Numeri: Nadal e le sue 14 cavalcate al Roland Garros ai raggi X

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Numeri: Nadal e le sue 14 cavalcate al Roland Garros ai raggi X

In tanti sanno che il campionissimo maiorchino ha perso solo 3 partite su 115 a Parigi. Ma ci sono molti altri dati che lasciano a bocca aperta: li ricapitola Ferruccio Roberti nel nuovo appuntamento della sua rubrica

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
 
 

6208 – I giorni che separano il primo titolo di Rafa Nadal al Roland Garros (era il 23 maggio 2005 quando il maiorchino nella finale del torneo parigino superò Mariano Puerta) dal quattordicesimo, ottenuto la scorsa domenica. Nessun tennista si è mai imposto in due tornei del Grande Slam in un lasso temporale così ampio: per citare altri colleghi che anche in tal senso hanno brillato, tra il primo e sinora ultimo (ventesimo) Major vinto da Federer sono trascorsi 14 anni, sei mesi e due giorni; mentre per Djokovic analogamente sono passati 13 anni, 5 mesi e 14 giorni. La longevità ad altissimi livelli di Nadal è già testimoniata da una statistica molte volte menzionata e sempre impressionante: Rafa conduce con ampio margine il record delle settimane consecutive in top ten, salito attualmente a 872. 

Tra l’altro con il Roland Garros vinto pochi giorni fa, Nadal è nettamente primo nella Race ed è salito al quarto posto nella classifica ATP (a circa 1300 punti dalla vetta) nonostante abbia giocato nelle ultime 52 settimane appena 11 tornei: solo Djokovic ne ha disputati più o meno quanti lui, 13, per il resto nella top 30 (ad eccezione di Berrettini), tutti hanno giocato almeno il doppio dei tornei del maiorchino. Anche valutando la prospettiva che a Wimbledon – torneo vinto due volte da Nadal, ma sono passati undici anni dalla sua quinta e ultima finale ai Championships- con ogni probabilità non si assegneranno punti sono alte le probabilità che Rafa possa tornare al numero 1 del mondo, dove è già stato per 208 settimane (sesto in assoluto in questa particolare graduatoria). Sono inoltre considerevoli anche le chance di terminare la stagione al comando del ranking per la sesta volta in carriera (supererebbe Federer e Connors, raggiungerebbe Sampras e dimezzerebbe in tal senso l’attuale distacco da Djokovic). Nadal, infatti, da qui a fine 2022 ha soli 900 punti da difendere, mentre Medvedev ne ha oltre 5550, Zverev (appena operato alla caviglia e con mesi di convalescenza ad aspettarlo) più di 4300 e Djokovic ben 4800 (con in più l’incognita di poter avere il permesso dalle autorità locali di poter giocare negli Stati Uniti).

Sarebbero questi ultimi per Nadal solo ennesimi traguardi di una carriera costellata di successi in ogni angolo del mondo contro qualsiasi avversario e su ogni superficie, ma che ha basato molto della sua grandezza su una quasi ventennale netta superiorità sulla terra battuta su qualsiasi avversario affrontato. Ovviamente Rafa prevale ancora maggiormente nei match disputati sulla lunga distanza, nei quali è ancora più garantita la vittoria del più forte. Sono ben 137 le partite vinte sulla terra rossa da Nadal sulla lunga distanza dei tre set su cinque: un numero impressionante, soprattutto se rapportato a quello delle sconfitte, appena tre in tutto (lo spagnolo ha quindi vinto il 97,8% dei match giocati in queste condizioni) a firma di due giocatori. Il primo è Soderling (agli ottavi del Roland Garros 2009 lo svedese fu autore di una delle più grandi sorprese tennistiche degli ultimi venti anni) l’altro è il grande rivale Djokovic (che ha avuto la meglio sullo spagnolo nei quarti del 2015 e nella semifinale dello scorso anno). Rafa ha vinto non solo i 98 match necessari per accaparrarsi i quattordici Roland Garros messi in bacheca (e altri quattordici complessivi nelle per lui non fortunate edizioni del 2009, 2015 e 2016 e 2021), ma anche le finali dei tornei che sino a una decina di anni fa adottavano il best of five, nonché alcuni singolari della Coppa Davis giocati nel vecchio formato. In una dittatura tennistica come quella rappresentata dagli ultimi quindici anni di Nadal nei tornei sulla terra rossa è giusto anche ricordare i pochissimi tennisti quantomeno riusciti a portarlo al quinto set: Coria e Federer nelle celebri finali di Roma (datate rispettivamente 2006 e 2007), Isner (al primo turno del Roland Garros 2011), Djokovic, ancora lui, nella splendida semifinale dello Slam parigino del 2013 e infine Felix Auger Aliassime negli ottavi dell’edizione appena conclusasi.

 
AnnoAvversari affrontati per vincere il torneotop 20 sconfittitop 10 sconfittitop 5 sconfittiSet persi
2005Burgsmuller, Malisse, Gasquet, Grosjean, Ferrer , Federer, Puerta 0013
2006Soderling, Kim, Mathieu, Hewitt , Djokovic, Ljubicic, Federer0023
2007Del Potro, Cipolla,  Montanes, Hewitt, Moya, Djokovic, Federer0111
2008Bellucci, Devilder, Nieminen, Verdasco, Almagro, Djokovic, Federer1020
2010Mina, Zeballos, Hewitt, Bellucci, Almagro, Melzer , Soderling0010
2011Isner, Andujar, Veic, Ljubicic, Soderling, Murray, Federer 0033
2012Bolelli, Istomin, Schwank, Monaco, Almagro, Ferrer, Djokovic2111
2013Brands, Klizan, Fognini, Nishikori, Wawrinka, Djokovic, Ferrer1124
2014Ginepri, Thiem, L.Mayer, Lajovic, Ferrer, Murray, Djokovic 0122
2017Paire, Haase, Basilashvili, Bautista, Carreno, Thiem, Wawrinka1110
2018Bolelli, Pella, Gasquet, Marterer, Schwartzman, Del Potro, Thiem1121
2019Hanfmann, Maden, Goffin, Londero, Nishikori, Federer, Thiem0122
2020Gerasimov, Mcdonald, Travaglia, Korda, Sinner, Schwartzman, Djokovic0010
2022Thompson. Moutet, Van de Zandschulp, Auger Aliassime, Djokovic, Zverev, Ruud0223
I numeri che riassumono le 14 cavalcate di Rafael Nadal al Roland Garros

Per celebrare la sua immensa bravura sul rosso abbiamo raccolto in una tabella tutti i quattordici percorsi vincenti di Nadal al Roland Garros, elencando i suoi avversari e annotando quanti di loro avessero una classifica rimarchevole e il numero di set impiegati dal maiorchino per sconfiggerli. Apprendiamo così che Rafa nelle sue quattordici cavalcate (in addirittura quattro non ha perso un set, in altre tre ne ha ceduto solo uno) ha smarrito in tutto 23 parziali e ha sconfitto, tra i suoi 98 avversari, ben sei volte colleghi tra la 11°e la 20° posizione ATP,  in nove circostanze tennisti che erano tra la sesta e la decima e in ben 23 volte dei top 5 ATP. Leggiamo del resto tanti nomi illustri nei suoi percorsi verso la conquista dello Slam parigino, a partire da quello di Djokovic, che lo ha sì sconfitto due volte, ma che Rafa ha battuto in ben otto match (e in queste partite ha lasciato al serbo solo cinque set). Anche un altro grandissimo campione come Federer sulla terra rossa parigina ha potuto pochissimo contro Nadal: lo svizzero è stato sconfitto in tutte e sei le partite giocate sullo Chatrier contro lo spagnolo (quattro delle quali erano finali) portando a casa solo quattro set. La già accennata longevità di Rafa è testimoniata anche da alcuni nomi che troviamo tra le sue vittime: leggiamo la presenza nella tabella anche di attuali coach affermati (ed ex numero 1) come Hewitt, Moya o (ex top 5) come Ljubicic. Impressiona anche la statistica che vede campioni come Wawrinka (sono dodici i giochi complessivi racimolati  in due match dallo svizzero), Murray (19 game in due incontri), Del Potro (17 game in due confronti parigini) e gli stessi Thiem e Ferrer (un solo set vinto da entrambi in quattro confronti con il maiorchino) inermi contro il 14 volte campione del Roland Garros. Lo stesso Soderling lo ha sì sconfitto nel 2009, ma in altri tre incontri non ha raccolto nemmeno un parziale. Per descrivere l’incredibile rendimento al Roland Garros di Nadal basterebbe la statistica che lo vede vincitore in 112 delle 115 partite da lui disputate a Parigi (il 97.4%).

Abbiamo però pensato, presi dalla curiosità, di creare due ulteriori tabelle: nella prima abbiamo catalogato anche qualche altro numero delle sue formidabili statistiche nello Slam francese, mentre nella seconda gli stessi dati li abbiamo raccolti con quelli comunque eccellenti di Rafa nelle partite giocate sulla lunga distanza dei tre set su cinque su ogni superficie e in ogni competizione. Leggiamo così che nello Slam parigino Nadal ha vinto 333 dei 367 set giocati (il 90.7%), il 66.1% dei game disputati, il 57.6% dei punti fatti e il 78.6% dei tie-break affrontati. Quest’ultimo è uno dei dati che maggiormente differisce, ovviamente in positivo, rispetto a quelli più generali dello spagnolo nelle partite giocate al best of five su ogni superficie e competizione: in tal caso Rafa ha vinto il 62.4% dei complessivi 98 giochi decisivi disputati in partite sulla lunga distanza. L’unico dato che migliora considerando globalmente i match del campione spagnolo disputati sul tre set su cinque è quello degli ace (4.6 per partita), un numero abbastanza intuitivo considerando il vantaggio in termini di rendimento che si ha servendo su erba o cemento rispetto alla terra. Non è nemmeno una sorpresa leggere come per Rafa nel computo globale di partite giocate sul best of five aumenta il numero dei doppi falli a match, visto che il maiorchino su altre superfici è consapevole di dover rischiare di più col servizio.

Bilancio complessivo partite al Roland Garrosvinte(% )persetotalePer match
Partite giocate112 (97,4%)3115 
Set giocati333 (90,7%)343673.19
Game giocati2162 (66.1%)1110327228.5
Tie break giocati22 (78.6%)6280.24
Punti giocati11120 (57.6%)819819318178.9
Ace  2982.8
Doppi falli1821.7
palle break salvate nei turni di servizio465(69.6%)2034686.2
punti di risposta4777(47.9%)520499816.57* 
palle break692 (51.6%)650134212.4
Alcune statistiche di Rafael Nadal al Roland Garros

* per gioco alla risposta

Bilancio complessivo partite giocate al meglio dei 5 setvinte(% )persetotalePer match
Partite giocate334(88.8%)42376
Set giocati1017(81.5%)23112483.31
Game giocati7122(61.4%)44751159730.8
Tie break giocati98(62.4%)591570.42
Punti giocati37361 (55.3%)3025667617195.4
Ace15964.6
Doppi falli7452.2
palle break salvate nei turni di servizio1404(68.1%)6592063
punti di risposta14984 (42.7%)20111350956.57*
palle break1816(45.3%)2196401211.6
Alcune statistiche di Nadal nei quattro tornei dello Slam

* per gioco alla risposta

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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Wimbledon: Sinner gioca una gran partita, ma Djokovic rimonta due set e la spunta al quinto

LONDRA – Battaglia memorabile tra Jannik e Novak. L’azzurro va in vantaggio 2 set a zero, il serbo lo riprende e conquista la semifinale

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Pic credits Wimbledon Twitter

[1]N.Djokovic b. [10]J.Sinner 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Pubblico delle grandi occasioni, Kate Middleton e il principe William compresi, per l’incontro che apre il programma del campo centrale di Wimbledon, il primo quarto di finale della parte alta del tabellone. Di fronte il sei volte campione qui, e detentore del titolo, Novak Djokovic, e l’attuale numero uno italiano, Jannik Sinner. I consueti pronostici fatti al volo tra i presenti in tribuna stampa danno il serbo come vincitore quasi all’unanimità, la speranza è che sia almeno una partita lottata.

L’avvio sembra purtroppo dare ragione al pessimismo generalizzato, con sette punti a zero per Nole, che in due minuti scarsi si ritrova 1-0 e tre palle break, dire che Jannik è partito contratto è poco. Un paio di colpi vincenti dell’italiano finalmente arrivano, ma arriva anche un brutto errore di dritto che manda Djokovic in vantaggio 2-0. Dal vivo si vede bene la difficoltà, chiara conseguenza della tensione, che Sinner incontra nel far scorrere il braccio e nel muoversi con la necessaria reattività. Il 3-0 vede un parziale di 12 punti a 3 per Nole, uno di quei tre è un doppio fallo: difficile fare peggio, speriamo che le cose migliorino, alla fin fine è solo un break. Un paio di game regolari portano il punteggio sul 4-1, Jannik pare sbloccarsi, peccato l’handicap iniziale concesso in quel modo. Bravo Sinner ad annullare col servizio una palla del secondo break che sarebbe stata letale, e ad accorciare sul 4-2. Poco dopo, un’ovazione del centrale saluta le prime due palle break per l’italiano, che ora è ben salito di livello, e incassa volentieri il doppio fallo (secondo del game per Djokovic) che gli consegna il contro-break, per poi pareggiare 4-4.

Ci sono voluti 30 minuti, ma adesso la palla di Jannik viaggia che è un piacere, e Nole si trova spesso in difficoltà, c’è equilibrio, e per come era iniziata va già benissimo così. La gente si alza in piedi gridando per un rovescio diagonale di violenza spaventosa che porta Sinner a un’altra palla break, ma Djokovic è bravo a cancellarla col dritto, per poi salire 5-4. Senza corrrere rischi l’italiano tiene la battuta, e poi sale 15-40, altre due opportunità per lui: uno splendido dritto incrociato fa letteralmente venire giù lo stadio, ma soprattutto manda Jannik a servire per il set. per la prima volta con qualcosa da perdere, Sinner sembra esitare, commette un doppio fallo, la prima latita, ma non trema spingendo le seconde palle, e si procura un set point. Bravo e fortunato Nole a salvarsi col rovescio esterno che sfiora il nastro, ma poi una sontuosa smorzata di Jannik, e una battuta vincente, decretano il 7-5 per l’azzurro. Che set ragazzi, intensità altissima, spettatori entusiasti, tutto davvero bello.

Il livello non scende a inizio secondo set, ora se le stanno suonando di santa ragione, e da fondocampo è spesso Sinner a comandare. Il gran tennis di Jannik appare sempre più incisivo, e arriva un altro break nel terzo gioco, confermato per il 3-1. In tribuna stampa ci si stropiccia gli occhi, il parziale ora è di 9 giochi a 2 per l’italiano dopo il 4-1 iniziale (ripensandoci, quanto è stato fondamentale in quel game il servizio che ha cancellato una palla del 5-1 Djokovic). Che non siamo davanti a una gran versione di Nole è chiaro, ma Sinner è bravissimo a tenerlo costantemente sotto pressione. Sul 4-2 per l’azzurro, Djokovic si salva momentaneamente dal doppio break (con un nastro assassino in suo favore), ma poi un doppio fallo e una risposta di Jannik che pizzica la riga lo mandano sotto 5-2, roba da non credere. Poco dopo l’ora e mezza di gioco, la battuta vincente di Sinner decreta il 6-2, due set a zero in suo favore, speriamo davvero che l’inerzia della vicenda non cambi. C’è la consueta pausa che consente ai tennisti di andare in bagno.

Nel secondo game del terzo set Jannik, che sembra stia un attimo tirando il fiato, annulla bene una palla break (Nole non ne aveva più avute dopo la metà del primo parziale), ma poco dopo si trova sotto 0-40, e stavolta cede, 3-1 Djokovic. Ci sta un calo dopo due set giocati in modo straordinario, così come ci sta la reazione del campione, che allunga 4-1. Sinner non cede, tiene la battuta, e riprova la rimonta come all’inizio. Uno splendido pallonetto vincente fa ben sperare, ma servendo e passando bene Nole si porta 5-2. Come temevo, l’inerzia è cambiata, spingendo alla grande il serbo va 15-40, sono due set point. Jannik li annulla con coraggio, servendo potente e solido accorcia 5-3, ma la conclusione del parziale è solo rimandata, Djokovic non esita ed è 6-3, si va al quarto.

Il passaggio a vuoto di Sinner purtroppo continua, il fatto che Nole sembri piuttosto rinfrancato e più sicuro di sè chiaramente non aiuta, e il primo game del quarto set vede subito un break subìto dall’italiano. E’ davvero un momentaccio adesso, a Jannik volano via dritti lunghi anche di metri, sbaglia tocchi banali, lascia palle dentro di spanne, è come se stesse pagando lo sforzo più mentale che fisico profuso nella prima parte della partita. Quando nel terzo gioco arriva il secondo break per Djokovic, si inizia a fare il conto alla rovescia per il quinto set. Sinner, ammirevole, giustamente non molla, tiene due turni di battuta, si procura una palla break sotto 2-5, e capitola solo al terzo set point. Nell’ultimo game, un attimo di paura per l’azzurro quando si impunta la caviglia sinistra in un recupero in avanti, bello e sportivo il gesto di Nole che si precipita ad assicurarsi che vada tutto bene, per fortuna nulla di grave. Inizia il quinto, siamo a tre ore di gioco, che gran battaglia comunque vada.

Jannik tiene con autorità il primo game al servizio, nel secondo concede buona una palla mal chiamata fuori a Djokovic risparmiandogli un “challenge”, dal punto di vista del fair play l’atmosfera in campo è esemplare. Devo onestamente rilevare che in questa edizione di Wimbledon i giudici di linea non stanno facendo proprio una gran figura. Sull’1-1, alla fine di uno scambio durissimo, Sinner fallisce una smorzata, ed è ancora break per Nole, che sale 2-1, e senza problemi allunga 3-1. Pochi minuti dopo, il Djoker (è proprio il caso di definirlo così) spara un passante incrociato di rovescio in corsa irreale, brekka per la seconda volta, e va a servire per il match sul 5-2. Ormai qui sul campo centrale lo sappiamo in 15.000 come andrà a finire, e quando il cronometro segna 3 ore e 35, la battuta vincente di Nole gli consegna la semifinale. Pochi rimpianti per Jannik, che ce l’ha messa tutta, forse all’inizio del terzo avrebbe dovuto fare di più per impedire al serbo di ringalluzzirsi, ma è facile dirlo dalla tribuna. L’intramontabile Djokovic attende il vincitore della sfida fra Goffin e Norrie.

Molto soddisfatto Nole nell’intervista post.match: “Possiamo parlare solo degli ultimi tre set, e non dei primi due? (risate) Sono sicuro che ci saranno tante possibilità per Jannik in futuro, gli auguro solo tanta fortuna. Sì, sono state due partite differenti, all’inizio lui è stato migliore, poi io sono uscito, mi sono parlato da solo allo specchio – è vero, l’ho fatto! – e insomma, quando vieni messo sotto, è necessario riordinare le idee. Sono stato fortunato a brekkarlo subito a inizio terzo, ho notato qualche crepa nel suo gioco, e sì, il toilet break è stato il momento di svolta. Ho giocato per 20 anni ormai, ma lo stesso mi capitano momenti di dubbio interiore come a tutti, è quella la sfida maggiore, e l’esperienza, gestire le pause, come ho detto sfruttare le pause bagno, credo che sia per quello che sono riuscito diverse volte in carriera a ribaltare partite in cui ero sotto. Questo campo mi ha ispirato a prendere in mano la racchetta quando avevo 5 anni, e spero che mi possa motivare a continuare

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