ATP Montecarlo, Tsitsipas fa il tris come Borg e Muster, batte Ruud, ma è stato Sinner l’osso più duro

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ATP Montecarlo, Tsitsipas fa il tris come Borg e Muster, batte Ruud, ma è stato Sinner l’osso più duro

Quella con Jannik è stata una finale anticipata. Lo ha fatto capire anche Tsitsipas. La Sinnermania intanto non conosce tregua né stop. Sinner che dice di voler preparare Roma e Parigi giocando un turno o due a Madrid fa discutere

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2024 (foto X @SH_RolexMasters)

Difficile non tornare a pensare a quanto accaduto nella semifinale Tsitsipas-Sinner soprattutto quando si è visto Tsitsipas vincere sei game di fila nel primo set.

In tribuna stampa ci si guardava tutti e non c’era nemmeno bisogno di parlarsi. La vera finale era stata quella di sabato, quella rovinata dall’errore arbitrale e dalla sfortuna di Sinner che non aveva sbagliato la risposta e non aveva ancora l’esperienza di Tsitsipas che sulla terra rossa ha detto chiaramente di fidarsi più di se stesso che di arbitri e giudici di linea.

Seguendo poi il ben più combattuto secondo set, è sembrato giusto correggere un po’ il tiro, anche per non apparire eccessivamente sciovinisti. Infatti Ruud è riuscito quantomeno a dar battaglia, a conquistarsi 5 pallebreak in tre differenti game, e quindi a tentare di riaprire la partita. Anche se, a dire il vero, non si è mai avuto – o almeno non l’ho mai avuta io – la sensazione che Ruud avrebbe potuto rovesciarne l’esito.

Tsitsipas è più completo di Ruud. Non fa punti soltanto di dritto, ma anche con il rovescio – come davvero non gli riesce invece sulle superfici più veloci, perché gli manca il tempo e spesso fa cinque steccacce a match – è in grado di far serve&volley e giocare splendide volee sia piazzate che in drop e ha anche un colpo che Ruud proprio non tenta mai nemmeno: la smorzata.  

Ruud ha anche spiegato, rispondendo a una mia domanda perché non le fa: “Se ho la palla da chiudere, con il dritto la chiudo 8 volte su 10, con la smorzata 4 o 5”. Poi però citando Sinner che invece la smorzata ha imparato a farla, soprattutto di dritto e dal centro del campo verso sinistra è quella che gli viene meglio, ha ammesso: “Forse dovrei imparare a usare anche quella soluzione”.

A volte contro Tsitsipas (e  ancor più contro Medvedev che gioca così lontano dalla riga di fondo) il drop-shot può essere utilissimo. Sinner lo ha capito, Ruud ancora forse no.

Guai invece contro Tsitsipas a giocare appena un po’ più corto, perché l’ateniese ha buon gioco a girare attorno alla palla e a lasciare partire un dritto mortifero. Eh sì, se  giochi un po’ più corto il dritto del greco… suona a morto. Sia quando anticipa e attacca lungolinea, sia quando, nel corso di scambi anche pesanti e prolungati tramite i quali si apre il campo, lascia partire quei cross stretti che quasi sempre si rivelano imprendibile.

D’altra parte questo torneo  Stefanos lo ha vinto tre volte, non una. Tre volte come Borg (1977,1979 e 1980)e come Muster (1992,1995 e 1996). Poi, vabbè, c’è stato un fenomeno, Rafa Nadal, che lo ha vinto 11: 2005-2012, 2016-2018. Ma il maiorchino è unico e inimitabile sulla terra rossa, come ben sanno i cultori del Roland Garros dove ha trionfato 14 volte ed è il record, secondo me più imbattibile fra tutti, anche se Djokovic si sta dando un bel daffare stabilire altri record destinati a durare un’eternità.

Ma quale è stata la vittoria più importante delle tre per Tsitsipas? Gli è stato chiesto. Andate a leggere la sua intervista. A me è piaciuto che, pur dando giusto peso alla prima (la prima non si scorda mai…; è un po’ in tutte le cose no?), ha detto che l’aver battuto quest’anno in semifinale un giocatore “hot” e protagonista di una striscia di quasi imbattibilità – alludeva a Sinner per chi non l’avesse capito – gli aveva dato forse ancor più soddisfazione e consapevolezza dei propri progressi. Oltre che fiducia nel prossimo “dopo sette, otto mesi di risultati poco soddisfacenti”. Quelli che hanno comportati la sua temporanea uscita dai top-ten.

Vi ricordo che in finale nel 2021 Tsitsi aveva battuto Rublev e nel 2022 Davidovich Fokina, non due giocatori all’altezza del Sinner attuale.

Comunque, in effetti, sia sabato sia questa domenica, Tsitsipas ha giocato rovesci – solitamente il suo tallone d’Achille (quale greco non ce l’ha?)– davvero straordinari. Degni di un top-ten, e non solo del miglior rovescio a una mano del circuito mondiale (assieme a quello di Grigor Dimitrov). E infatti è tornato fra i top-ten. Adesso i nostalgici del rovescio a una mano saranno contenti. Dopo essere spariti di scena per la prima volta dalla nascita del tennis un secolo e mezzo fa, oggi hanno almeno due rappresentanti monomani sul lato sinistro: Tsitsipas n.7, Dimitrov n.10.

Dati a Tsitsipas i meriti di… Stefanos, sia pure con quell’ombra di una semifinale arraffata con l’aiuto inconsapevole di un paio di arbitri miopi, va detto che non abbiamo visto una finale davvero memorabile.

6-1,6-4 è già di per sé un punteggio poco…epico. E’ stata una partita un po’ moscia, insomma. Troppo uguale a se stessa. E purtroppo il tennis di Ruud raramente eccitante non era neppure troppo in contrasto con il tennis di Tsitsipas. Sappiamo tutti che stili in contrasto come quelli di Federer e Nadal non li vedremo forse più, però i due finalisti di quest’anno – fatte salve le premesse già esplicitate sulla maggior completezza dei repertorio di Tsitsipas – giocavano un po’ troppo a specchio per entusiasmare. Grandi affondi di dritti, qualche discesa a rete a punto quasi fatto per metà, a parte i serve&volley di Tsitsipas, e insomma era un po’ sempre le stessa solfa.

Mancava anche quell’atmosfera che quando gioca sul Ranieri III un italiano o un francese è certo più elettrizzante.

C’erano 5 o 6 norvegesi che ogni tanto gridavano “Lets’ go Casper, let’s go Casper”, qualche variante era “let’s go Ruud”, e cercavano di farsi seguire dagli applausi dei neutrali che, dopo il 6-1 del primo set in appena 36 minuti, tifavano per uno spettacolo più combattuto e lungo che valesse la spesa del biglietto.

Il cui prezzo – inciso – per i posti meno vicini al campo ma comunque ottimi come visibilità, era di 160 euro, insomma abbordabili per una finale di un 1000. Mi pare di ricordare che a Roma costino di più.

Mi sa che di greci ce ne fossero più o meno quanti i norvegesi. Però Tsitsipas, con le sue precedenti vittorie nel Principato qualche tifoso in più ce l’aveva. Ed erano più rumorosi, si facevano sentire di più. Semmai osservo che di giornalisti al seguito invece non ce n’era neppure uno, né per l’un finalista né per l’altro. Non un greco, non un norvegese.

La presenza italiana, anche in sala stampa, è stata sempre numerosa anche quando non c’era Sinner in grado di farci sognare una vittoria. Che prima o poi, mi sento di profetizzare, arriverà.

Tsitsipas, rispondendo a una mia domanda concernente Sinner e la sua qualità di tennista da terra battuta, non ha avuto dubbi: “Jannik è un eccellente giocatore su tutte le superfici. Penso che abbia un gioco che gli permetterà di giocare bene dappertutto.Questa volta ho trovato il suo gioco molto diverso rispetto alle due volte che lo avevo affrontato a Roma. Non conto quelle in cui ci ho giocato sul duro…, che è cosa diversa. Ma alludo a quelle sulla terra rossa. Ha pregredito tantissimo. L’ho visto, mi ha pressato tanto e ho dovuto far ricorso a tutte le mie risorse fisiche per reggere il suo tennis e questo non era stato il caso negli incontri precedenti. I margini era ravvicinatissimi…io penso che lui sia un grande favorito anche per tutti i tornei della stagione sulla terra battuta”.

Quanto a Ruud che dire? E’ un giocatore che ha vinto 10 tornei ATP, non uno. Che ha fatto tre finali Slam e ora anche una finale di Masters 1000. Dal torneo dell’Estoril 2023 non ha più vinto una finale su 5 disputate (Roland Garros 2023, Bastaad 2023, e nel 2024 Los Cabos, Acapulco e Montecarlo) mentre nel 2022 tutti lo ricordano a un passo dal diventare n.1 del mondo per aver raggiunto finali a Roland Garros, Flushing Meadows e ATP Finals… Tute perse però.

Insomma, un cronista particolarmente malvagio potrebbe definirlo “un grande perdente”. Il che non sarebbe giusto. Auger Aliassime perse una caterva di finali prima di vincerne una. Ma fino a qualche tempo fa noi italiani avremmo fatto salti di gioia se avessimo avuto un tennista come Auger Aliassime e ancor più come Ruud, finalista in tre Slam. Avercene di giocatori così.  

Tutto ciò detto lasciatemi ribadire quanto avevo accennato ieri: la semifinale Tsitsipas Sinner è stata, di fatto, una finale anticipata. Senza nulla togliere al bravo e civilissimo Ruud che anche stasera ha risposto con estrema signorilità e disponibilità a tutte le mie domande e a quelle del solo Frank Ramella, collega dell’Equipe. Abbiamo fatto insieme una sorta di intervista che non è esclusiva solo perché le sue risposte vengono date in pasto a tutti. Sapeste quante volte mi trovo a lavorare per tanti: noi, in pochi, si fanno domande, e le varie tv, media, prendono tutto e ne scrivono perfino prima di noi. Ovviamente senza citare mai chi le ha fatte. Siamo anche un po’ fessi, a lungo andare…insomma.

Però ora è vero che le nostre prospettive, e ambizioni, sono cambiate da quando è spuntata fuori l’astro Sinner nel firmamento mondiale: noi abbiamo Jannik e ce lo teniamo strettoOgni giorno i giornali, gli appassionati, vorrebbero che si scrivesse solo di lui. Sono sicuro che anche questo lunedì i giornali saranno pieni di…Sinner! Non so, però, se le sue dichiarazioni riguardo al torneo di Madrid, un Masters 1000 che lui ha detto di voler giocare solo come preparazione ai tornei di Roma e Parigi, saranno state gradite dagli spagnoli che già non possono essere sicuri di poter contare sul miglior Alcaraz – ha dato forfait a Barcellona, come starà a Madrid – e tantomeno sul miglior Nadal. E quanto a Djokovic…boh?

Secondo me qualcuno andrà a dirgli che doveva dire quel che ha detto. Per quanto mi riguarda, poi, io non ce lo vedo un Sinner che ca a Madrid e non si impegna per vincere. Quindi,a maggior ragione, non aveva bisogno di dire – in due diverse occasioni – quel che ha detto.

Anche a me chiedono spesso che agli altri giocatori si chieda di lui. E qualcuno magari ci accusa di esagerare. La Sinnermania prosegue, anzi dilata. Per carità, guai a lamentarsene. Ma certe volte scrivere qualcosa di nuovo su lui, sul suo tennis, sulla sua personalità, non è poi così facile. Il rischio che possa diventare stucchevole esiste.

Se tiene l’ombrello e parla con una giudice di linea, se parla con un bambino, se non protesta con l’arbitro che sbaglia una palla importante, se cucina una pasta nel suo appartamento mentre il resto del team va al ristorante, se ci sono mamma e papà, se la ragazza se ne sta nascosta per non dar nell’occhio… tutto serve ad alimentare il fenomeno SinnerC’è gente che non aveva mai visto una partita di tennis e ora non si perde un match di Sinner. E ti chiede di Sinner.

 Vabbè dai, molto meglio così, che quando non c’era. Magari, però, speriamo che torni alla ribalta e a fargli compagnia nei titoli, nelle foto, anche Matteo Berrettini. La sua sconfitta con Kecmanovic, qui, non conta. Ma quel che farà nei prossimi tornei invece sì. Non si può aspettare solo la stagione sull’erba per valutarne il nuovo potenziale.

E speriamo che anche i vari Musetti, Sonego, Arnaldi, Cobolli, Darderi, Fognini si facciano onore, così come i nostri migliori doppisti, Bolelli e Vavassori. Tutti possono contribuire a rendere il nostro tennis, e Ubitennis (!!!) più popolare. Ad maiora.

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