Nuovo Sinner Paradiso (Cocchi). Ora resistenza e recupero per essere al top anche nei major (Bertolucci). In 10 motivi l'amore per Sinner (Arturi). Sinner regalaci lo Slam (Nizegorodcew). Il mondo ci invidia il rosso (Palliggiano). Effetto Sinner (Ercoli). Così Sinner e l'Italia saranno numeri uno (Azzolini). "Sinner e questi azzurri hanno le mani sul futuro" (De Ponti). Sudtirolesi e altoatesini: gli atleti risolvono i problemi (Stella). I magnifici 4 (Piccardi). Il metodo Sinner (Martucci). Miniera Sinner (Semeraro)

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Nuovo Sinner Paradiso (Cocchi). Ora resistenza e recupero per essere al top anche nei major (Bertolucci). In 10 motivi l’amore per Sinner (Arturi). Sinner regalaci lo Slam (Nizegorodcew). Il mondo ci invidia il rosso (Palliggiano). Effetto Sinner (Ercoli). Così Sinner e l’Italia saranno numeri uno (Azzolini). “Sinner e questi azzurri hanno le mani sul futuro” (De Ponti). Sudtirolesi e altoatesini: gli atleti risolvono i problemi (Stella). I magnifici 4 (Piccardi). Il metodo Sinner (Martucci). Miniera Sinner (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 28 novembre 2023

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Nuovo Sinner Paradiso. Jannik caccia al primo Slam dopo la Davis l’obiettivo è l’Australia (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E adesso c’è poco tempo per riposare. Jannik Sinner e il suo team hanno già nel mirino la prossima stagione, ormai alle porte. Il calendario infinito del circuito non concede tregua, e dopo la storica vittoria in Davis, il numero 4 al mondo avrà una programmazione piuttosto intensa prima di volare in Australia subito dopo Natale. Nessun torneo preliminare. Come anche Novak Djokovic e Carlos Alcaraz, Sinner giocherà direttamente l’Australian Open, primo Slam del 2024, l’anno in cui il numero 1 italiano cercherà di crescere ancora soprattutto a livello Major. La prima ghiotta occasione si presenterà naturalmente a Melbourne: «Dopo la Davis avrò un mese di tempo per preparare il 2024 […] a Torino è stato importante anche affrontare quattro top 10 di fila in una settimana, non mi era mai accaduto». Come non gli era accaduto di battere Novak Djokovic due volte in una sola giornata: «Affrontare Novak mi dà sempre l’occasione di crescere, di migliorarmi. È incredibile come sia ancora in forma perfetta alla sua età, come riesca a sentire il suo corpo. lo sto lavorando su questo, per essere sempre più forte fisicamente e conoscere il mio cervello ogni giorno di più». […] Per reggere le maratone di Davis, con due match al giorno così ravvicinati e, pensando al circuito e al superlavoro necessario negli Slam, Umberto Ferrara, il suo preparatore atletico, ha iniziato un lavoro a lungo termine che negli ultimi mesi ha dato forma al campione che vediamo. Per riuscirci è stato necessario fermarsi in alcuni periodi per dedicarsi esclusivamente al fisico. E anche in futuro, come conferma Darren Cahill, è possibile che vengano programmati altri stop: «Jannik, se avete notato, non ha mai giocato un’esibizione, anche se ha dovuto lasciare sul banco davvero una montagna di soldi […]. Abbiamo scelto di dedicare ogni momento di pausa alla preparazione fisica e alla crescita. Capiterà nei prossimi anni che possa saltare ancora un torneo, o magari anche una fase a gironi di Davis, ma se poi i risultati arrivano, allora sarà stata la scelta giusta». […] Umberto Ferrara, invece, spiega come il suo atleta sia arrivato così in forma alla fine della stagione, quando tutti si sono ritrovati con il fiato corto, robot-Nole compreso: «Abbiamo programmato razionalmente i momenti nei quali allenarci. Nello specifico è stato fondamentale fermarsi dopo lo US Open per dedicare questo periodo a un blocco di preparazione molto importante». La parte della palestra, invece, è quella che Jannik ama meno: «E’ vero, ma è un male necessario... Comunque Sinner è molto professionale, fa tanti sacrifici per arrivare all’obiettivo». E Cahill aggiunge: «Se un giorno dicessi a Jan che può saltare la palestra per tre settimane, mi guarderebbe come un marziano». […] Quando ha annullato quei tre match point ribaltando, soprattutto dal punto di vista mentale, la partita con Novak Djokovic, Jannik Sinner ha dimostrato quanto la sua testa abbia fatto ormai clic. Il ventiduenne altoatesino lo ripete spesso: «Sto imparando a capire come funziona il mio cervello, mi interessa molto». E così, unendo a questo interesse la passione per le auto e la F.1, Jannik ha iniziato da qualche anno a lavorare con Formula Medicine di Riccardo Ceccarelli, medico dello sport. I clienti più affezionati sono i piloti di F.1. Si tratta di una consulenza-collaborazione psicologica, scientifica e mentale: gestione della tensione e dei momenti di difficoltà, conoscenza del proprio cervello, mantenimento della concentrazione, controllo delle emozioni durante le competizioni. Tutto si svolge da remoto, con joystick e computer, attraverso la creazione di situazioni che permettano al ragazzo di percepire emozioni. La filosofia di fondo è semplice: il cervello conta quanto i muscoli. Questo nuovo Jannik ne è una prova eccezionale. 

Il commento – Ora resistenza e recupero per essere al top anche nei major (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Ancora estasiati dalle prestazioni stellari di Sinner in Coppa Davis, avremmo voluto che la stagione continuasse e si giocassero subito gli Australian Open, così da sfruttare la magia di una condizione psicofisica al top per completare l’ultimo passo che separa il nostro numero uno dall’eccellenza assoluta, quella che ti garantisce l’immortalità: la vittoria in uno Slam […] Tralasciando le ragioni del cuore e tornando alla razionalità, la pausa invernale farà sicuramente bene a Jannik, che riposerà dopo le fatiche di una stagione straordinaria e poi ripartirà alla volta dell’altro emisfero con la benzina adeguata per colmare l’unica piccola lacuna che ancora lo accompagna: la continuità nei quattro tornei più importanti, che attraverso le due settimane e le partite al meglio del tre su cinque richiede una gestione delle energie ottimale, la cui acquisizione passa ovviamente attraverso una maturazione muscolare e al consolidamento della resistenza e del recupero. Il Sinner degli ultimi due mesi è un giocatore ormai vicinissimo alla massima resa in tutti gli aspetti del gioco e anche nei dettagli fuori dal campo, dunque non ci sono dubbi che attraverso l’etica del lavoro che contraddistingue lui e il team saprà farsi trovare pronto già a Melbourne. Se gli Slam si giocassero sul veloce indoor, già adesso Jannik rappresenterebbe il rivale più serio per Djokovic, ma un tennista che ha già raggiunto almeno i quarti in tutti i Major non ha certo problemi di approccio alle diverse superfici. Ciò detto, al momento la terra costituisce forse l’anello debole, perché il gioco aggressivo e in spinta continua, con la palla che viaggia velocissima, si esalta sul cemento, mentre la capacità di adattare il compasso delle gambe ai rimbalzi più infidi e l’abilità nella risposta lo hanno reso ben presto un “erbivoro” di gran livello. Sulla terra, invece, la palla più lenta e gli scambi prolungati finiscono per sterilizzare un po’ la sua pressione da fondo, senza contare che Jannik ha un gioco dritto per dritto con poca lavorazione della palla, quindi con minore adattabilità alla polvere di mattone. […] Si tratta di dettagli infinitesimali nel contesto di un’automobile di lusso. Tra l’altro, il numero 4 in classifica gli consentirà di evitare gli altri tre super big […] fino alle semifinali, anche se in uno Slam i sorteggi hanno sempre un peso specifico importante fin dai primi turni […]. In questo momento, tuttavia, i primi quattro giocatori del mondo hanno scavato un solco rispetto al resto della concorrenza, e al fixing di fine anno saranno sicuramente loro a dividersi i favori in tutti gli Slam stagionali. L’unica variabile potrebbe essere rappresentata da Rune, che possiede la presunzione tecnica e mentale per innalzarsi a quel livello, soprattutto se assimilerà in fretta i dettami impartitigli da Becker. A Melbourne, non si potrà prescindere dal pronostico per Djokovic, ma se uscirà dall’inverno con il motore affinato, Sinner ne diventerà da subito il primo rivale.

Nel cuore degli italiani – Sorriso, famiglia lavoro e successi. In 10 motivi l’amore per Sinner (Franco Arturi, La Gazzetta dello Sport)

Fabio Capello, uno che di tensioni agonistiche decisamente se ne intende, l’aveva detto in Tv: «Nei momenti decisivi, non riesco a vederlo. Soffro troppo. Vado a dormire, e al risveglio la prima cosa che faccio è scoprire com’è andata a finire». E l’ha ripetuto a Jannik quando l’ha incontrato di persona a Torino. Lui ha risposto pronto: «Proprio come mia mamma!». La cosa curiosa è che Fabio e Siglinde, ve lo possiamo assicurare, non sono i soli: in realtà, sono tanti gli appassionati italiani che fanno zapping sul servizio dell’avversario o si collegano al sito giusto solo ogni venti minuti per evitare stress insopportabili. Perché Sinner fa battere il cuore. Letteralmente. E cerchiamo di spiegarlo in dieci ragioni. […] Jannik non è invulnerabile. Al contrario. Alcaraz ha già vinto di più, Rune si sta avviando su quella strada, i risultati complessivi di Zverev o Medvedev sono ancora lontani. Per non parlare di Djokovic. Però lui, ad ogni torneo, ad ogni partita, sembra impegnato a scalare una delle sue montagne dolomitiche: appiglio dopo appiglio, pur con qualche stop doloroso, avvicina la cima. E quando ci pianta la bandiera italiana, scatena un entusiasmo più forte che non per un predestinato. […] Sinner è un bel ragazzo, con un viso e un sorriso che conquistano a prima vista donne di qualsiasi età. Perché è tenero, ma allo stesso tempo scaltro. Buono, ma deciso. Rispettoso ma accattivante. Un finto timido che la sa già lunga e può dirvela in tre-quattro lingue diverse. E i suoi capelli rosso carota sono un marchio d’originalità, il che non guasta. Dopo il suo essere campione, questo è il motivo secondario, ma non troppo, di un successo sensazionale come testimonial. Attira grandi sponsor come una calamita. Non è guascone come Tomba o divertente come Valentino Rossi, ha vinto molto meno di loro, ma la sua presa sulla gente è la stessa. Ne siamo stregati. […] Con la splendida famiglia d’origine accanto, sembra un Heidi in versione maschile. Nel nostro essere italiani il nucleo base della società e dell’affettività conserva un’importanza centrale. Due genitori che hanno lavorato sodo e con umiltà per una vita, un fratello amico e confidente, dei valori saldi. Chi non ritiene rassicurante, caldo, quasi natalizio, questo quadro d’insieme? […] Non siamo il Paese dei furbi, anche se talvolta ci piace indulgere in queste rappresentazioni da parodia. Siamo, nella grande maggioranza, il Paese che lavora, crea, suda. E questo vediamo in Jannik: uno che s’impegna allo stremo, fidando solo nella sua fatica e pagando il successo in termini di ore di allenamento e coraggiose risalite. Un esempio positivo bello da additare ai più giovani. […] I Mister Muscolo sono altri: pur vicino al metro e novanta, Jannik sembra disporre di un fisico normale, perfino esile, come potrebbe avere uno dei nostri figli. Ed è bello sognare che «se ce l’ha fatta lui…». […] Un tipo così non riesce a suscitare invidie per definizione. Naturalmente la quota di odiatori da tastiera è in attività permanente e colpisce anche lui, ma si tratta di minoranze trascurabili, pur se infami. Jannik, già a 22 anni, è lo sportivo più ricco d’Italia, e per distacco. Ma se chiedete in giro, non è ritenuto un dato repulsivo. Il tennis, almeno dal punto di vista della percezione diretta, è uno sport semplice da capire, come la pallavolo: non fai prendere la palla all’avversario, o lo costringi all’errore, e hai fatto il punto. Se ne metti in fila la quota necessaria hai vinto la partita. Se vinci 6-7 match di seguito hai vinto il torneo. E se nascono grandi italiani come Schiavone, Pennetta, Errani, Vinci […] o adesso come Sinner e Berrettini, non hai bisogno di tante spiegazioni per incollarti al divano. E parliamo di uno sport in cui si applaudono i punti degli avversari, i diverbi sono rarissimi e il fair play è la norma. Aria pulita, se veniamo da qualche angolo sbagliato delle tribune dei nostri stadi. Bello respirarla insieme a Jannik. L’Alto Adige è da sempre una miniera di campioni per l’Italia: da Thoeni a Zoeggeler, dalle due Kostner a Dibiasi. Fenomeni che confermano la straordinaria varietà culturale italiana, il bene più prezioso del nostro Paese, dove convivono sotto la stessa bandiera discendenti di mille etnie. Più importante anche del nostro formidabile patrimonio artistico o di quello naturale. Ci sono tanti modi di essere italiani e non ce n’e uno migliore o più puro degli altri. […] Il tennis è uno sport globale: Sinner ormai non è solo nostro. Basta un giro sui social per capire che questo ragazzo ha tifosi in ogni parte del mondo. E i post di ammirazione in ogni alfabeto conosciuto meritano un istruttivo viaggio, con l’aiuto delle traduzioni automatiche: c’è da rimanere sbalorditi. Sta conquistando tutti. […] Santo subito, allora? Tanti l’hanno scritto scherzosamente sui social. Certo, anche Sinner avrà i suoi problemi, qualche zona d’ombra. Non è un semidio. Tuttavia, si fa amare senza riserve ed è un catalizzatore di buoni sentimenti. Dopo questo magico novembre, gli italiani hanno scoperto un compagno di viaggio che non abbandoneranno. E se Jannik perderà più spesso di quanto vorremmo o se non diventerà il numero uno del mondo, ci emozionerà comunque.

Sinner, operazione Slam – Sinner regalaci lo Slam (Alessandro Nizegorodcew, Il Corriere dello Sport)

Caro Jannik, e ora? Le imprese di Torino e il trionfo di Malaga hanno creato aspettative enormi. Dal numero 15 alla quarta piazza mondiale in una sola stagione, da 2410 punti di fine dicembre agli attuali 6490, la crescita di Sinner è stata esponenziale. L’unico vero passaggio a vuoto è giunto in primavera, tra Roma e Parigi, ma la continuità è stata complessivamente disarmante […]. Il 2024 sarà un anno di pressioni e obiettivi, di sogni realizzabili e possibili tranelli. Gli appassionati […], che aumentano di giorno di giorno, saranno esigenti, ma lo stesso Sinner vorrà alzare ancor di più l’asticella. […] Jannik Sinner ha raggiunto nel 2023, a Wimbledon, la sua prima semifinale in un Major ma può già vantare almeno un quarto di finale in ogni Slam. Complessivamente è arrivato almeno agli ottavi di finale […] ben 10 volte su 16 apparizioni. Tanta continuità, pochi acuti. Nella prossima stagione sarà chiamato ad arrivare in fondo ai 4 tornei più importanti del mondo, magari vincendone uno. Semifinali e finali dovranno diventare una consuetudine, cosi come le vittorie nei ‘1000’. Attenzione però a non sottovalutare gli agguerriti avversari e il tennis dei 3 set su 5, quasi un altro sport. Carlos Alcaraz è pronto a una super preparazione invernale per affrontare da protagonista gli Australian Open, saltati nel 2023 per infortunio. A Melbourne Djokovic e Medvedev sono in grado di giocare al loro meglio e altri tennisti sapranno farsi valere studiando, ancor di più, i […] punti deboli di Jannik. Melbourne per caratteristiche può però rappresentare un obiettivo per Jannik Sinner: campi abbastanza veloci, clima spesso caldo, atmosfera splendida. Vincere non è affatto una chimera. […] Nella stagione appena conclusasi l’azzurro ha vinto 63 partite perdendone solamente 15. Ben sette le finali disputate […], impreziosite dal successo, a Toronto, del primo Masters 1000 della carriera. L’obiettivo è continuare a vincere ma soprattutto a migliorare, poiché da costruire c’è ancora parecchio. Sembra incredibile, ma il n.4 al mondo ha ancora molti margini di miglioramento: Sinner apprende velocemente le nuove indicazioni e sa alzare il livello del proprio gioco in poche settimane. Lo slice di rovescio, ad esempio, è un diventato un buon colpo, ma può diventare un’arma, così come le volée. I match persi, comunque vada, arriveranno. Sinner dovrà essere bravo a valutarli, gestirli, perché i momenti di scarsa forma si verificano ogni anno per tutti. Accettare una sconfitta, comprenderla e assimilarla. Questo fa di Jannik Sinner un giocatore superiore. […] Terminare così tardi la stagione agonistica porterà Sinner ad alcune scelte […] inevitabili. Jannik come già accennato in alcune interviste, potrebbe ritardare l’approdo in Australia per preparare al meglio il primo Slam del 2024 […]. L’azzurro si prenderà ora un breve periodo di vacanza per poi iniziare gli intensi allenamenti invernali: oltre a migliorare tecnica e tattica, il lavoro verrà incentrato sulla parte fisica, per diventare ancor più forte, resistente, esplosivo e reattivo. Ciò che Jannik vuole, Jannik otterrà.

Il mondo ci invidia il Rosso (Davide Palliggiano, Il Corriere dello Sport)

Sotto sotto, anche agli spagnoli ha fatto piacere. Consapevoli che nei prossimi anni la rivalità tra Alcaraz e Sinner non potrà far altro che regalarci emozioni. Come a dire, «godetevi l’Insalatiera, che l’anno prossimo torniamo noi». La Spagna stavolta non c’era, eliminata con notevole imbarazzo nel girone eliminatorio di Valencia a settembre e senza poter contare sulla sua stella. L’anno prossimo, giurano, sarà diverso. A Malaga, perché no, oltre ad Alcaraz potrebbe esserci l’ultima apparizione di Nadal, sempre a patto che si qualifichino. Rafa, che dovrebbe tornare in campo a gennaio all’Australian Open, si è intanto congratulato via social con gli azzurri «Congratulazioni Italia! Grandissimi!!!» ha scritto il maiorchino, che di Davis ne ha vinte 5 in carriera, l’ultima a Madrid nel 2019. […] La vittoria dell’Italia è stata applaudita in lungo e in largo anche da un’altra leggenda del tennis come Martina Navratilova, che via X, ex Twitter ha ammesso di essersi commossa: «Sto piangendo di felicità mentre guardo Nicola Pietrangeli alzare la Coppa Davis per l’Italia: ben fatto, settimana stupenda!». Poco prima della finale con l’Australia, la leggenda azzurra, Pietrangeli, presente a Malaga, aveva espresso due desideri: che l’Italia vincesse e che potesse entrare in campo. «Non per giocare, non sono così pretenzioso» ci aveva raccontato, ma per vivere con la nazionale di Volandri, suo erede, la gioia di toccare quella Coppa che all’Italia mancava dal 1976. […] I media spagnoli hanno esaltato l’Italia, venuta a vincere a casa loro. AS, per esempio, ha incluso anche la finale di Billie Jean King Cup per parlare di un «risorgimento tennistico di un Paese che ha vissuto la sua epoca d’oro a cavallo tra gli anni 60 e 70 e che mancava in finale dal 1998». Nelle pagine del quotidiano sportivo madrileno viene sottolineata la giovane età della nazionale […], alzata soltanto dal 38enne Bolelli. Meno trionfalistico e un po’ più snob l’atteggiamento di Marca, che nella sua versione online ha esordito: «La Federazione italiana aveva investito molti soldi per tornare a vedere un giorno così». El Pais, quotidiano generalista, ha sottolineato invece «l’ascesa di Sinner» grazie al quale l’Italia ha coronato il sogno di rivincere la Davis. Una Coppa che nel 2024, per la quinta edizione consecutiva, verrà consegnata in Spagna e per il terzo anno di fila a Malaga. Cosi ha deciso l’ITF, suscitando a livello globale non pochi malumori sia per la formula che per la sede.

Effetto Sinner: arriva il boom dei tesserati (Lorenzo Ercoli, Il Corriere dello Sport)

Chi vince piace. Perché? In un mondo che celebra incessantemente il successo, il trionfo di pochi diventa l’aspirazione di molti. Le vittorie generano un desiderio di affiliazione, uniscono e ispirano. Dopo le gesta di Mennea, Tomba, Pantani e Rossi, oggi è il momento dell’Italia del tennis, incarnata nella figura vincente, e a modo suo carismatica, di Jannik Sinner. Il radioso futuro dell’altoatesino va di pari passo con l’avvenire di una disciplina che un’esposizione simile l’aveva avuta solo con Panatta e il trionfo nel 1976 di quella squadra così labirintica. L’effetto Sinner si propaga. Dopo il successo di Torino, Rai e Sky possono di nuovo sorridere con numeri da capogiro, come dimostrano i dati degli spettatori e lo share sia su Raidue che su Sky. […] Il record resta comunque quello fissato da Sinner-Djokovic, finale delle Nitto ATP Finals, con quel 5,5 milioni ed il 29.5% di share su Rai 1, il dato d’ascolto più alto mai ottenuto da una partita di tennis sulla tv italiana. […] Il segreto di questo fascino improvviso non va ricercato in qualcosa di cervellotico, ma semplicemente nell’ascesa di un ragazzo che soddisfa l’istinto primordiale della vittoria: un tennista forte come mai lo abbiamo avuto e, dopo il trionfo in Davis, inarrestabile agli occhi dei tifosi. «Noi dirigenti dobbiamo già pensare al dopo Sinner e a ciò che accadrà quando tra 15 anni non sarà più al top. Ci aspetta un periodo di successi dei nostri ragazzi, non solo di Jannik, ma dobbiamo porre le basi per far si che questo non sia un fenomeno transitorio», le parole del presidente Angelo Binaghi. Il numero uno della Federazione Italiana Tennis e Padel gongola per il presente, ma è altrettanto deciso a cogliere l’occasione per rendere l’Italia un punto fermo della mappa del tennis mondiale. […] La popolarità di uno sport che, fino a poco tempo fa, sembrava estraneo al nostro Paese, si era già accesa con momenti indimenticabili: l’ingresso in top 10 di Fognini, la finale di Berrettini a Wimbledon ed una serie di titoli che mai i nostri tennisti avevano vinto con questa continuità. Il tennis in Italia oggi conta 660.000 tesserati e 4,5 milioni di praticanti, ma è il domani che accende la curiosità. L’espansione a livello amatoriale sembra pronta a esplodere, dando nuova vita a circoli e strutture che attendevano un secondo boom dal lontano 1976. Nel professionismo, il vero impatto lo vedremo a lungo termine, quando Jannik sarà forse sul viale del tramonto. […] Chi oggi ha 13 anni e sogna di emulare le gesta dei campioni azzurri è già instradato. Sono i più piccoli quelli che dovranno essere calamitati dal fascino di questi successi e dall’investimento fatto per portare la disciplina nelle scuole, motore per sfidare il calcio e ridurre il gap numerico. […] Questa è la chiave per rinvigorire un movimento già fiorente: quello dei 18 giocatori italiani nella top 200 mondiale, un gruppo che va oltre il solo talento di Sinner. Per creare giganti come Djokovic, Federer e Nadal è richiesta una dose di fortuna, quella avuta con Jannik. L’altoatesino è qualcosa di non programmabile, frutto di decisioni giuste quanto fortuite in un cammino insolito, iniziato seriamente solo a 14 anni, quando per tanti è già tardi. Un numero uno del mondo, per fortuna, non si crea a tavolino. Proprio qui risiede un residuo della magia dello sport: oltre la gloria dei semplici predestinati.

Così Sinner e l’Italia saranno numeri uno – Grandi favoriti in Davis per anni (Daniele Azzolini, Tuttosport)

L’idea meravigliosa di un tennis futuro a forte conduzione italiana è già numeri. Le Finals di Torino, poi la Davis vinta dopo 47 anni di attesa, hanno giusto serrato i tempi, spingendoci a immaginarlo, a considerarlo come evento ormai possibile e quanto mai vicino. Lui, Jannik Sinner, è destinato ai piani alti, si sa, le rosse trecce sparse al vento, che lassù […] sia elemento imprescindibile. E gli altri dietro, coagulati in un turgido manipolo. Sotto la guida dei luogotenenti Musetti e Arnaldi. Se il futuro del tennis è nelle mani degli attuali Under 22 […] l’incredibile sfilata di giovani tennisti che il nostro Paese ha messo in campo, è promessa di dominio futuro, e di divertimento per tutti noi. Basta attendere ancora un po’, non molto, se è vero che tutto è successo in fretta, sin troppo per gli appassionati italiani mortificati da oltre otto lustri di attesa. Sono trascorsi cinque anni, in fondo, da quel giugno 2018 che vide Marco Cecchinato guadagnare un posto tra i semifinalisti del Roland Garros, e poco più di quattro dalla prima vittoria in un Masters Series, firmata da Fabio Fognini nell’aprile 2019 a Montecarlo. «Dobbiamo ringraziare entrambi, Marco e Fabio sono stati i nostri apripista», disse una volta Matteo Berrettini, spiegando le ragioni della svolta. «A breve distanza l’uno dall’altro, con le loro imprese, hanno spinto tutto il gruppo italiano a pensare in grande e a considerare raggiungibili quei traguardi che sembravano lontani o troppo superiori alle nostre forze». Con la stessa veemenza che sembra ispirare l’assatanato “stilnovo” che furoreggia nel tennis odierno a conduzione giovanile, l’Italia si è rigenerata in fretta, ringiovanendo e appropriandosi di risultati un tempo impensabili. Una finale a Wimbledon […], la seconda vittoria in un “mille” giunta questa estate dal Canada […], la doppia conquista di un torneo storico come il Queen’s […]. E tre top ten diversi nell’arco di appena cinque stagioni […]… I tornei vinti in dieci anni di tennis sono trentadue […], dal primo successo di Fognini a Stoccarda […] del 14 luglio 2013 agli ultimi […] colti da Sinner a Pechino e Vienna, prima della finale al Master e del ritorno vittorioso in Davis. A dare un volto alla classifica degli Under 22, tratta dall’ultimo ranking, emergono novità che appena sei o sette anni addietro il nostro tennis non avrebbe potuto permettersi. La classifica degli Under 22 riferita ai primi mille in classifica, si compone di oltre 300 tennisti. Si va dai 17 anni del francese Gabriel Debru […] e del nostro Lorenzo Carboni […], ai 22 anni del gruppo più folto, che potremmo intitolare proprio a Sinner, il più alto in classifica con il suo numero 4, sebbene preceduto e seguito da due ventenni, Alcaraz […] e Rune […]. A una prima lettura della classifica, la scuola tennistica destinata a dominare nell’arco dei prossimi dieci anni, sembrerebbe proprio la nostra. L’Italia vince per presenze giovanili nella Top 100, e rafforza il proprio dominio nella Top 200. Sono nove in tutto gli Under 22, quattro in prima fascia, Sinner […], Musetti […], Arnaldi […] e Cobolli […], e altri cinque in seconda, Nardi […] il più giovane coni suoi 20 anni e anche il prossimo con ogni probabilità a salire in Top 100, poi Darderi […], Zeppieri […], Bellucci […] e Gigante […]. A un breve riscontro con le altre nazioni storiche del tennis, le nazioni che hanno fatto scuola più la Serbia per la presenza del numero uno Djokovic, è facile stabilire l’abbondanza che regna nel nostro tennis. La meno lontana è la Francia, con due diciannovenni in Top 100 […] e quattro presenze nella Top 200. Le altre, arrancano… Compresi gli Stati Uniti, che in questi ultimi cinque anni hanno mosso le grandi Academies privare per setacciare l’immenso territorio alla scoperta di dove si fossero nascosti quei talenti che da sempre avevano consentito al tennis americano di primeggiare per vie quasi naturali. Salvo scoprire che i ragazzi “nascosti” per sposare il tennis chiedevano ciò che Baseball, Football americano, Basket e Hockey su ghiaccio erano già disposti a concedere. Soldi, piani di crescita, assicurazioni sul lavoro futuro in caso di mancato inserimento nel gruppo dei fortunati cui il tennis avrebbe consentito di vivere. Gli Stati Uniti oggi hanno due Under 22 nei Top 100 […], e altri tre […] nella seconda fascia. La Russia dei due top ten Medvedev e Rublev ha appena un Under 22 in top 100, nessuno nella Top 200. La Spagna è solo Alcaraz, al momento, con due presenze appena tra i primi 200. Il Canada ha un Under 22 al numero 138 […], la Serbia uno al numero 110 […]. La Germania nessuno. Più fortunata la Gran Bretagna… Anch’essa ne ha solo uno, Draper, ma al numero 61 del ranking. 

«Sinner e questi azzurri hanno le mani sul futuro» (Diego De Ponti, Tuttosport)

Una Coppa Davis fa gli eroi erano loro. Oggi sono i tifosi più entusiasti, ma anche quelli con il metro di misura giusto per capire la portata dell’impresa dell’Italia a Malaga. Nelle loro riflessioni c’è l’emozione per il gioco di Jannik Sinner; c’è la consapevolezza che il tennis azzurro è in ottima salute. Paolo Bertolucci, vincitore della Coppa Davis 47 anni fa, ospite di “Palla al Centro” su Rai Radio 1 Sport. non ha dubbi: «Passano gli anni, cambiano le formule, è una Coppa Davis diversa da quella che abbiamo vinto noi, somiglia più a un Mondiale indoor ma la squadra italiana è forte e vincere era solo questione di tempo». E il tempo gioca dalla parte dell’Italia perché il suo talento più prezioso ha solo 22 anni e quest’anno ha fatto un salto di qualità decisivo. Corrado Barazzutti non si trattiene . Il vincitore della Coppa Davis nel 1976, a “Radio anch’io sport”, su Rai Radiouno fa la radiografia delle potenzialità dell’altoatesino e il suo verdetto è esaltante: «Dal mio punto di vista, per come in questo momento sta giocando Sinner è già il numero uno del mondo e lo diventerà in fretta, probabilmente alla fine del prossimo anno. La stagione è lunga, ci possono essere dei tornei che possono girare meglio o peggio ma ci sono tutti i presupposti che Sinner diventi numero uno tra massimo uno o due anni. Mi sembra inevitabile, Si dividerà questo posto con Alcaraz e c’è anche Rune, pero lui lo diventerà sicuramente molto in fretta». Lo conferma anche Bertolucci: «Non è una sorpresa averla vinta quest’anno la coppa, soprattutto nel momento in cui si esplode un giocatore come Sinner che fa proprio la differenza. Per tre anni, a ogni sconfitta di Sinner, mi hanno massacrato, perché ne parlavo sempre bene […] Quattro anni fa dicevo che lo piazzavo tra i primi dieci al mondo, due anni fa tra i primi cinque. Solo che lui è bravo, si diverte a smentirmi, accelera i tempi e invece che a 23 anni l’esplosione è arrivata a 22. Meglio per noi, meglio per lui, meglio l’Italia». La progressione del giovane talento azzurro ha emozionato tutti: «Negli ultimi due-tre mesi è da primi due del mondo […]. La differenza con i primissimi è stata completamente azzerata e si è visto anche che la forbice che lo divideva da Djokovic ormai si è assottigliata, parliamo di millimetri». Non resta che sognare o guardare ai prossimi obiettivi da raggiungere: «L’ulteriore step sarà dimostrare di essere allo stesso livello di questi ultimi mesi anche nelle prove dello Slam. L’indoor veloce è la sua superficie preferita, dovrà dimostrare di rimanere a questo livello anche su altre superfici e in altri periodi dell’anno». L’emozione delle finali di Malaga torna nel racconto di Barazzutti: «Sui tre match point per Djokovic, ho pensato che la partita potesse essere quasi finita. Quasi, perché nel tennis non è mai finita fino all’ultimo. Sul primo match point sullo 0-40, Djokovic ha sbagliato una palla comoda: quella leggerezza mi ha fatto venire il dubbio. Li ho pensato che qualcosa potesse cambiare. Poi Sinner ha giocato due punti eccezionali e ha ripreso in mano la partita. Poi ero sicuro che avremmo vinto contro l’Australia. Sono felicissimo per i ragazzi perché se lo meritano e poi è un grande premio a tutto il tennis italiano e a tutto il movimento. Ai miei tempi ero un giocatore con delle caratteristiche abbastanza atipiche, ma che combatteva e lottava fino all’ultimo. In questa squadra di Coppa Davis sono tutti così. Abbiamo caratteri molto simili». Quarantasette anni dopo gli eroi di quella stagioni si specchiano e si rivedono in questa nuova Coppa Davis che porta in dono la promessa di un futuro vincente.

Sudtirolesi e altoatesini: gli atleti risolvono i problemi (Gian Antonio Stella, Il Corriere della Sera)

Perfino Eva Klotz. Perfino l’irriducibile pasionaria figlia di Georg Klotz, il «martellatore della Val Passiria» che nel 1961 fu arrestato dopo una «notte dei fuochi» in cui i terroristi sudtirolesi avevano fatto saltare 37 tralicci, perfino lei che per decenni ha dato battaglia contro ogni accordo con gli italiani come fosse un tradimento, si apre al sorriso: «Oddio, sapere che Jannik Sinner ha cantato l’Inno di Mameli non è che mi abbia entusiasmato. Lo sport, però, è una cosa a parte. E questo è un segno di serenità». Una svolta pochi anni fa impensabile. Al punto che nel 2017, quando Sergio Mattarella salì a Merano per celebrare col presidente austriaco Alexander Van der Bellen il 25° anniversario della chiusura del «Pacchetto» con gli accordi sulle tutele della minoranza tedesca, la banda degli Schutzen rifiutò di suonare quel Canto degli Italiani scritto con parole gonfie di passioni risorgimentali dal patriota destinato a morire nella difesa della Repubblica Romana. Lo odiavano, gli Schutzen, quell’inno bollato dalla stessa Klotz nel 2011, Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, come «uno dei più brutti d’Europa». Simbolo della «sopraffazione italiana» sulle terre tirolesi prese dopo la Prima guerra mondiale. Un rifiuto così anacronistico da spingere Toni Ebner, il direttore del Dolomiten, a scrivere: «Pare che cento anni dopo la fine della Grande guerra non tutti abbiano compreso che non siamo più in guerra con l’Italia. Suonare l’inno nazionale in presenza d’un presidente è previsto dal protocollo in tutto il mondo». Macché: appello respinto al mittente. Troppi traumi, nella storia di una terra dove l’occupazione fascista lasciò ustioni indelebili sulla pelle dei tirolesi. L’abolizione delle scuole tedesche. Il divieto di parlare la lingua natia perfino a casa propria. I nomi cambiati sulle lapidi dei cimiteri… Jannik Sinner è nato in Val Pusteria nel 2001. Sessantadue anni dopo le Opzioni del 1939. Neppure suo papà e sua mamma erano nati ai tempi di quella spietata scelta imposta da Hitler e Mussolini ai sudtirolesi di lingua tedesca: farsi assimilare dagli italiani o andarsene fra i tedeschi in Austria e in Germania. Un esodo che spaccò le famiglie attratte da promesse magiche e infami. «Lo so che pare impossibile», racconterà lo storico Leopold Steurer, che oggi vede come una benedizione la piccola svolta epocale di Jannik, «Ma la gente ci credeva. Altroché, se ci credeva: mio padre, in fondo alla lista con le vacche e le credenze e i comodini da trasferire col trasloco, chiese addirittura di ritrovare nella nuova casa sette rastrelli, quattro oche e tre gatti». Fu terribile, il tradimento. E per molto tempo non ci fu un solo tirolese disposto a dire ciò che Sinner ha detto a Gaia Piccardi: «Altoatesino o sudtirolese? Chiamami come ti pare, per me è uguale. Sono nato a un passo dall’Austria, sono italiano, gioco la Davis in azzurro e mi alleno con un coach italiano». Punto. Per Gustav Thoeni, forse il più grande sciatore della nostra storia nato a Trafoi, sullo Stelvio, solo sei anni dopo la fine della guerra che aveva reso definitivi i confini, fu più difficile. Ma anche lì venne in soccorso l’idea che lo sport sia comunque un mondo a parte. Infilzato già allora dagli indipendentisti duri e puri, spiegherà: «Anch’io ho avuto problemi perché da ragazzo non parlavo bene l’italiano. E allora parlavo molto poco. Ma sono un cittadino italiano, come lo sono tutti gli altri atleti sudtirolesi. Sono però anche appartenente alla minoranza nazionale di lingua e cultura tedesca». Insisterà con Aldo Cazzullo: «Sono profondamente legato alla nostra piccola patria alpina. Questo non mi impedisce di essere profondamente legato all’Italia». L’idea di Silvius Magnago: «Sono un tedesco, la mia patria è l’Austria, ma sono un cittadino italiano e voglio essere un buon cittadino italiano». Come spiegò Claudio Magris, «l’identità autentica assomiglia alle Matrioske, ognuna delle quali contiene un’altra e s’inserisce a sua volta in un’altra più grande. Essere emiliani ha senso solo se implica essere e sentirsi italiani, il che vuol dire essere e sentirsi pure europei». Una pluralità di patrie vissuta, come ricorda oggi sul Corriere dell’Alto Adige Toni Visentini, da altri grandi atleti sudtirolesi quali Armin Zoeggeler, Klaus Dibiasi, Alex Schwazer, Dorothea Wierer. Anche loro punzecchiati via via da polemiche simili. O addirittura costretti con violenza psicologica come Gerhard Planksteiner, nel 2006, dopo aver vinto una medaglia alle Olimpiadi di Torino, a cantare l’inno in tv come fosse un pedaggio obbligato. Un’imposizione giustamente bollata come vergognosa dall’allora presidente sudtirolese Luis Durnwalder. Che oggi, al contrario, saluta Jannik Sinner e il suo coro di esultanza con bonomia: «E’ un bravo ragazzo. Fa tutto con la naturalezza d’un canarino quando canta. Gli è venuto di cantare l’inno coi suoi amici tennisti, lo ha fatto e ha fatto bene». Purché qualche sovranista nostrano non gli chieda ora di genuflettersi a un’altra idea, muscolare, di «nazione»… 

I magnifici 4 (Gaia Piccardi, Il Corriere della Sera)

La Coppa Davis italiana è tornata a casa su un volo Vueling Malaga-Roma insieme ai suoi due capitani: Nicola Pietrangeli, che andò in Cile a prendersela nel ’76 contro la politica dell’epoca, e Filippo Volandri, il c.t. che per strada poteva trovare un trifoglio, e invece per fortuna ha pescato Jannik Sinner. No Sinner, no party. Quello di domenica sera, nel resort appena fuori città in cui alloggiava la squadra, è stato sobrio: pizza, hamburger, Cesar salad e crocchette di patate, di contorno qualche amichevole sfottò ad Arnaldi per le smorzate non andate a buon fine, poi sul finale è spuntata la magnum di spumante, che le manone di Matteo Berrettini hanno aiutato ad aprire consegnando al capitano una promessa: l’anno prossimo, al girone di Bologna per qualificare i campioni in carica […] alla Final 8 di Malaga, ci sarà anche l’ex n.6 del mondo. E’ finita così, con un attimo di apprensione quando a Fiumicino la scatola con la Coppa non appariva mai sul nastro bagagli, la Davis più bella della nostra vita da 47 anni a questa parte. L’effetto-Sinner trascina con sé, dopo le Atp Finals, altri ascolti straordinari: 6.496.000 spettatori […] sulla Rai per il match point di Jannik su De Minaur […]. Il pressing di Amadeus per averlo al Festival si fa asfissiante.

Il Metodo Sinner la vita all’attacco (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Per un giorno siamo tutti Jannik Sinner. Ma abbiamo davvero capito chi è questo ragazzo di 22 anni dai capelli rossi, alto e magro, che nel 2015, appena tredicenne si trasferì da San Candido a Bordighera e da allora si sveglia e va a letto pensando solo a come migliorarsi come tennista per arrivare al numero 1 del mondo e vincere gli Slam? Per emergere, Il Profeta ha lasciato lo sci dove primeggiava e ha salutato il Rifugio Fondovalle in Val Fiscalina dove dava una mano a papà Hanspeter, cuoco, e mamma Siglinde, timidissima. Tanto che a Fabio Capello che gli confessava a Torino di non riuscire a vederlo giocare per quanto si emozionava, ha rivelato: «Sei come mia mamma». A inizio febbraio dell’anno scorso, ha tagliato i ponti anche con Riccardo Piatti, dopo un plateale e inusitato litigio in campo col coach che l’invitava ad usare la testa contro Daniel, bissato dalla delusione dei quarti contro Tsitsipas, e per divergenze sulla programmazione. […] Insieme all’amico di sempre Alex Vittour ha creato un team. Coach l’ascolano Simone Vagnozzi […], manager l’inglese Lawrence Francofone, super-coach l’australiano Darren Cahill, preparatore atletico e dietologo Umberto Ferrara, fisioterapista Giacomo Naldi […], osteopata Andrea Cipolla. «Mi spingono a dare il meglio di me, ma anche io li sto sempre a sollecitare parecchio. Ogni giorno è una sfida. E’ fondamentale che siano miei amici, ma anche che siano sempre onesti con me». In perfetto stile-Djokovic, il campione che osserva ed imita da sempre. «E’ sempre pronto ad imparare, prova tutto, poi discute», sottolinea Massimo Sartori che convinse i genitori al trasferimento in Liguria. Per emergere, Semola che studiava da re Artù ha rinunciato alla coppa Davis a Bologna per prepararsi al meglio per il Tour asiatico e fare il salto di qualità che negli ultimi 2 mesi l’ha portato a sfatare il tabù contro Medvedev, Djokovic e Rune, alla finale del Masters, al trionfo di Davis battendo due volte in poche ore proprio il numero 1 dei numeri 1, Djokovic. E a chiudere l’anno con 64 vittorie 15 sconfitte: dal ko con Zverev agli Us Open ne ha vinte 20 su 22 […]. «La squadra è stata davvero importante per come sono cresciuto come gioco, come fisico e come fiducia. La combinazione tra Darren, Simone e gli altri è molto buona. Amo giocare indoor e gli ultimi tornei dell’anno sono sempre al coperto. Questo mi aiuta. L’importante è che ero stanco, ma avevo ancora benzina». […] Jannik è talmente perfetto che, nell’acme dell’euforia […] s’è augurato di incoraggiare un po’ Tathiana Garbin, ct della Billie Jean King Cup, in lotta contro il male: «Sono queste le cose davvero importanti della vita». Ringrazia sempre: Berrettini che ha potuto fare solo il tifoso e tutti i compagni: «Hanno vinto a Bologna e mi hanno permesso di arrivare a Malaga». Così come in campo dimentica subito l’ultimo “15”, fuori dimentica le polemiche, le accuse, le malignità: «Sono felice di essere qui per l’Italia, questo successo è di tutti, soprattutto di voi tifosi. Io mi sono sempre sentito uomo-squadra. Grazie anche al capitano e all’organizzazione: le partite devi vincerle sul campo, ma devi anche avere la tranquillità. E noi tutti ci siamo aiutati l’un l’altro». Sulla scia della finale persa con Djokovic al Super8 di Torino: «Grazie FTTP, nel 2019 a Milano mi diede la wild card per le NextGen». Ma già rilancia: «Siamo pronti per rivincere la coppa, la squadra è giovane e la sensazione che abbiamo provato è davvero qualcosa di speciale. Sappiamo che anche per il movimento sarà importantissimo». Avete capito chi è questo 22enne quasi, “Hamish”, suggerisce Paolo Bertolucci, voce di Sky, per quant’è diverso dall’italiano classico, dal campione guascone e egocentrico? E’ semplice, ma forte e diretto, figlio diverso e orgoglioso di quest’unica affascinante Italia. Giocherà alla Playstation con l’amico Sonego e tiferà Milan a San Siro contro il Dortmund, stasera. Ma resterà Profeta.

Miniera Sinner (Stefano Semeraro, La Stampa)

Il suo ciuffo rosso ormai è entrato nel paesaggio mentale dell’Italia, rafforzato da quella genialata del marketing che sono i Carota Boys. Perché Jannik Sinner nell’immaginario nazionale è ormai come il primo Valentino Rossi, un colore […], un popolo di fan che si riconosce in un manipolo di tifosi «ufficiali» […] in altre parole un brand riconoscibile: in campo, in pista, soprattutto fuori. Un marchio che va nutrito di risultati, pena lo sbiadirsi dell’immagine, ma che alimenta in maniera indipendente la fama, la riconoscibilità, il valore sociale e commerciale di un atleta. Fra l’altro, con lungimiranza, il suo management già da anni ha creato un logo tutto suo, come la Rf di Federer o il toro stilizzato di Nadal: un intreccio di linee all’interno della quale sono contenute la la J e la S del nome e del cognome e un campo stilizzato, che insieme vanno a disegnare la testa di una Volpe: il suo vero soprannome. Piace ai ragazzi, che lo sentono vicino, piace agli appassionati di tennis e conquista anche chi magari lo sport lo segue solo nelle grandi occasioni. «Perché è un anti-italiano», ha azzardato qualcuno, perché coltiva qualità di serietà e impegno che non sono proprio il nostro marchio di fabbrica. Ma forse il discorso è più complesso, e l’italianità di Jannik viene da un tempo più profondo, quando il baricentro del paese era radicato nelle campagne e non nella città. Jannik è il portatore di valori antichi, la riservatezza, la dedizione che si trasforma in concreta efficienza, la genuinità che piace a chi rimpiange l’Italia di un tempo, che sapeva costruire e ricostruire con pazienza, lontana da tronisti e da veline e con poca fiducia anche nei social, che come dice Jannik, che non li ama, fanno parte del lavoro e non dell’identità di una persona. A soli 22 anni Jannik insomma è già un personaggio pop, non un semplice campione. Il suo volto allegramente spaesato, da ragazzo «della porta accanto» spunta negli spot televisivi e sulle copertine di quaderni e diari di scuola, nei meme sul web e in diretta da Fabio Fazio. È il post adolescente sereno ma determinato, che sgranocchia carote ai cambi di campo e dopo aver vinto la Coppa Davis con l’Italia entra in conferenza stampa addentando una mela. Ma poi esprime concetti, sceglie le parole con la professionalità da addetto stampa di una multinazionale. I suoi introiti del resto sono quelli di un’azienda: 15 milioni di dollari all’anno per dieci anni dalla Nike, e poi la partnership con Lavazza, Gucci […] Rolex, Fastweb, Technogym, Parmigiano Reggiano, Head, Alfa Romeo, per un totale ormai destinato a superare i 20 milioni di dollari. A questi vanno aggiunti i 15 milioni vinti da Jannik in carriera in soli montepremi fino a dicembre 2023. Di sicuro Jan si è rivelato un investimento azzeccato, e a confermarlo sono i dati degli ascolti tv delle sue ultime partite. A Torino per la finale con Djokovic si era arrivati a 6,69 milioni di telespettatori fra Rai 1 e Sky […] a Malaga i livelli sono rimasti più o meno gli stessi: 4.662.000 spettatori e 23,35 di share su Rai 2 per Sinner-De Minaur, il match che ha consegnato la Coppa Davis all’Italia, che uniti al 1.024.000 spettatori di Sky […] fanno un totale anche questa volta attorno ai sei milioni. Se la Fitp è riuscita a portare le Atp Finals a Torino, e soprattutto se nel 2025 anche le Final 8 di Coppa Davis approderanno da noi, a Milano o a Bologna, il merito è in larga parte dell’Effetto Sinner: il tappeto rosso che fa da base ai successi del nostro tennis.

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