Jodar, alle radici di una sconfitta amara. E il paragone con Sinner…

"Era solo una giornata storta, non c'entra la stanchezza", così lo spagnolo dopo 14 partite in un mese. Ma il 2026 è da incorniciare, il sogno Finale è vivo. E neanche Sinner nei Major era stato così rapido

Di Pellegrino Dell'Anno
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Rafael Jodar - US Open 2026 (x @atptour_ES)

Rafael Jodar, Arthur Fils, Brandon Nakashima, Ben Shelton erano quattro fra i nomi, prima dell’inizio dello US Open, su cui molti avrebbero puntato le proprie carte per una vittoria finale a sorpresa. Dei quattro, solo l’ultimo è riuscito ad arrivare al terzo turno. Con la sorpresa più grande (erroneamente chiamata delusione) che risiede nella netta sconfitta al primo turno di Jodar, campione allo US Open junior nel 2024. 6-1 6-1 6-2 contro Yunchaokete Bu, lucky loser, con tantissimi non forzati e in generale senza mai essere davvero dentro la partita. Ma, al netto del risultato di ieri, si può davvero parlare di delusione? Sì, ma va calata nel contesto.

Dobbiamo infatti ricordare come per lo spagnolo si tratti della prima stagione in tour, e soltanto della quarta partecipazione ad uno Slam. Un 2026 clamoroso, che lo ha visto arrivare al n.13 del mondo, risiedendo attualmente al nono posto della Race, classifica valida per le ATP Finals. Insomma, la sconfitta di Jodar allo US Open è di certo sorprendente ma va presa per quello che è: un accettabile incidente di percorso in un’annata straordinaria, figlio anche di 14 partite giocate dal 28 luglio (esordio a Washington) a ieri. In condizioni di caldo estremo, umidità, di lotta in campo. Un problema simile anche per Brandon Nakashima, che fa riflettere ancora una volta su quanto il calendario, così strutturato, non venga incontro alle esigenze dei giocatori.

Arrivare stanchi al grande appuntamento

L’americano di origini vietnamite è stato l’unico a raggiungere la semifinale sia in Canada (dove ha poi perso in finale) che a Cincinnati. Per lui, eliminato al secondo turno dello US Open dopo un impressionante esordio contro Baez, 17 partite in poco più di un mese. Sempre ad alta intensità, aggiugendo anche i vari spostamenti Washington-Montreal, Montreal-Cincinnati e Cincinnati-New York. A quel punto è chiaro che basti una giornata storta, se unita alla prestazione esemplare sfoderata da Michelsen contro di lui, per tornare a casa prima del previsto. La stanchezza può pesare enormemente a questi livelli.

Come ha imparato a sue spese anche Jodar, che ha però rifuggito la spiegazione della stanchezza, dicendo che non ha inciso nella sua eliminazione dallo US Open. Limitandosi a dire che è stata una giornata storta, e che ora tocca ripartire. Ma da dove? “Non so molto bene cosa possa migliorare né cosa dovrei fare per la prossima volta“, ha spiegato, “è normale che succedano cose del genere perché sono nuovo nel circuito. Sto solo cercando di imparare affinché non si ripeta. A chiunque può succedere la prima volta. Siamo umani. La seconda volta, se non ho imparato da questa, potrebbe essere più grave“.

Non è semplice, specie quando non si è abituati, ripartire da una sconfitta così dura. E Rafa, al solito poco loquace, lo ha spiegato con estrema semplicità. Sottolineando la giovane età e soprattutto un’esperienza ancora limitata nel circuito professionistico. Al secondo Slam, fa sempre bene ricordarlo, ha pur sempre raggiunto i quarti di finale, giocando anche un buon tennis contro Zverev al Roland Garros. Neanche Sinner, che a 20 anni compiuti (ma giocando a tempo pieno già da due anni) ha raggiunto la top 10 per la prima volta, aveva fatto così bene all’esordio Slam.

US Open e non solo: il confronto Slam tra Jodar e Sinner

Sinner esordì in uno Slam allo US Open 2019, poco dopo aver compiuto 18 anni, con una sconfitta a testa alta contro Stan Wawrinka. Il primo match in un Major di Jodar è stato invece un successo, una vittoria in cinque set contro Rei Sakamoto allo scorso Australian Open. E alla seconda partecipazione ad un torneo di questo tipo, già come testa di serie tra l’altro, ha raggiunto i quarti di finale. Mentre Jannik è arrivato per la prima volta tra gli ultimi otto, pur con un percorso più difficile battendo Zverev agli ottavi, al suo quarto Slam. Sempre al Roland Garros, nel 2020.

In ogni caso si possono notare delle similutidini tra i due. Entambi rapidi, nel caso di Jodar rapidissimo, ad arrivare in cima. Entrambi subito a proprio agio negli Slam, con lo spagnolo che ha anche raggiunto un terzo turno al primo Wimbledon (Sinner perse alla prima partita in assoluto ai Championships). Da ciò si può estrapolare un dato chiaro: la pasta di Jodar, pur con qualchen fisiologico incidente di percorso, è quella dei migliori, quella di chi è abituato a giocare per vincere sin da subito. E la sua delusione dopo la sconfitta con Bu, anche pensando a quello che avrebbe potuto creare andando avanti nel torneo, ne è un fulgido esempio. Ma, in primis, la stagione non è finita. Secondo poi, anche che fosse, c’è da essere orgogliosi.

Jodar, è tutto grasso che cola

Non bisogna dimenticare, infatti, che durante lo US Open 2025 Jodar era fuori dai primi 350 giocatori del mondo. Era uno dei tanti puntini sulla mappa del tennis, ora ne è diventato un capoluogo. Un giocatore da battere e che attira tanto pubblico, basti vedere quanto spesso sono pieni gli spalti quando tocca a lui giocare. Il cemento è la superficie dove probabilmente si esprime meglio, potendo attingere al servizio e alla capacità di uscire rapidamente. Pur venendo leggermente penalizzato sugli spostamenti laterali.

Porta comunque a casa una semifinale 1000 in Canada e un ottavo a Cincinnati perso sui dettagli contro Cobolli. Qualsiasi cosa, a questo punto, può essere considerata un di più per lui. L’odore della top 10 è sempre più vicino ed invitante, è solo questione di tempo. E una giornata agrodolce, affrontata a mezzo servizio, fa parte del percorso anche dei migliori. Il 2026, anche considerando che è pienamente in lotta per le ATP Finals, non può che essere soddisfacente per Jodar. La sua è stata una stagione fenomenale.

La realtà è che bisogna attendere il 2027 per quanto riguarda gli Slam. Con un anno pieno nel circuito, maggiore esperienza sia tennistica che nella gestione delle energie, l’approccio dello spagnolo ai Major e ad alcune situazioni sarà sicuramente diverso. Più maturo e più pronto, più consapevole dei propri mezzi e delle occasioni di giocare gli Slam per arrivare in fondo, anche per vincerli, senza inutile timore reverenziale. Il 2026, anno di esplosione e ambientamento, rimane da incorniciare. Il 2027, l’impressione, quasi certezza, finirà per essere quello del definitivo approdo tra i migliori al mondo. A 19 anni le storie sono tutte da scrivere.

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