Wimbledon: Nadal lascia solo le briciole a Sonego

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Wimbledon: Nadal lascia solo le briciole a Sonego

Un attentissimo Rafael Nadal impedisce a Lorenzo Sonego di giocare il suo tennis. Agli ottavi per lo spagnolo Van de Zandschulp

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)
 
 

[2] R. Nadal b. [27] L. Sonego 6-1 6-3 6-4 (dal nostro inviato a Londra)

Anche se Lorenzo Sonego aveva già giocato una volta sul campo centrale, non aveva però mai giocato con Nadal, men che meno in un contesto così importante, e questa cosa di solito richiede che si passino le prime fasi del match ad avere a che fare con moduli F24, ovvero pagare una sorta di “tassa” alle gesta passate di questo grande campione.

Purtroppo per Sonego il pagamento richiesto è stato molto pesante, perché non solo il torinese è entrato in campo un po’ nervoso, ma Nadal non gli ha dato il tempo di ambientarsi. Il maiorchino ha preso di prepotenza le redini del match fin dall’inizio e si è costruito un enorme vantaggio prima che il giocatore italiano riuscisse ad esprimere una buona versione del proprio tennis.

 

Davvero un peccato che l’incertezza per il risultato sia stata rimossa molto presto in questo match, fatta eccezione per il frammento finale di match giocato sotto il tetto, perché avrebbe potuto essere una partita divertente. Tuttavia non lo è stata perché Nadal ha giocato davvero molto concentrato e determinato all’inizio, forse per evitare di dare a Sonego qualunque tipo di incoraggiamento ed evitare di mettere il match sul piano della battaglia.

IL MATCH – L’inizio del match di Nadal è stata quella di un toro alla carica: aggressione totale, ricerca del punto appena possibile, per non dare a Sonego la possibilità di entrare nella partita e calarsi nel ruolo. Inevitabile che da parte del piemontese ci fosse un po’ di nervosismo all’inizio, dato che non aveva mai affrontato Nadal ed era solo la seconda volta che scendeva sul campo centrare (dopo l’ottavo di finale con Federer lo scorso anno). Per un Rafa che era schizzato dai blocchi di partenza come uno sprinter durante la finale olimpica, c’era un Lorenzo che sembrava abbastanza incerto, sia alla risposta sia con il diritto. Tre gratuiti dalla parte destra davano il primo break, altrettanti due game più tardi confezionavano l’1-5 e il primo parziale se ne andava in soli 27 minuti durante i quali i soli due quindici ottenuti da Sonego in risposta erano stati gentilmente omaggiati da due doppi falli.

All’inizio del secondo set si è visto qualche scambio in più, ma la musica non è cambiata: Nadal ha tenuto Sonego sul rovescio, facendogli correre parecchi rischi per aggirare la palla con il diritto, e da lì sono arrivati gli errori. Il primo game per l’italiano è arrivato sullo 0-4, sottolineato da un grande boato del pubblico, di quelli che fanno più male che bene, e da quel momento Sonego sembra aver accettato la gara a sparafucile di Nadal, mettendo qualche bel colpo e perdendo il secondo set per 6-2, trovandosi sotto per due set a zero dopo appena 65 minuti.

Curiosamente tutti e 15 i giochi dei primi due parziali sono terminati a zero oppure a trenta, in una partita che probabilmente il match giocato più rapidamente da Nadal che ci sia capitato di vedere: in piedi ancora prima del “time” del giudice di sedia, ragionevolmente lesto tra un punto e l’altro, sembrava che fosse posseduto dallo spirito di Federer o Kyrgios. Sul 5-2 del secondo set una nuvola nera aveva fatto sensibilmente calare la visibilità sul Centrale, ma nonostante Sonego avesse timidamente chiesto la chiusura del tetto anche dopo la fine del primo set, si è proseguito “en plein air” anche in abbrivio di terzo set.

Un pallonetto millimetrico ha propiziato il break in avvio per Nadal, che subito dopo è sembrato fare un tentativo di inserimento del cruise control, scoraggiato però da un Sonego ancora piuttosto vispo e poco disposto a uscire dal campo senza aver dato tutto quello che aveva. Al sesto gioco per la prima volta nel match si è arrivati a 40-40. I due scambi più lunghi del match, terminati con due gratuiti di Sonego sancivano il 4-2, quando veniva decisa la chiusura del tetto per poter accendere le luci.

Dopo 10 minuti di pausa (compreso un palleggio di riscaldamento), l’ultima fiammata di Sonego ha aggiunto un po’ di pepe alla partita. Con tre splendide risposte di diritto ha strappato il servizio a zero a Nadal per il 4-4. Il maiorchino ha poi addirittura chiamato Sonego a rete per un conciliabolo probabilmente sul suo grugnito ritardato, un suo vizio abituale, ma con l’attenzione portata al massimo Nadal ha giocato magistralmente un recupero su una palla corta di Sonego (giocata molto male per la verità) conquistando il prezioso break che gli ha permesso di chiudere il match dopo 2 ore e 4 minuti.

Rafael Nadal arriva così alla seconda settimana di Wimbledon avendo speso poche energie, nonostante i set perduti, e ora dovrà affrontare l’olandese Van de Zandschulp contro il quale ha vinto l’unico precedente incontro ufficiale proprio poche settimane fa sulla terra rossa del Roland Garros.

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WTA Toronto: Giorgi alza il livello, niente da fare per Mertens

Prestazione ancora convincente di Camila, senza perdere set, e tenendo sempre in pugno la belga

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10 agosto 2021, Camila Giorgi batte a Montreal Elise Mertens, nona testa di serie del 1000 del Canada, e dà inizio alla settimana migliore della sua carriera. Esattamente un anno dopo, in seguito alla vittoria sulla n.9 del seeding Raducanu all’esordio, l’azzurra batte Mertens nuovamente, stavolta a Toronto, con il punteggio di 6-3 7-5, centrando il terzo turno nel torneo in cui ha una bella cambiale da 900 punti in scadenza. Dall’inizio la n.29 del mondo è apparsa in controllo, più vogliosa di spingere e di attaccare, soprattutto solida al servizio, non lasciando scampo alla belga, che ha giocato un buon secondo set, al suo livello quasi, ma sempre con una marcia in meno rispetto a Camila. Di cui va evidenziato l’ottimo 61% con di conversione con la seconda (più della prima, 58%), dato che per una come lei che serve sempre con percentuali di prime non altissime può, come è stato oggi, fare la differenza, essendo un servizio ben lavorato. Inoltre, tra Toronto e Montreal per la n.2 d’Italia si tratta dell’ottava vittoria di fila, evidente che farebbe bene una bella casetta piccolina in Canada.

Il match – inizio promettente di Giorgi, decisamente migliore anche al servizio rispetto a ieri, più prime e più regolarità, mentre mantiene il livello alto in risposta, con il rovescio che fa scintille. Non carbura invece Mertens, che nel secondo game regala il break con un doppio fallo. Prosegue a giocare su una nuvoletta l’azzurra, vincendo il quarto game di fila e operando il doppio break, con un ritmo insostenibile per la belga, che alla lunga non può tenere troppo la difesa. C’è un piccolo calo nel game successivo però di Camila, che restituisce un break di deconcentrazione. I due game che seguono sono sulla falsariga dei precedenti, con break e contro-break l’uno di fila all’altro, ancora dipendenti dalle lune di Giorgi sicuramente, che rischia un po’ troppo, ma dovuti anche a un certo miglioramento da parte di Mertens, più precisa al servizio e decisa da fondo, rispondendo addirittura meglio alla prima che alla seconda. Non basta però questo a recuperare anche l’altro break, e così Camila chiude al nono parziale il primo set, senza neanche strafare ma sfruttando uno dei peggiori game del set dell’avversaria, con soli errori.

Continua benissimo la partita Camila, con il break che arriva all’inizio del secondo set, ancora sfruttando il lato del rovescio, pur attaccando non tanto la rete, ma forzando bene da fondo, rischiando non eccessivamente. Peccato che compia un brutto passaggio a vuoto nel game successivo, sbagliando e perdendo il sostegno della prima, permettendo un immediato contro-break a Mertens, cinica e in ritmo in questo parziale. Dopo un set equilibrato, in cui nessuna delle due brilla particolarmente più dell’altra, nell’undicesimo game è Giorgi a mettere la freccia conquistando un importante break, figlio di un ennesimo scoppiettante game in risposta, la vera chiave del suo match. Alla fine non trema, e chiude 7-5 un set duro, in cui ha dovuto più faticare, ma tra le due è sempre apparsa la più in palla, la più convinta e determinata ad andare avanti in questa difesa del titolo. Attende al terzo turno (salvo clamorose sorprese) Jessica Pegula, n.7 del seeding e anche lei battuta nella strada verso il titolo lo scorso anno, ma in semifinale. Se Camila gioca così in risposta, e riesce ad alzare un po’ la percentuale di prime, unendo il tutto alla sua capacità di attaccare la rete ed essere propositiva, una replica non è impossibile.

 

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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Laver Cup: anche Tsitsipas e Ruud nel Team Europe. Regalo di compleanno per Rod

Annunciati altri due top 10 per la formazione europea, il giorno dopo il compleanno dell’ex campione

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delray beach, florida, january, 1982 grand slam tennis champion, rod laver at laver's resort. exclusive photo by art seitz

La più grande esibizione del mondo tennistico, intitolata all’unico in grado di portare a casa il Grande Slam nell’anno solare (ben due volte) si arricchisce di altre due partecipazioni illustri: Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Curiosamente, ieri 9 agosto (un giorno dopo quello di Federer) Rod Laver ha compiuto 84 anni, e la partecipazione ufficiale del greco e del norvegese con il Team Europe, rispettivamente n.5 e 7 del mondo, suona quasi come un regalo di compleanno per la Laver Cup (e dunque per Rod stesso). Già la presenza dei Fab 4 da sola sarebbe bastata per un’audience smisurata, aggiungere due giovani top 10 e finalisti Slam può solo arricchire il menù e gli introiti.

Per Tsitsipas, dopo quelle del 2019 e del 2021, si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, sempre vinta dal Team Europe di Bjorn Borg, apparso ben contento (probabilmente a differenza di John McEnroe, capitano del Team World) di accogliere altri due campioni: “Una formazione straordinaria. Stefanos e Casper guidano la nuova generazione di giocatori. Entrambi hanno eccelso nella competizione della Laver Cup e non ho dubbi che apprezzeranno l’opportunità di stare al fianco dei Big Four. Sarà un evento straordinario a Londra“. E anche il greco, che deve ritrovare la giusta rotta dopo un periodo non esaltante, non lesina sulla sua gioia di poter far essere anche quest’anno della partita: “La Laver Cup è un evento a cui mi diverto a prendere parte poiché faccio squadra con i miei rivali e divento parte del Team Europe, giocando contro alcuni dei migliori concorrenti che il Team World ha da offrire. Sono più che orgoglioso di rappresentare il Team Europe“.

 

Ruud invece, dopo aver raggiunto le prime finali Slam e 1000, e il best ranking di 5 al mondo, giocherà per la seconda volta in carriera (esordio l’anno scorso) la Laver Cup, in quella che probabilmente passerà alla storia come la squadra più forte di tutti i tempi, potendo schierare Djokovic, Federer, Nadal e Murray insieme.Sono orgoglioso di far parte di una formazione storica del Team Europe“, dice Ruud, “è stata un’esperienza straordinaria gareggiare a Boston e non vedo l’ora di avere questi incredibili giocatori come miei compagni di squadra a Londra“.

Rod Laver ha festeggiato tante volte nella carriera e nella vita, ma questa è la prima volta che come regalo di compleanno riceve due top 10 per il torneo che porta il suo nome, e dunque, con la speranza che per la prima volta il Team Europe possa non vincere, o almeno che ci sia un po’ di pepe in più nella sfida, auguriamo anche noi di Ubitennis un buon compleanno (con un giorno di ritardo) all’ex campionissimo.

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Serena Williams, la fine di un’era e il desiderio della famiglia. Da quella sconfitta con Vinci la lenta discesa

Il recente annuncio su Vogue della campionessa Serena Williams ha scosso il mondo del tennis, e tutto iniziò in quello US Open 2015

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Serena Williams - Wimbledon 2022, Credit AELTC Jon Super

Un’icona, una leggenda, un nome che basta a scatenare caterve di ricordi e record, di braccia al cielo e sorrisi. Un volto, un cognome che sanno di rivalsa e di rivincita, di chi nella vita dal punto più basso è arrivato a danzare con le stelle. In poche parole, Serena Williams, LA tennista del terzo millennio finora, perché la WTA si è sempre identificata in lei, finché il fisico lo ha permesso. Elencare tutti i titoli è un lavoro d’archivio che non potrebbe bastare a ritrarre la grandezza di una donna, prima che una sportiva, che ha sfruttato il suo talento e la sua notorietà per sensibilizzare anche sui problemi razziali, di genere. Eppure, arriva un momento in cui semplicemente non si può più tenere il livello sempre mostrato, in cui ci si guarda indietro e pensando al futuro si capisce che è forse arrivata l’ora di calare il sipario. E così, l’altro giorno, dopo la vittoria contro Parrizas-Dias al primo turno del WTA 1000 di Toronto, su Vogue (magazine di moda dove anche Sharapova, l’unica che può dirsi rivale di Serena, annunciò il suo ritiro) Serena Williams ha detto stop.

Più di 1000 vittorie, 23 Slam, record di settimane consecutive al n.1 (e tanto altro ancora): l’americana ha deciso di lasciarsi alle spalle il tennis dopo il “suo” US Open, per dedicarsi a “quell’altra vita”, che gli sportivi spesso sognano, quella di una famiglia, da vivere a tempo pieno. Su Vogue (come riportato da Gianluca Sartori qualche giorno fa), in conclusione del lungo servizio, Serena lancia due messaggi importanti, sia sull’importanza di suo marito e sua figlia, sia sulla problematica femminista ancora una volta, anche in questo momento di addio (la parola “ritiro” è troppo dura, Serena non la usa mai). Perché abbandonare il campo, l’adrenalina è una cosa, ma pensare che una Donna del genere potrà mai smettere di impegnarsi per i più deboli come fa da una vita intera… è pura follia.

Ma, per quanto la notizia possa scuotere e agitare, sarebbe fuori luogo stupirsene come se fosse inaspettata. Sono anni che Serena non gioca con costanza, in cui non è più quella di una volta, addirittura non vince uno Slam dall’Australian Open del 2017. Eppure, il reale giorno in cui il suo strapotere finì, in cui anche lei tornò a riscoprirsi umana, è ancora più lontano nel tempo: 11 settembre 2015, New York, Flushing Meadows, Arhtur Ashe Stadium, semifinale dello US Open, una delle ore più fulgide del tennis italiano. Serena Williams, a due partite dal Grande Slam, affronta Roberta Vinci, in una partita dall’esito scontato… ma il vento del destino quel giorno spirò diversamente, regalò la vittoria della vita all’azzurra, e fu il primo segnale che le fondamenta di un impero stavano iniziando a cedere, che quelle stelle pian piano si facevano sempre più tenui. Da allora, infatti, Serena ha vinto solo altri due Slam, ha perso il primato, e ha iniziato pian piano il suo declino.

 

Tutto per mano di una pugliese, una ragazza che voleva solo vivere un sogno, e oggi, quasi 7 anni dopo, ricorda quei momenti sulla Gazzetta dello Sport, nel servizio di Paolo Bartezzaghi. “Ero pronta a tornare“, dice Vinci, “il giorno prima della semifinale avevo già chiamato l’agenzia di viaggio per il volo. Serena era numero 1 e giocava a casa sua; è stato un ribaltone incredibile, dopo aver perso il primo set. Non ho mai mollato. Mi ero detta che non avrei dovuto accontentarmi e che mi sarei dovuta godere la prima semifinale in uno Slam, vivendola in modo positivo“. Ai tempi non sembrava così, ma oggi è chiaro che Roberta inflisse un colpo duro da digerire a una delle carriere più ricche della storia dello sport, dando l’inizio ad una lenta fine: “Non ne abbiamo mai parlato, non c’è stata occasione, ma quella sconfitta l’ha segnata tanto. Per un periodo non giocò più, non se l’aspettava. Per una come lei, un conto è perdere con Sharapova o Azarenka, un conto con la Vinci“.

E da quella sconfitta, che la riportò tra i comuni mortali proprio per aver perso contro una giocatrice di un livello decisamente più basso, ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Serena ha 40 anni, è una madre, l’attuale n.1 al mondo sarebbe nata dopo due anni quando lei vinse il suo primo Slam, tante delle giocatrici che l’hanno accompagnata ai suoi successi (venendo spesso sconfitte) si sono ritirate, e probabilmente sua sorella Venus sarà la prossima. Ma una cosa non è cambiata, e mai cambierà: l’amore, il rispetto, l’ammirazione che tutto il mondo, tennistico e non, ha e porterà con sé verso una giocatrice unica, una lottatrice che ha reso il fango diamanti, consapevoli della fortuna di aver potuto assistere direttamente alle imprese di Serena Williams da Saginaw, Michigan.

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