Una dinastia di sportivi: la famiglia Korda

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Una dinastia di sportivi: la famiglia Korda

Dal nonno al nipote, la famiglia Korda tramanda di generazione in generazione il talento e la dedizione per lo sport

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Sebastian Korda - Estoril 2022 (foto Twitter @atptour)
 

Non è così raro imbattersi in un figlio che segue le orme dei genitori. Capita che la strada tracciata da coloro che ci hanno generato viene intrapresa anche dalla generazione successiva e questo vale in tutti i contesti della vita: caricarsi dell’eredità di chi ci ha preceduto e tentare, se possibile, di arricchirla resta sempre un gesto nobile. Il mondo è pieno di famiglie che tramandano mestieri e passioni di generazione in generazione.

Il mondo dello sport, e del tennis in particolare, non fa eccezione. Casper Ruud, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev, Denis Shapovalov, Taylor Fritz (e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo), hanno tutti in comune la discendenza da uno (o entrambi) i genitori ex professionisti della racchetta. E, quasi tutti, sono riusciti a fare meglio – in termini di risultati – di chi li ha preceduti.

Non ci è ancora riuscito invece Sebastian Korda ma le premesse per superare i suoi famigliari, ci sono tutte. Una famiglia vincente è il titolo scelto da Reinaldo Marcus Green per la trasposizione cinematografica della storia delle sorelle Williams, o meglio ancora, del padre Richard ma, se ci è consentito fare un appunto, il sintagma è ancora più appropriato per definire la famiglia Korda.

 

Petr e Regina Korda: la scuola del tennis cecoslovacco  

Ad essere onesti, per ripercorrere veramente tutta la dinastia Korda, bisognerebbe partire dal nonno di Sebastian. Il padre di Petr Korda, Pavel fu anche lui un buon giocatore di tennis prima dell’era Open, ma il primo ad ottenere una prestigiosa menzione negli albi d’oro del tennis è proprio Petr, il campione di due prove del Grande Slam: l’Australian Open 1998 in singolare (su Marcelo Rios) e, prima ancora, l’Australian Open 1996 in doppio in coppia con Stefan Edberg. Mancino e fluido nei suoi movimenti tecnici, Petr ha collezionato dieci titoli ATP e una finale al Roland Garros 1992 (sconfitto da Jim Courier).

Proprio quel 1998 che gli regalò il titolo più prestigioso e la seconda posizione del ranking pose anche fine alla sua carriera: la positività a uno steroide (nandrolone) dopo il torneo di Wimbledon con la sospensione di un anno dall’attività agonistica, insieme a qualche problema fisico, decretarono la discesa e la fine del campione cecoslovacco.

Nei suoi anni sul circuito, Petr si è innamorato della collega e connazionale Regina Rajchrtova. Con un best ranking al n. 26, la madre di Sebastian non possiede il palmares del marito ma dal 1985 al 1993 ha costruito una buona carriera nel tennis: per lei, un solo titolo in doppio e due ottavi di finale agli US Open (1989 e 1991). Ha rappresentato la Cecoslovacchia alle Olimpiadi di Seul 1988 e in Fed Cup.

I due si sono trasferiti a Bradenton, in Florida, dove hanno “messo su famiglia”: dalla loro unione sono nati tre campioni, biondi, alti e americani: Jessica, Nelly e Sebastian.

Jessica e Nelly, le golfiste

La maggiore delle sorelle Korda, Jessica, rimase affascinata dal golf, e nonostante il padre l’avesse definito “uno sport da pensionati”, mamma e papà decisero di supportarla, aiutandola soprattutto sull’aspetto mentale. A quattordici anni di distanza, nel 2012, l’Australia è stata nuovamente terra di gioie per la famiglia Korda: Jessica si aggiudicò il Women’s Australian Open al Royal Melbourne. Oggi al n. 14 del ranking, ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo 2022 insieme alla sorella minore Nelly.

E proprio Nelly, classe ’98, sembra la più talentuosa delle due golfiste. Lei, che ha iniziato a giocare a golf per copiare la passione della sorella maggiore, è al n. 3 del ranking LPGA e campionessa olimpica in carica. Anche per lei, il paese dei canguri è terreno di soddisfazioni: nel febbraio 2019 ha vinto l’Australian Open di golf (quell’anno si svolgeva ad Adelaide).

È considerata, da chi se ne intende di golf, un vero talento e ne lodano “il perfetto equilibrio tra un gesto tecnicamente molto pulito e del tutto naturale”. Recentemente, ha detto del fratello Sebastian che “onestamente, è il migliore. La sua coordinazione occhio-mano è sorprendente. Sono gelosa del suo swing. La cosa pazzesca è che gioca con la mano sinistra quando è destro nella vita”.

A Orlando, sta disputando il primo torneo della stagione e, come tutta la famiglia Korda, cerca di seguire da lontano le imprese del fratello tennista. Infatti, è raro trovare qualcuno della famiglia nel box di Sebastian perché i genitori, una volta avviata la carriera professionistica, hanno scelto di farsi da parte e lasciarlo camminare con le proprie forze.

Dulcis in fundo Sebastian

Il più piccolo della famiglia, martedì giocherà per la prima volta in carriera i quarti di finale di un torneo del Grande Slam e, neanche a dirlo, è in Australia: un luogo decisamente magico per i Korda! Tra lui e la grande impresa del padre del lontano 1998, il russo Karen Kachanov. Sebi, come lo chiamano in famiglia, ha iniziato l’anno con la finale dell’ATP 250 di Adelaide, andando vicinissimo alla vittoria contro Novak Djokovic.

Come le sue sorelle hanno scelto il golf, anche Sebi aveva scelto uno sport diverso da quello dei suoi genitori. Il suo primo amore è stato l’hockey su ghiaccio e solo dopo essersi recato con il padre a vedere lo US Open del 2009, ha scelto il tennis.

Raccoglie la pesante eredità di una famiglia di vincenti e spesso è stato stuzzicato su questo argomento e, dai maligni, definito “il peggior atleta della famiglia”. Ora, ha quella che sarà sicuramente la prima di tante occasioni per scrollarsi di dosso la pressione di una famiglia vincente.

Se ci si concede anche una piccola parentesi di gossip spicciolo, Sebi è fidanzato con Ivana Nedved, la figlia del grande Pavel, Pallone d’Oro e leggenda bianconera.

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Calo di telespettatori per l’Australian Open 2023 in patria

3 milioni di telespettatori in meno per l’Australian Open 2023 rispetto allo scorso anno su Channel 9. Cosa ha funzionato e cosa no

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Rod Laver Arena - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Poco prima dell’inizio del primo Slam dell’anno, Channel 9 aveva appena firmato un contratto da 500 milioni di dollari australiani (circa 325 milioni di euro) per acquistare i diritti del torneo. Al momento di tirare le somme, come è d’abitudine fare dopo un investimento, il responso non è certo confortante.

Sono 3 milioni in meno i telespettatori che hanno guardato le partite dell’evento estivo più importante d’Australia rispetto a dodici mesi fa. Steve Allen, analista dei media – uno che di queste cose ne mastica, non è tanto sorpreso dal calo rispetto allo scorso anno. Nel 2022 infatti, la stella del tennis australiano Ash Barty, era numero uno del mondo e favorita ai nastri di partenza; tutto il pubblico australiano sperava di vedere il suo trionfo in casa e fu accontentato. 3.835 milioni di telespettatori hanno seguito la stella di casa nella sua ultima partita ufficiale.

In campo maschile, Rafael Nadal era giunto in finale, alla caccia del 22esimo Slam: in svantaggio di due set, ha dato vita a una memorabile partita contro Daniil Medvedev che verrà ricordata ancora per decenni. Se ci si aggiunge che il maiorchino è uno dei tennisti più amati dai fans, la ricetta per il successo televisivo è servita.

 

Se questo non fosse abbastanza, gli Special K’s, ossia il duo australiano Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis hanno sollevato il trofeo in doppio. Una tripletta difficilmente ripetibile e che, infatti, non si è ripetuta. Aspettarsi un calo di ascolti era decisamente banale.

Forse non di questa portata. 3 milioni di spettatori equivale al 40% in meno, una cifra degna di nota e sulla quale vale la pena di ragionare un attimo. Certo, Nick Kyrgios tra gli uomini e Alja Tomljanovic tra le donne hanno dato forfait prima dell’inizio del torneo; il numero uno del mondo Carlos Alcaraz pure.

Uno dei match più seguiti di questo Happy Slam, è stato tra Alex de Minaur e Novak Djokovic: solo 730.000 telespettatori.

Il definitivo ritiro di Roger Federer, la prematura uscita di Rafael Nadal non hanno giovato a Channel 9. L’esperto televisivo Colin Vickery lancia però un ulteriore spunto di riflessione. Secondo lui, la strategia sbagliata è stata puntare tutto su Novak Djokovic per attirare i fans “Sappiamo che Djokovic non è una carta vincente per alzare gli ascolti. Il tennis è in una fase di transizione. Carte affidabili come Ash Barty e Roger Federer non ci sono più e non se ne vedono in arrivo. Channel 9 ha perso più spettatori di quanto si immaginasse, il che è deludente ma devono pensare che sarà così anche l’anno prossimo”.

L’ATP sta provando a rilanciare l’interesse verso il mondo del tennis: ci ha provato con la serie Break Point, rilasciata a ridosso dell’inizio del torneo ma per il momento, non sembra aver attirato nuovi fans e di sicuro, non ha raccolto consenso unanime tra lo zoccolo duro degli appassionati. È sicuramente ora di ripensare il modo di comunicare il tennis perché, senza pubblico, il circo non sta in piedi.

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Toni Nadal su Rafa: “Trofeo al Roland Garros, poi si vedrà”

Lo zio di Rafa Nadal parla di formazione tennistica e caratteriale, dell’incontro con Auger-Aliassime e di Novak Djokovic

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“Penso che qualsiasi allenatore debba adattare ciò che insegna all’allievo, pur sapendo che in molte circostanze non funziona. In ogni caso, ci sono principi che devono restare immutati”. Comincia così Antonio Nadal Homar la non insolitamente lunga intervista a Vanity Fair.

Lasciata la racchetta perché non si considerava abbastanza forte, lo zio ed ex allenatore di Rafael Nadal ha cominciato a dare lezioni di tennis mentre studiava giurisprudenza. Il piano era diventare avvocato, ma non sarebbe andata proprio così. Ha cominciato allenando i figli dei soci del Club Tenis Manacor. Poi, il nipotino, “poco complicato e obbediente. Gli dicevi qualcosa e lui la faceva senza fiatare, non come altri bambini indisciplinati che cercano di metterti in difficoltà”.

Contrariamente ad alcuni – se non parecchi – suoi colleghi, è molto raro vedere Rafa dare in escandescenze o mancare di rispetto a qualcuno sul campo. Toni dà il merito ai genitori e a Rafa stesso, aggiungendo che ciò va di pari passo con la la formazione tennistica. “Per esempio, non gli avrei mai permesso di rompere intenzionalmente una racchetta, perché quello è il mio modo di intendere il mondo. Il fatto che poi non l’abbia mai rotta è però una questione di educazione che gli hanno dato i suoi genitori. Se trovi persone che non hanno imparato l’educazione a casa, è complicato”.

 

Un tema, quello della primaria importanza della formazione del carattere rispetto a quella tecnica che ricorre nel suo libro “Tutto si può allenare” (traduzione letterale, non c’è una versione italiana). Perché, se è evidente che per svolgere qualunque attività è necessario apprenderne le specificità tecniche, “giocare a tennis o a calcio è anche questione di carattere. So che, se hai un carattere ben formato, è molto più facile avere una buona qualità tecnica. Per imparare qualsiasi sport, devi fare molte ripetizioni. Per farlo e con successo, bisogna avere un buon atteggiamento e una buona predisposizione. Senza l’atteggiamento necessario, l’apprendimento non progredisce come dovrebbe”.

Su quanto duro e autoritario sia stato nei confronti del nipote, Toni non nasconde che siano necessari quando si hanno grandi ambizioni: “Non c’è scelta. Viviamo in un mondo altamente competitivo. Quindi, in cosa differisci dagli altri tennisti? Colpisci forte, corri veloce e ti concentri, tutto al massimo possibile, ma è difficile farlo se non ti alleni secondo le più alt pretese. Nella vita bisogna essere coerenti con ciò che si sceglie. Se si sceglie di essere un grande giocatore o di eccellere in qualsiasi attività, è quasi impossibile non fare un allenamento impegnativo. Se scegli di entrare nell’avvocatura dello Stato o di essere un grande imprenditore, non puoi lavorare come uno che va a fare un lavoro normale dalle otto alle tre del pomeriggio e poi si dimentica del lavoro fino al giorno dopo. Questo è il mio modo di intendere il mondo”.

Insomma, le basi del metodo Nadal sono piuttosto chiare. Da quasi due anni, Antonio siede nell’angolo del classe 2000 Felix Auger-Aliassime, quindi vediamo come si adatta la sua Weltanschauung a qualcuno con cui ha iniziato quando non era più un ragazzino. Gli ha chiesto subito quale fosse la sua aspirazione: “Mi ha risposto ‘qualunque cosa’, il che è molto difficile, gli ho detto, perché è quello che vogliono anche Medvedev, Tsitsipas… quindi bisogna spingersi al limite. Ma devi essere preparato al fatto che, pur provandoci, potrebbe non funzionare”.

Al momento dell’intervista, era ancora in corso l’Australian Open, dunque non c’era ancora stato l’aggancio di Novak Djokovic a Rafa a quota 22 Slam, quella che per qualcuno pare diventata l’unica corsa tennistica degna di nota, sminuendo così non solo tutto il resto del Tour – vale a dire giocatori ed eventi –, ma il peso degli stessi titoli Major. A ogni modo, non è che Toni possa fornire una previsione tanto diversa da chiunque altro su chi dei due avrà la meglio: “Ovviamente Djokovic è in una posizione migliore perché continua a giocare ad altissimo livello e non ha problemi fisici. È il favorito per vincere l’Australian Open e Wimbledon. Ma nel mondo dello sport le cose cambiano molte volte da un giorno all’altro. Ci sono momenti che ti fanno cambiare idea. Non lo so, chiunque può finire per essere il numero uno in questo conteggio”.

Anche sul fatto che Novak risulti antipatico a qualche appassionato, Toni si tiene sul classico: “Non so perché e nemmeno me ne preoccupo molto. Penso che il problema sia dovuto alla sua irruzione nella rivalità tra Federer e Rafael, un confronto che piaceva alla gente. Penso che non sia mai riuscito ad essere amato come gli altri due, e che il suo comportamento in campo a volte sia stato un po’ più complicato. Ho un buon rapporto con lui. Oltre ad essere un grande campione, ha sempre avuto un buon rapporto con me. Ci sono persone a cui piace Rafael, ad altre Federer e altre ancora Djokovic. È vero che a quasi nessuno non piace Federer, a poche persone non piace Rafael ed è probabile che Djokovic abbia un detrattore in più rispetto a loro due. Ma non so esattamente cosa sia”.

Non resta che l’ultimo, imprescindibile argomento, peraltro introdotto da quel richiamo all’assenza di problemi fisici di Nole, quello alla base della rumorosa battuta di qualche anno fa i cui echi non si sono ancora spenti, “Rafael es una persona lesionada que juega al tenis”, per la quale avrebbe poi chiesto scusa (solo) al nipote. “Dopo tanto tempo e dopo aver avuto tanti problemi nell’ultimo anno che ha finito con troppi infortuni, i piani futuri non vanno oltre il prossimo torneo. Non sai mai veramente come andranno le cose. È vero che il corpo di Rafael è stato particolarmente colpito, ma è anche vero che è nel circuito professionistico da quando aveva 16 anni ed è una cosa che si paga: è facile che il corpo ceda da un giorno all’altro. Confido che possa sollevare il trofeo del Roland Garros quest’anno e poi vedremo”.

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Un dominio nascosto: Krejcikova e Siniakova continuano a vincere

Per la coppia ceca, vincere è ormai un vizio. Al Roland Garros 2023 potrebbero conquistare il “non-calendar Grand Slam” come le sorelle Williams più di un decennio fa

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Negli ultimi 12 mesi, Iga Swiatek ha dominato il circuito WTA in singolare; nonostante la precoce sconfitta in quel di Melbourne, incassata dalla futura finalista Elena Rybakina al quarto turno, quando la numero uno del mondo è in tabellone in qualsiasi torneo, parte da super-favorita. Nessun’altra giocatrice sembra avere la costanza necessaria per colmare l’enorme gap che si legge in classifica: la polacca guida il plotone con 10485 punti e la diretta inseguitrice, la neo-campionessa Slam, Aryna Sabalenka si ferma a 6100.

Anche nella specialità meno nota al grande pubblico, il doppio, c’è una coppia che domina il circuito, in particolare in occasione dei tornei Slam da oltre 12 mesi. Barbara Krejcikova e Katerina Siniakova, entrambe dalla Repubblica Ceca con la vittoria di ieri hanno messo a segno la 25esima vittoria consecutiva in un torneo Slam: non perdono un match dal settembre 2021 allo US Open. Il Covid ha impedito al duo ceco di scendere in campo la scorsa prima primavera al Roland Garros ma questo non le ha impedito di conquistare quattro degli ultimi cinque Slam giocati.

Conquistare il Roland Garros 2023, significherebbe completare il “non-calendar Grand Slam”, replicando il risultato ottenuto da un’altra blasonata coppia, Serena e Venus Williams: alzarono il trofeo a Wimbledon e allo US Open 2009 e l’Australian Open e il Roland Garros nel 2010.

 

Per le campionesse ceche, comunque, la priorità è ancora al singolo. Siniakova occupa attualmente la posizione n. 46 WTA; Krejcikova ha conquistato anche uno Slam in singolare e oggi è al n. 30 e si è spinta in terra australiana fino agli ottavi di finale, sconfitta da Jessica Pegula.

In doppio, si completano. Krejcikova manovra la palla da fondo campo “Cerco di preparare il punto al meglio in modo che Katka possa avere la migliore occasione per chiudere con una volée. Questo è il mio obiettivo. Quando servo, cerco di farlo in modo che lei possa avere un colpo facile e chiudere. Quando sono a fondo campo è la stessa cosa, per metterla nella posizione migliore e affinché non sia in difficoltà con i riflessi. Per lei a rete, la palla arriva molto più velocemente che a me da fondo”

e con le sue geometrie consente a Siniakova, agile e rapida nei pressi della rete, di chiudere il punto “Mi piace molto stare a rete. Penso di essere veloce e di avere dei buoni riflessi. Mi diverto quando riesco a prendere in contropiede l’avversaria e a vincere il punto. Cerco di muovermi molto per non farle sapere quale sarà la mia prossima mossa o il prossimo passo.”

Una delle strategie più utilizzate dalle due, oltre al frequente ricorso ai lob che, se giocato in maniera intelligente, può ribaltare l’inerzia dello scambio, è la formazione a I (la giocatrice da fondo è, in linea retta, dietro la giocatrice a rete); secondo Krejcikova “ci sono molti benefici in questa formazione. L’avversaria non sa dove sarai, c’è il 50-50 di opportunità per chiudere con la volée sulla sua risposta.”

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