Numeri: ATP Finals, ecco perchè Djokovic è il favorito. Può eguagliare il record di Federer?

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Numeri: ATP Finals, ecco perchè Djokovic è il favorito. Può eguagliare il record di Federer?

A Nadal bastano undici tornei per essere a Torino, Auger-Aliassime è messo peggio di tutti negli scontri diretti, nessuno ha vinto più match di Tsitsipas. L’approfondimento di Ferruccio Roberti sugli otto maestri di Torino

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I partecipanti delle Nitto ATP Finals 2022 a Torino (Twitter @atptour)
 

0 – I tennisti che giocheranno a Torino contro i quali Novak Djokovic non vanta un bilancio positivo negli scontri diretti: sia gli head to head complessivi di ciascuna superficie su cui si sono disputati, sia quelli riferiti esclusivamente a condizioni di gioco simili alle partite che si disputeranno nei prossimi giorni al PalaAlpitour di Torino. Basta consultare la tabella 1 da noi preparata per verificare questa condizione che contribuisce a porre il campione serbo tra i principali favoriti della competizione torinese. Curiosando nei confronti diretti tra i protagonisti delle ATP Finals si nota poi che Felix Auger-Aliassime è l’unico tennista in gara al PalaAlpitour ad essere in svantaggio negli h2h con tutti i suoi avversari. Una condizione statistica spiegabile in gran parte con la sua età: il canadese è il più giovane in gara, essendo nato l’8 agosto 2000 (lo segue in tal senso, essendo nato sedici mesi prima, Casper Ruud) e la sua maturazione tennistica non è ancora completata. Lo dimostrano anche gli ultimi mesi durante i quali ha notevolmente migliorato il suo rendimento, come testimonia eloquentemente il suo score più recente: ha vinto 16 delle ultime 17 partite giocate.

Tabella 1. Bilancio confronti diretti degli 8 partecipanti alle ATP Finals 2022 (tra parentesi è indicato il bilancio nelle partite giocate sul cemento indoor)

1 – La semifinale nei più importanti tornei del circuito (Slam e Masters 1000) raggiunta nel 2022 da Andrey Rublev, come si può verificare consultando la tabella 2. Il 25enne moscovita solo a Indian Wells lo scorso marzo è arrivato tra gli ultimi quattro nelle competizioni tennistiche che più contano, ma è riuscito a qualificarsi per Torino come settimo nella Race grazie a 4 titoli e a 5 semifinali raggiunte nel corso della stagione. Riuscire a esprimersi al meglio nei tornei che regalano l’immortalità tennistica (in carriera non ha ancora mai raggiunto una semifinale in un Major) è l’ultimo step mancante a un tennista che comunque già vanta 106 settimane in top ten (e 15 in top 5). Nel 2022 anche Auger-Aliassime ha ottenuto una sola semi nei tornei più importanti, ma il dato per Felix è meno preoccupante: innanzitutto perchè ha quasi tre anni in meno di Rublev, ma anche perché il canadese lo scorso anno a New York è stato già tra gli ultimi quattro in gara in uno Slam.

4 – Il numero massimo di tornei vinti nel 2022 dai tennisti che prenderanno parte alle ATP Finals: ci sono riusciti Nadal (vincitore di Australian Open, Roland Garros, ATP 500 di Acapulco e ATP 250 di Melbourne), Djokovic (Wimbledon, Internazionali d’Italia, ATP 500 di Astana e ATP 250 Tel Aviv) e, sebbene in tornei mediamente meno difficili, anche Auger-Aliassime (ATP 500 di Rotterdam e Basilea, ATP 250 di Firenze e Anversa) e Rublev (impostosi al 500 di Dubai e ai 250 di Marsiglia, Belgrado e Gijon). Solo il numero 1 al mondo Carlos Alcaraz, grande assente della manifestazione, ha vinto nel 2022 più tornei dei tennisti citati, mettendo il trofeo in bacheca in ben cinque manifestazioni (Us Open, i Masters 1000 di Miami e Madrid e gli ATP 500 di Rio de Janeiro e Barcellona).

 

6 – I titoli vinti da Roger Federer alle ATP Finals: lo svizzero si è imposto prima nelle edizioni giocate sul cemento all’aperto di Houston nel 2003 e 2004, poi in quelle sul duro in condizioni indoor a Shanghai nel 2006 e 2007 e, infine, nella O2 Arena di Londra nel 2010 e 2011. Il campione svizzero potrebbe essere raggiunto come recordman di vittorie del torneo da Djokovic nel caso il serbo si imponesse la settimana prossima a Torino: assieme a Nole hanno vinto cinque edizioni delle Finals anche Ivan Lendl e Pete Sampras, seguiti a loro volta da Ilie Nastase, vincitore di quattro Masters, come un tempo veniva chiamato il torneo.

11 – I tornei disputati da Rafa Nadal nel 2022: il campione maiorchino è il tennista ad aver giocato meno tra gli otto partecipanti alle Finals, ma, paradossalmente, è colui ad avere la migliore classifica. Il maiorchino è l’attuale  numero 2 ATP, dietro al solo Carlos Alcaraz costretto a non partecipare per la prima volta al “torneo dei Maestri” per un problema agli addominali riscontrato durante la partita persa a Bercy la settimana scorsa. Rafa è a Torino principalmente grazie ai punti ottenuti con le vittorie dei primi due Major dell’anno giocati a Melbourne e Parigi, a quelli della finale raggiunta al Masters 1000 di Indian Wells e ai punti garantiti dalla vittoria dell’ATP 500 di Acapulco: in quattro tornei ha accumulato 5100 punti, l’87% di quelli raccolti sinora nel 2022. Il campione maiorchino quest’anno ha vinto sette partite contro colleghi nella top ten, come il solo Tsitsipas è anche riuscito a fare: ma se il greco ne ha perse sei, Nadal è uscito sconfitto solo una volta da partite contro tennisti nella fascia più alta della classifica (lo scorso maggio nei quarti del Masters 1000 di Madrid, dove ha perso contro Alcaraz).

52 – Le edizioni già svolte delle ATP Finals. Il torneo che dal 1970 a fine stagione raccoglie e mette di fronte  gli otto tennisti ad aver ottenuto i migliori risultati durante l’anno solare è sempre stato itinerante. Si è già giocato  in 16 città di undici differenti nazioni appartenenti a quattro diversi continenti. A partire dalla prima versione del torneo giocata cinquantadue anni fa a Tokyo e vinta da Stan Smith (quella in partenza a Torino è la seconda che si gioca  in Italia) ci sono stati altri 24 tennisti a laurearsi campioni della manifestazione almeno una volta. La città nella quale si sono giocate più edizioni è New York (al Madison Square Garden, ben 13), seguita da Londra con 12 (tutte giocate alla O2 Arena).

LEGGI ANCHE: Sotto rete, i racconti di Ubaldo Scanagatta sulla storia delle ATP Finals

59 – Le partite vinte nel 2022 da Stefanos Tsitsipas: nessun altro tennista quest’anno ha sinora portato con successo a casa più partite del greco, che è seguito in questa particolare classifica da Carlos Alcaraz con 57 e da Auger-Aliassime con 55 (il primo italiano, e settimo assoluto in tale statistica, è Jannik Sinner, con 47 match vinti). L’attuale numero 3 del mondo (suo best career ranking raggiunto per la prima volta nell’agosto dello scorso anno) quest’anno ha raggiunto ben 7 finali (nessuno dei colleghi presenti a Torino ne ha raggiunte tante, come si può leggere nella tabella 2), vincendone però solo 2: quella del bis a Monte Carlo e quella sull’erba di Maiorca. Ha piuttosto deluso negli Slam: dopo la semifinale persa a Melbourne, al massimo ha raggiunto gli ottavi (a Parigi) negli altri Major ed è ora chiamato al riscatto nel quinto torneo più importante della stagione tennistica.


Tornei giocatiTitoli vinti (S/M/O)*Finali (S/M/O)Semi (S/M/O)Quarti (S/M/O)Bilancio W-L 2022Bilancio W-L Vs top 10 2022
Nadal
114 (2/0/2)1 (0/1/0)1 (1/0/0)1 (0/1/0)38-67-1
Tsitsipas
222 (0/1/1)5 (0/2/3)4 (1/2/1)3 (0/0/3)59-227-6
Ruud
213 (0/0/3)3 (2/1/0)2 (0/2/0)3 (0/0/3)48-202-4
Medvedev
172 (0/0/2)3(1/0/2)3 (0/1/2)2 (0/1/1)45-163-5
Auger- Aliassime254 (0/0/4)1 (0/0/1)3 (0/1/2)8 (1/4/3)56-256-7
Rublev
224 (0/0/4)05 (0/1/4)3 (1/1/1)49-183-3
Djokovic
154 (1/1/2)2 (0/1/1)1 (0/1/0)2 (1/0/1)37-76-3
Fritz
193 (0/1/2)005 (1/2/2)43-194-5

Tabella 2. Statistiche sulle partecipazioni ai tornei e sulle partite disputate
*S= Slam, M= Masters 1000; O= ATP 500 e/o ATP 250

Tabella 3. Statistiche ricavate dalle partite giocate nel 2022 dagli 8 partecipanti alle ATP Finals

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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