Borna Coric: "È una sensazione incredibile. Non ero a conoscenza di poter giocare a questo livello"

ATP

Borna Coric: “È una sensazione incredibile. Non ero a conoscenza di poter giocare a questo livello”

“Da giovane dopo aver battuto i giocatori buoni andavo in modalità vacanza”, Borna ha imparato a sue spese. “Ora riposo per un paio di giorni, e poi prepararsi per gli US Open”

Pubblicato

il

 

La prima volta non si scorda mai. E siamo sicuri che questa, Coric non la dimenticherà tanto facilmente. Nella notte di Cincinnati per il 25enne croato è arrivata la prima, inaspettata, vittoria in un torneo Masters 1000 ai danni di uno spaesato Tsitsipas, crollato sul più bello, 7-6(0) 6-2. Borna, che ad inizio torneo era n.152 del ranking ATP, oggi torna tra i primi 30 del mondo, alla posizione n.29 per l’esattezza.

IL MODERATORE: Benvenuti alla conferenza stampa di Borna Coric. Grandi, grandissime congratulazioni a te, Borna. Io ancora ricordo che a Miami mi hai detto quanto eri eccitato all’idea di vincere il tuo primo Masters 1000 tornando in tour, e ora sei il campione di Cincinnati, il tuo primo Masters 1000. Come ti senti ora?

BORNA CORIC: Non ho parole, a dire il vero. È una sensazione incredibile. Come ho detto molte volte, devo godermelo questo. Pensavo di poter giocare bene. Mi stavo allenando duramente, e sapevo che potevo giocare un buon tennis, ma che potevo giocare questo livello di tennis, non ne ero a conoscenza. Sono solo super felice, ovviamente.

 

Q. Primo set, sei sotto 4-1. A quel punto, cosa è cambiato?

BORNA CORIC: Penso che avevo appena capito che dovevo essere più aggressivo. Penso di essere entrato nella partita con la mentalità che lui avrebbe sbagliato. Sai, è un incredibile giocatore, e lui non sbaglia sulle mie palle solide. Quindi avevo appena deciso che non avevo niente perdere. Se continuo così, perderò comunque. Perché sta anche giocando molto, molto bene. E stava facendo pressione su di me. Stava prendendo la palla molto in anticipo. Ero molto sotto pressione. Anche all’inizio non ho servito molto bene. 4-1, mi sono detto, ‘va bene, ho bisogno di cercare di più la palla. Non necessariamente per i vincenti, ma ho solo bisogno di colpire più forte, ho bisogno di colpire più a fondo in modo che non possa attaccarmi così facilmente‘.

D. Congratulazioni per il trofeo. Classifica più bassa per un campione del Masters 1000 dal 1996. È un grande risultato per te ovviamente. Mi chiedevo, che tipo di sensazioni stavi provando mentre vincevi partite su partite su partite, soprattutto, per esempio, quando stavi sconfiggendo Rafa Nadal all’inizio del torneo?

BORNA CORIC: Sai, non ci penso nemmeno io molto, soprattutto durante il torneo. Gioco nel circuito già da molto tempo, e so che nei tornei non posso prendermi molti giorni liberi nella mia testa, mi godrò questa vittoria ora per due giorni e sarò rilassato e tutto andrà bene. Sono felice. Posso farlo ora, perché per i prossimi sette giorni non ho il torneo. Ma a metà del torneo, quando ho vinto contro Rafa, ovviamente ero super felice. È stato fantastico. Ma ancora una volta, sapevo che dovevo giocare contro un’incredibile giocatore il giorno successivo dopo meno di, credo, 15 ore da quando avevo giocato. Quindi sapevo che dovevo stare calmo. Ho bisogno di recuperare per rimanere fresco perché questa è la cosa più importante. E penso che sia quello che ho fatto. Ma penso di averlo imparato a mie spese, perché commettevo questi errori quando ero più giovane e battevo dei buoni giocatori, e poi andavo semplicemente in modalità vacanza (sorridendo).

D. Allora, qual è il tuo futuro? Dove vai da qui? So che gli US Open stanno arrivando.

BORNA CORIC: US ​​Open. Andrò a cena stasera. Festeggio un po’. Niente di grande, niente di speciale. Ancora una volta, è stato molto stressante per il mio corpo per tutta la settimana. Sono entrato nel torneo con molte, molte sessioni, cosa che di solito non faccio. Quindi avevo già dei momenti di fatica prima del torneo. Ho giocato ora cinque partite di fila. Quindi ho bisogno di riposare per un paio di giorni. Ho bisogno di riprendermi e prepararmi per gli US Open in pratica.

D. Solo per curiosità, dagli spalti si vedeva una grande tempesta in arrivo allo stadio alla fine della finale. Te ne sei reso conto sul campo?

BORNA CORIC: In realtà no perché ero così concentrato sulla partita. L’ho visto subito dopo la partita. Non ci stavo pensando. Anche se lo avessi visto, non mi avrebbe importato molto. Ho il tutto giorno. Non ho fretta. Non ho bisogno di andare da nessuna parte. Se la la pioggia ci avrebbe fermato, andava bene. Potevo restare qui e aspettare per la fine della partita.

D. Ti sei sorpreso questa settimana o l’hai fatto tu venendo qui e credendo di essere capace di questo?

BORNA CORIC: No. Ci credo sempre in me stesso. Ma ancora una volta, per vincere il torneo quando, la scorsa settimana stavo giocando davvero male. Stavo giocando alla grande la scorsa settimana, ma ancora il mio livello non era questo. Non credevo che avrei vinto il torneo. Io non ero molto concentrato, non lo sapevo — penso quando ho battuto Musetti, sono venuto negli spogliatoi e ho chiesto al mio allenatore con chi gioco dopo? Non guardo mai, sai, troppo avanti. Ovviamente a volte lo so, perché quando ero in semifinale, ovviamente sapevo con chi avrei giocato in finale, perché non sono molte partite. Lo senti e basta. Ma nei primi due round non sono molto concentrato sul prossimo turno. Sono sempre concentrato sul round che devo giocando in quel momento. Stavo solo cercando di vincere la partita successiva. Questo è ciò che ho fatto per cinque giorni di seguito (sorridendo).

Continua a leggere
Commenti

ATP

Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

Continua a leggere

ATP

ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

Pubblicato

il

La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

Continua a leggere

ATP

Nakashima: “Devo migliorare sui cinque set, Sinner ne aveva più di me allo US Open” [ESCLUSIVA]

Intervistato da Steve Flink, il vincitore delle Next Gen Finals Brandon Nakashima parla del percorso nel torneo milanese, “Più corti sono i set più c’è divertimento”, gli insegnamenti di Pat Cash, “Andare a rete il più possibile”, e dei suoi big match in stagione

Pubblicato

il

Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)
Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)

Nel 2022 ha vinto nella natia San Diego il suo primo e finora unico titolo ATP, ma ha alzato anche il trofeo Next Gen a Milano. Classe 2001, anche in questa stagione Brandon Nakashima ha continuato il percorso di miglioramento in quel termometro che è il ranking di fine anno. Se nell’agosto del 2021 aveva fatto l’ingresso in top 100, quest’anno ha sfondato il muro successivo e lo ritroviamo così al numero 47, dopo un picco al 43° posto.

Intervistato da Steve Flink per Ubitennis.net, Brandon ha cominciato la conversazione rispondendo alle domande sull’esperienza milanese, soprattutto per quanto riguarda la gestione del formato particolare e delle regole differenti. “Con i set brevi, subisci un break e in pratica vai al set successivo. Toglie dall’equazione l’elemento del cercare di rientrare quando sei in svantaggio perché è estremamente difficile farlo. Personalmente preferisco il solito sistema di punteggio, ma è una buona idea provarlo per le Next Gen Finals. Più corti sono i set, più divertimento c’è per i fan”.

Naturalmente, ha approfittato del vantaggio di aver già giocato con queste regole l’anno prima, quando aveva raggiunto le semifinali, sconfitto da Korda. “Mi ero un po’ abituato al formato, ma ero comunque nervoso prima dell’esordio di quest’anno. Sapevo di avere l’opportunità di fare bene e avevo delle aspettative alte”.

 

E, in effetti, proprio il suo primo match è stato quello più impegnativo, con Matteo Arnaldi unico a costringerlo al quinto set sulle ali dell’entusiasmo del pubblico amico. “Un incontro che mi ha aiutato per quelli successivi in termini di mentalità e approccio ai punti decisivi”.

Lo ha certo aiutato nella vertiginosa semifinale contro Jack Draper, del quale dice: “Ha un buon gioco a tutto campo per diventare un top player. Sono certo che questa non sarà stata l’ultima volta che ci gioco. Ci spingeremo l’un l’altro a migliorare nei prossimi anni”.

La parte più difficile della finale è stata giocare di nuovo contro Lehecka, giù battuto nel girone. “Sapevo che il primo match non significava granché a quel punto. Lui cercava la rivincita e sarebbe partito forte, quindi dovevo superare la tempesta. Un paio di punti nei tie-break hanno fatto la differenza. Alla fine, questo torneo sarà un trampolino”.

Abbiamo detto del primo titolo, che era uno degli obiettivi stagionali per Nakashima. “Sapevo di aver il gioco per riuscirci, mancava solo l’occasione giusta. Vincere nella mia città natale con famiglia e amici a tifare è stato speciale, non lo dimenticherò mai”.

Brandon aveva già avuto modo di dire che il suo idolo era Roger Federer, nonostante il suo gioco assomigli più a quello di Djokovic. Tenere i piedi sempre vicini alla linea di fondo sembra quasi un dogma per lui, tanto che nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi, se in determinate situazioni si prendesse un po’ più di tempo e spazio. 188 cm di altezza, inappuntabile dal punto di vista atletico e muscolare, è sedicesimo nella classifica dei migliori battitori dell’anno compilata dall’ATP. Non è bastato per superare colui che in quella classifica è secondo, Nick Kyrgios, trascinato comunque al quinto agli ottavi in Church Road per il miglior risultato Slam del californiano. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro alcuni dei più forti e ho tirato fuori il mio tennis migliore. Mi ha dato tanta fiducia. È stato fantastico giocare sul Centrale di Wimbledon oppure sull’Armstrong allo US Open nonostante abbia perso. La vittoria su Dimitrov a New York è stata uno dei migliori momenti della mia stagione”.

Brandon si sofferma poi sull’esperienza con Pat Cash, terminata alla fine del 2020. “Andare a rete il più possibile è una delle tante cose che ho imparato da lui. Poi ho provato diversi coach e ora ho Eduardo [Infantino] e Franco [Davin]. Collaborano e comunicano molto ed entrambi aggiungono valore al mio tennis”.

B-Nak, questo il suo soprannome, è uno dei nove statunitensi in top 50. “Il tennis Usa è messo bene, quindi per me è grandioso essere a questo punto, ma voglio continuare a migliorare. Gli obiettivi per il prossimo anno sono l’ingresso tra i primi 25 o 30 e andare avanti in tutti gli Slam. Ho 21 anni, quindi sto ancora costruendo la mia forma e diventando più forte e veloce. Una delle chiavi sarà migliorare la resistenza nei tre su cinque. Sento che allo US Open Sinner ne aveva assolutamente più di me negli scambi tirati. Ci sto lavorando, so che differenza può fare”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement