Rinderknech i derby con Mmoh e Gasquet. Per il redivivo Pella, l’occasione dell’eliminazione di Medvedev

Un maratona da 4h17′ si è consumata nel terzo incontro di giornata sul Campo 6 di Porte d’Auteuil, per premiare al quinto parziale il finlandese Emil Ruusuvuori in grado di spuntarla sul giocatore di casa Gregoire Barrere con lo score di 6-2 (7)6-7 5-7 6-1 6-4.

Dunque, da riconoscere un doppio merito al n. 46 ATP: non solo essere riuscito a superare il pubblico avverso, e sappiamo come quello transalpino sotto il canto della Marsigliese sia uno dei più sciovinisti, ma anche l’impresa di rimontare uno svantaggio di due set ad uno e perdipiù con l’ulteriore peso mentale raffigurato dal fatto di aver smarrito entrambi i parziali concessi al francese alla volata finale.

Al prossimo round per il 24enne di Helsinki, ci sarà l’ostacolo rappresentato dalla tds n. 28 Grigor Dimitrov. Il 32enne bulgaro, il quale sta vivendo un ottimo periodo di forma ben rappresentato dalla finale – seppur persa per mano di Nicolas Jarry – agguantata la settimana scorsa a Ginevra, ha liquidato il malcapitato qualificato kazako – oggi decisamente non un giornata foriera di gioie per il Kazakistan sotto la Torre Eiffel, chiedere a Bublik – Timofey Skatov (n. 147 ATP) con tanto di bagel iniziale, ha far capire di non voler passare troppo tempo in campo, per 6-0 6-3 6-2 in appena 1h56′.

Approdato al 2°T anche il carnefice di Sinner a Roma, l’argentino Francisco Cerundolo che da 23esima forza del draw ha impiegato quasi tre ore di partita per piegare la resistenza in un terraiolo doc forgiato dalla tradizionale scuola iberica, corri, randella, arrota e suda a più non posso: il n. 81 al mondo Jaume Munar si è infatti dovuto arrendere con il punteggio di 6-1 2-6 7-6(5) 6-1 a favore del tennista albiceleste che ora attende il vincente della sfida tra il mancino brasiliano Thiago Monteiro e il ripescato – e grande protagonista al Foro Italico – tedesco Yannick Hanfmann, due specialisti del mattone tritato così come il maggiore dei fratelli d’Argentina.

Facile, infine, anche l’affermazione del nono favorito al successo finale – seguendo la classifica – Taylor Fritz che ha avuto vita semplice nel derby con Michael Mmoh (n. 123 ATP), sconfitto rapidamente in 1h34′ per 6-2 6-1 6-1. Ora per il californiano, che è reduce dalla semifinale conquistata nel 250 svizzero in quello che è stato l’ultimo appuntamento preparatorio allo Slam parigino (assieme a Lione) dove ha sbarrargli la strada è stato solamente Grisha al tie-break decisivo ma che soprattutto in questa parte di stagione sul rosso ha centrato un incredibile risultato a Montecarlo uscendo dal torneo solo per mano del vincitore ancora in semi, un avversario che come lui ha esordito in uno scontro fratricida: in questo caso addirittura a totali tinte bleau, 6-4 2-6 6-2 7-6(4) il punteggio richiesto ad Arthur Rinderknech per soppiantare le speranze della vecchia volpe di Beziers Richard Gasquet, mandato al tappeto dalla carta d’identità ma lottando fino all’ultimo quindici per onorare al meglio il prestigioso palcoscenico del Suzanne Lenglen nel quarto ed ultimo incontro in programma sul secondo Court dell’impianto francese.

In chiusura di programma, da menzionare, nella tarda serata parigina altra partita fiume da 4ore e 27 minuti di lotta senza quartiere, dove con lo score di 6-4 (7)6-7 2-6 7-6(4) 7-6(4) il redivivo mancino Guido Pella ha battuto un grandissimo colpo – a breve capirete il perché – per gli equilibri del tabellone superando con una rimonta da 1-2 il 26enne di Bondy Quentin Halys. Un’eroica vittoria contro un francese, al super tie-break del quinto set introdotto per uniformare tutti e quattro i Majors, per il 33enne di Bahia Blanca sprofondato al n. 423 della classifica per via degli ingenti infortuni che lo hanno colpito nelle ultime stagioni – è in gara con il ranking protetto – ma che più di tutto gli spalanca un corridoio nel tabellone visto che al 2°T si troverà il qualificato brasiliano Thiago Seyboth Wild, il quale ha sorpreso 6-4 al quinto Daniil Medvedev che quindi ha già calpestato il nuovo appellativo coniato per lui dopo il successo nella piovosa Roma: Clay-Dvedev Ciaone.

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