Bublik e la Super Lega nel tennis: "Sono favorevole ai cambiamenti e voglio che arrivino"

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Bublik e la Super Lega nel tennis: “Sono favorevole ai cambiamenti e voglio che arrivino”

Il kazako spinge per un calendario più leggero. Più retribuzioni e meno stress. Intanto però gioca un’esibizione ad Oslo

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Alexander Bublik – ATP Montpellier 2024 (foto via Twitter @OpenSuddeFrance)

La Super Lega è l’argomento del giorno. Non solo dei bar sport, e soprattutto non solo degli adepti calcistici. Perché c’è la possibilità che una sorta di essa possa essere trasferita anche nel tennis: un’entità indipendente da ATP e WTA che raccolga i quattro Slam e i 9 Masters1000, con i fondi quasi infiniti dell’Arabia Saudita, il nuovo grande concorrente. Il che sembrerebbe un’utopia, ma quando i soldi in campo sono così tanti il confine tra possibile e impossibile diventa molto labile, e soprattutto l’accettazione dei giocatori, che potrebbero guadagnare di più e giocare di meno, può diventare un importante ago della bilancia. D’altronde come ha rivelato Craig Tiley, CEO dell’Australian Open, alla fine del torneo, la minaccia araba è percepita quanto tale, e si sta ragionando su piani e strategie per arginarla.

Molto meno loquaci sulla questione invece i diretti interessati, cioè i tennisti. Qualche eccezione però c’è, e non poteva che provenire da uno che riempie la sua vita e il suo tennis di eccezioni come Alexander Bublik. Impegnato per l’esibizione UTS a Oslo, il kazako si è espresso senza peli sulla lingua al network francese Tennis Major su un possibile ingresso dei fondi sauditi nel tennis: “Sono favorevole al cambiamento e voglio che i cambiamenti arrivino perché giochiamo gli stessi tornei con gli stessi prize money da 15 anni. Stanno aumentando i prize money del 2% e pensano che dobbiamo accettarlo ed esserne pure felici. Penso che i cambiamenti siano cruciali, ne abbiamo bisogno“. Senza mezzi termini il n.23 al mondo, che è l’unico ad esporsi pubblicamente in merito ad un’argomentazione che vede concordi molti altri colleghi.

Anche perché una strutturazione del calendario con solo i tornei maggiori vorrebbe dire molte meno partite, molto meno stress. Sarebbe snaturare l’essenza stessa del tennis? Non secondo Bublik: “I giocatori meritano i cambiamenti. E meritano di essere trattati bene, pagati bene, giocare di meno e godersi di più l’atmosfera perché così è davvero troppo impegnativo, giochiamo per 11 mesi consecutivi. Alla fine dell’anno hai a malapena un mese libero e poi ricominci. Quindi penso che i giocatori meritino una vita migliore“. Rese quindi pubbliche le lamentele di molti, che spesso emergono, sia riguardo una questione di montepremi non sempre ritenuti adeguati, sia per un calendario troppo affollato e concentrato, che potrebbe subire un netto ridimensionamento in nome di una maggiore adeguatezza economica.

E se il pensiero dominante tra i giocatori è quello espresso da Bublik, i tornei e il circuito potrebbero avere poca scelta: in fin dei conti sono i tennisti i protagonisti dello spettacolo. E i soldi per rendere un cambiamento così radicale realtà ci sono eccome. I giocatori, dal canto loro, per quanto siano “costretti” ad una stagione che dura praticamente tutto l’anno, con viaggi continui e allenamenti duri, comunque per alleggerire il carico non sempre fanno tutto ciò che sarebbe possibile. Per quanto le parole di Bublik siano infatti veritiere, con un senso di fondo che non farà dormire sonni tranquilli all’ATP, sono arrivate a margine di un’esibizione (Ultimate Tennis Showdown) cui il kazako sta partecipando ad Oslo. In una settimana in cui avrebbe potuto riposarsi ed allenarsi in vista di Rotterdam dopo la vittoria a Montpellier. Tennisti, razza dannata o d’annata. Ma il vento del cambiamento sembra incombere.

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