Becker shock, va in prigione (Crivelli, Giammò). Wimbledon arrivo, il rilancio di Berrettini (Ramazzotti, Uccello). "Roma, quanto mi manchi..." (Martucci)

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Becker shock, va in prigione (Crivelli, Giammò). Wimbledon arrivo, il rilancio di Berrettini (Ramazzotti, Uccello). “Roma, quanto mi manchi…” (Martucci)

La rassegna stampa del 30 aprile 2022

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Sentenza bum bum (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta non guarderà il mondo attraverso le maglie di una rete: il suo orizzonte, almeno per i prossimi quindici mesi, sarà infatti oscurato dalle sbarre di una prigione inglese che accoglierà la triste parabola di un campione bambino che dopo i prodigi del tennis ha faticato davvero a ritrovarsi come uomo. Da ieri Boris Becker – il più giovane vincitore della storia di Wimbledon (era il 1985, aveva 17 anni e 8 mesi), un’icona pop e non solo sportiva a cavallo degli anni 80 e 90, l’idolo incontrastato di un Paese, la Germania, che con una racchetta in mano prima di lui non toccava pallina da cinquant’anni – è rinchiuso in una cella della Southwark Crown Court di Londra dopo che lo stesso tribunale lo ha condannato a due anni e sei mesi per quattro capi di imputazione relativi alla bancarotta fraudolenta dichiarata nei suoi confronti da una sentenza del 2017. La cravatta Già riconosciuto colpevole l’8 aprile scorso, l’ex campione tedesco attendeva soltanto di conoscere la pena. Non gli è bastato, per ottenere la clemenza della giudice Deborah Taylor, presentarsi all’ultima udienza con la cravatta lilla e verde dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il Circolo che dal 1877 organizza il torneo di Wimbledon: un piccolissimo bagliore dell’antica gloria, quasi a voler esorcizzare l’amaro destino di sconfitta che a differenza dei tempi d’oro l’amata Londra, in cui risiede dal 2012 dopo i trascorsi in Svizzera e a Montecarlo, gli avrebbe riservato. […]. E quando ieri ha preso un taxi per arrivare a Southwark, con lui in macchina è salito pure il primogenito Noah, che portava in spalla un borsone evidentemente riempito con gli effetti personali del padre in vista della detenzione. Becker rischiava fino a sette anni, ne ha avuti meno della metà. E dei 30 mesi che gli sono stati irrogati, ne sconterà in galera 15 prima della libertà condizionale. Secondo l’accusa, nei mesi immediatamente successivi al fallimento di cinque anni fa il vincitore di sei Slam trasferì centinaia di migliaia di sterline dal suo conto personale ad altri conti, compresi quelli delle ex mogli Barbara e Lilly, non dichiarò la proprietà di una villa in Germania, nascose un prestito bancario di 825.000 euro e il possesso di migliaia di azioni di un’azienda hi tech, sottraendo così più di tre milioni di euro al patrimonio destinato a soddisfare i creditori. Nella polvere Nella requisitoria, il pubblico ministero Rebecca Challdey lo ha investito con parole pesantissime: «L’imputato ha agito deliberatamente e in modo disonesto cercando di incolpare gli altri. Ha certamente subito l’umiliazione del processo, ma non si è mai dimostrato umile e non ha avuto rimorsi. E la condanna per evasione fiscale in Germania del 2002 doveva rappresentare un monito». L’avvocato difensore Jonathan Laidlaw ha cenato di ammorbidire il giudice dichiarando che il suo assistito non ha mai speso soldi per garantirsi «un’esistenza sontuosa», ma piuttosto per il mantenimento dei figli, per l’affitto e per le spese legali e aziendali, subendo al contrario «pubbliche umiliazioni» e senza la possibilità di garantirsi potenziali guadagni futuri. L’ex campione, invece, aveva negato tutti gli addebiti sostenendo di aver sempre collaborato con amministratori incaricati di proteggere i suoi beni e di aver agito su consiglio di esperti. Resta tuttavia il retrogusto amarissimo dell’abisso personale in cui è piombato un uomo che per un decennio ha avuto il mondo ai suoi piedi, fin da quando ancora ragazzino si prese il torneo più grande ed iconico e divenne subito una celebrità per il gioco spumeggiante e i capelli color carota, quasi fluo. In carriera, Becker ha guadagnato 22 milioni di euro di soli premi, ma secondo alcune riviste specializzate era arrivato ad accumulare, con le sponsorizzazioni, un patrimonio di 200 milioni di euro. Sperperato tra investimenti sbagliati (come una villa costosissima a Palma di Maiorca), un divorzio sanguinoso da 20 milioni di euro con Barbara Feltus e uno stile di vita lussureggiante, con una casa a Wimbledon che gli costava 25.000 euro al mese solo d’affitto. Quando venne dichiarato fallito nel 2017 per non essere rientrato da un prestito di 4,6 milioni di euro con una banca e di 1,2 milioni con un privato, il tribunale calcolò che i suoi debiti complessivi ammontavano a 59 milioni di euro. Un tracollo finanziario che lo ha pure costretto a mettere all’asta molti dei suoi trofei, il legame più stretto di un campione con le sue imprese eroiche. Dalle braccia al cielo sul campo più bello e famoso di tutti alla polvere di un’angusta cella a poche miglia da quel posto magico. Così passa la gloria del mondo

Becker shock, va in prigione (Roland Giammò, Il Corriere dello Sport)

 

Londra fatale. Londra finale. Vedi alle volte parabole della vita? Le sue traiettorie? Uno scambio lungo 37 anni, quello tra Londra e Boris Becker Iniziato nel 1985, quando l’allora diciassettenne tedesco trionfo a sorpresa a Wimbledon dando il via alla sua ascesa. E chiusasi ieri, quando la Southwark Crown Court, il palazzo di giustizia sulle rive del Tamigi, l’ha giudicato colpevole dei reati lui ascritti – bancarotta fraudolenta e insolvenza verso i suoi creditori – condannandolo a trenta mesi, la metà dei quali da scontare in prigione. OPERAZIONI.La vicenda prende le mosse neL 2017 quando Ia BBPOL (Boris Becker Private Office), società a lui intestata per la gestione del suo patrimonio, finisce in bancarotta per non aver saldato un prestito di più di tre milioni di sterline nei confronti di una banca inglese – la Arbuthnot Latham – richiesto per la sua villa di Maiorca. Anziché procedere al pagamento dei debiti contratti, íl giorno dopo Il dichiarato fallimento Becker si dimette da amministratore unico della società e il suo posto viene preso dalla moglie Sharley. La mossa insospettisce gli inquirenti che da allora, più che sui movimenti del tre volte vincitore Wimbledon, decidono di concentrarsi su quelli dei suoi beni. Scoprendo transazioni, omissioni e sparizioni che lasciano poco spazio all’immaginazione. Nell’ordine: un secondo prestito non dichiarato di 825.000 sterline richiesto alla banca Alpinum del Liechtenstein, la vendita di una concessionaria Mercedes in Germania per un valore di oltre 900.000 sterline di cui si sono perse le tracce, il tentativo di non figurare quale proprietario di una villa in Germania e di 75.000 azioni di una società attiva nel campo dell’intelligenza artificiale, e in ultimo la sparizione dei trofei accumulati in carriera tra cui spiccano i tre vinti a Wimbledon, le due coppe conquistate agli Australian Open più svariati altri. […] CRAVATTA. A nulla è valsa la difesa del suo avvocato, JonathanLaidlaw, secondo cui Becker avrebbe speso quelle somme per pagare le spese di mantenimento alla ex compagna, da cui ebbe una figlia nel 2000 che fu poi costretto a riconoscere. Quanto sostenuto da Laidlaw nel suo intervento che la vita di Becker sarebbe stata rovinata in caso di condanna, con ripercussioni sul suo nome e inevitabile ostracismo da ogni ruolo televisivo – non ha trovato udienza pressa la giudice Taylor che, pur riconoscendo lo stato di caos in cui il tedesco si è trovato all’indomani della condanna, non ha riscontrato in lui alcun segno di rimorso. Non solo. Pur comprendendo l’umiliazione a cui può essere andato incontro, Taylor ha chiosato sottolineando come in questa storia Becker abbia peccato soprattutto di umiltà. Presentatosi in aula con al collo la cravatta con i colori sociali di Wimbledon, dalle 18 italiane di ieri Bum Bum è entrato nel penitenzíario di Wanclsworth e alle sue pareti potrà ora appendere il cimelio, contemplando già la strategia per la risalita una volta uscito. Il genio per farlo non gli manca. L’umiltà saprà coltivarla.

“Wimbledon arrivo”, il rilancio di Berrettini (Luca Uccello, Tuttosport)

Matteo Berrettini non sa ancora quando tornerà a giocare su un campo da tennis. Non vuole rischiare niente. […]. «La riabilitazione al mignolo della mano destra operata a fine marzo procede secondo i programmi. Ho sentito una fitta durante un rovescio. Poi ci ho giocato sopra», ha confidato a Tuttosport presente alla tavola rotonda a Cesa Red Bull. È successo tutto prima di lndian Wells, «pensavamo a un’infiammazione e invece era una lesione di una piccola particella sopra il mignolo destro che serve a tenere fermo il tendine. Ogni volta che colpivo di rovescio il tendine si spostava. Prima di Miami abbiamo deciso che era meglio fermarsi e operarmi- Ora sto meglio, muovo la mano. Non sto ancora giocando ma conto di farlo a breve… ». In tempo per l’ultimo torneo su terra rossa? «Difficilmente sarò al Roland Garros perché non voglio forzare i tempi, andrò a Parigi solo se sarò nella condizione di arrivare fino in fondo. Se non mi sentirò pronto andrò direttamente sull’erba. E al momento è più no che sì…» Appuntamento quindi a Wimbledon? «L’anno scorso ho preso il palo perdendo in finale contro Djokovic, la prossima volta spero di segnare…» Vincere Wimbledon è il sogno? «Quando ci arrivi così vicino è soltanto questione di dettagli. Per me era la mia prima finale, per Nole la trentesima… L’esperienza ha fatto sicuramente la differenza. Oggi sono meno pronto, non sono al massimo della condizione ma gli infortuni mi hanno sempre dato tanto a livello di motivazioni…» Avete fatto degli studi spediti sui problemi fisici che l’hanno colpita? «Abbiamo fatto degli studi, perché è giusto farlo quando nel tempo ci sono infortuni come quello agli addominali Non mi era mai successo prima. Ma credo che sia stato legato alla quarantena in Australia che non mi ha permesso di allenarmi in maniera adeguata e la cicatrice ha innescato la reazione a catena. Sicuramente non sarò mai un giocatore che giocherà 35 tornei all’anno. Ma trovare una continuità è uno dei miei obiettivi… Cosa chiede a questo 2022 che comincia un po’ in ritardo per lei? «Essere sano, giocare bene, vincere, fare un grande Wimbledon e un bel giro americano tra Canada e Cincinnati, e poi qualificarmi di nuovo per le Atp Finals di Torino, sperando vadano un po’ meglio dell’ultima volta..» Se dovesse scegliere tra un grande Slam e la Davis con l’Italia cosa preferirebbe? -Sono due emozioni diverse. Ad uno slam ci sono andato vicino a vincerlo, mentre la Davis non sono ancora riuscito a godermela. Ma in questo momento direi ancora slam. Poi però la Davis è lì, appena dopo tra i miei desideri…» I protagonisti della vittoria della Davis del 1976 sono convinti che siate quelli giusti per poterla riportare in Italia_ «Ne sono convinto anch’io perché la squadra è molto forte. Il doppio oggi è ancora più importante rispetto al passato. La Davis l’ha vinta anche la Russia che non ha certamente il doppio più forte del Mondo. Fabio e Simone stando giocando molto bene quest’anno. Poi ci siamo noi singolaristi. Le condizioni ci sono ed è l’obiettiva della squadra» Quanto manca per prendere la scena di Djokovic, Nadal e Federer «Per me è bellissimo vivere già nella loro era, tutti e tre li ho vissuti prima in televisione da spettatore, da tifoso e poi in campo da avversano. Per me è un grande orgoglio il fatto che io possa confrontarmi ancora con loro è una sfida bellissima, che mi stimola a dare che mi stimola a dare sempre di più. E’ eccitante ma so che gli altri, quelli più giovani di me sono pronti per vincere, per spingere forte. Non basterà che loro smettano, bisognerà fare di più per prendere iI loro posto…» Quanto è cambiato Matteo Berettini personaggio dopo Sanremo? «Non mi sarei mai aspettato di diventare famoso quando ho cominciato a giocare a tennis Ma la mattina, quando mi sveglio penso ancora a come battere Djokovic e Nadal, soltanto a questo. Non sono cambiato anche se certamente fa piacere quando i tifosi mi riconoscono, quando mi dicono che grazie a me si sono avvicinati al tennis. La notorietà va gestita con le armi che mi hanno fonito i miei genitori, con l’educazione. Sicuramente ora andare a prendere un caffè è più difficile. La mascherina mi ha aiutato… (ride)»

“Stavolta a Wimbledon faccio goal” (Andrea Ramazzotti, Il Corriere dello Sport)

[…]. Matteo Berrettini non è ancora pronto e l’operazione alla mano destra lo costringerà a saltare Montecarlo e l’amato torneo di Roma, ma all’atleta del team Red Bull gli stimoli non mancano. A Wimbledon sente che stavolta potrebbe essere l’anno giusto per un trionfo. Berrettini, come sta? «Ora bene, ma non ho ancora ripreso a giocare. Ho sentito per la prima volta il dolore al dito nei giorni precedenti all’inizio di Indian Wells, quando facevo il rovescio a due mani: avvertivo come uno scatto del tendine che usciva dal binario. I primi accertamenti non avevano dato un esito preoccupante ed ero sceso in campo con gli antidolorifici. Il fastidio, però, aumentava e per questo mi sono ritirato a Miami. Capita la reale entità del problema, mi sono operato». Non era un infortunio banale. «Era una lesione di una piccolo parte della mano che fa sì che il tendine del mignolo stia al suo posto. Nel mio caso usciva sempre dalla sede naturale e si lussava. Adesso ho ripreso a dare la mano, a muoverla e… a salutare, ma ancora niente tennis. Spero di rientrare a breve perché sta andando tutto come da programma». […] Sarà in campo al Roland Garros? «In questo momento più no che si. Quando toccherò la prima palla, saprò quanto mi serve per tornare a un livello di forma accettabile. Nella sporte nella vita “mai dire mai”, ma non mi prenderò dei rischi e non deciderò con fretta. Se non mi sentirò pronto, salterò la terra e andrò dritto sull’erba. Questa stop forzato mi permetterà di arrivare più fresco fino a fine novembre». Niente Roma: è dispiaciuto? «Gli internazionali d’Italia sono il torneo che sento di più dal punta di vista emotivo perché da bambino ero la a vedere il torneo e sognavo di essere competitiva a quei livelli. Fa male saltarlo. Purtroppo a causa del Covid e della capienza ridotta nelle ultime due edizioni non me lo sono goduto. Vedrete che nel 2023 avrò le energie mentali per presentarmi al Foro Italico per far bene». I tifosi italiani in sua assenza possono sperare in un’impresa di un connazionale? «Sonego e Sinner. Spero che un italiano arrivi in fondo e vinca». Torniamo a lei e all’erba_di Wimbledon, lasciata lo scorso luglio con la sconfitta in finale contro Djokovic. Cosa le è mancato per vincere? «Quando arrivi così vicino a un successo nello Slam, è questione di dettagli e Novak era alla trentesima finale in uno Slam, io alla prima. Lui inoltre per caratteristiche di gioca mi dä parecchio fastidio». Cl riproverà a fine giugno? «Un anno fa ho preso… il palo. Speriamo stavolta di far gol. Scherzi a parte, sarò meno pronto perché 12 mesi fa era arrivato lì con tanti match sulle spalle, stavolta no. Ora però ho più esperienza e sono più maturo. Gli stop e le sconfitte mi hanno insegnata tanto». Cosa in particolare? «Meglio vincere, ma le sconfitte sono più importanti. Dopo un’assenza per infortunio o un ko ho sempre sentito una grande spinta dentro di me, un motivo oli rivalsa. Le sconfitte se sono poche e sono prese bene, posso aiutare». Bisogna avere la testa giusta perché accada davvero. «Credo sia una mia caratteristica fin da bambino: allora come oggi: usavo ogni energia mentale per arrivare al massimo risultato. Vinco i punti con i miei colpi, ma se non entro in campo con il giusto approccio, anche il dritto e il servizio sono meno efficaci. Per essere un giocatore di élite i colpi contano fino a un certo punto. Se qualcosa non ti scatta dentro, è dura». Lei ha un mental coach? «Fin dai 17 anni, ma non c’è un esercizio specifico che faccio con lui. Si tratta di un percorso che porta a conoscerti nel tempo, ti fa digerire la sconfitta in maniera corretta e ti toglie un po’ di pressione». Dopo Wimbledon e la partecipazione di Sanremo, tutti la conoscono. E’difficile da gestire la notorietà? «Non me la sarei mai aspettata, ma fa piacere quando i tifosi mi dicono di essersi avvicinati o riavvicinati al tennis grazie a me. La notorietà la gestisco con l’educazione che mi hanno data i miei genitori: se uno mi chiede una foto, non riesco a dire di no. Le mascherine finora mi hanno aiutato a mimetizzarmi. Ml dispiace solo che a volte, quando voglio dedicare tempo ai miei migliori amici, non sempre ci riesco perché ci sono tante persone intorno». Si parla da due-tre anni del ricambio generazionale, dei Fab3 in declino e invece vincono ancora. «A stare al top devi abituarti. Federe; Nadal e Djokovic hanno sempre saputo gestire la pressione facendo risultati incredibili, ma per i comuni mortali gli alti e i bassi sono fisiologici». Bello vivere questo momento in cui, con i tre grandi in flessione, i giovani si stanno ritagliando uno spazio importante? «E’ dieci anni che parlano di una loro flessione e invece vincono sempre. Giocare nella loro era per me è fantastico: tutti e tre li ho vissuti in tv da spettatore e poi in campo. Già questo mi ha reso orgoglioso. Quando smetteranno, però, niente sarà facile: c’è una generazione di atleti più giovani di me, da Sinner e Alcaraz, che sono super competitivi». Se dovesse scegliere tra vincere Slam o la Coppe Davis, cosa vorrebbe? «In questo momento uno Slam, mala Davis viene subito dopo». L’Italia non la solleva dal 1976. La vostra è la generazione giusta per riportarla a casa? «Il momento è arrivato perché la squadra è molta forte. Dal 1976 sono cambiate tante case, a partire dalle regole. Il doppio è ancora più importante del passato e noi non eccelliamo in questa specialità, ma la Davis l’ha vinta la Russia che non ha certo il doppio più forte del mondo. lo credo nella squadra e nei ragazzi. Stiamo costruendo un progetto a medio lungo termine e possiamo arrivare in fondo». Questo periodo di stop le ha permesso di stare a Roma. Non è che ha pensato d fatto che con II tennis viva in una bolla e che le manca une vita vera? «Fino a un certo punto della mia carriera non ho mai sentito la mancanza della vita di tutti i giorni perché ero focalizzato a far bene nel tennis. Adesso ogni tanto una sera di baldoria o un weekend con gli amici me lo concedo e non muore nessuno. Anzi, mi ricarica». Considera il tennis un lavoro? «No. A volte preferirei evitare un meeting con un avvocato, una sessione di fisioterapia o un allenamento pesante, ma nella mia vita sto facendo quello che sogno. Mi dà solo fastidio che devo stare lontano dagli affetti per 10-11 mesi l’anno. Quando mi chiama la nonna piangendo perché non mi vede, mi crea un buco dentro». Tutti le riconoscono ci essere un bel ragazzo. Lei quando ha capito di essere bello? «Il 12 aprile 1996; quando sono nato. Mia mamma ha subito detto: Ammazza quanta è bello” (ride: ndr). Idem mia nonna. Io però non mi guardo allo specchio e mi ripeto: “Ammazza come sono bello”. La bellezza per giocare a tennis poi non aiuta». Cosa chiede alla seconda parte del 2022? « Di essere sano e spingere forte. Non ho mai giocato bene i Master 1000 in Canada, neppure a Cincinnati. Sarebbe stupendo fare un “giro” americano bello e poi gli US Open. Punto a qualificarmi per le Atp Finals, ma l’nfortunio mi ha fatto perdere tanti punti. Ho tempo per recuperare e ci proverò»

“Roma, quanto mi manchi…” (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Il torneo di Roma parte virtualmente oggi con la fase finale delle pre-qualificazioni, prologo del torneo del 9-15 maggio dove Matteo Berrettini non ci sarà. Fisicamente è a Milano per lo sponsor Red Bull in piena riabilitazione del mignolo della mano destra operato a fine marzo: una piccola lesione che gli faceva uscire il dito dalla guaina procurandogli un gran dolore soprattutto quando colpiva di rovescio e gli ha vietato la stagione sulla terra rossa, compreso quasi sicuramente anche il Roland Garros dal 22. «Procede secondo i programmi. Non ho ancora ripreso ad allenarmi con la racchetta, nelle prossime settimane deciderò su Parigi, al momento è più no che sì. Se non sarò convinto di poter arrivare fino in fondo nel torneo, passerò direttamente alle partite sull’erba». DISPIACIUTO Rinunciare agli Internazionali d’Italia per il romano è stato particolarmente doloroso: «Purtroppo da 3 anni per un motivo o per l’altro non sono riuscito a vivere il torneo nella sua atmosfera normale. Questa rinuncia è il colpo più duro». Ma al di là del portentoso uno-due servizio-dritto che l’anno scorso l’ha portato a conquistare il Queens ed arrivare in finale a Wimbledon, Matteo ha il suo punto di forza nella testa: «Non voglio rischiare nuovi infortuni, voglio fare una seconda parte di stagione senza problemi per cercare di qualificarmi alle Atp Finals di Torino. Ci sono ancora due Slam, finora non ho mai potuto giocare il Masters 1000 in Canada e non sono mai arrivato in forma a quello di Cincinnati prima degli US Open». La ripartenza è già cominciata: «Speriamo di superare ancora una volta questo momento mentalmente difficile, e trasformarlo in cattiveria agonistica. Ho sempre sentito una spinta più forte dopo una sconfitta, forse per la vo- glia di rivalsa che diventa uno stimolo. Per questo dopo i tanti infortuni sono sempre tornato più forte di prima, con più motivazioni». Con quale obiettivo? «Potessi scegliere fra vincere uno Slam o la Davis in questo momento sceglierei uno Slam, anche se abbiamo tutte le possibilità di vincere la Coppa in tempi medio-lunghi: la squadra c’è, il doppio è diventato molto più importante ma la Russia ha vinto questa gara con una grande coppia. E Fabio (Fognini) e Simone (Bolelli) stanno giocando molto bene». L’anno scorso a sbarrargli la strada ai Championships c’era Novak Djokovic: «Ho preso il palo, la prossima volta spero di segnare. C’era una differenza notevole di esperienza fra me alla prima finale Slam e Novak che era alla numero 30». PROBLEMI E VITA […] Come vive la condizione di numero 6 del mondo, come sostiene l’urto della notorietà? «Non me lo sarei mai aspettato, ma fa piacere essere riconosciuto. La notorietà va gestita ma non è mai stata un ingombro. Certo, mi fa sentire quasi in colpa non poter dare tutta l’attenzione alle persone che mi amano e mi stanno più vicine, o sentire nonna che piange al telefono perché non mi vede da tanto. Così come non è sempre facile non poter parlare a lungo con gli amici perché qualcuno vuole una foto o un autografo. Ma mi fa piacere, gli insegnamenti dei genitori mi aiutano a gestire tutto». E quando gli dicono bello, trova la risposta giusta: «In realtà mi sono sempre sentito dire cosi, sin dalla culla con nonna e mamma, ci sono abituato». Nè è una sorpresa se i nuovi mostri perdono più dei Big 3: «Ci siamo abituati troppo bene con Federer, Nadal ne Djokovic». Orgoglioso soprattutto «di poter portare più gente allo sport in generale non solo al tennis». Felice perché «il tennis non è un lavoro, faccio quello che davvero mi piace». Tranne giocare a Roma 2022.

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Sonego c’è. ora tocca a Sinner (Bertellino). Sonego comanda e vince. Oggi è il turno di Sinner (Corriere dello Sport)

La rassegna stampa di mercoledì 8 febbraio 2023

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Sonego c’è. ora tocca a Sinner (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Lorenzo Sonego ha sorriso ancora in terra di Francia, dove lo scorso anno aveva vinto il suo terzo torneo del massimo circuito, a Metz. Questa volta ha esordito con il “botto” nel 250 ATP di Montpellier, sul veloce indoor, contro il giocatore di casa e 8° testa di serie, Benjamin Bonzi. L’azzurro ha vendicato l’unico precedente, giocato e perso nel 2022 al 2° turno del Masters 1000 di Indian Wells. Nel primo set ha dominato più di quanto lo score non dica, grazie a due break uno in avvio e l’altro in chiusura, per 6-3. Nel secondo dopo aver annullato tre palle break consecutive sull’1-1 ha avuto tre opportunità per salire sul 3-2 e servizio ma non le ha concretizzate. Ha giocato un game perfetto ancora in dirittura conquistando il passaggio di turno sul 6-4 al secondo match point: «Sono felice per questa partita – ha detto al termine – contro un avversano non facile. Mi sono focalizzato sul mio tennis sapendo di dover essere aggressivo. Voglio godermi ogni momento e pensare al prossimo match». Lo giocherà domani contro l’esperto 30enne Filip Krajnovic, 71 ATP. Battuto invece Nardi 6-4 6-4 dal francese Rinderknech. Questa sera alle 19 è programmato l’esordio di Jannik Sinner, 2a testa di serie e desideroso di riprendere la corsa dopo l’eliminazione negli ottavi degli Australian Open. Il match che giocherà contro il magiaro Marton Fucsovics vale già un posto nei quarti. I precedenti sono in perfetta parità (2-2) ma l’ultimo confronto, giocato a Melbourne a inizio stagione, ha visto l’altoatesino vincere in cinque set. Applausi a Luciano Darderi, 20enne n° 140 del ranking, che dopo aver conquistato il suo primo main draw nel massimo circuito, nel 250 ATP di Cordoba (Arg), ha superato il turno iniziale grazie al successo per 6-4 6-3 contro il talentuoso francese Hugo Gaston. Ora è atteso da un test difficile contro Sebastian Baez (Arg), 4^ testa di serie e 47 del mondo. In tabellone ci sono altri due azzurri. Andrea Vavassori (che ha giocato nella notte italiana contro la wild card locale Guido Pella), e Marco Cecchinato, che esordirà contro Facundo Bagnis. […]

Sonego comanda e vince. Oggi è il turno di Sinner (Corriere dello Sport)

 

A Montpellier (ATP 250) bella vittoria colta da Lorenzo Sonego al primo turno contro il n.1 di Francia, Benjamin Bonzi (6-3, 6-4). Dopo un primo set all’insegna dell’autorevolezza chiuso da Bonzi con un doppio fallo, nel secondo parziale l’azzurro ha continuato a dettare il gioco sorretto da una gran prima di servivo costruendosi più volte l’occasione di portarsi in vantaggio. Sciupate tre palle break nel 6° game, le due successive occasioni avute da Sonego nel 10° game sono coincise con altrettanti match point. «Giocare in Francia mi piace – ha dichiarato l’azzurro, vincitore l’anno scorso a Metz – e sono felice di esserci riuscito contro un avversario difficile. Sono rimasto concentrato sul mio gioco, specialmente sul servizio perché lui un gran ribattitore». Al secondo turno lo attende ora il serbo Krajinovic (n.71 ATP). Disco rosso per Luca Nardi sconfitto 6-4, 6-4 da Rinderknech. Oggi alle ore 14 debutterà Jannik Sinner (testa di serie n. 2) con l’ungherese Fucsovics, da lui battuto in cinque set agli ultimi Australian Open. A Linz (WTA 250) avanza al secondo turno Camila Giorgi. La n.73 del mondo ha battuto in due set la romena Cristian (6-1, 6-2) chiudendo il match in un’ora di gioco. Al secondo turno affronterà la vincente della sfida tra Begu e Tauson in programma domani. E sempre domani farà suo esordio nel torneo Sara Errani in quello che sarà un match tra qualificate contra la tedesca Friedsam. Eliminata invece al primo turno Lucia Bronzetti, battuta in rimonta in tre set dalla russa Potapova (2-6, 6-3, 6-4). […]

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Binaghi: I tre mandati? Anche per chi li propone (Marota). Sonego in cerca di vendette (Strocchi). Binaghi su Berrettini: “Matteo tornerà a farci sognare” (Schito). Sonego comincia oggi la campagna d’Europa (Turco)

La rassegna stampa di martedì 7 febbraio 2023

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Binaghi: I tre mandati? Anche per chi li propone (Giorgio Marota, Corriere dello Sport)

Angelo Binaghi è stato uno dei coordinatori della “rivolta” dei presidenti federali contro la norma che limita I tre mandati, tanto da ritornare a Palazzo H […] proprio per affrontare la questione dopo anni di ritiro sull’Aventino. II numero uno della Federazione Italiana Tennis e Padel si è mosso, insieme ad altri colleghi che dovrebbero lasciare l’incarico dopo Parigi 2024, in seguito all’accoglimento del Tar Lazio del ricorso di un consigliere della Federtennis Toscana. I presidenti hanno chiesto al Coni di portare la loro istanza sul tavolo del governo, ma il ministro per lo Sport, Abodi, si è già detto contrario. Inattesa che la Corte Costituzionale faccia chiarezza sull’argomento, [….] Binaghi ha usato l’arma dell’ironia: «Abbiamo capito ormai che i risultati raggiunti non contano. […]La legge dice che dobbiamo andare tutti a casa. lo credo in una società dove c’è il ricambio a tutti i livelli. La penso come il ministro». Finita qua? Ovviamente no: «Mi auguro, però, che questo non riguardi solo i dirigenti dello sport e che i sostenitori del ricambio facciano anche una legge per limitare I mandati a loro stessi e dare così l’esempio. Pur di stare In un Paese più bello e moderno, dove viene applicato questo principio, mi dimetterei io stesso». Sulla nuova vita della FITP, Binaghi ha spiegato invece che «il padel oggi ha 1 milione di praticanti e nel giro di 3-4 anni supererà i 3 milioni del tennis», mentre su Berrettini si è detto certo «che ci farà sognare ancora, magari con uno slam».

Sonego in cerca di vendette (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

 

Novak Djokovic si appresta ad aggiungere un altro record alla sua strepitosa carriera anche senza dover scendere in campo. Fra venti giorni muni, lunedì 27 febbraio, ancor prima di debuttare al “Dubai Open, sarà infatti incoronato come il tennista che in assoluto ha dominato la classifica per più tempo: il 35enne serbo raggiungerà le 378 settimane da numero uno mondiale, superando di una il primato stabilito dalla tedesca Steffi Graf, che eguaglierà lunedì 20 febbraio. Per Carlos Alcaraz e Stefano Tsitsipas, che con completano il podio del ranking Atp, è impossibile superare il fresco campione degli Australian Open […] in questo intervallo di tempo. Sia lo spagnolo sia il greco torneranno in gara nel circuito la prossima settimana, rispettivamente a Buenos Aires e a Rotterdam. Oggi è invece il giorno dell’esordio per Lorenzo Sonego nel torneo di Montpellier […]. Il 27enne di Torino […], due anni fa capace di raggiungere i quarti sul duro indoor della città transalpina, in serata […] insegue la rivincita contro il francese Benjamin Bonzi […], ottava testa di serie, che si è aggiudicato l’unico confronto diretto sul cemento di Indian Wells nel 2022. Sonego inoltre difende i 90punti della semifinale di Buones Aires nello stesso periodo 2022. Cambiale pesante. A seguire il secondo atto del duello Italia-Francia: il 19enne Luca Nardi […], promosso dalle qualificazioni grazie al successo per 6-1 3-6 6-3 sul padrone di casa Benoit Paire […], affronta perla prima volta in carriera Arthur Rinderknech […]. Entrerà in scena direttamente al 2° turno Jannik Sinner […], secondo favorito del seeding che attende il vincente del match tra l’ungherese Maron Fucsovics e il qualificato francese Geoffrey Blancaneaux. Sulla terra argentina di Cordoba debutto nel main draw anche per l’altro piemontese Andrea Vavassori […], che dopo aver superato le qualificazioni trova l’argentino ex top 20 Guido Pella, in gara con una wild card […] dopo aver saltato praticamente tutto il 2022 a causa di una lesione cronica al ginocchio destro. Sul fronte femminile Martina Trevisan saluta subito il “Mubadala Abu Dhabi Open”, nuovo Wta 500 […] sul cemento nella capitale degli Emirati Arabi Uniti. La 29enne mancina di Firenze, stabile questa settimana al n. 25 del ranking è stata sconfitta 6-0 6-2, in un’ora e un quarto, dalla belga Elise Mertens […]. A Linz […] sono diventate tre le italiane in tabellone con la promozione di Sara Errani dalle qualificazioni: la 35enne romagnola […] nel turno decisivo sul veloce indoor della “TipsArena” ha battuto 6-2 6-3 la colombiana Andrea Gamiz […] e domani avrà come avversaria la tedesca Anna-Lena Friedsam […], anch’essa qualificata. Nel pomeriggio impegnate le altre due azzurre: Lucia Bronzetti […] sfida la russa Anastasia Potapova […], testa di serie n. 8, che si è aggiudica l’unico precedente, lo scorso anno al 1° turno di Losanna […], quindi Camila Giorgi […], vincitrice in Austria nel 2018 e finalista nel 2014, deve vedersela con la rumena Jaqueline Cristian […], finalista lo scorso anno.

Tennis. Binaghi su Berrettini: “Matteo tornerà a farci sognare” (Francesca Schito, Il Tempo)

Una settimana senza tornei non sposta granché nelle classifiche mondiali. Scende Sascha Zverev, fuori dalla Top 20 perché gli sono scaduti i punti di Montpellier, e fa un po’ strano vedere Matteo Berrettini in 22esima posizione. Se al momento le notizie sul tennista romano escono più sulle pagine di gossip che non su quelle sportive, il 26enne rimane una delle punte di diamante della squadra azzurra. Al momento terzo del ranking tricolore […] Berrettini ha bisogno di ritrovare certezze nel corpo e nella mente, dopo un avvio di stagione ancora tra alti e bassi. «Qualche anno fa – le parole del presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, intervenuto ai microfoni di “La politica nel pallone”, su Gr Parlamento – avremmo detto ‘meno male un italiano agli ottavi di un grande Slam’, oggi le prospettive sono cambiate. Diciamo che i nostri giocatori ci hanno abituato bene. Berrettini tornerà a farci sognare ancora, sull’erba è tra i primissimi al mondo e sulle altre superfici è un giocatore di altissimo livello. Penso sia l’anno giusto per fare un exploit». In classifica è ripartito il regno di Novak Djokovic, tornato in vetta dopo la vittoria agli Australian Open. Alle spalle del serbo rimane Carlos Alcaraz, il grande assente a Melbourne seguito da Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Si rivede nei primi 60 Fabio Fognini […] ormai prossimo al rientro in campo. Nella classifica WTA, la regina è sempre Iga Swiatek, nonostante lo scivolone della polacca agli Australian Open. Alle sue spalle la vincitrice del primo Slam della stagione Aryna Sabalenka, seguita da Jabeur e Pegula. La prima delle italiane è Trevisan, 25esima.

Sonego comincia oggi la campagna d’Europa sfida al francese Bonzi (Fabrizio Turco, La Repubblica di Torino)

Gli Australian Open, e la sconfitta patita per mano del polacco Top10 Hurkacz al termine di una maratona lunga tre ore e 53 minuti, sono alle spalle. Davanti, adesso, c’è una breve ma intensa campagna d’Europa che potrebbe regalare punti preziosi per la classifica Atp. Lorenzo Sonego è pronto a voltare pagina e a ricominciare la scalata alle posizioni d’élite del tennis mondiale: l’ultima graduatoria stilata ieri lo vede al numero 56 del ranking ma con tanta voglia di tornare nelle posizioni che più gli competono. Si parte oggi con l’Atp 250 sul veloce indoor di Montpellier, in Francia; e stavolta, in questa fase della stagione, il portacolori dello Sporting non ha molti punti da difendere visto che lo scorso anno di questi tempi raccolse come miglior risultato una semifinale a Buenos Aires. Due anni fa nell’Open Sud de France di Montpellier il cammino di Sonego fu brillante fino allo stop subito nei quarti di finale: dopo avere sconfitto il francese Gaston e l’americano Korda perse contro il belga Goffin. Stasera, al debutto nei sedicesimi, sfiderà il francese Benjamin Bonzi che è numero 45 al mondo e ottava testa di serie del tabellone. Se riuscirà nell’impresa di batterlo si potrebbe spianare la strada verso un quarto di finale con derby tutto italiano visto che Sonego si troverebbe eventualmente di fronte il compagno di allenamenti Jannik Sinner. L’altoatesino numero uno d’Italia, fermo al 17° posto della graduatoria mondiale, è la testa di serie numero due del torneo francese ed è stato sorteggiato dalla parte di Sonego. In attesa, eventualmente, di assaporare il gusto della sfida tutta italiana, c’è però da superare l’ostacolo Bonzi che avrà il non trascurabile vantaggio di giocare in casa. Il 26enne occitano è infatti originario di Nimes, cinquanta chilometri da Montpellier, e quindi avrà un motivo in più per far bella figura. Ma Sonego quest’anno ha le idee chiare: «Dopo gli alti e bassi del 2022 adesso voglio ritrovare continuità di rendimento per ripetere ciò che ho fatto settanta giorni fa in Coppa Davis, quando a Malaga ho battuto due Top20 come Tiafoe e Shapovalov». Un’ambizione che si traduce anche in gradini da risalire in classifica, visto che l’obiettivo del 2023 del tennista di corso Cosenza è limpido: «Voglio migliorare la posizione numero 21 raggiunta un anno e mezzo fa, a ottobre 2021» non ha mai nascosto in queste settimane Sonego. A proposito della classifica degli altri piemontesi: il “gemello” di Sonego, Andrea Vavassori, che si è appena qualificato nel main draw dell’Atp 250 di Cordoba, in Argentina, si piazza al numero 221 del ranking mondiale. Molto più indietro ci sono i due talenti classe 1998, il torinese Edoardo Lavagna e il novarese Giovanni Fonio. Il mancino dei Ronchi Verdi continua una lenta scalata e si colloca al numero 358; Fonio lo tallona da vicino, al 364° posto della graduatoria mondiale.

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Flash

La forza delle donne. Un nuovo tennis per supermamme (Martucci). Intervista a Flavia Pennetta: “Le madri sono super-eroine, serve un carattere di ferro (Messaggero Sport)

La rassegna stampa di lunedì 6 febbraio 2023

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La forza delle donne. Un nuovo tennis per supermamme (Vincenzo Martucci, Il Messaggero Sport)

Naomi Osaka rinuncia agli Australian Open per diventare mamma. Così avvalora l’ipotesi di un abbandono prematuro dal tennis, ad appena 25 anni

[…]

 

Ma la nuova moda delle mamme-atlete e soprattutto di mamme-tenniste fa sperare il contrario. Perché sono sempre più le bambine prodigio che diventano ragazze e poi donne sul campo, e quindi ritornano sul Tour dopo aver messo su famiglia. DOROTHEA e MARGARET La pioniera fu l’inglese Dorothea Lambert (classe 1878), sposata Chambers nel 2007, aggiunse 4 trionfi a Wimbledon ai 3 da signorina e l’Olimpiade 2014: prima mamma a riuscirci quando il patriarcato dominava il mondo, splendido esempio di atleta ogni sport che non si arrende alla nascita di un figlio. L’australiana Margaret Smith Court (classe ’42), dopo aver chiuso il Grande Slam nel 1970 collezionando 17 Majors, nel 1972 diede alla luce Daniel e subito dopo si aggiudicò Australian Open, Roland Garros e US Open ’73, fissando il record assoluto di 24 Slam, prima mamma numero 1 del mondo. Rimanendo sulla scena anche dopo il quarto figlio. EVONNE e KIM L’aborigena australiana Evonne Goolagong (classe ’51) nell’80 diventò la prima mamma regina Slam, bissando il titolo del 1971. La belga Kim Clijsters (classe ’83) ha fatto scalpore: s’è ritirata nel 2007, ad appena 27 anni, ma subito dopo la nascita della deliziosa Jade Elle, nel 2009, è tornata ed ha vinto 3 dei suoi 4 Slam, conquistando gli US Open, bissandoli nel 2010, più gli Australian Open 2011. Si è fermata ancora dopo gli US Open 2012, è tornata sul Tour nel 2020 e si è ritirata definitivamente l’anno scorso. Anche la statunitense Lindsay Davenport ha lasciato il tennis dal 2006 al 2007, è tornata in campo 3 mesi dopo aver dato alla luce Jagger Jonathan e poi ha firmato altri 3 titoli. Come lei Cara Black dello Zimbabwe: nel 2012 è diventata mamma, nel 2013 è tornata fra le top 20. SERENA e VIKA Serena Williams, si è aggiudicata il 23′ Slam, gli Australian Open 2017, incinta di 8 settimane della sua Alexis Olympia Ohanian. A dicembre era di nuovo in campo ma, malgrado altre 4 finali Slam, non è più riuscita ad agganciare il record di Margaret Smith e si è ritirata l’anno scorso.

[…]

Come lei sono tornate sulla scena in tante. Il caso più eclatante è quello della 33enne bielorussa Vika Azarenka, ex numero 1 del mondo e regina di 2 Slam, che, dopo la nascita del suo Leo nel 2016, quattro anni dopo ha disputato la terza finale agli US Open ed è oggi 16 della classifica. Il fronte delle neo mamme è ricco di Tatjana Maria, Sania Mirza, Mandy Minella, Kateryna Bondarenko, Vera Zvonareva, Evgeniya Rodina (che perse con Serena Williams uno storico ottavo fra mamme a Wimbledon 2018), Andrea Mitu, Alla Kudryavtseva, Maria Olga Govortsova, Tsvetana Pironkova, Taylor Townsend. Mentre Strykova ci sta pensando su.

[…]

Intervista a Flavia Pennetta: “Le madri sono super-eroine, serve un carattere di ferro (Il Messaggero Sport)

Flavia Pennetta, qual è la molla che spinge una neo mamma a rientrare nel tennis? «Me lo chiedo anch’io: ci vuole una forza eccezionale e un impegno totale per rimettersi in gioco tornando ad allenarsi in una certa maniera. Non per tenersi semplicemente in forma come faccio io ma per essere competitivi a livello professionistico. Chi ci riesce è davvero ammirevole, perché ha comunque il pensiero legato alla famiglia e, da mamma, deve comunque svolgere tante mansioni tutte sue. Le motivazioni per tornare in campo possono venire dalla noia di stare a casa, dalla necessità di riprovare l’adrenalina della partita e, credo, principalmente, dal bisogno o comunque dal desiderio di guadagnare altro denaro: perché uno pensa di poter ancora fare bei soldi. Allora si decide di fare un sacrificio per altri 3-4 anni per lasciare qualcosa di più anche ai figli. Spesso, comunque, queste ragazze hanno sposato l’allenatore o il preparatore atletico e quindi sono sempre quelle che guadagnano di più in famiglia». Lei ha chiuso in bellezza subito dopo aver vinto uno Slam, agli US Open 2015, due anni dopo ha avuto il primo figlio. Non ci ha ripensato davvero mai mai di tornare a giocare? «Direi una bugia se dicessi che non mi è mai frullato per la testa. Ma adoro la famiglia. Sarei potuta tornare solo per la questione economica perché come carriera mi sento più che completa, e non avrei trovato altri obiettivi certi e così importanti, anche se si può sempre migliorare ed ambire a qualcosa di più. Sono conscia che avrei potuto ancora guadagnare tanti soldi: la spinta economica avrebbe potuto motivarmi. Ma evidentemente non era sufficiente». Anche perché oggi sembra più “facile” dei suoi tempi. «Non si può dire più facile, sembra sminuire il lavoro, i sacrifici e gli sforzi delle giocatici moderne, ma è evidente che il fattore fisico è diventato sempre più importante mentre quello tennistico, e quindi tecnica, tattica e testa, lo sono meno. Infatti oggi quelle che hanno testa vincono 700 tornei di fila». Lasciando la scena spariscono anche le attenzioni del mondo esterno e bisogna farsi tutto da soli. «Questo è uno dei temi coi quali discuto spesso con Fabio – il marito, Fognini – che ha un’agenzia manageriale e si occupa di alcuni giovani aiutandoli nei primi, delicati, anni nel professionismo. Io, così come in famiglia coi miei figli, sono dell’idea che bisogna responsabilizzare i ragazzi, lasciarli anche liberi di sbagliare, per insegnargli a cavarsela da soli.

[…]

E come fa una madre a gestirsi nel tennis se già ha un figlio a cui pensare? «Sono perfettamente d’accordo con quello che dice Serena sulle mamme che sono veri super-eroi. Infatti io, pur avendo sempre avuto un rapporto meraviglioso con mia madre, ora che ho dei figli miei la amo ancora di più per tutto quello che ha fatto dall’allattamento alle cose degli inizi. Dietro un figlio c’è davvero tanto duro lavoro».

[…]

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