Caso Peng Shuai: la WTA lanciata alla difesa dei diritti civili

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Caso Peng Shuai: la WTA lanciata alla difesa dei diritti civili

Il CEO della WTA Steve Simon mantiene una posizione intransigente con la Cina. Si è passato il punto di non ritorno

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Peng Shuai

Non accenna a placarsi la tempesta diplomatica scatenata dalla sparizione o presunta tale della tennista cinese Peng Shuai, che da 18 giorni non dato segno di vita dopo che la sua denuncia pubblicata sul social media Weibo ha inguaiato Zhang Gaioli, ex vicepremier del Partito Comunista Cinese.

La preoccupazione per la sorte di Peng Shuai ha ormai trasceso il mondo del tennis e quello dello sport per diventare un incidente internazionale che coinvolge le più alte sfere della politica. Venerdì scorso il briefing della Casa Bianca ha parlato del caso, e tutte le più importanti testate del mondo, dalla CNN alla BBC, stanno seguendo la vicenda con i loro giornalisti di punta. Persino le Nazioni Unite si sono interessate al caso.

Ma ciò che davvero spicca un questo scenario che sta assumendo sempre più i contorni del romanzo di spionaggio (se non fosse tutto tragicamente vero) è lo straordinario ruolo di leadership che il CEO della WTA Steve Simon sta dimostrando, tenendo testa ai più o meno patetici tentativi della propaganda cinese di far passare il messaggio che “va tutto bene”.

Prima la smentita quasi immediata dell’email che Peng Shuai avrebbe mandato a Simon stesso dopo che la testata cinese CGTN in qualche modo l’ha intercettata e pubblicata, poi un altro comunicato immediato appena un giornalista della CGTN ha pubblicato su Twitter alcune immagini di Peng Shuai a pranzo in un ristorante di Pechino.

Queste immagini sono state diffuse dopo che lo un altro giornalista della stessa testata aveva pubblicato alcune foto di Peng Shuei nella sua camera da letto circondata di pelouche.

Le immagini lasciano parecchi dubbi sulla loro provenienza e soprattutto sulla data a cui risalgono: nelle foto non c’è alcuna indicazione della data, mentre nei video del ristorante viene brevemente inquadrato un cartello che sembra suggerire che la data sia venerdì 19 novembre, ma in realtà sembra che la data sia stata alterata nelle immagini e che il video possa essere stato girato lo scorso anno.

La WTA ha immediatamente risposto con un altro comunicato nel quale viene ribadito che la questione non sarà risolta fino a quando non potrà essere verificato in maniera indipendente che Peng Shuai sta bene ed è in grado di muoversi e parlare liberamente.

“Sono stato chiaro su quello che deve accadere e la nostra relazione con la Cina è a un bivio”.

È a un bivio a tal punto che Simon ha scritto addirittura all’ambasciatore cinese negli Stati Uniti chiedendo il suo intervento presso le alte sfere del Governo Cinese per sbloccare la situazione.

“Per far sì che la situaizone si risolva in maniera soddisfacente ho due richieste – dice la lettera – Primo, deve esserci una verifica indipendente e verificabile del benessere di Peng Shuai. Chiedo quindi che le sia permesso di lasciare il paese o di parlare in videoconferenza con me, senza che nessun altro sia presente, a meno che non venga richiesto da Peng Shuai”.

“Secondo, l’accusa di aggressione sessuale è seria. […] È importante che queste accuse siano investigate in maniera equa, esaustiva e trasparente senza censure. Qualunque altra soluzione sarebbe un passo indietro per i diritti delle donne e per la giustizia”.

E anche all’ambasciatore Simon ha ribadito la minaccia: “Se le nostre due richieste non vengono onorate, non avremo altra scelta se non considerare seriamente se sia il caso di tornare a giocare in Cina. Se Peng Shuai non è al sicuro, libera di andare dove desidera o parlare liberamente, nessuna delle nostre giocatrici può essere al sicuro in Cina. E se le accuse di Peng Shuai non sono investigate in maniera adeguata, ciò sarebbe fonte di grave preoccupazione per tutta la WTA. In altre parole, la WTA è a un bivio con la Cina”.

È tutto sommato piuttosto ironico pensare che la precedente occupazione di Steve Simon prima di approdare alla guida della WTA era quella di direttore del torneo di Indian Wells insieme con il suo collega Raymond Moore, il quale venne licenziato in tronco dopo una infelicissima uscita sulla WTA e su come l’organizzazione del tennis femminile andasse semplicemente a traino dell’ATP senza prendere vere iniziative. In questa faccenda infatti la WTA ha dimostrato grande leadership e si è affermata come una delle poche organizzazioni, sportive e non, che ha deciso di non compromettere i principi fondamentali di libertà della società occidentale per poter avere una fetta del gigantesco mercato cinese. L’accordo con Shenzhen per la disputa delle WTA Finals nella città del sud della Cina fino al 2028 (ora esteso al 2030 dopo i due anni mancati a causa della pandemia) vale circa un miliardo di dollari; le WTA Finals costituiscono quasi la metà del fatturato dell’Associazione e dover riposizionare il torneo di fine anno così come gli altri nove eventi, ivi incluso il Premier 1000 di Pechino richiederebbe un notevole cambio di assetto da parte dell’intero tennis femminile.

Ma al momento non ci sono stati segnali d’esitazione da parte di Simon e della WTA, mentre il resto del tennis se da una parte si è dichiarato solidale con la situazione di Peng Shuai, dall’altro sta adattando un atteggiamento decisamente più attendista.

A livello globale la situazione è resa ancora più delicata dai prossimo Giochi Olimpici Invernali di Pechino, in programma tra poco più di due mesi. Il Presidente USA Joe Biden ha già ventilato la possibilità di un boicottaggio diplomatico dei Giochi da parte degli Stati Uniti, con gli atleti che saranno comunque mandati a gareggiare, ma senza la presenza dei rappresentanti dell’esecutivo di Washington. Chi invece sta temporeggiando è il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) il quale ha dichiarato che in questi casi la “diplomazia silenziosa” è la migliore strada per raggiungere il risultato sperato. Ma proprio nelle ultime ore un suo rappresentante ha dichiarato a insidethegames.biz che se la situazione non si risolve in maniera soddisfacente in breve tempo il CIO potrebbe essere costretto a prendere una posizione molto dura.

L’impressione è che la Cina sia decisamente fuori dal proprio ambiente naturale: gli elementi che sono stati forniti come “prova” del benessere di Peng Shuai sono stati maldestramente congegnati a essere gentili. Uno studente di prima media che avesse voluto falsificare la firma dei genitori sul libretto delle giustificazioni avrebbe fatto un lavoro decisamente più accurato.

Tuttavia l’intera situazione presenta degli aspetti che fanno sorgere qualche punto interrogativo. Per esempio: per quale motivo una tennista professionista come Peng Shuai, 35 anni di età quindi non una ragazzina inesperta, che ha girato il mondo per gli ultimi 15 anni e per diverso tempo ha avuto la sua base di allenamenti in Florida, avrebbe deciso di postare un’accusa così controversa mentre si trovava in Cina e non all’estero in un luogo possibilmente più sicuro? E siamo sicuri che Peng Shuai si trovi effettivamente in Cina? È stata vista in Cina il 31 ottobre, ma il messaggio postato su Weibo il 2 novembre potrebbe essere stato inviato da qualunque luogo del pianeta, quindi non c’è sicurezza da questo punto di vista.

Si potrebbe pensare a una macchinazione per imbarazzare il regime cinese prima delle Olimpiadi, ma quest’ipotesi è meno probabile, in quanto avrebbe avuto bisogno della collaborazione della CGTN, che pubblicando quelle prove così goffamente improvvisate ha fatto aumentare a dismisura l’attenzione mediatica sul caso. È piuttosto improbabile che quelle foto e quei video siano stato pubblicati sugli account social della testata senza che il Governo ne fosse a conoscenza.

Al momento non ci sono risposte sicure a queste domande. Ovviamente la WTA è la parte coinvolta che ha molto più da perdere da una rottura dei rapporti con la Cina, ma a questo punto sembra che si sia passato il punto di non ritorno: impossibile ricucire i rapporti a meno che non si raggiunga un accordo di mutua soddisfazione. I prossimi giorni saranno cruciali: la Cina ha fatto sapere che Peng Shuai apparirà in pubblico a Pechino molto presto, e bisognerà vedere se questo incontro avrà luogo e in che modo.

Per il momento il tennis, sotto la guida della WTA di Steve Simon sta facendo una gran figura, ma in questi casi i conti si fanno alla fine. E speriamo che il fine sia lieto, soprattutto per Peng Shuai.

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Billie Jean King Cup

Billie Jean King Cup: Belinda Bencic premiata con l’Heart Award. Soldi devoluti ai canili

La tennista svizzera vince il premio dedicato a chi si è distinto di più durante la coppa per lo spirito di appartenenza alla sua nazionale

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La carrellata di premi di fine stagione continua con la Billie Jean King Cup, che ha annunciato oggi di aver premiato la tennista svizzera Belinda Bencic con l’Heart Award, il premio assegnato alla giocatrice che si è distinta nella BJK Cup per coraggio e passione per la propria nazionale. La tennista svizzera ha trionfato su una rosa di candidate che vedeva la statunitense Danielle Collins, la slovacca Viktoria Kuzmova, la russa Ljudmila Samsonova e l’australiana Storm Sanders. Bencic succede nell’albo d’oro ad Ashleigh Barty, vincitrice del premio nella Billie Jean King Cup 2019, l’ultima disputata visto che l’edizione 2020 non si è disputata causa COVID-19. Tra i meriti di Bencic citati nel comunicato del premio della BJK il passaggio del gruppo della Svizzera dal “girone della morte”, il girone D con Repubblica Ceca e Germania, con Bencic vincitrice sulla tedesca Kerber e la ceca Krejcikova, una delle rivelazioni della stagione. La Svizzera ha raggiunto la finale della coppa grazie alle prestazioni di Bencic, persa in finale contro la Russia di Kasatkina e Samsonova.

Bencic ha commentato così il premio ricevuto: “Sono davvero felice di aver ricevuto l’Heart Award della Billie Jean King Cup. Amo giocare per la mia nazionale e ricevere un premio di questo tipo per me è un onore. Donerò tutti questi soldi ai canili, anche perché il nostro cane Paula è stata presa lì.“. La tennista svizzera ha deciso di dividere i suoi 10.000 dollari di premio tra cinque canili vicini alla sua casa slovacca: Utulok Trnava, Utulok Trencin, SAOZ, Pes v Nudzi e Sloboda Zvierat, l’ultimo è il canile da cui Bencic ha adottato il suo cane Paula. Belinda Bencic è anche la prima tennista svizzera a vincere questo premio dalla sua creazione nel 2009, e corona così il suo ottimo bilancio nelle coppe a squadre. Dal 2015 la numero 23 del mondo ha accumulato un record di diciotto vittorie e otto sconfitte nei quindici tie a cui ha preso parte dalla sua prima convocazione, nel 2012.

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Risolto il giallo dell’orologio sparito di Medvedev: per la Procura non è furto

Secondo la ricostruzione della pm torinese Livia Locci l’addetto agli spogliatoi avrebbe trovato e non rubato il prezioso Bovet, avvertendo immediatamente il suo superiore

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Daniil Medvedev - Nitto ATP FInals 2021 (foto Twitter @atptour)

Tanto rumore per nulla? Sembra così delinearsi la vicenda riguardante la sparizione dell’orologio di Daniil Medvedev subito dopo l’atto conclusivo delle ATP Finals di Torino. Una vicenda, (che qui ricordiamo) appassionante e intrisa di mistero, fatta di alcuni passaggi non chiari, ricostruiti dalla procura del capoluogo piemontese che ha chiesto la chiusura del fascicolo aperto contro ignoti. Secondo le indagini portate a termine proprio in questi giorni, chi ha preso il prestigioso Bovet OttantaSei, lo ha fatto con lo spirito del buon padre di famiglia (le reminiscenze legate agli studi economico/giuridici ancora mi pervadono), per evitare che presunti malintenzionati potessero invece appropriarsene in via definitiva. Ma cosa è successo nello specifico?

Stando alla ricostruzione della pm Livia Locci e riportate dal quotidiano “La Repubblica”, l’addetto agli spogliatoi, nello specifico incaricato di ritirare i phon messi a disposizione agli atleti da una famosa ed importante casa di elettrodomestici, avrebbe ritrovato il segnatempo su un termosifone ed evidentemente riconoscendone il valore ha pensato bene di portarlo con sé, avvertendo immediatamente un suo superiore. Questi avrebbe avvisato a sua volta un dirigente ATP del ritrovamento. Quest’ultimo avrebbe deciso di tenere l’orologio in custodia salvo poi riconsegnarlo qualche settimana dopo a Madrid dove avrebbe rivisto il giocatore russo per le battute finali di Coppa Davis; questa, piuttosto arzigogolata, tecnica di riconsegna però era in contrasto con la denuncia per furto sporta dal giocatore russo, presso la polizia italiana, che ha contattato subito il manager invitandolo a riconsegnare alle forze dell’ordine il bene, restituito illico et immediate al legittimo proprietario.


Ora sarà il gip a chiudere definitivamente la questione, anche se quest’ultimo passo è quasi una formalità che mette una volta per tutte la parola fine ad una vicenda comunque complessa, pur nella sua banalità, che non si sposa con il processo alle intenzioni di ciò che poteva essere e non è stato. Che dire? Fu vero furto? Secondo la procura no, a cui è affidata l’ardua sentenza. I posteri se ne faranno una ragione.

 

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WTA Awards 2021, annunciate le vincitrici: Ashleigh Barty giocatrice dell’anno

Doppio successo per Barbora Krejcikova: miglior doppista con Siniakova e singolarista più migliorata. Premiate anche Raducanu e Suarez Navarro

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Ashleigh Barty con il trofeo - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Thomas Lovelock)

Da St. Petersburg in Florida, sede del quartier generale della Women’s Tennis Association, arriva l’annuncio delle vincitrici dei WTA Awards 2021, i premi riservati alle migliori tenniste del Tour, suddivisi in cinque categorie. Migliore giocatrice dell’anno è la numero 1 del mondo Ashleigh Barty, premiata con il prestigioso riconoscimento già ottenuto nel 2019. Durante questa stagione, la venticinquenne di Ipswich ha vinto a Wimbledon il suo secondo titolo Slam dopo il trionfo al Roland Garros 2019. Ha inoltre alzato il trofeo a Miami dov’era campionessa uscente, a Cincinnati, allo Yarra Valley Classic e a Stoccarda. Prima anche nella Race, ha chiuso al primo posto la classifica per il terzo anno consecutivo – nel 2020 praticamente senza giocare, ma quelle erano le regole.

Dalla regina alle regine: le ceche Katerina Siniakova e Barbora Krejcikova vincono il premio per il doppio dell’anno. Rispettivamente numero 1 e 2 del ranking di specialità e prima coppia nella Race. Anche per loro si tratta di una seconda volta dopo il riconoscimento del 2018. Nel palmarès stagionale di Barbora e Katerina spiccano i titoli del Roland Garros e delle WTA Finals di Guadalajara, oltre alla medaglia d’oro olimpica.

Tocca adesso alla giocatrice più migliorata dell’anno, premio destinato alla tennista che “finisce l’anno in Top 50 dopo aver dimostrato significativi miglioramenti nell’arco della stagione”: è Barbora Krejcikova che, oltre a essersi fatta valere in doppio, in singolare ha alzato tre trofei, i primi della carriera. Protagonista dell’accoppiata vincente singolo/doppio al Roland Garros, ha vinto anche i tornei di Strasburgo e Praga. Più che in Top 50, Barbora ha chiuso l’anno in Top 5, dopo aver toccato persino la terza posizione in classifica.

 

Suona meglio in inglese, ma lo traduciamo comunque: il premio per la nuova arrivata del 2021 va a Emma Raducanu. Newcomer of the Year, “colei che è entrata in Top 100 e/o ha conseguito risultati degni di nota”; quindi, considerando che aveva finito il 2020 al 343° posto mentre ora è al 19° e che ha vinto lo US Open con una straordinaria cavalcata iniziata dalle qualificazioni, possiamo affermare che ha soddisfatto – e pure ampiamente – entrambe le condizioni, in barba alla possibilità ammessa da quel “e/o”. Inoltre, in Church Road, è stata la più giovane tennista britannica a raggiungere gli ottavi nella storia di Wimbledon. Come se non bastasse, in ottobre a Cluj-Napoca ha addirittura vinto il suo primo incontro in un torneo WTA.

Ultima nell’elenco delle categorie ma certo non nei cuori degli appassionati è Carla Suarez Navarro, premiata come Comeback Player of the Year, tennista al rientro dopo che la sua classifica era precipitata a causa di infortuni o motivi personali. Un ritorno particolarmente gradito, non solo perché una delle atlete più sportive e corrette del circuito, ma perché la scorsa stagione, quella in cui aveva programmato il ritiro, è stata interrotta dalla pandemia prima e dal linfoma di Hodgkin poi. La volontà di guarire e tornare a giocare per essere ricordata sul campo e “non in un letto di ospedale” è stata premiata e Carlita ha impugnato la racchetta a Parigi, Wimbledon, Olimpiadi, US Open e in Billie Jean King Cup.

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