ATP Queen's: Berrettini parte bene, battuto Evans in due set. Out Sonego con Kudla

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ATP Queen’s: Berrettini parte bene, battuto Evans in due set. Out Sonego con Kudla

LONDRA – Con una grande prova al servizio, Matteo Berrettini inizia bene la difesa del titolo battendo Daniel Evans. Salta il secondo derby azzurro consecutivo su erba

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Matteo Berrettini - Stoccarda 2022 (foto Twitter @atptour)
 
 

Da Londra, il nostro inviato

[1] M. Berrettini b. D. Evans 6-3 6-3

Le belle sensazioni assaporate sui prati di Stoccarda la scorsa settimana proseguono ora anche al Queen’s per il campione in carica Matteo Berrettini. Il n.10 del mondo ha vinto 6-3 6-3 contro il tennista di casa Daniel Evans, in un’ora e 36 minuti di match in cui il servizio gli ha dato una grossa mano (21 ace), coadiuvato anche da parecchie imprecisioni commesse da Evans. Quest’ultimo infatti ha avuto un brusco passaggio a vuoto a cavallo dei due set perdendo cinque game consecutivi, che di fatto gli sono costati l’incontro. L’ultima mezz’ora è stata sicuramente la più spettacolare dove i due giocatori hanno dato vita a scambi spettacolari sia da fondo che sotto rete. 

“Entrambi avevamo vinto un torneo la settimana scorsa ed eravamo in fiducia, e lo abbiamo dimostrato sul campoha commentato un raggiante Berrettini nell’intervista sul campo al termine del match. Berrettini dunque supera nuovamente il 32enne Evans, dopo averlo battuto lo scorso anno proprio sui campi del cinch Championships, e ora lo attende il vicnente di Denis Kudla.

 

“È stato un match duro anche se il punteggio non lo dimostra” ha poi aggiunto Berrettini in conferenza stampa. “Ora sono solo contento di stare di nuovo in saluto e di poter giocare questo torneo, non penso a Wimbledon. Ci sarà tempo per pensarci; lo scorso anno ho raggiunto la finale quindi ovviamente vorrei avere un’altra lunga cavalcata lì”.

Credo che le condizioni a Stoccarda siano un po’ più veloci, nel senso che il club si trova un po’ in collina quindi è in altura e la pallina rimbalza un po’ di più. Inoltre la qualità dei campi non è esattamente come qui, dove i campi sono molto più omogenei e la palla rimbalza sempre uguale. Ho anche ridotto la tensione delle mie corde“.

Non c’è affatto il rischio che stia giocando troppe partite. L’obiettivo è quello di giocarne il più possibile anche perché non ho giocato molto quest’anno. Ho fatto gli Australian Open e Rio, poi Acapulco e mi sono infortunato, dopo c’è stato Indian Wells e mi sono infortunato di nuovo, quindi non ho avuto molte chance di giocare partite; sarei più che contento se riuscissi a giocare altre quattro partite qui. Forse poi potrei essere un po’ stanco come lo scorso anno. Mi ricordo di aver chiamato il mio mental coach prima del primo turno dello scorso anno: “il torneo deve iniziare e mi sento già stanco”. Ma quando c’è uno Slam di mezzo non ha importanza, perché vai lì per giocare il più duramente possibile”.

IL MATCH – Primo set in distaccato controllo da parte di Matteo il quale, seppur passa avanti di un break solamente nell’ottavo game, è sempre sembrato in procinto di piazzare l’accelerazione decisiva. Evans gli dà una mano commettendo un doppio fallo sulla prima palla break del match – preceduta da un altro paio di gratuiti da fondo – mandando così Berrettini al servizio sopra 5-3. A questo punto, servendo per il set, c’è il primo momento di difficoltà dell’italiano che si deve difendere da due palle break. L’arma principale di Berrettini è ovviamente il servizio e ha pensato bene di farne uso: quattro prime vincenti consecutive mettono letteralmente k.o. Evans, e il parziale si chiude 6-3 in 37 minuti. 

Il tabellone completo dell’ATP 500 del Queen’s

La piccola pausa fuori dal campo presa da Evans non gli giova più di tanto, visto che perde il servizio in apertura di secondo set, commettendo questa volta addirittura due doppi falli. Con l’aumento del pubblico sugli spalti (rimasti scarni dopo la fine del match Peniston-Ruud) anche il livello del gioco sale, raggiungendo l’apice nel terzo game del secondo set in cui Berrettini, ovviamente con il servizio, annulla una palla break dopo aver subìto due volte un pallonetto dal suo avversario. La facilità con la quale Matteo può salire di livello con il servizio è da vero campione, e quest’oggi anche lo slice ha funzionato bene.

La resistenza britannica inizia a farsi più coriacea sul finire di match, in particolare sul 4-3 quando il n.31 si procura altre quattro palle break, e solo dopo una serie di scambi lunghi e appassionanti Matteo riesce a sventare la minaccia. Superato quest’ultimo ostacolo Berrettini, con grande fatica e dopo un altro game interminabile, brekka nuovamente Evans, svegliatosi decisamente troppo tardi, ma che se non altro ha dimostrato al pubblico di poter lottare alla pari con l’italiano. Al quarto match point (dopo un dritto lungo di Evans) Berrettini può alzare le braccia al cielo e festeggiare la quinta vittoria consecutiva, la 29esima della carriera sull’erba.

[LL] D. Kudla b. L. Sonego 6-4 3-6 6-4

Non avrà luogo il secondo derby consecutivo su erba tra Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego. Il torinese infatti viene eliminato in tre set da Denis Kudla. Ad alimentare il rammarico per la sconfitta non è tanto il nome dell’avversario, quanto il dritto sbagliato e il doppio fallo sul 5-4 30-30 del terzo set, figli di un’evidente tensione. Kudla infatti gioca molto bene sull’erba e anzi, su questa superficie si è tolto anche qualche soddisfazione. Lo statunitense vanta un titolo challenger (Ilkley 2015) e altre tre finali (Surbiton 2015 e 2022, Nottingham 2021), oltre ad aver raggiunto gli ottavi a Wimbledon 2015, quando sconfisse Alexander Zverev finendo poi per cedere in quattro set contro Marin Cilic, e il terzo turno nel 2021, sconfitto da Novak Djokovic ma vendendo cara la pelle in tre set lottati, oltre alle quattro finali Challenger. I rimpianti per quel game finale però sono tanti, soprattutto dopo che Lorenzo era riuscito a rimettere in piedi il match, arrivando addirittura a condurre di un break nel terzo parziale.

IL MATCH – Sin da inizio partita, Sonego soffre dal lato del rovescio, permettendo a Kudla di prendersi un immediato break di vantaggio, sigillato da una bella discesa a rete in controtempo. Col servizio Lorenzo salva ben tre palle del doppio break ed entra finalmente in partita. Anzi, riesce addirittura a strappare il servizio all’avversario riportando il punteggio in parità. Lo statunitense si trova molto a suo agio sull’erba e muove benissimo il gioco con ambedue i fondamentali, mentre Sonego mantiene un atteggiamento forse un po’ troppo passivo in questa fase del match. Sul 3-3 Lorenzo cede nuovamente la battuta e manca due palle del controbreak in un game di risposta durato ben diciotto punti. Il torinese non riesce a ricucire lo strappo e perde il primo parziale per 6-4, nonostante abbia messo in campo l’84% di prime (facendo il punto solamente nel 56% dei casi).

Con questi ritmi al servizio però è solo questione di tempo prima che segua anche un’adeguata resa e in avvio secondo set infatti Sonego sembra trovare punti con maggiore facilità. L’azzurro prova la fuga sul 3-1, ma nel game successivo torna a soffrire in battuta e manca l’allungo sul 4-1. Subito dopo il controbreak però, Kudla pasticcia sotto rete e offre una chance di tornare di nuovo in vantaggio a Lorenzo, che si fa aggressivo col dritto fin dalla risposta e sale 4-2. L’azzurro rischia ancora grosso, ma alla fine riesce con fatica a tenere il servizio, annullando due palle break consecutive. Sul 5-3 invece le cose scivolano via più lisce per Sonego che difende la battuta a 30 e pareggia il conto dei set.

Sulle ali dell’entusiasmo l’italiano sale subito 2-0, ma subisce il prepotente ritorno nel match di Kudla, bravissimo a prendere l’iniziativa per primo e a sfruttare qualche errore di Sonego con il dritto anomalo. I due procedono spalla a spalla fino al 5-4 quando Kudla si affaccia sul 15-30 in risposta grazie a una buona combinazione di passanti. Sonego pareggia sul 30-30 con un ace, ma si lascia condizionare dal momento delicato e getta al vento la partita prima stampando in rete un comodo dritto e poi incappando in un doppio fallo, seguito da un lancio di racchetta che ben esprime tutta la frustrazione del ragazzo di Torino.

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ATP Montreal: Il magic moment di Kyrgios continua, battuto Medvedev in rimonta. Alcaraz piegato da Paul, gli avversari si esaltano contro Carlos

L’australiano centra la seconda vittoria contro un n. 1 della classifica mondiale: ci riuscì nel 2014 contro Nadal a Wimbledon. Le due partite sembrano segnare altrettante fasi della carriera di Nick

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Erano 21 anni che le prime due teste di serie di un torneo di categoria “1000”, oggi denominati ufficialmente Masters 1000, non venivano eliminate contemporaneamente al primo turno, che nel loro caso potendo godere di un bye è il secondo round. Infatti a succedere alle cocenti sconfitte di Guga Kuerten (n. 1) e Andre Agassi a Stoccarda 2001 per mano rispettivamente del bielorusso Max Mirnyi e del marocchino Arazi, ci sono i ko di Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz al Omnium Banque Nationale presented by Rogers. Una situazione, che andando ad approfondire per gli amanti dei numeri, non si verificava all’Open del Canada dal 1996, quando Thomas Muster e Goran Ivanisevic abbandonarono l’evento nordamericano sotto i colpi del padrone di casa Daniel Nestor e di Tillstrom.

N. Kyrgios n. [1] D. Medvedev (2)6-7 6-4 6-2

Il match del torneo, quello che tutti fremevano per ammirare appena dopo l’esito dell’urna del sorteggio, è andato a Nick Kyrgios. Continua l’incredibile annata del rilancio per l’australiano, che sta approdando finalmente verso i lidi del tennis mondiale che competono al suo magnifico talento. Oggi ne ha dato l’ennesima riprova, mostrando i crescenti progressi sul piano psicologico: ha saputo andare oltre la fatica e la stanchezza, con fine abilità nel perseguire una partita impostata sul serve&volley. Il 27enne di Canberra ha prevalso in rimonta sul n.1 del tabellone Daniil Medvedev per (2)6-7 6-4 6-4 in due esatte di gioco. Un confronto tra due giocatori molto in palla, entrambi vittoriosi la scorsa settimana a Washington e Los Cabos.

 

Si vendica così Nick della sconfitta subita in quattro set all’inizio dell’anno a casa sua in Australia, portandosi sul 3-1 nel computo degli H2H, ha vinto anche a Roma e nella finale di Washington tre stagioni fa. Ma probabilmente il dato più rilevante è che questa è la seconda vittoria della carriera contro un n. 1 per Kyrgios, ci era riuscito soltanto nel 2014 agli ottavi di Wimbledon contro Nadal. Quella fu la partita che fece conoscere Nick al grande pubblico, ma soprattutto fu la dichiarazione di cosa era capace di fare. Il talento ce sempre stato, la continuità mentale pare averla raggiunta adesso. Perciò è un match epocale e spartiacque che segna un prima e un dopo per certi versi nella sua carriera, dal successo ad appena 19 anni sul campo più importante del mondo con il proprio nome sulla cresta dell’onda ma che è stato uno dei tanti exploit dei successivi 8 anni privi di stabilità per raggiungere grandi risultati; al trionfo della maturità raggiunta a 27 anni e che potrebbe regalare a Nick nell’ultima parte della sua vita da atleta le vittorie che il suo braccio merita.

IL MATCH – Il primo game della partita è già indicativo sullo stato delle condizioni fisiche dell’australiano, Kyrgios si proietta costantemente verso la rete mostrando chiaramente la sua strategia tattica per la sfida odierna: ha intenzione di utilizzare frequentemente il serve&volley per sprecare il meno possibile a livello di energie ed evitare d’invischiarsi nel terreno di caccia preferito del russo, quello del palleggio da fondocampo. Ovviamente è facile intuire che se Nick vorrà perseguire uno schema di gioco estremamente aggressivo, sarà fondamentale per lui avere una resa al servizio inossidabile e continua.

La prima parte del set ci dice che la battuta, come del resto sta avvenendo nell’ultimo periodo, sta funzionando a meraviglia. S’intravedono alcuni scambi soltanto durante i turni di servizio di Medvedev, ma anche il n. 1 del mondo è molto solido con il fondamentale d’inizio. In particolar modo Daniil sta brillando nel primo colpo in uscita dal servizio, giocando la prima esecuzione con eccezionale precisione. Questo gli permette di comandare immediatamente il punto, per poi sfiancare il giocatore di Canberra sulla diagonale sinistra. Nel sesto gioco si vedono le prime variazioni con il back del n. 37 ATP e la smorzata dell’orso di Mosca, ma l’equilibrio regna sovrano.

Si giunge sul 4-4, con le ribattute che hanno raccolto solamente 5 punti complessivi. Nick è invalicabile alla battuta, sostanzialmente non parte mai lo scambio nei suoi turni: il massimo a cui si può assistere è un tentativo di passante del moscovita quando la prima o la volée non si rivelano definitive. Questa totale assenza di pericolosità in risposta innervosisce e non poco il campione dello Us Open, perché sa perfettamente che se il finalista di Wimbledon non calasse sarebbe dura per lui impensierirlo. Più passano i minuti e sempre di più si consolida la sensazione di maggiore insidia per la battuta di Medvedev. La percezione diventa realtà nel decimo game, dove Danill chiamato a prolungare il set inciampa in due doppi falli ma soprattutto Nick trova un paio di soluzioni da cineteca: prima una rispostona in allungo vincente di dritto, all’incrocio delle righe, poi il capolavoro con lo slice a rallentare e l’uscita bimane lungolinea folgorante. Arrivano così le prime due palle break del match, che dunque sono anche set point: sono opportunità che pesano come un macigno, ma Medvedev è inappuntabile con il servizio scagliando una prima vincente e un ace.

In realtà il 26enne deve soffrire un altro po, a causa adesso di qualche imprecisione nelle esecuzioni ma senza rischiare ulteriormente si salva. L’ex n. 13 a questo punto deve affrontate le prime reali difficoltà della sua partita, con il primo game ai vantaggi in battuta per via di qualche seconda di troppo, che lo costringe a fare gli straordinari al volo. Tuttavia ancora una volta facendo leva sul proprio repertorio da doppista, peraltro in scia di un doppio trionfo nella specialità tra Atlanta e Washington, Nick non concede nessuna concreta chance. Si arriva così al prevedibile tie-break, dove si deciderà tutto ai punti e nel quale anche la più piccola disattenzione potrebbe costare il parziale: il primo a sbagliare è Kyrgios, tra il terzo ed il quarto punto ricerca un angolo troppo pronunciato con la volée di rovescio e poi sempre nello stesso lato del corridoio manda largo uno schiaffo al volo. Così’ Daniil senza fare nulla di trascendentale si ritrova sul 6-1, Nick allora perde le staffe e scaraventa una pallata fuori dall’impianto, inevitabile il warning. Infine altro gratuito a rete, che chiude il set 7 punti a 2.

L’australiano però non demorde, parte forte nel secondo set e grazie ad un bellissimo cross di dritto breakka immediatamente per poi consolidare l’allungo, nonostante vada sotto 0-30, e salire 2-0 con anche un pericolo 30-30 che non riesce a trasformare in una possibilità di doppio break. Continua l’ex n. 1 a non patire il bimane moscovita, reggendo alla grande quella direttrice oltre a mostrare un’eccezionale capacità di anticipo sulla palla per prendere campo e togliere tempo all’avversario. In questo secondo set si scambia decisamente di più, Daniil mette ancora pressione con un altro 30-30 nel quarto gioco ma il n. 37 non se vuole sapere di cedere il servizio. I fondamentali d’inizio gioco a questo punto non lasciano neanche le briciole e Nick vince 6-4 il secondo set, durato 36 minuti.

La grande battaglia dei servizi continua nella frazione finale, anche se l’equilibrio rischia di rompersi già in apertura come accaduto ad inizio secondo parziale. Il 27enne di Canberra adesso infatti accusa la stanchezza, essendo così costretto a diminuire la velocità del suo servizio per prediligere soluzioni più lavorate in slice per ricercare maggiormente gli angoli e avere di conseguenza più tempo per scendere a rete. Nick oggi è perfetto nelle sistematiche discese in avanti, di vecchia scuola; tuttavia qualche errore in più per via dell’appannamento fisico è fisiologico. Dall’altra parte inoltre è molto concentrato e attento Medvedev, pronto a sfruttare il minimo passaggio a vuoto dell’avversario: ecco quindi materializzarsi due pericolosissimi break point, l’ex vincitore dell’Australian Open 2013 allora decide di mostrare tutti i progressi fatti sul piano mentale quest’anno, con l’ace numero dieci e undici pareggia, e va sull’1-1. Questo salvataggio si rivelerà decisivo e propedeutico per lo strappo finale, nel quinto gioco anche se le energie stanno venendo meno il talento trascina l’australiano; che mette in fila una serie di risposte insensate con spettacolare anticipo. Break sigillato da un passante bimane incrociato tirato da posizione invereconda, con Nick ormai incontenibile che consolida a 0. Il match si conclude qui, Medvedev si spegne: commette un doppio fallo e due marchiani errori di rovescio. Anche il nastro gli è sfavorevole, doppio break (5-2) e Kyrgios può approdare agli ottavi al servizio.

ALCARAZ MOSTRA I PRIMI SCRICCHIOLII – Dopo due finali consecutive, seppur perse per mano degli azzurri Musetti e Sinner, Carlos Alcaraz non mantiene fede al suo status di seconda testa di serie e all’esordio nel Canada Open viene estromesso immediatamente da Tommy Paul (n. 34 ATP) subendo la rimonta dell’americano per (4)6-7 7-6(7) 6-3, questo lo score finale a conclusione di una battaglia infernale di quasi tre ore e mezza di gioco (3h24). Una versione dell’allievo di Ferrero, che comincia a mostrare i primi scricchiolii e le prime crepe del suo tennis, dopo la devastante prima parte di stagione. Sapevo che un giocatore del suo tipo, non poteva reggere quel livello per 12 mesi, ma la sensazione sempre più incalzante è che in un certo senso porti gli avversari ad innalzare il loro livello massimone avevamo già parlato dopo Miami -. Un match pazzesco, che lo statunitense avrebbe potuto far suo anche in due set se solo non avesse gettato al vento l’opportunità di servire per la sfida sul 5-4 del secondo e non avesse mancato i due match point avuti entrambi sul proprio servizio al tie-break, un set nel quale Carlos era avanti 3-0 salvo poi farsi recuperare e vincere in volata nel gioco decisivo dopo aver rischiato seriamente di finire nel burrone. Infine l’apoteosi del parziale finale, con Tommy a frantumare due break point in apertura e a rompere gli indugi con il break del quarto game. Per completare l’ultimi scampoli thriller: Alcaraz annulla altri 4 match point (6 in totale), due di fila e dopo 12 punti rimane in scia. Questo sforzo gli garantisce un’opportunità per riaprire tutto, ma Paul supera brillantemente l’ultima curva e vince al settimo match ball. Per lui 42 vincenti e 32 non forzati, Alcaraz in perfetto equilibrio (36/36), ma paga la poca efficienza della seconda.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: Sinner batte in rimonta Mannarino e raggiunge Carreno Busta agli ottavi

Jannik Sinner parte male ma esce alla distanza contro Mannarino anche grazie all’aiuto del servizio. Agli ottavi sfida con Pablo Carreno Busta

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[7] J. Sinner b. [Q] A. Mannarino 2-6 6-4 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Esordio non semplice per Jannik Sinner, che ha faticato più di quanto ci si potesse aspettare a entrare in partita contro Adrian Mannarino, cedendo nettamente nel primo set per poi uscire molto bene alla distanza, aiutato anche dal servizio in netto miglioramento. “Ci ho messo un po’ di tempo per capire come giocava, perché sapevo che veniva da tre vittorie e quindi era sicuramente in condizione – ci ha detto Sinner dopo il match – ho provato a trovare una soluzione, perché lui all’inizio stava giocando bene e sbagliava poco. Ho cominciato a servire meglio, poi lui ha fatto un paio di errori nei momenti importanti quando sono riuscito a fargli il break e poi da lì in poi sono riuscito ad alzare il livello”.

IL MATCH – Che non sarebbe stata una giornata facile per Sinner si era capito subito dal secondo game, quando sulla prima palla break in favore di Mannarino il francese si vedeva regalare il punto da un nastro vincente micidiale che lo mandava subito avanti 2-0. Passato attraverso le qualificazioni, il transalpino è una vecchia volpe dei campi e si trova certamente a suo agio nei palleggi ad alta velocità sui quali solitamente Sinner imposta le sue partite.

 

Il servizio dell’altoatesino è sicuramente un’arma più letale, ma grazie alla rotazione mancina e ai movimenti molto puliti anche Mannarino sa farsi rispettare. Il primo set è volato via in 38 minuti senza che Sinner ci abbia capito un gran ché: un po’ troppi errori da parte sua negli scambi da fondocampo, e pochi punti gratuiti ottenuti con il servizio nonostante ottime velocità di punta ottenute con la prima, comparabile a quelle di Berrettini del giorno precedente.

Il secondo set non iniziava meglio del primo: Mannarino continuava a giocare da fermo dando l’impressione di non essere minimamente in difficoltà sugli scambi da fondo e Sinner, nonostante la decisione di aumentare la “net clearance” e aggiungere un po’ più di “curva” ai suoi colpi continuava a commettere errori per lui piuttosto inusuali.

A metà set cambiava qualcosa: Sinner iniziava a far correre l’avversario, muovendo di più il gioco e togliendosi dalle solite diagonali. Con l’assistenza del servizio che consentiva di rilassarsi un poco nei propri turni di battuta, trovava la chiave per iniziare a girare la partita quando, sul 4-4, riusciva a ottenere il break per la prima volta nel match chiudendo con uno splendido passante di rovescio lungolinea. Nel game successivo riaffioravano due errori gratuiti che inguaiavano Sinner sullo 0-30, ma con quattro punti consecutivi l’azzurro in 46 minuti chiudeva il secondo parziale e trascinava il match al terzo.

Mentre il sole vinceva definitivamente la sua battaglia sulle nuvole e il livello superiore del Court Rogers veniva riempito dagli spettatori reduci dalla sconfitta di Alcaraz sul Centrale, Sinner iniziava il set decisivo con il piglio giusto: aiutato anche da un doppio fallo sanguinoso di Mannarino sul 30-30 nel game d’apertura, Jannik prendeva subito un break di vantaggio passando per la prima volta nel match a condurre. Il francese appariva visibilmente contrariato e continuava a toccarsi il ginocchio destro, per il quale finiva poi per chiedere il medical time-out al primo cambio di campo del set.

La fasciatura ottenuta dal medico durava solo un paio di giochi, ma la nave era già salpata per Mannarino: Sinner aveva trovato il suo assetto ideale negli scambi da fondo e riusciva a martellare tenendo saldamente il pallino del gioco in mano sua. Un secondo break sul 4-2 e quattro servizi nel game seguente hanno chiuso il match dopo due ore e 5 minuti di lotta mandando Sinner al terzo turno dove dovrà affrontare Pablo Carreno Busta (precedenti in parità sull’1-1, con l’ultimo incontro disputatosi a Miami la primavera scorsa).

“Dovrò giocare bene contro di lui, che ha battuto Berrettini e Rune in questo torneo. Mi devo preparare bene e vediamo come andrà domani”.

Sinner è arrivato a questo torneo avendo giocato fino a 10 giorni fa sulla terra battuta, per cui ha dovuto gestire il cambiamento di superficie, oltre al repentino abbassamento della temperatura che ha interessato Montreal da lunedì in poi. “Quando si cambia superficie è necessario colpire tante più palle possibili per capire il rimbalzo, la velocità del campo e anche come rispondono le palline. Qui ci siamo allenati molto e abbiamo fatto anche qualche piccola modifica sulla tensione delle corde. La prima volta che abbiamo provato a cambiare la tensione delle corde, mezzo chilo in più, mezzo chilo in meno, è stato a Umago due settimane fa: Simone [Vagnozzi] mi aveva detto che la palla era un po’ lenta, quindi abbiamo provato a modificare la tensione. Qui invece siamo rimasti con un chilo in più, perché spesso la palla tende a volare. Da questo punto di vista mi è molto utile avere Darren [Cahill] e Simone [Vagnozzi] che mi stanno aiutando a migliorare anche da questo punto di vista”.

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Laver Cup: anche Tsitsipas e Ruud nel Team Europe. Regalo di compleanno per Rod

Annunciati altri due top 10 per la formazione europea, il giorno dopo il compleanno dell’ex campione

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delray beach, florida, january, 1982 grand slam tennis champion, rod laver at laver's resort. exclusive photo by art seitz

La più grande esibizione del mondo tennistico, intitolata all’unico in grado di portare a casa il Grande Slam nell’anno solare (ben due volte) si arricchisce di altre due partecipazioni illustri: Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Curiosamente, ieri 9 agosto (un giorno dopo quello di Federer) Rod Laver ha compiuto 84 anni, e la partecipazione ufficiale del greco e del norvegese con il Team Europe, rispettivamente n.5 e 7 del mondo, suona quasi come un regalo di compleanno per la Laver Cup (e dunque per Rod stesso). Già la presenza dei Fab 4 da sola sarebbe bastata per un’audience smisurata, aggiungere due giovani top 10 e finalisti Slam può solo arricchire il menù e gli introiti.

Per Tsitsipas, dopo quelle del 2019 e del 2021, si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, sempre vinta dal Team Europe di Bjorn Borg, apparso ben contento (probabilmente a differenza di John McEnroe, capitano del Team World) di accogliere altri due campioni: “Una formazione straordinaria. Stefanos e Casper guidano la nuova generazione di giocatori. Entrambi hanno eccelso nella competizione della Laver Cup e non ho dubbi che apprezzeranno l’opportunità di stare al fianco dei Big Four. Sarà un evento straordinario a Londra“. E anche il greco, che deve ritrovare la giusta rotta dopo un periodo non esaltante, non lesina sulla sua gioia di poter far essere anche quest’anno della partita: “La Laver Cup è un evento a cui mi diverto a prendere parte poiché faccio squadra con i miei rivali e divento parte del Team Europe, giocando contro alcuni dei migliori concorrenti che il Team World ha da offrire. Sono più che orgoglioso di rappresentare il Team Europe“.

 

Ruud invece, dopo aver raggiunto le prime finali Slam e 1000, e il best ranking di 5 al mondo, giocherà per la seconda volta in carriera (esordio l’anno scorso) la Laver Cup, in quella che probabilmente passerà alla storia come la squadra più forte di tutti i tempi, potendo schierare Djokovic, Federer, Nadal e Murray insieme.Sono orgoglioso di far parte di una formazione storica del Team Europe“, dice Ruud, “è stata un’esperienza straordinaria gareggiare a Boston e non vedo l’ora di avere questi incredibili giocatori come miei compagni di squadra a Londra“.

Rod Laver ha festeggiato tante volte nella carriera e nella vita, ma questa è la prima volta che come regalo di compleanno riceve due top 10 per il torneo che porta il suo nome, e dunque, con la speranza che per la prima volta il Team Europe possa non vincere, o almeno che ci sia un po’ di pepe in più nella sfida, auguriamo anche noi di Ubitennis un buon compleanno (con un giorno di ritardo) all’ex campionissimo.

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