L'Italia e le semifinali di Coppa Davis: col Canada la n.12, l'ultima nel 2014 in Svizzera. La finale manca dal 1998

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L’Italia e le semifinali di Coppa Davis: col Canada la n.12, l’ultima nel 2014 in Svizzera. La finale manca dal 1998

Tante volte gli azzurri sono arrivati a un passo dalla finale. Dalla vittoria in casa degli Stati Uniti nel 1998 alla sconfitta con la Svizzera di Federer nel 2014, un piccolo viaggio nel passato

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Lo storico delle finali di Coppa Davis per l’Italia, è tristemente noto a tutti, con ben sette giocate (ultima delle quali nel 1998) a fronte di una sola vinta, nell’epica cornice di Santiago nel 1976, l’epopea di Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli, raccontata anche nella recente opera di Domenico Procacci. Ma l’Italia ha varie altre volte sfiorato il cielo dell’atto decisivo con un dito, avendo centrato, con la vittoria di ieri, 12 volte le semifinali (7 come Finali Interzone, 3 come semifinali Gruppo Mondiale e una con la nuova formula delle Finals). La prima, storica fu tra il 20 e il 22 luglio 1928, quando gli azzurri si arresero alla Francia sulla terra del Roland Garros; la più recente invece nel 2014, sull’indoor di Ginevra, quando ben poco si poteva contro la Svizzera di Federer e Wawrinka. E questa semifinale, insieme alle altre due più recenti (una sonora scoppola svedese nel ’97, una gran vittoria negli USA nel ’98), la andremo a vedere nel dettaglio, onde prepararci alla grande sfida di domani contro il Canada.

Nel 1997, sull’indoor di Norrkoping, l’Italia di Omar Camporese, Renzo Furlan e Diego Nargiso, capitanata da Paolo Bertolucci, cercava un’impresa rasentante quasi l’impossibile: battere in casa loro, e su una superficie decisamente favorevole, gli svedesi guidati da Jonas Bjorkman e Thomas Enqvist (ex top 10 entrambi, ed ex semifinalisti alle Finals). Il pronostico, per quanto in Davis possa dipendere da più fattori, lasciava poco spazio alla fantasia, e il campo non lo ribaltò, per quanto inizialmente gli azzurri ben figurarono e avevano diritto di sperare: Camporese si arrese solo al quinto a Bjorkman, e Furlan addirittura battè Enqvist. La mattina di sabato 20 settembre 1997, la spedizione azzurra nelle terre del Nord aveva motivo di essere ottimista…almeno fino al doppio, in cui Nargiso e Furlan rimediarono solo quattro game contro Kuthi e Bjorkman. Renzo iniziò anche alla grande il suo secondo singolare a dirla tutta, strappando il primo set a Jonas, senza però poi riuscire a reggere la pressione, e arrendendosi in 4. Nell’ultimo match, inutile ai fini della qualificazione, ancora vinse la Svezia, con Enqvist su Camporese, fissando il risultato su un secco 4-1. Un’Italia, quella, di cuore e grinta, anche di talento, ma sfortunata nel sorteggio, dato che la Svezia era tra le migliori squadre di quei tempi, e in seguito vinse la Coppa Davis 1997.

Un anno dopo, la formazione italiana vide alcune rivisitazioni, con Davide Sanguinetti e Andrea Gaudenzi come singolaristi di punta, sempre capitanati da Bertolucci; l’Italia ancora si spinse alle semifinali, e ancora il sorteggio fu poco magnanimo: l’aereo stavolta sarebbe atterrato a Milwaukee, per sfidare gli USA, privi sì di Sampras e Agassi, ma con il favore del pubblico, e comunque con la possibilità di schierare Todd Martin (ai tempi n.28, ma è stato anche 4 al mondo) e l’esuberante Jan-Michael Gambill, n.50. Insomma, il risultato non sembrava scritto quanto nel 1997, ma la bilancia tendeva decisamente verso la bandiera a stelle e strisce. Ma in quel weekend però, il fattore Davis e l’aria di impresa entrarono sulla scena prepotentemente, e fino alla fine: Gaudenzi, lucido in due decisivi tie-break, bruciò in quattro set Gambill, aprendo la pista al capolavoro di uno strepitoso Sanguinetti, che non concesse neanche un set all’esperto, ex finalista Slam Martin. Con queste sensazioni, e il vento della storia che spirava, Nargiso e Gaudenzi scesero in campo sabato 26 settembre 1998 per un doppio già decisivo. Gli azzurri andarono avanti 2 set a 0, tremarono un po’ facendosi portare al quinto da Gimelstob e Martin, salvo poi chiudere 6-3 di autorevolezza. 3-0 per l’Italia (il finale fu 4-1) e settima finale di Davis conquistata, con la possibilità di giocare in casa. Ma al Forum di Assago, tra il 4 e il 6 dicembre 1998, ancora la Svezia, sempre per 4-1, infranse i sogni italiani, vincendo la seconda Coppa Davis di fila, e la terza in cinque anni.

 

Tra quella grande vittoria nel Wisconsin e un’altra semifinale sarebbero trascorsi quasi 16 anni, dalla vittoria sugli USA all’impresa di Fognini su Murray sulla terra rossa di Napoli del 2014, che permise a Seppi di conquistare il punto decisivo contro James Ward che estromise la Gran Bretagna dalla Davis e riportò l’Italia in semifinale, al cospetto del colosso Svizzera, che ai tempi schierava Federer e Wawrinka. Dal 12 al 14 settembre 2014, l’Italia di Fabio Fognini, Andreas Seppi e Simone Bolelli, capitanati da Corrado Barazzutti, andò sull’indoor di Ginevra in cerca di un vero e proprio miracolo. Ma il venerdì, il primo giorno, rispettò il pronostico, con i singolari vinti senza grandi problemi da Federer su Bolelli e Wawrinka su Fognini. I Chicchi però (che di lì a poco avrebbero vinto l’Australian Open) con un grande scatto d’orgoglio portarono a casa il doppio contro Wawrinka e Chiudinelli, rimontando da 2 set a 1. Speranza riaccesa…ma Fabio avrebbe dovuto battere sua Maestà Roger per forzare il quinto, decisivo singolare. Così non fu, Federer stese in tre rapidi set Fognini, portando in finale la Svizzera con il risultato di 3-2 (la vittoria nell’inutile ultimo singolare di Seppi su Lammer lo suggellò). E, qualche mese dopo, gli elvetici, battendo la Francia, vinsero anche la prima Coppa Davis della loro storia. Ancora una volta, dunque, solo i futuri vincitori erano stati capaci di battere l’Italia.

Sono passati più di 8 anni da quei giorni di Ginevra, e non poche cose, nel movimento italiano, sono cambiate. Verrebbe da dire che una di queste è la sfortuna (ovviamente con un tocco di ironia) che ci ha privato dei nostri due top player, Sinner e Berrettini, prima di queste Finals di Davis. C’è però Musetti, c’è Sonego, ci sono ancora Bolelli e Fognini, forti di quell’esperienza del 2014. Domani, contro il Canada, non sarà un giorno come gli altri, ma se si va a vedere l’ultima semifinale giocata in Davis contro una squadra non europea, la storia sorride agli azzurri. La speranza, è che lo faccia anche la cronaca.

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Comunicato del Grand Slam Board: “Uniti nel supporto alla Coppa Davis”

I quattro Slam hanno comunicato il loro sostegno ad una competizione, la Davis, che si trova in un grave momento di crisi

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Coppa Davis a Montreal (foto Ubitennis)

A causa della rescissione del rapporto fra ITF e Kosmos, la Coppa Davis si trova attualmente in una fase decisiva per il suo futuro. La competizione, che aveva diametralmente cambiato formato nel 2019, a seguito dell’acquisizione del gruppo Kosmos, non aveva convinto appieno, ed era stata criticata l’intenzione di Gerard Piqué di trasformarla, come più volte dichiarato, in un “mondiale del tennis.” Ciò non si è avverato, anzi. Ed ora, concluso il breve rapporto fra ITF e Kosmos, la Davis si trova in una fase delicata della sua storia, sul punto di una svolta cruciale: farsi persuadere dal fascino di una restaurazione del vecchio format, oppure puntare al futuro?  

L’ITF avrà ancora un’edizione di tempo (quella che si appresta a cominciare, infatti, si disputerà ancora secondo il format Kosmos) per decidere il da farsi, e tentare nel frattempo di risollevare le sorti della storica competizione.  

In questi difficili momenti, in virtù del tennis tutto, le varie e spesso divise associazioni tennistiche dovrebbero unire le forze e puntare al bene dello sport che rappresentano: è questo, fondamentalmente, il messaggio trasmesso dal Grand Slam Board nella giornata di venerdì. L’augurio è che alle parole corrispondano i fatti. Per ora, ecco il comunicato completo: 

 

“I tornei del Grande Slam sono uniti nel supporto alla Coppa Davis, di cui riconoscono l’importanza storica e l’importante ruolo nella crescita del nostro sport nel mondo.  

“Siamo convinti esista un’opportunità di intraprendere ulteriori discussioni con l’ITF e l’ATP riguardo al futuro della competizione con l’ambizione di vederla tornare ad essere un evento importante con un ottimo formato e un piazzamento in calendario da cui traggano vantaggio i giocatori, i tifosi e lo sport in generale. 

“Proteggere il patrimonio dello sport e salvaguardare le più importanti competizioni a squadre come la Coppa Davis e la Billie Jean King Cup è una priorità per la community globale del tennis e riceverà la piena attenzione dei Grandi Slam.” 

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David Nainkin nominato capitano ad interim della squadra statunitense di Coppa Davis

Nainkin prende il posto di Mardy Fish e guiderà la squadra statunitense nella sfida dei Qualifiers contro l’Uzbekistan

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David Nainkin (foto: Pete Staples/USTA)

La cocente sconfitta nei quarti di finale di Coppa Davis giocata lo scorso novembre contro l’Italia era costata la panchina a Mardy Fish. L’ex top 10, originario del Minnesota, era finito al centro delle polemiche per qualche discutibile scelta in merito alle convocazioni effettuate per la Final Eight di Malaga. A far rumore era stata principalmente l’esclusione dall’elenco dei presenti in Spagna del numero 1 di doppio Rajeev Ram. Polemica divampata sempre di più alla luce della sconfitta della selezione statunitense nel doppio decisivo contro l’Italia.

Ad inizio gennaio un comunicato della USTA annunciava che Mardy Fish e la USTA avevano deciso di comune accordo di muoversi in una nuova direzione per quanto concerne il ruolo di capitano per la Coppa Davis 2023.

Il comunicato annunciava inoltre che, in attesa di designare un nuovo capitano full-time, a guidare la squadra statunitense nei Qualifiers di Davis Cup sarebbe stato un coach ad interim.

 

E la riserva su chi avrebbe guidato il team USA è stato un comunicato datato 27 gennaio. La USTA ha, infatti, sciolto le riserve e nominato David Nainkin come capitano ad interim della squadra di Coppa Davis.

Ricordiamo che la nazionale statunitense sarà impegnata il prossimo 3 e 4 febbraio nel round di qualificazione contro l’Uzbekistan. Si tratterà di una trasferta che vedrà la squadra Usa giocare sui campi indoor sul duro dell’Olympic Tennis School di Tashkent. Nainkin fa già parte dei quadri organizzativi della USTA ricoprendo il ruolo di capo coach a livello nazionale dello USTA Player Development. Nainkin collabora con l’USTA dal lontano 2005 ed è stato allenatore di diversi giocatori statunitensi, quali Taylor Fritz, Sam Querrey e Sloane Stephens.

Per Nainkin non si tratterà di una prima volta dato che fa parte dello staff del team di Coppa Davis già dal 2019 e ha guidato la parte maschile del contingente statunitense presente alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Al fianco di Nainkin ci sarà Dean Goldfine, attuale allenatore dell’astro nascente Ben Shelton, reduce dai quarti di finale all’Australian Open. In passato Goldfine ha lavorato anche con Andy Roddick e Todd Martin. Inoltre è stato parte dello staff di Davis Cup sotto la guida di Patrick McEnroe.

I cinque tennisti che saranno al servizio di Nainkin in Uzbekistan sono Tommy Paul, Mackenzie McDonald, Rajeev Ram e Austin Krajicek. A loro si aggiunge Denis Kudla che ha preso il posto di Jenson Brooksby che, inizialmente selezionato, ha deciso di rinunciare alla trasferta uzbeka.

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Coppa Davis: l’ITF scioglie il contratto con Kosmos, voci di una causa intentata da Piqué

Rottura tra ITF e Kosmos, voci di una procedura legale sia da una parte che dall’altra, con la società di Gerard Piquè che sarebbe sul piede di guerra

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Coppa Davis a Montreal (foto Ubitennis)

Tra l’ITF e la Kosmos rien ne va plus. Avrebbero dovuto collaborare venticinque anni – così stipulava il contratto – e invece l’ITF, nel corso del mese di gennaio, ha deciso di porre fine alla tanto discussa partnership con la celebre società di eventi guidata dall’ex calciatore spagnolo Gerard Piqué.

Secondo quanto ricostruito, la decisione da parte della Federazione Internazionale di Tennis sarebbe stata dettata da un ritardo nei pagamenti da parte della Kosmos e da una gestione non adeguata; per questo, sembrerebbe che la stessa ITF abbia anche intentato una causa nei confronti della Kosmos.

Ma l’azienda guidata da Piqué ribatte che non ci sarebbe alcuna ragione per interrompere il contratto, per giunta con una scelta unilaterale e, per tale motivo, secondo il quotidiano spagnolo Marca, lo stesso Piqué farà ricorso al TAS (il Tribunale Arbitrale dello Sport) e avrebbe intenzione di intentare una causa nei confronti dell’ITF. Affaire è suivre... Intanto, la Coppa Davis 2023 inizierà la settimana successiva all’Australian Open, con il turno dei Qualifiers (a cui l’Italia non prenderà parte perchè ammessa direttamente alla fase a gironi). E a presiedere alla più importante competizione a squadre del tennis saranno l’ITF e l’ATP, entrata nel Committee a fine ottobre.

 

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