Australian Open, storico Paul: vince il derby con Shelton e conquista la sua prima semifinale Slam

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Australian Open, storico Paul: vince il derby con Shelton e conquista la sua prima semifinale Slam

Il derby USA va al 25enne Tommy Paul, battuto in quattro set Ben Shelton

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Tommy Paul - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Tommy Paul - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
 

T. Paul b. B.Shelton. 7-6(6), 6-3, 5-7, 6-4

Tommy Paul spalanca le braccia al cielo e festeggia la prima semifinale Slam della sua carriera. Anche Ben Shelton ha di che sorridere, perchè questo torneo resterà indimenticabile per lui e, perché no, sarà trampolino di lancio per la carriera di questo ventenne mancino, solido al servizio e che ha tutte le potenzialità per crescere e migliorare. Una “non” testa di serie raggiunge la semifinale dell’Australian Open dopo un torneo pressocchè perfetto, nel quale il servizio e la lucidità non lo hanno mai abbandonato. Paul vince 7-6(8), 6-3, 5-7, 6-4 in 3 ore e 8′ in cui i servizi l’hanno fatta da padrone. Ben Shelton le sue chances le ha avute, ma non le ha sfruttate, ad esempio gettando alle ortiche il tie-break del primo set, o quando nel secondo parziale non ha approfittato del primo momento di calo del suo connazionale sprecando due palle break, prima di subire lo strappo decisivo. Gli Stati Uniti sorridono e applaudono l’impresa del classe ’95 che ha tremato nel terzo set quando si è reso conto di quello che stava per accadere. Le statistiche evidenziano i 24 ace di Shelton con una velocità media della sua prima di servizio che sfiora i 200km/h. Punti ottenuti col servizio che, però, non bilanciano i 50 errori non forzati compiuti. Gara pulita quella di Paul che in oltre tre ore di partita commette solo 26 gratuiti. Adesso per lui Djokovic o Rublev, anche se il partire da sfavoriti gli potrà far giocare una gara senza eccessive pressioni.

PRIMO SET – Entrambi i giocatori non sembrano accusare le due maratone al quinto set a cui sono stati costretti negli ottavi di finale. Sia Shelton che Paul sono molto solidi al servizio – miglior fondamentale per entrambi – e non si risparmiano in risposta. Il mancino di Atlanta cerca di sorprendere Paul con delle apparizioni estemporanee a rete senza né capo né coda. I risultati sono rivedibili. Tommy Paul è più attendista, aspetta l’errore dell’avversario, che, infatti, appena può accelera. Nel settimo gioco si va ai vantaggi ma Shelton ne esce con coraggio: prima con un drop shot ben giocato e successivamente con una demi-volée complicata. I due continuano a macinare punti al servizio, il set sembra ben avviato al tiebreak. Il primo punto è di Shelton, spingendo una seconda palla molto vicina alla riga. Si gira sul 3-3 con i due che si scambiano colpi di fioretto (in battuta) con una racchetta al posto della sciabola. Sembra che nessuno riesca a piazzare l’allungo decisivo, dopo 12 punti nessun mini-break. Il primo è di Paul, sul 6-6 dopo un errore di Shelton con il rovescio. Paul ne approfitta e sul set point Shelton manda un altro rovesci a metà rete. È il punto del set. 7-6 Paul dopo 56′.

 

SECONDO SET – Forte del vantaggio conquistato nel primo set, Tommy approccia bene nel secondo parziale. Tiene a “0” il primo turno di servizio e in un match che, fin qui, non ha riservato opportunità. Qualcosa cambia sia con lo 0-30 del secondo gioco che la palla break del quarto. Pertugi che Paul avrebbe a portata di mano per poter scappar via, ma Shelton alza il livello del suo tennis proprio nelle situazioni di pericolo. Dopo aver cancellato una palla break, nel quinto gioco il ventenne di Atlanta si ritrova due opportunità per strappare il servizio all’avversario. Sulla prima spreca la risposta su una seconda di Paul, sull’altra il suo dritto esce di centimetri in lunghezza, malgrado una “stecca” di Paul rimasta in campo. Aumentano le palle break in questo secondo set: nel sesto gioco torna in difficoltà Ben che concede due opportunità al suo avversario, non consecutive. Un dritto impreciso in campo aperto regala il break all’avversario, il primo del match dopo un’ora e ventisei minuti. Shelton, tra l’altro, perde il servizio dopo 67 turni tenuti consecutivamente. Nel primo momento di difficoltà di Paul è proprio lui a scappar via, male Shelton a non leggere il momento e a continuare a giocare prendendo rischi su qualsiasi punto. Una pausa che, a differenza di quanto accaduto nel match con Bautista, non costa nulla a Tommy Paul. Sotto 5-2, arriva un game di durata record per Shelton: 46 secondi con tre ace e un servizio vincente, più il tempo passato ad attendere le palline dai raccattapalle che a eseguire i movimenti alla battuta. Con il quarto ace Paul vince il secondo set e comincia a respirare aria di prima semifinale Slam. Stavolta niente maratona e set durato 36′.

TERZO SET – Non cambia il monologo nella terza frazione. Shelton è in difficoltà e deve aggrapparsi alla prima di servizio per provare a restare nel match. Paul conquista sei punti in fila che apparecchiano la tavola per il break, ma nelle due occasioni costruite, il suo avversario gioca bene a rete, prima di servire a 217km/h. Shelton non chiude il gioco e torna a offrire palla break a Paul, ma ancora una “prima” a 215 km/h lo tiene in vita. La quarta palla break arriva con un ricamo di lusso del n. 35 del ranking, cancellata da una seconda che “spira” a 213 km/h. Passata la paura, si cambia campo con celerità, con entrambi che fanno valere la propria potenza al servizio. Nel settimo gioco arrivano due errori di dritto di Shelton che sanno di chance per l’americano più accreditato. Col servizio si tira fuori da guai, ma è comunque costretto ai vantaggi. Il ventenne manovra benissimo ma è sciagurato nell’esecuzione di uno smash a rete, poi affossa un rovescio con il quale consegna le chiavi del match a Tommy Paul.

Forse il vedere il traguardo vicinissimo paralizza il n. 35 che, avanti 30-0, si fa recuperare dall’avversario prima di commettere un doppio fallo e un errore di dritto che riequilibrano il set nell’ottavo gioco. Ben va a servire, ma è svuotato di energie e lo si vede quando compie il secondo doppio fallo del set, il terzo complessivo. Sotto 0-30, va a prendersi un quindici a rete provocando l’errore dell’avversario, prima di affossare un altro dritto in rete. Stavolta le due palle break sono parenti di matchpoint per Paul che poco può su due servizi che raggiungono velocità superiori ai 200km/h. Ma il ventenne fa e disfa proprio con la battuta, alternando ace a doppi falli. Cancellata la terza palla break del gioco sale 5-4 con il settimo ace del parziale scagliato a 220km/h. Paul appare un pò più scarico, ma trae energia quando sul 6-5, 30-30, vince uno degli scambi più lunghi del match per portarsi a un punto dal tie-break. Shelton aggredisce subito in risposta e capisce che ha la possibilità di riaprire il match. Poi gioca due quindici meravigliosi mettendo alle corde Paul che perde servizio e set per merito del giovanotto incosciente che ha dall’altra parte della rete.

QUARTO SET – Paul si ritrova subito, o, meglio, il suo avversario rimette subito a posto le cose con due doppi falli e un dritto in rete che gli danno l’immediato break nel primo gioco del set, rafforzato con un turno di servizio sereno. Shelton offre palla break anche nel quarto gioco, ma la annulla con la solita prima di servizio puntuale e precisa. Ma è lui l’americano più in difficoltà dal punto di vista fisico. Deve soffrire sui suoi turni di battuta, mentre non riesce a impensierire in risposta Paul. Dopo tre ore di partita, il n. 35 ha la prima palla per la semifinale nell’ottavo gioco, complice il cinquantesimo errore non forzato di Shelton. E’ ancora un servizio al corpo a rimandare l’appuntamento con la storia per l’altro americano. Paul va nuovamente a servire per il match e questa volta non trema, disegnando traiettorie su cui Ben non può granchè. Il secondo match point vale il pass per la prima storica semifinale in un evento del Grande Slam. Orizzonte che porta al vincitore della sfida tra Djokovic e Rublev.

Con la collaborazione di Matteo Beltrami

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Australian Open, preview semifinali maschili: sembra tutto pronto per Tsitsipas-Djokovic, ma le fiamme di Khachanov e Paul bruciano ancora

La finale che tutti desiderano è ormai sempre più vicina, ma un russo e un americano non saranno così d’accordo

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo aver assistito a due semifinali femminili di buon livello, ma magre in termini di emozioni, ci si avvia verso un venerdì con gli ultimi 4 tra gli uomini…ancora meno entusiasmante. Sulla carta, il vento sembra tutto a favore di una finale Tsitsipas-Djokovic, messa in conto da molti ad inizio torneo, da tutti arrivati a venerdì scorso. Ma gli sconvolgimenti, nel tennis, sono sempre all’ordine del giorno, e i due sfidanti dei giganti (chi più, chi meno) si giocheranno tutte le loro carte in partite che possono valere una buona fetta di carriera.

[18] Karen Khachanov – [3] Stefanos Tsitsipas

Se c’è qualcuno che sembra essere in forma come raramente ha mai mostrato prima, che apparentemente abbia infine compiuto il suo destino, senza dubbio è Karen Khachanov. Il russo, che esplose come primo ad altissimi livelli tra i connazionali, vincendo Bercy 2018, era stato poi messo in ombra dalle incredibili ascese di Medvedev e Rublev. Oggi il n.18 del seeding è alla seconda semifinale Slam di fila, e appare pronto a dare filo da torcere anche a Tsitsipas. Il greco ha giocato un torneo finora sontuoso, condito da prestazioni strabilianti al servizio e una sicurezza sulla palla da far paura, con le accelerazioni di dritto, accoppiate a una battuta curata al minimo dettaglio e battezzata con la massima potenza, hanno tenuto a distanza gli avversari. Il solo Sinner ha impensierito davvero Stefanos, che giocherà la quarta semifinale in Australia negli ultimi 5 anni (terza di fila), partendo però per la prima volta da favorito, dopo aver perso contro Nadal nel 2019 e negli ultimi due anni con Medvedev.

 

Karen ha giocato un torneo altrettanto di livello, vincendo una gran partita con Tiafoe in 4 (tie-break decisivo folle) e approfittando del triste ritiro di Korda nei quarti, ma senza alcun dubbio merita di trovarsi a giocare per un posto in finale. Può dare problemi effettivi al greco? La risposta è un sì convinto, ma non fortissimo: il gioco di Khachanov è duro, fatto di intensità e accelerazioni, terreno sul quale senza dubbio troverà degne risposte dal n.3 del mondo. Tsitsipas se servirà come fatto finora, e riuscirà a non dare fissi riferimenti da fondo campo al russo, cercandone di stanare gli errori per vincere la partita prima di tutto psicologicamente, non dovrebbe avere problemi. Sottolineiamo che anche da questo punto di vista Karen ha mostrato però progressi in questo torneo, e sembra essere arrivata qualche certezza in più anche in termini di aggressività e di tattica durante il match, dunque attenzione a darlo già per spacciato in ogni caso (per quanto i precedenti siano 5-1 per il greco, seppur mai in uno Slam). Anche le quote, infatti, sono nette, ma non eccessivamente: 1,40 su Bet365, Eurobet e Goldbet la vittoria della tds n.3, con i tre siti che ancora concordano nel dare a 3 l’upset (difficile, non impossibile) del moscovita.

[4] Novak Djokovic – Tommy Paul

Quella di Khachanov potrebbe essere un’impresa, e ipotizzarla non appare chissà che utopia…ma a Tommy Paul serve un vero e proprio miracolo. L’americano è la sorpresa n.1 del tabellone maschile, giunge ai quarti da non testa di serie e con un ruolino di marcia in cui ha battuto avversari forse non sempre di primissima fascia, ma giocando sempre serenamente e con la giusta grinta per portare a casa i match (oltre a gestire bene la tensione, come contro Shelton ai quarti). Ma tutte le buone cose dell’americano, primo dal 2009 ancora in gara a questo punto in Australia, impallidiscono di fronte a ciò che ha finora mostrato Novak Djokovic. Il serbo è in condizioni a dir poco straripanti, i fastidi alla gamba sembrano ormai un lontano ricordo, e il gioco espresso è difficile anche da commentare, pensare da reggere per i malcapitati avversari (il nativo del New Jersey lo proverà per la prima volta in carriera sulla propria pelle).

Paul gioca un tennis frizzante, veloce, senza eccedere nello scambio lungo né cercare troppo di chiudere in fretta, oltre a un notevole gioco di piedi che potrebbe rivelarsi decisivo…per vincere un set. Già, triste a dirsi considerando che si parla di una semifinale Slam, ma probabilmente il massimo a cui può ambire Tommy (che da lunedì sarà anche n.19 al mondo, best ranking) è quello di strappare un parziale al serbo e cercare quantomeno una dignitosa figura. Anche se, considerando le condizioni di Nole, servirà anche una sua bella mano, se non in termini di errori quantomeno di un calo di intensità negli scambi e di efficienza al servizio, che possano permettere a Paul di prendere ogni tanto in mano lo scambio. Insomma un brutto Djokovic e un Paul perfetto potrebbero portare a partita pari, per quanto in ogni caso non mancherà lo spettacolo, tra colpi da showman ed entusiasmanti lotte da fondo e a rete. Ma soprattutto, nel tennis l’impossibile, proprio quando meno ce lo si aspetta può diventare possibile, e anche una semifinale senza nulla da dire può diventare una grande storia. I bookmakers non sembrano essere però molto d’accordo: l’affermazione di Nole (e il fatto che giochi la decima semifinale solo qui a Melbourne, con un bilancio di 9 vittorie, sempre tramutatesi in titoli, non aiuta) è a 1,05 su Bet e Goldbet, a 1,04 su Eurobet, che paga invece 11 volte la posta il sogno americano, contro le 10 degli altri due operatori.

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Australian Open, Sabalenka: “Basta psicologi, so come gestire le emozioni”

Dopo il break iniziale subito a zero, “un tempo avrei urlato contro tutti e sparato pallate a caso” dice Aryna Sabalenka preparandosi ad affrontare la sua prima finale Slam contro Elena Rybakina

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (foto Twitter @wta)

C’è finalmente riuscita, Aryna Sabalenka. Ha raggiunto la sua prima finale di un torneo del Grande Slam dopo essersi arresa in semifinale per tre volte – tra Wimbledon e US Open – negli ultimi due anni. Partiva favorita contro la sorprendente Magda Linette che, a meno che non fosse riuscita a far correre per il campo Sabalenka come nel secondo punto dell’incontro, non disponeva degli strumenti per battere l’avversaria. Non un match scontato, tuttavia, perché, se difficilmente l’altra avrebbe potuto vincerlo, Aryna avrebbe certamente potuto perderlo.

Sabato affronterà dunque la kazaka Elena Rybakina, lei alla seconda finale major dopo quella vittoriosa a Wimbledon lo scorso anno. Dopo essersi dichiarata super-felice del risultato a dispetto di una contenuta celebrazione della vittoria “perché c’è ancora un incontro da giocare”, la prossima numero 2 del mondo comincia analizzando il match, in particolare quel primo parziale molto tirato che ha fatto suo solo al tie-break: “Lei ha giocato alla grande, si muoveva molto bene, ributtava tutto. All’inizio io non trovavo granché il ritmo e mi sono sentita sotto pressione. Mi sono detta di muovermi meglio, concentrarmi sulla mobilità e così ho iniziato a sentirmi meglio, diciamo dal 3 pari. Era questione di tennis, non di nervi”.

 

D. Come ti aspetti di gestire il nervosismo? Cosa hai in mente tatticamente per vincere?

“Non credo di dover fare niente di più del solito. Va bene essere un po’ nervosi, è una finale importante. Se provi a farci qualcosa, diventa più grande. Lei sta giocando e servendo benissimo, dovrò metterla sotto pressione.”

D. Ti senti più libera ora che hai finalmente superato le semifinali? Sarà più facile?

“Non renderà le cose più facili. È una finale, non sarà un match semplice.”

D. Hai già parlato del servizio. Quali altri elementi del tuo gioco pensi ti abbiano portato al livello superiore?

“Penso che la mia mobilità sia migliorata e anche il tocco, non so (ride). Ho migliorato un po’ tutto.”

D. In passato hai lavorato con uno psicologo sportivo. Hai ripreso i contatti durante il torneo?

“Ho smesso di lavorare con uno psicologo, ho capito che solo io posso aiutarmi e nessun altro. Gli ho detto, ‘senti, devo farcela da sola, perché sperare ogni volta che qualcuno risolva il mio problema non è risolvere il problema’. Mi devo assumere le mie responsabilità, sono io la mia psicologa (ride).”

D. Quando hai pensato la prima volta di poter vincere uno Slam?

“Forse a 19 anni. Ho cominciato a credere di più in me stessa, a capire che con gli anni, lavorando, probabilmente ce l’avrei fatta.”

D. Se vincerai, sarai la prima campionessa Slam “neutrale”. Ti fa strano?

“Se se se, non mi piace parlare dei se. Ti risponderò se vinco (sorride).”

D. Ricordi qualche finale Slam che hai visto quando eri più giovane?

“Mi pare di ricordare quel match di Kerber contro Serena, era la finale, no? [probabilmente allude alla vittoria di Angelique proprio a Melbourne nel 2016]. Ero in un bar, stavo comprando della cioccolata, tipo, ‘bel match, ben fatto (risata), mi dai la cioccolata?’. Non guardavo molto tennis in TV. Non so perché. Ora mi sento in colpa.”

D. Ora lo guardi? La finale di Elena a Wimbledon?

“Non ho guardato Wimbledon l’anno scorso, mi faceva stare male. Ho visto un po’ della finale perché ero in palestra, gran tennis. Ho una domanda per te, Courtney [Nguyen]. Ti ho vista su Netflix, eri fantastica, come ci si sente a essere una star?”

D: Farò io una domanda. Ad Adelaide hai detto che saresti diventata noiosa, ciò che ti serviva per vincere. Non hai perso un set quest’anno e sei in finale qui. Qual è stata la cosa più noiosa? Come hai smesso di essere la vecchia Aryna per diventare l’Aryna di questo livello?

“Cercavo di gridare meno dopo qualche punto pessimo o degli errori. Trattenermi, rimanere calma, pensare al punto successivo. Spero di non essere così noiosa in realtà, grido c’mon e roba del genere. Solo meno emozioni negative.”

D. Siete entrambi giocatrici di potenza. Tu hai vinto i tre precedenti. Cosa rende la tua potenza diversa dalla sua?

“Lei gioca un po’ più piatto, io do un po’ più di topspin.”

D, Niente più psicologo, parli con il coach, con te stessa?

“Parlo molto con il mio team e con la famiglia. Penso di conoscermi piuttosto bene, so come gestire le emozioni.”

D. Il primo gioco di stasera non è stato il tuo migliore [break subito a zero]. In passato avresti potuto reagire in altro modo?

“Probabilmente avrei cominciato a urlare verso chiunque, sentirmi male e tirare pallate a caso. Oggi, ok, capita, va bene. Continua a lavorare, a provarci e alla fine ho trovato il ritmo.”

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Australian Open: Sabalenka piega le difese di Linette e conquista la prima finale Slam della carriera [VIDEO]

La testa di serie n.5, Aryna Sabalenka, a suon di bordate da fondo batte la polacca in due set e raggiunge Elena Rybakina. Sabato sarà favorita

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

[5] A. Sabalenka b. M.Linette 7-6(2) 6-2

Sarà Aryna Sabalenka contro Elena Rybakina la finale femminile dell’Australian Open 2023. La bielorussa ha battuto in semifinale la polacca Magda Linette 7-6 6-2. “Sono estremamente felice per questa vittoria. Ho trovato un buon ritmo dopo il tiebreak, dove ho giocato un bellissimo tennis“. Lei – Sabalenka – ha già giocato una finale a Melbourne, in doppio vinta nel 2021. Ma Rybakina è la campionessa uscente di Wimbledon, e sa cosa vuol dire giocare una finale di singolare. “Rybakina sta giocando bene dirà Sabalenka a fine partitaha già vinto uno Slam. Sarò una battaglia sabato, non vedo l’ora di essere in campo”.

PRIMO SET – Il primo set è molto equilibrato. Linette mantiene un alto rendimento con la prima palla (78%), mentre Sabalenka tra le due è quella che cerca di fare più gioco, per lei 20 vincenti nel solo primo set. La polacca fa subito breccia nelle difese rivali già nel primo game; ma è un fuoco di paglia dato che Sabalenka si riprende il break nel quarto game. Le due tenniste ora mantengono i propri turni al servizio piuttosto agevolmente. La partita si deciderà al tie-break. Sabalenka lo inaugura con un vincente di dritto lungolinea. La bielorussa raddoppia, stavolta con un rovescio lungolinea. Linette pare accusare l’uno-due. Con l’ace sulla seconda palla Sabalenka ipoteca il set, 5-0. La testa di serie n.5 chiude il tie-break dominato per 7-1 in 51′.

 

SECONDO SET – La numero 5 del mondo dilaga anche ad inizio ripresa: break nel terzo gioco grazie ad una grande potenza nei colpi da fondo che fanno arrancare Linette. La polacca non ha soluzioni, per fare punto deve rischiare troppo, non è il suo tennis. Doppio break Sabalenka, 4-1. Linette ha una reazione nel sesto gioco, con coraggio arriva a due palle break. La testa di serie n.5 si aggrappa al servizio e torna prima a contatto, successivamente spegne le velleità di break con una prima precisa ad uscire. Linette subisce il contraccolpo ma si toglie la – magra – soddisfazione di annullare tre match point alla bielorussa al servizio. La potenza sprigionata dai colpi delle bielorussa piega comunque le difese polacche nell’ottavo e ultimo gioco dell’incontro. Sabalenka chiude con il punteggio di 7-6 6-2 in 1 h e 33′ di gioco. In finale raggiunge la kazaka Rybakina.

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