Sofia, sfuma la finale italiana (Buongiovanni). Sinner trema: caviglia ko (Giammò). La resa di Sinner fa male due volte (Bertellino)

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Sofia, sfuma la finale italiana (Buongiovanni). Sinner trema: caviglia ko (Giammò). La resa di Sinner fa male due volte (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 2 ottobre 2022

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Sofia, sfuma la finale italiana (Andrea Buongiovanni, La Gazzetta dello Sport)

Altro che finale tutta italiana: oggi l’atto decisivo del torneo indoor di Sofia vedrà opposti il 26enne svizzero Marc-Andrea Huesler e il 19enne danese Holger Rune. II primo, contro pronostico, elimina 7-6 (5) 7-5 un Lorenzo Musetti che, nei momenti clou del match, sparisce di scena. Il secondo fa fuori Jannik Sinner, testa di serie numero uno, costretto al ritiro sul 7-5 4-6 2-5. L’altoatesino, che in Bulgaria inseguiva il terzo successo consecutivo, sul 2-3 (15-15) del terzo set, correndo lateralmente a fondo campo, impunta il piede destro e si infortuna alla caviglia. Interviene il fisioterapista per una fasciatura d’emergenza, Jannik riprende con coraggio, ma mettendo a segno non più di tre punti, perde altri due game e, con evidenti difficoltà negli spostamenti verso destra, si fa da parte. La sua smorfia dice più di tante parole. L’azzurro abdica così dopo undici vittorie consecutive. Ora il 21enne pusterese scivolerà dal 10° al 12° posto del ranking mondiale e vedrà farsi tutta in salita la corsa verso le Finals di Torino di novembre, una settimana prima dalla fase decisiva di Coppa Davis a Malaga: il suo futuro a breve sarà determinato dai tempi dl recupero. Intanto, infortunio a parte, il match contro Rune, numero 31 al mondo – primo scontro diretto tra I due – era improvvisamente diventato difficile. Sinner, sospinto da servizio e risposta, vince il primo parziale 7-5 alla quarta palla break a disposizione, ma nel secondo, sul 2-2, accusa un pesante passaggio a vuoto, perde per la prima volta il servizio, e, complice un parziale di 12 punti a 2, non recupera più. Jannik fatica anche in apertura di terzo set: Rune pare avere più energie, è più reattivo ed aggressivo. Fa subito il break, non sfrutta un’occasione per il 4-1, ma si invola comunque. Fino al fattaccio. «Imporsi così – dice il danese – non è bello: auguro a Jannik il meglio e di riprendersi in fretta. Per quanto mi riguarda, sono un po’ stanco, ma a questo punto voglio arrivare fino in fondo». Oggi Holger, dunque, se la vedrà con Huesler, attuale numero 95 della classifica Atp. Musetti, nel tie-break del primo set, si trova avanti 5-1, ma perde il parziale 7-5. E nel secondo, sul 5-6, avanti 30-15, subisce il primo (fatale) break dell’incontro. E addio sogni.

Sinner trema: caviglia ko. Fuori anche Musetti (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Nessuna finale azzurra, nessun derby, e neanche un italiano in finale. Si fermano sul più bello le corse di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner nell’Open di Sofia (ATP 250).Il toscano è stato battuto in due set da Marc Huesler – 7-6(5), 7-5 – mentre l’altoatesino, opposto al danese Holger Rune, è stato costretto al ritiro (il terzo del 2022) dopo essere incappato in una distorsione alla caviglia destra a metà del terzo set, sul punteggio di 5-7, 6-4, 5-2 in suo sfavore. Mattatore all’esordio nel torneo contro il n.14 del mondo Carreno Busta, e sopravvissuto a Majchrzak dopo aver annullato due match point, Huesler è sceso in campo con la convinzione di avere i mezzi per poter figurare anche nell’ultimo atto del torneo. Sorretto dal servizio e deciso a chiudere in fretta gli scambi, ne è venuto fuori un match all’insegna dell’equilibrio in cui Musetti non è riuscito ad avvolgere il rivale nella sua tela. L’azzurro si è così trovato a giocare l’ennesimo tie-break (il 4° negli ultimi 6 set) del suo torneo portandosi in vantaggio 5-1 per poi farsi rimontare dal suo rivale. L’equilibrio si è mantenuto fino all’epilogo quando ancora una volta è stato Musetti a concedere l’unica palla break al suo rivale, coincisa con un match point che lo svizzero non si è lasciato sfuggire. Avversario sulla carta più ostico dello svizzero, Jannik Sinner era comunque riuscito a domare il danese Rune in un primo set in cui aveva trovato nel ritmo e nella profondità dei colpi le sue armi migliori. Abbandonato dal servizio in avvio di secondo set, Sinner ha provato a riequilibrare il punteggio nell’ultimo game del parziale salvando un primo set point per poi cedere sul secondo. Innervositosi, l’italiano ha subito ceduto il servizio nel terzo, e su quel regalo Rune ha costruito e consolidato il suo vantaggio fino al sesto game, quando rincorrendo una palla alla sua destra, Sinner ha perso l’appoggio della sua caviglia finendo con l’accasciarsi al suolo. Bendaggi e trattamenti son stati sufficienti per rimetterlo in piedi, ma la resa era ormai vicina. Scalzo e a testa bassa, Sinner ha abbandonato il campo. […]

La resa di Sinner fa male due volte (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Un sabato difficile per gli italiani nel 250 ATP di Sofia. Nelle semifinali prima Lorenzo Musetti e poi Jannik Sinner, hanno ceduto il passo a Huesler e Rune. È andata peggio all’altoatesino che dopo aver vinto il primo set con break nel 12° gioco, è calato nel secondo, anche in seguito all’accresciuto rendimento del 19enne danese che negli ottavi si era già sbarazzato di Lorenzo Sonego. Rune nel secondo set ha capitalizzato l’unico break conquistato sul 2-2. La terza frazione è nata nuovamente male per Sinner, che si è trovato a rincorrere (0-2). Sul 2-3 si è anche procurato una distorsione alla caviglia destra, curata con tanto di fasciatura sopra il calzino. Alla ripresa Rune ha tenuto il servizio (4-2) e Sinner ha provato a resistere, ma poi è stato costretto al ritiro sul 2-5. Prima battuta d’arresto nel torneo bulgaro per l’azzurro, campione nel 2021 e nel 2020. Sconfitta dolorosa in tutti i sensi soprattutto in ottica qualificazione alle ATP Finals. […] Da verificare l’entità del danno di Sinner in una stagione per lui sfortunata fin dall’avvio: è il quarto ritiro del 2022. […] Janník è uscito dal campo a capo chino, non un bel segnale. Brucia anche la sconfitta subita da Musetti. Il carrarino ha ben giocato ma non è stato cinico nei due passaggi chiave del match contro lo svizzero Marc-Andrea Huesler n.95 Atp. Grande equilibrio tra i due con il servizio che è stato dominante. La decisione del primo set è giunta al tie-break e Musetti è sembrato poterlo far proprio quando è salito 5-1. Poi un improvviso black-out con molti errori, compreso un doppio fallo, ha rimesso in gioco il mancino elvetico che ha chiuso con un parziale di 6 punti a 0. […] Nel secondo set sul 5-6 Musetti ha perso la battuta per la prima volta nel match con un altro doppio fallo a metà game, sul 30-30, e ha ceduto allo svizzero. […]

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Intervista ad Auger-Aliassime: “Voglia di Slam” (Cocchi). Intervista a Corrado Barazzutti: ” É stata un’ottima Italia” (Fiorino). Capodanno in Australia con la UnitedCup (Giammò)

La rassegna stampa di martedì 29 novembre

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Col vento in coppa. Mister Davis Auger-Aliassime: “Voglia di Slam contro Alcaraz” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La prima volta del Canada porta in maniera indelebile la sua firma. Felix Auger Aliassime ha vinto quattro partite su quattro tra singolare e doppio senza cedere nemmeno un set. La chiusura perfetta per la stagione della consacrazione […] Felix, il suo è stato un anno irripetibile, prima a livello individuale, poi ha condotto il suo Paese alla prima vittoria Davis della storia. «Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato “tira più forte che puoi”, quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi, le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se avessimo chiuso un cerchio io e Denis. La speranza è che questa generazione possa andare ancora lontano» […] Intanto le ha suonate all’Italia e al suo amico Berrettini: lo ha battuto in doppio e ci ha eliminati… Vi siete parlati in questi giorni? «Sì, ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo. Peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato un bel duello ad armi pari. Però sono sicuro che il peggio per lui sia passato e in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti della Davis». Ora si merita un po’ di vacanza, ma II 2023 per lei sarà ricco di nuovi traguardi da tagliare. «[…] Voglio confermarmi e possibilmente migliorare ancora, inseguendo i tornei più importanti con l’obiettivo di vincere nei Masters 1000 e negli Slam». Lei è un ragazzo del 2000, ma Alcaraz e Rune, nati nel 2003, hanno già fatto sfracelli. Sarà con loro la rivalità? «Carlos l’ho già battuto ed è un giocatore davvero forte, con grandi potenzialità, impressionante se si considera che a 19 anni ha già vinto uno Slam ed è numero 1 al mondo. E anche Rune ha fatto un exploit incredibile. Sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti». E i nostri tre moschettieri? «La forza e la potenza di Matteo sono impressionanti e poi è una bella persona, siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è più giovane, sta anche lui facendo esperienza e il suo tennis è davvero spettacolare» […] Lei ha iniziato presto ma le soddisfazioni più importanti se le sta prendendo ora, a 22 anni e mezzo. «Ognuno ha i propri tempi di maturazione, io ci ho messo nove finali prima di vincere un titolo. A 22 anni rispetto ai ragazzi del 2003 sono un veterano». Tornando a quelle finali perse, come ha vissuto quella striscia negativa? Non si è mai abbattuto? «Certo che quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque un buon risultato. Dispiace che in alcune occasioni non abbia giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto e penso che la resilienza sia una delle mie qualità fondamentali» […] C’è qualcosa in particolare che l’ha colpita nell’approccio dello Zio Toni al tennis? «Al di là del gioco, della tattica, della tecnica, è un grande motivatore. È un mentore, un consigliere, sa tutto ciò che serve per essere ai massimi livelli. Per me è una grande persona da cui apprendere». Lei è molto fiero delle origini togolesi di suo padre, e ha anche un progetto benefico legato al tennis. «Sì, per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo. Questa stagione è andata piuttosto bene, per fortuna Diciamo che questo progetto è una spinta in più per dare tutto».

Intervista a Corrado Barazzutti: “É stata un’ottima Italia e il futuro è tutto suo” ( Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

 

«Alla luce delle assenze, l’Italia ha raggiunto un ottimo risultato. Per quello che è stato l’epilogo di questa edizione, Italia-Canada si è rivelata la finale anticipata». Corrado Barazzutti non nasconde un pizzico di amarezza dopo la sconfitta subita dall’Italtennis al penultimo atto di Coppa Davis. Dopo aver estromesso da sfavoriti gli Stati Uniti, gli uomini guidati da Filippo Volandri hanno tenuto testa ai futuri vincitori della competizione cedendo il passo soltanto al doppio decisivo. «Il Canada si è dimostrata una squadra forte in singolare e con un doppio estremamente competitivo – commenta Barazzutti, ex capitano della Nazionale azzurra -. Nonostante siano stati eliminati nello spareggio di qualificazione alle fasi finali, hanno trionfato capitalizzando al meglio l’opportunità del ripe raggio. Bravi loro». Come reputa II cammino degli azzurri? «L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta (Sinner e Berrettini ndr), ma ha ritrovato Sonego in grande spolvero. Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto. Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi (Spagna e Germania, ndr) e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione». Ci sono state molte discussioni sulla scelta di schierare Berrettini in doppio. «Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso [..]. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire. Posso limitarmi a fare una semplice considerazione, bisognerebbe infatti essere informati su tutte le dinamiche […]». Essere capitano non è affatto semplice. «Qualcuno dice che non serve a niente, eppure non è affatto vero. Trovo che ci sia spesso troppa esagerazione nei giudizi, […] Quando le cose girano nel verso giusto se ne parla poco, quando si perde invece è il primo contro cui la gente va a puntare il dito. Filippo sono convinto che sarà un grandissimo capitano. É ancora giovane e avrà modo di accumulare tanta esperienza». Come vede II futuro della nostra Nazionale? «Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti […] Se negli anni a venire altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori cosi forti e al contempo giovani, credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni. Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto». II format della competizione la convince? «Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata […] Quando la vincemmo noi nel 1976 contre il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così com’è stata concepita»

Capodanno in Australia con la UnitedCup (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Stagione di sorprese e di addii, di promesse mantenute e decisioni prese in corso d’opera. La favola del Canada che da ripescata è riuscita a Malaga a conquistare la sua prima Coppa Davis è stato l’epilogo coerente di una delle annate più emozionanti che il tennis ricordi. Al saluto di Ash Barty, Serena Williams e Roger Federer è seguita l’ascesa irresistibile di Alcaraz. Russia e Cina, per ragioni diverse, sono sparite dalla mappa dell’ITF […] Nel frattempo, per i giocatori è ora tempo di off season e caccia all’estate. Una volta rientrati dalle rispettive vacanze, i protagonisti del circuito cominceranno a lavorare In vista della ripresa delle ostilità, fissata per II 29 dicembre con la United Cup […] Diciotto nazioni, sei gironi e tre città ospitanti più un ricco montepremi e punti validi per il ranking ad ingolosire i partecipanti. L’Italia giocherà a Brisbane, inserita nel gruppo E con Brasile e Norvegia, e sarà guidata da Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Martina Trevisan. Completano il gruppo per un torneo articolato in un singolare maschile, uno femminile e un doppio misto, Andrea Vavassori, Marco Bortolotti, Lucia Bronzetti, Camila Rosatello e Nuria Brancaccio. Assente Jannik Sinner, il cui 2023 prenderà invece il via da Adelaide, città natale del suo coach, Darren Cahill, e sede dell’omonimo torneo International (2-8/01), alla cui entry list dovrebbe aggiungersi Djokovic mentre già certa sarà la presenza di Andy Murray. La settimana successiva, ancora Adelaide, così come Sydney, costituirà l’ultima occasione per completare i rispettivi rodaggi. Il sedici gennaio a Melbourne iniziano gli Australian Open, e da Iì si comincerà a fare sul serio.

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La Davis secondo Volandri (Cocchi). La Davis al Canada. L’Italia si consola con il pass per il 2023 (Piccardi). L’intervista a Paolo Bertolucci:”Dai Italia, la Davis sarà tua” (Martucci). Trionfa il Canada. E il tennis multietnico (Azzolini)

Il Canada vincitore della Coppa Davis nella rassegna stampa di lundì 28 novembre 2022

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La Davis secondo Volandri (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il lavoro per la Davis 2023 è già cominciato, o meglio, il lavoro non si ferma mai. Da quando ho preso in mano la Nazionale sono abituato a lavorare in emergenza, ed è ovvio che avere le prime punte a disposizione è sempre meglio. Berrettini dovrebbe aver pagato il suo pegno alla sfortuna e comunque si è messo a disposizione anche se non era allenato ed era appena guarito dal problema al piede sinistro. Lui è prezioso sia a livello umano sia di esperienza. Anche quando non poteva giocare, ci ha fatto sentire la sua vicinanza, ha dato spunti importanti nella preparazione dei match e ha dato tutto in doppio pur non essendo ancora al cento per cento. Per l’Italia è imprescindibile. Anche Sinner ha dovuto rinunciare a Malaga per un acciacco, e mi è dispiaciuto sentire critiche nei suoi confronti. Ho parlato a lungo con Vagnozzi e il futuro azzurro di Sinner non è in discussione. Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. Aveva appena lasciato lo storico tecnico e aveva tutti gli occhi addosso. A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York. Dire che non è attaccato alla maglia azzurro è davvero ingeneroso. Il vero problema che ci troviamo ad affrontare un calendario davvero molto molto pieno di appuntamenti.

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Ripartire direttamente da settembre, saltando il preliminare di febbraio, ha due facce come ogni medaglia: il lato positivo è che se avessimo dei giocatori che arrivano alle fasi finali dell’Australian Open rischieremmo di non averli per il playoff, ma dall’altra parte è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo, che è un po’ il mio chiodo fisso. Ho impostato cosi il lavoro da quando ero direttore tecnico del settore maschile e continuo anche ora che sono capitano, penso che avere un contatto costante permetta di avere sempre considerazione e rispetto delle necessità degli uni e degli altri. Sono molto fortunato, perche il meccanismo funziona e ogni volta che chiedo qualcosa ognuno di loro fa tutto il possibile per accontentarmi.

[…] Bolelli e Fognini restano il punto di riferimento come coppia, ma dovremo provare anche altre alternative per fronteggiare eventuali emergenze che purtroppo abbiamo visto possono sempre capitare. La scelta di far giocare Matteo con Fabio è stata dettata dall’infortunio di Simone, uno che io mi porterei in squadra fino a cinquant’anni e che nei quarti a mio avviso è stato il migliore in campo. Anche in questo caso ho sentito dire che avrei fatto giocare Matteo per un capriccio, ma solo un folle dividerebbe una coppia come Bolelli e Fognini dopo che erano anche galvanizzati dalla vittoria decisiva contro gli Usa.

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Stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche In doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato.

La Davis al Canada. L’Italia si consola con il pass per il 2023 (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Il Canada eliminato 4-0 nelle qualificazioni dall’Olanda e riammesso con wild card dopo lo scoppio della guerra e l’esclusione della Russia campionessa in carica conquista la Davis a Malaga (2-0 all’Australia in finale): prendiamo atto che la nuova coppa, tra le storture assortite (giocare due set su tre è un altro sport), prevede che una squadra ripescata possa entrare nell’albo d’oro. Per il Canada, trascinato dal talento di Auger-Aliassime (6-3, 6-4 a De Minaur) e dalla buona vena mancina di Shapovalov (6-2, 6-4 a Kokkinakis), è la prima volta in 109 anni di storia: ad ammirare i nuovi campioni ieri in tribuna c’era anche Novak Djokovic che sverna a Marbella, a 60 km da qui. La buona notizia è la wild card con cui è stata premiata la semifinale dell’Italia, sconfitta sabato al doppio decisivo proprio dal Canada: l’anno prossimo la compagnia dei celestini disputerà direttamente la fase a gironi (11-17 settembre, confermata Bologna come sede) senza passare dai preliminari di febbraio. Significa avere dieci mesi per provare a costruire una (non facile) alternativa alla coppia veterana, Fognini-Bolelli, 72 anni in due: Fabio ha borbottato che questa potrebbe essere stata la sua ultima apparizione in azzurro («Escludo: lo avremo con noi anche nel 2023» è intervenuto deciso Berrettini con piglio da leader), Simone a 37 anni è più spesso acciaccato che sano. In una formula che assegna al doppio il 50% dell’importanza sul risultato è impensabile non avere un duo di specialisti (o perlomeno uno), a meno che il c.t. Volandri non pensi di vincere sempre 2-0 grazie ai singolaristi titolari: Sinner e . Berrettini. Certo se sani, abili e arruolati.

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La Nazionale è ripartita da Malaga, insomma, con buone indicazioni per il futuro ma anche con una lista di compiti da fare a casa. Grazie al piazzamento in semifinale l’Italia è di nuovo tra i quattro Paesi più forti al mondo, con la Croazia (peraltro battuta a Bologna nel girone) migliore squadra d’Europa per la prima volta dal lontano 1979. Un trionfo (1976), sei finali perdute, 11 semifinali (di cui 6 interzona con l’antica formula) inclusa quella di Malaga sono un bagaglio importante.

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L’intervista a Paolo Bertolucci: “Dai Italia, la Davis sarà tua” (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Paolo Bertolucci, l’Italia di Davis ha perso, di poco, al doppio di spareggio col Canada in semifinale, ma ha perso: che cosa si porta via da Malaga con la prima semifinale dopo 8 anni e le due imprese di Sonego? La Coppa resta un sogno unico, come il trionfo del 1976. «Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set».

[…]

Sonego è stato eroico. «È stato bravissimo con Tifano e • mi ha proprio esaltato contro Shapovalov: sembrava giocasse uno di quei match mitici che si raccontano negli anni, quelli che ti tolgono il sangue. Non ho perso un “15”. E’ stata una partita folle di quelle che o ti danno lo sprint o ti stendono». Lei è stato sia giocatore che capitano di Davis. Avrebbe fatto giocare Berrettini in doppio? «Se è stato il giocatore a dire che stava male, anch’io poi avrei chiesto a Fognini con chi avrebbe preferito far coppia. Anche se, sinceramente, sarei andato prima da Sonego e gli avrei chiesto un sacrificio: era distrutto ma era anche in uno stato di esaltazione tale che avrebbe fatto un altro partitone. Penso che Volandri abbia anche pensato al giorno dopo, alla finale, a preservare Lorenzo. Io me ne sarei fregato, domani è un altro giorno, avrei cominciato a vincere la semifinale». Berrettini ha sbagliato a giocare? «Ognuno è fatto in un modo: si vede che ci tiene molto alla nazionale sia fuori che dentro del campo. Ma alla sua età e con la sua caratura deve essere in grado di capire se può o non può giocare, sempre per il bene della squadra. Saper valutare se non è meglio che giochi un altro al posto proprio è accettare la realtà e anche avere umiltà». Ha sbagliato Sinner a non imitare Berrettini e seguire la squadra a Malaga pur non potendo giocare? «Secondo me sì, io l’avrei fatto. Ma sono scelte molto personali e ognuno risponde delle proprie azioni. Avrebbe dato un’ulteriore dimostrazione di vicinanza ai compagni. Non sarebbe stato un grosso sacrificio, si poteva portare dietro il preparatore atletico, non avrebbe perso tanto». Non sono troppi questi infortuni degli azzurri? «A fine stagione i giocatori devono ora valutare all’interno del proprio team se erano evitabili o meno. Con questo tennis sempre più fisico e violento, coi campi sempre più duri, passando continuamente da una situazione ambientale all’altra, dal caldo al freddo, i giocatori si fanno sempre più male. Guarda anche Zverev ed Alcaraz

[…]».

Trionfa il Canada. E il tennis multietnico (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È la finale di Coppa Davis e in campo ci sono Il Canada e l’Australia ma anche il Togo, la Grecia, la Russia, Israele, e pure l’Ecuador e la Spagna. Vince il Canada, quasi a mani basse, ed è la prima Davis per il Paese con la foglia di acero. Auger Aliasalme dal Togo, Shapovalov israeliano e russo, capitan Dancevic serbo, Pospisil il doppista ceco e le riserve Galarneau e Diallo si stringono in un laocoontico abbraccio al centro del campo. Rappresentano un unico Paese e sette culture differenti.

[…]

Comincia Denis Shapovalov che finalmente può dare un senso a questa sua partecipazione – finora scombussolata da sfondoni e sconfitte – cesellando un bel match sulle precarie smnanacciate difensive diThanasi Kokkinakis. Denis è di famiglia russa ucraina, nato a TelAviv durante il lungo viaggio che da Mosca condusse i coniugi Viktor e Tessa a Toronto. La mamma, tennista per l’Unione Sovietica, cresciuta negli anni Duemila, sempre consentendogli di esprimersi con la racchetta secondo gli estri del momento, fuori da ogni schema o assillo tattico.

[…]

Kokkinakis viene da una famiglia greca oggi ramificata ad Adelaide (come Kyrgios, anche lui greco, ma di madre malese). Il Canada è avanti uno a zero quasi senza colpo ferire. Serve un punto, e viene dal Togo. Sam Aliassime, il padre di Felix, si è diviso fra calcio e tennis negli anni trascorsi a Lamé, ma è diventato coach in Canada, dove si trasferisce ancora molto giovane. Conobbe Marie Auger, franco-canadese, la sposa. Il tennis piaceva anche a lei,

[…]

C’era un particolare, che papà Sarn trovava interessante, essendo cresciuto in un Paese in cui le religioni animistiche hanno ancora un seguito. ll figlio era nato l’8 agosto, lo stesso giorno di Federer, 19 anni dopo. Le premesse sembravano buone. Così, Felix è cresciuto con una missione precisa. Diventare tennista. C’a è riuscito e non è stato facile. Nel 2018 subì un intervento al cuore, per liberarlo di un nervo che ne ostruiva la funzionalità, ma dopo due mesi era di nuovo in campo. Da due anni ha chiesto a Toni Nadal di portarlo alla completa maturità. E l o zio di Rafa l’ha già consegnato alla Top Ten, numero sei, grazie alle quattro vittorie ottenute quest’anno (Rotterdam, Firenze, Anversa e Basilea}. Lo step successivo era la Davis, ed eccola qui. Felix ha spianato Alex De Minaur, papà ecuadoregno e madre spagnola, ma nato a Sydney per buona sorte del tennis australiano. De Minaur piace tanto a Hewitt. Come lui ha tanta velocità nelle gambe e colpi che non fanno male come quelli di Auger-Aliassime. L’ultimo singolare di questa edizione della Davis ha vissuto proprio di questo, l’impossibilità da parte di De Minaur (si fa chiamare Demon, però) di aprire varchi nel palleggio del canadese. Era un match scontato, solo difendendosi non si vince in questo tennis. De Minaur ha avuto otto palle break e non è riuscita a sfruttarne manco mezza. Aliassíme ne ha avute due e su quelle ha vinto il match. E la Coppa… Il Canada è la sedicesima nazione a firmare l’albo dei successi in Davis. La vittoria sull’Italia in semifinale, offre agli azzurri un posto sul podio. Di fatto, sono terzi. Con merito… E un bel po’ di sfortuna. Gli infortuni di Berrettini, Sinner e l’ultimo, di Bolelli, hanno complicato un percorso che forse, can la nazionale al completo, sarebbe proseguito speditamente fino alla vittoria.

[…]

Musetti era apparso già in tono minore contro Auger-Aliassime, e provarlo in doppio sarebbe stato un azzardo. II rimpianto vero è l’infortunio di Bolelli. Con Simone in campo è probabile che il punto del doppio sarebbe stato nostro. La Davis chiude con un buon risultato di pubblico, ma lascia aperte infinite perplessità sul format. La finale, chiusa in due singolari e quattro set, ha offerto lo spettacolo più modesto dell’intera settimana. E i doppi, con i loro protagonisti in buona parte sconosciuti, sono troppo importanti nella definizione del risultato finale. Forse un format con quattro singolari e un doppio, anche sui tre set, risulterebbe più rappresentativo dei veri valori delle squadre. Ma quelli della Kosmos non ci sentono. E quelli della federazione internazionale hanno tre milioni di buoni motivi (in dollari) per non aiutarli ad aprire le orecchie.

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Rassegna stampa

Italia, finisce il sogno Davis (Bertolucci, Cocchi, Palliggiano, Azzolini, Semeraro)

La rassegna stampa di domenica 27 novembre 2022

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Il sogno Davis è solamente rimandato (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Il sogno è svanito sul più bello, a un passo dal paradiso, ma l’Italia che è stata eliminata in semifinale di Coppa Davis deve essere salutata con un grandissimo applauso: pur nella delusione della sconfitta, la settimana di Malaga ci ha consegnato una squadra vera, compatta, combattiva, che senza le piccole sfortune inevitabili in ogni manifestazione di questo livello, sarebbe tornata a sollevare l’insalatiera dopo 46 anni. Ne sono convinto. Ci saranno sicuramente mugugni sulla scelta di capitan Volandri di schierare Benetilni nel doppio decisivo, ma il campo va subito sgomberato da ogni dubbio: la decisione era obbligata. Bolelli infatti soffre di un infortunio a un polpaccio che lo avrebbe tenuto fuori anche dall’eventuale finale di oggi ed era impensabile richiedere uno sfarzo supplementare a Sonego dopo le tre ore contro Shapovalov, mentre Musetti avrebbe faticato a metabolizzare in fretta le due sconfitte in singolare e in ogni caso va protetto da troppe pressioni. Evidentemente Matteo se l’è sentita, anche se poi la partita ha palesato quanto temevamo: una desuetudine all’agonismo normale per un giocatore assente dal 23 ottobre, amplificata dai ritmi vorticosi di una specialità come il doppio. E così non è bastato un Fognini sontuoso nel primo set per venire a capo del match: peccato, un Berrettini magari rodato anche da una sola settimana di partite sarebbe certamente stato più funzionale alla causa e con Bolelli sano avremmo sicuramente vinto il doppio contro i canadesi e oggi saremmo stati favoriti anche contro l’Australia. Ma a mente lucida dobbiamo cogliere i grandi segnali di fiducia che le sfide con Stati Uniti e Canada ci hanno lasciato. Intanto, la forza dei gruppo: grazie al lavoro del c.t Volandri, tutti possono sentirsi titolari in questa squadra, che ha sfiorato rimpresa pur in assenza dei suoi giocatori più forti Sono particolarmente contento della rinascita di Sonego, un ragazzo che aveva un conto in sospeso con la Davis e nell’occasione più importante ha disputato le migliori partite dell’anno, lui che era stato escluso dalle convocazioni ed è rientrato dalla finestra solo per gli infortuni dei compagni. Le sconfitte di Musetti sono arrivate contro due giocatori più forti di lui e non devono preoccupare, ma devono rappresentare uno stimolo per continuare nel processo di crescita messo in mostra negli ultimi mesi del 2022. Fognini e Bolelli, pur con gli acciacchi dell’età, hanno confermato di essere un doppio di alto livello che può ancora dare molto alla nazionale. L’Italia deve continuare giustamente ad essere ambiziosa anche per il traguardo più alto quando si trova ad affrontare la Davis, con l’auspicio, nelle prossime edizioni, di poter contare su tutti i suoi giocatori in piena forma.

In finale ci va il Canada (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Adesso è troppo facile essere tristi. La finale di Davis che all’Italia mancava dal 1998 era lì, a un passo. Bastava solo un altro punto agli azzurri per raggiungere l’Australia e giocarsi, oggi, l’Insalatiera d’argento. E invece no, a rincorrere il titolo va il Canada con l’ultimo punto conquistato nel doppio decisivo formato da Vasek Pospisil e Felix Auger Aliassime contro Matteo Berrettini e Fabio Fognini, un duo d’emergenza, schierato a pochi minuti dal match decisivo dopo l’ennesimo colpo di sfortuna su un’Italia già in formazione di emergenza. Era partita senza i due singolaristi di punta e con Berrettini arrivato in corsa, per tifare, ma, soprattutto, essere disponibile in caso di emergenza. E puntualmente emergenza è stata, con Simone Bolelli fermato da un risentimento al polpaccio e impossibilitato a scendere in campo con Fabio Fognini, con cui giovedì avevano portato l’Italia alla gioia della semifinale. Alla fine la scelta è caduta su Berrettini, ed è troppo facile a posteriori dire che è stata una decisione sbagliata. Matteo lo aveva detto: «Sarei disposto a giocare anche su una gamba sola». E praticamente così è stato. L’assenza di partite, la preparazione ancora precaria e la poca abitudine al doppio con Fognini hanno inciso fortemente sulla partita, anche perché di là sentivano invece profumo di rimonta. Troppo carico Aliassime, reduce dalla vittoria agile in due set contro Musetti e schierato anche lui all’ultimo momento al posto di Denis Shapovalov, a pezzi dopo la sconfitta in tre ore e un quarto contro Lorenzo Sonego. Ora è inutile sbattere la testa per la vittoria mancata all’ultimo, ma non bisogna dimenticare che fino a giovedì l’Italia era data per spacciata contro gli Stati Uniti, e invece ci siamo goduti un’altra sfida da togliere il fiato. Non c’è stato il lieto fine, ma non è tutto da buttare. Abbiamo ritrovato un Lorenzo Sonego pronto al rilancio dopo una brutta stagione, un Lorenzo Musetti capace, nonostante le sconfitte, di affrontare le responsabilità da numero 1 della Nazionale a 20 anni, ma soprattutto un gruppo solido che gira attorno a Filippo Volandri: «Io sono molto orgoglioso della squadra – ha detto il capitano dopo il k.o. -, perché ogni volta che ho chiesto qualcosa tutti si sono messi a disposizione. Lo dimostra Matteo, arrivato qui con tutt’altre premesse, che ha risposto presente quando c’è stata la necessità di subentrare a Bolelli, che purtroppo si è infortunato». Puntare su un giocatore che non giocava da un mese ed era reduce da un infortunio a un piede a molti è sembrato un azzardo: «Ho fatto i miei calcoli – prosegue Volandri -. Ho chiesto a Berrettini se se la sentisse, quando mi ha dato la sua disponibilità per me è stato impensabile non schierarlo. La sua esperienza nei match importanti, le sue qualità, non potevo non considerarle». Tra i papabili, ha detto il c.t. azzurro, c’era anche Lorenzo Musetti, che però era reduce da due sconfitte e probabilmente non avrebbe potuto reggere altre pressioni: «Ero un po’ nervoso, poco tranquillo – ha spiegato il 20enne -. Per la seconda volta di fila ho avuto la chance di dare la vittoria all’Italia e non ci sono riuscito. Mi spiace molto». Fognini non ha nemmeno la forza di parlare, è sull’orlo delle larrime «Sono molto triste, non so quante altre sfide di Coppa Davis giocherò e aver mancato questa finale per pochi punti fa davvero male». Mastica amaro Berrettini, che vede finalmente chiudersi un 2022 da dimenticare: «È stato un anno mentalmente prosciugante – ha detto – dopo l’ennesimo infortunio ho pensato di chiudere tutto e tornare nel 2023, ma quando c’è stata l’opportunità di vestire l’azzurro ho voluto provarci. So di non aver fatto la partita della vita, ma ci ho provato fino all’ultimo. La squadra ha risposto bene, e penso che abbiamo posto ottime basi per il futuro».

L’Italia va a sbattere su Auger-Aliassime (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

Il sogno di raggiungere la finale 24 anni dopo l’ultima volta è svanito in una fresca serata malagueña. Oggi la Coppa Davis se la giocheranno Canada e Australia. I primi non l’hanno mai vinta, i secondi l’hanno alzata al cielo 28 volte, di cui l’ultima nel 2003. A noi, invece, resta quella del 1976, vanto azzurro che purtroppo, 46 anni dopo, non si ripeterà. C’abbiamo provato: incerottati, da sfavoriti, facendo gli straordinari, ma l’Italia di Volandri s’è arresa in semifinale, perdendo 2-1 contro i canadesi e lasciandoci zeppi di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. La finale l’abbiamo annusata, anche un po’ sfiorata e principalmente grazie a un ragazzo che era venuto qui a Malaga non per caso, ma per necessità. Sonego ci aveva regalato ancora una volta il primo punto, a Musetti è mancato di nuovo un exploit che sarebbe stato bellissimo, ma non impossibile. A 20 anni, e da numero 1 azzurro, non gli si può certo chiedere la luna. Il punto decisivo, invece, è arrivato con il doppio, importantissimo nel nuovo formato della Coppa Davis, quello che ha debuttato nel 2019 a Madrid e che vide il Canada arrivare in finale e perdere contro la Spagna di Rafa Nadal. Pmprio in quell’edizione, ci fu l’ultimo precedente tra le due nazionali e Berrettini, nella fase a gironi, giocò in coppia il doppio con Fognini battendo Pospisil-Shapovalov. Al “Martin Carpena” è andata decisamente peggio. Matteo è stato schierato a sorpresa, perché ufficialmente Bolelli aveva un problema al polpaccio. «Non s’era allenato venerdì, ci ha provato, ma non era in grado di giocare» ha spiegato Volandri, che poi ha motivato la scelta di Berrettini: «Sonego aveva dato tutto, ho considerato anche Musetti, ma Matteo era pronto e ho deciso di schierare lui. È uno abituato a questi palcoscenici e se ho una potenzialità del team, provo a sfruttarla tutta. Insomma, era il coniglio tirato fuori dal cilindro, venuto qui con tutt’altro ruolo». Il romano non giocava dal 23 ottobre, dalla finale persa all’ATP 250 di Napoli contro Musetti. Il problema al piede sinistro l’aveva tenuto fuori da Vienna e Parigi-Bercy. A Malaga aveva dato inizialmente forfait, poi aveva raggiunto il gruppo mercoledl per stare principalmente vicino alla squadra, fare da motivatore, dare consigli e allenarsi. «Non ho il rimpianto di aver giocato, me la sentivo. So di non aver fatto la mia miglior partita, so di poter giocare molto meglio. L’obiettivo era vincere mettendoci il cuore, di fare l’impossibile anche senza giocare la miglior partita. Nonostante il livello, avremmo potuto vincere lo stesso e raggiungere la finale». Auger Aliassime è stato l’uomo della serata. Ha battuto senza troppa fatica Musetti in due set dimostrandosi uno dei tennisti più in forma di fine 2022. Poi s’è messo in coppia al posto di Shapovalov che aveva perso da Sonego, ed è stato decisivo sia al servizio che sotto rete. […]

Super Sonego, ma i miracoli sono esauriti (Daniele Azzolini, Tuttosport)

E’ una finale di Davis che se ne va come acqua cheta, senza un perché definito e senza annunciare le proprie intenzioni. Scivola via semplicemente, senza mostrare appigli che possano trattenerla un attimo di più. Si vede che non era ancora il nostro turno di tornare a vincerla, questa Davis che non sembra più quella di prima, malgrado si fossero palesati molteplici annunci, nei giorni addietro, tali da far pensare che tutto fosse pronto per il lieto evento, per la cancellazione dei ricordi milanesi di 24 anni fa. E poi, chissà, si sarebbe scoperto a quel punto che c’era persino la possibilità di mandare in pensione la Coppa del 1976. Ma non è così, non ancora. L’Italia resta a un passo da questa Coppa tanto attesa, la sfiora, ma non riesce ancora ad afferrarla, e farla sua. Nel tramestio che segue i primi due singolari, tra l’italianissimo orgoglio smosso da Sonny Sonego e la prova stavolta impacciata e senza corpo offerta da Musetti, si scopre che nessuno dei due doppi annunciati sarebbe potuto scendere in campo. Shapovalov aveva i muscoli della schiena lisi dalle troppe sollecitazioni che il tennis di Sonego gli ha imposto nel match d’apertura. Lo avevamo visto alle prese con il fisioterapista già nel corso del secondo set, e certo la rapida affermazione di Auger-Aliassime (un’ora e 28, per battere Musetti) non gli ha concesso quella pausa che avrebbe potuto restituirlo risanato al match di coppia. Ma non gioca nemmeno Simone Bolelli, perché il polpaccio già al centro di molti amorevoli impacchi prima di scendere in campo contro gli americani Sock e Paul, lo ha definitivamente abbandonato a se stesso. Capitan Volandri ha cercato rimedio consultando l’intera squadra. L’unico a disposizione era Berrettini, in recupero dai guasti al piede. Un bel rischio mandarlo in campo così, a freddo, dopo più di un mese di lontananza forzata dai campi. Ma anche l’unico che con Fognini avesse già giocato, e che per caratteristiche tecniche e fisiche avrebbe potuto incidere nel duello. Vi è riuscito, ma non quanto sarebbe servito, e ha costretto Fabio a spostarsi dalla parte del rovescio. I due azzurri hanno messo in campo tutto il possibile e anche qualcosa in più, ma non hanno mai dato l’impressione di poter disporre della coppia canadese composta da Pospisil e Auger-Aliassime, nemmeno quando le hanno strappato un break nel secondo set. Gli americani hanno presto ricucito la ferita, e hanno mantenuta alta la quota di volo. Troppo alta per il doppio italiano. Avremmo dovuto disporre, fosse stato possibile, di almeno quattro Sonego. Uno per affrontare Shapovalov, un altro da schierare contro Auger-Aliassime e due da provare in doppio. Alla fine, è stato proprio il torinese, ripescato da Volandri per ovviare ai forfait di Sinner e Berrettini, l’anima e il trascinatore di questo gruppo. L’immagine che si è vista rimbalzare su tutti i teleschermi era quella di una mano che girando su se stessa, due, tre volte, indicava a Lorenzo Sonego la direzione da imprimere alla palla. La mano era quella di Matteo Berrettini, l’indicazione quanto mai precisa: brevi slice, a uscire, con l’effetto che allontani la sfera ancora di più dalla racchetta di Shapovalov. I due si sono scambiati un cenno d’intesa. Sonego ha eseguito convinto lo schema, il canadese ha provato ad agganciare la palla ma è stato costretto quasi a uscire dal campo. Si è aperto così il corridoio per infilare il dritto vincente dell’azzurro, comodo, invitante. Sonny si è appoggiato al colpo, in avanzamento. È stato un buon punto. I due si sono scambiati un cenno con il pollice alzato. Quanti fossero gli azzurri in campo, in quel terzo set che Sonego teneva stretto a sé, è una domanda che rischia di strappare un sorriso andando a titillare un evidente paradosso, e insieme offre una spiegazione di come gli azzurri abbiano interpretato questa fase finale della Davis. Se è vero che Sonny si è fatto in quattro, per tenere testa a un giocatore di così alto rango tecnico come il canadese, è altrettanto provato che nel suo match sono Stati in tanti a interagire, dal capitano alla panchina, ai coach che sono stati invitati a fare gruppo. Si andava dall’incitamento, al consiglio tattico vero e proprio, fino ai suggerimenti, alle indicazioni, ai moniti in certi casi, utili alla gestione dei momenti più complicati del confronto. […]

Davis proibita (Stefano Semeraro, La Stampa)

Finisce male, alle nove e mezzo della tarde a Malaga, una corrida triste dove la vittima è l’Italia. Finisce come non doveva: una sconfitta al doppio di spareggio (7-6 7-5) dopo l’impresa di Sonego contro Denis Shapovalov che aveva portato gli azzurri a un passo dall’ottava finale di Coppa Davis. Un’Italia scheggiata dall’ennesimo infortunio di quest’anno piagata dalla malasorte. Stavolta è toccato a Simone Bolelli – che in doppio contro gli usa era stato il migliore in campo fermato dal riacutizzarsi di un malanno al polpaccio. Al suo posto Filippo Volandri ha deciso di rischiare Matteo Berrettini, il totem di questa nazionale che fino a pochi momenti prima faceva da tecnico aggiunto e capo claque, e si è ritrovato in campo, a corto di preparazione, e non ha giocato da Berrettini. Anzi, è stato il peso che ha trascinato a fondo il nostro doppio, che pure è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Ma a corto di preparazione, fermo da ottobre per il problema al piede sinistro, diversamente avrebbe potuto fare di meglio. In finale ci va il Canada, che in squadra ha un grande giocatore – Felix Auger Aliassime, ieri capace di portare due punti, in singolare contro Musetti (6-3 6-4) e in doppio a fianco di un mediocrissimo Pospisil – ma non era la squadra più forte. E così diventa inutile anche il colpo di Lorenzo Sonego, che nel primo singolare di giornata era riuscito nell’impresa di battere Denis Shapovalov (7-6 6-7 6-4) giocando una partita quasi perfetta per concentrazione, tattica, mente e corazon. Ulteriore beffa: in un tennis dominato in lungo e in largo dall’Europa, nel cuore dell’Andalusia a contendersi la Zuppiera saranno una squadra nordamericana e l’Australia di Kokkinakis e De Minaur. «È davvero un peccato, con Bolelli avremmo vinto sicuramente», dice Paolo Bertolucci, doppista principe della Squadra anni ’70. «E sono convinto che ce l’avremmo fatta anche in finale contro l’Australia». Resta la consapevolezza di avere una grande squadra, che con Sinner e Berrettini a pieno servizio probabilmente sarebbe stata imbattibile, ma che non è riuscita a sfatare il tabù di una Coppa che manca dal 1976, di una finale raggiunta per l’ultima volta in casa nel 1998. […]

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