La sesta vittoria a Roma di Novak Djokovic (Crivelli, Calabresi, Semeraro)

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La sesta vittoria a Roma di Novak Djokovic (Crivelli, Calabresi, Semeraro)

Il sesto titolo a Roma di Novak Djokovic

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Nole 6 il re di Roma. Domina Tsitsipas e vola a Parigi « Grazie Roma » (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Da Roma verso il mondo. L’impero mostrava le prime crepe dopo un inverno terribile e surreale. Marcato da una delle più incredibili vicissitudini mai capitate a una leggenda dello sport. A Capodanno, Novak Djokovic ha visto arrivare il 2022 dalla cella di un centro di detenzione per immigrati irregolari di Melbourne, privato del visto dalle autorità australiane per le note posizioni no vax; trascorsi cinque mesi, alza per la sesta volta in carriera la Coppa degli Internazionali, rimettendosi al centro della terra. Il condottiero, il conquistatore delle 1001 vittorie, si riprende la scena nel modo che da sempre gli è più abituale, cioè dominando il rivale di giornata Tsitsipas in una finale per larghi tratti senza storia. Senza età In tutta la settimana, Nole non ha concesso neppure un set agli avversari (una primizia per lui, a Roma), ha mostrato una condizione atletica sfavillante e si è lasciato definitivamente alle spalle le scorie mentali della sosta forzata. 

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«Dentro mi sento giovane, fresco, credo di avere ancora tanto tennis davanti a me». Del resto, dopo un primo set in cui il conto dei punti è 27-10 per lui, in campo quello fuori posto sembra l’Apollo greco che ha 11 annidi meno, fallosissimo e poco incisivo al servizio anche per il solito, fenomenale rendimento alla risposta del Djoker, che in aggiunta non sbaglia mai una scelta da fondo. Titsi non aveva mai subito un 6-0 in un match Atp, e neppure l’incitamento del pubblico, che vorrebbe naturalmente una partita, lo scalda. Così, ci ripensa Djokovic a riportarlo in corsa con un game di servizio orribile per il break dell’ateniese del 3-1 e un improvviso calo di tensione che potrebbe costargli addirittura il 5-1 e probabilmente il set, ma quando sul 5-3 il numero 5 del mondo si presenta alla battuta per allungare la contesa, regala due gratuiti e il controbreak. A quel punto, tomato di prepotenza nel duello, Novak azzanna di nuovo il match, giocando con più accuratezza il tie break dell’apoteosi. Non vinceva un torneo da Bercy a novembre, 189 giorni di sofferenza: 

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È il 38° Masters 1000 della carriera, ma soprattutto il trionfo della ritrovata consapevolezza: «Dopo quello che mi è accaduto, avevo bisogno di un grande successo come questo, grazie a Roma e all’Italia perché qui ho sempre vissuto emozioni positive quando mi sentivo giù. Ho sempre cercato di prendere il lato positivo da ciò che mi è successo, qui non potevo chiedere una settimana migliore, non ho perso neppure un set e in finale ho giocato un primo set perfetto. Anche la condizione atletica è migliorata dopo Madrid, ora sono consapevole delle mie chance per il Roland Garros, anche se un torneo di due settimane richiede un approccio particolare e tanta cura nei dettagli». 

Djokovic rompe il digiuno e torna re di Roma: “Questo posto mi dà forza” (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

Non ha giocato in Australia e nemmeno negli Stati Uniti, ma quando Novak Djokovic lo fa, e lo fa in questo modo, non si tiene. Lo ha fatto capire ieri, ancora una volta, e serviva farlo anche perché lo sfortunato avversario di turno era lanciatissimo e, mai come quest’anno, sentiva che fosse arrivato fl suo momento. Niente di più sbagliato. A una settimana dal Roland Garros, la sentenza l’ha data direttamente Nole: «Fisicamente mi sento perfetto». Via i problemi di metabolismo che lo avevano intimorito, via anche le incertezze che per il lungo periodo di inattività dovuto alla sua decisione di non vaccinarsi dalla quale non si è mai spostato e che gli ha fatto prendere porte in faccia sia a Melbourne che nei due Masters 1.000 sul cemento americano. 

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Il primo set, però, è stato una non finale. Perché Djokovic è sceso in campo con la fame del cannibale, ma anche perché Stefanos Tsitsipas in campo non è sceso proprio. Papà Apostolos, che ogni tanto si alzava in piedi, non sapeva più che dire, e a Stefanos non sono servite neanche due racchettate alla borsa dopo aver subito il secondo break di fila. Anzi, se possibile è andata addirittura peggio. Dopo il cappotto, però, la partita è finalmente iniziata, con il pubblico di Roma che ha preso le parti del greco proprio per evitare di tornarsene subito a casa. Quel «TsiTsi-Pas» urláto da diecimila persone ha avuto l’incredibile effetto di innervosire Djokovic, che ha commesso qualche errorino ed è sembrato vulnerabile come era successo soprattutto venerdì sera contro Auger-Aliassime, ma dopo la partita numero i.000 (senza mangiare la torta che gli avevano dedicato, ma dando solo una ditata alla base di panna) ha vinto anche la 1000, Chissà se ci sarà un altro Djokovic: intanto ci godiamo questo, un personaggio estremamente controverso e che ha attirato tante antipatie per quello che è successo nei primi mesi di questo 2022, ma che in campo dà l’impressione di essere inscalfibile e per gli avversari resta un modello da seguire. 

Il ritorno del re (Stefano Semeraro, La Stampa)

A Roma è tornato il re, a Belgrado ha vinto anche l’erede. «Mentre io e Tsitsipas entravamo in campo qui mio figlio Stefan giocava il suo primo torneo. Questa coppa è per lui. Io il mio primo torneo l’ho vinto a otto anni e mezzo, lui ci è riuscito a sette. Ma del resto le nuove generazioni sono sempre migliori delle vecchie, no?». Per ora, fra i grandi, la questione è incerta. Se Alcaraz ha spaccato negli ultimi due mesi, e Nadal proprio a Roma ha raccontato del suo calvario al piede, Djokovic sembra tornato quello dei bei tempi. Rapido, elastico, di ottimo umore, non ha perso un set in tutta la settimana e in finale ha liquidato anche il numero 5 del mondo, che ha sì steccato il primo set- letteralmente anche causa il centrale diviso fra sole e ombra -, ma gli ha dato filo da torcere nel secondo (6-0 7-6). «Quello che è successo in Australia mi ha reso più forte, o almeno spero, ma ormai è dietro alle spalle. A Monte-Carlo ero arrugginito, fra Belgrado e Madrid sono tornato in forma fisicamente, qui tutto ha fatto clic. Per come ho giocato nelle ultime settimane mi considero fra i favoriti per il Roland Garros, anche con Alcaraz a Madrid avevo perso per un punto, di sicuro parto con ambizioni molto alte». 

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Con Roma, dove ha vinto sei volte su dodici finali, ha un rapporto particolare: «Il primo match lo persi con Fognini in qualificazione, nel 2006, sul campo numero 2. Sono cresciuto con Fogna, e Roma è sempre stata la mia seconda casa, forse perché parlo l’italiano. Qui di soli *** to trovo la mia forma migliore sulla terra battuta». Gli dicono che il Milan è 2-0 con l’Atalanta, e il volto si illumina: «Evvai, speriamo nello scudetto. Tifare per il Milan mi emoziona sempre, come per la Stella Rossa, mio padre iniziò ai tempi di Savicevic. Ibra? Un modello, anche per la longevità, con lui parlo in serbo perché la sua famiglia viene dalla mia stessa regione». Quello di ieri è l’87° titolo da pro, il 38esimo in un Masters 1000, che gli assicura anche il primo posto per la 371esima settimana. È diventato anche il campione anziano del Foro, battendo Nadal di dieci giorni: «Rafa è il mio più grande avversario, mi ha fatto crescere. Finché giocherà lui giocherò io, penso sia un bene per il tennis».

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Boris Becker verso la libertà: l’ex campione vede il ritorno in Germania

Già dalla prossima settimana l’ex campione tedesco potrebbe tornare a casa, favorito da una legge in vigore nel Regno Unito sui detenuti stranieri

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Boris Becker - US Open 2017 (foto Art Seitz)

La prossima settimana Boris Becker dovrebbe essere ricondotto in Germania. Secondo quanto si apprende dal tabloid inglese Daily Mirror, dopo circa otto mesi di carcere il tre volte campione di Wimbledon potrebbe tornare nel suo paese natale. Nonostante una condanna di due anni e mezzo, che sta scontando dallo scorso aprile, il 55enne teutonico potrebbe tornare in libertà.

Questa situazione nasce dal fatto che Becker, se certe condizioni verranno soddisfatte, potrebbe beneficiare di uno sconto della pena in quanto cittadino straniero con lo schema fast-track. Lui infatti, sebbene vivesse nel Regno Unito da dieci anni, non ha mai preso la cittadinanza britannica. Di conseguenza, rimane a tutti gli effetti un cittadino tedesco e, grazie a questa legge – voluta dal governo britannico per risparmiare denaro e ridurre la pressione sulle carceri – potrà tornare in Germania e scontare in libertà il restante tempo della pena, venendo impossibilitato a fare ritorno nel Regno Unito fino a quando questa non sarà terminata. Uno sconto della pena di cui hanno già beneficiato 1.136 detenuti stranieri lo scorso anno.

Sempre il Daily Mirror, nei giorni scorsi, riferiva di come la Federazione Tennis tedesca avesse detto a Becker che, una volta liberato, avrebbe potuto scegliere il lavoro che avesse preferito. Detenuto per bancarotta fraudolenta nel carcere di Huntercombe, ad Oxfordshire, per il vincitore di sei titoli del Grande Slam la prossima settimana potrebbe dunque riservargli una svolta importante.

 

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Karolina Pliskova e Sascha Bajin tornano insieme per il 2023

Ad annunciarlo è la stessa tennista ceca sul proprio profilo twitter, con un laconico ed eloquente “Reunited 2023”. I due si erano separati a luglio

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Karolina Pliskova e Sascha Bajin (foto: twitter @KaPliskova)

Karolina Pliskova e Aleksandar Sascha Bajin torneranno insieme a partire dalla prossima stagione. Dopo quasi due anni insieme, infatti, i due si erano salutati a luglio, ma i risultati della ceca hanno continuato ad essere tutt’altro che esaltanti.

Eletto allenatore dell’anno nel 2018, Bajin ha lavorato a lungo con nomi di spicco nel circuito WTA, da Serena Williams a Victoria Azarenka, passando per Sloane Stephens, Caroline Wozniacki e Naomi Osaka. Dalla prossima stagione, come detto, tornerà a sedere sulla panchina di Pliskova, cercando di tagliare almeno uno dei due traguardi che erano stati posti a fine novembre 2020, all’inizio della loro prima esperienza insieme. I due obiettivi prefissati erano di tornare al n°1 del mondo e vincere uno Slam.

Allo stesso tempo, Pliskova saluta così Leoš Friedl, suo coach ad interim per la seconda parte di stagione. “Devo ringraziarlo tanto perché ha subito iniziato a collaborare con noi. Credo di aver raccolto buoni risultati sotto la sua guida” (semifinale al ‘1000’ di Toronto e quarti allo US Open, ndr).

Questo è quanto si legge dal comunicato diffuso dal sito ufficiale della ceca a proposito del suo connazionale, che replica: “Per me è stata una sfida importante poter allenare una giocatrice che è stata tra le più forti degli ultimi anni. Sono onorato di aver potuto lavorare con Karolina per questi cinque mesi”.

Bajin tornerà con Pliskova già a partire dalla tournée australiana, dove l’ex numero 1 WTA giocherà ad Adelaide prima dell’Australian Open. “Ho deciso di tornare perché, fondamentalmente, credo di poter ancora aiutare Karolina. Il suo gioco è gradualmente migliorato e ha dimostrato di poter competere ancora contro le migliori giocatrici del mondo. Non vedo l’ora di tornare a sedere sulla sua panchina” – ha concluso il coach tedesco.

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ATP

Chi ha guadagnato di più nel 2022? Alcaraz davanti a Djokovic e Nadal, Sinner primo italiano: la classifica

Carlos Alcaraz è l’unico giocatore in grado di sfondare quota 10 milioni di dollari nel 2022. Sinner sfiora i 3 milioni, Berrettini i 2,2 milioni

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Carlos Alcaraz - Bercy 2022 (Twitter @atptour)
Carlos Alcaraz - Bercy 2022 (Twitter @atptour)

A fine stagione è tempo di bilanci, non soltanto tennistici ma anche economici. L’ATP ha comunicato, sul proprio sito, la classifica dei giocatori che hanno guadagnato di più nel 2022. Per stilare questa graduatoria sono stati tenuti in considerazione unicamente i prize-money intascati dai tornei disputati, senza quindi guardare ai vari introiti legati a sponsor e partnership varie.

Esattamente come nel ranking ATP, a guidare la classifica dei “paperoni 2022” c’è Carlos Alcaraz. Il n°1 del mondo ha infatti ottenuto 10.102.330 dollari quest’anno, risultando essere l’unico giocatore in grado di spingersi oltre la soglia dei 10 milioni (è il quinto nella storia a sfondare questo tetto in un’unica stagione dopo i Fab4). Lo seguono a ruota Novak Djokovic, con 9.934.582 dollari – ne ha ottenuti quasi la metà soltanto dalle Finals di Torino – e Rafael Nadal, che chiude il podio con 9.368.326 dollari incassati.

In top10, a ruota, troviamo anche Casper Ruud, Stefanos Tsitsipas, Félix Auger-Aliassime, Andey Rublev, Taylor Fritz, Daniil Medvedev e Hubert Hurkacz. Il primo italiano in graduatoria è Jannik Sinner, che da questo 2022 porta a casa 2.855.466 dollari. In top100 ci sono anche Matteo Berrettini (18°, 2.193.774 dollari), Lorenzo Musetti (29°, 1.661.181 dollari), Lorenzo Sonego (42°, 1.210.391 dollari) e Fabio Fognini (43°, 1.199.767 dollari). Di seguito i giocatori che hanno guadagnato più di 2 milioni di dollari:

 
  1. Carlos Alcaraz, 10.102.330 dollari
  2. Novak Djokovic, 9.934.582 dollari
  3. Rafael Nadal, 9.368.326 dollari
  4. Casper Ruud, 8.126.816 dollari
  5. Stefanos Tsitsipas, 6.614.416 dollari
  6. Félix Auger-Aliassime, 4.801.292 dollari
  7. Andrey Rublev, 4.666.954 dollari
  8. Taylor Fritz, 4.570.481 dollari
  9. Daniil Medvedev, 4.178.524 dollari
  10. Hubert Hurkacz, 3.764.164 dollari
  11. Nick Kyrgios, 3.490.464 dollari
  12. Cameron Norrie, 2.928.356 dollari
  13. Pablo Carreño Busta, 2.885.865 dollari
  14. Jannik Sinner, 2.855.466 dollari
  15. Alexander Zverev, 2.678.178 dollari
  16. Holger Rune, 2.623.289 dollari
  17. Denis Shapovalov, 2.595.551 dollari 
  18. Matteo Berrettini, 2.193.774 dollari
  19. Francis Tiafoe, 2.106.104 dollari
  20. Alex De Minaur, 2.057.316 dollari
  21. Diego Schwartzman, 2.004.231 dollari

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