S come Sostenibilità: questi giochi hanno fatto della sostenibilità un loro valore-chiave. L’aria condizionata usata con parsimonia (quasi sempre, si veda alla lettera A), l’utilizzo molto ampio di legno e cartone per poter riciclare quanto più possibile, e la grande attenzione al limitare gli oggetti monouso ha permeato tutta la manifestazione, creando anche situazioni un po’ scomode come le borracce non termiche fornite ai tennisti che facevano riscaldare l’acqua lasciata vicino alle panchine. Qualcuno li considera palliativi, ma da qualche parte bisogna iniziare e Parigi ha tracciato e seguito il suo percorso.
T come Trasporti: dal punto di vista della rete dei trasporti pubblici, Parigi è una città difficilmente battibile. Certo la mancanza di un parco olimpico dettato dalla volontà di riciclare quanti più impianti pre-esistenti possibile ha creato qualche complicazione in più alla rete logistica. Di solito il Main Press Centre (per la stampa) e l’International Broadcasting Centre (per le televisioni) sono fianco a fianco, mentre qui erano divisi (il primo a Porte Maillot, il secondo 20 minuti più a nord a Saint Denis). Tuttavia una sola arena è stata costruita appositamente per i giochi, l’impianto da 8.000 posti (stupendo) che si chiamerà Adidas Arena e ospiterà il Racing di basket – tutto il resto è stato riciclato da impianti già esistenti oppure costruito in maniera temporanea.
Ho sentito alcuni giornalisti che si sono lamentati della logistica di Parigi – vedremo cosa diranno tra quattro anni a Los Angeles, dove i trasporti pubblici sono difficilissimi da sviluppare e le distanze sono molto più elevate.
U come Uguaglianza: sono state le prime Olimpiadi con lo stesso numero di medaglie assegnate a uomini e donne. Meglio tardi che mai.
V come Velasco: l’allenatore che ha portato la nazionale italiana femminile di pallavolo sul gradino più alto del podio ha usato la sua grande personalità per raggruppare intorno a sé un dream team di allenatori (Massimo Barbolini suo secondo, Lorenzo Bernardi assistente) che non avrebbero mai accettato un ruolo così di secondo piano se non lavorando con lui. Ed è riuscito a non farsi affascinare dall’idea di provare a far giocare Egonu e Antropova insieme, imponendo le sue scelte e facendole funzionare a meraviglia in maniera vincente.
W come Water: l’acqua della Senna, come detto, è stata la nota più dolente della manifestazione, solo parzialmente equilibrata dalle splendide immagini provenienti da Teahupo’o, l’iconica spiaggia di Tahiti che durante le notti parigine ha ospitato le gare di surf. Nonostante le cifre mirabolanti (oltre un miliardo di dollari) spesi per bonificare il fiume, la scelta si è dimostrata disastrosa.
X e Y: avrei voluto parlare di cromosomi, ma forse è il caso di sorvolare…
Z per Zona mista: la famigerata area nella quale gli atleti possono parlare a TV e stampa subito dopo la gara, applicata (ormai da tempo, sigh) anche al tennis, nonostante la scarsa adattabilità del concetto alla natura delle competizioni tennistiche. Al Roland Garros, poi, la situazione è stata ancora peggiore: localizzata alla fine di una salita di fianco al Philippe Chatrier, ha tenuto bloccati i giornalisti per ore e ore perché non era dato sapere (o addirittura vedere) se i tennisti stessero arrivando o meno. E durante i giorni di pioggia i teloni protettivi hanno lasciato passare parecchia acqua sui malcapitati che stavano di sotto. Ma così è, se ci pare.
