Addio Roger Federer, auguri per la tua seconda vita. Ho visto centinaia di tuoi match. Eppure sarebbero bastati 5 minuti

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Addio Roger Federer, auguri per la tua seconda vita. Ho visto centinaia di tuoi match. Eppure sarebbero bastati 5 minuti

Non ci voleva molto a capirne lo smisurato talento. Ha fatto innamorare tutto il mondo degli appassionati. Ha sempre giocato in casa ovunque giocasse. Oggi scrivo del tennista più chic, magari domani dell’uomo. Tutti avremmo sognato di giocare anche uno solo dei suoi colpi

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Roger Federer - Wimbledon 2021 (foto via Twitter, @atptour)
 
 

Con l’avvicinarsi delle ATP Finals torna “Sottorete”, la video-rubrica curata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Ubitennis in cui vi accompagneremo passo dopo passo, tra aggiornamenti sulla corsa alla qualificazione e pillole dal passato, all’appuntamento in programma a Torino dal 13 al 21 novembre.

Il primo appuntamento con “Sottorete” parte dalla fotografia della situazione della Race to Torino all’indomani dell’Open degli Stati Uniti. “Il 2022 è un anno particolare – spiega il direttore Ubaldo Scanagatta -. Dopo gli US Open, la situazione di chi si qualificherà per le Nitto ATP Finals di Torino è ancora molto fluida. Ci sono quattro giocatori in pratica già certi, Alcaraz, Nadal, Ruud, e Tsitsipas. Bisogna vedere cosa succederà agli altri, almeno altri 15 giocatori – fino a Bautista Agut – potrebbero ancora qualificarsi”.

 

Clicca qui per guardare il video completo sul sito di Intesa Sanpaolo

Sarebbero bastati cinque minuti e… I grandi campioni dello sport sono i soli essere umani cui è concesso di morire due volte. Oggi il cordoglio è unanime, universale. Universale perché… mondiale parrebbe poca cosa. E’ tutto un incessante proliferare – ovunque – di elogi funebri e amarcord personali. Piangono tutti. Non solo i campioni di una generazione. Anche quelli “trapassati” delle precedenti. E ben al di là dei confini angusti del Pianeta Tennis, un microcosmo.

Non c’è media né social su cui non si pubblichino i necrologi più ispirati dei più grandi scrittori. Anche – soprattutto? – di quelli che non hanno mai visto un intero suo match… ma è deflagrata proprio in giornata la notizia che è spirata la prima vita di Roger Federer. Quella più…eterna. E’ cronaca di una morte annunciata. Ma è stato lui a darsela, diversamente da Santiago Nasar.

La circostanza è triste, tristissima. Roger non avrà le onoranze funebri della regina d’Inghilterra. Eppure King Roger sui campi di tennis non ci sarà più. In Svizzera non usa. Ma a piangerlo saremo in tanti. Milioni. Quando dico che lo piangono tutti… è vero.

Il funerale deve essere celebrato. Paginate listate a lutto sui giornali, servizi di circostanza sui vari network in attesa della prima, immancabile docu-serie.

Il De Profundis non potrà non rattristare profondamente perfino i tifosi più sfegatati di Rafa Nadal, Nole Djokovic e Andy Murray, i tre dei Fab Four che sono ancora irriducibilmente attaccati alla loro prima vita. Fino all’ultimo respiro. Che, è scontato, vogliamo augurar loro non arrivi prima dei 41 anni (di Roger).

I suoi primi 40 anni – suvvia, siamo onesti e senza eccedere nelle iperboli… l’ultimo anno mica tanto – sono stati straordinari. Per i campioni di solito parlano i record. Quelli non si dovrebbero discutere. Anche se c’è chi pervicacemente lo fa.

Tanti amici, e non solo Radio Sportiva e Radio Bruno, mi hanno chiesto un mio ricordo di Roger Federer, sapendo che l’ho visto la prima volta all’età di 16 anni e mezzo quando vinse il torneo junior di Pasqua al CT Firenze nel 1998 battendo Filippo Volandri 6-4, 6-4. E la seconda quando Roger esordì in Coppa Davis a Neuchatel il 2 aprile 1999 a 17 anni e 8 mesi battendo il nostro Sanguinetti. E c’ero a Milano quando Roger vinse il primo dei suoi 103 tornei a 19 anni e qualche mese. E se allora si poteva ancora dubitare che sarebbe diventato quel fenomeno che è diventato – anche se oggi tanti magari dicono “Io l’avevo detto, l’avevo capito” … di talent scout fenomeni con il senno di poi è pieno il mondo! – beh credetemi se vi dico che quando il 2 luglio 2001, non ancora ventenne, lo vidi battere un certo Pete Sampras nel giardino di casa sua a Wimbledon in 5 set e 3 ore e 40 (190 punti contro 180…e almeno venti, understatement!, furono straordinari, pazzeschi) non potei fare a meno di scrivere: “Credo proprio di aver assistito all’ufficializzazione del cambio della guardia nel Regno Unito: questo ragazzo ha un talento davvero straordinario, non dubito che dovrò scrivere ancora molto di lui a partire da un futuro che credo molto prossimo”

Rimasi semmai sorpreso che ci mise un anno più del previsto, quasi tutto il 2002, a darmi ragione. Beata gioventù. E’ stato meno precoce di Nadal e Djokovic. Ma è durato di più? Vedremo.

Non ero nella sua Basilea quando, dopo aver conosciuto lì il mondo del grande tennis da raccattapalle, vinse il torneo n.103. Ma lo vidi in tv. E ricordo che scrissi che non sarebbe stato proprio giusto se si fosse fermato a 103 quando Jimbo Connors ne aveva vinti 109. Non era giusto perché diversi di quei 109 erano fake-tournaments. Tornei che organizzava il manager di Jimbo, Bill Riordan, e la mamma di Jimbo, Gloria. Di ben altro spessore sono stati vinti i 103 tornei vinti da Roger. E quanti di più ne avrebbe vinti se si fosse “umiliato” a giocare anche quelli di minor blasone. Avrebbe potuto farlo, ma era troppo orgoglioso per… abbassarsi. Non sarebbe stato chic. E, suvvia, lasciamo perdere l’annoso e noioso discorso GOAT, ma quale è il tennista più chic di sempre, quello che non si è mai visto sudare, quello più elegante, nel giocare come nel vestire… qualunque fosse il suo sponsor? Prima lo sponsor era americano, già a 16 anni con Nike. Poi giapponese in questi ultimi anni, Uniqlo. Uguale uguale, si discuta pure su chi è stato il più forte. Ma non si può discutere su chi sia stato sempre il più chic! Forse anche in pigiama, ma bisogna chiederlo a Mirka.

Lui ha ricordato nel suo messaggio di addio al tennis agonistico di aver giocato oltre 1500 match. Malato come sono di tennis e di grandi spettacoli tennistici, e guardar giocare Federer è sempre stato garanzia di spettacolo sicuro – e avevo la fortuna di non dover pagare neppure il biglietto …ma l’avrei pagato! – mi piacerebbe da morire ricostruire i miei passi per sapere quanti ne ho visti dal vivo. E in tv. Così, per sciocca, sciocchissima e inutile soddisfazione personale. Quanti bei momenti mi ha regalato, questo è poco ma sicuro. Quanti ohh di meraviglia mi ha strappato, fino a che mi sono abituato e persuaso a non sorprendermi più.

Di certo ho visto tutti i suoi 20 trionfi negli Slam, in tre continenti e non solo gli 8 Wimbledon. E la sua vittoria n.1251, l’ultima, per l’appunto contro il nostro Lorenzo Sonego, prima dell’ultima sconfitta, la n.275, quella con Hubi (con la H…non ero io) Hurkacz. Già, perfino Federer ha perso molti più tornei di quelli vinti, 103. Signori, questo è il tennis. Anche King Roger ha perso tanto. Perfino uno dei tennisti più vincenti della storia ha dovuto imparare a gestire anche le sconfitte. D’altra parte senza perdenti (conosco bene di persona questa categoria) non esisterebbero vincitori.

Proseguendo nella descrizione dei paradossi federeriani, quelli che leggerete a contrario ovunque, Roger è stato molte più settimane senza sedere sul trono del tennis che non le 310 in cui ha regnato.

Non credo – e non per la generosità che si usa sempre nei confronti di chi…non c’è più – che si debba dare peso al fatto che in 40 duelli con Nadal Roger ne abbia vinti soltanto 16 (il 40%) e in 50 sfide con Djokovic, 23 su 50 (il 46%). E’ un po’ lo stesso discorso fatto per i 109 titoli di Connors e i 103 di Federer. Ma non è giusto che si confrontino pere e mele, che si mettano a confronto giocatori di età diverse, con gap di 5 (Nadal) e 6 anni (Djokovic) in periodi storico-anagrafici diversi e con duelli contati agnosticamente su superfici anch’esse diverse (il riferimento a Rafa Nadal e alla sua indiscutibile superiorità sulla terra battuta è tutt’altro che casuale).

Credo invece che per scrivere quel che molti avranno scritto meglio di me sul tennista Roger Federer non ci sarebbe stato alcun bisogno di vederlo centinaia di volte come ho fatto io. Salvo il piacere, l’inesauribile godimento ovviamente.

Bastavano davvero cinque minuti per … ”scoprire” tutto il suo incredibile repertorio. In cinque minuti avremmo, avreste, potuto immediatamente notare, scorgere la fluidità e l’eleganza del suo servizio e di tutti i suoi colpi, sì proprio tutti, anche se può sembrare incredibile o magari il frutto di uno smaccato elogio funebre (il classico post mortem), dritto, rovescio, volee, demivolee, dropshot, risposte bloccate, rovesci tagliati, rovesci coperti (post Ljubicic), tocchi delicati alla McEnroe (“da tocchi così, se fossi più gay mi farei carezzare” disse Gianni Clerici di SuperMac ma avrebbe potuto dirlo anche di Roger) , attacchi in controtempo, sneak attack (attacchi furtivi già i fase di risposta con chip and charge) giocato con la velocità di un pop up, come ha scritto qualcuno che non ricordo. E i tweener? Li ha fatti in tutti i modi, di dritto, di rovescio, passanti traccianti, lob vincenti. Tutti avremmo voluto giocare uno solo di questi colpi, dei suoi colpi, come lui. Stavo lambiccandosi il cervello per pensare a un colpo che non gli sia mai riuscito almeno una volta nel suo magico repertorio. Alla fine mi e’ venuto in mente: lo smash con il tweener! Nobody is perfect.

Sì, ribadisco, non c’era bisogno di seguirlo per centinaia di match. Bastavano cinque minuti. Grazie per avermi regalato migliaia di quei cinque minuti, Roger. E auguri per la tua seconda vita, a te, a Mirka, ai quattro gemelli, a tutti. Con te se ne va anche una parte della mia vita di giornalista. E non è una leggenda. E’ stata storia, storia vera. Bellissima. Grazie Roger.

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ATP Napoli, in corso i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti

Iniziati i lavori per la costruzione dell’impianto principale del torneo, l’Arena da 4000 posti. “Nonostante il maltempo di questi giorni, saremo pronti” ha dichiarato l’organizzazione

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A poco meno di un mese dall’inizio del torneo di Napoli, a cui parteciperanno tra gli altri gli azzurri Musetti, Sonego e Fognini, oltre al numero 9 del mondo Rublev, sono a buon punto i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti sul lungomare della città partenopea: sarà l’attrazione e il cuore pulsante della Tennis Napoli Cup, torneo ATP250 in programma dal 17 al 23 ottobre (qualificazioni il 15 e il 16 ottobre). Dopo la trasformazione della superficie di tre campi del Tennis Club Napoli, da terra rossa a cemento, è partita l’operazione principale, con l’allestimento dell’Arena che rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello di un evento molto importante per tutto il movimento tennistico italiano e per Napoli in particolar modo, città che ha ospitato per anni un torneo Challenger e che ora si prepara al salto di categoria: “Nonostante il maltempo di questi giorni che ci sta facendo inevitabilmente soffrire – ha spiegato l’organizzatore Cosimo Napolitano – saremo pronti. Contiamo per mercoledì 12 o giovedì 13 ottobre di effettuare le tanto attese prove tennistiche”.

Passaggi obbligati, una sorta di tabella di marcia fino al grande giorno: “Si tratta di passaggi uno successivo all’altro, obbligatori per la perfetta realizzazione del campo – illustra nei particolari Cosimo Napolitano –. Si provvederà a disegnare e gettare il bordo del perimetro del campo, che poi verrà riempito con degli inerti che creeranno la base per stendere la platea di legno, con il tappetino, il cemento e la relativa resina”.

L’Arena sarà una struttura ad alta tecnologia, tutto l’impianto perimetrale del campo sarà dotato di tecnologia Led con un backdrop di due metri sul lato corto del campo centrale, come nei grandi tornei dell’ATP Tour. “Durante il challenger del 2021 a Napoli abbiamo fatto intravedere le novità che metteremo in pratica nell’ATP 250 – ha aggiunto Napolitano -, qualcosa di bello che a Napoli non si è mai visto. Ora le stiamo realizzando tutte, con l’aggiunta di effetti grafici particolari e nuovi, tutto ad altissima tecnologia”.

 

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ATP Sofia: Sinner non fa sconti a Borges e punta al tris in Bulgaria

L’altoatesino approda ai quarti nella capitale bulgara sfoderando una grande prova al servizio. “La corsa alle ATP Finals? Per ora non ci penso”

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Jannik Sinner – Coppa Davis 2022 Bologna (foto: Roberto dell'Olivo)

J. Sinner b. N. Borges 6-3 6-4

Lo status di top ten ritrovato e il record immacolato a Sofia attribuivano a Jannik Sinner il ruolo di grande favorito nel suo primo incrocio di sempre con Nuno Borges, 25enne portoghese attualmente al suo best ranking di n.93 ATP. E l’altoatesino ha rispettato facilmente i pronostici. L’azzurro vince in due set al suo esordio in Bulgaria, in un torneo vinto due volte (2020 e 2021) in due partecipazioni, al termine di una partita gestita in maniera chirurgica nei momenti chiave e caratterizzata da una grandiosa resa della prima palla di servizio (ben 10 aces, quasi il 90% di resa della prima palla e nessun break point concesso).

Ai quarti di finale, Jan sfiderà uno tra Verdasco e Vukic: l’obiettivo, visto un tabellone in cui sono rimaste in ballo solo due teste di serie (Musetti, numero 4 del seeding, e Rune, n.5), non può che essere quello di conquistare il tris di titoli (traguardo necessario per mantenere un posto tra i primi dieci) in un torneo che per lui resta speciale, avendo vinto qui il suo primo alloro sul circuito. Sullo sfondo c’è sempre la caccia alle ATP Finals di Torino, una caccia che per Sinner resta complicata ma ancora possibile.  

 

IL MATCH – Jannik parte subito forte e toglie il servizio all’avversario alla prima chance. Borges salva una prima palla break, poi ha due palle dell’1-1, ma è sempre il nativo di San Candido a dettare i ritmi dello scambio e alla seconda opportunità scatta 2-0. Da quel momento Sinner tiene a debita distanza il portoghese, senza concedere palle break. Solo nel settimo gioco c’è un minimo di apprensione, con Nuno che riesce a portare ai vantaggi Jannik. Borges riesce a fare male col dritto, ma è troppo poco solido sul rovescio e giocandogli sul lato sinistro Jannik porta a casa il primo set (6-3), chiuso con un ace al centro (sono 17 su 21 i punti vinti dal nostro con la prima palla fin qui).

Nel secondo set il match si scalda quando Borges va a servire sull’1-1. Qui Sinner si porta a palla break prima con una mirabile combinazione palla corta-lob e poi con un’ottima risposta ad una prima palla centrale del portoghese. Borges si salva scendendo a rete con coraggio e bravura, ma una risposta di rovescio identica alla precedente regala a Jannik la seconda palla break, trasformata picchiando forte col dritto. Jannik conferma di vivere un’ottima giornata al servizio, non dà mai all’avversario la possibilità di fabbricarsi un’occasione di contro break e di tanto in tanto strappa applausi con qualche preziosismo tra palle corte e volée. Quando Sinner va a servire per il match, Borges con un challenge azzeccato inverte una chiamata dei giudici e va 15-30, ma Jannik infila tre prime palle e chiude i discorsi.

LE PAROLE A CALDO – Così Sinner nell’intervista in campo a caldo: “Penso che oggi sia stata una partita difficile, ma ho servito molto bene soprattutto nei momenti importanti. Grazie anche al calore del pubblico. Per me qui è un posto speciale, vediamo cosa succede domani”. A Sinner viene poi chiesto se la corsa alle ATP Finals aggiunge pressione: “Ora non ci sto pensando molto, faccio del mio meglio match dopo match e poi vediamo a fine anno quale è la situazione. Ogni partita è difficile e occorre trovare le soluzioni giuste anche nelle situazioni complicate”. Sul rapporto con Sofia: “Qui ho vinto il mio primo titolo ATP, è un posto speciale per me. E poi il pubblico è molto caldo”.

Quando sono arrivato qui ho fatto un po’ di fatica ad adattarmi alle condizioni – ha detto poi Sinner nella conferenza stampa post match – non mi ricordavo fossero così gli anni passati. Le palle volavano abbastanza [Sofia è a 550 metri sul livello del mare n.d.r.], infatti ho cambiato qualcosina anche sulla tensione delle corde. Ma non è strano tutto sommato, quando si giocano tanti tornei non ci si ricorda sempre tutto. C’ è un po’ di differenza tra il centrale ed i campi di allenamento, però alla fine siamo tutti nelle stesse condizioni e mi sento abbastanza bene su questo campo”.

Dal punto di vista della preparazione fisica, abbiamo visto delle cose che possiamo far meglio, ma ci vuole un po’ di tempo per aggiustare le cose, quando ci sono nuove persone che entrano nel team. Darren [Cahill] è molto professionale perché ha tanta esperienza, e soprattutto ciò che è veramente importante è che ora il team si conosce molto bene e ora c’è tanta armonia. Quest’anno ci sono stati problemi fisici, ma alla fine il tennis è buono e anche i risultati sono stati soddisfacenti, perché in tutti i tornei tranne Miami ho sempre fatto un turno in più di quello che avevo fatto lo scorso anno.

LE ALTRE PARTITE – Prima del match di Sinner, la giornata di Sofia era stata caratterizzata dalla sconfitta a sorpresa della testa di serie numero due, Pablo Carreno Busta. Lo spagnolo numero 14 ATP è stato eliminato in tre set (6-3 3-6 6-2) dallo svizzero Marc-Andrea Huesler (n. 95 ATP), giocatore in ascesa che ha colto la sua prima vittoria contro un Top-20 quest’anno in un’ora e 44 minuti. Già raccontato della sconfitta di Lorenzo Sonego contro Holger Rune, restano da menzionare anche le vittorie del tedesco Jan-Lennard Struff contro un Ugo Humbert sempre più in disarmo (6-3 6-1) e del polacco Kamil Majchrzak su Oscar Otte (4-6 6-2 6-4). Nel torneo di doppio, intanto, vittoria per Bolelli e Fognini sulla coppia bulgara Donski-Lazarov: i due azzurri avanzano in due set (6-4 6-3).

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DELL’ATP 250 DI SOFIA

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ATP Seoul: Ruud vince all’esordio e si qualifica matematicamente per le ATP Finals

Il norvegese batte Jarry a Seoul e diventa il terzo a strappare il ticket per Torino dopo Alcaraz e Nadal. Intanto in Corea del Sud c’è il forfait di Fritz

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Casper Ruud - US Open 2022 (foto Twitter @usopen)

Le NITTO ATP Finals di Torino 2022 hanno il loro terzo qualificato. Dopo Carlos Alcaraz e Rafael Nadal, a staccare il pass per la kermesse di fine anno è il numero due al mondo Casper Ruud, grazie alla vittoria al secondo turno in tre set su Nicolas Jarry. Il norvegese ha perso il secondo set ma ha risolto i suoi problemi nel terzo set. Il n. 2 del ranking parte come un rullo compressore, solido al servizio e con grande determinazione si porta avanti 4-0. La reazione di Jarry arriva nel secondo parziale con 18 vincenti che rendono complicata la gara di Ruud. Il cileno annulla due palle break per poi strappare il servizio al suo avversario e salire 4-1. Diciotto colpi vincenti fanno la differenza e non offrono chances di rimonta al norvegese. Nel terzo set Ruud alza il livello del suo tennis e strappa il servizio nel sesto game. Undici vincenti per lui nel terzo parziale, a tutela del passaggio del turno. Il finalista di Roland Garros e US Open sfiderà nei quarti di finale Nishioka e intanto commenta così la qualificazione per le Finals torinesi, la seconda dopo quella del 2021 quando raggiunse le semifinali: “Sono molto felice di tornare in Italia, l’anno scorso mi sono divertito tantissimo e spero che quest’anno possa essere un’altra bella esperienza”.

La lunga mattinata coreana comincia con la vittoria di Cameron Norrie che in 1he3’ chiude la pratica Kaichi Uchida, n. 163 della classifica, con un doppio 6-2. Prima dello start, era arrivato il ritiro di Taylor Fritz dal torneo, assenza che ha dato via libera a McDonald che, contro il lucky loser Shintaro Mochizuki, n. 417 del ranking, corre qualche rischio nel secondo set prima di chiudere la pratica 6-3, 6-4.

 

Brillante la gara anche dell’altro americano iscritto al torneo, Jenson Brooksby, che batte 6-3, 6-4, il padrone di casa Soonwoo Kwon. Il n. 49 del ranking rischia nel primo turno di servizio annullando 5 palle break per poi volare sul 4-1 in un set chiuso 6-3. Brooksby ottiene subito il break anche nel secondo parziale, ma perde la battuta nel sesto game dopo esser stato avanti 30-0. Rimedia prontamente strappando nuovamente il servizio al coreano, per poi chiudere con il punteggio di 6-4. Affronterà Cameron Norrie.

Avanti anche Aleksandar Kovacevic che, invece, ha chiuso con almeno 39’ abbondanti di ritardo la pratica Chun Hsin Tseng. Vince in tre set con il punteggio di 7-6(5), 6-7(4), 6-2, ma non è riuscito a chiudere in due set la gara, malgrado sia andato a servire per il match forte di un break, l’unico dei primi due parziali, ottenuto nell’undicesimo gioco. Tseng a quel punto ha alzato il livello del suo tennis e, dopo aver strappato il servizio al suo avversario, ha giocato un tie break perfetto, rimontando da 3-1 e scaldando il dritto spesso e volentieri. Kovacevic non si è scomposto, ha sofferto nel primo gioco del terzo set, per poi andarsi a prendere il passaggio del turno con un doppio break ai danni del suo avversario.

Nel derby giapponese tra Yoshihito Nishioka e Taro Daniel, il primo vince 6-2, 6-4 in 1he22’. Percorso netto nel primo parziale per il n. 56 del ranking, gara più equilibrata nel secondo set con Daniel che subisce il break decisivo nel nono game.

Paolo Michele Pinto

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DELL’ATP 250 DI SEOUL

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