Buon esordio al National Bank Open di Montreal per Lorenzo Musetti, vincitore in due set contro il colombiano Nicolas Mejia.
“Sicuramente la partita è andata in crescendo – ha spiegato Musetti a Ubitennis dopo il match – La cosa di cui sono più contento è il servizio: ho servito con una buona percentuale e, quando ne avevo bisogno, mi ha tirato fuori anche dallo scambio. Quello su cui devo migliorare, e che mi è mancato anche un po’ a Washington, è la convinzione sulle palle break: tendo a essere un po’ troppo remissivo, invece devo essere più propositivo. Mi costruisco tante palle break e, anche con Vukic, con Korda e con altri, ho avuto tante occasioni per breccare una seconda volta, cosa che consolida un po’ il set, soprattutto su questa superficie. Quando hai un break di vantaggio, sì, hai il game di servizio, però è sempre un vantaggio minimo che potrebbe essere reso più grande. Devo lavorare soprattutto su questo.“
La videoanalisi è parte della routine
Quando giochi con qualcuno di cui non hai onestamente idea, perché lui è forte ed è venuto fuori molto all’improvviso, come ti rapporti con un giocatore che davvero non conosci? Scopri le cose in campo?
LORENZO MUSETTI: “In realtà lui ha due anni in più di me, abbiamo giocato qualche volta da juniores, l’ho conosciuto lì, anzi eravamo anche buoni amici. Abbiamo giocato il master di fine anno a Chengdu, il master dei primi otto, insieme, quindi era un giocatore di cui conoscevo un po’ le caratteristiche. Poi, per fortuna, oggi ci sono talmente tante possibilità di studiare l’avversario che il mio team – in questo caso Simone – analizza un po’ il giocatore, come sarà anche per la prossima partita con l’eventuale vincente tra Jodar e Moutet, anche se ho giocato con Jodar la settimana scorsa e con Moutet ci ho giocato tante volte anche quest’anno.
È un compito necessario, fa parte della mia routine prima di un match: capire come dovrò almeno entrare in campo. Poi è ovvio che in partita si capiscono altre cose, si fanno dei cambiamenti e si aggiustano varie situazioni. L’ho affrontata un po’ così.”
“Queste palle si controllano meglio quando sono nuove”
Le palle che vengono usate qui a Montreal ti sembrano un po’ migliori rispetto a come erano un po’ di tempo fa? A me sembravano un po’ meglio, almeno al tatto.
LORENZO MUSETTI: “Hanno sempre questa caratteristica di aprirsi e ‘pelare’. Paradossalmente si gioca meglio quando la palla è nuova, perché prende più spin ed è più gestibile. Negli anni precedenti ho sempre fatto molta fatica con questa palla, onestamente, non erano condizioni che mi piacevano. Non posso dire che, se dovessi scegliere, opterei per questa palla o per queste condizioni, però, come in tutte le cose, a Washington il mio livello era cresciuto molto durante il torneo e sono convinto di poter giocare bene anche in queste condizioni.”
Parlando del primo punto del tie-break, quello in cui c’è stato il doppio rimbalzo. Secondo te, in una situazione del genere, è meglio che l’arbitro lasci giocare e, eventualmente, lasci al giocatore che pensa di essere stato danneggiato la possibilità di chiedere il review, oppure ha fatto bene a intervenire subito, se effettivamente l’ha visto? Dal replay si faceva fatica a capire.
LORENZO MUSETTI: “Credo che in quei casi conti molto il giudizio dell’arbitro. Se lui era molto convinto che ci fossero stati due tocchi, anche se era una situazione molto favorevole per l’avversario – lo dico contro il mio interesse – può decidere di far giocare oppure intervenire. Se il secondo tocco fosse stato evidente non avrei nemmeno chiesto il challenge, ma io ero convinto di averla presa al primo rimbalzo e per quello ho chiesto la revisione. Sono situazioni molto difficili da giudicare.”
