L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

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L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

Repubblica, il suo giornale per un trentennio, dedica l’intera sezione sportiva allo Scriba. Ecco alcuni passaggi degli articoli dedicati a Gianni sui giornali di oggi

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Clicca qui per i commenti di Ubaldo Scanagatta alle finali del Roland Garros 2022

La notizia della morte di Gianni Clerici trova rilevanti spazi in ogni media all’indomani della dipartita dello storico maestro. Alcune delle migliori firme dell’attuale giornalismo sportivo nazionale dedicano ricordi allo Scriba (qui per ascoltare gli interventi radiofonici in merito del direttore Scanagatta). Una veloce rassegna può partire dalle parole di Angelo Carotenuto su Slalom, che accomuna in un certo senso Clerici a Brera e Mura, i tre grandi cronisti che hanno segnato un’epoca nel racconto dello sport. “L’ultimo dei tre Gianni si è congedato alla maniera degli altri due”, scrive Carotenuto. “Brera morì il 19 dicembre del 1992 – saranno trent’anni fra sei mesi – mentre la Nazionale di calcio giocava a Malta una partita di qualificazione ai Mondiali americani. È la data del compleanno di Benzema. Con Mura successe il 21 marzo del 2020, nel primo giorno di una primavera che non venne mai, nel sabato di solito riservato a una Milano-Sanremo che non si corse. È il giorno del compleanno di Koblet. Clerici ha atteso il giorno dopo la finale del Roland-Garros, lo stesso del compleanno di Björn Borg. Il caso si diverte, fa dei giri immensi e ci sfida a cercare un filo, ci regala un senso anche per i dolori, in modo che possiamo portarli con dolcezza. Così, per esempio, i tre Gianni possiamo ricordarli per sempre uniti ai loro amori, fino all’ultimo minuto, i loro sport che nel racconto, in tre – ciascuno per una propria strada – hanno cambiato. Uscendo da esso e uscendo da sé, abbattendo lo steccato che spesso intorno allo sport si erige”.

Dal parallelismo tra Brera e Clerici parte anche il ricordo di Franco Arturi, che sulla Gazzetta dello Sport scrive: “Gianni uno, Gianni l’altro. Abbastanza vicini per età. Non è stato un caso che Brera abbia di fatto aperto la carriera di Clerici, invitandolo a scrivere nella Gazzetta dei primi anni 50, e poco dopo portandoselo al “Giorno”. Il più anziano aveva capito che quel ventenne di buona famiglia, imbevuto di tennis, era fatto della sua stessa pasta. Un mix di cultura, amore per lo sport, e in particolare della sua tecnica, cinismo, talento di narratori. Chi ha provato ad imitarli, è scaduto nel ridicolo e nel patetico. Erano esemplari unici, non riproducibili: i geni si ammirano, non fanno scuola. Tanto più ai nostri giorni, quelli della smania di divorare notizie, senza la pazienza di assorbire il nettare degli dèi dello sport. Servono, quei fenomeni, a marcare il tempo e l’epoca a cui appartengono”.

 

Repubblica, per oltre 30 anni il giornale di Clerici, dedica a Gianni l’intera sezione sportiva di oggi. L’articolo di apertura è di Paolo Garimberti, un altro giornalista che ha condiviso con lo Scriba tantissimi momenti. “Stava già lavorando a ‘500 anni di tennis’ quando ci incontrammo per la prima volta. Era il 1966 e, da giovane praticante di un glorioso quotidiano della sera, il Corriere Mercantile di Genova, ero stato inviato a Roma per raccontare una giornata agli Internazionali d’Italia. Incrociai Gianni e mi presentai chiamandolo dottor Clerici e gli chiesi se aveva qualche minuto per me. Mi squadrò con quel suo sguardo insieme benevolo e ironico e mi dedicò l’intera giornata portandomi in giro per i campi del Foro Italico”. Sempre su Repubblica, così inizia il ritratto di Clerici tratteggiato da Dario Cresto-Dina: “Gianni Clerici è stato una delle firme più seguite e inimitabili di un giornalismo romantico e prossimo alla letteratura, quasi scomparso, e sarà per questo motivo quello di essere una delle ultime tigri bianche, che ha deciso di lasciarci in punta di piedi svanendo un poco alla volta. Gianni era un uomo elegante e buono che dissimulava i gesti di affetto, perché considerava la discrezione il tratto migliore del valore. Orgoglioso di sé, possedeva la cinica onestà di chi è consapevole del proprio talento ma finge con studiata malizia di essere un cronista tra i tanti”. Repubblica pubblica anche il primo articolo di Clerici su Nadal, datato 26 giugno 2003, a seguito del suo primo incontro con il maiorchino a Londra. Infine, anche un’intervista di Paolo Rossi a Nicola Pietrangeli. “Gianni era Gianni, come faccio a raccontarvelo? – dice Nicola -. Solo chi l’ha conosciuto può capire la sua grandezza. Solo lui aveva i mezzi letterari ed economici per scrivere un bestseller sulla storia del nostro sport. Purtroppo, a un certo punto le cose finiscono. Sarà una frase banale, lo so, ma non avere più Gianni in giro è una gran perdita: lui era un genialoide, gli riuscivano delle cose in modo davvero creativo. Un altro come lui sarà difficile che nasca”.

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ATP Ranking: Djokovic di nuovo sul trono. Alcaraz e Tsitsipas completano il podio

Berrettini esce dai primi venti del mondo, Musetti sale al best ranking di n.18 e diventa il secondo miglior azzurro

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

In attesa che l’Arcivescovo di Canterbury il prossimo 6 maggio a Londra ponga la corona in capo a  Re Carlo III e consorte, il tennis maschile a Melbourne ha incoronato il proprio re, che non è certo un volto nuovo. Novak 374: tante sono le settimane passate in testa alla classifica ATP da Djokovic inclusa la presente, ancora quattro settimane e anche il record assoluto detenuto da un bipede terrestre – Steffi Graf – sarà superato. E complimenti a Enzo Couacaud, l’unico in grado di strappargli un set nel corso della sua trionfale campagna australiana. Il primo slam della stagione ha determinato un terremoto nelle prime venti posizioni, anche per quanto riguarda i principali tennisti italiani.

La classifica ATP aggiornata e commentata, con le prime 20 posizioni, la situazione degli italiani e la Race to Torino, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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WTA Ranking: Sabalenka ritorna n.2, Rybakina finalmente in top 10

Le due protagoniste della finale degli Australian Open sono tra le atlete in maggior progresso nella classifica rilasciata dalla WTA dopo il primo slam dell’anno. Ritornano in top20 due vecchie glorie: Victoria Azarenka e Karolina Pliskova. Male le italiane: guadagna posizioni solo Lucrezia Stefanini

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Alla fine, ce l’ha fatta. Aryna Sabalenka era attesa da tempo alla vittoria in una prova dello slam e il trionfo in Australia non può essere considerato una completa sorpresa. Già vincitrice di due Major, ma in doppio (US Open 2019 e Australian Open 2022, entrambi in coppia con Elise Mertens), la bielorussa arrivava dal trionfo nel torneo di Adelaide International 1 e, precedentemente, dalla finale persa con Caroline Garcia alle Finals di Fort Worth. Una crescita di risultati e un miglioramento sia tecnico sia di mentalità che l’hanno portata alla vittoria più importante della sua carriera contro la campionessa in carica di Wimbledon, Elena Rybakina, e a riprendersi il n.2 del ranking. Può ambire al trono della regina Iga Swiatek? La polacca è ancora saldamente al comando ma ricordiamoci che dovrà difendere da ora fino a Wimbledon una sequenza di risultati impressionante e che sarà quasi impossibile riconfermare in toto. E a settembre scadranno anche i punti del titolo a New York. La classifica di oggi certifica anche l’ingresso in top10 di Elena Rybakina, finalmente in posizioni più appropriate alla sua classe. La kazaka, con la finale a Melbourne, dimostra che la vittoria ai Championships non è stata casuale e che bisognerà fare i conti anche con lei nei prossimi slam. Andiamo a vedere come è cambiata la classifica di oggi 30 gennaio 2023.

La classifica WTA aggiornata e commentata, con le prime 50 posizioni, la situazione delle italiane e la Race to WTA Finals, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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I tempi sono cambiati? Ecco alcune statistiche sui neo campioni slam

Quanto è difficile per le nuove leve affermarsi nell’epoca dei Djokovic e Nadal? In passato lo era altrettanto? Negli ultimi otto anni solo 3 nuovi campioni slam: Thiem, Medvedev e Alcaraz

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Novak Djokovic, dopo la vittoria schiacciante su Stefanos Tsitsipas, è arrivato a quota 10 Australian Open vinti. L’unico altro giocatore in doppia cifra per quanto riguarda i titoli di un singolo major è ovviamente Rafael Nadal, con la bellezza di 14 Roland Garros.

Molte delle nuove leve, le cosiddette Next Gen, hanno dovute fare i conti con l’era dei Big Three – adesso Big Two – misurandosi con loro nelle prove dello slam venendo, tranne rari casi, puntualmente respinti. Per ogni Carlos Alcaraz, c’è un Grigor Dimitrov che non ce l’ha fatta. È a questo punto interessante prendere in esame le varie decadi di gioco e stabilire se anche in passato le nuove generazioni abbiano faticato tanto ad affermarsi ai vertici del tennis mondiale. Ad esempio tra il 1978 e il 2000 ben 25 giocatori hanno vinto il loro primo slam; mentre dal 2000 al 2023 sono 17, di cui ben 7 dal 2001 al 2003 (Ivanisevic, Hewitt, Johansson, Costa, Ferrero, Federer, Roddick). Ci sono stati anche annate in cui non si è assistito a nuovi vincitori. Quali? 80; 85; 88; 94 e 99.

Tennisi che hanno vinto il loro primo slam tra il 1978 e il 2000:

 
  • 78: Gerulaitis (AO, 23 anni)
  • 79: McEnroe (US, 20)
  • 80: –
  • 81: Teacher (AO, 26)
  • 82: Kriek (AO), 23), Wilander (RG, 17)
  • 83: Noah (RG, 23)
  • 84: Lendl (RG, 24)
  • 85: Edberg (AO, 19), Becker (W, 17)
  • 86:
  • 87: Cash (W, 22)
  • 88: –
  • 89: Chang (RG, 17)
  • 90: Gomez (RG, 30), Sampras (US, 19)
  • 91: Courier (RG, 20), Stitch (W, 22)
  • 92: Agassi (W, 22)
  • 93: Bruguera (RG, 22)
  • 94: –
  • 95: Muster (RG, 27)
  • 96: Kafelnikov (RG 22), Kraijcek (W, 24)
  • 97: Kuerten (RG, 20), Rafter (US, 24)
  • 98: Korda (AO, 30), Moya (RG, 21)
  • 99: –
  • 00: Safin (US, 20)

L’età media dei neo vincitori slam dal 1978 al 2000 è di 22.16. Mentre quella che va dal 2000 al 2023 è di 23.53, poco più alta. Di questi ben 7 avevano meno di vent’anni (Wilander, Becker, Chang 17; Edberg, Sampras, Nadal, Alcaraz 19). Dal 1978 al 2000 i quattro più “vecchi” vincitori slam sono stati: Teacher (26); Muster (27); Gomez (30) e Korda (30). Dal 2000 a oggi invece: Gaudio, Murray, Cilic, Medvedev tutti a 25 anni; Johansson e Costa a 26; poi c’è Thiem a 27, Wawrinka a 28 e infine Ivanisevic a 29 anni suonati.

Tennisi che hanno vinto il loro primo slam tra il 2001 e il 2022:

  • 01: Ivanisevic (W, 29), Hewitt (US, 20)
  • 02: T. Johansson (AO, 26), A. Costa(RG, 26)
  • 03: Ferrero (RG 23), Federer (W 22), Roddick (US 21)
  • 04: Gaudio (RG 25)
  • 05: Nadal (RG 19)
  • 06: –
  • 07: –
  • 08: Djokovic (AO, 20)
  • 09: DelPotro (US, 20)
  • 10: –
  • 11: –
  • 12: Murray (US 25)
  • 13: –
  • 14: Wawrinka (AO 28), Cilic (US 25)
  • 15: –
  • 16: –
  • 17: –
  • 18: –
  • 19: –
  • 20: Thiem (US, 27)
  • 21: Medvedev (US, 25)
  • 22: Alcaraz (US 19)

Curioso come negli ultimi tre anni sia stato lo US Open palcoscenico preferito dei neo-campioni Slam: Thiem, Medvedev e Alcaraz infatti proprio a New York sono riusciti a centrare l’obiettivo. Per ben cinque anni di seguito – dal 2015 al 2019 – non ci sono stati vincitori slam inediti, il più lungo digiuno di sempre. Inoltre nell’anno di grazia 2003 ci sono stati 3 nuovi vincitori slam nello stesso anno (Ferrero, Federer, e Roddick). L’ultima volta risale al 1959 (Olmedo, Pietrangeli e Fraeser).

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