C’è un Luciano Darderi che sorride, ma che non nasconde le cicatrici emotive di una settimana vissuta sul filo del rasoio. Dopo la vittoria su Baez in quel di Santiago (BCI Seguros Chile Open), che gli spalanca le porte della sua seconda finale stagionale, l’azzurro si è presentato in sala stampa – per la consueta conferenza post-match – con la consapevolezza di chi sta compiendo il salto di qualità definitivo.
“Il miglior match della settimana”
Esordisce con un’analisi lucida, Luciano. Quasi sollevato: “Sono molto contento, oggi è stato il miglior match della settimana”. Santiago non è un campo facile, l’altura gioca brutti scherzi e la palla scappa via, ma Darderi sembra aver trovato la quadra proprio nel momento più importante. “Mi sto abituando alla distanza, alla città. Arrivare alla seconda finale dell’anno è un premio per me e per il mio team che mi sopporta”, scherza, ma non troppo, riferendosi al suo carattere vulcanico in campo.
Pressione e fantasmi di Buenos Aires
Il tema centrale della conferenza è la gestione dell’ansia. Darderi non è un robot e non fa finta di esserlo. Ricordando con onestà i passaggi a vuoto di Buenos Aires: “Lì sentivo la pressione già dai primi turni. Mi costa giocarci, ma sento che mi sto abituando. Oggi, nonostante il livello dell’avversario fosse più alto, sono rimasto concentrato dall’inizio alla fine”.
C’è stato un momento critico, quel 5-3 nel secondo set con il punteggio di 15-30 sul proprio servizio. Un momento in cui i vecchi fantasmi potevano tornare a bussare. “Ero nervoso, sì. Ma ho servito bene nei momenti chiave, ho annullato palle break pesanti. Rispetto ai match precedenti, oggi l’ho gestita meglio”.
“In finale l’ambiente sarà caldissimo”
Quando gli chiedono se questa finale sia una sorta di rivincita per quanto accaduto in Argentina, Luciano risponde con un pragmatismo sorprendente: “No, perché l’avversario è diverso. Se avessi giocato contro Fran (Cerundolo, ndr.), avrei avuto più pressione. Perdere due finali contro lo stesso giocatore in tre settimane non sarebbe stato il massimo”.
Per ciò che concerne la finale contro il tedesco Hanfmann, sorpresa del torneo, Darderi non fa calcoli: “A inizio torneo poteva succedere di tutto. Qui vince chi si adatta meglio alle condizioni di gioco. Ora voglio solo recuperare, domani giocheremo di sera e l’ambiente sarà caldissimo”.
Emozioni, grip e… famiglia
Non manca un passaggio sul suo temperamento “fumantino”. Anche dopo aver vinto il primo set, Darderi è apparso scosso, quasi infastidito. “Se spiegassi tutto quello che mi passa per la testa, finiremmo la settimana prossima”, confessa tra le risate della sala. “A volte mi arrabbio per un errore commesso tre punti prima. Ma anche se sembro molesto con me stesso, dentro cerco sempre di restare positivo”.
Infine, un siparietto curioso sui rituali pre-partita. Un giornalista scambia il nome del suo preparatore atletico con quello del padre (Gino), scatenando la correzione divertita di Luciano: “Gino è mio papà, Berni è il mio preparatore fisico. È lui che mi mette i grip. Mi piace come li mette, da destrorso. Il mio allenatore di tennis, Giuliano, li mette ‘da mancino’ e non mi trovo. Mi piace cambiare racchetta e sentire il grip nuovo, mi dà sicurezza”. Ha chiosato.
