[5] F. Cobolli b. [8] F. Tiafoe 7-6(4) 6-4
Il fatto che Flavio Cobolli stesse ritrovando la retta via lo si era intuito già dal torneo di Delray Beach, dove aveva posto fine a un’emorragia di tre sconfitte consecutive all’esordio, spingendosi fino alla semifinale.
È sul cemento di Acapulco, però, che potrebbe essere arrivata la sterzata definitiva a un 2026 dall’inizio stentato per Cobolli, contro Tiafoe.
Flavio si laurea campione dell’Abierto Mexicano Telcel presentato por HSBC, imponendosi in due set, con il punteggio di 7-6(4) 6-4 su Francis Tiafoe, numero 28 ATP.
Per l’azzurro è il terzo titolo della carriera, il secondo ATP 500 e il primo sul cemento, in quattro finali disputate.
Nel primo set Cobolli è bravo a resettare il set point mancato in risposta sul 5-4 e a disputare un tiebreak cinico e puntuale, recuperando anche un minibreak di svantaggio.
Nel secondo parziale, poi, forte di un punteggio che gli sorride, Flavio può sciogliere il braccio. Nonostante Tiafoe reagisca con il controbreak, il tennista romano gli ristrappa subito la battuta, portandosi a servire – con successo – per il match.
Si tratta della prima vittoria di Cobolli sullo statunitense, al terzo incrocio tra i due.
Con il trionfo messicano, l’italiano infrange la barriera della top 15: al prossimo aggiornamento delle classifiche, infatti, sarà numero 15 del mondo, correggendo al rialzo il proprio best ranking.
È un dato che, per certi aspetti, sorprende. Flavio si è reso protagonista di un inizio di stagione tutt’altro che entusiasmante. Le vittorie scarseggiavano – l’unica, fino al Delray Beach, era arrivata su Stan Wawrinka alla United Cup – e anche lo stato di forma, fisico e mentale, pareva lontano da quello ammirato nel 2025. Anche se ci ha abituato a partenze lente, per poi ingranare come un diesel.
Il match
Cobolli pare trovare sin da subito la chiave per scardinare il servizio di Tiafoe. Già nel secondo game ha la prima occasione di strappare la battuta al suo avversario, ma l’appuntamento con il break è rimandato. Segue una fase in cui il giocatore in risposta è fortunato a mettere a segno un quindici a game. I turni di servizio filano via lisci e veloci fino al 4-4, quando Flavio si salva con un gioco da 12 punti, senza offrire di fatto chance allo statunitense. Poi è lui a rendersi assai insidioso in risposta: sul 5-4 arriva un ghiotto set point, che l’azzurro non capitalizza. Allora il set si protrae al tiebreak, dove Cobolli recupera da 3-1 e, con una serie di quattro punti consecutivi si prende il vantaggio per 7-4.
Il secondo parziale è decisamente meno lineare rispetto al primo. La situazione di punteggio consente a Cobolli di liberare il braccio e, nel quinto gioco, trova un inedito break. Sul 4-2 ha due chance di allungare ulteriormente, ma Tiafoe si salva e lancia il contrattacco. Alla terza occasione fa 4-4 e rimette in bilico la situazione. Tuttavia, la ritrovata fiducia nei propri mezzi aiuta l’azzurro a reagire e a conquistare subito il break che lo porta a servire per il titolo. Tutto è cambiato in Flavio in pochi giorni e, senza esitazioni, sigilla la finale per 6-4, al secondo match point.
Le statistiche riassumono ottimamente la prestazione di Cobolli. Al servizio mette giù 10 ace – con due doppi falli – con una percentuale di prime del 74%, con cui porta a casa il 79% di punti. A parità di errori non forzati, ovvero 28, il tennista nato a Firenze mette a referto ben 13 vincenti in più, 33 contro 20.
