La mental coach Romanazzi: “Vedo in Musetti degli autosabotaggi inconsci”

"Musetti avrebbe proprio bisogno di allenare anche la mente, non solo il corpo", ha detto Nicoletta Romanazzi. "Non so cosa avrei dato per lavorare con Borg e McEnroe"

Di Manuel Ventriglia
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Lorenzo Musetti - Australian Open 2026 (foto X @AustralianOpen)

Mens sana in corpore sano. Si dice che l’atleta perfetto è colui che riesce a mettere il corpo a servizio della mente e viceversa. Il caso recente di Destanee Aiava ce lo insegna, il talento deve camminare di pari passo alla struttura emotiva di uno sportivo e, in tempi moderni, alcuni sembrano non poter fare a meno di figure professionali che ne fanno il loro focus lavorativo. È il caso di Nicoletta Romanazzi, una delle mental coach più gettonate dopo aver raggiunto grandi risultati con i suoi assistiti. 

Gianluigi Donnarumma, Mattia Perin e Marcell Jacobs sono solo alcuni degli sportivi che hanno scelto di affidarsi a lei. Proprio il velocista azzurro, due ori a Tokyo 2020, temporibus illis l’ha ringraziata pubblicamente incrementandone la notorietà. La diretta interessata però, intervistata dal Corriere della Sera, ci tiene a precisare: “Grazie a lui tutti all’improvviso sapevano quello che facevo. Ma io ero mental coach già da vent’anni”

Nicoletta Romanazzi: “Musetti avrebbe proprio bisogno di allenare la mente”

Romanazzi ha uno sguardo vigile a 360 sul mondo dello sport, con il tennis a non fare eccezione. Il lavoro svolto come mental coach avuto anche il giusto riconoscimento quando è stata premiata a Dubai con il “Globe Soccer Award” in mezzo ad una parata di stelle, ma a suo dire, la sua attenzione è stata rubata da un totem della racchetta: “La mia emozione era tutta per Novak Djokovic. Ho fatto in modo di stare vicino a lui nella foto di gruppo. Si è perfino congratulato con me in italiano. Io amo il suo modo di lavorare: fa yoga, meditazione, tutte cose con le quali ho molta familiarità”

Una passione per il tennis che potrebbe essere anche un’opportunità di lavoro. Interrogata su quale atleta volesse seguire, Romanazzi non ha dubbi: Musetti. Quando lo vedo fermarsi sempre a un passo dalla grande vittoria ci vedo degli autosabotaggi inconsci. Avrebbe proprio bisogno di allenare anche la mente, non solo il corpo”. Musetti oggi, Borg e McEnroe ieri: “Non so cosa avrei dato per lavorare con loro”. L’amo è stato lanciato, ora sta a Lorenzo farci un pensierino. 

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