Brutta battuta d’arresto per Flavio Cobolli, sconfitto in quattro set al terzo turno dello US Open dal belga Alexander Blockx e quindi eliminato dalla corsa per un possibile risultato di prestigio all’ultimo Slam stagionale.
Serbatoio vuoto
Qual è la prima sensazione che hai dopo questa partita?
FLAVIO COBOLLI: «La prima sensazione è che sono davvero dispiaciuto per la prestazione. Ho giocato contro un giocatore straordinario: non abbiamo ancora capito fino in fondo quale sia il livello di Alexander. È un grande ragazzo e un giocatore incredibile, quindi è davvero difficile affrontarlo. Oggi avevo un po’ meno energia rispetto agli altri giorni, mi sentivo più contratto e forse più stanco. Alla fine ho giocato contro un grande giocatore senza avere forse l’energia che la partita meritava, e questo è il risultato. Ora tornerò a casa, mi prenderò qualche giorno libero per recuperare un po’ mentalmente e fisicamente, poi tornerò presto in campo. Andrò alla Laver Cup: vogliamo riportare l’Europa alla vittoria.»
A che cosa attribuisci questa mancanza di energia?
FLAVIO COBOLLI: «Forse al fatto che ho giocato tanto. Qui è davvero difficile giocare: oggi faceva caldo e il campo è molto rumoroso. Forse la mia concentrazione non era davvero sulla partita. Non so perché; è una cosa di cui devo parlare anche con il team. Forse ero un po’ più nervoso. Il tennis è così: non puoi entrare in campo sentendoti sempre al cento per cento. Oggi è andata così e devo accettarlo.»
Hai detto di avere avuto poca energia. A Cincinnati avevi tirato fuori degli M&M’s; oggi avevi la Coca-Cola. Ti ha aiutato? È una cosa di cui hai bisogno qualche volta?
FLAVIO COBOLLI: «Avrei dovuto prendere una Red Bull: la Coca-Cola non funziona. La prossima volta prenderò una Red Bull.»
Il black out nel terzo set
Flavio, ci aiuti a capire la giornata e che cosa è successo? Hai giocato bene il primo set, poi è successo quello che è successo. Soprattutto il terzo set è stato difficile da spiegare: 6-0, 24 punti per lui e quattro per te. Ci puoi spiegare? Ti senti male?
FLAVIO COBOLLI: «Fino al 3-2 del secondo set mi sentivo abbastanza bene. Nel primo set avevo la partita sotto controllo, poi ho subìto il break e si è un po’ complicata; mi sono innervosito, però alla fine credo di aver giocato un gran tie-break. Ho iniziato bene il secondo set, salvando alcune palle break, quindi anche lì ero abbastanza in fiducia. Poi credo che lui abbia alzato il livello e io abbia giocato due o tre game un po’ male, fino ad arrivare al terzo set, in cui mi è un po’ scesa l’adrenalina accumulata nei giorni. Non sentivo di avere quasi più niente da dare in campo. So che è abbastanza incredibile, però ho avuto tre settimane molto dispendiose e forse, come ha detto mio padre, sono arrivato un po’ al limite.
Non so che cosa sia accaduto nel terzo set. Poi sono andato di nuovo in bagno, come mi avevi consigliato l’altro giorno, e ho pensato anche un po’ a te durante la partita. Ma non ha funzionato. Ci sono andato un po’ con l’orgoglio e ovviamente non voglio mai perdere, quindi ho provato fino alla fine, ma secondo me era già troppo tardi. Meriti all’avversario e demeriti un po’ miei, però questa giornata è andata così.»
“Non mi sono mai considerato uno dei migliori al mondo. Forse ora devo farlo”
Ci hai appena detto di aver avuto la sensazione di non avere più energie. L’altro giorno Carlos Alcaraz ha detto che d’ora in poi si prenderà un paio di mesi di pausa all’anno, perché non ce la fa. Vale forse anche per i giocatori subito dietro di lui? Hai mai pensato che anche tu dovrai evitare di andare a tavoletta per tutto l’anno, in ogni torneo, e prenderti delle pause per evitare situazioni del genere?
FLAVIO COBOLLI: «Credo che l’obiettivo comune sia giocare nei tornei più importanti. Sono sempre stato un giocatore abituato a soffrire, quindi a giocare tante settimane. Non mi sono mai visto, e comunque non sono mai andato vicino a essere uno dei migliori al mondo fino a poco tempo fa. Forse ora devo cambiare anche il modo di approcciarmi a tutto questo. Ci sono sempre dei cambiamenti e il team serve anche a questo: analizzeremo attentamente, nei dettagli, che cosa sia meglio fare per me, sia a livello di programmazione sia a livello di partite e allenamenti.
Sarà un po’ tutto diverso, però ogni giocatore è diverso e sa quanto può spingersi oltre. Probabilmente ora sono arrivato un po’ al limite, ma per una stagione che, secondo me, è stata sopra i miei standard di sempre. Devo ancora abituarmi a questo. Magari piano piano giocherò un po’ di meno, ma non credo che rinuncerò ai tornei più importanti: forse giocherò meno 250 e 500, ma finché ci sono i 1000 e gli Slam, la mia presenza è sempre garantita.»
Poche partite in trasferte molto lunghe
Lo stesso discorso l’ho chiesto a Jasmine l’altro giorno. Qui perdono tutti, si infortunano tutti, e ci sono molti risultati contro pronostico. Secondo te è successo qualcosa nel tennis? Jasmine diceva che è sempre più veloce, che bisogna essere sempre lì e questo stressa anche mentalmente, perché devi sempre rincorrere una situazione. C’è qualcosa da cambiare? È una condizione strutturale, al di là del fatto che oggi tu fossi stanco?
FLAVIO COBOLLI: «Se analizziamo la quantità di tornei e di partite che si giocano durante l’anno, non sono così elevate: siamo abituati a giocare tanto. L’unica cosa a cui non siamo abituati è stare in un torneo per tanti giorni. È cambiata la modalità dei tornei, quindi forse dobbiamo ancora abituarci.
Io ormai sono fuori da quasi un mese e mezzo. Se fossi arrivato in fondo qui, avrei giocato meno di dieci partite; però c’è questo dislivello di tempo trascorso fuori, durante il quale ti alleni al massimo con i migliori giocatori del mondo e spendi tante energie, a livello di stress non solo fisico ma anche mentale. Sei fuori per tanto tempo, dormi in un altro letto, viaggi molto. Secondo me ci sono tante cose che si potrebbero fare meglio, ma forse è anche solo una questione di abitudini.
Per ora non mi sono infortunato, quindi non posso dirti perché succede. Però le palle sono molto diverse e le condizioni dei campi sono diverse. Come ho detto prima, secondo me stiamo andando nella giusta direzione; dobbiamo solo capire anche noi qual è il modo in cui funzioniamo meglio.»
“Dobbiamo giocare più partite con il rumore”
Hai menzionato il rumore. Di solito ti piace giocare davanti al pubblico, ma quest’anno alcuni giocatori si sono lamentati del livello di rumore e del comportamento degli spettatori. Ti disturba? Pensi che sia un po’ troppo?
FLAVIO COBOLLI: «L’ho detto fin dal primo giorno: di solito giochiamo nel silenzio, siamo abituati a giocare con nessuno che si muove, nessuno che parla, in una grande atmosfera. Qui è davvero diverso. C’è una grande atmosfera, ma è molto, molto rumoroso, e per noi è difficile giocare. Forse dovremmo giocare così per più settimane, perché se arrivi qui e ci sono regole diverse è molto difficile. Ma non voglio dire di aver perso per questo.»
Alla fine della partita, alla rete, sembrava che avessi detto delle belle parole al tuo avversario. Che cosa gli hai detto?
FLAVIO COBOLLI: «Gli ho detto: “Ti voglio bene. Te lo meriti. Farò il tifo per te nel prossimo turno”. L’avevo già detto: Alex è un ragazzo molto bravo anche fuori dal campo. Credo che meritasse di vincere e ha vinto. È un bravo ragazzo e gli auguro buona fortuna per il resto del torneo.»
