Caso Peng Shuai: arriva la risposta della WTA (e dell'ATP). Il tennis può rinunciare al business cinese?

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Caso Peng Shuai: arriva la risposta della WTA (e dell’ATP). Il tennis può rinunciare al business cinese?

La tennista cinese ha accusato l’ex-premier Zhang Gaoli di violenza sessuale il 2 novembre. Da allora non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche: la WTA non è riuscita a contattarla, ma ha avuto garanzie sulla sua incolumità

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La presunta scomparsa di Peng Shuai è argomento di dibattito nel mondo del tennis dall’inizio di novembre, da quando la giocatrice ha accusato Zhang Gaoli (vicepremier dal 2013 al 2018) di violenza sessuale. Da allora Peng non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche, destando preoccupazione sulla sua incolumità. Negli ultimi giorni, pertanto, sono cresciute sempre di più le richieste di un intervento da parte della WTA, che è infine arrivato, e con più forza di quanto ci si aspettasse. Detto questo, il tour femminile si trova davanti ad un bivio non semplice in virtù degli enormi interessi economici in ballo. Ma procediamo con ordine.

L’ACCUSA

Peng Shuai è stata N.1 WTA di doppio in virtù dei titoli vinti a Wimbledon nel 2013 e al Roland Garros nel 2014, mentre in singolare è stata N.14, raggiungendo le semifinali dello US Open nel 2014. Non gioca un incontro ufficiale dal febbraio del 2020. Il 2 novembre, ha utilizzato un social media cinese, Weibo, per pubblicare una lettera aperta all’ex-vicepremier Zhang Gaoli (oggi settantacinquenne), accusandolo di averla costretta ad un rapporto non consensuale nel 2017. Di seguito il suo post, rimosso dopo mezz’ora dalle autorità governative:

Questo il passaggio chiave (la traduzione è tratta da The Racquet di Matthew Willis): “Quando ho finito di giocare, tu e tua moglie Kang Jie mi avete portata a casa vostra, tu mi hai portata nella tua camera da letto, e come successo dieci anni prima nel Tianjin hai voluto fare sesso con me. Ho avuto molta paura, non mi aspettavo che le cose andassero in questo modo. Avevo seppellito i nostri trascorsi dentro di me, ma perché mi sei venuto a cercare, mi hai portata a casa tua e mi hai costretto a fare sesso con te, visto che non volevi assumerti le tue responsabilità? Sarebbe impossibile per me rimanere in possesso di prove, quindi non posso dimostrare le mie accuse. Tu hai negato tutto, ma quel pomeriggio io non ti ho dato il mio consenso e ho pianto per tutto il tempo”.

 

Peng ha anche aggiunto: “Mi hai sempre chiesto di mantenere segreto il nostro rapporto, non potevo dirlo nemmeno a mia madre. Mi sentivo come un cadavere ambulante. Dovevo fingere ogni giorno, e ormai non sapevo più cosa fosse reale. […] So che in virtù del tuo rango, Vice Premier Zhang Gaoli, hai detto di non aver paura delle mie accuse. Ma dirò comunque la verità su di te, anche se sarà come tirare un uovo a una roccia e anche se per me vorrà dire farmi del male come una falena che vola troppo vicina alla fiamma”.  

LA REAZIONE DEL GOVERNO CINESE

Zhang è stato come detto vicepremier dal 2013 al 2018, nonché membro del Politburo Standing Committee (la leadership del Partito Comunista) dal 2012 al 2017. Stando alla versione della giocatrice, i due avrebbero avuto una relazione attorno al 2007 (quindi prima che il cursus honorum di Zhang raggiungesse le posizioni di cui sopra), ma Zhang l’avrebbe aggredita nel 2017, appena ritiratosi dalla carica all’interno del Partito.

Mentre il movimento MeToo cinese è cresciuto molto nell’ultimo anno, arrivando a toccare diverse celebrità, questa è la prima accusa ad un membro di primo piano della nomenklatura cinese (anche se va detto che Peng non si identifica con il MeToo nel suo post). Come fa notare Matthew Willis, tuttavia, il Partito e Xi Jinping stanno utilizzando il MeToo cinese per eseguire un repulisti dei personaggi famosi che secondo la Cyberspace Administration of China hanno un effetto “caotico” sulla società. In buona sostanza, persecuzione dei dissidenti e liste di proscrizione da cui nessuno è al sicuro, basti pensare a Jack Ma, il fondatore di Alibaba, letteralmente sparito dopo aver pronunciato un discorso di critica alle politiche economiche governative, e la sua società di pagamenti online, Alipay, svalutata subito prima della quotazione in borsa programmata per la fine del 2020.

Il caso di Peng è paragonabile a quello di Ma, perché la sua accusa è andata a toccare i nervi scoperti del governo centrale. La reazione è stata perciò commensurata alla portata dell’evento, o quantomeno lo è stata nel contesto di un governo autoritario come quello cinese: il post è stato rimosso nel giro di 30 minuti, il nome “Peng Shuai” e il suo profilo Weibo sono stati bloccati sui browser cinesi, e lo stesso vale per la parola “tennis”, anche se nel secondo caso le ricerche sono state soppresse solo temporaneamente; tutti i commenti ai suoi post precedenti sono stati soppressi o censurati, mentre una pagina di discussioni legate al tennis (sempre su Weibo) ha patito a sua volta la chiusura dei commenti.

Soprattutto, però, da allora Peng non ha fatto affermazioni pubbliche, e il governo cinese non ha riconosciuto le sue accuse né mostrato l’intenzione di lanciare un’investigazione. Per questo motivo la preoccupazione legata alla sua incolumità è cresciuta, e negli ultimi giorni hanno iniziato ad arrivare appelli da parte di tanti esponenti dell’universo tennistico, da Alize Cornet a Nico Mahut, da Chris Evert a Martina Navratilova.

I COMUNICATI WTA E ATP: UNA SCELTA DIFFICILE

Inizialmente, però, la WTA non si era espressa sulla questione, e per un motivo molto semplice: il circuito femminile dipende dal giro di affari generato dai tornei cinesi. La WTA organizza 11 tornei in Cina, incluso un accordo decennale ed estremamente lucrativo per organizzare le WTA Finals a Shenzhen. Il montepremi dell’edizione del 2019 era di 14 milioni di dollari, il doppio dell’anno precedente, e più in generale l’impegno delle autorità era di investire oltre un miliardo di dollari nel corso dell’accordo – per fare un paragone, il prize money delle Akron WTA Finals di quest’anno a Guadalajara è di 5 milioni, nonostante una risposta molto migliore del pubblico in situ.

Il tour femminile sarà probabilmente stato influenzato nel suo temporeggiamento dagli ormai frequenti contrasti insorti fra membri della NBA e il governo cinese su varie questioni: nel 2019, l’allora general manager degli Houston Rockets Daryl Morey (oggi ai Philadelphia 76ers) ha tweettato a sostegno dei manifestanti di Hong Kong, mentre il centro dei Boston Celtics, il turco Enes Kanter (già perseguitato politicamente dal regime di Erdogan), ha recentemente espresso il proprio sostegno per il movimento Free Tibet e criticato duramente le politiche cinesi sia a Taiwan che per quanto riguarda il genocidio degli uiguri nel nord-ovest della Cina. Il 30 ottobre Kanter ha guidato una protesta in favore di quest’ultimo gruppo, e il 21 ottobre ha definito il premier cinese Xi Jinping un “brutale dittatore”.

Il risultato di queste prese di posizione è stato un danno economico non indifferente: dopo il tweet di Morey, la TV di Stato cinese ha bloccato la trasmissione di alcune partite mentre diversi sponsor cinesi hanno terminato i loro accordi con la Lega, causando una perdita quantificata dal commissioner Adam Silver in diverse centinaia di milioni di dollari di revenue; quelli di Kanter hanno invece portato al blocco delle partite dei Boston Celtics con annessa cancellazione di tutti gli highlights delle partite passate della franchigia, mentre il nome del centro turco è stato bloccato sui browser cinesi.

Il problema è che la NBA ha una forza economica che la WTA (e il tennis in generale) semplicemente non possono replicare, ed è quindi più difficile per i circuiti prendere una posizione decisa anche in casi di tale gravità. Oltre agli 11 tornei organizzati nel Paese, la WTA ha anche un accordo con iQIY, la più grande piattaforma di streaming cinese, dove i match vengono trasmessi gratuitamente.

È stata quindi una parziale sorpresa quando nella giornata di ieri Steve Simon, presidente della WTA, ha rilasciato un comunicato stampa in cui annuncia il pieno sostegno dell’associazione giocatrici alla collega.

“I recenti fatti avvenuti in Cina e riguardanti una giocatrice del circuito WTA, Peng Shuai, sono motivo di profonda preoccupazione. In quanto organizzazione riservata alle donne, ribadiamo il nostro impegno in difesa dei principi fondativi – uguaglianza, opportunità e rispetto”, si legge. Peng Shuai, e tutte le donne, meritano di essere ascoltate, non censurate. Le sue accuse riguardanti la condotta di un ex-leader cinese, accuse che riguardano un episodio di violenza sessuale, devono essere trattate con la massima serietà. Ciò che a suo dire sarebbe avvenuto deve essere investigato in ogni società, non condonato né ignorato. Elogiamo Peng Shuai per il suo grande coraggio e per la forza mostrata nel farsi avanti con le sue accuse. In tutto il mondo, le donne stanno riuscendo a trovare una voce per far sì che venga posto rimedio alle ingiustizie”.

“Ci aspettiamo che questa faccenda venga gestita nel modo corretto: le accuse devono essere investigate pienamente, giustamente, con trasparenza e senza censura. Le nostre assolute e incrollabili priorità sono la salute e la sicurezza delle nostre atlete. Abbiamo deciso di intervenire pubblicamente cosicché venga fatta giustizia“.

LE PAROLE AL NEW YORK TIMES: PENG STA BENE MA NON È CONTATTABILE

In una serie di commenti rilasciati al New York Times, Simon ha voluto dare qualche rassicurazione sulle condizioni dell’atleta: Diverse fonti, inclusa la federtennis cinese, ci hanno confermato che Peng sta bene e non è in pericolo”, ha detto. Allo stesso tempo, però, nessuno della WTA è riuscito a parlare direttamente con lei: “Da quello che ho capito è a Pechino, ma non posso confermarlo perché non sono riuscito a parlare direttamente con lei”.

Su questa buona notizia si è concentrato il comunicato di Andrea Gaudenzi, la cui ATP è spettatore interessato nella vicenda (il circuito maschile dipende assai meno dai tornei asiatici, ma i tornei di Shanghai e Pechino rimangono tradizionalmente fra i più remunerativi e fra i papabili di “upgrade” nel ravvicinato futuro): “Non vi è niente di più importante per noi della sicurezza della comunità tennistica. Siamo profondamente preoccupati dall’incertezza che circonda la sicurezza e l’attuale domicilio di Peng Shuai. Le notizie diffuse dalla WTA sull’incolumità della giocatrice sono incoraggianti, ma continueremo a seguire la questione da vicino. Ci uniamo alla WTA nel chiedere una piena, giusta e trasparente indagine nelle accuse di violenza sessuale mosse da Peng Shuai“.

Tornando però ai commenti rilasciati dal presidente della WTA al New York Times, Steve Simon ha parlato dell’aspetto economico da realista: “Siamo tutti consapevoli di quale sia la posta in gioco su più fronti. Penso che ci sia grande comunanza d’intenti fra le giocatrici, il board e il consiglio sul fatto che l’unica cosa accettabile sia fare ciò che è giusto”. C’è però la realpolitik anche nel tennis, e Simon è il primo ad ammettere che la WTA non potrà fare molto per influenzare la condotta del governo cinese: “So di non poter risolvere i problemi che affliggono il mondo. Quello che so è che un membro della famiglia WTA ha mosso delle accuse molto serie, e che noi la supporteremo al 100% e chiederemo una piena investigazione dei fatti. Se questo non avverrà e il governo cinese non coopererà dovremo prendere delle decisioni, cosa che siamo pronti a fare – questo è il massimo che possiamo fare. Ma di sicuro non cambieremo la nostra posizione in merito – sappiamo che è quella giusta”.  

E quali siano queste decisioni sembra chiaro dalle sue parole: “Non possiamo scendere a compromessi, stiamo parlando di una possibile aggressione ai danni di una nostra giocatrice. Ci sono troppe situazioni nel mondo di oggi in cui si scende a compromessi. Se non ci dovessero essere investigazioni soddisfacenti in merito, saremmo pronti a portare via i nostri tornei dalla Cina”.

Si tratta dunque di una risposta molto più forte di quanto fosse preventivabile visti gli interessi in gioco. Rimane però la questione di quanto la WTA possa permettersi di mettere in pratica quanto detto: il circuito femminile è stato duramente colpito dalla pandemia, con lo swing asiatico che non si è svolto per il secondo anno di fila. Va detto però che già queste affermazioni fanno onore a Steve Simon e a tutta la sua organizzazione: ogni giorno assistiamo a compromessi (come li ha definiti lui stesso) fra entità politico-finanziarie e regimi che non condividono la visione occidentale dei diritti civili, compromessi che però spesso e volentieri somigliano a rese pressoché totali e in taluni casi sempre più spudorate. Affermazioni di tale portata sono perciò un passo avanti, seppur piccolo: ancora una volta, però, non sarà facile dare seguito a queste parole se ne andasse del futuro del tennis femminile.

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Diriyah Tennis Cup: Fritz raggiunge Medvedev in finale. Oggi in campo Berrettini in doppio con Rublev

Matteo Berrettini gioca alle 14 contro la coppia Hurkacz/Stricker. Norrie battuto da Fritz in semifinale

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Matteo Berrettini – Diriyah Tennis Cup 2022 (foto via Twitter @DiriyahCup)

L’esibizione di tre giorni che si sta svolgendo a Riyadh, in Arabia Saudita, sta per volgere al termine. Restano solo le finali da disputare e a scendere in campo per il torneo di singolare saranno Taylor Fritz opposto a Daniil Medvedev (alle ore 18 italiane), mentre in doppio c’è Matteo Berrettini al fianco di Andrey Rublev. La coppia italo-russa affronterà Hubert Hurkacz e Dominic Stricker (alle 14 italiane). Entrambi i match verranno trasmessi in diretta su Eurosport 2.

Il numero 9 del mondo Fritz ha superato in semifinale nella giornata di ieri Cameron Norrie col punteggio di 7-6(4) 4-6 10-6 – con il terzo set sostituito da un super-tiebreak a 10 punti – mentre Medvedev aveva già superato in precedenza Wawrinka. Per quel che riguarda il torneo di doppio invece, c’era tanta curiosità nel vedere assieme Kyrgios e Tsitsipas (soprattutto dopo il battibecco di Wimbledon) ma i due non sono riusciti a centrare la vittoria, venendo sconfitti dopo due tiebreak da Hurkacz e Stricker. Chi invece sembra aver trovato il feeling è proprio la coppia formata da Berrettini e Rublev, soprannominata per l’occasione ‘Rublettini’. I due si trovano a loro agio anche fuori dal campo, come dimostrano alcuni siparietti pubblicati sui social del torneo.

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Australian Open

John Millman: “Kyrgios, Hurkacz e Fritz molto pericolosi all’Australian Open”. Questione di palline

Il tennista di Brisbane si è allenato con le palline dell’Happy Slam e mette le mani avanti: “Leggere e veloci anche in condizioni umide”

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John Millman - Coppa Davis 2020 (via Twitter, @TennisAustralia)

Il n. 148 ATP John Millman avverte che Nick Kyrgios, Hubert Hurkacz e Taylor Fritz saranno per tutti avversari “molto pericolosi al prossimo Australian Open”. Cosa ha portato Millman, trentatré anni ed ex n. 33 ATP, a questa considerazione? Ha avuto modo di giocare con loro in questi giorni? È venuto a conoscenza di un decisivo salto di qualità dei tre colleghi (in ogni caso già di assoluto valore)? O magari di un diabolico piano che i tre avrebbero ordito? No, semplicemente ha colpito qualche palla nei pressi di casa sua. Non palle qualunque, bensì quelle che saranno usate tra poco più di un mese a Mebourne.

Il complesso rapporto aussie con questo modello di palla affonda le sue radici nel decennio passato, quindi facciamo un passo indietro, precisamente all’epoca della loro introduzione, tenendo presente che ogni cambiamento è sempre guardato con sospetto in ogni campo, figuriamoci su quello fragile dei tennisti.

Tennis Australia è passata da Wilson a Dunlop firmando un accordo quinquennale nel 2019 con l’azienda giapponese che ha prodotto un modello ad hoc chiamato… Australian Open (così, per non sbagliare) con il logo AO in bella vista. Che è anche divertente quando ve ne finisce una nel campo di fianco e, alla vostra richiesta di restituirla, il tipo replica, “questa con scritto OV?”. E c’è chi si domanda perché l’Australia sia chiamata il continente sottosopra.

 

Tra i tennisti che non avevano visto di buon occhio il cambio, i primi a farsi sentire furono lo stesso Millman e Bernard Tomic. Il primo, anch’egli con l’intento di evitare confusione o fraintendimenti, aveva direttamente usato la parola sh*t per descrivere il comportamento di quelle palline in condizioni fredde e umide: È davvero difficile generare ritmo quando fa freddo, le palle sono alquanto morte”. Non possiamo tuttavia non ricordare le caratteristiche tecniche di Millman, un contrattaccante che di suo non genera colpi che bucano le corde avversarie, e che qualsiasi palla sfreccia e rimbalza di più nel caldo secco che nel freddo impregnata di umidità. Basti pensare a Rafael Nadal, amante dei soleggiati pomeriggi parigini, preoccupato alla vigilia dell’edizione ottobrina del Roland Garros 2020. Poi, vabbè, lì vince sempre lui, quindi non un grande esempio.

Per quanto riguarda Tomic, che solo un paio di settimane fa ha vinto un torneo ITF battendo diversi giocatori top 2000, aveva detto: “Non ho la sensazione che sia una palla così buona. Da quanto sento, sono piuttosto scadenti”. Il termine usato era cheap che significa anche a buon mercato e Craig Tiley, CEO di Tennis Australia e direttore dell’AO, aveva preso la, ehm, palla al balzo per rimarcare che conveniente non significa scadente.

Anche Roger Federer, incalzato dai giornalisti, aveva espresso qualche moderata perplessità sulle nuove protagoniste di feltro: “Sono completamente diverse da quelle degli ultimi anni. Capisco ciò che dicono gli altri, di notte lo spin non decolla in modo straordinario”. Ad Ashleigh Barty invece piacevano e disse di non trovare grosse differenze con le Wilson. Torniamo così al presente e a Millman che ha twittato:

“La scorsa settimana mi sono allenato con le palle Dunlop AO 2023. In generale, le trovo leggere e rapide, specialmente quando sono nuove. Non di facilissimo controllo perfino in condizioni di umidità. Kyrgios, Hurkacz e Fritz tutti molto pericolosi all’AO.” Insomma, il contrario di quanto detto all’epoca della loro introduzione;. Quindi, o il produttore ne ha rivoluzionato le caratteristiche oppure…

John ha poi aggiunto che, rispetto alle Wilson US Open, “danno la sensazione di essere un po’ più leggere, specie se nuove. Non sono sicuro di come si comportino sui campi di Melbourne, ma a Brisbane contribuiscono a creare condizioni relativamente veloci”. Evidentemente interessato, si è fatto subito vivo Taylor Fritz, domandandogli se siano diverse dalle solite Dunlop, il modello ATP che ha sostituito le Head nel Tour e Millman ha confermato. Non resta che aspettare qualche settimana per valutare la lungimiranza di John. Nel frattempo, però, ci è sembrato sentire Nick, Hubi e Taylor fregarsi le mani.

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Il 2023 delle possibili prime volte: dalla semi Slam di Sinner, ai sette top 50 a caccia di un titolo

Dal primo quarto Slam di Musetti, al taboo finali per Krajinovic, passando per la prima vittoria in un major di Cerundolo. La nuova stagione si apre con diversi atleti pronti a ritoccare i propri record personali

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Jannik Sinner – Vienna Erste Bank Open 2022 (© e|motion/Bildagentur Zolles KG/Photographer)

Con le vittorie di Lajovic e Van Assche nei Challenger di Maspalomas e Maia è calato definitivamente il sipario sulla stagione tennistica, dopo che il circuito maggiore aveva chiuso i battenti con il trionfo di Djokovic alle Nitto ATP Finals di Torino. Per i tennisti adesso è tempo di ricaricare le batterie e affinare la preparazione (magari giocando qualche ricca esibizione) per ripartire tra meno di un mese in Australia e India. E quale miglior momento se non l’off-season per valutare quali possano essere i nuovi traguardi da raggiungere nel corso della nuova stagione?

Il 2023, infatti, si aprirà con diversi atleti a caccia di risultati e titoli che possano rilanciarli dopo una stagione interlocutoria, o consacrarli dopo gli exploit dell’anno in corso. Nella stagione appena conclusa non sono mancate le sorprese con ben 12 tennisti che hanno conquistato il primo titolo della loro carriera. Ma sono in molti ancora a caccia del primo trofeo da mettere in bacheca, o di risultati a livello Slam che possano dare una svolta a ranking e carriera.

Inizio di stagione che vedrà come appuntamento clou l’Australian Open. Sin dalla trasferta “Down Under” c’è già chi è certo di tagliare un traguardo storico a livello personale: Constant Lestienne. Il francese, infatti, farà il suo esordio in un main draw di uno Slam all’età di trent’anni. Lestienne, autore di un ottimo finale di stagione, è l’unico tennista dell’attuale top 100 a non aver raggiunto questo traguardo.

 

Detto del francese Lestienne, occorre rimarcare come vi siano molti tennisti ancora a caccia del primo sorriso a livello Slam. Sorprende pensare che in Australia vi potrebbe essere una testa di serie che non ha mai vinto un match nel tabellone principale di uno Slam. Stiamo parlando di Francisco Cerundolo, attuale numero 30 del ranking ATP, che a livello Slam vanta un bilancio di 0 vittorie e 4 sconfitte. Quest’anno Cerundolo farà il suo esordio nell’Happy Slam, dove vanta come migliore risultato un secondo turno nelle qualificazioni nel 2021. Che sia l’occasione giusta per l’argentino di cancellare questo zero dal suo curriculum?

L’argentino in questa classifica si trova in ottima compagnia. Con lo ‘zero’ alla voce successi vi è anche lo svizzero Marc Andrea Huesler (che vanta due sconfitte raccolte lo scorso anno tra Wimbledon e New York). Huesler  può comunque consolarsi del fatto di aver già un titolo in bacheca, conquistato a Sofia ai danni di Holger Rune. Completano la lista dei top 100 a caccia di una prima volta, l’altro argentino Etcheverry, i Next Gen Lehecka, Tseng – protagonisti a Milano del torneo dedicato ai migliori giovani – e lo statunitense Ben Shelton, autore di una prepotente cavalcata a livello Challenger e capace di sconfiggere Ruud a Cincinnati.

Cerundolo è l’unico top 50 senza una vittoria Slam ma l’argentino può vantare un titolo ATP nel suo palmares conquistato quest’anno a Bastad nel derby con il connazionale Baez. Tuttavia, sono ben 7 i top 50 che inizieranno la stagione con l’obiettivo di vincere un trofeo ATP. Colui che si trova più in alto in classifica è Alejandro Davidovich Fokina, numero 31 del ranking che ha disputato la sua unica finale a Montecarlo, inchinandosi solo al greco Tsitsipas. Scorrendo il ranking seguono l’olandese volante Botic Van de Zandschulp, che nella sua unica finale raggiunta ha dovuto fare i conti con dei problemi respiratori che lo hanno messo fuori causa dopo 7 game. A seguire vi sono Ruusuvuori, arresosi a Pune contro l’esperto Joao Sousa, e Rinderknech, che ad Adelaide ha ceduto il passo al padrone di casa Kokkinakis.

Se i tennisti sopra citati hanno avuto una sola occasione, Brooskby ne ha perse 3 (Newport, Dallas e Atlanta) così come lo slovacco Molcan (Belgrado, Marrakech e Lione). Anche se colui che ha la serie negativa più lunga sta poco fuori la top50. Stiamo parlando di Filip Krajinovic, numero 54 del mondo, che alla voce finale perse vede a fianco il numero cinque‘. Discorso a parte merita Jack Draper. Il Next gen britannico è l’unico top 50 a non aver mai giocato una finale a livello ATP, ma vista la giovane età e il percorso di crescita non mancherà molto al raggiungimento di tali traguardi.

Tra coloro che potranno raggiungere tante prime volte in questa stagione vi è l’argentino Pedro Cachin, numero 56 del ranking ATP. Il classe ’95 è il tennista con il ranking più alto a non aver mai raggiunto nemmeno una semifinale a livello ATP e anche quello col miglior ranking a non aver mai giocato un Masters 1000. Con pochi punti da difendere nei primi mesi dell’anno, i 1000 nordamericani di inizio stagione potrebbero essere per lui l’occasione per festeggiare questo traguardo.

Tornando a parlare di tornei Slam, Ruusuvuori, Baez e Rinderknech sono i tre top 50 che cercheranno di raggiungere per la prima volta il terzo turno in un Major. A caccia, invece, del primo approdo alla seconda settimana di uno Slam vi sono il giapponese Nishioka, l’imprevedibile Bublik, Jack Draper e Alex Molcan.

Hanno raggiunto almeno una volta i quarti di finale a livello Slam i primi 22 del mondo. Colui che è meglio posizionato in classifica a non aver raggiunto questo obiettivo è Lorenzo Musetti, seguito da altri due top 30 quali Daniel Evans e Miomir Kecmanovic.

Se ci si sposta al livello superiore, sono ben 2 degli attuali top10 a non aver mai raggiunto una semifinale di uno Slam: il numero 8 al mondo Andrey Rublev e il numero 9 Taylor Fritz. Se ci si sposta alla top15 vanno considerati anche Rune e Sinner. Per il classe 2003 danese bisogna tuttavia considerare solo il 2022 come stagione vera nel circuito, riuscendo già a raggiungere un quarto al Roland Garros e trionfare nel 1000 di Bercy. Per Sinner, invece, tanta solidità con i quarti raggiunti in tutti e 4 gli Slam. Fisico permettendo, si chiede al tennista altoatesino lo step necessario per spostare in avanti l’asticella.

Si arriva al capitolo finale Slam: oltre a Rublev e Fritz, altri due top10 non hanno mai giocato per il titolo più ambito: Hurkacz e Auger-Aliassime. I numeri sono già impietosi se si guarda a chi ha in bacheca un torneo del Grande Slam. Nella top15 di fine anno solo in 4 possono vantare un Major nel loro palmares: Alcaraz, Nadal, Djokovic e Medvedev, in rigoroso ordine di classifica.

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