Jannik Sinner non è un patriota per cui tifare perché non paga le tasse in Italia? Non sono d’accordo con Aldo Cazzullo e Massimo Gramellini

Editoriali del Direttore

Jannik Sinner non è un patriota per cui tifare perché non paga le tasse in Italia? Non sono d’accordo con Aldo Cazzullo e Massimo Gramellini

I due noti (e bravi) editorialisti del Corriere della Sera hanno preso una posizione populista che non condivido. Sinner gioca oltre 200 giorni l’anno fuori d’Italia, vive e si allena a Montecarlo per motivi tecnici, logistici, climatici e paga e tasse all’estero

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Jannik Sinner - Australian Open 2024 (foto: X @federtennis)
 

(ha collaborato alla stesura Vanni Gibertini)

Non sono per nulla d’accordo, anche se stimo molto i colleghi editorialisti del Corriere della Sera Aldo Cazzullo e Massimo Gramellini , per quel che hanno scritto in alcuni casi in risposta a lettori, in altri casi con articoli e/o editoriali(qui sotto riportati in basso, così come un articolo uscito su Forbes e i Paradisi Fiscali) in cui hanno espresso critiche assai severe sul conto di Sinner per il fatto che il neo campione dell’Open d’Australia ha residenza fiscale a Montecarlo e non paga le tasse in Italia.

Prima vi aggiorno su quanto hanno scritto Cazzullo e Gramellini, poi vi dico la mia.

Ha scritto Cazzullo che Sinner per il fatto che “non contribuisca alla sanità, alla scuola, alla sicurezza, alle molte esigenze della comunità nazionale che rappresenta, dovrebbe farci dubitare non tanto di Sinner, quanto di noi stessi“. Mentre Gramellini ha scritto in modo più blando: “Sinner in un altrove esentasse ha messo la residenza, è vero, come tanti del suo lignaggio e con il suo ingaggio. Non sono il suo commercialista, ma se riportasse la residenza in Italia, diventerebbe definitivamente il mio tipo preferito di italiano“. Un anno fa Cazzullo aveva anche scritto in risposta a un titolo di una rivista specializzata (Questo il titolo: “È da dementi fare polemica sul fatto che uno decida di risiedere a Montecarlo”)...”Ecco, mi autodenuncio: sono uno di quei dementi! Trovo amaro che, nel momento in cui ci sono compatrioti che muoiono nel bagno di un ospedale, altri italiani si chiamino fuori dalla comunità“. E aveva aggiunto – ma il testo completo dei loro articoli lo trovate in basso, qui solo sintetizzato: “Nell’attesa, non tiferò più per Sinner, e continuerò a tifare Nadal, che è uno dei primi contribuenti del Regno di Spagna; e lascerà nella storia dello sport un’impronta incomparabilmente più profonda di Sinner, Musetti e Berrettini messi assieme”.

Questo lunedì poi Aldo Cazzullo ha sostenuto che basterebbe fare come la Francia che, in una succinta norma, stabilisce che i cittadini della Repubblica Francese non possano prendere la residenza fiscale nel principato di Monaco”.

La Francia ha un trattato con il Principato di Monaco perché quest’ultimo utilizza le infrastrutture francesi con cui è integrato (strade, poste, Telecom, etc) . In questo trattato c’è anche la clausola che non impedisce ai francesi di risiedere a Montecarlo, ma impedisce l’esenzione dalle imposte sul reddito garantite solitamente ai residenti monegaschi.

Quindi anche se l’Italia avesse una legge di quel tipo (che sarebbe discriminatoria oltre ogni livello se specificamente orientata verso il Principato di Monaco) basterebbe andare ad abitare da un’altra parte con un regime fiscale più favorevole. Ricordo bene a cominciare da Noah, Leconte, Forget, Boetsch e immagino tutti gli altri  tennisti francesi che infatti vivono in Svizzera dove però devono risiedere un minimo di giorni, tempo addietro erano 6 mesi, ora non so.

Oltretutto Sinner non ha la solo “residenza fiscale” a Montecarlo. Lui ci abita proprio, si allena lì quando non è ai tornei. E ci abita e ci si allena sia per ragioni climatiche, sia per ragioni logistiche (l’aeroporto di Nizza è appena un po’ più pratico e internazionale di quelli raggiungibili dalla Val Pusteria…) sia per ragioni eminentemente tecniche.

Non c’è posto più idoneo per trovare tutti i top-players, tutti gli sparring partner possibili di grandissimo livello con cui allenarsi quotidianamente nei periodi diversi dai tornei. Al Country Club di Montecarlo, a 400 metri dalla sede europea dell’ATP, da Andrea Gaudenzi, Massimo Calvelli, il direttore del Masters 1000 di Montecarlo David Massey, la scelta di campioni con cui allenarsi non manca davvero. È quindi più che comprensibile che uno scelga di stare lì piuttosto che ovunque per motivi squisitamente professionali, cui si aggiungono, ma assai secondariamente per le ragioni che leggerete qui di seguito, altri motivi. Anche gran parte degli spot pubblicitari girati con gli sponsor, le interviste fatte con varie tv, vengono spesso realizzate a Montecarlo. Dove c’è il bel tempo della Costa Azzurra per 200 giorni l’anno, la luce giusta anche per le rirpese. Avrete certo visto anche diverse interviste fatte per SKY, con Sinner e per decine di altri atleti. Anche per i network stranieri contattare tutti i giocatori è molto più facile, e non solo con Sinner, se stanno a Montecarlo.

Si è sempre sentito parlare del Paradiso fiscale di Montecarlo, di cui approfittavano i grandi campioni. Ma mentre un pilota di F1 o del Motomondiale, o uno sciatore come fu Tomba, può e poteva stare da qualunque parte, Sinner vive a Montecarlo perchè ha scelto di vivere lì, paga le tasse a Montecarlo (quelle che gli chiedono), un affitto salato in Montecarlo. Lui vive a Montecarlo, punto. E lo fa perchè è il centro della sua vita di tennista professionista. Non fa finta di vivere a Montecarlo e usare i servizi pubblici in Italia. Lavora lì quando non è in giro per far tornei.

Non si tratta di una residenza di carta come accadeva qualche decennio fa. Adesso a Montecarlo bisogna proprio viverci, non semplicemente raccontarlo.

La situazione fiscale di chi lavora e guadagna in decine di Paesi, come i tennisti, è complicata e difficile da ridurre a uno slogan come certamente in buona fede credono gli amici Cazzullo e Gramellini.

Un giocatore come Sinner vive 200 giorni all’anno in giro per il mondo a fare tornei, spesso arrivando prima dell’inizio del torneo per allenarsi

Innanzitutto i montepremi che ricevono sono da tassare on site, ovvero il Paese nel quale si gioca si prende una bella fetta alla fonte: per esempio negli USA si tratta del 35%.

Poi, se esiste un trattato fiscale tra il Paese che ha fatto la detrazione e il Paese di residenza del tennista, allora quella detrazione può essere utilizzata come credito d’imposta in base al trattato in vigore. Altrimenti il giocatore dichiarerà il netto (ovvero la cifra decurtata della detrazione) nel suo Paese di residenza e pagherà quanto dovuto in base alle leggi fiscali del Paese di residenza.

Quindi se Sinner (o Djokovic o chiunque abiti a Montecarlo) vince $1.000.000 negli USA, $350.000 vanno al governo USA e i $650.000 rimanenti vengono dichiarati a Montecarlo e non tassati perché a Montecarlo questa è la legge.

Questo per quel che riguarda le persone fisiche.

È molto probabile che molti degli introiti che non sono prize money vengano fatti passare per società di cui i tennisti risultano proprietari, azionisti o cose simili, quindi lì si passa dalla tassazione delle persone fisiche a quella delle persone giuridiche. E sono ovviamente questioni diverse, soprattutto per quel che riguarda la deducibilità delle spese.

Aggiungo che tutti i giocatori più forti hanno società di management che si occupano dei loro interessi. Sinner ha fatto le sue scelte a 20 anni, consigliato da chi aveva più esperienza di lui, presumo il suo manager inglese della Starwings Lawrence Frankopan. E trovo giusto che Sinner – a parte il fatto che secondo me è abbastanza ipocrita accusarlo di una cosa che farebbe chiunque al suo posto anche se non avesse chi lo consigliasse a farlo e non ci fossero i motivi che adduco- debba anche affidarsi per certe questioni che lui può conoscere o capire fino a un certo punto al suo manager. Un manager che lo consiglia avendo molta più esperienza di lui. Un manager che potrebbe avere anche un suo legittimo interesse a consigliarlo così, perchè sui guadagni di Sinner (di premi, come di sponsorships), presumo che ci siano provvigioni da pagare allo stesso manager inglese, al coach australiano oltre che a quello italiano, a tutto il team alcuni dei quali possono avere, come certamente l’aussie Darren Cahill, anche residenze fuori dall’Italia.

L’unico modo per impedire a Sinner di pagare le tasse all’Italia sarebbe quello adottato da due soli paesi al mondo, uno dei quali è gli USA (e l’altro è l’ Eritrea). Gli USA tassano la cittadinanza, non la residenza. Tutti i cittadini americani, indipendentemente da dove vivono, devono pagare all’IRS (Internal Revenue Service, il loro Ministero delle Entrate) le tasse in base al loro reddito mondiale, al netto di quanto già pagato in altri Paesi con i quali gli USA hanno trattati fiscali.

Infine quando Aldo Cazzullo segnalò che Rafa Nadal a differenza di Sinner nvece pagava le tasse in Spagna, e per Rafa avrebbe tifato e non per Sinner (leggi in basso il testo preciso), beh avrebbe dovuto tener conto del fatto che a) Nadal vive  gran parte dell’anno, quando è infortunato e dal giorno dopo ogni sconfitta, nella sua Maiorca, nelle Baleari. Gli arcipelaghi spagnoli (Canarie e Baleari) godono di un regime fiscale notevolmente agevolato rispetto alla Spagna continentale per i residenti, intorno al 25% 30% in meno a quanto ricordo b) Rafa ha la sua tennis clinic , la Rafa Tennis Academy che ha base e regime fiscale a Manacor e lui ha spesso impegni di varia natura, con sponsor, maestri e allievi della clinic, che lo obbligano a stare lì. Oltre alla sua società ovviamente registrata lì.

Roger Federer abitava in Svizzera perché non aveva bisogno di abitare altrove. Il regime fiscale svizzero non rendeva necessario o comunque auspicabile un trasloco. Come hanno infatti scoperto i francesi “banditi” da Monaco e non solo loro (Flavia Pennetta ha avuto per anni la residenza a Verbier, se non ricordo male), in Svizzera l’imposizione fiscale per quanto guadagnato al di fuori della Confederazione (che per un tennista è la stragrande maggioranza del reddito) è sostanzialmente forfettaria, quindi molto vantaggiosa per loro. I tennisti italiani che per anni avevano residenza a Montecarlo quando giocavano, hanno lasciato Monaco e ripreso la residenza italiana quando hanno smesso di giocare.

Se si vogliono ricordare le residenze fiscali più popolari dei tennisti (oltre a Montecarlo e Svizzera) c’è naturalmente Dubai, dove le imposte sul reddito non esistono (e solo da poco hanno ceduto all’introduzione dell’IVA), poi le Bahamas.

Ricordiamo anche i pesanti guai fiscali di Arantxa Sanchez quando ha raccontato di abitare ad Andorra e non c’era mai stata abbastanza. Paolo Canè per un po’ ha risieduto a San Marino. Pat Rafter aveva scelto Bermuda, che però è un Paese molto complicato perchè abbastanza isolato e soprattutto ha norme restrittive sull’acquisto di immobili per stranieri.

Gli USA hanno imposizioni molto diverse da Stato a Stato. Ci sono cinque Stati che non tassano il reddito (quindi si pagano solo le tasse federali, e ciò può fare una bella differenza): Florida, Alaska, Nevada, Texas e New Hampshire.

L’Alaska è un tantino scomoda (anche se non solo non impone tasse, ma ogni anno manda un assegno ai suoi residenti!), il New Hampshire non ha tasse sul reddito, ma quelle sulla casa sono …da svenimento!

Rimangono Texas, Florida e Nevada dove guarda caso infatti abitano molti tennisti americani (e stranieri che risiedono negli USA). Il Texas non tassa i residenti perché ricava il denaro dalle concessioni petrolifere, il Nevada dal gioco d’azzardo, la Florida dalle tasse sul turismo.

Infine voglio riconoscere all’amico Cazzullo con cui ricordo di aver coltivato un ottimo rapporto durante il suo primo torneo seguito a Wimbledon e all’amico di vecchia data Gramellini con cui dividemmo giornate e servizi da inviati a Palermo per l’incontro di Coppa Davis del 1995 Stati Uniti Italia con Sampras e Agassi che ci dettero una prevedibile sonora lezione, che non è per nulla semplice afferrare tutte cose come stanno quando ci si occupa quotidianamente di vicende molto più importanti che non il tennis, i guadagni dei tennisti e le loro questioni fiscali.

Con Ubitennis sono e siamo comunque a loro disposizionedi Aldo e Massimo per una loro eventuale replica, ci mancherebbe! Ci farà anzi piacere riceverla e pubblicarla, sia essa per scritto, o se preferiscono in video call.

Qui di seguito riportiamo tutti i vari articoli che siamo riusciti a recuperare, di Cazzullo, Gramellini, Birnbaum che sono stati oggetto di questo mio editoriale


Aldo Cazzullo risponde al messaggio di un lettore del Corriere della Sera, 30 gennaio 2024

Caro Aldo,
diversamente dai quasi 60 milioni di connazionali diventati all’improvviso tennisti professionisti, non amo il tennis. Tuttavia, se il nostro Sinner decidesse di riportare il domicilio fiscale in Italia, diventerei subito un suo tifoso. Un gesto simile avrebbe un valore simbolico enorme, superiore a quello di tante misure governative a favore del recupero fiscale.
Vincenzo Russo

Caro Vincenzo,
Il mio primo ricordo sportivo è del 1971: dall’angolo di Nino Benvenuti vola un asciugamano bianco, per porre fine al massacro che stava perpetrando Carlos Monzon, assassino in senso tecnico (avrebbe poi ammazzato la moglie). In questi 53 anni, non ricordo un evento sportivo che abbia suscitato un’ondata di retorica più alta della vittoria di Sinner a Melbourne. Neppure il Mondiale del 1982. Sia chiaro: non mi riferisco ai colleghi che raccontano il tennis, con passione e competenza. Siccome sono bravi, da tempo avevano scritto che Sinner sarebbe diventato il numero uno. Non sono in discussione la sua impresa sportiva, né il suo eccezionale talento, che ci rincuora e ci dà speranza. Trovo invece discutibili sia la tempesta di melassa dei politici — nessuno escluso — sui social, sia certi titoli: «Il volto migliore del nostro Paese», «orgoglio italiano», «i grandi valori», «il suo esempio aiuta la società»… Perché se la valutazione non è sportiva, ma morale, allora il fatto che il nuovo portabandiera dello sport italiano abbia la residenza fiscale a Montecarlo, e quindi non contribuisca alla sanità, alla scuola, alla sicurezza, alle molte esigenze della comunità nazionale che rappresenta, dovrebbe farci dubitare non tanto di Sinner, quanto di noi stessi. Un popolo che in fondo si disprezza. Per tre volte in questi decenni mi sono trovato in una tempesta social (e non era melassa). Quando ho espresso qualche preoccupazione sulla dipendenza di molti ragazzi dai videogames. Quando ho scritto un libro sugli errori e sui crimini del Duce. E quando ho espresso una riserva sulla scelta di Sinner (perfettamente legale, fino a quando anche l’Italia non farà una legge da una riga come quella vigente in Francia: i cittadini della Repubblica italiana non possono prendere la residenza fiscale nel principato di Monaco). Sembra che ce l’abbia con lui, non è così, quindi allarghiamo il campo, ad esempio al candidato alla presidenza di Confindustria Antonio Gozzi che ha l’azienda in Lussemburgo: come può rappresentare gli interessi degli imprenditori italiani? Se la fedeltà fiscale — che a mio avviso dovrebbe vincolare le persone fisiche più ancora delle imprese — non è considerata una condizione necessaria per esercitare una carica o un ruolo pubblico, all’evidenza è perché consideriamo lo Stato un nemico o comunque una cosa altra da noi. Mi dicono che sia ipocrisia, moralismo, retorica. Facciamoci un giro insieme in una scuola disastrata, in una caserma dove carabinieri rischiano la vita per 1.500 euro al mese, in un reparto di oncologia infantile, di malati terminali, o di qualsiasi ospedale; poi mi dite chi è l’ipocrita, il moralista, il retore.


Di seguito le parole di Aldo Cazzullo pubblicate il 20 novembre 2020

Mi sono detto: non è possibile che ogni tennista italiano emergente vada a Montecarlo per non pagare le tasse. L’hanno fatto prima Berrettini, poi Musetti; davvero l’ha fatto pure Sinner? Così ho digitato su Google le parole «Sinner» e «Montecarlo». La prima occorrenza è il titolo di un sito specializzato in tennis: «È da dementi fare polemica sul fatto che uno decida di risiedere a Montecarlo».

Ecco, mi autodenuncio: sono uno di quei dementi. Trovo amaro che, nel momento in cui ci sono compatrioti che muoiono nel bagno di un ospedale, altri italiani si chiamino fuori dalla comunità, dicendoci in sostanza: arrangiatevi, io sto nel Principato di Monaco (non prendiamoci in giro: il fatto che siano già lì non è una giustificazione, anzi). Certo, Sinner è un ragazzo di diciannove anni, giustamente concentrato sullo sport. È evidente che dietro c’è una macchina, c’è un sistema che mette i campioni al riparo dal Fisco. Ma è un sistema che non ha capito cosa sia un campione. Un campione non è solo uno che vince e fa soldi, spesso succhiati da altri; è una persona che racconta una storia. Può essere la storia del figlio di una favela brasiliana o di una villa miseria argentina che diventa campione del mondo di calcio, o di un bravo ragazzo borghese cui a 19 anni viene detto che non potrà più giocare a tennis e poi vince venti titoli Slam; ma non è e non può essere la storia di uno scaltro elusore fiscale, oltretutto nel pieno della peggiore emergenza sanitaria degli ultimi cent’anni.

Ovviamente i tennisti sono solo una goccia nel mare. I veri ricchi nei paradisi fiscali, e il ceto medio sempre più tartassato dal Fisco: il governo Pd-5 Stelle non ha nulla da obiettare? I francesi a Montecarlo non ci possono andare; perché gli italiani sì? Cosa intende fare il nostro governo per garantire la fedeltà fiscale, almeno nei mesi dell’emergenza più grave? Attendiamo risposte. (Nell’attesa, non tiferò più per Sinner, e continuerò a tifare Nadal, che è uno dei primi contribuenti del Regno di Spagna; e lascerà nella storia dello sport un’impronta incomparabilmente più profonda di Sinner, Musetti e Berrettini messi assieme).


Di seguito un estratto de ‘Il Caffè di Gramellini pubblicato sul Corriere della Sera, 24 gennaio 2024 e che vi avevamo già riportato interamente qui

Una promessa mantenuta e il simbolo sportivo di una generazione diversa che per pigrizia ci ostiniamo a soffocare di stereotipi, mentre il suo problema principale è di essere una minoranza esigua in un Paese disilluso, quindi di contare poco e di dover andare altrove per sentirsi riconosciuta. Sinner in un altrove esentasse ha messo la residenza, è vero, come tanti del suo lignaggio e con il suo ingaggio. Non sono il suo commercialista, ma se riportasse la residenza in Italia, diventerebbe definitivamente il mio tipo preferito di italiano.

Qui invece, per completezza di informazione sull’argomento, la traduzione di un articolo di Justin Birnbaum, pubblicato da Forbes l’anno scorso sul “Perché Novak Djokovic e altri campioni chiamano “casa” il principato di Monaco”, che spiega nel dettaglio le dinamiche che hanno portato i vari tennisti a trasferire la loro residenza a partire da Borg.

È stato pubblicato da Forbes il 01/09/2023 e tradotto tempestivamente da Ubitennis e da Michele Brusadelli un anno fa.

“Novak Djokovic potrebbe essere l’atleta serbo più famoso del pianeta, ma è il minuscolo principato di Monaco il posto che egli chiama “casa”.

In effetti, cinque dei primi dieci giocatori della classifica ATP dichiarano Monaco come residenza principale, ed è facile capire perché.

Situato sulla Costa Azzurra, il microstato di 500 acri gode di oltre 300 giorni di sole all’anno, è a un breve volo di distanza da svariate capitali europee e ha accesso alle migliori strutture di allenamento, tra cui la famosa Mouratoglou Tennis Academy, a meno di un un’ora di macchina.

Ma c’è un altro vantaggio per gli atleti di punta e gli ultraricchi.

Monaco è un paradiso fiscale, senza tasse sul reddito personale, sulle plusvalenze o sugli investimenti. Per i giocatori che guadagnano di più nel tennis, come Djokovic, al primo posto nella lista di Forbes dei tennisti più pagati al mondo con guadagni stimati di 38,4 milioni di dollari negli ultimi 12 mesi, i risparmi sulle tasse potrebbero valere milioni.

Oltre al 23 [ora 24, NdT] volte campione Slam, Monaco è la residenza principale del russo Daniil Medvedev (n. 3 al mondo), del danese Holger Rune (n. 5), dell’italiano Jannik Sinner (n. 6) e del greco Stefanos Tsitsipas. (n.7).

Vengo dalla Danimarca”, racconta Rune alla rivista Forbes, ed è un grande paese ma con pochi tennisti. Quindi per me le strutture e i giocatori con cui mi posso allenare qui sono davvero importanti perché in Danimarca non potrei avere questo tipo di esperienze”.

Il Principato è anche residenza di alcuni dei migliori piloti di Formula 1, tra cui Max Verstappen, Lando Norris e Charles Leclerc (unico autoctono), e non solo perché vogliono allenarsi per il famoso Gran Premio di Monaco.

Qui vivono inoltre anche molti miliardari, i cui affari spaziano dentro e fuori dal mondo dello sport, tra cui il proprietario dell’Everton F.C. Farhad Moshiri (con un patrimonio netto stimato di 3,1 miliardi di dollari), l’erede del Tycoon dello zucchero, il belga Eric Wittouck (8 miliardi di dollari) e il magnate immobiliare e marittimo israeliano Eyal Ofer (19,4 miliardi di dollari).

Naturalmente, Djokovic non è il primo atleta a godere di questi vantaggi finanziari.

La leggenda del tennis svedese Björn Borg, vincitore di cinque titoli consecutivi a Wimbledon e di altri sei major agli Open di Francia, ha trascorso più di un decennio residente a Monte Carlo, dalla fine degli anni ’70. Dopo il suo ritiro dallo sport a 26 anni, Borg si è trovato in difficoltà finanziarie con la sua attività di moda, è tornato a Stoccolma ed ha evitato per un soffio di dichiarare bancarotta personale dopo la richiesta, da parte del governo svedese, di 40.000 dollari di tasse arretrate.

È un segreto di Pulcinella“, afferma il dottor Andreas Bosse, consulente legale internazionale con sede a Monaco. “Vengono qui forse per il bel tempo, ma tutti sanno che Monaco offre cospicui vantaggi fiscali”.

Fra l’altro, la residenza non è particolarmente difficile da ottenere. I requisiti consistono nell’affittare o acquistare un appartamento, aprire e finanziare un conto bancario con almeno 500.000 euro e sottoscrivere un contratto di utenze, come l’elettricità. I potenziali candidati devono inoltre avere una fedina penale pulita e fare un colloquio con la polizia dell’Ufficio di Sicurezza di Monaco. I cittadini europei e svizzeri possono richiedere direttamente la residenza a Monaco, e Bosse stima che il processo richiede circa due mesi. Gli americani, invece, devono prima richiedere un visto a lungo termine in Francia.

Questo non è l’unico aspetto negativo per i cittadini statunitensi. Gli americani devono affrontare una tassa di espatrio ovunque risiedano nel mondo. “Se non hanno tasse [a Monaco], continuerai a pagare le tasse sul tuo reddito mondiale come se vivessi a Manhattan”, afferma Jerry August, copresidente del gruppo di pratica fiscale internazionale e pianificazione patrimoniale di Fox Rothschild.

I francesi, in un certo senso, sono sfortunati per quanto riguarda la sede del famoso Casinò di Monte-Carlo. A causa di un accordo di lunga data, i cittadini francesi che vivono a Monaco sono ancora soggetti all’imposta sul reddito del proprio paese.

In totale, Monaco ha firmato 35 accordi, di cui 33 attualmente in vigore, sullo scambio di informazioni fiscali con paesi di tutto il mondo, inclusi Stati Uniti e Francia.

Bosse fa notare, tuttavia, che in alcuni casi i benefici fiscali di Monaco “non sono così grandi come si potrebbe supporre”.

Gli atleti che gareggiano in tutto il mondo sono ancora soggetti alla fonte di reddito o al pagamento delle tasse nelle giurisdizioni in cui gareggiano.

Ad esempio, Djokovic vincendo il suo 24esimo major agli US Open del 2023, torneo nel quale i campioni del singolare vincono 3 milioni di dollari in premi in denaro, non dovrà nulla al governo monegasco. Ma l’IRS (l’ente incaricato di raccogliere le tasse in America, Internal Revenue Service) non sarà così indulgente.

Allo stesso modo, la tassazione può applicarsi alle sponsorizzazioni e alle entrate dei social media. Alcuni paesi potrebbero sostenere che le apparizioni, i post digitali e le vendite online all’interno dei loro confini creano imponibili e che l’importo proporzionale del reddito di un atleta guadagnato in tali situazioni rientra nelle loro leggi. A differenza del premio in denaro, tuttavia, è più difficile da definire.

Un principio fondamentale sia della tassazione statunitense che internazionale”, spiega August, “è che una giurisdizione ha il diritto di tassarti sempre sul tuo lavoro se il tuo lavoro viene svolto in quel paese”.

E questa è una racchetta con cui nessun tennista vuole scherzare”.

Traduzione di Michele Brusadelli

Credo che abbiamo scritto tutto quel che si poteva scrivere su questo argomento. Adesso tocca a voi lettori dirci come la pensate. I commenti si fanno andando sotto le finestre pubblicitarie a fine articolo. Ed è semplicissimo farli.

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