Rimandato in greco (Crivelli, Grilli). Progressi e paura (Azzolini). Djokovic resta numero 1 e inquadra la finale. Pure Zverev va di corsa (Cocchi). Bolelli e Fognini show, possono scrivere la storia (Grilli). Arrivederci Roma, Sinner dura un set, l'anca lo tradisce (Rossi, Martucci)

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Rimandato in greco (Crivelli, Grilli). Progressi e paura (Azzolini). Djokovic resta numero 1 e inquadra la finale. Pure Zverev va di corsa (Cocchi). Bolelli e Fognini show, possono scrivere la storia (Grilli). Arrivederci Roma, Sinner dura un set, l’anca lo tradisce (Rossi, Martucci)

La rassegna stampa del 14 maggio 2022

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Rimandato in greco (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quella sporca dozzina. Il tabù non si scioglie, la maledizione continua: Sinner ancora una volta, la 12° appunto, non riesce a superare l’ostacolo di un top 5. […]. Anche con Tsitsipas, il quinto giocatore mondiale, non basta II valore comunque eccelso dello Jannik attuale, ma il primo set è li a rappresentare plasticamente cosa potrà diventare il Rosso di Sesto Pusteria quando la fioritura tecnica e atletica sarà completata. Rispetto alla stesa presa a gennaio contro l’Apollo greco in Australia, il match rimane sul filo per più di un’ora e Jan recupera da 3-0 sotto con l’aggressività da fondo, la lettura in risposta del servizio dell’avversario, l’uso sapiente della smorzata. Testa e Fisico. Come sempre accade quando impera l’equilibrio, sono un paio di punti a decidere il parziale, e succede nel tie break: il doppio fallo di Sinner sul 3-3 e seconda di servizio tenera sul 5-5, che permette a Stefanos una replica aggressiva seguita da una discesa a rete vincente. Con il set, però, finisce anche la partita, perché sul recupero provato nell’ultimo punto Jannik si procura un leggero infortunio alla gamba sinistra: «L’anca si è girata, sono andato subito negli spogliatoi e ho fatto dei massaggi con il fisioterapista, ma la situazione non è migliorata, ho sentito che qualcosa non andava. Nel secondo set purtroppo non sono riuscito a rendere al 100%. Quindi si può parlare di un primo set giocato nel modo giusto, ora vedrò cos’è successo e farò dei controlli». Al netto della sfortuna contingente, l’ora e 27′ in cui matura il risultato del set d’apertura, in cui Sinner ottiene due punti in più dell’avversario (56 a 54), testimonia che per livello del tennis l’azzurro sta già al piano superiore, e il gap con l’eccellenza è sostanzialmente fisico, soprattutto sotto il profilo della resistenza. E lui, profondo conoscitore di se stesso e del gioco, ne è consapevole: «Sappiamo tutti che devo migliorare in questo aspetto, non è una cosa nuova. Ci stiamo lavorando tanto. Una parte della differenza con i big è quella, anche perché quando tiro forte loro comunque rimangono lì. Dobbiamo solo capire come posso migliorare. Ma nell’altro senso, come gioco ci sono, anche se ci sono dettagli che posso migliorare. A Montecarlo ci è mancato poco per battere Zverev, e qui nel primo set ho avuto più occasioni di Tsitsipas». E se il precedente del confronto di Melbourne rappresentava un riferimento importante per misurare l’evoluzione di Jannik anche alla luce di ciò che accadde dopo, cioè il cambio di allenatore, il test di ieri si è rivelato confortante: «Tante cose, ho fatto tante cose giuste. Sono riuscito a mettere in campo ciò che avevo preparato e in passato poche volte ci sono riuscito così bene. Nel tie break lui ha giocato meglio il punto sul 5-5 dove però la mia seconda palla non era eccezionale. Avrei dovuto rischiare un po’ di più. Invece lui si è preso il punto e poi ha vinto il primo set con il servizio. Però ho avuto più opportunità io. Sentivo che avrei comunque potuto vincere, nel primo set da fondocampo ho giocato alla pari. Di quello che è accaduto nel secondo set è inutile parlare, con i se non si va da nessuna parte. Mi porto a casa un’ottima prima parte di match». Verso Parigi. Nell’ultimo game, Sinner si renderà pure protagonista di un bel gesto, facendo recapitare un paio di bottiglie d’acqua ai sanitari che stanno assistendo uno spettatore che ha accusato un malore, mentre il resto del pubblico rumoreggia perché l’arbitro conferma il punto del greco ottenuto mentre la tribuna chiedeva già la sospensione della partita. Sarà l’unico momento sopra le righe di un tifo calorosissimo ma molto corretto, con i cori ritmati a battezzare il nuovo eroe italiano. La passione della gente è un punto d’orgoglio per Jannik insieme agli indubbi progressi tecnici mostrati nella sfida: «Secondo me ci sono e cominciano a vedersi. Poi sono consapevole che devo ancora migliorare. Ho bisogno del mio tempo, in questo momento sono anche un po’ stanco perché ho giocato tanti tornei e credo di essere stato costante (quinta volta nell’anno ai quarti, ndr). Ora andiamo avanti così, a ricercare partite come questa». Prossima fermata il Roland Garros, il gigante che a Sinner affascina tanto: «Giocare tre su cinque mi piace, la partita più lunga ti dà margine per gestire meglio le strategie». Intanto, scampato il pericolo,Tsitsi lo accoglie in paradiso: «È stata una partita difficilissima, nel primo set ha avuto un eccellente piano di gioco, forse migliore del mio. lo non guardo la classifica. lui è un giocatore fortissimo e vale la top ten». Arrivederci a Parigi.

Sinner rimandato: “So dove migliorare” (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

 

 Tsitsipas ha vinto, Sinner non ha demeritato. La sfida tanto attesa dei quarti di finale – che speravamo potesse nuovamente spingere un azzurro trai primi quattro del torneo, un anno dopo Sonego -è stata portata a casa dal campione greco, che ha dimostrato di essere ancora più forte del nostro campioncino, uscito sconfitto per l’ennesima volta in una sfida contro un Top Five della classifica.[…] Qualche passo in avanti piuttosto dovrà essere fatto sul piano fisico – gli acciacchi di Sinner in questa stagione sono stati fin troppi, e ieri ne abbiamo avuto una nuova dimostrazione – come anche bisognerà lavorare sul rendimento al servizio, non sempre incisivo quando servirebbe (ieri solo tre aces, contro i dieci di Tsitsipas). La gara ha avuto un percorso nettamente diviso in due parti, con un primo set lottatissimo, durato 87 minuti, dove il greco è stato sempre in vantaggio, ma che alla fine è stato deciso da un punto, sul 5-5 del tie break, quando Stefanos ha aggredito con il suo drittone la blanda seconda palla di Sinner chiudendo una facile volée, per poi farsi bastare il primo set point con un servizio robusto. Nel secondo set, dopo il medical time out chiesto da Sinner per un problema all’inguine sinistro, Jannik ha vinto il primo gioco per poi gradualmente sparire dalla partita, anche perché visibilmente in difficoltà negli spostamenti. «Sull’ultimo punto del tie break – ha spiegato in conferenza stampa – ho sentito l’anca sinistra girare. Ho chiamato il fisioterapista ma la situazione non è migliorata, e a quel punto non ero più al certo per cento. Peccato, perché avevo giocato bene il primo set e, chissà, avrei potuto ancora provare a far girare la partita. Problemi in vista del Roland Garros? Non credo, vediamo comunque nelle prossime ore come mi sento, farò altri controlli». BRACCIO DI FERRO. Nel primo set, chiuso al fotofinish, Sinner ha ottenuto più punti dell’avversario (56 contro 54) ma ha sempre dovuto inseguire, con Tsitsipas scappato subito sul 3-0 (dopo un terzo gioco durato un quarto d’ora) con palla del 4-0 e poi del 5-3. Qui Jannik è stato bravissimo a non farsi travolgere e a rispondere colpo su colpo al greco, beffandolo più volte con la smorzata, provando ad aggredire subito alla risposta, chiudendo qualche scambio con un rovescio lungolinea da applausi e chiamando il pubblico a fare da colonna sonora alle sue prodezze. «Nel primo set non sono partito bene però quando l’ho raggiunto ho avuto più occasioni di Stefanos – il rammarico di Jannik -soprattutto sul suo servizio. Sono contento perché ho applicato al meglio la strategia di gioco che avevamo preparato, purtroppo sul 5-5 non ho spinto il mio servizio come avrei dovuto fare e lui ne ha approfittato». Insomma, a sentirlo parlare il consuntivo di Sinner sembra positivo. «So che per battere i più forti devo migliorare sul piano fisico e alzare il livello di gioco, ma i progressi si vedono, e sono contento di andare ora a Parigi. Giocare sulla distanza dei tre set su cinque non mi dispiace, anzi». IL GRECO «Incredibile giocare in questa atmosfera ed essere riuscito a battere Jannik – le prime parole di Tsitsipas dopo l’incontro – sono contento soprattutto del mio livello di gioco nel tie break, sapevo esattamente cosa dovevo fare. Fisicamente mi sento molto bene, dopo l’operazione al gomito mi sono ripreso gradualmente e ora è tutto ok». Oggi lo aspetta Zverev, già sfidato negli ultimi due Master 1000, sempre in semifinale (ha vinto a Monte Carlo ed ha perso a Madrid). Nei confronti diretti il greco è in vantaggio per 7-4. «Mi aspetto la solita battaglia».

Progressi e paura (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 Il concetto è semplice. Merita però di finire nero su bianco, servirà per tenerlo a mente le prossime volte. «La salute di una persona è più importante di una partita di tennis». A dirlo è Stefanos Tsitsipas, con parole altrettanto semplici, che gli fanno onore. Eppure su un episodio collaterale al match, ìl clima s’è arroventato, e davvero non ce n’era bisogno. E successo tra il primo e il secondo match point di una partita che aveva dato il meglio di sé nel primo set, il malore di una persona, nella fascia alta dello stadio, ha mosso il pubblico a richiamare l’attenzione e bloccare la disputa in campo. Sono intervenuti i medici, hanno stabilita le prime cure e deciso di portare via l’uomo in barella. Non facile in uno stadio a strapiombo, sono servite le forze dell’ordine. L’ incontro si è fermato per 11 minuti. Troppi? L’arbitro voleva far riprendere il gioco, ma il pubblico non era d’accordo. «Se c’è uno che soffre, ci si ferma», dice Jannik Sinner. «Fare finta di nulla sarebbe intollerabile». Prima la salute, poi la partita… Grinta da pirata, il greco aveva fallito il primo match point con una volée sghemba. Sinner era riuscito ad approfittarne, dandosi un’ultima chance con una palla break, e Tsitsi era stato bravo a cancellarla con un servizio vincente. […] Ma il match è sempre rimasto sulla racchetta di Tsitsi, che l’ ha chiuso per le vie spicce alla ripresa del gioco. Seconda semifinale romana per Stefanos. E nuovo confronto con Zverev, il primo a Roma. Grecia avanti 7 a 4, ma dal 2020 i due procedono in alternanza Una semifinale a Montecarlo per Tsitsipas, una a Madrid per Zverev, quest’anno. Secondo logica, il favorito di Roma è il greco. Chissà… Sinner se ne va acciaccato. Il primo set extra large, protrattosi un’ora e 27 minuti, ha squassato il fisico e l’animo. Il toilet break alla fine della mini maratona è servito per un intervento fisioterapico all’anca. Si sente dire che potrebbero esserci preoccupazioni per Parigi, ma non ci sono conferme, al momento. Piuttosto, restano le valutazioni per questo set lungo un intero match, che Sinner ha giocato alla pari con ilgreco che quattro mesi fa, a Melbourne, lo aveva passato nel tritatutto. E sono tutte positive. Per come è stato capace di riportarsi in parità dopo un inizio parecchio scostante. Per come ha organizzato le sue difese, nella parte centrale del primo set senza mai rinunciare a colpire con la smorzata, e con qualche coraggiosa avventura verso rete. […] Se Sinner indossasse per sbaglio gli abiti di Tsitsipas, finirebbe per somigliare a Totò. Ce l’ha messa tutta, Jannik E l’ha fatto grazie alle scelte operate, quasi tutte oculate, e non soltanto per reazione nervosa. Ha combattuto bene, ha cancellato il nulla di Melbourne, ha fatto intuire che nel proseguo i confronti con il greco potranno avere approdi diversi. Tsitsipas è stato più svelto in partenza, ma se è riuscito a sembrare straripante lo si deve alle difficoltà di Sinner con il servizio, un gap che ha influito sull’intero sistema di gioco. Tre a zero e palla per il 4-0, è stato lì che Semola si è ritrovato, come spesso gli capita quando la situazione sembra ormai senza sbocchi. Mostrandosi d’improvviso più calmo, ha guadagnato il primo punto e da lì i movimenti si sono fatti più fluidi, i colpi hanno cominciato a funzionare. Tsitsipas se n è accorto e su un rimbalzo anomalo della palla ha preteso che l’arbitro verificasse lo stato del campo. Mossa sbagliata, perché ha dato modo al pubblico di entrare in partita. Bordate di fischi per lui, e poi di applausi per il 15-40 e il successivo contro break di Sinner con un diritto che il greco neanche ha visto passare, seguito dal 3 pari. E l’orologio già segnava 43 minuti. Si va verso un tie break tutt’altro che scontato. Il match trasformato in battaglia. Sinner recupera un mini break ma ne concede un altro. Tsiitsipas non fa regali e chiude 7-5. Un’ora e 27… Forse un record. E sul tabellino di Sinner ci sono due punti in più. Il match finisce lì. Sinner subito in difficoltà. Non si muove bene, si tocca l’anca Cede la battuta all’inizio, e Tsitsipas prende le distanze. «Me la sono giocata alla part finché ho potuto», il commento di Jannik. «Questo problema all’anca mi ha spento le forze, ma fin li avevo giocato nel modo giusto. Poi, magari, avrei perso lo stesso. Sento che sto crescendo, se colpisco forte vedo i miei avversari in difficoltà. Ora farò degli esami, spero non sia niente di grave. Al Roland Garros ci tengo»

Djokovic resta numero 1 e inquadra la finale. Pure Zverev va di corsa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

N ovak Djokovic fa 999, a un passo dal diventare il quinto giocatore della storia a toccare la vetta delle mille vittorie in carriera in compagnia dei sodali Federer e Nadal, ovviamente, e di Connors e Lendl. Ma soprattutto, superando Felix Auger-Aliassime 7-5 7-6 (1), si difende dall’assalto Daniil Medvedev al trono mondiale e mantie ne vivo il progetto di sollevare per la sesta volta il trofeo degli Internazionali. È un Foro Italico che ormai considera casa sua, a tal punto da fare anche le conferenze stampa in italiano. Ancora Casper Per la finale, però, dovrà vedersela con un Casper Ruud motivato e solido, che ieri ha battuto in due set Denis Shapovalov. Curiosa statistica: per Noie e il norvegese sarà il terzo confronto diretto, e tutti si sono giocati sul suolo italiano. I primo sempre in semifinale al Foro nel 2020, e l’ultimo alle Finals di Torino. Nell’altra semifinale va in scena Sascha Zverev contro Stefanos Tsitsipas atto terzo. Per la terza volta nel giro di poco più di un mese, il tedesco e il greco si affrontano per una finale sulla terra.[…]. Ex amici La loro è una rivalità che si potrebbe definire frizzante. Entrambi di origine russa, amici da ragazzini, la rivalità ha preso sempre più il sopravvento fino alla definitiva deflagrazione di Cincinnati 2021. Lì Sascha scatenò un putiferio per i toilet break del rivale greco e, non soddisfatto, ne scatenò un secondo per il vizietto di papà Apostolos di “suggerire” le mosse al figlio in campo. Addirittura disse che mentre Stefanos faceva la toeletta negli spogliatoi, il padre gli passava informazioni sul match via telefono. Cosa succederà oggi? Di sicuro i due, alla sfida numero 12, se le daranno di santa ragione. Stefanos, per conquistare il secondo 1000 sul rosso di fila, Sascha per bissare il titolo conquistato nel 2017 in finale contro Djokovic. Il primo 1000 della carriera. Il greco è in vantaggio 7-4 nei precedenti e sa che con Zverev non è mai facile: «Certamente è uno dei giocatori che più mi costringono a dare il meglio – ha detto dopo aver superato Sinner nei quarti -. Ha tanta esperienza, ha iniziato sul Tour molto prima di me. lo lo rispetto, non so se l’ho dimostrato, ma ho sicuramente molto rispetto per quello che ha fatto nello sport fino a ora». Nello sport, sia chiaro. Sarà un bel braccio di ferro che potrebbe allungarsi fino a Parigi, dove entrambi possono essere protagonisti. Soprattutto dopo l’uscita di scena di Rafa Nadal, di cui Zverev non era al corrente: «Ah, si è fatto male? – ha detto stamattina -. Beh ha un po’ di giorni davanti per recuperare e poi non c’è solo lui… Ci siamo io Stefanos, Alcaraz. Un sacco di giovani che possono alzare il trofeo». La Next Gen è adesso

Bolelli e Fognini show, possono scrivere la storia (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

Popopopopopo- oo…», gli altoparlanti della Grand Stand Arena sparano a volume altissimo l’inno dei nostri anni più felici, quando la nostra nazionale di calcio non saltava un Mondiale e magari lo vinceva pure. Fognini si regala un selfie con i tifosi, sugli spalti si balla. Resiste ancora uno spicchio di azzurro in questi Internazionali, grazie ai nostri “Chicchi”, alla coppia cioè formata da Fognini e Bolelli, che ieri ha compiuto una piccola grande impresa rimontando da 6-7 2-4 contro i tedeschi Krawietz e Mies, vincitori due volte al Roland Garros. Quando la partita sembrava ormai avviata verso la vittoria alemanna, è bastato un passaggio a vuoto di Mies al servizio per scatenare i nostri: la potenza di Simone e i ricami di Fabio hanno fatto il resta anche nel super tie break che ha deciso la gara, dove gli azzurri hanno recuperato due volte un mini break, centrando così – grazie a una bordata di rovescio di Fognini sul terzo match point – quella semifinale già raggiunta nel 2011 (persero dagli statunitensi Isner e Querrey). Fognini e Bolelli si sono ritrovati all’inizio di questa stagione dopo una separazione – almeno nei tornei individuali lunga quattro anni. Nel 2022 hanno vinta il torneo di Rio de Janeiro, oltre ad aver raggiunto la finale di Sydney, i quarti agli Open d’Australia (torneo conquistato invece nel 2015) e la semifinale di Miami, risultati che per il momento li collocano all’ottavo posto nella classifica Atp di doppio, in piena corsa per le finals di Torino. Questa sera affronteranno sul Centrale i croati Mektic e Pavic, in una sorta di rivincita-anticipo di Coppa Davis. Ricordiamo infatti che pochi mesi fa a Torino fummo eliminati dal doppio croato (noi schierammo Sinner con Fognini per l’indisponibilità di Bolelli) e che lo ritroveremo a settembre, a Bologna, nella prima gara dell’edizione 2022. VERSO LA STORIA. Bolelli e Fognini possono davvero scrivere la storia del nostro tennis, dato che nessuna coppia tutta italiana ha mai vinto gli Internazionali. I successi azzurri sono quattro: nel 1931 Alberto Del Bono si impose in coppia con l’inglese Hughes, che si ripetè nel 1932 con Giorgio De Stefani, mentre nel `34 Giovanni Palmieri, papà di Sergio, direttore tecnico del torneo, vinse con l’irlandese Rogers. Bisogna poi arrivare al 1991 per il trionfo di un altro azzurro, Omar Camporese, in coppia con Goran Ivanisevic, ora all’angolo di Djokovic. Non riuscirono a vincere nemmeno i grandi Pietrangeli e Sirola, malgrado sei finali conquistate in otto anni, tra il 1955 e il `63. Nel 1960 la finale fu sospesa per oscurità con gli australiani Emerson e Fraser in vantaggio per 6-3 5-7 6-211-11 e mai più ripresa. 

Arrivederci Roma. Sinner dura un set, l’anca lo tradisce (Paolo Rossi, La Repubblica)

Alla dodicesima sconfitta contro un Top Five, speriamo che la prossima volta Jannik Sinner non dovrà citare Vitas Gerulaitis e dire “Nessun Top Five batte Jannik Sinner per 13 volte di seguito!”. Chi se lo ricorda sa che questa frase fu pronunciata il 12 gennaio 1980 da Vitas Gerulaitis dopo aver sconfitto Jimmy Connors che lo batteva senza soluzione di continuità. […] Così come resta la dura realtà di un Sinner che proprio non riesce ad avere la meglio sui Top 5. Mai riuscito, ed ecco che i criticoni sostengono che il buon Jannik sia un tipo, come dire, forte con i deboli e debole con i forti. Accusa ingiusta. Anche perché ieri, nei quarti di finale di questi Internazionali d’Italia 2022, mentre era alle prese con Stefanos Tsitsipas, ha accusato un problema fisico all’anca. «È successo proprio al set point del tie-break: l’anca si è girata e ho sentito una fitta». Un vero peccato: era quasi un’ora e mezza che Sinner e Tsitsipas navigavano nell’equilibrio, e stavolta davvero sembrava che il tabù potesse essere sfatato. Invece. «Ho provato con il fisio, ma niente. Non sono più riuscito ad esprimermi al meglio. Avevo giocato un primo set giusto… ora ho un po’ di ansia, vediamo cosa dicono gli esami». Smorzate assassine, qualche volèe in avanzamento: davvero pareva un altro Sinner. «Ho fatto tante cose buone, seguito la tattica giusta. Da Roma mi porto via cose positive, e contro Tsitsipas sentivo che me la sarei potuta giocare fino in fondo, anche se poi, chi lo sa, perdevo lo stesso». Capitan Volandri perora la sua causa: «Faceva molto caldo, cosa che ha fatto rimbalzare molto alte le palle, cosa a favore del greco». Ma gli alibi non piacciono all’altoatesino, che va oltre il proprio naso: «Devo migliorare fisicamente e questa non è una novità, ci stiamo lavorando tanto. Lo vedete che quando tiro forte loro restano lì… Ma anche tecnicamente devo affinarmi. Sì, quest’anno sono stato più costante: in pratica ho perso solo contro giocatori molto forti, ma prima o poi toccherà a me». Gli è toccata anche l’esperienza `diversa’, proprio sul match point: «Stefanos si lanciava la palla per servire e ho sentito delle urla che sono continuate durante lo scambio: abbiamo capito che qualcuno si era sentito male. Mi sono preoccupato perché una partita di tennis è una partita, ma la vita è un’altra cosa». La priorità ora è riposo. Ma la tappa da non perdere è Parigi, che riporta alla mente bei ricordi: i quarti nel 2020, gli ottavi nel 2021, con lo stesso avversario — Rafa Nadal che è ripartito da Roma acciaccato. Lui ancor più del Rosso d’Italia: lo spagnolo è sembrato davvero triste per il suo stato («Non so fin quando reggerò»). Intanto Roma può consolarsi con BolellieFognini: i due vecchi amici sono in semifinale, e ieri hanno compiuto una bella rimonta contro i tedeschi Krawietz e Mies, spuntandola al tie-break del terzo set. L’Italia c’è, dunque: oggi se la vedranno con i croati Mektic e Pavic. Ma ci sono anche Isner e Schwartzman, la coppia strana del tennis: 2,08 e 1,70 d’altezza. I risultati Uomini, quarti di finale Zverev- Garin 7-5,6-2, Tsitsipas-Sinner 7-6 (5), 6-2; Ruud-Shapovalov 7-6 (5) 7-5 Donne, quarti di finale Sabalenka- Anisimova 4-6, 6-3, 6-2; Swiatek-Andreescu 7-6 (2), 6-0; Jabeur- Sakkari 1-6,7-5,6-1);Kasatkina-Teichmann 6-4, rit

Tsitsipas poi l’anca, Sinner cade (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Così, nell’assolato pomeriggio dei quarti al Foro, il ventenne più precoce di sempre delle racchette “de noantri” non può far festa contro un avversario più forte come Stefano Tsitsipas. Anche se segna un sensibile salto di qualità rispetto alle prime apparizioni agli IBI di Roma lottando alla pari per un’ora e mezza, per un set e un tie-break (perso 7-5) contro uno dei dichiarati favoriti allo Slam di Parigi del 22 maggio insieme a Djokovic ed Alcaraz. Sempre che Nadal non faccia un altro miracolo dopo l’ultimo guaio fisico di giovedì. DOPPIO STOP Sinner si è fermato dopo quel primo, durissimo, set. Ferito all’anca, preoccupato e spompato di energie psico-fisiche ha ceduto netto (6-2) contro il greco di grandi qualità che lo sopravanza in classifica (numero 5 contro 13), esperienza (23 anni contro 20) e testa a testa (ora 4-1). L’analisi dell’avversario è lucida: «Sono stato molto solido, soprattutto nel tie-break, dovevo prendere delle decisioni e in quei momenti critici sono stato preciso, sapevo perfettamente cosa fare, ho rischiato un minimo quando vedevo l’occasione, ho cercato il vincente, ero particolarmente concentrato sulle volée. Poi mi sono sentito padrone del match». In semifinale affronterà Zverev che ha eliminato Garin, mentre Ruud ha superato Shapovalov e aspetta il vincente di Djokovic-Auger-Aliassime. TAPPA IMPORTANTE Dopo quest’esperienza Sinner può guardare con occhi diversi allo 0-12 contro i primi 5 del mondo. «Mi porto via tante cose: sono riuscito a metter in campo ciò di cui ho discusso prima con Simone (coach Vagnozzi). La tattica era giusta. Nel primo set ho avuto più occasioni io con palle-break o 15-30. Lui si è salvato col servizio. Poi, nel tie-break, ha giocato meglio un punto sul 5-5 dove io non ho spinta la seconda». E il problema fisico? «Nell’ultimo punto del tie-break sono arrivato in recupero col diritto, l’anca sinistra si è girata e ho sentito una botta. Poi non ero più al 100%». Avrebbe potuto rovesciare la situazione dopo quello sprint perso di un soffio che è sembrato decidere anche il match? «Mi sentivo di poter vincere, dopo aver giocato alla pari nel primo set, soprattutto da fondo». Sembrava, però, che, mentre lui stava producendo il massimo sforzo, Tsitsipas possedesse ancora spazio ed energie per un ulteriore margine di intervento. Anche perché era stato Sinner a tirare di più il collo per recuperare da 0-2 a 3-3. La distanza di Jannik dagli avversari di prima fascia è soprattutto fisica: «Devo lavorarci, è una parte del gap fra me e gli altri: quando tiro forte loro restano lì». Dopo i buchi e i tentennamenti contro Martinez, Fognini e Krajinovic, contro Tsitsipas ha però giocato meglio. «Come tennis e progressi ci sono. Ognuno ha i suoi tempi. Quest’anno credo di essere stato anche abbastanza costante ed ho perso solo contro giocatori davvero forti. Continuiamo così e a cercare queste partite importanti nei turni importanti. Prima o poi speriamo anche di vincere». Tsitsipas è d’accordo: «Ha avuto dei momenti in cui è entrato in campo ed è stato molto determinato come scelta di colpi e piano di gioco. Non è stato facile affrontarlo». Jannik Sinner riparte da qui e dal bel gesto verso lo spettatore che s’accascia in tribuna per un colpo di calore sul secondo match point. Ha preso due bottigliette d’acqua, le ha consegnate a un paramedico, ha aspettato ansioso che la persona anziana stesse meglio. Gran stile il tennis italiano.

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Sanguinetti: «Entro cinque anni la Davis sarà nostra» (Andreoli)

La rassegna stampa di mercoledì 30 novembre 2022

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Sanguinetti: «Entro cinque anni la Davis sarà nostra» (Lorenzo Andreoli, Corriere dello Sport)

«Con questo gruppo mi stupirei se non riuscissimo a vincere la Davis nei prossimi cinque anni». Parole e musica di Davide Sanguinetti, protagonista di quell’Italia che nel 1998 raggiunse la sua ultima finale. Coach dei fratelli Ryan e Christian Harrison e del doppista neozelandese Michael Venus (n.16 ATP di categoria), Sanguinetti si è detto ottimista su presente e futuro. II Canada ha vinto sua prima Coppa Davis dopo aver eliminato gli azzurri in semifinale. Possiamo parlare di rimpianto? «Il Canada ha ottimi giocatori. Per Auger-Aliassime gli ultimi due mesi sono stati quelli della svolta. Poi c’è Shapovalov, una mina vagante. Qualora avessimo avuto a disposizione Sinner e Berrettini avremmo vinto a mani basse. In realtà dopo la vittoria di Sonego con Shapovalov ero convinto che potessimo farcela. Senza dubbio il problema fisico di Bolelli ha complicato i piani, il nostro è un doppio molto forte. Vedere Matteo in campo nella sfida decisiva mi ha stupito».

Cosa può fare l’Italia per costruire une coppia affiatata?

 

In questo momento la coppia Bolelli-Fognini è ancora molto affiatata. Mi auguro che il prossimo anno Fabio scelga di giocare con Simone un numero maggiore di tornei perché quest’anno, con qualche torneo in più, avrebbero potuto disputare le Finals. Vedo molto bene anche Andrea Vavassori, può diventare un punto fermo della nazionale. L’ideale per lui sarebbe trovare un ottimo giocatore di singolare come compagno che abbia voglia di sacrificarsi, consentendogli così di prendere punti importanti in classifica.

Jannik Sinner e Lorenzo Musetti: chi dei due vede meglio in doppio?

Sinner è pronto a entrare stabilmente in top-10 e credo che in doppio non si specializzerà mai. Musetti è quello che ha più talento ma anche lui si sta avvicinando all’élite dei singolaristi e immagino che il doppio non rientri nei suoi piani. Il mio consiglio per i giovani è quello di cimentarsi in questa specialità. Il doppio aiuta molto, soprattutto in fondamentali come servizio e risposta. Senza dimenticare la pressione che si vive sul punto decisivo, la concentrazione deve essere massima. […]

Tra poco inizierà una nuova stagione. Cosa si aspetta dal 2023?

L’Italia ha giocatori fortissimi, mi stupirei se non riuscissimo a vincere la Davis nei prossimi cinque anni. Il segreto? La Federazione ha fatto un lavoro straordinario quanto al numero di tornei a disposizione. In America, da questo punto di vista, si lamentano tutti. Quanto al circuito, invece, mi aspetto un Novak Djokovic in grado di vincere ovunque. È pronto a battere tutti i record.

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Intervista ad Auger-Aliassime: “Voglia di Slam” (Cocchi). Intervista a Corrado Barazzutti: ” É stata un’ottima Italia” (Fiorino). Capodanno in Australia con la UnitedCup (Giammò)

La rassegna stampa di martedì 29 novembre

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Col vento in coppa. Mister Davis Auger-Aliassime: “Voglia di Slam contro Alcaraz” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La prima volta del Canada porta in maniera indelebile la sua firma. Felix Auger Aliassime ha vinto quattro partite su quattro tra singolare e doppio senza cedere nemmeno un set. La chiusura perfetta per la stagione della consacrazione […] Felix, il suo è stato un anno irripetibile, prima a livello individuale, poi ha condotto il suo Paese alla prima vittoria Davis della storia. «Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato “tira più forte che puoi”, quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi, le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se avessimo chiuso un cerchio io e Denis. La speranza è che questa generazione possa andare ancora lontano» […] Intanto le ha suonate all’Italia e al suo amico Berrettini: lo ha battuto in doppio e ci ha eliminati… Vi siete parlati in questi giorni? «Sì, ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo. Peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato un bel duello ad armi pari. Però sono sicuro che il peggio per lui sia passato e in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti della Davis». Ora si merita un po’ di vacanza, ma II 2023 per lei sarà ricco di nuovi traguardi da tagliare. «[…] Voglio confermarmi e possibilmente migliorare ancora, inseguendo i tornei più importanti con l’obiettivo di vincere nei Masters 1000 e negli Slam». Lei è un ragazzo del 2000, ma Alcaraz e Rune, nati nel 2003, hanno già fatto sfracelli. Sarà con loro la rivalità? «Carlos l’ho già battuto ed è un giocatore davvero forte, con grandi potenzialità, impressionante se si considera che a 19 anni ha già vinto uno Slam ed è numero 1 al mondo. E anche Rune ha fatto un exploit incredibile. Sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti». E i nostri tre moschettieri? «La forza e la potenza di Matteo sono impressionanti e poi è una bella persona, siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è più giovane, sta anche lui facendo esperienza e il suo tennis è davvero spettacolare» […] Lei ha iniziato presto ma le soddisfazioni più importanti se le sta prendendo ora, a 22 anni e mezzo. «Ognuno ha i propri tempi di maturazione, io ci ho messo nove finali prima di vincere un titolo. A 22 anni rispetto ai ragazzi del 2003 sono un veterano». Tornando a quelle finali perse, come ha vissuto quella striscia negativa? Non si è mai abbattuto? «Certo che quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque un buon risultato. Dispiace che in alcune occasioni non abbia giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto e penso che la resilienza sia una delle mie qualità fondamentali» […] C’è qualcosa in particolare che l’ha colpita nell’approccio dello Zio Toni al tennis? «Al di là del gioco, della tattica, della tecnica, è un grande motivatore. È un mentore, un consigliere, sa tutto ciò che serve per essere ai massimi livelli. Per me è una grande persona da cui apprendere». Lei è molto fiero delle origini togolesi di suo padre, e ha anche un progetto benefico legato al tennis. «Sì, per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo. Questa stagione è andata piuttosto bene, per fortuna Diciamo che questo progetto è una spinta in più per dare tutto».

Intervista a Corrado Barazzutti: “É stata un’ottima Italia e il futuro è tutto suo” ( Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

 

«Alla luce delle assenze, l’Italia ha raggiunto un ottimo risultato. Per quello che è stato l’epilogo di questa edizione, Italia-Canada si è rivelata la finale anticipata». Corrado Barazzutti non nasconde un pizzico di amarezza dopo la sconfitta subita dall’Italtennis al penultimo atto di Coppa Davis. Dopo aver estromesso da sfavoriti gli Stati Uniti, gli uomini guidati da Filippo Volandri hanno tenuto testa ai futuri vincitori della competizione cedendo il passo soltanto al doppio decisivo. «Il Canada si è dimostrata una squadra forte in singolare e con un doppio estremamente competitivo – commenta Barazzutti, ex capitano della Nazionale azzurra -. Nonostante siano stati eliminati nello spareggio di qualificazione alle fasi finali, hanno trionfato capitalizzando al meglio l’opportunità del ripe raggio. Bravi loro». Come reputa II cammino degli azzurri? «L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta (Sinner e Berrettini ndr), ma ha ritrovato Sonego in grande spolvero. Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto. Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi (Spagna e Germania, ndr) e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione». Ci sono state molte discussioni sulla scelta di schierare Berrettini in doppio. «Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso [..]. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire. Posso limitarmi a fare una semplice considerazione, bisognerebbe infatti essere informati su tutte le dinamiche […]». Essere capitano non è affatto semplice. «Qualcuno dice che non serve a niente, eppure non è affatto vero. Trovo che ci sia spesso troppa esagerazione nei giudizi, […] Quando le cose girano nel verso giusto se ne parla poco, quando si perde invece è il primo contro cui la gente va a puntare il dito. Filippo sono convinto che sarà un grandissimo capitano. É ancora giovane e avrà modo di accumulare tanta esperienza». Come vede II futuro della nostra Nazionale? «Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti […] Se negli anni a venire altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori cosi forti e al contempo giovani, credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni. Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto». II format della competizione la convince? «Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata […] Quando la vincemmo noi nel 1976 contre il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così com’è stata concepita»

Capodanno in Australia con la UnitedCup (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Stagione di sorprese e di addii, di promesse mantenute e decisioni prese in corso d’opera. La favola del Canada che da ripescata è riuscita a Malaga a conquistare la sua prima Coppa Davis è stato l’epilogo coerente di una delle annate più emozionanti che il tennis ricordi. Al saluto di Ash Barty, Serena Williams e Roger Federer è seguita l’ascesa irresistibile di Alcaraz. Russia e Cina, per ragioni diverse, sono sparite dalla mappa dell’ITF […] Nel frattempo, per i giocatori è ora tempo di off season e caccia all’estate. Una volta rientrati dalle rispettive vacanze, i protagonisti del circuito cominceranno a lavorare In vista della ripresa delle ostilità, fissata per II 29 dicembre con la United Cup […] Diciotto nazioni, sei gironi e tre città ospitanti più un ricco montepremi e punti validi per il ranking ad ingolosire i partecipanti. L’Italia giocherà a Brisbane, inserita nel gruppo E con Brasile e Norvegia, e sarà guidata da Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Martina Trevisan. Completano il gruppo per un torneo articolato in un singolare maschile, uno femminile e un doppio misto, Andrea Vavassori, Marco Bortolotti, Lucia Bronzetti, Camila Rosatello e Nuria Brancaccio. Assente Jannik Sinner, il cui 2023 prenderà invece il via da Adelaide, città natale del suo coach, Darren Cahill, e sede dell’omonimo torneo International (2-8/01), alla cui entry list dovrebbe aggiungersi Djokovic mentre già certa sarà la presenza di Andy Murray. La settimana successiva, ancora Adelaide, così come Sydney, costituirà l’ultima occasione per completare i rispettivi rodaggi. Il sedici gennaio a Melbourne iniziano gli Australian Open, e da Iì si comincerà a fare sul serio.

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Rassegna stampa

La Davis secondo Volandri (Cocchi). La Davis al Canada. L’Italia si consola con il pass per il 2023 (Piccardi). L’intervista a Paolo Bertolucci:”Dai Italia, la Davis sarà tua” (Martucci). Trionfa il Canada. E il tennis multietnico (Azzolini)

Il Canada vincitore della Coppa Davis nella rassegna stampa di lundì 28 novembre 2022

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La Davis secondo Volandri (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il lavoro per la Davis 2023 è già cominciato, o meglio, il lavoro non si ferma mai. Da quando ho preso in mano la Nazionale sono abituato a lavorare in emergenza, ed è ovvio che avere le prime punte a disposizione è sempre meglio. Berrettini dovrebbe aver pagato il suo pegno alla sfortuna e comunque si è messo a disposizione anche se non era allenato ed era appena guarito dal problema al piede sinistro. Lui è prezioso sia a livello umano sia di esperienza. Anche quando non poteva giocare, ci ha fatto sentire la sua vicinanza, ha dato spunti importanti nella preparazione dei match e ha dato tutto in doppio pur non essendo ancora al cento per cento. Per l’Italia è imprescindibile. Anche Sinner ha dovuto rinunciare a Malaga per un acciacco, e mi è dispiaciuto sentire critiche nei suoi confronti. Ho parlato a lungo con Vagnozzi e il futuro azzurro di Sinner non è in discussione. Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. Aveva appena lasciato lo storico tecnico e aveva tutti gli occhi addosso. A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York. Dire che non è attaccato alla maglia azzurro è davvero ingeneroso. Il vero problema che ci troviamo ad affrontare un calendario davvero molto molto pieno di appuntamenti.

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Ripartire direttamente da settembre, saltando il preliminare di febbraio, ha due facce come ogni medaglia: il lato positivo è che se avessimo dei giocatori che arrivano alle fasi finali dell’Australian Open rischieremmo di non averli per il playoff, ma dall’altra parte è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo, che è un po’ il mio chiodo fisso. Ho impostato cosi il lavoro da quando ero direttore tecnico del settore maschile e continuo anche ora che sono capitano, penso che avere un contatto costante permetta di avere sempre considerazione e rispetto delle necessità degli uni e degli altri. Sono molto fortunato, perche il meccanismo funziona e ogni volta che chiedo qualcosa ognuno di loro fa tutto il possibile per accontentarmi.

[…] Bolelli e Fognini restano il punto di riferimento come coppia, ma dovremo provare anche altre alternative per fronteggiare eventuali emergenze che purtroppo abbiamo visto possono sempre capitare. La scelta di far giocare Matteo con Fabio è stata dettata dall’infortunio di Simone, uno che io mi porterei in squadra fino a cinquant’anni e che nei quarti a mio avviso è stato il migliore in campo. Anche in questo caso ho sentito dire che avrei fatto giocare Matteo per un capriccio, ma solo un folle dividerebbe una coppia come Bolelli e Fognini dopo che erano anche galvanizzati dalla vittoria decisiva contro gli Usa.

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Stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche In doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato.

La Davis al Canada. L’Italia si consola con il pass per il 2023 (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Il Canada eliminato 4-0 nelle qualificazioni dall’Olanda e riammesso con wild card dopo lo scoppio della guerra e l’esclusione della Russia campionessa in carica conquista la Davis a Malaga (2-0 all’Australia in finale): prendiamo atto che la nuova coppa, tra le storture assortite (giocare due set su tre è un altro sport), prevede che una squadra ripescata possa entrare nell’albo d’oro. Per il Canada, trascinato dal talento di Auger-Aliassime (6-3, 6-4 a De Minaur) e dalla buona vena mancina di Shapovalov (6-2, 6-4 a Kokkinakis), è la prima volta in 109 anni di storia: ad ammirare i nuovi campioni ieri in tribuna c’era anche Novak Djokovic che sverna a Marbella, a 60 km da qui. La buona notizia è la wild card con cui è stata premiata la semifinale dell’Italia, sconfitta sabato al doppio decisivo proprio dal Canada: l’anno prossimo la compagnia dei celestini disputerà direttamente la fase a gironi (11-17 settembre, confermata Bologna come sede) senza passare dai preliminari di febbraio. Significa avere dieci mesi per provare a costruire una (non facile) alternativa alla coppia veterana, Fognini-Bolelli, 72 anni in due: Fabio ha borbottato che questa potrebbe essere stata la sua ultima apparizione in azzurro («Escludo: lo avremo con noi anche nel 2023» è intervenuto deciso Berrettini con piglio da leader), Simone a 37 anni è più spesso acciaccato che sano. In una formula che assegna al doppio il 50% dell’importanza sul risultato è impensabile non avere un duo di specialisti (o perlomeno uno), a meno che il c.t. Volandri non pensi di vincere sempre 2-0 grazie ai singolaristi titolari: Sinner e . Berrettini. Certo se sani, abili e arruolati.

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La Nazionale è ripartita da Malaga, insomma, con buone indicazioni per il futuro ma anche con una lista di compiti da fare a casa. Grazie al piazzamento in semifinale l’Italia è di nuovo tra i quattro Paesi più forti al mondo, con la Croazia (peraltro battuta a Bologna nel girone) migliore squadra d’Europa per la prima volta dal lontano 1979. Un trionfo (1976), sei finali perdute, 11 semifinali (di cui 6 interzona con l’antica formula) inclusa quella di Malaga sono un bagaglio importante.

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L’intervista a Paolo Bertolucci: “Dai Italia, la Davis sarà tua” (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Paolo Bertolucci, l’Italia di Davis ha perso, di poco, al doppio di spareggio col Canada in semifinale, ma ha perso: che cosa si porta via da Malaga con la prima semifinale dopo 8 anni e le due imprese di Sonego? La Coppa resta un sogno unico, come il trionfo del 1976. «Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set».

[…]

Sonego è stato eroico. «È stato bravissimo con Tifano e • mi ha proprio esaltato contro Shapovalov: sembrava giocasse uno di quei match mitici che si raccontano negli anni, quelli che ti tolgono il sangue. Non ho perso un “15”. E’ stata una partita folle di quelle che o ti danno lo sprint o ti stendono». Lei è stato sia giocatore che capitano di Davis. Avrebbe fatto giocare Berrettini in doppio? «Se è stato il giocatore a dire che stava male, anch’io poi avrei chiesto a Fognini con chi avrebbe preferito far coppia. Anche se, sinceramente, sarei andato prima da Sonego e gli avrei chiesto un sacrificio: era distrutto ma era anche in uno stato di esaltazione tale che avrebbe fatto un altro partitone. Penso che Volandri abbia anche pensato al giorno dopo, alla finale, a preservare Lorenzo. Io me ne sarei fregato, domani è un altro giorno, avrei cominciato a vincere la semifinale». Berrettini ha sbagliato a giocare? «Ognuno è fatto in un modo: si vede che ci tiene molto alla nazionale sia fuori che dentro del campo. Ma alla sua età e con la sua caratura deve essere in grado di capire se può o non può giocare, sempre per il bene della squadra. Saper valutare se non è meglio che giochi un altro al posto proprio è accettare la realtà e anche avere umiltà». Ha sbagliato Sinner a non imitare Berrettini e seguire la squadra a Malaga pur non potendo giocare? «Secondo me sì, io l’avrei fatto. Ma sono scelte molto personali e ognuno risponde delle proprie azioni. Avrebbe dato un’ulteriore dimostrazione di vicinanza ai compagni. Non sarebbe stato un grosso sacrificio, si poteva portare dietro il preparatore atletico, non avrebbe perso tanto». Non sono troppi questi infortuni degli azzurri? «A fine stagione i giocatori devono ora valutare all’interno del proprio team se erano evitabili o meno. Con questo tennis sempre più fisico e violento, coi campi sempre più duri, passando continuamente da una situazione ambientale all’altra, dal caldo al freddo, i giocatori si fanno sempre più male. Guarda anche Zverev ed Alcaraz

[…]».

Trionfa il Canada. E il tennis multietnico (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È la finale di Coppa Davis e in campo ci sono Il Canada e l’Australia ma anche il Togo, la Grecia, la Russia, Israele, e pure l’Ecuador e la Spagna. Vince il Canada, quasi a mani basse, ed è la prima Davis per il Paese con la foglia di acero. Auger Aliasalme dal Togo, Shapovalov israeliano e russo, capitan Dancevic serbo, Pospisil il doppista ceco e le riserve Galarneau e Diallo si stringono in un laocoontico abbraccio al centro del campo. Rappresentano un unico Paese e sette culture differenti.

[…]

Comincia Denis Shapovalov che finalmente può dare un senso a questa sua partecipazione – finora scombussolata da sfondoni e sconfitte – cesellando un bel match sulle precarie smnanacciate difensive diThanasi Kokkinakis. Denis è di famiglia russa ucraina, nato a TelAviv durante il lungo viaggio che da Mosca condusse i coniugi Viktor e Tessa a Toronto. La mamma, tennista per l’Unione Sovietica, cresciuta negli anni Duemila, sempre consentendogli di esprimersi con la racchetta secondo gli estri del momento, fuori da ogni schema o assillo tattico.

[…]

Kokkinakis viene da una famiglia greca oggi ramificata ad Adelaide (come Kyrgios, anche lui greco, ma di madre malese). Il Canada è avanti uno a zero quasi senza colpo ferire. Serve un punto, e viene dal Togo. Sam Aliassime, il padre di Felix, si è diviso fra calcio e tennis negli anni trascorsi a Lamé, ma è diventato coach in Canada, dove si trasferisce ancora molto giovane. Conobbe Marie Auger, franco-canadese, la sposa. Il tennis piaceva anche a lei,

[…]

C’era un particolare, che papà Sarn trovava interessante, essendo cresciuto in un Paese in cui le religioni animistiche hanno ancora un seguito. ll figlio era nato l’8 agosto, lo stesso giorno di Federer, 19 anni dopo. Le premesse sembravano buone. Così, Felix è cresciuto con una missione precisa. Diventare tennista. C’a è riuscito e non è stato facile. Nel 2018 subì un intervento al cuore, per liberarlo di un nervo che ne ostruiva la funzionalità, ma dopo due mesi era di nuovo in campo. Da due anni ha chiesto a Toni Nadal di portarlo alla completa maturità. E l o zio di Rafa l’ha già consegnato alla Top Ten, numero sei, grazie alle quattro vittorie ottenute quest’anno (Rotterdam, Firenze, Anversa e Basilea}. Lo step successivo era la Davis, ed eccola qui. Felix ha spianato Alex De Minaur, papà ecuadoregno e madre spagnola, ma nato a Sydney per buona sorte del tennis australiano. De Minaur piace tanto a Hewitt. Come lui ha tanta velocità nelle gambe e colpi che non fanno male come quelli di Auger-Aliassime. L’ultimo singolare di questa edizione della Davis ha vissuto proprio di questo, l’impossibilità da parte di De Minaur (si fa chiamare Demon, però) di aprire varchi nel palleggio del canadese. Era un match scontato, solo difendendosi non si vince in questo tennis. De Minaur ha avuto otto palle break e non è riuscita a sfruttarne manco mezza. Aliassíme ne ha avute due e su quelle ha vinto il match. E la Coppa… Il Canada è la sedicesima nazione a firmare l’albo dei successi in Davis. La vittoria sull’Italia in semifinale, offre agli azzurri un posto sul podio. Di fatto, sono terzi. Con merito… E un bel po’ di sfortuna. Gli infortuni di Berrettini, Sinner e l’ultimo, di Bolelli, hanno complicato un percorso che forse, can la nazionale al completo, sarebbe proseguito speditamente fino alla vittoria.

[…]

Musetti era apparso già in tono minore contro Auger-Aliassime, e provarlo in doppio sarebbe stato un azzardo. II rimpianto vero è l’infortunio di Bolelli. Con Simone in campo è probabile che il punto del doppio sarebbe stato nostro. La Davis chiude con un buon risultato di pubblico, ma lascia aperte infinite perplessità sul format. La finale, chiusa in due singolari e quattro set, ha offerto lo spettacolo più modesto dell’intera settimana. E i doppi, con i loro protagonisti in buona parte sconosciuti, sono troppo importanti nella definizione del risultato finale. Forse un format con quattro singolari e un doppio, anche sui tre set, risulterebbe più rappresentativo dei veri valori delle squadre. Ma quelli della Kosmos non ci sentono. E quelli della federazione internazionale hanno tre milioni di buoni motivi (in dollari) per non aiutarli ad aprire le orecchie.

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