Diario della prima volta al Foro Italico

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Diario della prima volta al Foro Italico

Il racconto in prima persona dell’esordio agli Internazionali di un appassionato-collaboratore

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Le statue del Foro Italico - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Giovedì 12 Maggio 2022: un leggendario giorno qualunque

Il mio primo torneo dal vivo, e al Foro Italico perdipiù

Ci sono tre tipi di sportivi: coloro che lo guardano, coloro che ne fanno un lavoro e coloro che vivono per esso. La seconda categoria è fondamentale, comprende tutti gli addetti al dietro le quinte, i giornalisti, chi pulisce i vari campi e gli spalti. I primi sono individui che si dilettano, ma con un trasporto non trascendentale. Chi vive per lo sport, invece, morirebbe per esso. Un esempio? Capire che uno dei giorni più belli della tua vita lo hai passato sotto un caldo equatoriale in mezzo a migliaia di folli come te appassionati di racchette, di scambi agonici e delicatezze da corti settecentesce. Ma, soprattutto, dall’en plein di vita che solo il tennis dal vivo regala. Così è partita la mia prima (di molte) esperienza tennistica dal vivo. Buon viaggio a tutti.

 

Ore 09-11:00: Walking in a dream

Ho seguito partite di calcio in tutte le categorie, dalla Serie A alla terza categoria. Per tre ore e un po’ di ansia alla vigilia sei coinvolto in una sorta di rito religioso, che riguarda i tuoi compagni e la tua squadra. Ho vissuto una finale europea di basket e varie serie playoff per la mia magica Avellino, e ho riso e pianto. Ma non avevo mai visto il tennis dal vivo, ed è un’esperienza totalmente diversa. Si aprono i cancelli alle ore 9:00, e dopo due passi la prima emozione: Federico Delbonis che si allena sul campo 9, con una presenza fisica che la TV non restituisce. Mi fermo un po’ ad ammirare le sue carrellate di dritti e proseguo lungo il viale del Foro Italico. Sulla sinistra nuvole di terra e urli agonici di tennisti e tenniste in allenamento, sulla destra i vari stand, con il profumo di pizza e porchetta che avvolge e seduce. In attesa che Zverev apra il programma sul centrale provo a vedere il dio greco Tsitsipas, ma ne intravedo solo i capelli svolazzanti e le lunghe leve, tanto la folla lo circonda e ne anela le prodezze anche solo in allenamento. Due ore di cammino continuo riempite dalla curiosità e l’entusiasmo di un bambino la mattina di Natale. Ma poi si inizia a giocare davvero.

Ore 11-13:30: Zverev diverte e regala un sorriso agli stand gastronomici

L’ingresso sul centrale porta con sé qualcosa di magico, di eterno, come solo Roma sa fare, e come solo Roma è. La Tribuna Internazionale Nord permette non solo una buona visione del campo centrale, ma anche una bella panoramica di tutto il foro alle sue spalle (specie del Campo Pietrangeli, dove ieri Jil Teichmann è stata tifata alla stregua di una giocatrice italiana). L’unico difetto è il sole che picchia più forte di Zverev in campo (tra l’altro partita vinta in due, ma momenti di gran tennis, anche grazie al trottolino De Minaur, ce ne sono stati). Non a caso i veri eroi di giornata sono i venditori di bibite che fanno su e giù con litri d’acqua, 2 euro a bottiglia ottimamente spesi. Ah, due parole sul tedesco: pulizia di colpi rara, forza da bulldozer impressa alla pallina, giusto un po’ di timidezza a chiudere. Per la gioia degli stand gastronomici però riesce in tempo per ora di pranzo, e tutto il centrale, dimentico di Iga Swiatek a seguire, si riversa in coda per mangiare, ed è molto più lunga quella della pizza che per vedere racchette e scambi.

Ore 13:30-15:30: Un giro turistico e calore italiano

Le ore più calde, sia in senso meteorologico che di “tifo”, sono il post pranzo. Per me significa un incontro di quelli che aspetti e quando arrivano sei felice: il direttore del sito per cui scrivo, per il quale ho seguito decine di partite al desk (Ubitennis), Ubaldo Scanagatta, la storia del giornalismo tennistico italiano. Mi omaggia di una bottiglietta d’acqua (che sa di vita con certe temperature) e mi lascia dei bei consigli e belle impressioni su come vivere la giornata, il meraviglioso mondo del giornalismo, che sa premiare anche se spesso lo si sottovaluta. Dopo questi piacevolissimi dieci minuti riprende il giro del Foro, con alcuni amici avellinesi incontrati per caso, e si va a fare il tifo per Kokkinakis e Tiafoe, opposti a Glasspool ed Heliovaara, in un match che vede noi italiani sostenere con forza la coppia austro-americana (con disappunto di Glasspool, che ci comunica il suo scontento senza mezzi termini). Finito il match, molto carino al super tie-break, con vittoria dell’inglese e del finlandese, tutti sul Centrale di corsa, perché sta per iniziare il nostro Jannik Sinner. Nota a margine: passano Cilic e Garin sul viale del Foro, diretti al Grandstand…e quasi sono infastiditi da noi fan, e negano qualsiasi foto, peccato per uno come me fan di Marin dalla prima ora. Ma poco male, ora c’è Sinner.

Ore 15:30-19:00: tifo da stadio, Mr Nole e Stan the Man

L’atmosfera che circonda la partita di Jannik Sinner è magnetica, un entusiasmo degno dello Stadio Olimpico più che del centrale del Foro Italico, ma è risaputo in fondo quanto noi italiani siamo patriottici e calorosi per i nostri colori. La partita nel secondo set sale di livello, dopo un netto 6-2 di Sinner e annesso break nel secondo, gran rientro di Pippo Krajinovic (che senza infortuni, chissà…quel rovescio comunque incanta), che rialza un po’ l’asticella di attenzione del pubblico, già pronto a una facile vittoria. Alla fine Jannik chiude al tie-break in un tripudio italiano, con la gente sulla tribune sempre più allegra, anche grazie al sole sempre più basso e a una piacevole brezza. Si giunge così a una partita molto attesa, almeno dal sottoscritto: Djokovic contro Stan the Man, il mio primissimo amore tennistico, con la scintilla scattata in quella semifinale contro Tsonga al Roland Garros 2015, poi vinto proprio contro Nole in finale. Quasi perdo la voce per incitare il mio Stan, a suon di cori e urla, ma c’è ben poco da fare: il serbo, che dal vivo è un’esperienza che consiglierei a chiunque, appassionato o meno, non gli concede quasi nulla, e lo regola con un doppio 6-2. Standing ovation per entrambi però, mentre le tribune si iniziano a svuotare per la sessione serale. Esco, stanco e sudato, affamato (troppa fila e prezzi troppo alti: non incoraggiano uno studente fuorisede all’acquisto di un panino) e mi avvio all’uscita, gettando un ultimo sguardo indietro, al Foro illuminato dal tramonto, con una promessa: oggi è stata la prima, un solo giorno, l’anno prossimo sarà una settimana e anche più. Perché, quelli come me, il tennis non lo vivono una settimana o un giorno, ma 365 giorni all’anno. Eterno, come la capitale e i suoi Internazionali.

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Marion Bartoli sta con Kyrgios: “C’è bisogno di gente come lui nel tennis. Tsitsipas si doveva aspettare certe cose”

In esclusiva a Ubitennis.net, la campionessa di Wimbledon 2013 si è schierata dalla parte dell’australiano: “Porta qualcosa di diverso nel nostro mondo”

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Marion Bartoli - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Per Marion Bartoli non ci sono dubbi: “Nikc Kyrgios fa bene al tennis”. Sono passati ormai quattro giorni dal match forse più entusiasmante – almeno fin qui – di questo Wimbledon, quello tra Kyrgios e Tsitsipas. Negli ultimi giorni di torneo potrebbero esserci incontri in grado di superare in bellezza e intensità la partita di sabato scorso, ma è piuttosto probabile che quest’ultima rimanga la più discussa di questa edizione dei Championships. Se ne parla e se ne parlerà ancora, a proposito dell’esigenza di nuove regole, della poca intraprendenza degli arbitri nel richiamare i giocatori e infine della domanda da un milione di dollari: Kyrgios è un bene o un male per il tennis?

Per il torneo che sta disputando, è onestamente difficile sostenere che si starebbe meglio senza l’australiano. È anche vero che la sua carriera è spesso stata più all’insegna della sregolatezza che del genio e che altrettanto di frequente Nick ha valicato i limiti della buona educazione e del buon senso, ma almeno secondo la Campionessa di Wimbledon 2013, intervistata in esclusiva da Adam Addicott per Ubitennis.net, giocatori come Kyrgios portano una ventata di novità, “un qualcosa che fa crescere l’entusiasmo per il gioco.

“Non credo sia un bene avere tutti che si comportano alla stessa maniera. C’è bisogno di elementi dirompenti con un carattere diverso”, dice Marion che ha comunque sottolineato che sarebbe preferibile non superare il limite che per lei consiste nel non “andare sistematicamente al faccia a faccia con l’arbitro”. Bartoli ha anche parlato di come ha reagito Tsitsipas ai comportamenti dell’australiano nel corso del match e, a parole, in conferenza stampa: “Ha riferito quello che ha provato ed è giusto così, va rispettato. Tuttavia, in fondo tutti sappiamo cosa può fare Kyrgios in campo, non è stato sorprendente. Mentre è sembrato che Stefanos fosse sorpreso e non me lo sarei aspettato”. Insomma, il greco doveva essere pronto e invece si è fatto distrarre e trascinare nei mental games dell’avversario.

 

La francese ha anche evidenziato la capacità di Nick di riuscire a controllarsi e di rimanere concentrato nell’arco di un intero match: è quanto successo con Nakashima. “È girato tutto attorno al tennis: non è stato estremo come al solito. Si vede che tiene molto a questo torneo.

Marion, infine, è stata anche interpellata a proposito del tabellone femminile. Per lei le favorite sono Jabeur, che ieri ha rimontato senza troppi problemi un set di svantaggio con Bouzkova, e Halep che ha dimostrato di essere in gran forma anche oggi contro Anisimova, battuta in due set: “Ma in questo torneo ci sono state tante sorprese, mai dire mai.

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Wimbledon: Halep travolge Anisimova, resta imbattuta ai Championships dal 2019

Prestazione pressoché perfetta della ex n. 1 del mondo che raggiunge la semifinale senza aver mai perso un set. Ora se la vedrà con Rybakina

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Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

[16] S. Halep b [20] A. Anisimova 6-2 6-4

Una granitica Simona Halep non lascia scampo alla 20enne americana Amanda Anisimova, n. 21 del mondo, e va alle semifinali di Wimbledon 2022 dominandola 6-2 6-4 in poco più di un’ora. Dopo il primo parziale perso in un baleno, nel secondo Anisimova recupera da 1-5 a 4-5 ma la rumena è estremamente solida nel momento cruciale, mentre l’americana commette sul più bello gratuiti sanguinosi. L’ex n. 1 del mondo finora è imbattuta ai Championships dall’edizione 2019, anno in cui ha sollevato il trofeo (il torneo è stato annullato nel 2020 causa Covid e l’anno successivo Simona era assente per infortunio). Un rullo compressore la romena, che conferma una grande forma atletica e solidità mentale, raggiungendo la sua nona semifinale in un major senza aver mai concesso un set.

IL MATCH – La campionessa del 2019 ed ex n. 1 del mondo (ora 18 WTA) si scontra con una delle stelline della nuova generazione del tennis mondiale, anche se Amanda Anisimova calca i palcoscenici del tour già dall’età di 15 anni. A 20 anni, l’americana (oggi 21 WTA) ha già disputato una semifinale slam nel 2019 al Roland Garros; quest’anno, all’All England Club, ha estromesso la finalista dell’anno scorso Karolina Pliskova e, a parte nel match contro la Boulter, vinto in tre set, ha sempre superato il turno in due parziali. Presenti nel Royal Box, ad assistere al quarto di finale di Simona e Amanda,  nientemeno che Stefan Edberg, Rod Laver, Stan Smith e David Beckham.

 

Parte di gran carriera Anisimova che si aggiudica il primo game a zero,  scaricando bei fendenti profondi: anche Halep gestisce bene il proprio turno di servizio, nonostante un doppio fallo. Punto dopo punto, la romena però si rivela più concreta e ordinata, senza tralasciare l’aggressività. Induce così a diversi errori Amanda che perde il proprio game al servizio.

Halep è solida da fondo, manovra gli scambi da maestra, anche se l’avversaria non esita a spingere, cercando di sfondare con il dritto. I colpi della tennista della Florida sono tesi, fulminei e sempre alla ricerca del punto, tipici del tennis contemporaneo delle Academy americane e, infatti, nei quattro match precedenti, ha superato il centinaio di vincenti, mettendone a segno ben 108 (ma incappando anche in 109 gratuiti, tipico effetto collaterale del tennis sempre in spinta).

La rumena argina molto bene le martellate da fondo e si allontana sul 4-1. Perfettamente in controllo, la ex n. 1 del mondo spreca pochissimo, commettendo solo un gratuito. Ora però sbaglia malamente un colpo al volo semplicissimo, concedendo una palla break all’avversaria la quale, tuttavia, la spreca a sua volta.

Nel gioco monocorde dei lunghi scambi dalla linea di fondo ha ancora la meglio Simona, abile nel gestire il palleggio profondo; Amanda persiste con i colpi piatti provocando alcuni errori in più da parte della Halep. Ma non basta, in 30 minuti esatti, la rumena chiude il primo parziale per 6-2.

Nel game di apertura del secondo set, Anisimova parte decisa, come in avvio di match. Continua però a sparacchiare consentendo così alla Halep di vincere a zero anche il proprio turno di servizio. Ora Amanda prova ancora con la smorzata (una era stata perfetta nel primo set), ma questa volta è troppo alta e offre un calcio di rigore all’avversaria che corre rapida sul 2-1. Niente da fare. Halep è granitica nel testa a testa, si muove alla perfezione e l’americana non ha il piano B per scardinare la regolarità della rumena, che prende il largo sul 5-1. Ma attenzione, perché Amanda gioca il tutto per tutto, spinge all’impazzata sorprendendo l’avversaria che comincia a controllare di meno i suoi fendenti. L’americana accorcia le distanze sul 3-5 e poi fino al 5-4. Negli ultimi 16 punti ne conquista 13, lasciandone solo 3 alla Halep. Ma è un fuoco di paglia perché Anisimova le “regala” ancora due palle facili e, aiutata nuovamente dal servizio (leggermente in calo nel corso del set), Halep chiude l’incontro per 6-2 6-4. Tanti, troppi gratuiti per la statunitense che ne commette ben 28, a fronte dei 6 di Simona.

Una notevole prova di solidità fisica e mentale da parte della rumena che rimane imbattuta a Wimbledon dal 2019, anno in cui ha conquistato il trofeo. Nella sua nona semifinale slam, affronterà la 23enne kazaka Elena Rybakina che ha estromesso in tre set Ajla Tomljanovic. Simona è avanti 2-1 nei precedenti ma le due si sono incontrate solo sul duro.

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Wimbledon: Rybakina spegne il sogno di Tomljanovic e vola in semifinale

La tennista kazaka (ma nata in Russia) raggiunge la prima semifinale Slam della carriera rimontando Ajla Tomljanovic

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Elena Rybakina - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

[17] E. Rybakina b. A. Tomljanovic 4-6 6-2 6-3

La seconda volta è quella buona per Elena Rybakina, che dopo il quarto di finale del Roland Garros 2021 perso contro Pavlyuchenkova raggiunge per la prima volta la semifinale di uno Slam battendo Alja Tomljanovic in rimonta. La tennista australiana si è persa progressivamente dopo un ottimo primo set in cui era stata per larghi tratti la tennista migliore, perdendo man mano il contatto con il match e con Rybakina sempre più in palla. Pensare che con il ban dei russi a Wimbledon sulla carta Rybakina nemmeno avrebbe potuto partecipare, essendo nativa di Mosca, ma è passata a rappresentare il Kazakistan dal 2018. Rybakina ora se la vedrà con la campionessa del 2019 Simona Halep, vittoriosa sull’americana Amanda Anisimova.

IL MATCH – L’inizio del match è nel segno di Tomljanovic, e i suoi attacchi costanti danno i loro frutti nel terzo game, con la prima palla break della partita. La tennista australiana però spreca una grossa chance, con Rybakina che spreca due chiusure comode nei pressi della rete e lascia un’autostrada per il passante di Tomljanovic che termina fuori. Molte meno responsabilità sulla seconda palla break, la tennista kazaka sfrutta una bella palla corta per scacciare il pericolo. La quartofinalista del 2021 non si perde d’animo e con due splendidi lob ribalta degli scambi che sembravano persi e si prende il primo break della partita. Per entrambe resta l’unico game combattuto del primo set. Tomljanovic non riesce più a farsi sotto nei game di risposta e Rybakina non va oltre il 30-30 nel game che consegna ad Ajla il primo set di questi quarti di finale.

 

La Rybakina che però si presenta ad inizio secondo set è tutt’altra giocatrice e la tennista australiana comincia a concedere qualcosa da fondo campo. Il risultato sono le tre palle break di inizio secondo set, con Tomljanovic che salva la prima con l’aiuto del servizio ma che deve capitolare sulla seconda per la scelta scellerata di una palla corta troppo comoda per Rybakina che riesce a passare con facilità. La numero 71 del mondo rimedia nel game successivo, salendo a tre palle break e sfruttando l’errore di rovescio di Rybakina sulla seconda per rimettere in pari il conto dei break. La kazaka mantiene però l’inerzia negli scambi da fondocampo e attaccando sul rovescio di Tomljanovic tira fuori altre due palle break. Basta la prima, grazie ad una splendida palla corta in diagonale che vale il secondo break. La rottura prolungata della tennista australiana continua anche al momento di servire per restare nel set, con Rybakina che sale ancora una volta sullo 0-40 e breakka con l’ennesimo errore di dritto di Tomljanovic, chiaramente travolta dalla pressione nel secondo set.

Il baratro per Tomljanovic torna vicino ad inizio terzo set, con i tanti errori che riportano Rybakina ancora una volta sullo 0-40. La nativa di Zagabria salva la prima con un servizio vincente, ma sulla seconda il tentativo di dritto in topspin termina lontano dalla riga e consegna il 2-0 alla tennista kazaka. I turni di servizio di Rybakina ormai sono formalità, e permettono alla numero diciassette del tabellone di presentarsi con tranquillità sul servizio di Tomljanovic. L’australiana ormai è nel pallone e concede l’ennesima palla break con un errore di rovescio, riuscendo però ai vantaggi a chiudere il game con i primi errori non forzati di Rybakina nel set.

Poco da fare però nel sesto game, la kazaka salva tre palle game e sull’unica palla break, che sa molto di palla match anticipata, costringe Tomljanovic ad un dritto in uscita dal servizio che termina fuori di molto. La tensione gioca bruttissimi scherzi a Rybakina, che, se è praticamente un’ora che sta dominando il match, comincia a sbagliare tantissimo e complice un errore di dritto si trova a dover salvare tre palle break. Il servizio torna a dare una mano alla kazaka e risale ai vantaggi, ma due errori marchiani di dritto danno ancora ossigeno alla sua avversaria che va a servire per restare nel match. Per fortuna di Rybakina lo psicodramma sembra non essere dietro l’angolo, e un errore forzato di rovescio in uscita dal servizio dà il match point alla kazaka, che però affonda il dritto a metà rete e così l’australiana riesce a rimandare il destino della contesa al game di servizio di Rybakina. Questa volta la numero 23 del mondo riesce a chiudere la pratica, sfruttando due servizi vincenti consecutivi per portarsi per la prima volta in carriera in una semifinale dello Slam.

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