Lorenzo, praticamente una partita perfetta, hai ascoltato Flavio, quindi ti stai credendo sempre di più in te stesso. Cosa c’è di diverso in questo Musetti qua su cemento, soprattutto? Tecnicamente cosa senti meglio? Un passo più avanti, magari il diritto. Oggi hai chiuso tantissimi diritti vincenti con una violenza notevole. Dov’è il salto di qualità, secondo te?
LORENZO MUSETTI: Secondo me il primo passo è stato proprio credere di poter giocare meglio su questa superficie. Questo mi ha aiutato molto, e oggi il servizio ha funzionato molto bene, permettendomi di uscire da quelle poche situazioni difficili con una buona prima di servizio. Come hai detto, il diritto oggi ha funzionato davvero molto bene, sono stato più aggressivo del solito. Questo è ciò che mi farà fare il salto di qualità anche su questa superficie.
Il discorso sul tennis, però una cosa che si è notata oggi in campo è stata anche la condizione fisica che è davvero ottimale. Ti senti al top della forma sotto questo punto di vista?
LORENZO MUSETTI: Sì, mi sento molto bene fisicamente, non ho acciacchi o problemi. Per chi gioca tutte le settimane non è facile raggiungere questa condizione, però aver giocato poche ore fino a questo punto mi fa piacere, specialmente in uno Slam dove le partite possono essere lunghe. Avere una buona condizione fisica aiuta molto.
Fuori dal campo, nei giorni di riposo, questo click dov’è scattato? Cioè, qual è la cosa che ti rende più sereno, a parte il fatto ovviamente di essere con il team?
LORENZO MUSETTI: A volte basta poco, come trovare un buon ristorante o un locale che mi piace. Camminare per le strade di New York mi rilassa, nonostante il caos. Mi piace anche la mia stanza, piccole cose che sembrano banali ma che ti avvicinano al torneo con più motivazione ed energia. Poi, dopo un mese senza vedere la mia famiglia, il fatto di avere qui Veronica, il bambino e i miei genitori mi fa molto piacere e sicuramente mi ha aiutato a ritrovare la forma. Sono piccole cose che però alla fine sono grandi.
Mi accennavi prima in campo il servizio, gli aggiustamenti al servizio. In cosa sono consistiti? Hai spiegato che sei intervenuto perché non eri soddisfatto del rendimento e se sono acquisiti oppure, quando vai a servire, hai ancora il pensiero di dover curare qualcosa?
LORENZO MUSETTI: Credo che il servizio sia un colpo difficile in generale, perché ti condizioni da solo ed è l’unico colpo da fermo di questo sport. Puoi crearti vantaggi o svantaggi. Quando tutto funziona sembra facile, ma basta poco per perdere fiducia. Gli aggiustamenti fatti a Cincinnati mi hanno aiutato a semplificare il movimento, rendendolo più fluido e semplice. A volte la semplicità funziona meglio. Oggi mi sono sentito molto sicuro al servizio, che mi ha tolto parecchie difficoltà. Il lavoro fatto è stato efficace, anche se il cambiamento è fresco e non direi che sia assimilato al 100%, ma dà già ottimi risultati.
Sul lancio di palla, sulla posizione di partenza dei piedi, cosa è cambiato?
LORENZO MUSETTI: La modifica principale riguarda la posizione dei piedi all’inizio. Prima cercavo di caricare di più sulla destra per poi spingere, c’era una fase di oscillazione tra piede sinistro e destro. Ora i piedi restano fermi e carico su me stesso in modo più semplice. Il cambiamento sostanziale è stato sui piedi.
Hai avuto il mito di New York? Che cosa ti ricorda questa città? Da giovane pensavi che ti sarebbe piaciuto venire qui?
LORENZO MUSETTI: New York, per chi non c’è mai stato, sembra una città fuori dimensione, come essere in un film. Cresci con certe immagini dai film girati qui, basta passeggiare per Central Park, Times Square, Little Italy… Credo che New York sia la città più usata nel cinema. Forse la memoria di quei film mi rilassa. Non mi piace camminare in generale, sono abbastanza pigro, ma qui a New York lo faccio volentieri.
Ti vedi nel tuo film?
LORENZO MUSETTI: Sì, mi rilassa, mi sento a mio agio. Qui c’è così tanto caos che nessuno ti considera, e questa cosa mi affascina.
Saresti più favorito contro Sinner o contro Bublik nei quarti?
LORENZO MUSETTI: Mi piacerebbe giocare contro Jannik perché vorrei provare a battere il numero uno al mondo. Se invece devo pensare alla possibilità di passare il turno, direi forse Bublik, però anche lui è un avversario temibile e molto imprevedibile. Ad Halle ha dimostrato di poter mettere in difficoltà anche Jannik, che è bravo proprio a gestire l’imprevedibilità degli altri. Auguro il meglio a Jannik, spero che l’Italia possa godersi questo match nei quarti.
Sarebbe l’orgoglio del primo quarto di finale di sempre italiano.
LORENZO MUSETTI: Speriamo, non dipende da me, la parte dell’altro campo tocca a lui. Speriamo di infrangere un altro record.
Domande in inglese
Abbiamo visto che eri molto emozionato in campo. Qual è stata la parte più frustrante delle ultime settimane, quando non stavi giocando il tuo miglior tennis? Di cosa hai parlato con il tuo team e il tuo allenatore per uscirne?
LORENZO MUSETTI: Credo che i momenti peggiori siano stati a Cincinnati, quando ho perso contro Bonzi. Sono state tre partite, con Norrie, Michelsen e Bonzi, che sembravano la stessa partita giocata tre volte, e ho perso tre volte nonostante avessi molte possibilità, senza mai avere il coraggio di prendere l’iniziativa. Questa è stata la parte più spaventosa con cui ho dovuto fare i conti. Giocare in doppio con Lorenzo mi ha dato fiducia, mi sono reso conto che non stavo giocando così male, e ho capito che dovevo cambiare atteggiamento e mentalità in campo, per tornare me stesso.
Quando vivi periodi difficili, sei una persona che condivide tutto con il team oppure preferisci tenerti tutto dentro?
LORENZO MUSETTI: Passiamo molto tempo da soli, quindi parliamo spesso da soli, credo che tutti lo facciano. Però avere un rapporto simile con il mio team, la mia famiglia, i miei migliori amici, mi permette di essere onesto su come mi sento davvero. È la cosa più importante: essere onesti con se stessi è il modo per affrontare i problemi.
Guardando avanti, non sappiamo ancora chi sarà il tuo prossimo avversario, ma ti vorrei chiedere di entrambi i possibili: iniziando da Jannik, come valuti quello che ha fatto negli ultimi anni e la sfida che rappresenterebbe affrontarlo?
LORENZO MUSETTI:È il miglior giocatore al mondo, quindi direi che questa è la sfida più grande che esista nel nostro sport. Mi motiva molto l’idea di provare a interrompere questa serie incredibile che sta facendo. È il miglior campione, conosce bene queste condizioni, ma la pressione è soprattutto dalla sua parte. Jannik ha una grande mentalità, ma dovrò cercare di approfittare di questo e farmi trovare pronto per provare a vincere. Se invece sarà Sascha, lui è un giocatore imprevedibile, sta vivendo una stagione fenomenale e ha iniziato a giocare molto bene anche sulla terra, aumentando la fiducia. Ha vinto una grande partita contro Tommy Paul, sarà difficile con entrambi. Sono sicuro che sarà comunque un bel match, interessante da vedere stasera.
