Wimbledon, Djokovic: "Un sollievo dopo quello che ho passato quest'anno"

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Wimbledon, Djokovic: “Un sollievo dopo quello che ho passato quest’anno”

Il serbo festeggia il 7° Wimbledon: “Dopo l’Australia è stato tutto un ostacolo per me” Per il resto della stagione?: “Aspetterò qualche buona notizia dagli USA”

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Ci sono stati due momenti chiave nel match: uno in cui hai servito alla fine del secondo set 0-40, poi all’inizio del terzo 40-0 sul suo servizio. Sei rientrato nel game e l’hai brekkato. Ti sono sembrati importanti in quel momento? Nick ti stava elogiando. Ha detto, più del modo in cui hai giocato, ha elogiato la tua compostezza e che è impossibile farti sbandare. Ti senti così quando sei in campo? Come l’hai sviluppato?

Hai ragione sui due momenti chiave. Ho sentito una leggera differenza in quei due momenti in cui ero 0-40, servendo per il set. Ho sentito più pressione rispetto a quando ero 40-0 sotto, 4 pari nel terzo, dove lui procedeva spedito facendo il suo gioco. Ovviamente volevo giocare ogni punto indipendentemente dal fatto che fossi 40-0 sotto. Volevo solo esercitarmi nel tentativo di rispondere ai suoi servizi, aspettare l’occasione. Ha giocato forse un paio di punti sciolti, doppio fallo, ha iniziato a parlare al suo box. Ho sentito che forse quello era il momento in cui avrei potuto rompere il suo servizio, cosa che è successa. Penso che sia stato un enorme cambiamento di slancio perché fino a quel momento eravamo abbastanza pari. Due set contro uno, ovviamente le cose sembrano leggermente diverse. Ho sentito che forse nel quarto non si stava muovendo dal fondo campo così bene come nei primi due o tre set. In quel caso, ciò aiuta un po’ di più a colpire la palla perché so che posso averlo sul piede posteriore da dietro il campo. Poi, ovviamente, è stata una scommessa davvero sui suoi giochi di servizio nel quarto. A volte ero abbastanza vicino, ma poi si tira fuori dai guai con gli ace. Quando hai un servizio come quello, è un enorme vantaggio. Ma ancora una volta, ho percepito nel tiebreak quando era importante, e sono riuscito a leggere il suo servizio un paio di volte. Fondamentale 2-1 per me, 3-1 per me. Ho bloccato il suo servizio restando di nuovo in gioco. Gli ho fatto giocare un tiro in più e l’ha mancato.

 

Gli sono ovviamente grato per aver elogiato la mia compostezza. Sapevo che probabilmente quello era uno degli elementi chiave oggi per vincere contro di lui. Non che lui non sia composto, ma non aveva mai giocato una finale di Wimbledon. Sappiamo che anche lui ha i suoi alti e bassi nella partita. La mia esperienza di aver già giocato in questo tipo di occasioni potrebbe eventualmente decidere o aiutare a mio vantaggio e favorirmi. Questo è quello che è successo davvero. Per quel game di 40-0, probabilmente sarà molto arrabbiato con sé stesso per aver perso quel game. Non l’ho vinto; ha perso lui quel game con i suoi errori non forzati. Sono rimasto lì e l’ho spinto al limite, e ho ottenuto la ricompensa.

Come fai a passare dall’Australia a produrre una performance come questa? Il risultato è più emozionante per questo? Sei più determinato che mai a continuare a giocare fino a raggiungere il record?

Sicuramente quest’anno è stato molto diverso dai precedenti. È iniziato nel modo in cui è iniziato e mi ha sicuramente influenzato nei primi mesi dell’anno. Non mi sentivo benissimo in generale. Volevo giocare, ma allo stesso tempo quando sono entrato in campo a Dubai, nel mio primo torneo dell’anno, ho sentito così tanta pressione ed emozioni. Non mi sentivo me stesso in campo. Ho capito a quel punto che ci sarebbe voluto del tempo, che dovevo essere paziente e prima o poi sarei tornato nello stato di forma ideale. Wimbledon ha sempre rappresentato un punto di svolta importante della mia carriera. Nel 2018 ho iniziato l’anno con un intervento chirurgico al gomito, cercavo di scalare la classifica e non stavo giocando bene. Questo è stato il primo slam che ho vinto e mi è servito da trampolino di lancio per le successive vittorie allo US Open e all’Australian Open 2019. Non è un caso che questo luogo abbia una tale rilevanza nella mia vita e carriera. È anche un sollievo, considerando quello che ho passato quest’anno. Aggiunge più valore e più significato e più emozioni. Non ho davvero fretta di porre fine alla mia carriera tra un anno o due. Semplicemente non ci penso. Voglio mantenere il mio corpo sano perché è ovviamente necessario per andare avanti a questo livello e poi mantenermi mentalmente sano e motivato a competere con i giovani.

Hai appena detto che non ti sentivi bene dopo l’Australia. Puoi dirci esattamente cosa provavi e perché non ti sentivi all’altezza del tennis. Come ti sentivi venendo qui? Sentivi che le cose avevano già iniziato a girare diversamente?

Non non vorrei entrare troppo nei dettagli. Tutto ciò che ha seguito l’Australia, in particolare nei tornei, è stato un enorme ostacolo per me da superare emotivamente. Una volta che ho lasciato l’Australia, pensavo di essermi lasciato tutto alle spalle. Ero pronto ad andare avanti, ma non è stato così facile chiudere quel capitolo perché poi ho avuto i media e tutti voi ragazzi a ricordarmelo. Ciò ha causato turbolenze dentro di me. Avevo solo bisogno di tempo per resistere alla tempesta. Ad un certo punto ho capito che ci sarebbe voluto del tempo per riorganizzarmi e ritrovare equilibrio in campo e fuori dal campo. Il gioco c’era. So quali sono le mie qualità, cosa posso fare con il mio tennis. Solo che tutte queste cose fuori dal campo mi stavano distraendo moltissimo e mettevano pressione non solo su di me, ma anche su tutte le persone che avevo intorno. Anzi forse loro hanno sofferto più di me la situazione perché mi stavano proteggendo. Arrivando a Wimbledon mi sentivo bene. Dopotutto avevo vinto tre titoli di fila e mi è sempre piaciuto giocare sull’erba. Venivo da una sconfitta molto deludente al Roland Garros contro Nadal, ma avevo dimostrato sia a Roma che a Parigi di essere al livello che volevo.

Sono curioso di sapere come vedi il resto del tuo anno? Sei in vacanza da domani? A causa della situazione sarai numero sette del mondo. Hai intenzione di dare tutto in autunno per poter essere alle ATP Finals? È una strana situazione.

Sono in vacanza. Che giochi o meno un torneo nel prossimo futuro, sicuramente mi riposerò per le prossime due settimane perché è stato un periodo abbastanza estenuante e impegnativo per me negli ultimi mesi, anche se sono contento di aver ottenuto il risultato che volevo qui. Aspetterò qualche buona notizia dagli USA perché mi piacerebbe davvero andarci per giocare uno o due tornei prima dello US Open e poi lo US Open stesso. Se ciò non accadesse, allora dovrò vedere come organizzare la programmazione. Ad essere sincero, dubito che andrò a caccia di punti. Come ho capito oggi dal mio agente, vincere il Grande Slam ti qualificherebbe per il World Tour Finali a meno che tu non sia fuori dai primi 20. Con i punti accumulati finora, credo che arriverò tra i primi 20 quindi penso di avere già ora buone probabilità di giocare le Finals. Non mi sobbarcherà il fardello di dover andare a giocare tornei per racimolare punti. Vedrò. Non sento davvero alcuna pressione o necessità di seguire un determinato programma. Le cose sono cambiate nell’ultimo anno e mezzo per me: ho raggiunto il record di settimane al numero uno, su cui ho lavorato per tutta la vita. Adesso che è fatto, do la priorità agli Slam e ai grandi tornei. Con Goran non abbiamo ancora parlato del programma. Dobbiamo aspettare notizie dagli Stati Uniti e poi vedere cosa fare.

Come paragoneresti il ​​comfort e la sicurezza che provi qui ora, con la sensazione che hai avuto in qualsiasi momento della tua carriera?

Insomma, l’Australia è probabilmente il luogo in cui mi sento più a mio agio grazie al mio record lì, vincendo il titolo molte volte. Quello è il campo dove probabilmente mi piacerebbe giocare, se dovessi scegliere una partita o un campo, sarebbe lì. Wimbledon è un po’ vicino a questo considerando il successo che ho avuto, in particolare negli ultimi sette, otto anni. Ho vinto molte partite al Centre Court. Penso di non aver perso dal 2013 a Centre Court (in finale con Murray, ndr). Ripeto, anche se in Australia ho avuto così tanto successo, questo Centre Court e questo torneo hanno ancora il posto più speciale nel mio cuore perché è sempre stato il torneo dei miei sogni d’infanzia. Ovviamente, ogni volta che scendo in campo è una sensazione diversa da qualsiasi altra cosa. Più vinci, è logico che più ti senti sicuro, più a tuo agio ti senti là fuori ogni volta che esci in campo. Quindi la corsa continua. Mi sento molto legato a questo campo e a questo torneo senza dubbio.

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ATP Miami: Sinner express, avanza senza problemi su Rublev

Jannik Sinner batte per la terza volta in carriera Andrey Rublev con una prestazione superlativa. Sesta vttoria su un top10 e quarti di finale in grande stile

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Jannik Sinner (sinistra) e Andrey Rublev (destra) - Miami 2023 (foto Ubitennis)

Da Miami, il nostro inviato

[10] J. Sinner b. [6] A. Rublev 6-2 6-4

Continua senza sosta la marcia di Jannik Sinner verso i piani altissimi della classifica. In un percorso a tappe forzate verso il traguardo finale delle Nitto ATP Finals di Torino, Jannik Sinner è arrivato senza perdere un set ai quarti di finale del Miami Open presented by Itaù, e lo ha fatto sconfiggendo nel suo ultimo incontro Andrey Rublev, numero 6 del seeding e numero 7 del ranking mondiale, che veniva da 10 vittorie negli ultimi 12 incontri sul cemento, compresa la finale nell’ATP 500 di Dubai.

 

Sinner aveva già battuto Rublev in precedenza, ed era in controllo del punteggio lo scorso anno al Roland Garros quando fu costretto a ritirarsi, ma non l’aveva mai sconfitto in una maniera così dominante e perentoria.

Un match giocato splendidamente dal ragazzo di Sesto Val Pusteria, che ha lasciato solamente sei game al suo avversario senza mai concedere una palla break. E soprattutto ha dimostrato una superiorità quasi schiacciante dalla parte del rovescio, con il quale ha quasi sempre dominato gli scambi mettendo in enorme difficoltà il russo.

PRIMO SET – Inizio della partita con cielo velato e sole che faceva capolino tra le nubi, lascito dei temporali della sera prima che hanno fatto sensibilmente aumentare l’umidità. La partenza di Sinner è a razzo, quella di Rublev un po’ meno travolgente, e il break arriva subito al terzo gioco quando dopo due accelerazioni di rovescio di Sinner il russo si trova 15-40. La prima palla break viene annullata con un diritto vincente, ma sulla seconda un diritto di palleggio finisce in rete.

Sul suo servizio Sinner è una sentenza (saranno solo quattro i punti persi in questo set sulla sua battuta, e due soli in più nel set successivo), e in risposta aggredisce le seconde come lo abbiamo visto fare solo molto di recente. Rublev cancella una palla del doppio break con uno schema servizio-diritto, ma il 4-1 pesante arriva poco dopo: se Sinner riesce a tenere il diritto di Rublev fuori dallo scambio non c’è gara.

Sull’1-5 Rublev muove il punteggio nella sua casella a forza di prime di servizio, ma il set ormai è andato e Sinner perfeziona il 6-2 in 32 minuti.

SECONDO SET – La breve durata del primo set fa si che il consueto esodo di spettatori che vanno a rinfrescarsi alla fine di ogni parziale sia molto meno consistente de solito, anche se la giornata è decisamente calda e l’orologio segna quasi mezzogiorno. Rublev resiste meglio a Sinner di quanto aveva fatto nel primo set, ma sulla battuta dell’altoatesino è sempre traffico a senso unico. Sul 2-2 Andrey recupera da 15-30 con il servizio e con un po’ di fortuna quando un suo recupero di rovescio finisce per diventare una palla corta incrociata sulla riga. Il break arriva due game più tardi, quando Sinner carica in risposta sulla seconda di servizio e Rublev cede la battuta con un altro errore di diritto.

Prima che Sinner serva per il match sul 5-4 il deejay prova a mettere un po’ di pepe nella sfida scegliendo “Hit Me With Your Best Shot” di Pat Benatar come canzone per il cambio di campo, ma Jannik è inscalfibile e chiude il match in un’ora e 12 minuti raggiungendo i quarti di finale a Miami per la terza volta in carriera.

VICINO ALLA TOP 10 – Con questa vittoria Sinner diventa virtualmente n. 10 del ranking mondiale e potrebbe essere superato solamente da Khachanov o Paul nel caso in cui si aggiudicassero il torneo. Per consolidare il suo ritorno nei Top 10 Sinner dovrebbe vincere anche il prossimo match contro chi si qualificherà tra Botic Van de Zandschulp ed Emil Ruusuvuori. Con Ruusuvuori ci sono stati quattro precedenti confronti diretti (più uno a livello Challenger), tutti vinti da Sinner (che invece aveva perso il primo scontro in un Challenger in Australia), ma alcuni con punteggi molto equilibrati come il 10-8 al tie-break del terzo set dello scorso anno qui a Miami. Contro Van de Zandschulp invece sarebbe uno scontro inedito.

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ATP Miami: Sinner e Sonego entrambi agli ottavi come nel 2021

E’ la quinta volta che due italiani raggiungono il quarto turno in un Master 1000 sul veloce. Gli ultimi Sinner e Berrettini ad Indian Wells

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Lorenzo Sonego - ATP Miami 2023 (Twitter @Federtennis)

Per Sonego è stata una delle migliori partite della sua carriera. Quella contro l’americano Tiafoe non era per l’italiano una partita con i favori del pronostico. Ma un’ora e due set dopo Lorenzo riesce nell’impresa di vincere una partita forse inattesa per noi, ma assolutamente alla portata per lui. A fine match il nostro Gibertini lo incalza: la migliore partita di sempre? La migliore qui a Miami, e tra le tre migliori di sempre. Conoscevo l’avversario, sono entrato in campo molto determinato. Si è trattato di una partita quasi perfetta, senza sbavature, ho fatto pochi errori e sono stato molto aggressivo come l’avevamo preparata”.

Nel dettaglio quella contro il semifinalista dello US Open 2022 è stata per Sonego una partita da record. Innanzitutto la percentuale di punti con la prima palla (91%) è la migliore della carriera. Così come i punti vinti con la seconda palla (82%, non era mai andato oltre il 78%). Infine è stata il il 13° match chiuso senza concedere palle break. Considerando il fatto che ha ottenuto tutto questo contro il n.14 del ranking si può affermare che questa rappresenti senza ombra di dubbio una delle vittorie più prestigiose ottenute dal piemontese nel circuito maggiore.

 

A suggello di questa vittoria abbiamo due italiani negli ottavi di finale di un Master 1000, Sinner e Sonego, come nel 2021. Si tratta della quinta volta in assoluto che questo succede (sul veloce). Prima di loro ci sono stati: Shanghai 2019 (Berrettini/Fognini) ; Miami 21 (Sinner/Sonego); Cincinnati 21 (Berrettini/Sonego) e Indian Wells 22 (Sinner/Berrettini). Sperando di poter spingerci ancora un po’ più in là, possibilmente con gli sfavori del pronostico.

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WTA Miami: Trevisan resiste finché può, poi Rybakina la strapazza

Primo quarto di finale senza storia: la campionessa di Wimbledon chiude in meno di 70 minuti. Superata quota 200 ace in appena tre mesi di stagione

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[10] E. Rybakina b. [25] M. Trevisan 6-3 6-0

Si chiude il magnifico torneo di Martina Trevisan che ha raggiunto a Miami il primo quarto di finale 1000 della carriera, su quella che certamente non è la sua superficie preferita. Dopo la bella vittoria di lunedì contro Ostapenko, l’impegno odierno era di tutt’altra difficoltà. Perché Elena Rybakina è N.10 del seeding solo per la mancanza di logica del computer: di fatto oggi è una Top 3 mondiale dopo i successi a Wimbledon e Indian Wells e la finale persa in Australia contro Sabalenka.

Stiamo parlando della giocatrice col miglior servizio del circuito WTA senza discussioni: e paradossalmente lo ha messo in mostra anche oggi in una giornata dove la prima palla non voleva saperne di entrare, solo il 55% in campo. Nonostante questo ha chiuso comunque in doppia cifra di ace (10) alcuni anche con la seconda palla. Un bottino che le permette di superare quota 200 ace in stagione dopo appena 24 partite giocate (20-4).

 

La nostra Martina è stata a contatto sono nella prima metà del primo set, anzi è stata lei ad avere le prime occasioni nel terzo gioco con 3 palle break mancate. Poi è stata bravissima a recuperare da 1-4 a 3-4 anche grazie a un doppio nastro vincente sulla palla break ma con grande reattività in risposta sfruttando la bassa percentuale di prime della kazaka e anche un dritto ballerino rispetto al chirurgico rovescio.

Ma da lì in poi Rybakina ritroverà la calma per chiudere il set, recuperando uno svantaggio di 40-15 nell’ottavo gioco che se perso avrebbe potuto mantenerla sotto stress mentale. Vinto il primo set, Rybakina ha trovato la tranquillità necessaria a sistemare il dritto, potendo sempre contare sull’arma letale della battuta.

Martina tiene il campo con la consueta tenacia ma contro questa ragazza oggi come oggi veramente in poche possono vincere. Può comunque sorridere, il best ranking eguagliato è alla sua portata prima ancora che cominci la stagione sulla terra battuta, quella che attende con trepidazione.

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