Hazem Naw, il primo siriano a vincere nei challenger: un intreccio di tennis e guerra nella sua adolescenza

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Hazem Naw, il primo siriano a vincere nei challenger: un intreccio di tennis e guerra nella sua adolescenza

La storia del ragazzo di Aleppo che a 17 anni ha lasciato il suo paese distrutto per costruire un sogno

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Hazem Naw (X @ATPChallenger)
Hazem Naw (X @ATPChallenger)
 

Contro Brandon Nakashima sabato 3 febbraio non c’è stato nulla da fare; l’americano che nel 2022 si è aggiudicato le ATP Next Gen Finals ha prevalso nella semifinale del Challenger di Coblenza con lo score di 7-5 6-3 in un’ora e mezzo circa. Lo yankee con tratti orientali è però il suo primo avversario in carriera classificato tra i primi cento del mondo: essere tra gli ultimi quattro nella seconda esperienza assoluta nel circuito Challenger non è davvero male.

Stiamo parlando di Hazem Naw, ragazzo nato ad Aleppo durante il Capodanno del duemila. Giorno fatidico, quello del temutissimo Millennium Bug dei sistemi informatici, quello che ci fu gabellato come il primo giorno del terzo millennio; uno dei tanti debutti del primo mese che salutiamo con il boato dei fuochi d’artificio. E un rumore molto simile, ma decisamente più fragoroso e soprattutto pericoloso, ha accompagnato infanzia e adolescenza del tennista siriano, il cui racconto viene raccolto oggi sul sito dell’ATP.

Tennis e Guerra Civile

La storia dei suoi allenamenti si intreccia con gli accadimenti della Guerra Civile che ha devastato il paese dal 2013 e la narrazione è quella di un ragazzino che ha suppergiù la stessa età di Novak Djokovic quando Belgrado è scossa nel 1999 dai bombardamenti. “Ricordo” – dice Hazem – “che ci stavamo allenando in un centro tennistico a Damasco quando un’esplosione distrusse uno dei cinque campi del complesso. Io fuggii seguendo il mio coach e una volta raggiunto un rifugio mi accorsi che un frammento mi aveva ferito superficialmente ad un braccio”. La sua città natale di Aleppo soffrì danni significativi per l’80% delle strutture abitative e anche i campi del circolo dove il padre lavorava come allenatore furono distrutti.

Sentii” – prosegue il giovane tennista – “mio fratello e mio padre che lo dicevano; mi alzai dal letto, andai da loro e guardandoli capii che i campi non c’erano più”. Il tennis però non finì quel giorno per i due fratelli: “andammo avanti per sei-otto mesi ancora ad allenarci, utilizzando il campo che aveva sofferto meno danni. Cercavamo di capire se la situazione era calma e iniziavamo a palleggiare; ogni tanto si scappava. Giocare era bello ma alla fine tornavamo a casa e ci sembrava di essere dei sopravvissuti”.

Inizialmente le attenzioni erano per il fratello di Hazem, Amer, di cinque anni più grande e buon prospetto under 16. “Poi iniziò la guerra” – continua Naw – “e rimanemmo scioccati; non sapevamo cosa fare e inoltre molti allievi di mio padre erano partiti”. Forse il conflitto civile ha fermato la crescita tennistica del fratello, ma i Naw non si sono arrestati: “mi sono spostato a Damasco nel 2015 grazie alla Federazione del mio paese e ho cominciato a competere negli eventi ITF in Asia ed Europa”.

Colonia, il nuovo inizio

La tappa fondamentale nel viaggio dei due fratelli di Aleppo avviene nel 2017. Grazie alla base logistica fornita da amici di famiglia, i Naw si stabiliscono nella città tedesca che li ospita ancora oggi e il Rot Weiss Tennis Club diventa il luogo dove perfezionare la crescita tecnica e tattica di Hazem sotto la guida del suo coach, che manco a dirlo è Amer. “Lasciare casa” – ricorda ora – “è stata dura, ma era l’unica scelta da prendere se volevo continuare. I miei genitori erano felici per noi, anche se non ci siamo visti per cinque anni”. L’occasione per l’incontro arriva con il torneo ITF a Kish Island, in Iran, nel 2022. Da allora il meeting famigliare di Kish diventa una preziosa consuetudine che poche settimane fa saluta il trionfo del siriano nella manifestazione, giunto senza cedere nemmeno un set.

Sono felice di essere il primo siriano che vince un match in un challenger; per me è un sogno. Quando la prima volta ho preso in mano la racchetta mi sono innamorato dello sport e ora cerco di affrontare al meglio le partite. Cerco di dare il massimo ma sono consapevole di essere fortunato a giocare e ad avere un pubblico che applaude me e il mio avversario. Quanto ho passato da bambino sarà sempre con me e mi aiuterà ad affrontare nel giusto modo i momenti difficili sul campo da tennis”. Coblenza gli ha dato il nuovo best ranking (369 con tutta probabilità) e il prossimo torneo è il challenger di Cherbourg in Francia. Il premio in denaro di quasi 6000 euro gli ha dato una bella mano, ma ora ci vuole uno sponsor per dare ossigeno ai suoi sogni. C’è da credere che lo troverà prima o poi: non pare tipo da spaventarsi ai primi fallimenti…

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