Il lungo addio di Luca Vanni

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Il lungo addio di Luca Vanni

Intervista esclusiva al trentaseienne tennista toscano, che a settembre ha annunciato il ritiro per dedicarsi alla carriera di allenatore…e a Giulia, la figlia che sarà il suo primo appuntamento del 2022

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Luca Vanni - ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)
 

Luca Vanni, classe 1985, è una figura leggendaria nel mondo di Ubitennis, visto che il suo nome è la sintesi della premiata ditta Luca Baldissera-Vanni Gibertini! Scherzi a parte, Luca (Vanni, a scanso di equivoci) ha recentemente deciso di ritirarsi dalle competizioni con all’attivo un best ranking di N.100 raggiunto nel maggio 2015. Nello stesso anno ha sfiorato un titolo ATP, venendo sconfitto da Pablo Cuevas solo al tie-break del terzo sulla terra indoor di Sao Paulo. Per lui anche sette finali Challenger con cinque titoli e quattro main draw Slam: Roland Garros e Wimbledon 2015, Australian Open 2017 e 2019.

Di seguito l’intervista che abbiamo realizzato con lui per parlare della sua carriera e di un futuro che si preannuncia pieno di impegni, sia dentro che soprattutto fuori dal campo.

Buongiorno Luca, a settembre hai annunciato il tuo ritiro dalle competizioni. È stata una decisione sofferta?

 

Puoi dirlo, è stata una decisione che mi fa stare male tuttora. Pensarmi come ex-giocatore non è facile per niente. Adesso ho appena finito di giocare il campionato a squadre in Francia (con i bretoni del Quimperlé che sono arrivati secondi battuti da Tolosa, ndr) e la serie A2 qui col Sinalunga che ha ottenuto una trionfale promozione. E quando scendo in campo sento ancora l’adrenalina, provo ancora sensazioni da giocatore.

Allora, se posso chiedertelo, chi te lo ha fatto fare?

Un po’ le ginocchia che continuano a farmi male [ricordiamo che tra il 2006 e il 2019 ha subito ben quattro interventi, ndr], un po’ i 36 anni e soprattutto il fatto che a metà gennaio la mia compagna Francesca partorisce Giulia e allora, come suol dirsi, dovevo mettere la testa a posto. Ormai s’imponevano una stabilità economica e una maggior presenza in famiglia.

Adesso di cosa ti stai occupando?

Ho iniziato a collaborare con ‘Unus Tennis Communitas’ che fa base al Circolo di Sinalunga e che si avvale di prestigiosi collaboratori come Giovanni Galuppo, Alessandro La Cognata, Sandra De Amelio e l’ex Top 200 argentino Diego Alvarez. Con questo gruppo di lavoro mi sono impegnato per 20 settimane l’anno durante le quali faccio anche da coach ad Andrea Pellegrino.

Per quanto riguarda le altre 32 settimane ormai mi hai bruciato la domanda. Immagino che cambierai i pannolini a Giulia.

Mi sa proprio che hai ragione [ride, ndr], anche perché con le restrizioni Covid i nonni avranno qualche problema a dare una mano.

A proposito di Pellegrino, ora il tuo pupillo è campione d’Italia a squadre con la New Tennis di Torre del Greco. È contento?

Sì, vincere è sempre bello. Soprattutto considerando che per lui quella del Palasport di Cesena era forse la superficie peggiore in assoluto. La settimana precedente ci eravamo allenati intensamente al Sinalunga, però su un campo un po’ più lento.

Così l’anno prossimo può succedere che vi affrontiate in serie A, sempre che tu continui a giocarla.

Alla grande che continuo [ride, ndr]. Ora che siamo tornati in A1 dopo un anno di purgatorio mica voglio perdermi il divertimento.

È stata una bella soddisfazione, vero?

Sì, eravamo una squadra davvero forte. Sarebbe stata una sorpresa se non ce l’avessimo fatta. Matteo Gigante e Marcello Serafini si esprimono già da Top 300 ATP, lo spagnolo Roca Batalla gioca ancora ad ottimi livelli (N.386 ATP) e Bracciali, con la mano che si ritrova, potrebbe continuare a giocare il doppio all’infinito. Poi io e Miceli facciamo i jolly. [Luca nello spareggio contro Monza ha vinto il suo incontro 6-4 1-6 6-3 con Andrea Borroni, ndr]

Tornando a Pellegrino, mi risulta che tu nei confronti diretti sia ancora avanti 2-1. Dico bene?

Dici bene [ride, ndr]. E ti dirò che sul veloce potrei ancora provare a dargli noia. Non a vincere, però potrei costringerlo ad impegnarsi.

Va a finire che torni in campo.

Mi hai beccato [ride, ndr]. Non lo escludo, ma ovviamente senza più pensare ai punti ATP, alla Top 200 e a cose del genere. Ma qualche torneo qua e là e i campionati a squadre…perché no? Sai se giochi solo la domenica poi hai tempo per recuperare e allora c’è ancora spazio anche per noi vecchietti.

In ogni caso in questa tua ultima stagione da ‘vecchietto’ hai battuto giocatori come Nino Serdarusic, Ryan Peniston, Tristan Lamasine e Thomas Fabbiano.

Eh sì, poi mi sono difeso alla grande con Salvo Caruso, Jiri Lehecka e Raul Brancaccio, solo per fare qualche nome. Diciamo che sulla singola partita ero ancora abbastanza competitivo.

Tu hai iniziato a giocare seriamente a tennis un po’ tardi. Pentito?

Fino a 19 anni ho fatto la scuola pubblica e al massimo riuscivo a giocare qualche Open, ma a non troppo lontano da casa. Finita la scuola sono andato a Perugia da Castellani e dopo un mese mi sono fatto male al ginocchio. Una volta guarito non sono tornato perché avevo anche il problema di dover guadagnare qualcosa per non gravare troppo sulla famiglia. Lavoravo come maestro di tennis al Tennis Giotto di Arezzo e a Montevarchi per tre volte la settimana. Poi a 21 anni, nel 2006, un mio amico mi chiese se mi andava di andare a Cesena a giocare le qualificazioni di un Future.

E cosa successe?

Te la faccio breve, nel giro di tre mesi avevo vinto un Future, fatto qualche quarto di finale e passato un turno in un Challenger, raggiungendo la posizione N.600 ATP. Insomma ero pronto a spiccare il volo.

Alla fine in bacheca hai messo 5 Challenger e 16 Future. E poi c’è quella finale nel 2015 all’ATP 250 di San Paolo quando perdesti al terzo con Cuevas. Rimpianti?

No, rimpianti no perché sono sempre uscito dal campo avendo dato tutto. Semmai li chiamerei dispiaceri. Il rimpianto forse è quello di non aver creduto prima in Luca Vanni e non a 29 anni compiuti. Ma le motivazioni sono cose complesse, non è che accendi o spegni un pulsante. Non è facile dire ‘da oggi in poi ci credo’.

Nessun rimpianto dunque nemmeno per il match perso al quinto agli AO 2019 contro Carreno Busta quando eri due set sopra?

Stesso identico discorso. Mi è dispiaciuto ma avevo veramente dato tutto.

Secondo te Andrea Pellegrino è ancora un giocatore di prospettiva?

Oggi Andrea è 200 del mondo e a parer mio può migliorare ancora molto. Non so fin dove potrà arrivare e questo dipenderà fondamentalmente da lui, ma io cerco di fargli capire, come prima cosa, che sul veloce può essere competitivo come lo è sulla terra.

Tecnicamente su cosa state lavorando?

Andrea è un ragazzo che in campo ha bisogno di ordine. Deve fissare un paio di punti fermi su cui, al limite, concedersi qualche variazione. Stiamo lavorando tanto sul servizio e sul diritto. L’obiettivo sarebbe arrivare a servire una decina di ace a partita e sul diritto deve riuscire a comandare, soprattutto con l’inside-out. Poi ci sono anche alcuni discorsi tattici come cercare di non essere frettoloso sulla chiusura del punto o provare qualche volta a variare col back per poi girarsi sul dritto.

Com’è il tuo rapporto umano con Andrea?

Lui è un ragazzo molto tranquillo, certo non un chiacchierone. Diciamo che parliamo di più quando siamo in campo che non fuori. Comunque andiamo molto d’accordo.

Ti piacciono altri sport? Ho visto una tua foto in bici da corsa e hai un’aria molto sofferente.

Dici? [ride, ndr]. La bici mi piace perché è uno sport di fatica. Ci sono andato dopo che mi ero operato alle ginocchia o l’anno scorso quando col Covid praticamente si poteva fare solo quello. Gli altri sport non è che li segua tanto ma mi piace molto giocare a padel.

La passione di Luca Vanni per il ciclismo (Credit: @lucavanni23 on Instagram)

Quando giocavi o adesso da coach cosa fai nei momenti off quando sei in giro per tornei?

Fondamentalmente cazzeggio online con Instagram e Facebook. O guardo Netflix.

Toscana, terra di passioni, anche politiche. Segui l’attualità?

Seguo come fanno un po’ tutti, ma penso che sia un ambiente in cui ci sia troppa finzione. Ci sono cose che sembrano semplici da fare e che invece non vengono affrontate. Lo sport è più sincero.

Luca, grazie del tuo tempo e auguri di Buone Feste e soprattutto di buona paternità.

Grazie a te e a tutti i lettori di Ubitennis cui contraccambio di cuore gli auguri.

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Naomi Osaka al bivio

La due volte campionessa degli Australian Open anche quest’anno non ha disputato il torneo e ultimamente, a pensarci bene, si sta parlando di una non-notizia: a un certo punto la sua apparente indifferenza per lo sport potrebbe anche costarle non solo in termini di classifica

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Di Peter Bodo, pubblicato il 9 gennaio 2023 su tennis.com

Mentre il tennis tornava a scaldare i motori di ritorno dalla breve off-season, con tutti i giocatori desiderosi di lanciarsi nell’inizio d’anno australiano, l’analista di Tennis Channel Pam Shriver – nonché’ ex campionessa tra gli anni 80 e 90 con 133 tornei vinti, la maggior parte in doppio con Martina Navratilova, medaglia d’oro olimpica e vincitrice di Grande Slam sempre in doppio –  ha previsto : “Penso che il 2023 sarà un anno veramente importante per capire se Naomi Osaka potrà tornare ad essere la persona che vinse 4 major sul cemento in un breve lasso di tempo“.

Ma mentre il 2023 cominciava a muovere i primi passi, gli addetti ai lavori e tutti i fans si sono domandati con crescente smarrimento e ansia, che piano avesse Osaka per l’imminente Australian Open. Gli organizzatori del torneo hanno riposto in soffitta le proprie domande proprio domenica 8 gennaio, quando hanno annunciato un altro momento difficile per Osaka, che salta il secondo major degli ultimi tre. il suo record nei suoi tre slam che ha giocato nel 2022 è stato di 2-2.

 

Come ha fatto sapere Shriver, l’AO “chiede il conto ” al curriculum di Osaka dal momento che il torneo ha avuto un ruolo chiave sulla sua fulminea ascesa. La giapponese ha ottenuto il suo primo trionfo nel Grande slam agli Us Open del 2018 confermandosi e pochi mesi più tardi in Australia, dove ha vinto ancora nel 2021, attestandosi probabilmente come la più forte tennista al mondo sul cemento. Se esiste un evento dove la storia di Osaka, insieme all’atmosfera generale del torneo, potrebbe ritrovare un nuovo slancio, sarebbe proprio “l’Happy Slam”. Invece è sempre più forte la sensazione che la 25enne dalla personalità complessa e tormentata, dopo aver dato il via a un dibattito sulla salute mentale nello sport professionistico che pare destinato a durare a lungo, abbia chiuso con lo sport che ha fatto da trampolino di lancio alla sua fama, ricchezza e celebrità.

Gli eventi più recenti si sono succeduti in maniera sconcertante, mostrando un atteggiamento a volte quasi sconsiderato – o magari semplicemente indifferente- da parte di Osaka e/o del suo team. Alla fine di Ottobre Osaka ha postato su Instagram ringraziando tutti coloro che le facevano gli auguri di compleanno per i loro messaggi e l’affetto, salutandoli così: ” Non so davvero cosa ho fatto per meritare tutto questo, vi amo e ci vediamo in giro “.

Ma, dato che nei mesi seguenti i social della Osaka sono rimasti privi di contenuti tennistici, capire le sue intenzioni è diventato come seguire le tracce di briciole di pane. Circa una settimana fa la Osaka è stata taggata in una foto originariamente postata da uno studio di pilates di Los Angeles. Più recentemente la Osaka ha postato una foto di lei e il suo fidanzato seduti davanti alla Gioconda al Louvre. e mentre quindi i fans andavano in fibrillazione, dato l’avvicinarsi degli AO, i soliti ben informati di Twitter hanno dedotto, visto la foto poi rimossa, che si trattava di un soggiorno parigino risalente a Ottobre.

Forse Osaka voleva fare una qualche dichiarazione? Forse Osaka ci sta dicendo che ha chiuso col tennis e che dobbiamo farcene una ragione. Forse ci sta solamente segnalando che, essendo l’atleta più pagata nel 2022 ( 51,1 milioni di dollari di cui solo 1,1 guadagnati in premi nei tornei su un modesto bilancio di 14-9) si sta muovendo verso imprese più grandi e remunerative che includerebbero sponsorizzazioni e situazioni puramente imprenditoriali.

La parte difficile per Osaka è che le sue stesse attività, e, se pensiamo al tennis giocato, la sua mancanza di attività, possono contravvenire ai suoi contratti e renderla un investimento rischioso. Gli sponsor potrebbero ritenere di non avere un ritorno proporzionale all’investimento.

Mike Nakajima è stato, tra le altre cose, il direttore di Nike Tennis per il Nord America fino a quando ha lasciato l’azienda circa cinque anni fa. Ha avuto un ruolo di primo piano nel marketing e nella gestione degli obblighi contrattuali di numerose star Nike, tra cui Serena Williams, Roger Federer e Pete Sampras. Nakajima mi ha detto in una conversazione che tutti quegli stratosferici contratti di sponsorizzazione che un giocatore ottiene, hanno generalmente molti obblighi e clausole condizionali.

Ci sono obiettivi di partecipazione da raggiungere, pagamenti di bonus subordinati alle prestazioni e altri vincoli. Ignorare gli impegni può portare a una riduzione del compenso del giocatore. L’allenatore di un giocatore può addurre scuse di qualsiasi tipo, tra cui infortuni e problemi personali, ma la csa non può durare molto.

“Se sei un atleta Nike ma non giochi, non fa bene a Nike, dice Nakashima parlando delle priorità di sponsorizzazione di Nike. “La cosa numero uno per noi è sempre stata la visibilità: mostrare qualcuno come Naomi che colpisce una pallina da tennis o tiene in mano un trofeo”.

Ovviamente, non giova a Nike quando Osaka fa pubblicità per Mastercard, Louis Vuitton, Workday, Nissin o uno qualsiasi dei suoi numerosi sponsor. E i grandi capi di Mastercard non possono essere felice se Osaka non è là fuori a giocare partite di alto profilo, come lo è stata in passato, sfoggiando il loro logo. Per gli sponsor, la visibilità è il fine e l’essenza di tutto e arriva un punto in cui il prestigio della partnership potrebbe non essere sufficiente a soddisfarli. Gli sponsor possono ridurre i pagamenti quando un giocatore non rispetta gli obblighi, mentre i giocatori si attaccano a infortuni o altri fattori attenuanti per continuare a essere pagati.

L’unica cosa certa è che i dati finanziari relativi agli sponsor sbandierati dalla stampa possono spesso essere lontani dalla verità. Gli sponsor raramente rivelano il valore o la dettagli dei contratti stipulati. Gli agenti dei giocatori, al contrario, sembrano amare far trapelare quelle cifre.

Tutti questi milioni di dollari di cui si parla possono entrare in gioco solo se un giocatore raggiunge tutti gli obiettivi stabiliti, ma spesso questa somma è quella che verrà divulgata alla stampa“, ha detto Nakajima. “Molte volte guarderemo quelle cifre e diremo: ‘È divertente, è un po’ diverso da quello che abbiamo negoziato”.

È troppo presto per valutare l’entità dell’eventuale contraccolpo che Osaka subirà dall’allontanamento dal tennis, tenendo presente che gli sponsor sono molto attenti all’immagine e avversi alle polemiche, anche quando hanno motivi validi. È anche difficile prevedere per quanto tempo gli sponsor continueranno a sposare Osaka se non gioca a tennis. Sembra che abbia avuto un buon inizio come imprenditrice in diverse aree, tra cui una società di gestione dei talenti, Evolve, che ha messo sotto contratto Nick Kyrgios e Ons Jabeur. Forse non avrà bisogno di accordi di sponsorizzazione che le mettono pressione.

Osaka è attualmente al numero 47, ma è una star globale. Potrebbe cambiare idea e tornare al tennis nel corso dell’anno. Se così facesse, riuscirebbe certamente a mantenere una buona presenza nei media nonché un alto valore di mercato. Ma come mi ha detto di recente l’analista di ESPN Patrick McEnroe, “Oggi non puoi essere un giocatore part-time nella tua prima metà di carriera e neppure quando ti stai avvicinando ai trenta. Naomi non è Serena. Lei (Williams) è unica nel suo genere con un’abilità unica e la fiducia necessaria per farlo.

Ha aggiunto: “Non c’è dubbio che [Osaka] sia nata per giocare a tennis. Lo senti dal suono quando colpisce la palla.

Ora che il suono non si sente più, il silenzio è assordante.

Traduzione di Luca Gori e Massimo Volpati

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ATP

Numeri: il dominio di Djokovic nel tennis maschile dal 2011 ad oggi

Dalle settimane trascorse al numero uno al confronto contro gli altri grandi: Ferruccio Roberti raccoglie alcuni dati che testimoniano chi sia stato il più grande di quest’era tennistica

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

62 – Il numero percentuale delle settimane trascorse come 1 ATP da Novak Djokovic dal 4 luglio 2011 -giorno successivo alla prima vittoria di Wimbledon che lo proiettò sulla cima del ranking – a oggi. Una cifra di per sé impressionante che probabilmente sarebbe potuta essere ancora più significativa se il serbo non avesse saltato la seconda parte del 2017 e se l’anno scorso non avesse scelto di mettersi nelle condizioni di non poter partecipare a due Slam e quattro Masters 1000 (e a Wimbledon i punti fossero stati assegnati).

Altri numeri aiutano a comprendere meglio quanto fatto dal serbo dalla seconda metà del 2011 ad oggi: dal luglio di dodici anni fa ha vinto 19 dei 42 Slam (il 45,2%) e 29 dei 75 (38,6%) Masters 1000 a cui ha preso parte. In questo stesso periodo ha vinto 190 dei 245 (77.6%) match disputati contro colleghi nella top ten e, più in generale, si è imposto in 670 dei 768 incontri disputati (l’87,2%, una percentuale che sale al 89.3 considerando solo le partite non giocate sulla terra rossa). Della prima top 20 che lo vide al numero 1 sono rimasti sul circuito Nadal, Murray, Monfils, Gasquet e Wawrinka, mentre in quella attuale solo l’immenso campione maiorchino e Carreno Busta erano già tennisti professionisti nel momento in cui Djokovic salì per la prima volta al numero 1 del mondo. 

Non per fare inutili paragoni tra campioni che hanno avuto ciascuno la loro fantastica parabola, ma per comprendere meglio questo approfondimento sul periodo che parte da quando Nole è diventato numero 1, si può osservare come solo Nadal, di un anno più grande di Djokovic, ha avuto numeri in qualche modo paragonabili al serbo. In questo lasso temporale Rafa ha comunque vinto dodici Slam e diciassette Masters 1000, occupando la prima posizione del ranking ATP per 107 settimane, ma perdendo 18 dei 31 scontri diretti giocati con Novak  e sconfiggendolo solo 2 delle 14 volte in cui lo ha affrontato lontano dalla terra battuta. Ancora più pesante lo score con l’altro leggendario “big three”, Roger Federer: nato quasi sei anni prima di Djokovic, compiva di lì a un mese 30 anni la prima volta che Nole diventava numero 1 e ha inevitabilmente pagato la differenza d’età. Ad ogni modo, l’immenso campione svizzero nel periodo che stiamo analizzando ha vinto 4 Slam e 11 Masters 1000, è stato numero 1 ATP per 25 settimane complessive e contro Nole ha vinto 9 delle 27 volte in cui si sono confrontati. 

 

Quando domenica scorsa ha sconfitto in finale degli Australian Open Stefanos Tsitsipas il serbo aveva 35 anni 8 mesi e 6 giorni, ma non è un record: sei volte è accaduto che tennisti più anziani del serbo vincessero uno Slam (il primato assoluto è di Ken Rosewall, che vinse gli Australian Open del 1972 avendo compiuto da poco più di un mese i 37 anni). Così come non è un record di longevità il ritorno al numero 1 del ranking ATP da parte di Djokovic: Roger Federer nel giugno 2018 lo è stato a meno di due mesi dal compiere 37 anni. Quel che impressiona di Nole è piuttosto come a quasi 36 anni riesca ad avere non solo elevatissimi picchi di rendimento -non impossibili ai campioni come lui- ma anche di continuità, una caratteristica molto più rara per gli over 35 negli sport professionistici. A tal riguardo basti pensare che sconfiggendo Tsitsipas pochi giorni fa il serbo ha vinto 38 degli ultimi 40 incontri giocati (e tutti gli 11 match nei quali ha sfidato colleghi nella top 10).

 ParTit.Fin.Part. Gioc.Part. Vin.Part. Per.% Vitt.  % set vinti% game vinti% t.b. vinti
Australian Open18109789891.882.962.363.8
Roland Garros182 4101851684.277.160.255.9
Wimbledon17 7 196861089.678.758.667.2
US Open16 394811386.276.060.061.4
Indian Wells145950984.776.359.769.6
Miami135144786.382.161.683.3
Monte Carlo15 2 48351372.967.058.080.0
Madrid 12 3 0 3930976.969.656.050.0
Roma16  6 74641086.576.059.663.2
Montreal/ Toronto11 44 37784.179.458.073.3
Cincinnati14  52401276.971.156.361.1
Shanghai 4 0 3934587.281.461.471.4
Parigi Bercy 16 6 3 5445983.374.258.370
O2 Arena (ATP Finals)11  46341273.968.356.570.6
Dubai12  150 43786.078.459.869.2

Non c’è un centrale che ha fatto la storia recente del tennis a non aver conosciuto le vittorie di Novak Djokovic, unico tennista ad aver conquistato almeno due volte tutti gli Slam, tutti i Masters 1000 (e le ATP Finals). Il decimo successo agli Australian Open, torneo che in assoluto ha vinto più di tutti, fa supporre che con ogni probabilità la Rod Laver Arena sia il campo dove si giocherebbe la sua partita della vita. Più per ricapitolare qualche numero della sua carriera a beneficio dei lettori che per ricavare un dato oggettivo (nel susseguirsi delle edizioni di uno stesso torneo cambiano in parte le condizioni di gioco, basti pensare ad esempio alle modifiche apportate alla superficie e/o alle palline), sono andato a recuperare alcune sue statistiche nei tornei più importanti del circuito e in quelli nei quali ha giocato un elevato numero di match, come Dubai. Dalla tabella in cui sono raccolti i dati arriva la conferma che in effetti gli Australian Open sono il torneo in cui Djokovic ha il più alto rendimento e non solo perché è quello a cui ha preso parte più volte (18, così come al Roland Garros). A Melbourne il serbo vanta la miglior percentuale di vittorie rispetto ai match giocati (91.8%) e di set vinti rispetto a quelli disputati (82.9%). Ovviamente, non sorprende che un sette volte vincitore di Wimbledon abbia numeri eccellenti anche sui campi di Church Road, mentre un pochino stupisce che gli Internazionali d’Italia – dove vanta un ottimo score con sei successi e altrettante finali – siano il torneo sul rosso dove si esprime meglio e in assoluto uno dei migliori per il suo rendimento. In ogni caso numeri incredibili: solo a Monte Carlo, Madrid e Cincinnati (la O2 Arena dove si giocavano le Finals è un discorso a parte, vista l’altissima caratura degli avversari) non ha vinto almeno l’80% delle partite. Not too bad…

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Dal 1000 di Dubai ai 500 di Abu Dhabi e Doha: dove vedremo le Top 10 WTA a febbraio

Diversi tornei di spicco in questo mese, con il WTA 1000 di Dubai a farla da padrone, ma con altre competizioni di contorno ad arricchire la programmazione

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Iga Swiatek (sinistra) e Jessica Pegula (destra) - United Cup 2023 Sydney (foto Twitter @UnitedCupTennis)

A differenza del circuito maschile, in il mese di febbraio è caratterizzato dalla sola presenza di ATP 250 e 500, il circuito femminile propone un WTA 1000 già nella terza settimana di febbraio. Inoltre, in questo mese si svolgeranno quattro WTA 250 e due WTA 500. Quando e dove vedremo in campo le tenniste nelle prime dieci della classifica? Ecco una breve panoramica.

Nella prima settimana del mese si inizierà subito con il WTA 500 di Abu Dhabi e con il WTA 250 di Linz, in programma dal 6 al 12 febbraio.

Il Mubadala Abu Dhabi Open si svolgerà sul cemento degli Emirati, e vedrà la partecipazione di Daria Kasatkina, Belinda Bencic ed Elena Rybakina a guidare la spedizione alla ricerca di un trionfo che vale molto, anche per affermare la propria candidatura nel WTA 1000 di Dubai, in programma solo sette giorni dopo la finale ad Abu Dhabi. All’interno del tabellone principale troviamo anche l’azzurra Martina Trevisan, in cerca di punti importanti per risalire in classifica.

 

Sul cemento austriaco andrà in scena l’Upper Austria Ladies Linz, con Maria Sakkari testa di serie numero uno del torneo e unica top ten del tabellone principale. Tra le teste di serie vi sono anche Ekaterina Alexandrova e Irina-Camelia Begu, mentre più indietro in classifica ma con un posto nel tabellone principale figurano anche le azzurre Lucia Bronzetti, Jasmine Paolini e Camila Giorgi.

Nella seconda settimana di febbraio, dal 13 al 19, andrà in scena il solo WTA 500 di Doha. Il Qatar Ladies Open vedrà la partecipazione di quasi tutte le prime giocatrici del ranking WTA, con Iga Swiatek a guidare la spedizione e a difendere il titolo conquistato nel 2022. Dopo il forfait di Aryna Sabalenka, fresca vincitrice dell’Australian Open, le sue principali avversarie saranno Ons Jabeur, Jessica Pegula, Caroline Garcia e Coco Gauff.

Nella terza settimana di febbraio si svolgerà il torneo più importante del mese, il Dubai Duty Free Tennis Championships, e inoltre andrà in scena il WTA 250 di Merida.

Sul cemento degli Emirati Arabi si sfideranno tutte le migliori tenniste della classifica mondiale, con Jelena Ostapenko che sarà impegnata a difendere il trionfo del 2022 dalla concorrenza spietata di Iga Swiatek, Aryna Sabalenka e di 28 delle prime 30 posizioni del ranking WTA. Il torneo si prevede interessante e molto competitivo.

Con l’inizio e la fine del torneo programmate il 20 e il 26 febbraio, ovvero un giorno dopo rispetto al più prestigioso torneo di Dubai, il WTA 250 di Merida si gioca sul cemento messicano e ad oggi vedrebbe come prima testa di serie Magda Linette, unica giocatrice in tabellone tra le prime 30 posizioni della classifica mondiale. Le italiane iscritte sono Elisabetta Cocciaretto, Lucia Bronzetti e Camila Giorgi, che proveranno ad approfittare dell’assenza di pezzi grossi per raggiungere le fasi finali del torneo.

Infine, tra il 27 febbraio e il 5 marzo andranno in scena i tornei WTA 250 di Austin e Monterrey, entrambi sul cemento outdoor. In texas il tabellone principale vede le presenze di Linette, Zhang, Stephens, Collins, della vincitrice dello US Open 2021 Emma Raducanu, e dell’azzurra Jasmine Paolini. Sul veloce messicano si daranno battaglia invece Caroline Garcia, unica top ten del torneo, e Beatriz Haddad Maia, favorite sulla concorrenza delle altre partecipanti, tra le quali ad oggi sono presenti anche le italiane Cocciaretto, Bronzetti e Giorgi.

Matteo Zamponi

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