ATP Roma, il mental coach Massari: “Napolitano è un esempio, ecco perchè” [ESCLUSIVA]

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ATP Roma, il mental coach Massari: “Napolitano è un esempio, ecco perchè” [ESCLUSIVA]

Stefano Massari: “Il tennis non è solo il numero 1, sono tutti gli altri. Berrettini e Napolitano due storie diverse”

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Stefano Napolitano - Roma 2024 (foto Francesca Micheli/Ubitennis)
 

Stefano Napolitano agli Internazionali BNL d’Italia ha giocato la partita più importante della sua carriera contro Nicolas Jarry, testa di serie numero 21. Dai tornei ITF Futures, al trionfo Challenger a più di 5.000 persone che urlavano il suo nome tra un punto e l’altro, sulla Grand Stand Arena.

Stefano Massari è il suo mental coach da più di anno, anche se il loro primo contatto telefonico risale al novembre del 2022. Fin da subito, quello che più l’ha colpito è stata la saggezza del biellese di 29 anni, oltre a un’incredibile forza di volontà, quella voglia di non arrendersi mai. Neanche quando tutti gli altri l’avrebbero fatto. Napolitano in carriera ha dovuto fare i conti con diversi infortuni, che hanno messo a dura prova la crescita del tennista: schiena, ginocchio, spalla, gomito.

Un anno prima era il numero 555 del ranking ATP, quest’anno si presenta da numero 125 e conquista la prima vittoria in un Masters 1000 della carriera. Raggiunge il terzo turno e dopo un primo set volato via per troppa tensione, inizia un secondo parziale che urla voglia di riscatto, voglia di dimostrare al pubblico di Roma il tennis che sa giocare. Massari è lì con lui, seduto a bordo campo e per pochi punti scivolati via in fretta, non può esultare ancora una volta insieme a Stefano Napolitano.

Ma la verità è che c’è molto di più da festeggiare.

Stefano Massari primo piano

D: Nel match contro Jarry, il grande merito di Napolitano è stato quello di riuscire a iniziare un’altra partita nel secondo set. Te l’aspettavi? E secondo te qual è stata la chiave per riuscirci?

Massari:Certo mi aspettavo che ci provasse anche se non era detto che riuscisse. Per quanto sia un ragazzo estremamente solido, che conosce bene sé stesso, stava giocando la partita più importante della sua carriera, contro un avversario che non stava sbagliando niente. Ma io sapevo che poteva farcela. Non credo che sia scattato qualcosa, credo che abbia semplicemente fatto quello che ha sempre fatto nella sua vita: non si è tolto dalla lotta. È un ragazzo che sta esprimendo il suo miglior tennis a 29 anni; questo vuol dire che non si è mai tirato indietro nelle situazioni di difficoltà. La maggior parte dei suoi coetanei che hanno dovuto affrontare quello che ha passato lui si sono tolti. Lui no e proprio per questo, è riuscito ancora una volta a trovare le misure per giocare una partita eccellente che poi, purtroppo, ha perso”.

D: Come mai ha perso secondo te?

Massari:Perché quel tipo di partite lì è più facile che le vinca chi ne ha giocate di più. Lui non ne ha giocate tante di quelle partite. Jarry è stato molto bravo ma bisogna dirlo, anche molto fortunato. Di solito non amo fare riferimenti alla fortuna perché non ci credo tanto e sono certo che Stefano sarà altrettanto fortunato in altre partite. Però Jarry nel momento decisivo della partita ha preso un nastro incredibile, due o tre righe dove la palla era imprendibile. Quei momenti hanno influito parecchio”.

D: Se Napolitano potesse rigiocare questa partita, su cosa spingeresti di più con lui per vincerla?

Massari:Innanzitutto gli proporrei di tornare all’alba alla Grand Stand Arena e di provare la sensazione di stare là. Perché lui ha avuto grandi problemi di ambientamento. Un’altra cosa che gli chiederei, della quale dobbiamo ancora parlare, è di cercare di anticipare un po’ la reazione. Lui è stato nel pensiero “è troppo difficile” per un po’ di tempo, finché finalmente ha reagito molto bene. Allora gli chiederei di stare meno in quel pensiero e di provare a riorganizzarsi prima. Perché forse, avrebbe potuto cercare di accettare la difficoltà prima, ma stiamo comunque parlando di qualcosa di molto complicato”.

D: Negli ultimi anni lui ha giocato diversi Challengers ma anche i tornei ITF Futures che appartengono a un altro mondo. Per questo tutti ora parlano dell’inizio di una “nuova vita” per Napolitano. Credi anche tu che questo sia l’inizio di una nuova vita per lui?

Massari:Sicuramente è un bel pensiero iniziare una nuova vita. Molti esseri umani credo che si meriterebbero di iniziare una nuova vita. Penso che però questa nuova vita non sia iniziata adesso, ma quando la preparava. L’ho conosciuto per telefono nel novembre del 2022 e abbiamo iniziato a lavorare con continuità più o meno un anno fa, momento in cui lui stava preparando davvero una nuova vita. Poi noi tutti la vediamo adesso, ma è iniziata già da tanto tempo”.

D: Hai lavorato tanto con Berrettini negli anni e ora segui Napolitano. Purtroppo però, entrambi hanno sofferto di tanti infortuni nella loro carriera. Trovi che sia solo una coincidenza o forse proprio per questo hanno più bisogno di altri del tuo supporto?

Massari:Sicuramente è una cosa che hanno un comune, ma non ho mai pensato al mio ruolo in chiave infortuni. Spero di potermi rendere utile anche quando gli atleti con cui lavoro sono infortunati, ma non credo che l’atleta che si rivolge a me lo faccia principalmente per via di un infortunio. Credo lo faccia per cercare di vivere il meglio possibile in campo e fuori dal campo”.

D: Cosa ne pensi del boom di infortuni che quest’anno ha colpito tanti giocatori?

Massari:Credo che il calendario ATP sia organizzato senza nessun riguardo verso gli esseri umani. Non è un caso che a Roma tanti giocatori non siano venuti, come Berrettini, Alcaraz, Sinner. Ma il rischio di farsi male ovviamente è altissimo visto che si gioca tornei ogni settimana. Proprio per questo la capacità di saper gestire un infortunio è molto importante”.

D: Cos’hanno in comune Napolitano e Berrettini oltre al tennis?

Massari:Sono due ragazzi con un’intelligenza particolare che va sotto la superfice. Si fanno parecchie domande, sono persone curiose ma con storie alle spalle molto diverse. Un altro tratto in comune è che si sono espressi “tardi”. Sembrava che Berrettini si fosse espresso tardi a 23 anni e Napolitano a 29, figuriamoci. Però Napolitano ha detto una cosa molto bella l’altro giorno: non abbiamo una data di scadenza sulla schiena. Viviamo in una società terribilmente consumista, quindi il giovane talento che a 20 anni vince tutto attira molto di più di una persona che a 29 si rimbocca le maniche e torna in campo. Mentre è un grande segnale di speranza riuscire a farlo anche a 29 anni, un bellissimo esempio per persone di tutte le età e per tutti gli ambiti della vita”.

D: Hanno definito questa edizione degli Internazionali “malinconica” per via dell’assenza di tanti giocatori che alla fine non si sono presentati. Tu che aria hai respirato in questi giorni al Foro Italico?

Massari:Non ho sentito malinconia. La gente segue con grandissima passione tutti gli incontri e anche questo credo sia da sottolineare. Perché è vero che oggi abbiamo un giocatore straordinario, il più forte sicuramente mai nato in Italia ma non può essere l’unica cosa. Ora sembra che quando c’è lui tutto il resto non conta più, ma non è così. Ho una grandissima considerazione di Sinner e di tutta la sua squadra, Vagnozzi è un uomo e allenatore di primissimo piano. Però non bisogna piegarsi alla logica triste che conta solo il numero 1, perché dietro ci sono tutti gli altri. E vedere il Foro pieno di entusiasmo e di gente penso che sia un bel messaggio per riconoscere alle persone la capacità di cogliere tutto quello che è il tennis, non solo il “meglio” ma anche le altre storie”.

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