Marion Bartoli descrive i problemi di salute che hanno posto fine alla sua carriera: "Wimbledon mi ha salvato dall'anoressia"

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Marion Bartoli descrive i problemi di salute che hanno posto fine alla sua carriera: “Wimbledon mi ha salvato dall’anoressia”

L’allora Presidente dell’All England Club Philippe Brook le impedì di disputare Wimbledon 2016: “non possiamo correre il rischio che tu abbia un infarto”. Dopo sei mesi in ospedale in Italia, la rinascita con la maratona di New York

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Marion Bartoli - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

L’ex campionessa di Wimbledon, vittoriosa nell’edizione del 2013, Marion Bartoli si è aperta ai “microfoni figurativi” del Guardian, storico quotidiano britannico, sulle lotte intestine che ha dovuto gioco forza combattere con la propria salute durante la parte conclusiva della carriera: problemi di natura mentale, poi inevitabilmente sfociati – degenerando – nell’emisfero fisico, che di fatto hanno decretato la fine della sua epopea sportiva. Così, in questo contesto emotivo si colloca quello che sostanzialmente – a detta della stessa Marion – è stato un vero è proprio salvataggio da parte dello Slam londinese, quando tentò di rientrare nel Tour dopo il primo iniziale ritiro pervenuto nell’agosto del 2013.

La 38enne francese vanta come maggiori traguardi ottenuti, nella propria vita da tennista, due finali a Church Road, – prima del trionfo databile una decade fa superando nell’ultimo atto la tedesca Sabine Lisicki, fu sconfitta nel 2007 per mano di Venus Williams – il Best Ranking di n. 7 al mondo raggiunto nel 2012 e la semifinale a Parigi nel 2011, il Major casalingo.

Le problematiche, tuttavia, erano immediatamente dietro l’angolo dei fasti gloriosi: difatti, a distanza di tre stagioni dallo storico trionfo sull’erba britannica, l’ex giocatrice transalpina nel 2016 (nativa di Le Puy-en-Velay, comune situato nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi e più precisamente nel dipartimento dell’Alta Loira) sempre nel corso dell’evento principe della stagione sui prati perse talmente tanto peso da suscitare non poca preoccupazione da parte degli organizzatori dell’All England Club.

L’anoressia spettro dell’ossessione mentale

È stato sicuramente il momento più impegnativo della mia vita“, ha dichiarato Bartoli lapidariamente al The Guardian per poi aggiungere: “Stavo lentamente e gradualmente piombando nell’anoressia. Prima di tutto fu dovuto al desiderio di perdere peso, ma in seguito si trasformò divenendo un’ossessione. Durante tutta la mia carriera, la mia grande forza è sempre stata quella mentale. Qualunque ostacolo si frapponesse sul mio cammino con l’intenzione di frenarmi, non faceva altro che rappresentare per me un ulteriore stimolo nel perseguire l’obiettivo di volerlo a tutti costi superare. Questo perché quando sei mentalmente così forte, credi di essere talmente capace di sopportare qualsiasi cosa che quasi ricerchi tu stesso nuovi pericoli e sfide da affrontare che possano rinvigorire la tua identità mentale. Anzi, senti proprio un bisogno fisiologico di spingerti al limite se vuoi continuare a performare al meglio delle tue potenzialità. Perciò, arrivai ad autoconvincermi di non mangiare per andare ancora di più oltre lo scibile fisico“.

Il corpo leso dalla mente

Ho danneggiato il mio corpo e così facendo ho nociuto alla mia salute compromettendola in modo massiccio. I miei genitori erano lì al mio fianco, provando ad aiutarmi in tutti i modi. Ma quando ti trovi in quello stato mentale, una sorta di buco nero, semplicemente non vuoi accettare in alcun modo un aiuto o un sostegno altrui“. Philip Brook, l’allora Presidente dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, alla fine dovette quindi necessariamente intervenire duramente: “Marion, non possiamo più lasciarti giocare perché non ci possiamo permettere di correre il rischio che tu abbia un infarto in campo“.

Wimbledon, il seme della “Rinascita”

Marion all’epoca sostenne di essere rimasta scioccata da quella dichiarazione, ma a posteriori adesso riconosce come quella decisione forte e risoluta del torneo non fece che – di gran lunga – giovarle in toto: “Wimbledon, in un certo senso, mi ha salvato. E’ stato così speciale quel momento di rottura con le mie ferite interiori, perché si materializzò per mezzo di Wimbledon. Cioè, il teatro che mi aveva dato enormemente tre anni prima. Dopodiché sempre Wimbledon mi ha salvato tre anni dopo – anche la moda in tal senso ha ricoperto un ruolo essenziale –. Se non avessero fatto risuonare quel campanello d’allarme, probabilmente avrei continuato ad andare sempre più giù“.

Dopo aver toccato il fondo, la convalescenza e il “Ritorno”

L’attuale commentatrice tecnica per Eurosport nonché madrina del Roland Garros, dopo quel frangente sparigliante trascorse sei mesi in un ospedale italiano attaccata ad un sondino. Una rapida evoluzione deflagrante verso lo sprofondo più letale, con protagonista un’icona sportiva che “soltanto” tre anni orsono sollevava il trofeo più prestigioso del Pianeta Tennis ed in generale uno dei più importanti nel marasma dei riconoscimenti sportivi; incontrava celebrità e autentiche star – anche al di fuori dello Sport – come il velocista giamaicano 8 volte campione olimpico Usain Bolt (tre volte consecutive medaglia d’oro olimpica sia nei 200 metri piani sia nei 100 metri piani, nei Giochi Olimpici di Pechino 2008, Londra 2012 e Rio De Janeiro 2016) o il celebre musicista, compositore e cantante britannico Elton John.

All’improvviso invece tutto questo di colpo finisce, scompare. In un “amen” si passa dall’essere una campionessa acclamata in ogni parte del Globo, al ritrovarsi sola in una stanza di ospedale: semplicemente scioccante. Il punto più basso toccato con la degenza ospedaliera nel nostro Paese, durata diversi mesi, però è il germoglio di un nuovo inizio: un “Ritorno” dagli Inferi della propria fragilità ben esemplificato dalla maratona di New York, a cui Marion non solo partecipò ma portò anche a termine la manifestazione dopo la bellezza di cinque ore e quaranta minuti: “Sono uscita dall’ospedale e ho preso un aereo per New York senza alcuna informazione o preparazione fisica, nulla di tutto ciò. Tuttavia, sono riuscita a completare la gara e l’ho fatto davanti ai miei genitori, ai miei nipoti, e correndo assieme a mio fratello. E’ stato un momento così emozionante, che è impossibile descriverlo a parole. Quella è stata la mia rinascita“.

Il desiderio per il futuro della figlia Kamilya: la ricerca di una passione a cui dedicarsi totalmente

Bartoli, subito dopo il ritiro – l’ultimo e definitivo dato che provò a rientrare una seconda volta nel 2017 prima di alzare irremovibilmente bandiera bianca nel 2018 -, ha avviato la propria carriera da coach – al momento part time – e da opinionista televisiva: ricoprendo quest’ultima veste, è pronta a seguire Wimbledon per la British Broadcasting Corporation. Ha anche una figlia di 2 anni, e proprio in merito alla piccola Kamilya le è stato chiesto se volesse che segua le sue orme.

Questa la risposta al quesito della mamma Marion: “Voglio che trovi una passione, che avverta passione per qualcosa, qualunque essa sia, e che poi ci si dedichi al 100%“.

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