Caso Peng Shuai: arriva la risposta della WTA (e dell'ATP). Il tennis può rinunciare al business cinese?

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Caso Peng Shuai: arriva la risposta della WTA (e dell’ATP). Il tennis può rinunciare al business cinese?

La tennista cinese ha accusato l’ex-premier Zhang Gaoli di violenza sessuale il 2 novembre. Da allora non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche: la WTA non è riuscita a contattarla, ma ha avuto garanzie sulla sua incolumità

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La presunta scomparsa di Peng Shuai è argomento di dibattito nel mondo del tennis dall’inizio di novembre, da quando la giocatrice ha accusato Zhang Gaoli (vicepremier dal 2013 al 2018) di violenza sessuale. Da allora Peng non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche, destando preoccupazione sulla sua incolumità. Negli ultimi giorni, pertanto, sono cresciute sempre di più le richieste di un intervento da parte della WTA, che è infine arrivato, e con più forza di quanto ci si aspettasse. Detto questo, il tour femminile si trova davanti ad un bivio non semplice in virtù degli enormi interessi economici in ballo. Ma procediamo con ordine.

L’ACCUSA

Peng Shuai è stata N.1 WTA di doppio in virtù dei titoli vinti a Wimbledon nel 2013 e al Roland Garros nel 2014, mentre in singolare è stata N.14, raggiungendo le semifinali dello US Open nel 2014. Non gioca un incontro ufficiale dal febbraio del 2020. Il 2 novembre, ha utilizzato un social media cinese, Weibo, per pubblicare una lettera aperta all’ex-vicepremier Zhang Gaoli (oggi settantacinquenne), accusandolo di averla costretta ad un rapporto non consensuale nel 2017. Di seguito il suo post, rimosso dopo mezz’ora dalle autorità governative:

Questo il passaggio chiave (la traduzione è tratta da The Racquet di Matthew Willis): “Quando ho finito di giocare, tu e tua moglie Kang Jie mi avete portata a casa vostra, tu mi hai portata nella tua camera da letto, e come successo dieci anni prima nel Tianjin hai voluto fare sesso con me. Ho avuto molta paura, non mi aspettavo che le cose andassero in questo modo. Avevo seppellito i nostri trascorsi dentro di me, ma perché mi sei venuto a cercare, mi hai portata a casa tua e mi hai costretto a fare sesso con te, visto che non volevi assumerti le tue responsabilità? Sarebbe impossibile per me rimanere in possesso di prove, quindi non posso dimostrare le mie accuse. Tu hai negato tutto, ma quel pomeriggio io non ti ho dato il mio consenso e ho pianto per tutto il tempo”.

 

Peng ha anche aggiunto: “Mi hai sempre chiesto di mantenere segreto il nostro rapporto, non potevo dirlo nemmeno a mia madre. Mi sentivo come un cadavere ambulante. Dovevo fingere ogni giorno, e ormai non sapevo più cosa fosse reale. […] So che in virtù del tuo rango, Vice Premier Zhang Gaoli, hai detto di non aver paura delle mie accuse. Ma dirò comunque la verità su di te, anche se sarà come tirare un uovo a una roccia e anche se per me vorrà dire farmi del male come una falena che vola troppo vicina alla fiamma”.  

LA REAZIONE DEL GOVERNO CINESE

Zhang è stato come detto vicepremier dal 2013 al 2018, nonché membro del Politburo Standing Committee (la leadership del Partito Comunista) dal 2012 al 2017. Stando alla versione della giocatrice, i due avrebbero avuto una relazione attorno al 2007 (quindi prima che il cursus honorum di Zhang raggiungesse le posizioni di cui sopra), ma Zhang l’avrebbe aggredita nel 2017, appena ritiratosi dalla carica all’interno del Partito.

Mentre il movimento MeToo cinese è cresciuto molto nell’ultimo anno, arrivando a toccare diverse celebrità, questa è la prima accusa ad un membro di primo piano della nomenklatura cinese (anche se va detto che Peng non si identifica con il MeToo nel suo post). Come fa notare Matthew Willis, tuttavia, il Partito e Xi Jinping stanno utilizzando il MeToo cinese per eseguire un repulisti dei personaggi famosi che secondo la Cyberspace Administration of China hanno un effetto “caotico” sulla società. In buona sostanza, persecuzione dei dissidenti e liste di proscrizione da cui nessuno è al sicuro, basti pensare a Jack Ma, il fondatore di Alibaba, letteralmente sparito dopo aver pronunciato un discorso di critica alle politiche economiche governative, e la sua società di pagamenti online, Alipay, svalutata subito prima della quotazione in borsa programmata per la fine del 2020.

Il caso di Peng è paragonabile a quello di Ma, perché la sua accusa è andata a toccare i nervi scoperti del governo centrale. La reazione è stata perciò commensurata alla portata dell’evento, o quantomeno lo è stata nel contesto di un governo autoritario come quello cinese: il post è stato rimosso nel giro di 30 minuti, il nome “Peng Shuai” e il suo profilo Weibo sono stati bloccati sui browser cinesi, e lo stesso vale per la parola “tennis”, anche se nel secondo caso le ricerche sono state soppresse solo temporaneamente; tutti i commenti ai suoi post precedenti sono stati soppressi o censurati, mentre una pagina di discussioni legate al tennis (sempre su Weibo) ha patito a sua volta la chiusura dei commenti.

Soprattutto, però, da allora Peng non ha fatto affermazioni pubbliche, e il governo cinese non ha riconosciuto le sue accuse né mostrato l’intenzione di lanciare un’investigazione. Per questo motivo la preoccupazione legata alla sua incolumità è cresciuta, e negli ultimi giorni hanno iniziato ad arrivare appelli da parte di tanti esponenti dell’universo tennistico, da Alize Cornet a Nico Mahut, da Chris Evert a Martina Navratilova.

I COMUNICATI WTA E ATP: UNA SCELTA DIFFICILE

Inizialmente, però, la WTA non si era espressa sulla questione, e per un motivo molto semplice: il circuito femminile dipende dal giro di affari generato dai tornei cinesi. La WTA organizza 11 tornei in Cina, incluso un accordo decennale ed estremamente lucrativo per organizzare le WTA Finals a Shenzhen. Il montepremi dell’edizione del 2019 era di 14 milioni di dollari, il doppio dell’anno precedente, e più in generale l’impegno delle autorità era di investire oltre un miliardo di dollari nel corso dell’accordo – per fare un paragone, il prize money delle Akron WTA Finals di quest’anno a Guadalajara è di 5 milioni, nonostante una risposta molto migliore del pubblico in situ.

Il tour femminile sarà probabilmente stato influenzato nel suo temporeggiamento dagli ormai frequenti contrasti insorti fra membri della NBA e il governo cinese su varie questioni: nel 2019, l’allora general manager degli Houston Rockets Daryl Morey (oggi ai Philadelphia 76ers) ha tweettato a sostegno dei manifestanti di Hong Kong, mentre il centro dei Boston Celtics, il turco Enes Kanter (già perseguitato politicamente dal regime di Erdogan), ha recentemente espresso il proprio sostegno per il movimento Free Tibet e criticato duramente le politiche cinesi sia a Taiwan che per quanto riguarda il genocidio degli uiguri nel nord-ovest della Cina. Il 30 ottobre Kanter ha guidato una protesta in favore di quest’ultimo gruppo, e il 21 ottobre ha definito il premier cinese Xi Jinping un “brutale dittatore”.

Il risultato di queste prese di posizione è stato un danno economico non indifferente: dopo il tweet di Morey, la TV di Stato cinese ha bloccato la trasmissione di alcune partite mentre diversi sponsor cinesi hanno terminato i loro accordi con la Lega, causando una perdita quantificata dal commissioner Adam Silver in diverse centinaia di milioni di dollari di revenue; quelli di Kanter hanno invece portato al blocco delle partite dei Boston Celtics con annessa cancellazione di tutti gli highlights delle partite passate della franchigia, mentre il nome del centro turco è stato bloccato sui browser cinesi.

Il problema è che la NBA ha una forza economica che la WTA (e il tennis in generale) semplicemente non possono replicare, ed è quindi più difficile per i circuiti prendere una posizione decisa anche in casi di tale gravità. Oltre agli 11 tornei organizzati nel Paese, la WTA ha anche un accordo con iQIY, la più grande piattaforma di streaming cinese, dove i match vengono trasmessi gratuitamente.

È stata quindi una parziale sorpresa quando nella giornata di ieri Steve Simon, presidente della WTA, ha rilasciato un comunicato stampa in cui annuncia il pieno sostegno dell’associazione giocatrici alla collega.

“I recenti fatti avvenuti in Cina e riguardanti una giocatrice del circuito WTA, Peng Shuai, sono motivo di profonda preoccupazione. In quanto organizzazione riservata alle donne, ribadiamo il nostro impegno in difesa dei principi fondativi – uguaglianza, opportunità e rispetto”, si legge. Peng Shuai, e tutte le donne, meritano di essere ascoltate, non censurate. Le sue accuse riguardanti la condotta di un ex-leader cinese, accuse che riguardano un episodio di violenza sessuale, devono essere trattate con la massima serietà. Ciò che a suo dire sarebbe avvenuto deve essere investigato in ogni società, non condonato né ignorato. Elogiamo Peng Shuai per il suo grande coraggio e per la forza mostrata nel farsi avanti con le sue accuse. In tutto il mondo, le donne stanno riuscendo a trovare una voce per far sì che venga posto rimedio alle ingiustizie”.

“Ci aspettiamo che questa faccenda venga gestita nel modo corretto: le accuse devono essere investigate pienamente, giustamente, con trasparenza e senza censura. Le nostre assolute e incrollabili priorità sono la salute e la sicurezza delle nostre atlete. Abbiamo deciso di intervenire pubblicamente cosicché venga fatta giustizia“.

LE PAROLE AL NEW YORK TIMES: PENG STA BENE MA NON È CONTATTABILE

In una serie di commenti rilasciati al New York Times, Simon ha voluto dare qualche rassicurazione sulle condizioni dell’atleta: Diverse fonti, inclusa la federtennis cinese, ci hanno confermato che Peng sta bene e non è in pericolo”, ha detto. Allo stesso tempo, però, nessuno della WTA è riuscito a parlare direttamente con lei: “Da quello che ho capito è a Pechino, ma non posso confermarlo perché non sono riuscito a parlare direttamente con lei”.

Su questa buona notizia si è concentrato il comunicato di Andrea Gaudenzi, la cui ATP è spettatore interessato nella vicenda (il circuito maschile dipende assai meno dai tornei asiatici, ma i tornei di Shanghai e Pechino rimangono tradizionalmente fra i più remunerativi e fra i papabili di “upgrade” nel ravvicinato futuro): “Non vi è niente di più importante per noi della sicurezza della comunità tennistica. Siamo profondamente preoccupati dall’incertezza che circonda la sicurezza e l’attuale domicilio di Peng Shuai. Le notizie diffuse dalla WTA sull’incolumità della giocatrice sono incoraggianti, ma continueremo a seguire la questione da vicino. Ci uniamo alla WTA nel chiedere una piena, giusta e trasparente indagine nelle accuse di violenza sessuale mosse da Peng Shuai“.

Tornando però ai commenti rilasciati dal presidente della WTA al New York Times, Steve Simon ha parlato dell’aspetto economico da realista: “Siamo tutti consapevoli di quale sia la posta in gioco su più fronti. Penso che ci sia grande comunanza d’intenti fra le giocatrici, il board e il consiglio sul fatto che l’unica cosa accettabile sia fare ciò che è giusto”. C’è però la realpolitik anche nel tennis, e Simon è il primo ad ammettere che la WTA non potrà fare molto per influenzare la condotta del governo cinese: “So di non poter risolvere i problemi che affliggono il mondo. Quello che so è che un membro della famiglia WTA ha mosso delle accuse molto serie, e che noi la supporteremo al 100% e chiederemo una piena investigazione dei fatti. Se questo non avverrà e il governo cinese non coopererà dovremo prendere delle decisioni, cosa che siamo pronti a fare – questo è il massimo che possiamo fare. Ma di sicuro non cambieremo la nostra posizione in merito – sappiamo che è quella giusta”.  

E quali siano queste decisioni sembra chiaro dalle sue parole: “Non possiamo scendere a compromessi, stiamo parlando di una possibile aggressione ai danni di una nostra giocatrice. Ci sono troppe situazioni nel mondo di oggi in cui si scende a compromessi. Se non ci dovessero essere investigazioni soddisfacenti in merito, saremmo pronti a portare via i nostri tornei dalla Cina”.

Si tratta dunque di una risposta molto più forte di quanto fosse preventivabile visti gli interessi in gioco. Rimane però la questione di quanto la WTA possa permettersi di mettere in pratica quanto detto: il circuito femminile è stato duramente colpito dalla pandemia, con lo swing asiatico che non si è svolto per il secondo anno di fila. Va detto però che già queste affermazioni fanno onore a Steve Simon e a tutta la sua organizzazione: ogni giorno assistiamo a compromessi (come li ha definiti lui stesso) fra entità politico-finanziarie e regimi che non condividono la visione occidentale dei diritti civili, compromessi che però spesso e volentieri somigliano a rese pressoché totali e in taluni casi sempre più spudorate. Affermazioni di tale portata sono perciò un passo avanti, seppur piccolo: ancora una volta, però, non sarà facile dare seguito a queste parole se ne andasse del futuro del tennis femminile.

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ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP

ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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Darren Cahill : “Jannik può giocare qualsiasi tipo di tennis. Può vincere uno Slam”

Il supercoach di Jannik Sinner parla a Tennis Italiano: “Può farcela in uno Slam ora, a patto che continui a migliorare”

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Darren Cahill

Darren Cahill è stato un tennista di tutto rispetto, sia in singolare (n.22) che in doppio (n.10), ma se possibile da allenatore – consigliere tecnico che dir si voglia – ha fatto ancora meglio. Tra gli altri si è seduto, portandoli in alto, sulle panchine di Lleyton Hewitt (che definisce il più vicino a Sinner dei suoi assistiti), Andre Agassi, e Simona Halep, prima di approdare come supercoach al fianco di Simone Vagnozzi su quella di Jannik Sinner. E proprio dell’altoatesino, in un’intervista realizzata da Stefano Semeraro per la rivista “Il Tennis Italiano“, parla lungamente e con vista rosea sul futuro.

Ho accettato di allenare Jannik perché è un bravissimo ragazzo, oltre che un grande giocatore“, esordisce Cahill, “In Australia mi ha impressionato perché sorrideva sempre, era molto gentile e determinato. Non mi interessa il ranking, ma la persona e le potenzialità che vedo in lui“. Ma da ciò, subito si parte poi a parlare dei miglioramenti in campo di Jannik, e degli obiettivi per il prossimo futuro: “Negli ultimi 12-15 anni il tennis è stato dominato da quattro signori molto forti, e per gli altri è stata dura. Potevano andare un po’ avanti, ma poi c’erano Roger, Rafa, Nole e Andy, anche gli ottimi giocatori. Ora le cose stanno cambiando, ci sono giovani campioni che crescono, e Jannik è tra quelli che possono vincere negli Slam. E non intendo in futuro, ma proprio ora, a patto che poi continui a migliorarsi nei prossimi 10 anni“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Jannik gioca molto bene sul duro“, prosegue il coach con sguardo alle prossime, intense settimane, “Ho visto i suoi match agli Australian Open, si muove bene sul cemento e il suo gioco è abbastanza potente per quel tipo di superficie, i campi degi US Open sono inoltre abbastanza veloci. Il suo servizio sta migliorando, come la transizione a rete e il gioco a volo, ha fatto importanti progressi negli ultimi due anni, con Riccardo e poi con Simone; è importante però che ragioni in prospettiva, che sappia che tipo di tennis vuole giocare nel giro di due anni e faccia di tutto per arrivarci“. E Sinner è migliorato decisamente anche sulla seconda di servizio, oltre che nel gioco a rete, per cui Cahill ha ricevuto i complimenti di Pat Cash: “Sia io che Simone ci stiamo lavorando, abbiamo le idee chiare ma Jannik deve esserne convinto. Sta dando il massimo, l’esercizio e la costanza rendono automatico ciò che non lo è. Pensiamo a Rafa, Novak o Andy: nessuno di loro all’età di Jannik andava volentieri a rete, hanno sviluppato il loro gioco nel corso degli anni. Ha inciso anche il secondo servizio, importantissimo, perché se riesci a renderlo vario ti aiuta anche con il primo, ti fa sentire più libero. Per me è più importante“.

 

Non dimentichiamo, inoltre, che Sinner senza mai aver vinto prima un match su erba, è stato due set in vantaggio contro Novak Djokovic, con Cahill al suo angolo: “Sull’erba più ci giochi e più ti trovi a tuo agio. I primi match sono stati incredibilmente importanti, ha imparato come muoversi, come stare nel punto. Sull’erba Jannik può diventare un giocatore molto pericoloso e lo ha dimostrato nella seconda settimana a Wimbledon. Deve essere solo orgoglioso di ciò che ha fatto“. Toccando l’argomento superfici, ormai sempre meno limitanti di quanto fossero un tempo, si parla anche della varietà gioco che possiede l’azzurro: “Per me è un tennista all around molto aggressivo da fondo che deve rifinire le sue qualità a rete. Non è il solo, altri possono fare il suo gioco, ma non si può vincere facendo un solo tipo di tennis, devi avere una varietà di opzioni, e Jannik può farlo“.

L’obiettivo ATP Final non può naturalmente essere taciuto: “Non ci siamo posti un traguardo preciso, un numero, un torneo. Jannik può vincere subito. ma è un processo che richiede tempo. Le ATP Finals sono importanti, un obiettivo per chiunque. Ci sono gli Slam e poi le Finals, giocarle è un grande onore; che siano a Torino è bellissimo, ma lo sarebbe ovunque“. In ultimo l’australiano parla anche del ruolo dell’allenatore, e di quanto sia cambiato: “Oggi è più facile allenare rispetto a 20 anni fa, perché non c’è un solo coach, ma i tennisti investono per avere più voci tecniche da ascoltare. Novak, Rafa, Roger e Andy hanno reso questo sport molto professionale. Sono scattati avanti, e gli altri hanno dovuto inseguirli e imparare da loro, capire perché erano così forte e dove migliorare“.

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