In Svizzera è polemica sulle On di Roger Federer. La risposta: "In Vietnam paghiamo oltre il minimo salariale"

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In Svizzera è polemica sulle On di Roger Federer. La risposta: “In Vietnam paghiamo oltre il minimo salariale”

Il marchio svizzero al centro di una bufera. “Paghiamo più del minimo salariale” la risposta. Ma qualcosa non torna

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Roger Federer presenta i suoi modelli di scarpa per On (Credit: @rogerfederer on Twitter)
 

Le ON, collezione Roger Federer, sono un noto marchio di scarpe svizzere, che hanno avuto grande visibilità grazie alla partnership con uno dei più grandi campioni di ogni epoca. Fattura pregevolissima, bianco immacolato, ottime per giocare a tennis, ma non proprio per tutte le tasche: un paio di scarpe Roger Advantage costa infatti 190 franchi (circa 200 euro). Con una qualità che però spesso è stata denunciata come non corrispondente alla cifra spesa, e soprattutto con margini di guadagno fin troppo ampi che fanno dubitare alcuni media svizzeri della genuinità e trasparenza dell’azienda. Infatti, come riportato da un’inchiesta della rivista K-Tipp, nella fase di sviluppo in Vietnam (dove sorgono gli stabilimenti On) il costo di produzione si aggira sui 19 euro. Andando ad aggiungere (anche per eccesso) l’IVA e il costo del trasporto si arriva a una spesa totale di produzione di circa 37 euro. Tradotto: l’On avrebbe un margine di guadagno su ogni paio di scarpe di 165 euro.

Si parla di un guadagno 8 volte maggiore rispetto al prezzo di fabbrica, neanche lontanamente paragonabile ad altre aziende (che solitamente arrivano su un margine di 5). Prezzi che tra l’altro risulterebbero essere addirittura più elevati nella stessa Svizzera, non per scelta deliberata ma guidata da un sistema di costi più elevati, almeno secondo il marchio. Una bufera mediatica quella che ha investito On, che chiaramente ha però controbattuto, portando sul tavolo numeri e fatti, all’inchiesta di K-Tipp. E non solo, dato che l’associazione Campax ha posto l’accento anche sui salari dei dipendenti vietnamiti, definiti troppo bassi, dato che si aggirerebbero tra i 130 e i 180 euro.

Su richiesta del Blick, uno dei più noti quotidiani svizzeri, l’azienda si è esposta sull’argomento salari, sempre delicato, tramite la portavoce Alexandra Bini: “Contrariamente a quanto riportato recentemente dai media, l’anno scorso i nostri principali fornitori in Vietnam hanno pagato i loro dipendenti ben oltre il minimo legale, in media quasi il 40% in più“. La reale domanda da porsi però, al di là della veridicità o meno di queste dichiarazioni, che vedrebbero quindi salari attorno ai 250 euro, è: con uno stipendio tale si può vivere decentemente in Vietnam? Prendendo in esame i dati riportati da Asia Floor Wage Alliance sui salari medi, e la considerazione dell’associazione popolare Campax in merito a quanto servirebbe, una vita decente verrebbe permessa da un salario sui 480 euro. Cifre ben lontane da quelle messe in campo da On.

C’è qualcosa dunque che non quadra. Specie se si considera quanto avrebbero intascato nel 2021 i cinque membri del management di On in relazione a quanto pagato ai produttori vietnamiti: 83,6 milioni di franchi (poco più di 88 milioni di euro). Guadagni faraonici, derivanti da margini troppo ampi e salari troppo scarni. Questa è la fotografia di On, una delle aziende leader in termini di scarpe sportive, che emerge in Svizzera dalle varie inchieste e dai dati considerati. Poco edificante, considerando anche il divario clamoroso su base giornaliera: i dirigenti hanno incassato 7.600 volte tanto quello che hanno incassato i loro operai.

Numeri reali, non inventati di sana pianta. Rappresentazioni statistiche che conducono alla decisione messa in atto da Campax: una richiesta ufficiale ad On di sostenibilità sociale e trasparenza sugli stipendi. Tramite una petizione online che ha già superato le 4.000 firme in meno di un giorno. Per far luce su meccanismi che costringerebbero a condizioni pessime gli operai e porterebbero anche i futuri acquirenti a dover pagare prezzi esorbitanti ed ingiusti, in nome di un guadagno troppo alto. D’altronde, lo si insegna da bambini (ma forse non in Svizzera): chi si accontenta gode.

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