Numeri: Fritz, un exploit improvviso ma non del tutto inatteso

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Numeri: Fritz, un exploit improvviso ma non del tutto inatteso

Il percorso che ha portato Taylor a vincere il torneo di Indian Wells, realizzando una profezia del padre, è stato piuttosto particolare. Ripercorriamolo con la rubrica di Ferruccio Roberti

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Taylor Fritz Indian Wells 2022
 
 

Torna l’appuntamento con “Numeri”, la rubrica di Ferruccio Roberti: a seguito della vittoria di Taylor Fritz a Indian Wells, ottenuta in finale contro Rafael Nadal, ecco un approfondimento che ricostruisce il percorso dell’attuale numero uno del tennis americano.

0 – Le volte in cui Taylor Fritz, al di fuori di Indian Wells, ha superato i quarti di finale in 53 partecipazioni complessive ai tabelloni principali di Masters 1000 e Grande Slam. Un dato ancora più particolare se si aggiunge che lo statunitense – oltre ai risultati ottenuti nelle ultime due partecipazioni in California – solo un’altra volta ha raggiunto i quarti in un Masters 1000 (lo scorso novembre a Bercy) e appena in una circostanza è arrivato alla seconda settimana di un Major, due mesi fa a Melbourne. A bilanciare le indicazioni di questi numeri modesti, va però anche sottolineato che siano soprattutto il sintomo della crescita lenta ma costante compiuta da Fritz, poi esploso in tutto il suo potenziale solo negli ultimi sei mesi: tutti e quattro i citati piazzamenti sono arrivati nelle ultime quattro partecipazioni alle due tipologie di torneo più importanti del calendario tennistico e non è un caso che lo statunitense abbia vinto cinque degli ultimi otto confronti giocati contro top 10, mentre ne aveva portati positivamente a casa solo cinque le prime 23 volte che li aveva affrontati.

Eppure Taylor, dopo una brillante carriera da junior, si è fatto conoscere da giovanissimo nel grande tennis: nel giugno del 2015 a nemmeno 18 anni vince la prima prima partita nel circuito maggiore sull’erba di Nottingham e ad ottobre-portando a casa due tornei Challenger giocate in due settimane consecutive – diviene il primo tennista a centrare questa doppietta prima di aver compiuto la maggiore età. Nel febbraio del 2016 da diciottenne onora la wild card concessagli all’ATP 250 di Memphis arrivando sino in finale (persa contro Nishikori) e con quel piazzamento diventa il più giovane tennista statunitense ad arrivare in finale in un torneo del circuito maggiore dalla nascita dell’ATP Tour nel 1990. Nel luglio di sei anni fa, nemmeno diciannovenne, Taylor nella vita privata compie una scelta piuttosto precoce: si sposa con Raquel Pedraza, giovane collega che si avviava alla vita professionistica e nel gennaio successivo diventa padre di Jordan (il matrimonio dura però tre anni, ora Taylor ha divorziato ed è legato sentimentalmente all’influencer Morgan Riddle).

 

Tornando al tennis, in ogni stagione il californiano aggiunge qualche tassello alla sua crescita professionale: nel 2017, non ancora ventenne, batte il primo top ten, Marin Cilic (“ovviamente” a Indian Wells) e approda ai primi quarti nel circuito maggiore; nel 2018 arriva per la prima volta nella top 50 ATP, nel 2019 vince il primo torneo della carriera, sull’erba di Eastbourne (superando nell’ultimo atto del torneo Querrey) e raggiunge altre due finali, giungendo tra i primi 25 al mondo. Dopo questi risultati, Fritz dal 2020 sino alla parte finale della scorsa stagione non compie ulteriori progressi nei suoi risultati, pur mantenendosi ben saldo nella top 50: è solo da Indian Wells dello scorso anno, giocato da 39 ATP, che ingrana le marce del suo rendimento, tanto da arrivare a vincere 26 delle ultime 34 partite giocate. Il freschissimo vincitore del BNP Paribas Open è tra l’altro riuscito nei giorni scorsi a realizzare una bella storia sportiva: imporsi nel torneo al quale per più edizioni da ragazzino è andato come spettatore assieme al papà Guy. Quest’ultimo, un ex tennista professionista (è arrivato a essere 301 ATP), accompagnava Taylor nel viaggio di due ore in auto necessario per arrivare da Rancho Santa Fe, dove vivevano, allo stupendo impianto costruito nel deserto californiano. Guy, scherzando ma non troppo, prediceva a Taylor che un giorno, una volta divenuto adulto, sarebbe tornato a Indian Wells da giocatore e avrebbe vinto proprio il torneo a cui stavano assistendo. Quel giorno è effettivamente arrivato: Taylor ha centrato un exploit che lo ha lanciato in classifica (questa settimana è numero 13, una posizione che lo ha fatto tornare ad essere il primo tennista USA) e all’attenzione generale del grande tennis.

Era dal 2001 (quando vi riuscì Agassi) che uno statunitense non vinceva ad Indian Wells, così come era dal 2011 (quando alzò il trofeo Djokovic) che non si aveva un vincitore più giovane del torneo. Per riuscirci Fritz – che già nell’edizione dello scorso anno, eccezionalmente giocata ad ottobre, era arrivato in semifinale sconfiggendo nel suo percorso Sinner, Berrettini e, dopo aver annullato due match point, Sascha Zverev – ha raggiunto quelli che sinora nella sua giovane carriera (ha compiuto 24 anni lo scorso 28 ottobre) sono i picchi del proprio rendimento. Il suo trionfo nel torneo di casa ha avuto un percorso accidentato: dopo aver sconfitto nettamente Majchrzak al primo turno, Taylor ha avuto la meglio al tie-break del terzo (una situazione di punteggio nella quale lo statunitense ha nel circuito maggiore un ottimo score di 11 vittorie e 3 sconfitte) sia su Munar che su De Minaur (contro il quale era sotto anche di un break nel set decisivo). Nei quarti è arrivata un’altra vittoria lottata al terzo set contro Kecmanovic, alla quale ha fatto seguito una semi con due parziali molti tirati vinti contro Rublev: complessivamente circa dieci ore in campo di  forte stress psico-fisico che sino a pochi momenti dall’inizio hanno messo a rischio la disputa della finale da parte dello statunitense.

Ma Taylor, a dispetto anche del volere del suo staff, ha deciso di provare a disputarla e bene ha fatto: contro un Nadal a sua volta menomato, ha chiuso in due set, dimostrandosi prima bravo a non disunirsi quando il campione spagnolo gli ha annullato un match point nel decimo gioco del secondo parziale e poi freddo nel chiudere al tie-break. Sicuramente Taylor trova nel torneo di casa le condizioni per rendere al meglio: ha vinto in California 15 dei 32 match portati a casa positivamente a livello Masters 1000 (il 47%) e grazie ai piazzamenti ottenuti nelle ultime due edizioni del BNP Paribas Open ha guadagnato1360 dei 2920 (il 46%) che costituiscono la sua classifica. Dopo la vittoria ad Indian Wells l’ex numero 1 juniores nel 2015 (anno in cui tra i giovani vinse US Open e raggiunse la finale al Roland Garros) ha dichiarato che il suo obiettivo per il 2022 è chiudere la stagione nella top ten. Un traguardo ora distante circa 600 punti ma che con la sua attuale classifica – capace di garantirgli una buona testa di serie negli Slam e nei Masters 1000 – potrebbe essere più che a portata di mano, anche prima di quel che si pensi: da aprile a settembre Fritz difende “solo” 875 punti.

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Wimbledon: Bublik dà spettacolo, Tiafoe vince la partita

LONDRA – Tre ore di tennis divertentissimo fra Alexander e Frances, due tie-break mal giocati dal kazako decidono la contesa

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[23] F.Tiafoe b. A.Bublik 3-6 7-6(1) 7-6(3) 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Il bel sole che splendeva sul campo 2 di Wimbledon, tra le undici e un quarto e le undici e tre quarti di una bella mattina, ha illuminato uno dei migliori set che io abbia mai visto giocare da Alexander Bublik, il kazako 25enne, numero 38 ATP, dotato di talento straripante sia nel colpire con estrema violenza, sia nell’accarezzare la palla in modo felpato e precisissimo. Francamente, il simpatico e forte Frances Tiafoe (24 anni, 28 ATP) è stato bravo a fare tre game, perchè i 31 minuti di tennis sublime offerto da Alezander, concretizzato con il 6-3, sono stati a tratti esaltanti.

Servizi costantemente intorno ai 220 kmh, sia con la prima che con la seconda, smorzate in controtempo, risposte anticipate, pallonetti vincenti, Bublik ha dato spettacolo con tutto il repertorio, talmente bello da non sembrare vero. E infatti, a inizio secondo set, ha iniziato a sbagliare qualcosa (ci mancherebbe altro, se giochi come McEnroe solo al doppio della velocità di palla, che tu non fallisca un po’ di colpi, non sarebbe umano altrimenti). Frances ne ha approfittato giocando bene, ha brekkato, e si è portato avanti 3-0. Poco dopo (match velocissimo nello svolgimento), al servizio per il set sul 5-3, Tiafoe ha subìto la zampata di Alexander, ha ceduto il servizio, e il parziale si è deciso al tie-break. Ottimo qui lo statunitense, che ha capitalizzato qualche altra imprecisione dell’avversario, e ha chiuso 7-1.

Il terzo set procede seguendo i servizi, senza palle break, sempre a livello ottimo, fino al 6-6, e si decide con un altro tie-break. Come in quello precedente, il kazako, accidenti alla sregolatezza che accompagna il genio, sceglie il momento peggiore per avere un passagigo a vuoto, e il bravissimo Frances (mica facile stare attaccati punto a punto a uno che gioca così) ne approfitta ancora, chiudendo 7-3 e portandosi in vantaggio di due set a uno. Per dare un’idea della qualità della partita, a inizio quarto set siamo a 57 (!!!) vincenti per Bublik, contro 33 errori, e a 37 per Tiafoe, contro 21 “unforced”. Not too bad, direbbe qualcuno.

 

Purtroppo per lui, Alexander sembra accusare il colpo, e come spesso accade ai giocatori brillanti che perdono lucidità, rischia il tracollo quando anulla tre palle del doppio break, già sotto 3-0, in un game giocato “a caso” con servizi da sotto e sconde palle sopra i 210 kmh. La vicenda appare ormai avviata alla conclusione, e a parte qualche “hot shot” utile per le telecamere ma molto meno per il punteggio, Bublik sembra uscito mentalmente dalla partita. Inaspettatamente, però, alla battuta sul 4-2 in suo favore, Tiafoe subisce il contro-break, con un paio di rispostone di Alexander, un doppio fallo, e uno scambio divertente con palle corte e lob a ripetizione. Ringalluzzito all’improvviso, Alexander pareggia, e si conquista addirittura una palla break sul 4-4 grazie a una splendida smorzata. Frances annulla servendo bene, sale 5-4, e chiude con il secondo break del set, grazie a un doppio fallo dell’avversario.
Sono certo che i puristi del tennis “serio” e attento a tattica, percentuali e strategia avranno storto il naso, ma alla fine sul campo 2 ci siamo divertiti tutti moltissimo: il saldo vincenti/errori dice 71-45 Bublik, 45-28 Tiafoe. Per lo statunitense è la prima volta agli ottavi qui a Wimbledon, attende il vincente fra Goffin e Humbert.

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Wimbledon: Gauff bella di notte sul Centre Court, vola al terzo turno

Coco Gauff ha battuto la rumena numero 127 al mondo, Mihaela Buzarnescu, 6-2, 6-3 dimostrando una netta superiorità. Derby americano nel prossimo turno: avversaria Amanda Anisimova

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Le oltre 100 posizioni in classifica di differenza tra Coco Gauff e Mihaela Buzarnescu, potrebbero essere già sufficienti per spiegare il perché di un match che ha visto l’americana vincere per 6-2, 6-3 in un’ora e venti minuti. Una partita che non ha disatteso i pronostici e ha visto i due set, per certi versi, essere piuttosto antitetici nello svolgimento, ma uguali nello spartito finale, in quell’acuto dal nome Coco assolutamente romantico. Gauff che gioca un tennis alle volte sublime nella sua modernità, fatto di colpi potenti e mano che si sta sempre di più ingentilendo, sembra esaltarsi in un contesto, quello del centrale di Wimbledon, che tre anni fa la proiettò alla ribalta del mondo, dopo aver battuto la Venere nera del tennis. Poco ha potuto la sua avversaria, che nonostante provenisse dalle qualificazioni e avesse superato il primo turno del tabellone principale, nulla ha potuto per contrastare i colpi dell’americana nel primo set. Meglio nel secondo set, dove ha ritrovato quel gioco che le ha permesso di arrivare fino al centrale di Wimbledon salvo poi perdere quel break decisivo, condannandola all’ineluttabilità della sconfitta.

Il match

Il match inizia senza particolari sussulti nei primi due game che seguono sostanzialmente l’inerzia del servizio. Nel terzo game il primo possibile miss match dell’incontro ma tre vincenti e un servizio vincente permettono all’americana di rimettere le cose a posto, risalendo da un pericoloso 0-30. Risalita che non riesce nel game successivo alla rumena che sotto 0-30, abdica alla sua avversaria concedendo il primo break dell’incontro sbagliando un dritto che in realtà occhio di falco battezza dentro. Ma la chiamata non c’è, ed è 3-1 Gauff. Continua a spingere l’americana, sfruttando tutta la potenza generata dal suo servizio e costringendo Buzernuscu a correre per tutto il campo non dandole la possibilità di trovare il bandolo di una matassa piuttosto ingarbugliata e costringendola di fatto a costruire un castello di errori. Pur senza giocare il suo tennis migliore però la rumena interrompe emorragia di punti più che di gioco, portandosi sul 4-2. Le velocità di crociera delle due giocatrici sono però troppo diverse: i colpi dell’americana fanno male e lasciano segni importanti nel morale della giocatrice rumena che sembra non avere le armi per contrastare quello che sembra un destino segnato. Un destino che infatti destina il primo set ad appannaggio di Gauff col punteggio di 6-2, dopo soli 31 minuti di gioco. Troppi i problemi da risolvere per la giocatrice rumena, messa in difficoltà dalla potenza dell’americana ma anche dalle tante palle alte che l’hanno mandata fuori giri. Talmente tanto fuori giri che quando prova a forzare, non trova quasi mai il campo, come nel dritto finale che termina la propria parabola mezzo metro oltre la linea di fondocampo.

 

Molto più equilibrato l’inizio del secondo set per merito di Buzarnescu che grazie ad un gioco più vario ha elevato il ritmo mettendo in difficoltà Gauff, togliendolo il tempo di attacco, grazie a palle più lavorate e complesse da gestire. Il cambio di passo in questa fase del match è caratterizzato dal quarto game che, nel primo set, la rumena avrebbe probabilmente mollato nell’altalena dei vantaggi (saranno sette a fine game) e che invece dopo aver perso per ben 4 volte la possibilità di chiudere il game, alla quinta mette il sigillo finale con dritto lungolinea. Ed è chiaro che il set si giochi sui turni di servizio della giocatrice numero 127 al mondo. Il sesto gioco è infatti la fotocopia del quarto: servono infatti ben 10 minuti, tanta fatica e tutto il repertorio di gioco per permettere a Buzarnescu di portare a casa il game del 3 pari. Come i precedenti, anche il successivo game al servizio di Gauff è poco più di una formalità prima del game decisivo quello che segna definitivamente il solco che separa le due giocatrici tra il prosieguo del torneo e il tornare a casa. È infatti dopo il consueto braccio di ferro che a spuntarla è l’americana, conquistando il break decisivo che vuol dire in pratica terzo turno. Il sesto game è l’apoteosi del servizio: 4 servizi vincenti che vogliono dire gioco, partita e incontro.

È sempre molto emozionante giocare sul campo centrale non mi ricordavo da quale parte dovessi entrare in campo; quando mi hanno detto che ci avrei giocato ero scioccata e per me è stato un onore giocare su questo torneo. Ringrazio il pubblico per essere rimasto a vedere il match nonostante sia stata una giornata molto lunga. Da me si aspettano tutti molto di più rispetto a tre anni fa, tutto per me è cominciato qua (prima volta a Wimbledon e vittoria con Venus) ma per me questo torneo e speciale e giocarlo è uno dei privilegi maggiori per questo sport”. Nel prossimo turno Coco Gauff affronterà un’altra enfant prodige del tennis americano femminile, Amanda Anisimova.

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Wimbledon, Nadal è imperfetto ma passa al terzo turno: Sonego sulla sua strada

Il campione spagnolo ha la meglio su Berankis pur lasciando un set per strada come accaduto con Cerundolo. In mezzo anche una sospensione per pioggia

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Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (Instagram - @wimbledon)
Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (Instagram - @wimbledon)

[2] R. Nadal b. R. Berankis 6-4 6-4 4-6 6-3

Continua la striscia di successi consecutivi negli Slam del 2022 di Rafa Nadal. Il maiorchino sale a quota 16 grazie al successo su Ricardas Berankis al secondo turno di Wimbledon. Nadal vince in quattro set, come accaduto al primo turno contro Francisco Cerundolo, confermando di avere in questo momento un po’ di ruggine di troppo. Comprensibile se si considera che non aveva giocato tornei sull’erba prima di questo appuntamento. Il torneo è ancora lungo, ma Rafa avrà sicuramente bisogno di alzare il suo livello di gioco. E il prossimo ostacolo sarà il nostro Lorenzo Sonego, che grazie alla vittoria su Hugo Gaston si è guadagnato con ogni probabilità un’altra passerella sul Centre Court dopo quella del 2021, quando sfidò Roger Federer.

IL MATCH – Fin dai primi game si capisce che c’è più equilibrio di quel che ci si sarebbe potuti aspettare: Berankis entra in campo con le idee chiare, i colpi di Nadal sono imprecisi e viaggiano poco. Infatti è il lituano il primo ad arrivare a palla break: succede nel quinto gioco, ma Rafa si salva e poi è lui a insidiare l’avversario nell’ottavo gioco. Ricardas con servizio e dritto sale 4-4. Ma non riesce ad evitare il peggio nel decimo gioco: qui Nadal alza il livello e piazza la zampata che serve, vincendo il primo set 6-4.

 

Nel secondo set, l’equilibrio si spezza presto a favore di Berankis. Il break a favore del lituano arriva al terzo gioco. Il baltico rischia di rovinare tutto subito dopo, ma si salva bene entrando con i piedi dentro il campo e comandando il gioco con un Nadal impreciso: così sale 3-1. Il controbreak comunque arriva due giochi dopo, quando Rafa risponde profondo approfittando di una seconda palla non troppo ostica del lituano. La partita torna sui binari dell’equilibrio, anche se il 14 volte campione del Roland Garros non appare nella sua miglior versione e a tratti è visibilmente infastidito per i tanti errori commessi (saranno 39 a fine partita, contro i 35 di Berankis). Tuttavia, si replica la dinamica vista nel primo set: nel decimo gioco Berankis non riesce a far fronte alla pressione messagli da Nadal, che piazza ancora una volta la zampata quando serve. Accade quando Rafa si guadagna il quarto set point sul servizio di Ricardas, prima con una strepitosa difesa e poi con un dritto vincente. Sulla palla set, con un rovescio incrociato profondissimo causa l’errore dell’avversario. Perché si sa che i campioni sanno vincere anche nelle giornate meno brillanti.

Qui però va lodata la tenacia del lituano che in campo dà tutto per evitare la sconfitta in tre set e si rianima ottenendo di nuovo il break per primo in apertura di terzo set. Un break che Berankis riesce a portare in fondo, arrivando anzi ad avere la palla del 4-1 pesante. Non la concretizza, ma fa comunque suo il terzo set con un bel moto d’orgoglio. Rafa decide che non è più il caso di scherzare e parte subito con la marcia giusta nel quarto set, strappando il servizio all’avversario (con una certa collaborazione da parte del 32enne di Vilnius) e volando sul 3-0. Nel quarto game, subito dopo un punto spettacolare vinto da Berankis, inizia a piovere e i giocatori vengono mandati negli spogliatoi per permettere la chiusura del tetto. Dopo i canonici tre quarti d’ora di sospensione, si torna in campo: Berankis è deciso a fare bella figura e ne escono anche scambi che strappano applausi, ma Nadal cancella i suoi dubbi, alza i giri del drittone, si aiuta col servizio e chiude il match con un game finale da tre aces (sono 13 in tutto).

LE PAROLE A CALDO – Così Nadal ha commentato la sua vittoria nell’intervista a caldo in campo: “Ogni partita è una sfida, tutti gli avversari sono difficili. Ogni giorno è un’opportunità per migliorare e la vittoria di oggi mi dà l’opportunità di farlo ancora. Il quarto set è stato di gran lunga il migliore, il servizio è salito di livello verso la fine mentre precedentemente ho fatto tanti errori. Per me è importante accettare che le cose non siano perfette, essere umile, accettare la sfida e pensare positivo sempre, anche quando le cose non vanno bene, credendo nel fatto che nello scambio dopo si possa fare meglio”.

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