Grazie all’exploit di Flavio Cobolli nel torneo di Acapulco, sono 8 i tennisti italiani e 8 le tenniste italiane che sono riusciti a conquistarsi un posto in top 15. E sono, come vedremo, 13 i tennisti italiani che sono stati top 20 e 23 quelli che sono stati top 30 da quando esiste il computer ATP. Le donne azzurre sono state 9 fra le top 20, 15 fra le top 30, 21 fra le prime 50. Più giù vi elenco tutti, con il loro best ranking e la data in cui l’hanno raggiunto. Basta avere la curiosità, e la pazienza, di arrivare in fondo a questo articolo.
Ma il dato più significativo odierno è che tre azzurri contemporaneamente top-15 non li avevamo mai avuti. In questo momento nessun’altra nazione può vantare un simile risultato di squadra. Si pensi che per 35 anni, fra il 1979 in cui fra i top 15 c’era ancora Barazzutti e il 2014 in cui Fognini non è salito a n. 13, di top 15 non ne avevamo più vista neppure l’ombra. E adesso pare giusto anche sottolineare che si tratta di tre tennisti giovanissimi, tutti nati nel terzo millennio, dal 2001 in poi, 24 anni e 5 mesi Jannik Sinner, 23 anni e 9 mesi Lorenzo Musetti, 23 anni e 8 mesi Flavio Cobolli.
Con Djokovic che viaggia verso i 39 anni, Medvedev che ne ha già 30, Zverev, Bublik e Fritz che ne hanno ben più di 28, Ruud e de Minaur più di 27, Aliassime 25 e mezzo, sono ben otto i tennisti più anziani dei nostri tre (Draper ne ha 24, è più giovane di Jannik, ma meno giovane di Lorenzo e Flavio, quindi si possono ben chiamare “nostri ragazzi” i due ventitreenni Lorenzo e Flavio, nonché il ventiquattrenne Jannik).
Non ci fossero Carlos Alcaraz, 22 anni e 8 mesi, Ben Shelton 23 anni e 3 mesi, Jakub Mensik, 20 anni e 4 mesi, i “nostri” sarebbero i più giovani dei top 15 e quindi, almeno sulla carta, i maggiori candidati a restare (o a diventare) top 10 per i prossimi anni. Perché di solito i tennisti – anche i fenomeni quali Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Wawrinka – raggiungono il loro massimo livello dai 27/28 anni in poi. Perché questo discorso non dovrebbe valere anche per Sinner, Musetti e Cobolli che paiono avere tutti e tre la determinazione e il talento per lavorare sempre più duramente e per migliorarsi giorno dopo giorno?
Insomma, quella profezia nella quale sembrava essersi sbilanciato Nole Djokovic quando aveva detto a Wimbledon che Flavio Cobolli aveva le carte in regola per diventare un top-ten, oggi sembra molto più centrata di quanto potesse sembrare allora. La nostra Beatrice Becattini ha fatto un eccellente pezzo (qui il link per leggerlo) per ricordare quando e come gli altri sette tennisti italiani, nell’ordine di best ranking – Sinner n. 1 il 10 giugno 2024, Panatta n. 4 il 24 agosto 1976, Musetti n. 5 il 12 gennaio 2026, Berrettini n. 6 il 31 agosto 2022, Barazzutti n. 7 il 21 agosto 1978, Fognini n. 9 il 15 luglio 2019 e Paolo Bertolucci n. 12 il 23 agosto 1973 – siano a suo tempo diventati top 15 prima dell’approdo di Cobolli. Lo sono ovviamente diventati tutti ben prima del loro best ranking, ma ora ho preferito indicare data e best ranking per sottolineare che ben sei su sette giocatori che hanno preceduto Flavio Cobolli come top 15 sono poi diventati anche top 10.
Un segnale incoraggiante, direi, per Cobolli che a 23 anni e 9 mesi ha davanti a sé – come ho accennato qualche riga più su – parecchi giocatori (non solo Djokovic) che probabilmente il meglio di loro stessi lo hanno già dato ed è più facile che si fermino o facciano passi indietro piuttosto che passi avanti. Dei sette azzurri entrati fra i top 15 – accennavo – soltanto Paolo Bertolucci non ce l’aveva fatta a entrare fra i primi 10, ma il tennista di Forte dei Marmi – con il quale mi onoro di aver giocato il doppio in tre tornei e un paio di gare a squadre senza mai perdere una sola partita… merito suo naturalmente! – si è fermato due posti più giù. Secondo me Paolo aveva tutti i mezzi per salire più su, ma forse non gli ha troppo giovato l’essere diventato il doppista inamovibile di Coppa Davis al fianco di Panatta e quindi lui, anche per via di una sua congenita pigrizia, ha forse finito per accontentarsi di essere quasi più uno specialista del doppio anziché un singolarista.
Eppure per un certo periodo, quando Panatta era succeduto a Pietrangeli come n. 1 di Coppa Davis, per il posto di secondo singolarista ci fu grande incertezza: Bertolucci o Barazzutti? L’Italia si era divisa in due, come per Bartali e Coppi, barazzuttiani e bertolucciani.
Paolo, classe ’51, era partito avanti anche per via dei due anni di esperienza in più rispetto a Corrado, classe ’53. Ma dopo una sua sofferta vittoria in Davis a Bastad nel ’74 criticata da qualche opinionista dell’epoca (vittoria soltanto per 8-6 al quinto sul non trascendentale Leif Johansson), il capitano di Davis Nicola Pietrangeli pensò che era meglio schierare in singolare Barazzutti fin dal successivo match di Mestre contro la Romania dei due litiganti Tiriac e Nastase (che non si parlavano più perché Tiriac era furibondo con il suo pupillo che lo aveva tradito in occasione della finale di Coppa Davis perduta a Bucarest nel ’73 contro gli Stati Uniti di Smith e Gorman) per schierare un più riposato Bertolucci nel doppio. E da lì non si cambiò più.
Dopo gli 8 top 15 di cui ho parlato, vi elenco gli altri 5 compresi fra i primi 20 del mondo: n. 16 Cecchinato il 25 febbraio 2019, n. 18 in tre… Gaudenzi il 27 febbraio 1995, Seppi il 28 gennaio 2013, Camporese il 10 febbraio 1992, n.1 9 Furlan il 15 aprile 1996. Fuori dai primi 20 eccone altri 10 che sono arrivati tra i primi 30: i n. 21 Sonego 4 ottobre 2021, Darderi 6 febbraio 2026 e Cancellotti 15 aprile 1985, n. 24 Zugarelli 12 giugno 1976, n. 25 Volandri 23 luglio 2007, n. 26 Canè 24 agosto 1989 e Caratti 22 luglio 1991, n. 27 Starace 15 ottobre 2007, n. 30 Ocleppo 7 dicembre 1979 e anche Arnaldi 12 agosto 2024.
Queste qui di seguito invece le prime otto italiane che sono state top-15: n. 4 Schiavone 31 gennaio 2011 e Paolini 28 ottobre 2024, n. 5 Errani 20 maggio 2013, n. 6 Pennetta 28 settembre 2015, n. 7 Vinci 9 aprile 2016, n. 11 Farina 20 maggio 2002, n. 13 Reggi 25 aprile 1988, n. 15 Cecchini 14 marzo 1988. Fuori dalle 15 ma entro le top 20 la n. 16 Trevisan 8 maggio 2023. Quindi le 6 che sono state top 30: n. 22 Garbin 21 maggio 2007, n. 24 Grande 5 novembre 2001, n. 26 Giorgi 22 ottobre 2018, n. 27 Santangelo 9 luglio 2007, n. 28 Bonsignori 13 maggio 1991, n. 29 Cocciaretto 21 agosto 2025. E siamo a quota 15.
E fra le top 50 troviamo altre sei ragazze. Ciò per dire che, se non me ne sono perse altre, abbiamo avuto 21 ragazze italiane “laureatesi” fra le prime 50: n. 31 Simmonds 11 febbraio 1983, n. 34 Knapp 24 agosto 2015, n. 37 Piccolini 22 luglio 1991, n. 39 Golarsa 25 giugno 1990, n. 45 Pizzichini 18 novembre 1996, n. 46 Bronzetti 8 aprile 2024. In questo memorabile weekend il tennis italiano ha vinto due tornei ATP, il ‘500’ di Acapulco con Cobolli e il ‘250’ di Santiago con Darderi.
Per Luciano si tratta del quinto torneo ATP vinto, tutti sulla terra rossa. È anche il titolo n. 111 per un tennista azzurro. Resterà n.21 ATP, ma avrà avvicinato il n. 20 Francisco Cerundolo che a Santiago ha perso sorprendentemente da Hanfmann in semifinale. Questa di Cobolli e Darderi è anche la la quinta doppietta italiana nello stesso weekend, a cominciare da Barazzutti a Charlotte e Bertolucci a Firenze nel ’77, poi Fognini a Umago e Lorenzi a Kitzbuhel nel 2016, ancora Fognini a Baastad e Cecchinato a Umago nel 2018 e poi gli stessi due protagonisti di questa doppietta, Cobolli a Bucarest e Darderi a Marrakech nel 2025.
Intanto Darderi appaia Barazzutti nel numero dei tornei vinti, anche se i tornei andrebbero sempre pesati diversamente. Più di tutti ne ha vinti naturalmente Sinner, 24, poi Panatta e Berrettini, 10, Fognini, 9, Bertolucci, 6 e appunto Barazzutti e Darderi, 5. Nel bel weekend azzurro il tennis italiano ha vinto anche un challenger, a Pune con Cinà, 18 anni e 9 mesi che conquista il suo best ranking passando da 202 a 183. Presto, magari già entro l’anno, troveremo Cinà fra i primi 100 del mondo. Ad maiora.
