Coppa Davis, semifinali: Russia favorita contro la Germania (ore 13)

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Coppa Davis, semifinali: Russia favorita contro la Germania (ore 13)

Medvedev e Rublev nettamente favoriti nei singolari. I tedeschi hanno nel doppio il loro punto di forza, ma serve un miracolo per arrivarci

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Daniil Medvedev - Coppa Davis 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La seconda semifinale di Coppa Davis in programma quest’oggi a Madrid (ore 13) tra Russia e Germania, vede Medvedev e Rublev nettamente favoriti. I tedeschi arrivati a questo punto della manifestazione imbattuti hanno nel doppio formato da Kevin Krawietz e Tim Puetz il loro punto di forza, ma per potersi giocare le loro carte e sperare nel raggiungimento della finale devono realizzare praticamente un miracolo in uno dei due singolari. Perché sulla carta Jan-Lennard Struff e uno tra Dominik Koepfer e Peter Gojowczyk sembrano davvero spacciati contro Daniil Medvedev e Andrey Rublev.

La Germania ha vinto con merito il round robin battendo Austria e Serbia e garantendosi così il primo posto e l’automatico accesso ai quarti. Dove ha poi battuto la Gran Bretagna grazie al doppio (tutti vinti quelli giocati sin qui), vendicando la sconfitta nelle Finals 2019 sempre ai quarti. I tedeschi mancavano nelle semifinali dal 2007 quando furono sconfitti proprio dalla Russia sulla terra rossa indoor dell’Olympic Stadium. I russi si imposero per 3-2 e recuperarono dall’1-2 dopo il doppio con le vittorie nell’ultima giornata di Youzhny su Petzschner e Andreev su Kohlschreiber. Il singolarista con la miglior classifica e quindi numero 1 tedesco è Jan-Lennard Struff, quest’anno finalista a Monaco. Struff è nr. 51 del ranking ATP e sopravanza di 3 posizioni Dominik Koepfer, numero 2 teutonico. In formazione come detto anche Peter Gojowczyk, nr. 86, che con Koepfer si giocherà il ruolo di numero 2 nella semifinale (Koepfer appare favorito).

La Germania ha vinto 3 volte la Coppa Davis nell’epoca d’oro di Boris Becker e Michael Stich. I titoli sono stati vinti nel 1988, nel 1989 e nel 1993. Le prime due finali furono giocate contro la Svezia, quella del 1993 contro l’Australia. Nel 1988 l’impresa fu realizzata a Goteborg dove i tedeschi chiusero la pratica per il loro primo titolo già nel doppio. Il miracolo lo realizzò Carl-Uwe Steeb che in 5 set piegò Mats Wilander sulla terra rossa indoor. Becker ebbe facilmente la meglio su Edberg, poi in coppia con Jelen vinse in 5 set su Edberg e Jarryd. Sia nel singolare con Steeb sia nel doppio i tedeschi rimontarono due set di svantaggio (allora si giocava 3 su 5) dando ancora più risalto all’impresa contro i mostri sacri di allora svedesi.

 

Nel 1989 il titolo fu replicato sull’tappeto indoor di Stoccarda, dove i tedeschi si imposero grazie a un super Boris Becker per 3-2. Stavolta Wilander si vendico di Steeb (sempre in 5 set), ma Becker travolse sia Edberg che poi Wilander la domenica (6-2 6-0 6-2!) e in doppio con Jelen ebbe la meglio in 5 set su Jarryd e Gunnarsson. L’ultimo titolo risale al 1993 quando sulla terra rossa indoor di Stoccarda fu battuta l’Australia 4-1. Stavolta l’eroe della 3 giorni fu Michael Stich (Becker era assente). Vinse entrambi i suoi singolari, con Stoltenberg il venerdì e con Richard Fromberg la domenica. Fromberg aveva battuto in un incontro epico (9-7 al quinto) Markus Goellner (famoso per il cappellino indossato al contrario) nella prima giornata. Alla fine risultò decisivo il doppio dove Kuhnen e lo stesso Stich vinsero in 4 set sui terribili Woodforde e Woodbridge. La Germania è stata finalista anche nel 1970 (battuta dagli Sati Uniti) e nel 1985 (battuta in casa dalla Svezia).

La Russia è come detto l’ovvia favorita di questa semifinale. Nel suo cammino verso il match di oggi ha perso un solo incontro, quello di Rublev contro Feliciano Lopez. Il livello del team russo è di indiscusso valore. Medvedev è nr.2 del ranking ATP, Rublev 5, Karatsev 17, Khachanov 29 e Donskoy, unico fuori i 100 (131). I russi hanno sconfitto nel loro cammino l’Ecuador, la Spagna padrona di casa (eliminata al doppio senza cadere nella tentazione una volta acquisita la matematica qualificazione ai quarti di perderlo per concedere ai padroni di casa di passare il turno) e poi la Svezia dei fratelli Ymer nei quarti. Un cammino alquanto facile. Rublev è apparso sicuramente quello più incerto in questi match, perdendo come detto con Feliciano Lopez, ma vincendo solo al terzo sia contro Quiroz che contro Mikael Ymer.

Sulla panchina russa è seduto Shamil Tarpischev, oramai una leggenda nel suo ruolo di questa manifestazione. Oggi per lui sarà la 100esima panchina, un traguardo davvero storico. Tarpischev ha guidato la Russia alle due vittorie nella manifestazione, quella del 2002 in Francia e quella del 2006 contro l’Argentina. La Russia ha perso anche 3 finali, le due consecutive giocate in casa tra il 1994 e il 1995 (battuti prima dagli Usa e poi dalla Svezia) e poi quella del 2007 (netta sconfitta negli Stati Uniti). Nel 2002 Safin e Kafelnikov vinsero un match incredibile a Parigi-Bercy. Sotto 2-1 dopo il doppio (vittoria di Escude e Santoro contro Safin e Kafelnikov), nell’ultima giornata Safin siglò il 2-2 battendo in 3 set Grosjean e poi un giovanissimo Mikhayl Youzhny si trovò a sostituire nel match decisivo un esausto Kafelnikov e rimontò al suo esordio nella manifestazione due set a un timoroso Paul Henry Mathieu che si fermò sul più bello schiacciato dalla responsabilità della posta in palio.

Nel 2006 a Mosca invece i russi sconfissero, sempre per 3-2, gli argentini guidati da David Nalbandian che provò in tutte le maniere a portare la prima insalatiera in terra sudamericana. Il tennista argentino batté sia Davydenko che Safin, ma fu decisivo in quell’occasione il doppio vinto dalla coppia Safin/Tursunov e le sconfitte dei due numero 2 argentini, Chela, il primo giorno contro Davydenko e Acasuso sul 2-2 contro Safin. La Russia come detto ha anche perso 3 finali, le prime due giocate in casa nel 1994 e nel 1995, la terza nel 2007 negli Stati Uniti. Nel 1994 a Mosca la Svezia chiuse la pratica già con il doppio ma clamorosa fu la sconfitta di Alexander Volkov contro Setfan Edberg nel primo singolare. Il russo serviva per il match nel quinto set quando l’arrivo di Yeltsin (ricordato a Tarpischev da Scanagatta nelle interviste a Madrid) e di alcuni uomini politici fece sospendere il match per una decina di minuti. Alla ripresa Edberg recuperò il break e vinse 8-6 al quinto. Larsson batté Kafelinkov al quinto e Apell e Bjorkman vinsero il doppio contro Kafelnikov e Olhovskyi (ancora 8-6 al quinto).

L’anno successivo sempre in quel di Mosca furono gli USA a passare per 3-2. Decisivo nell’occasione Pete Sampras, vincitore dei suoi due singolari e del doppio in coppia con Todd Martin. Fondamentale il primo punto, vinto 6-4 al quinto contro Chesnokov con il tennista americano divorato dalla fatica a fine match e accompagnato fuori campo a braccia. Non bastò ai russi il pantano in terra battuta allestito per l’occasione. Netta invece la sconfitta del 2007 contro gli Stati Uniti, un 4-1 senza scampo con Andy Roddick e i fratelli Bryan sugli scudi.

Ritornando alla sfida di oggi, vediamo cosa ci dicono i precedenti tra i numeri 1 e quelli tra i numeri 2. Medvedev conduce 4-1 nei precedenti su Struff, ci ha perso quest’anno sull’erba di Halle, il russo si è poi però vendicato a Wimbledon. Se contiamo anche i precedenti nei challenger il bilancio diventa 5-2. Rublev invece non ha mai incontrato Koepfer mentre ha perso l’unico precedente contro Gojowczyk nel circuito principale, nel 2019 a Washington. Se contiamo anche i precedenti nei challenger il bilancio diventa 3-2 per il tedesco. Insomma, se qualche speranza c’è per la Germania, si deve cercare una vittoria in uno dei due singolari e quello contro Rublev appare il più indicato. Russia comunque favorita, la Croazia attende in finale.

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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