[ESCLUSIVA] Il furore di Bogomolov per la redenzione di Sock

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[ESCLUSIVA] Il furore di Bogomolov per la redenzione di Sock

Siamo andati a Charlotte, in North Carolina, per intervistare l’ex top 30 Alex Bogomolov. Nonostante si sia ritirato da dieci anni la sua passione per il tennis rimane immutata e sogna di riportare Jack Sock nei palcoscenici più importanti

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Jack Sock alla Bogomolov Tennis Academy (foto Facebook Bogomolov Tennis Academy)
 
 

Non appena oltrepassiamo la “state line” tra South e North Carolina cominciamo a intravedere la skyline di Charlotte. Trenta minuti a nord della città nel sobborgo di Concord, ha sede la ‘ Alex Bogomolov Academy”. Qui non solo giovani promesse si allenano sotto lo sguardo attento dell’ex top 30 ma da due anni a questa parte Jack Sock, lontano dai riflettori, sta cercando di ricostruire la sua carriera proprio con l’aiuto del suo amico e coach “Boogie”.  Prima di lasciare Charlotte contattiamo Bogomolov telefonicamente, Sock si trova in South Carolina a celebrare il suo primo anno di anniversario con sua moglie ma Alex ci dice che è disponibile per un’intervista e così guidiamo verso il “Cabarrus Country Club” di Concord. Per essere dicembre la giornata è abbastanza tiepida, è lunedì mattina, i campi dell’accademia sono vuoti e nell’atmosfera rilassata lontano dal frastuono della grande città si sentono le urla proprio di Bogomolov. Alex ci accoglie con una calorosa stretta di mano e ci chiede di avere un pochino di pazienza dal momento che si sta allenando con un giovane ragazzo che è il miglior prospetto dell’università del North Carolina. Stanno facendo una partita ai 10 punti giocando solamente lo slice, sia dalla parte del dritto, sia dalla parte del rovescio. Modo intelligente per allenare colpi che vengono sempre meno usati nel tennis moderno. Alex si arrabbia quando commette un errore e si esalta ogni volta che vince il punto. La sua competitività è davvero travolgente, il ragazzo che sta allenando è più pacato ma si vede come tra i due c’è confidenza. Vedendo il suo spirito da lottatore sorprende che nonostante i seri problemi fisici Alex non abbia mai cercato di tornare a giocare dopo il ritiro. L’attesa si rivela piuttosto lunga, il giovane studente è il primo a mollare per i crampi mentre Alex pimpante dà l’idea che avrebbe potuto continuare per ore. Quando il ragazzo lascia i campi Bogomolov ci porta in una piccola stanza e così l’intervista può cominciare. 

Vorrei chiederti innanzitutto della tua Accademia. Perché hai scelto esattamente Charlotte come città in cui vivere e creare la tua Accademia?

Innanzitutto Charlotte è situata a metà strada tra la Florida dove vive la mia famiglia e New York dove vive quella di mia moglie. Inoltre, avendo vissuto per molti anni proprio in Florida, mi attirava l’idea di vivere in un luogo dove fa più freddo, in cui puoi gustarti ogni stagione. Qui tra l’altro pagando meno soldi puoi avere una casa più grande. Così alcuni anni fa ci siamo trasferiti in una casa a dieci minuti da qui in cui ho potuto costruire un campo da tennis su cui far giocare i miei figli che a quel tempo erano molto piccoli e non avevano bisogno di nessun allenamento particolare. In futuro probabilmente la Florida sarebbe un’opzione migliore per permettere a mio figlio (ha 12 anni) di confrontarsi con altri giovani tennisti.  All’inizio non volevamo nemmeno che giocasse ma ora è lui a chiederci di allenarsi (ride).

 
Alex Bogomolov Jr – Indian Wells 2018

Con l’accademia il tuo obiettivo è quello di permettere a chiunque di allenarsi con un ex top 30 come te o preferisci a dedicarti a giovani promesse?

Qui abbiamo davvero qualsiasi livello. A partire da Sock che è stato top 10 che talvolta si allena con altri tennisti americani professionisti con cui è amico fino ad arrivare a bambini che vengono qui senza aver mai toccato una racchetta. Ogni persona che è venuta in questa accademia ha una storia e un passato tennistico diverso. In questo momento professionalmente sto lavorando con Jack Sock, a livello personale sto cercando di far migliorare i miei due figli mentre per quanto riguarda l’accademia sto lavorando sia con bambini che a oggi hanno poca esperienza sia con ragazzi che, se continuano a migliorare, un giorno possono realizzare qualcosa di importante. Ci piace avere la nostra indipendenza come accademia, infatti le nostre strutture sono all’interno del Cabarrus Country Club ma non devi essere un membro del club per avere accesso all’accademia.

A proposito della tua attuale collaborazione con Jack Sock, quando avete deciso di iniziare a lavorare insieme?

Nelle nostre carriere avevamo in comune l’aver vinto a Kalamazoo (città in Michigan sede di uno dei tornei giovanili più importanti degli Stati Uniti n.d.r.). È solo anni dopo il mio ritiro che abbiamo approfondito il nostro rapporto. Abbiamo cominciato a parlare di lavorare insieme allo US Open nel 2019 quando stava cercando di tornare dopo aver passato mesi fuori dai campi per l’infortunio al pollice. L’esatto momento in cui però la nostra collaborazione è iniziata è stato proprio durante l’off season tra la fine del 2019 e il 2020 quando Jack aveva perso tutti i suoi punti ATP.

Con il talento che Jack ha è sorprendente vederlo ancora fuori dai top 100. Come ti spieghi che dopo aver raggiunto il best ranking al numero 8 del mondo nel 2017 l’anno seguente senza particolari infortuni è uscito fuori dai top 100 e da quel momento non è ancora riuscito a tornarci?

Quello che è successo a Jack è un qualcosa di abbastanza comune per molti tennisti. Hai una stagione in cui ottieni tanti punti e l’anno seguente senti la pressione. Penso che il suo primo errore sia stato quello di rilassarsi dopo aver ottenuto il best ranking alla fine del 2017. Non si è allenato tanto duramente quanto avrebbe dovuto durante quella off season e in quel modo ha iniziato il 2018 con alcune sconfitte inaspettate. La fiducia è venuta a mancare e quella stagione è stata davvero terribile. Poi a inizio 2019 si è infortunato al pollice, non ha potuto lavorare sulla sua forma fisica per ben sei mesi e così quando è tornato alla fine di quell’anno era sovrappeso e si è fatto male anche alla schiena. Ha dovuto ripartire dai challenger ma a livello fisico non era in grado di giocare nemmeno a quel livello e quando ha perso tutti i suoi punti ha pensato seriamente al ritiro. Quando abbiamo cominciato a parlare non aveva alcun allenatore e nessun piano per tornare ad alto livello. Assieme a sua moglie stavano cercando una sistemazione a Charlotte ma era difficile per lui trovare un coach. Penso che siamo stati fortunati a vicenda a trovarci. È giusto dire però che quando è arrivato in top 10 era ancora piuttosto giovane e fino a quel momento non aveva mai avuto pressione di dover vincere a tutti i costi visto che non aveva mai troppi punti da difendere. Tra l’altro a Bercy nel 2017 avrebbe dovuto perdere al primo turno (contro Kyle Edmund).

 
 
 
 
 
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Possiamo dire che probabilmente fu abbastanza fortunato a giocare il torneo della carriera in un momento di transizione in cui c’era più spazio per entrare in top 10 rispetto a anni prima?

È stato bravo a sfruttare l’occasione ma è giusto dire che 1000 punti sono davvero tanti e solo quel torneo gli avrebbe permesso di rimanere in top 30 per parecchi mesi. Inoltre dopo quell’exploit ha cominciato ad avere bye in tutti i tornei che giocava e era un qualcosa a cui non era abituato. Così mentre le sconfitte nel 2018 aumentavano lui si trovava a iniziare nei tornei sempre il mercoledì o il giovedì contro giocatori che erano già rodati e più in fiducia di lui. Pochi mesi dopo che avevamo iniziato a lavorare è arrivata la pandemia che ha davvero rovinato i nostri piani. A marzo del 2020 aveva appena giocato la finale al Challenger di Indian Wells contro Steve Johnson, era finalmente in fiducia per la prima volta dopo tanto tempo e soprattutto ci avevano appena detto che Jack avrebbe ottenuto la wild card sia a Indian Wells sia a Miami. Sarebbe stata la prima occasione per lui per confrontarsi di nuovo contro i migliori ma quella sera stessa il circuito ATP è stato sospeso e i nostri piani sono saltati nuovamente. Ha smesso di pagarmi dal momento che non avevamo alcuna idea di quando il circuito avrebbe ripreso, si è dedicato al golf e ha preso di nuovo tutti i chili che aveva perso nei mesi precedenti. È tornato allo US Open dove al secondo turno ha perso contro Mannarino ma poi a fine anno ci siamo dovuti fermare nuovamente perché si è sposato. È stato difficile nelle ultime due stagioni dare continuità al tuo lavoro.

Sei un coach di vecchio stampo che lavora in silenzio e non ama scherzare troppo mentre ci si allena o hai un approccio più “leggero”?

Io e Jack in questo siamo diversi. Faccio fatica a prendere molti giorni liberi durante l’off season mentre lui, per quanto si alleni duramente, ha un approccio più leggero . Non mi piace perdere tempo quando ci alleniamo e quando viaggiamo tutto deve essere organizzato alla perfezione. In passato abbiamo litigato spesso perché come detto il suo approccio è più rilassato, sto ancora imparando come rivolgermi a Jack senza essere troppo aggressivo così non risponde in maniera troppo emotiva. Dal canto suo lui sta cercando di rispettare maggiormente l’allenamento e la mia etica di lavoro. Non mi piace perdere tempo, per questo stiamo ancora cercando di conoscerci.

Dal punto di vista tecnico ho notato come la sua discesa nel ranking sia coincisa con un maggior utilizzo dello slice con il rovescio. Quest’anno allo US Open ha giocato un’ottima partita contro Zverev e colpiva il rovescio a due mani piatto. È un aspetto su cui state cercando di lavorare?

L’aspetto su cui stiamo lavorando maggiormente è proprio la fiducia. Quando è sereno è in grado di giocare sia il rovescio incrociato sia il lungolinea proprio perché la mente è sgombra. Mentre quando non è in fiducia tende a girarsi troppo dalla parte del dritto, è un qualcosa di cui abbiamo parlato molto negli ultimi anni. Lui ha bisogno di una o due partite per entrare in ritmo, ha vinto il Challenger di Little Rock quest’anno perché è riuscito ad aggiudicarsi match molto duri che gli hanno dato una bella iniezione di fiducia. Quando sente l’odore del sangue si trasforma e il rovescio non è più un problema.

Jack Sock alla Bogomolov Tennis Academy (foto Facebook Bogomolov Tennis Academy)

Nonostante le difficoltà lavorative siete in grado di avere un buon rapporto di amicizia?

Sua moglie Laura va molto d’accordo con i miei figli e così quando viaggiamo andiamo tutti insieme. È ottimo anche per i miei figli così riescono a viaggiare, a vedere posti diversi nel mondo e a prendere confidenza con i palcoscenici tennistici più importanti. Io e Jack abbiamo un rapporto molto buono, ero anche al suo matrimonio e una buona atmosfera è importante anche per la fiducia di chi scende in campo ovviamente.

Nel 2011 ti sei aggiudicato il premio “most improved player of the year”, sei passato in una sola stagione dal numero 166 al numero 33 del mondo. Pensi che la tua esperienza nello scalare la classifica così rapidamente possa essere d’aiuto anche per Sock?

Penso che il 2022 sarà un grande anno per Jack. Negli ultimi due anni ha giocato davvero pochi tornei ma con una buona programmazione penso possa finalmente tornare ad alti livelli. Non so dire con esattezza in che posizione lo troveremo tra un anno ma il nostro primo obiettivo è ovviamente la top 100. La cosa migliore di Jack è che può attere qualsiasi giocatore, quindi se riusciamo ad arrivare nei palcoscenici più importanti si può togliere delle soddisfazioni. Al Roland Garros nel 2020 quando il suo livello era più basso di quello di oggi ha passato un turno contro Opelka e ha tolto un set a Thiem.

La top 100 è alla portata, se mi chiedi top 10 ti dico che questa volta per arrivare tra i primi dieci dovrebbe fare molto di più di quello che fece nel 2017. Quattro anni fa non penso sapesse nemmeno lui come avesse raggiunto quella posizione. Oggi è un giocatore più umile, giocare Challenger e perdere da giocatori più deboli gli ha fatto capire che nulla è scontato. Se riesce a motivarsi più di quanto non abbia mai fatto in passato allora forse può avere una chance di tornare a quel livello. Non penso che Jack fino ad oggi sia stato in grado di andare oltre i suoi limiti.

Quando Jack è tornato a giocare challenger pensavo che con la sua esperienza sarebbe stato in grado di vincerne parecchi. Come ti spieghi le difficoltà riscontrate in questo tipo di tornei?

Io sono cresciuto giocando Challenger e ho sempre pensato che scalare la classifica passando da questi tornei fosse molto difficile. Nei Challenger i giocatori sono tutti affamati, devono realizzare il loro sogno e sono molto motivati. Quando vai a giocare tornei ATP qualche volta il tuo avversario è infortunato o magari ha giocato alcuni ottimi tornei quindi è un pochino demotivato. A livello ATP assieme a Jack quest’anno abbiamo avuto più successo che nei Challenger, è dura per qualcuno come lui che è stato in top 10 andare a giocare tornei minori, perdere e presentarsi di nuovo nel prossimo torneo.

La sua stagione è comunque stata buona, è stato nominato per il premio “comeback player of the year” ma penso che avrebbe potuto fare meglio in alcuni tornei.

Qual’è la vostra programmazione per l’inizio della nuova stagione?

Ha finito tardi con la Davis Cup in Italia quindi non andremo in Australia. Abbiamo bisogno di allenarci con continuità a dicembre e a gennaio, inizieremo con un Challenger a fine gennaio e poi andremo al nuovo torneo Atp di Dallas per continuare il mese di febbraio a Delray Beach.

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Scanagatta: “Laver Cup, Tiafoe e Sock hanno onorato il tennis giocando così contro Federer e Nadal”

Il direttore commenta le critiche al doppio statunitense: “Chi ha inventato la Laver cup è stato un genio. Oggi si può dirlo. È invece populista, anche Adriano Panatta, che dà di trogloditi a Tiafoe e Sock per aver sparato a tutta forza su Federer e Nadal. Ci pensate se qualcuno avesse loro chiesto di giocare più piano e di perdere? Federer non lo avrebbe mai chiesto

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Rafa Nadal e Roger Federer - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

0.29: “Non sono d’accordo con Adriano Panatta e chi come lui sostiene che Tiafoe non avrebbe dovuto tirare forte su Federer.”

1.40: “La posizione di Federer sulla Laver Cup è sempre stata che ci si impegna come in vero torneo.”

3.24: “Adriano Panatta ha detto che Sock e Tiafoe sono dei trogloditi, tirano solo forte, ma sono affermazioni populiste.”

 

4.50 : “Federer ha chiuso da vincente tutta la sua vita, anche per le partite che ha perso.”

Qui sotto il video-commento completo:

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ATP

Laver Cup: Berrettini/Djokovic travolgenti, poi Nole arringa la folla: “C’è sempre una piccola speranza che Roger possa tornare”

Matteo e Novak mostrano una grande alchimia in campo, trionfando in un doppio comunque spettacolare. Al Team Europe, domani, basteranno due vittorie per il quinto sigillo

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Europa – Resto del Mondo 8-4

M. Berrettini / N. Djokovic (EUR) b. A. De Minaur / J. Sock (WOR) 7-5 6-2

Si conclude amaramente la seconda giornata della Laver Cup 2022 per il Team World, dopo che per la prima volta in cinque edizioni della competizione la squadra capitanata da John McEnroe era riuscita a chiudere il primo giorno di gare in pareggio grazie a due vittorie arrivate nella sessione serale; proprio con i due match in prime time della O2 Arena entrambi appannaggio del Team Europe. Novak Djokovic, ritornato a disputare un incontro ufficiale dopo oltre due mesi dal settimo Wimbledon messo in saccoccia, è sembrato non essere stato ai box per così tanto tempo. Una versione tirata a lucido del campione serbo, è andata di corsa nel singolare contro Tiafoe per poi ripresentarsi al fianco di Matteo Berrettini per il doppio conclusivo.

 

I due protagonisti, nonostante non avessero mai giocato assieme e pur non essendo fruitori abituali del circuito di specialità – basti pensare che Nole non prendeva parte ad una partita di doppio dalle finali novembrine di Madrid della scorsa edizione della Coppa Davis, in semifinale perse il rubber decisivo in coppia con Krajinovic al cospetto di Mektic/Pavic. Mentre Matteo quest’anno era stato impegnato soltanto tre volte nel tennis di specialità, ad inizio stagione, in ATP Cup due volte con Sinner ed una con Bolelli racimolando però un solo successo -, hanno dimostrato di trovarsi a proprio agio nel giocare uno vicino all’altro. Una sinergia dovuta anche alle loro caratteristiche tecniche, che ben si completano in un gioco di squadra: la robustezza da fondo della leggenda di Belgrado, e la puntuale copertura della rete dell’italiano; la risposta di Djokovic e il servizio di Matteo. Un’abbinamento riuscito anche grazie alla complicità fuori dal campo, Novak aveva già scherzato, nell’intervista a caldo, dopo il suo primo impegno di serata affermando: “Non vedo l’ora di poter parlare in italiano“. Per Berrettini questa non era però la prima esperienza in assoluto in un match di doppio nella Laver Cup, l’anno scorso al suo esordio nella manifestazione giocò in prima giornata insieme a Zverev perdendo da Isner/Shapovalov.

Bisogna comunque sottolineare, che probabilmente la scelta di Alex De Minaur non sia stata la più corretta: l’australiano è stato di gran lunga l’anello debole del duo “rosso”. Ovviamente schierarlo questa sera era un premio per aver portato a casa ieri il punto contro Murray, tuttavia un compagno diverso forse avrebbe stimolato maggiormente un Jack Sock troppo spesso a corrente alternata. Per il doppista di punta di questo evento, infatti, si tratta solamente del terzo ko in doppio in 13 partite disputate. Europei avanti 8 a 4, e nella giornata finale agli uomini di Bjorn Borg basteranno due affermazioni – domani ogni singolo incontro varrà tre punti, la soglia per la vittoria è 13 – per mettere le mani sul quinto trofeo consecutivo e lasciare ancora a bocca asciutta il Resto Del Mondo.

IL MATCH – Il Team Europe decide di schierarsi con Djokovic a destra e Berrettini a sinistra, per dare la possibilità ad entrambi di potersi affidare al loro colpo migliore da fondo nella copertura della zona centrale del campo, la frazione nevralgica del rettangolo di gioco nella maggior parte delle soluzioni che vengono adottate in doppio. Gli “azzurri” si mixano molto bene, con il dirompente servizio del tennista romano e l’eccezionale capacità di ribattere del “muro” serbo. Nole e Matteo, pur essendo poco avvezzi alla specialità, partono alla grande centrando immediatamente il break nel secondo game: strappo che arriva agli albori della partita anche grazie ad un disastroso turno alla battuta di De Minaur. L’australiano si dimentica la prima negli spogliatoi, mentre Robo Novak innalza fin da subito i giri del motore in risposta. Il 21 volte campione Slam, come è accaduto anche nel singolare, mette in mostra già nel primo quindici utile la sua straordinaria abilità nel leggere il servizio altrui e così il povero Alex, nelle successive occasioni, è costretto a forzare la seconda inciampando in un sanguinoso doppio fallo che dà il là all’allungo dei ragazzi di Borg con un parziale di 12 punti a 3, valevole per il 3-0.

Demon è certamente il giocatore maggiormente in difficoltà sul campo, ma la situazione per il duo Aussie-Usa si complica ancora di più perché anche Sock inizia a sbagliare qualcosa di troppo. Il tennis del 30enne di Lincoln lo si conosce bene, è estremamente rischioso e quindi basta poco per inceppare il meccanismo: il campione di Parigi Bercy 2017 è alla continua ricerca della soluzione definitiva, sia nei pressi della rete al volo che da fondo campo con il suo drittone. Ma le gambe non vanno sempre come dovrebbero, e quindi molte volte arrivano errori marchiani. La tattica di Team World è dunque ben chiara, “sparare forte sull’uomo posto a protezione in avanti appena si ha l’occasione; tuttavia gli europei prendono rapidamente la rete e si muovono perfettamente all’unisono quando devono intercettare al volo le fiondate avversarie. Pian piano però i giocatori in maglia rossa, riescono a far crescere sensibilmente la loro tenuta del campo: con Alex che riesce ad abbinare alla potenza del compagno, le sue variazioni. Ebbene, ecco che quindi si materializzano le prime difficoltà anche per Berrettini e Djokovic, con l’ex n. 1 del mondo che offre la prima palla break dell’intero match alla squadra proveniente dal Resto del Mondo, complice un doppio fallo. Matteo e Nole però si salvano da campionissimi, prima con Berretto che contiene al volo le sbracciate di Sock e poi con il 35enne di Belgrado che sigilla il 5-2 attraverso un portentoso dritto tirato addosso a De Minaur. Capitan McEnroe tuttavia vede i suoi che non riescono ad uscire totalmente dalle sabbie mobili di un primo set per loro veramente molto complesso: nell’ottavo game i soliti problemi di smash del giocatore aussie, con lo statunitense che gli va dietro andando fuori giri in più di una circostanza portano l’Europa ad issarsi a set point.

Jack e Alex si salvano in qualche modo, e addirittura risollevano il morale di John rientrando clamorosamente in partita. Giunge, perfino a 0, il contro-break proprio quando il tennista italiano serviva per mettere in cassaforte il parziale: Djokovic è troppo statico, Matteo toppa incredibilmente uno smash ed è 5-4. I compagni di squadra di Re Roger non ci stanno e reagiscono veementemente, The Hammer si esalta al volo mentre Novak è solidissimo dietro: sul 30-30 però manca ancora il killer instinct alla squadra di casa, il dritto del sette volte vincitore di Wimbledon è eccessivamente affrettato. I due finalisti sui prati dei Championships 2021 stanno certamente disputando un doppio nel complesso migliore rispetto ai loro avversari, sia per qualità generale del loro tennis che per le possibilità che si sono creati: arriva un altro 30-30, grazie anche ad un nastro “fortunello”. Poi però soltanto grandi meriti per Berrettini e Djokovic: il “nostro” comanda meravigliosamente con lo sventaglio muovendo Sock per poi scaraventare lo schiaffo al volo. Secondo set ball, e allora ci pensa Nole esibendosi in uno spettacolare recupero spalle alla rete mediante un uso magistrale del polso a porre fine al parziale: 7-5 Team Europe in 50 minuti di gioco.

Nel secondo set, l’equilibrio si rompe nel terzo game quando sul 30-30, con l’americano al servizio, Berrettini alza un provvidenziale lob e ancora una volta ritorna l’incubo smash a tormentare il 23enne di Sydney, che manda largo il colpo. Il dritto affossato in rete da parte del bronzo olimpico in doppio a Rio 2016, fa il resto: un 3-1 che presto diventa 4-1 con Berretto che mette a referto il suo terzo turno di servizio senza concedere punti. Gli europei ora giocano sulle nuvole, al contrario si spengono fragorosamente gli avversari: emblematico il dritto in rete colpito in salto da Sock, un ghirigoro inutile che gli è costato il punto. Matteo è attentissimo a rete, Novak impenetrabile dalla linea di fondo: suggellato un secondo break nella frazione che vale il 6-2 in 33 minuti (un’ora e ventitre la durata complessiva del match) . Europa conduce 8-4 sul Resto Del Mondo.

LE PAROLE A CALDO DEI VINCITORI

DJOKOVIC: “Per prima cosa, mi sono divertito un sacco. Non gioco spesso il doppio, è un gioco diverso dal punto di vista tattico. Ti devi posizionare anche in modo diverso in risposta. Devi comunque aver fiducia nel tuo compagno e trovare la strategia che va bene ad entrambi, il campo è più grande. Sono molto felice, Matteo mi ha aiutato tantissimo: ha uno dei migliori servizi del mondo. L’avvio della giornata è stato perfetto, due su due con singolo e doppio. Non potevano chiedere di meglio per la squadra europea.

Sulla domanda riguardante che significato abbia giocare questo evento davanti a Rod Laver, Djokovic replica per poi concludere lanciando la bomba sull’incredibile come-back: “Il signor Rod Laver è uno de più grandi di sempre ad ver preso una racchetta in mano. Per me è un onore giocare davanti a lui ogni singola volta che mi capita, mi è successo parecchie volte in Australia. Il maggiore privilegio è stato ricevere il trofeo dell’Australian Open da lui, dalle sue mani. Apprezziamo tutto quello che ha fatto per dare il suo contributo al nostro sport. La storia del tennis è molto importante. Dove siamo adesso, anche a livello globale è per merito suo. Grazie ancora una volta Mister Laver per essere qui. Questa competizione è l’unica in cui puoi avere i rivali di una vita come compagni di squadra ed è per questo che ci divertiamo così tanto. Ci godiamo ogni singolo momento sia dentro che fuori dal campo, soprattutto quest’anno con noi quattro: Andy, Roger, Rafa e io insieme è un’esperienza unica. Infine voglio dire che c’è sempre una piccola speranza che Roger possa tornare e giocare ancora una volta. Fatevi sentire“.

BERRETTINI: “Parla meglio di me l’italiano (sorriso generale, ndr). Gli ho chiesto parliamo in inglese o in italiano, e lui mi ha detto italiano. Per cui mi sentivo a casa. Spero non abbia capito le mie parolacce. E’ stato un grande onore per me giocare insieme a lui, nello stesso lato del campo. L’ho affrontato diverse volte ed è durissima, è molto più facile giocare avendolo di fianco.

Il programma del DAY 3 dalle ore 13 italiane (tre punti a vittoria – tredici punti necessari per vincere)

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ATP

Laver Cup: Djokovic straripante, annichilisce Tiafoe e riporta avanti l’Europa. Pensiero speciale per Federer

Nel suo primo match di giornata in attesa del doppio con Berrettini, Djokovic domina Tiafoe e regala altri due punti all’Europa, che va 6-4

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Foto da Twitter @LaverCup

N. Djokovic (Europe) b. F. Tiafoe (World) 6-1 6-3

Una partita a senso unico, in cui si fa fatica a credere che l’ultimo incontro disputato da Novak Djokovic sia stato la vittoria in finale a Wimbledon due mesi e mezzo fa. Il serbo domina in lungo e in largo, è impeccabile da fondo e concede appena una palla break in tutto il match, chiudendo a zero tutti e quattro i turni di servizio del primo set e riportando l’Europa in vantaggio per 6-4. Immancabili a fine partita le belle parole in onore di Roger Federer.

IL MATCH – Djokovic serve per primo in un avvio di partita rapidissimo, con tre game consecutivi tenuti a zero dal giocatore in battuta. L’ex numero uno del mondo è tirato a lucido e nel secondo turno di risposta si procura subito due break point consecutivi, nati grazie a due fantastici dritti vincenti e un ottimo passante di rovescio in scivolata. In 14 minuti il serbo vola sul 4-1, mettendo in campo 11 prime su 12 (quattro delle quali sono ace) e non concedendo neanche un singolo quindici. Tiafoe è costretto ai vantaggi nel sesto gioco, con il suo avversario che disinnesca il suo servizio e copre divinamente il campo. Djokovic si costruisce un’altra palla break e, sfruttando un attacco non perfetto dello statunitense, lo punisce e allunga ancora. Il campione di 21 Major archivia 6-1 un primo parziale praticamente perfetto: quattro game di battuta su quattro tenuti a zero e 14 prime su 16 in campo, con cui ovviamente ha sempre fatto punto.

 

“Per essere fuori da così tanti mesi stai colpendo benissimo da fondocampo “ – commenta Roger Federer nella pausa tra i due set, con Djokovic che non può far altro che ringraziare. Il serbo continua ad offrire palle insidiose a Tiafoe, come i back di rovescio molto bassi sul diritto del suo avversario che, con la sua impugnatura, fatica a gestire. Proprio in questo modo l’ex numero uno del mondo si crea la prima opportunità di break anche nel secondo set, concretizzata poco dopo con un contropiede vincente di rovescio. Sotto 0-1 30-0 – e dopo 18 punti persi consecutivamente – il numero 19 del ranking riesce con merito a conquistare i primi punti in risposta. Sono tre, consecutivi e decisamente inaspettati, che gli valgono una possibilità di contro-break. Djokovic la cancella con una gran seconda, torna a dettare legge da fondo e sale 2-0.

Nel gioco successivo Tiafoe prova ad entrare in partita, si fa rimontare da 40-0, ma riesce comunque a tenere il servizio senza offire break point. Il serbo, tuttavia, continua a tenere il suo rivale a debita distanza, procurandosi altre due opportunità di break poco dopo. Lo statunitense è bravo e fortunato: annulla la prima con un fantastico passante di rovescio incrociato, mentre sulla seconda viene salvato da un nastro vincente. Il 24enne del Maryland prova a far qualcosa di diverso ma non riesce mai a strappare più di due punti in risposta in alttrettanti game e, sul 3-5, crolla definitvamente. Djokovic non spreca troppe energie in vista del doppio contro Berrettini (affronteranno De Minaur/Sock), si impone 6-1 6-3 e, nell’immediato post partita, spende – anche lui come Berrettiniparole bellissime per Roger Federer.

Ieri è stato uno dei momenti più belli che si siano mai visti sul campo da tennis, a prescindere dall’essere qui o ad averlo seguito da casa. Sapevamo sarebbe stato un addio emozionante per Roger, ma siamo stati tutti sopraffatti dal momento. C’era un po’ di tristezza, perché uno dei più grandi atleti di sempre ha lasciato questo sport, ma vederlo felice per com’era andata la serata mi ha fatto sentire grato e privilegiato di essere al fianco di così tanti campioni. È stato indubbiamente uno dei momenti più belli della mia vita.

Quando sono arrivati i suoi bambini in lacrime è stato il momento più emozionante per me, insieme alla sua famiglia e alle persone che sono state fondamentali nella sua carriera. La gente pensa che restare così tanto in alto dipenda solo da noi, ma senza le persone che ci stanno vicino sarebbe stato impossibile e lui, con le parole di ieri sera, lo ha dimostrato. Sto parlando troppo, ci sono tante cose che voglio dire: ho testimoniato qualcosa di unico ieri, ma ho solo una ventina di minuti e tra poco devo tornare in campo! Sarà divertente giocare con Matteo, potrò anche parlare in italiano con lui. Speriamo di vincere”.

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