Quando uno smash è davvero vincente: la storia della catena "Smash Tennis Specialist" in un libro

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Quando uno smash è davvero vincente: la storia della catena “Smash Tennis Specialist” in un libro

Silvio Di Giovannantonio, ex dipendente ed ora imprenditore multi-store, racconta la sua storia di vita

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Da sx Vincenzo Santopadre, Silvio Di Giovannantonio e Livio Costarella durante la serata di presentazione del libro al Ct Bari.
Da sx Vincenzo Santopadre, Silvio Di Giovannantonio e Livio Costarella durante la serata di presentazione del libro al Ct Bari.
 
 

«Non si trasforma la propria vita senza trasformare sé stessi», diceva Simone de Beauvoir. Ma se il cambiamento è parte dell’essere umano, e si verifica giorno dopo giorno, ci sono processi mentali che per evolversi richiedono applicazione, costanza e tenacia. E spesso non basta una vita per ottenerli. Potrebbe sembrare una metafora perfetta per il tennis, lo «sport del diavolo» in cui un giorno non è mai uguale a un altro. Ma può essere anche una filosofia applicata al tennis e alla vita insieme, se prendiamo l’esempio che porta il nome di Silvio Di Giovannantonio: classe 1975, ottimo tennista come tanti durante l’adolescenza, nato da padre e madre abruzzesi, trasferitisi a Bari dopo il matrimonio per questioni lavorative. La sua è una famiglia monoreddito come tante, ma quando da bambino entra in un negozio sportivo, Silvio si sente in un paese dei balocchi, coltivando da subito un sogno: avere un negozio di tennis tutto suo, prima o poi, da grande.

Ma la vita ha le sue traiettorie, e non sempre sono quelle tese di un lungolinea vincente. Il sogno resta lì in un cassetto per anni, sepolto dalla necessità di trovare un lavoro stabile. Cosa che arriva, per vent’anni, nella grande distribuzione: un lavoro normale, come tanti. Eppure nel cuore di Silvio continua a battere quella vocina, che gli suggerisce prima o poi di creare quello che lui stesso definisce un «tempio del tennis»: ossia un negozio dedicato a questo sport, tra competenza e professionalità, con tecnologie, accessori, abbigliamento e strumenti di valore assoluto.

Tutto ciò si concretizza in una data precisa: il 6 giugno 2015 Di Giovannantonio, dopo essersi coraggiosamente licenziato dal suo precedente lavoro, apre a Bari «Smash Tennis Specialist» (in via Marco Partipilo 40), il primo store specializzato nel tennis del Sud Italia. Tre anni dopo, ne arriva un altro, a Lecce (che apre con altri soci, in via Adriatica 141), ancora più funzionale ed ispirato.

 

Adesso, la storia personale di Silvio, che a un certo punto della sua vita ha tirato uno «smash» definitivo e vincente, ha preso anche la forma di un libro omonimo, scritto e prodotto da egli stesso, intitolato appunto «Smash!» (euro 15, pagg. 210, in vendita negli store Smash di Bari e Lecce, e su www.smashtennis.it). In cui si racconta con leggerezza e consapevolezza profonda, spiegando come si diventa imprenditori multi-store, dopo una vita da dipendenti. E provando a insegnare come il proprio sogno possa diventare quello di chiunque. Il libro è anche impreziosito da una prefazione eccellente: quella di Vincenzo Santopadre. Che scrive: «I racconti di Silvio sono storie di grande umanità, di coraggio e di determinazione, quasi come le sfide che un tennista si trova ad affrontare ogni giorno». Abbiamo incontrato Silvio, chiedendogli innanzitutto di raccontarci quando ha pensato di scrivere un libro come questo.

«Il libro Smash! – spiega Di Giovannantonio – è nato prima nella mia mente e poi su carta. L’ho partorito durante il primo lockdown, nel marzo 2020, quando tutti noi abbiamo avuto a disposizione – purtroppo – molto tempo libero. Una gran parte di esso l’ho dedicato alla famiglia, il restante a scrivere. Ho voluto raccontare la mia storia per far conoscere a quanti più appassionati possibili, che da una semplice passione e partendo dal basso, si può costruire un sogno.Trasformato in uno store che in realtà è una “comunità” che ama il tennis, e che può contare su appassionati professionisti pronti ad aiutarli. Senza farli sentire soli nella giungla del web, o tra improvvisati incordatori di circoli. E poi ho voluto raccontare me stesso: liberandomi emozionalmente dal passato, e cercando di stimolare il lettore a credere in sé stesso, sempre. Perché i sogni si possono realizzare indipendentemente dal punto di partenza in cui ci troviamo: basta schierarsi dalla parte del coraggio e della crescita».

Copertina evento presentazione del libro
Copertina evento presentazione del libro

Il libro inizia con la storia della tua infanzia tennistica. Un avvicinamento allo sport che ti ha procurato gioie, ma anche molti dolori. Con un rapporto molto importante, nel bene e nel male: quello con tuo padre. Ce ne parli?


«Il rapporto con mio padre è stato probabilmente tanto duro quanto importante. Devo però ringraziarlo, perché se sono nel mondo del tennis lo devo a lui: mi ha trasferito una passione incredibile, senza però esternarla e viverla con emozioni e sentimenti positivi. Per questo oggi posso dire di aver imparato dagli errori commessi (e che ho visto fare a lui). La durezza con la quale ho vissuto l’infanzia e l’adolescenza sono state per me una benedizione. Ho imparato a vivere con senso di responsabilità, dovendomela cavare quasi sempre da solo. Cosa che dovremmo trasmettere ai nostri figli, anziché preservarli dagli errori (a causa della paura che abbiamo di soffrire per loro). Per realizzare sé stessi c’è bisogno di sbagliare. Di cadere, per poi capirne la lezione. Inconsapevolmente mio padre mi ha insegnato che la vita va affrontata con coraggio. Gli dico ancora grazie perché oggi so che ha fatto tutto a fin di bene, con gli strumenti che aveva».


Nel 2015 ha aperto il tuo primo Smash a Bari, seguito poi da quello di Lecce. Cosa ti ha convinto a gettare il cuore oltre l’ostacolo? Ad abbandonare un lavoro che non amavi (ma che ti permetteva di mandare avanti la tua famiglia) e a rischiare tutto?

«Premetto che ho svolto per 21 anni il mio lavoro da dipendente sempre con dedizione massima. Per questo ringrazio tutte le aziende e le persone che ho conosciuto nella grande distribuzione: mi hanno permesso di apprendere tante informazioni professionali e collezionare molte belle
esperienze personali. La decisione di lasciare il mio lavoro da dipendente è maturata nel tempo, perché la passione del tennis mi chiamava e mi tirava a sé. Il mio malessere professionale era dettato dal fatto che mi sentivo “stretto”, non compivo la missione per cui sentivo di essere nato:ognuno di noi ne ha una, e solamente quando la scopriamo riusciamo davvero a liberarci e metterci al servizio degli altri. È vero che il lavoro da dipendente mi permetteva di vivere e mandare avanti la mia famiglia, ma la fede che sentivo dentro è stata più grande delle mie paure.
Devo ringraziare pubblicamente anche mia moglie Enza, che ha sempre permesso di esprimermi liberamente, appoggiando e condividendo un percorso apparentemente rischioso. Una bellissima complicità in amore, che rende liberi».

Copertina del libro SMASH!
Copertina del libro SMASH!

Bisogna essere necessariamente amanti del tennis (e conoscitori dei suoi aspetti tecnici) per aprire un altro negozio Smash?

«Certamente la conoscenza del mondo del tennis (almeno sul proprio territorio), e dei suoi aspetti tecnici, è alla base per poter lanciarsi in questa esperienza straordinaria. Le relazioni interpersonali, basate prima sul rispetto della propria unicità, e poi sulla tecnica, sono un inizio fondamentale che permette di aiutare il più alto numero di tennisti possibile». 

Il tennis italiano, tra femminile e maschile, negli ultimi quindici anni ha avuto una crescita esponenziale. A cosa pensi sia dovuto?


«Credo la FIT abbia fatto un lavoro straordinario sul campo, creando giuste e forti sinergie con circoli e maestri. Persino aver creato un canale televisivo come SuperTennis, facendo entrare ancora di più questo sport nelle case degli italiani, è servito moltissimo. Oggi abbiamo campioni come Sinner e Berrettini, pronti ormai a trascinare il movimento ancora più in alto. E poi permettetemi un’autocitazione, con il sorriso: da quando ha aperto il primo Smash, il tennis italiano è cresciuto ancora di più! Mi piace pensare che porti fortuna. Ma va anche sottolineato che strutture e negozi come questi aiutano moltissimo sul territorio: in primis ad aumentare la passione e il divertimento dei tennisti amatoriali».

C’è un altro sogno che vorresti esaudire adesso?

«Il mio sogno più grande è quello che definisco chiaramente nel terzo capitolo del libro: “Vedere gli azzurri vincere la Coppa Davis”. E poi continuare a sviluppare la filosofia di Smash su scala nazionale, per aiutare un numero sempre più alto di tennisti. Per far sentire al loro fianco veri specialisti del tennis, per aiutarli e guidarli in scelte personalizzate e corrette. Preservando la propria integrità fisica e facendoli divertire sempre di più. Il mio credo è che dai nostri store Smash non deve mai uscire un articolo che non sia veramente utile a chi lo acquista. È questo il valore più grande che da sempre predichiamo e portiamo avanti».

Livio Costarella

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Wimbledon, Norrie: “Posso vincere con Nole. Sono cresciuto gradualmente”

“Non mi aspettavo di arrivare fin qui”, spiega l’idolo britannico Cameron Norrie, in vista della sfida con Djokovic. “Con lui non posso permettermi cali di concentrazione”

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Cameron Norrie - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

L’ultima volta in cui Wimbledon potè gioire di un britannico tra i migliori quattro fu nel 2016, quando Andy Murray vinse poi il torneo in finale contro Milos Raonic. A riportare alta la bandiera di Sua Maestà è un inglese un po’ atipico, un mancino emerso tardi sui grandi palcoscenici, ma che migliora sempre più col passare del tempo: Cameron Norrie. La tds n.9 ha vinto, anche lui in rimonta, contro David Goffin al quinto set, e si prepara all’appuntamento con la storia contro Novak Djokovic venerdì (che sa di giocare in trasferta contro il beniamino del pubblico). Prima semifinale Slam per Norrie, che per una volta, in campo e in conferenza post gara, riesce a lasciarsi andare all’emozione.

D: “Non siamo abituati a vederti essere super emotivo alla fine delle partite. Puoi provare a mettere in parole quello che ti passava per la testa?”

Norrie: “Tutto il duro lavoro, i sacrifici e tutto il resto mi hanno colpito una volta. Soprattutto la situazione, qui a Wimbledon, davanti alla mia famiglia, ai miei amici e ovviamente a molte persone che seguivano quella partita. Per me, ripensandoci, tutto il duro lavoro, i sacrifici e il resto era giusto, in realtà non sapevo cosa dire ovviamente. Mi sono emozionato lì, ed è stata una giornata folle e una partita pazza da superare, soprattutto per il modo in cui è iniziata. Questo è il motivo per cui pratichi questo sport“.

 

D: “Il prossimo è Novak, contro cui hai giocato solo una volta. Pensi di poterlo battere?

Norrie: “Di sicuro. Penso che sia ovviamente uno dei compiti più difficili nel tennis; direi che l’erba è sua superficie preferita e il suo record è incredibile qui a Wimbledon, sarà dura. Dovrò migliorare molte cose rispetto ad oggi, non credo che avrò la possibilità di perdere la concentrazione come ho fatto. Penso di essere stato un po’ fortunato: un paio di volte ho perso un po’ di concentrazione e sono riuscito rientrare, non credo che con lui ci sia spazio per quello. Ora non vedo l’ora di affrontarlo e vedere il livello che porta. Non ho guardato molto di lui oggi, ma ovviamente si sente abbastanza bene dopo aver rimontato da due set a zero. Sarà difficile“.

D: “Hai parlato della folla. Vorrei chiederti se puoi parlare di come hai usato la loro energia, soprattutto nel quarto e quinto set. Vorrei anche chiederti se hai visto il Duca e la Duchessa di Cambridge cambiare il Campo Centrale per il tuo. Lo hai notato durante la partita?

Norrie: “Non me ne sono accorto durante la partita ma li ho visti alla fine lì. Ovviamente è molto speciale giocare davanti a loro, e ovviamente avevano più interesse per la mia partita, il ché è piuttosto bello. Penso che David (Goffin) abbia fatto un buon lavoro nel mettere a tacere la folla, visto che stava giocando ad un livello così alto e non mi regalava davvero nulla. Penso che alla fine del quarto, in quel game del 4-3, ho davvero coinvolto la folla, e da quel momento in poi, loro erano con me in ogni punto; penso che lo abbia frustrato un po’. Forse era questa la differenza oggi; c’erano solo uno o due punti di distacco, credo di aver visto una statistica in cui ha effettivamente vinto più punti di me nell’incontro. Dimostra solo che ho giocato meglio di lui i punti più importanti. È qualcosa di cui ho parlato e su cui sto lavorando molto con il mio team, ed è bello farlo nella partita più importante della mia vita finora“.

D: “So che ritieni di appartenere a questo livello perché hai lavorato duramente per arrivare qui e sei stato top 10, ma c’è un po’ del ragazzino in te che ti fa venir voglia di darti un pizzicotto per il fatto di essere in semifinale a Wimbledon contro uno dei più grandi giocatori che abbia mai calpestato questi campi?

Norrie: “Sì, è molto bello, soprattutto quando ho raggiunto i quarti di finale l’altro giorno, pensavo a quando ero bambino e guardavo i giocatori in TV fare i quarti di finale pensando: ‘Wow, sembra proprio così difficile da fare, e ci sono quasi zero possibilità che lo faccia’. Ma farlo davvero, viverlo e sperimentarlo è molto bello e piuttosto pazzesco, in realtà. E ora sono andato un altro passo avanti, in semifinale, quindi posso prendere molta fiducia da quello. Ovviamente sarà dura contro Novak, ma attendo la sfida. Sì, credo che l’ultima volta in cui l’ho affrontato, a Torino in un altro grande torneo, ha giocato molto bene e penso di aver imparato molto da quello. Penso che mi approccerò tatticamente in modo diverso, e mi riposerò e preparerò per questo“.

D: “Quando hai lasciato il college per la prima volta e sei entrato nel circuito, pensavi di essere capace di un risultato del genere? So che prendi le cose una partita alla volta, ma come sentivi i tuoi limiti allora?

Norrie: “Non pensavo davvero di provare a farlo così velocemente. Il primo obiettivo era, per me, entrare in top 100, e l’ho fatto. Una volta che l’ho fatto, allora era tra i primi 50, poi l’ho fatto, ed era tra i primi 10. Proprio così: spuntare le caselle e progredire lentamente, e penso che diventi sempre più credibile man mano che va avanti. Non ho pensato direttamente, appena fuori dal college, va bene, sarò in semifinale di un Grande Slam, o a fissare obiettivi pazzeschi come quello; è fantastico farlo, ma che in quel momento era piuttosto irrealistico. Quindi penso di aver fatto un buon lavoro per mantenere basse le aspettative, e quindi soddisfare massimizzando il talento che ho. Ho ancora molte cose su cui posso migliorare, il che è eccitante“.

D: “Una domanda su cosa significhi unirsi ad altri giocatori britannici che hanno raggiunto le semifinali di Wimbledon. Sei il primo uomo britannico dai tempi di Andy. Ti ha raggiunto dopo uno qualsiasi dei tuoi risultati passati? Lui è una delle poche persone ad aver battuto Novak qui. Gli chiederai consigli?

Norrie: “Andy è stato super di supporto per me e per il mio team. Mi alleno sempre con lui e lo contatto spesso per avere nuove idee; è super solidale con noi. Anche prima della partita di oggi (martedì), è venuto in palestra e mi ha augurato buona fortuna; ovviamente ama il tennis quindi sta seguendo tutto e tutti i risultati. Penso che sia abbastanza bello, e non credo che sia un cattivo ragazzo a cui chiedere alcune tattiche. Mi godrò oggi e forse lo sentirò per vedere cos’ha da dirmi“.

D: “Ho visto anche tua madre molto emozionata sullo schermo. Potresti dirci un po’ come ti fa sentire raggiungere questo obiettivo di fronte a loro, e anche se hai parlato con i tuoi genitori?

Norrie: “A ogni partita che ho vinto questa settimana mia madre ha pianto, a prescindere di quale fosse. Le partite sono sempre più grandi e i momenti stanno diventando più speciali, penso che siano semplicemente super felici per me che sto facendo qualcosa che amo, ed è solo un bonus l’essere vincente, e penso che sia stato probabilmente piuttosto stressante per loro oggi. Sono venuti dopo la partita quando ero sulla cyclette ed entrambi mi hanno dato un grande abbraccio, e anche mia sorella, è molto bello averli qui a guardare. Ovviamente è molto raro per loro essere qui e vedere le partite, soprattutto negli gli ultimi due anni. Vedermi giocare al livello in cui sono stato, ottenere alcune vittorie e vivere momenti del genere è esattamente il perché sono venuti. Sono felice che abbiano fatto il viaggio“.

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WTA multa Wimbledon e LTA per l’esclusione di russi e bielorussi: da pagare 1 milione

La Federazione britannica dovrà sborsare 750 mila dollari. Mentre per l’All England Club la multa è di 250 mila dollari

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Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la WTA ha deciso di sanzionare la Lawn Tennis Association (che gestisce i tornei di Nottingham ed Eastbourne) e l’All England Club con una multa di un milione di dollari nel complesso, spartita in questo modo: 750 mila dollari per la Federazione britannica e 250 mila all’All England Club per l’esclusione di atleti russi e bielorussi da Wimbledon e dagli altri tornei in Gran Bretagna. Come confermato dalla BBC, il club ha presentato ricorso contro la decisione; nonostante questo le multe andranno comunque pagate interamente prima che inizino le udienze per l’appello.

Sally Bolton, amministratore delegato del club che organizza Wimbledon, ha detto ai giornalisti che l’organizzazione è “profondamente delusa” dalla reazione del tour. Alla domanda sulle multe, ha detto: “Penso che la prima cosa da dire sia che è oggetto di un procedimento legale, quindi non posso commentarlo in modo specifico”. Ma ha aggiunto: “Rimaniamo fedeli alla decisione che abbiamo preso, siamo profondamente delusi dalle reazioni dei tour a quella decisione e probabilmente non posso dire altro al riguardo in questo momento”. Alla domanda se l’AELTC avrebbe presentato ricorso, ha risposto: “Sì, abbiamo presentato ricorso”.

 

Come è noto la LTA (federazione tennis britannica) ha seguito la scia di organizzazioni sportive – come la FIFA o la UEFA – che hanno optato per l’esclusione delle nazionali e delle squadre di club russe e bielorusse dalle competizioni internazionali. L’All England Club si era giustificato a suo tempo sulla decisione attraverso un comunicato “Abbiamo la responsabilità di fare la nostra parte per favorire lo sforzo generale del governo, dell’industria, delle istituzioni dello sport e dello spettacolo per limitare l’influenza globale della Russia. E sarebbe inaccettabile che il regime russo ottenga benefici di qualunque genere dalla presenza di atleti russi e bielorussi a Wimbledon“.

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Wimbledon, Jabeur: “Tutto accade per una ragione, credo di meritare di essere qui”

“Non mi piace la routine; cambiare ritmo rispecchia il mio carattere”. E in vista della partita contro Tatjana Maria: “Forse non saremo amiche per un paio d’ore, ma alla fine torneremo ad esserlo”

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Ons Jabeur - Wimbledon 2022 (Twitter - @WTA)

Dopo la vittoria contro Marie Bouzkova in quarti di finale Ons Jabeur è diventata la prima tennista araba di sempre ad accedere in una semifinale ai Championships. Ora la attende la sfida con l’amica Tatjana Maria. Di seguito la conferenza stampa della giocatrice tunisina dopo il suo match di quarti di finale.

IL MODERATORE: Ons, semifinali. Dicci le tue sensazioni.

ONS JABEUR: Molto felice. Spero che il mio viaggio continui. Oggi è stata una partita difficile, ma sono contenta di aver giocato ancora meglio nel secondo e terzo set.

 

D. Hai detto che era una vera battaglia, ma sembrava che durante quel secondo set il tuo livello sia salito. È questo il miglior tennis che tu abbia giocato da un po’ di tempo a questa parte, cosa ne pensi?

ONS JABEUR: Sì, penso di aver giocato davvero bene da inizio del secondo set, soprattutto avendo ottenuto un break all’inizio mi ha aiutata a guadagnarmi la fiducia. So che non è facile giocare contro Marie. Lei prende tutte le palle e non mi rende facile vincere un punto. Sono contenta di aver alzato il mio gioco. Ero più aggressiva nel secondo set, e soprattutto tatticamente ho trovato un po’ di angoli che non le piacevano molto.

D. Durante l’intervista in campo hai detto che ti sei “svegliata”. Cosa significa svegliarsi sul Centre Court nel mezzo dei quarti di finale?

ONS JABEUR: Di solito quando dormi. Proprio come me penso di essere stata davvero tesa all’inizio del primo set, e non ho fatto i miei scatti. Non giocavo come avrei dovuto. Forse mia sorella lo era. Non ne sono sicura. Ma sono felice di aver servito forse un po’ meglio, ho calpestato il campo, e mi sono svegliata, davvero.

D. Nel tennis, rimanere indietro di un set, ti può scoraggiare o infastidirti, per questo quando sei 6 pari o 7-6, ha importanza? Sei indietro, ma hai tempo per recuperare. Ti senti in difficoltà quando sei sotto?

ONS JABEUR: Dipende, davvero, contro chi stai giocando. A volte mentalmente potrebbe essere davvero dura, soprattutto sapendo che giocherai contro qualcuno che non ti concederà il secondo set. Ma penso giocando molte partite e imparando come giocare meglio e non mollare mai mi aiuterà personalmente a vincere il secondo set e il terzo set. Ma credo di pensare davvero a ogni punto. Io non penso, ‘oh, c’è un altro set e un altro set’. io non so come pensano i ragazzi di cinque set (sorride). Ma è davvero dura. Penso che devi prendere un punto alla volta, ogni partita alla volta. Questo ti aiuterà ad attraversare la partita lentamente.

D. Hai fatto un sacco di Storia stasera non solo per te stessa ma per il tuo paese, per gli arabi e gli africani del tennis. Cosa significa per te?

ONS JABEUR: Significa molto. Speravo di poterlo fare arrivando a questa fase già da molto tempo. Ho lottato poche volte nei quarti di finale. Sono felice di poterlo fare, perché stavo parlando da un po’ con Hicham Arazi, e lui mi ha detto: “Gli arabi perdono sempre nei quarti di finale e noi siamo stufi di questo. Per favore, rimedia”. Io mi sono detta, ‘ci proverò, amico mio, non farlo, non mettere questo nelle mie mani’ (sorride). Stavamo solo scrivendo messaggi ed ero davvero felice. Erano del tipo ‘grazie per essere finalmente arrivata in semifinale. Ora tu può davvero andare a prendere il titolo‘.

D. La prossima volta giocherai contro la tua buona amica Tatjana. Io mi chiedevo mentalmente ed emotivamente cosa cambia in una partita quando giochi con qualcuno con cui sei così in buoni rapporti. Inoltre, prima del torneo hai detto che sei una di quelle giocatrici che non guarda il sorteggio.

ONS JABEUR: No.

D. C’era qualche battuta tra voi due immaginando di potervi incontrare nella semifinale di Wimbledon?

ONS JABEUR: No, in realtà lei non ci pensava. Ha avuto un sorteggio davvero difficile, insomma, ha vinto contro Ostapenko, vinto contro Sakkari. Davvero, ha giocato veramente bene. So che può giocare davvero bene sull’erba. Ovviamente è difficile giocarci contro e ci stavo scherzando con Charlotte, le stavo dicendo, mi sosterrai contro tua madre? Sto cercando di portare tutti i bambini dalla mia parte, usando la famiglia (sorridendo). Sono davvero carini. Sono davvero felice per lei per quello che ha ottenuto, ciò che si merita. So che ha lottato molto. Non è facile tornare dopo aver avuto due bambini. E sarà un grande incontro tra noi, molto rispetto, di sicuro. Forse non saremo amiche per due ore o, non so quanto a lungo la partita durerà, ma alla fine torneremo ad essere amiche.

D. In aggiunta a questo, ti ha chiamato Zia Ons alla stampa tedesca. Quanto sei vicina ai bambini?

ONS JABEUR: Sono bambini adorabili. È così bello vedere lei con dei bambini in tour. Il fatto che sia davvero tornata e ha fatto tutto questo, merita di essere qui. Amo Charlotte. È davvero simpatica. Lei sta giocando a tennis, quindi è davvero incredibile vederla. La piccola è sempre sorridente, grande energia. Amo la famiglia in generale. Mi hanno invitato una volta a casa loro. Era davvero fantastico stare con loro.

D. In termini tattici contro una giocatrice come lei, proverai a giocare tanto in slice in questa partita? Come cercherai di interrompere ciò che le riesce bene e che ha dato noie a tutte le altre finora?

ONS JABEUR: Penso che ci saranno molti slice in questa partita. Devi aspettartelo. Farò il mio gioco. So di poter essere aggressiva. Io posso usare i tagli, posso cambiare il ritmo. Lo so sulle mie gambe, devo essere davvero pronta a quelle palle. Non è facile. Mi ricorda un po’ la partita che ho giocato contro Parry, perché affetta davvero molto e mescola in quantità. Questo è ciò che cercherò di fare. Devo parlare di più al mio allenatore e vedere.

D. C’è ovviamente molto per cui essere felice. Questa è stata una grande corsa e non è ancora finita. Voglio solo chiedere se sei delusa all’idea di non avere punti in classifica a prescindere da che piazzamento tu ottenga in queste due settimane?

ONS JABEUR: Forse, forse un po’. Non ho intenzione mentirti. Più fai bene, più ti pentirai se non ci sono punti. Sinceramente non guardo solo me stessa. Ma guardo anche Tatjana, perché ha lottato con la sua classifica per tornare. Ha sempre voluto avere delle wild card, ma non è mai facile. Ora fa un buon torneo e non avrà punti. Anche per la giovane tedesca, (Niemeier, ndr) se lo merita davvero di ottenere punti, per Marie, per tutti quelli che sono passati qui. Ma, sai, è quello che è. Smettiamo di concentrarci sui punti, e forse vedere un po’ di soldi va bene (sorride).

D. Mi chiedevo solo come e quando hai imparato a giocare bene di slice?

ONS JABEUR: Il mio slice?

D. Sì. Come hai imparato?

ONS JABEUR: Ho chiesto al mio allenatore ‘come ho iniziato a fare questo, quando ho iniziato ad usare la palla corta e tutto il resto?’ Mi ha risposto, ‘forse per aver guardato un sacco di TV prima, e raccolto alcune cose’. Non sono sicura di chi ho guardato davvero, ma ho appena iniziato a farlo da sola e lui semplicemente lo ha sostenuto. E sono contenta che l’abbia fatto. Rispecchia un po’ il mio carattere, il fatto che cambio un po’ il ritmo e non mi piace molto la routine è una specie di me stessa in campo.

D. Oggi ho parlato con una giovane giocatrice giapponese che ha giocato il torneo ITF in Tunisia e ha detto che ha visto le tue foto non solo sul sito di tennis, ma ovunque in città. Questo per la tua semifinale in Wimbledon, cosa pensi possa significare per il tuo paese, non solo per i tennisti ma anche per le persone in generale, soprattutto per le ragazze?

ONS JABEUR: Forse mi portano la foto in Giappone, No? La metteranno lì. (Risata) Significa davvero molto da vedere.. non vado in Tunisia da un paio di mesi. Non sono sicura di che tipo di foto stanno mettendo ma spero che siano quelli carine. È davvero bello e spero, davvero, di provare a ispirare la nuova generazione. Sappiamo di avere molto talento a livello di giocatori. Abbiamo grandi tornei in Tunisia, non solo junior ma molti altri. Spero che questo possa spingerli di più a fare meglio e vedere più giocatori in tour.

D. Negli ultimi anni, i tuoi progressi sono stati molto graduali, costanti. Quando eri più giovane te lo immaginavi così? Quanto è simile e quanto diverso da come pensavi...

ONS JABEUR: Di solito sono impaziente e voglio i risultati subito. Non immaginavo di prendermi il mio tempo. Ma è un bene che mi sono presa il mio tempo, perché mi ha aiutato a capire molte cose. Io onestamente mi aspettavo di fare meglio dopo gli juniores, perché ero una di quelle brave e vedere altre giocatrici della mia età che mi surclassavano mi ingelosiva. Ma ho anche cercato di essere paziente. Sai, tutto accade per una ragione, e io credo di meritare di essere qui proprio ora quest’ann,.

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