Ancora elogi per Sinner, Vagnozzi: "Jannik è uno squalo, un cacciatore. Contro Nole la spunta chi è più aggressivo tra i due"

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Ancora elogi per Sinner, Vagnozzi: “Jannik è uno squalo, un cacciatore. Contro Nole la spunta chi è più aggressivo tra i due”

Il coach dell’altoatesino prepara le cartucce per il 2024: “La sua sicurezza viene dalla consapevolezza che ha lavorato per arrivare fin qui”

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Jannik Sinner e coach Simone Vagnozzi - Miami 2023 (foto Ubitennis)
 

La Coppa Davis del 2023, la seconda nella storia italiana, è un successo di squadra, che premia un bel gruppo coeso e solido fino in fondo. Ma, è innegabile che porti in alto un nome più degli altri, e cioè quello di Jannik Sinner. L’altoatesino, attuale n.4 del mondo e tra i principali protagonisti del 2023, è un giocatore oramai di livello assoluto, con una maturazione che ha avuto ottima accelerazione e picchi clamorosi da quando nel suo angolo siede Simone Vagnozzi. L’ascolano ha portato ad un livello, anche di consapevolezza, diverso Jannik, come racconta a Stefano Semeraro per “La Stampa“.

Jannik era arrivato a Malaga con le batterie scariche“, ripensa Vagnozzi, “ma con il pieno di fiducia dopo la finale di Torino. Dagli US Open in poi è il finale di stagione è stato molto intenso ma ottimo, e anche la decisione di saltare la fase a gironi di Bologna si è dimostrata giusta. Vincere la Coppa Davis è sempre stato un obiettivo di Jannik“. Un finale di stagione che è coinciso con il definitivo salto di qualità, coronamento di un lavoro certosino e paziente: “In questi due anni è diventato più uomo, e credo lo trasmetta anche attraverso il modo in cui sta in campo. Poi Jannik è anche meno serio di quello che può sembrare: è un ragazzo solare, con lui scherziamo di continuo, e si è inserito benissimo in un gruppo, come quello della Davis, fatto di persone semplici“.

Una crescita, innegabilmente, avvenuta anche sotto l’aspetto mentale, che gli ha permesso di giocare alla pari, e battere due volte in dieci giorni, Djokovic. “Ha sempre avuto questa qualità“, sottolinea il suo allenatore, “Jannik è uno squalo, un cacciatore. Quando sente l’odore del sangue non si lascia sfuggire la preda. Ma è una sicurezza che viene anche dalla consapevolezza di quanto ha lavorato per arrivare qui. Se sai che non hai fatto bene qualcosa, ti innervosisci. Jannik ha la coscienza a posto, per questo è sereno. Tra lui e Nole la spunta il più aggressivo. Lo si era già visto a Torino, e ora anche a Malaga“. Aggressività che gli permette di misurarsi con i migliori, di batterli, giocare con costanza e vincere a livelli altissimi. Tasselli che compongono un mosaico da numero 1. “Può e deve ancora migliorare sotto tanti aspetti“, ammonisce Vagnozzi, “soprattutto dal punto di vista fisico. E poi in alcune situazioni tattiche. Il servizio va stabilizzato, ultimamente ha funzionato bene in molte occasioni ma deve diventare ancora più efficiente“.

Mentre nei colpi a rimbalzo c’è ormai una velocità incredibile nel braccio dell’azzurro, capace di tirar su, nonostante un fisico non così imponente, delle vere cannonate. Non proprio così semplice: “Questione di timing, di velocità di braccio, e di fluidità. Se uno vuole fare il body-builder, e usa solo la forza bruta, la palla va più lenta“. Il primo alloro nazionale, anche grazie a tutti questi miglioramenti, questa cura dei dettagli, è arrivato. E le polemiche sembrerebbero essersi sopite. A differenza della voglia continua di vincere, della fame di Sinner. Che, come dice Vagnozzi, è ben lontana dall’essere soddisfatta, anche in ottica Davis: “Questo è un gruppo giovane, e speriamo anche nel recupero di Matteo Berrettini, che in questi giorni non ha giocato ma è stato importantissimo. Capiterà altre volte a lui o Jannik di saltare qualche appuntamento, ma con l’obiettivo di arrivare al massimo della forma alla fase finale“.

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