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Rassegna stampa

Gli straordinari di Sinner; Paolini e Nardi avanti; la malattia di Monica Seles

La rassegna stampa di mercoledì 13 agosto 2025. Sinner il perfezionista (Sepe, Bertolucci, Crivelli, Azzolini). Paolini e Nardi avanzano (Bertellino, Brizzi). La malattia di Monica Seles (Martucci)

Ultimo aggiornamento: 16/08/2025 9:48
Di Alessia Gentile Pubblicato il 13/08/2025
28 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Sinner il perfezionista (Antonio Sepe, Corriere dello Sport)

Pensare da numero uno, vincere da numero uno. Jannik Sinner ha superato il canadese Diallo per 6-2 7-6(6) ed è approdato agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati, proseguendo la difesa del titolo. È stata una partita strana, cominciata con quasi un`ora di ritardo per via di un blackout e poi sospesa per qualche minuto a causa di un allarme antincendio. L`azzurro non ha nemmeno espresso il suo miglior tennis, anzi è stato meno preciso del solito al servizio, mettendo in campo il 50% di prime, e ha seriamente rischiato di perdere il secondo set. Nonostante ciò, è comunque riuscito a chiudere in un`ora e 52 minuti e ha ricordato a tutti perché è il migliore al mondo. Il punto che è un po` la fotografia è quello sul 6-5 in favore di Diallo nel tie-break, quando, spalle al muro, si è inventato una clamorosa risposta in allungo di dritto. E a fine partita non si è detto sollevato per aver evitato il terzo set bensì contento di essere stato messo alla prova: «Anche se ho fatto fatica, sono felice che un incontro così sia arrivato prima di uno Slam». Mentalità. Sfida che era iniziata in salita per Jannik, subito in svantaggio di un break. Senza neppure scomporsi, però, ha prontamente reagito vincendo i sei giochi seguenti e ha ribaltato il set: da 0-2 a 6-2. Eppure non è un gioco da ragazzi strappare la battuta al canadese, un gigante di oltre due metri che fa proprio del servizio la sua arma migliore. Sinner invece c`è riuscito in tre occasioni, mandandolo in crisi soprattutto con la seconda. Nel set seguente ha regnato l`equilibrio, ma Diallo non è riuscito ad approfittare del misero 42% di prime di Jannik, anzi è stato lui a dover fronteggiare l`unica palla break sul 5-5. Dopo averla salvata si è arrivati al tie-break, dove l`azzurro sembrava avere il match in pugno quando è andato a servire sul 5-4; invece ha giocato male due punti e si è ritrovato sotto 5-6. Poi, sul set point per Diallo, ecco il capolavoro: su un`ottima prima al centro del rivale ha tirato fuori dal cilindro una risposta pazzesca finita sulla riga. Un gesto tecnico che forse solo il miglior Djokovic aveva fatto vedere. Anche se poi ha dovuto vincere altri due punti, di fatto è stato quello il match point che gli ha consegnato la partita. […] «Diallo ha servito benissimo e contro i big server devi sempre trovare il giusto equilibrio da fondocampo» ha dichiarato nell`intervista post-match Sinner. Che poi si è anche sbilanciato: ciò a cui ambisce al momento è difendere il titolo a Cincinnati, ma quello che davvero ha in testa è New York. «Spero che queste situazioni mi aiutino verso quello che è l`obiettivo principale qui negli Stati Uniti» ha ammesso, per poi concludere: «Queste partite possono andare al terzo e, se non giochi bene nei momenti importanti, puoi anche perderle, quindi sono molto felice». Negli ottavi Sinner se la vedrà contro il francese Adrian Mannarino, 37 anni e numero 89 al mondo. […]

Sinner sa adattarsi anche nei giorni no (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Jannik Sinner ci ha abituato troppo bene: il suo prolungato dominio sul tennis mondiale, solo qua e là messo in discussione da Alcaraz, ha convinto i suoi milioni di tifosi che ogni partita debba concludersi con una cavalcata trionfale e un punteggio severo e punitivo per gli avversari. Ma chi mastica tennis con cognizione di causa è consapevole che nello sport ad altissimo livello ogni giorno non è mai uguale a un altro, e dunque la prestazione a tratti non brillante del più forte giocatore del mondo nel terzo turno di Cincinnati contro Diallo si inserisce perfettamente in un quadro di normalità: durante una stagione, sono quattro o cinque le occasioni in cui tutti i dettagli si incastrano alla perfezione e ti riesce la partita perfetta. In tutti gli altri casi, il campione deve essere in grado di gestire le difficoltà e andare oltre i problemi contingenti, qualità in cui Sinner sicuramente eccelle. Può essere un colpo che non funziona, le gambe che non girano, la testa che non riesce a trasmettere i giusti messaggi al braccio: il fuoriclasse è colui che sa vincere le cosiddette partite «sporche», quelle in cui non gioca bene e in cui si esalta lo spirito agonistico insieme alla feroce determinazione di sottrarsi a un destino avverso. E poi dall’altra parte della rete c’è sempre un avversario e nel caso di Diallo, Sinner si è ritrovato di fronte un giocatore dalle caratteristiche completamente diverse rispetto a Galan, che aveva battuto nel turno precedente, e in grado di creargli problemi di interpretazione del match. Il canadese, dotato di un servizio potentissimo e quindi fulminante nei primi colpi, non ti mette mai in ritmo, come invece piace a Jannik, e alla stregua di ogni grande battitore ti costringe a forzare nei tuoi turni di battuta, perché concedere un break significa spesso dover lasciare sul campo il set. Per questo, il servizio di Jannik nell’occasione non è risultato così incisivo e anche da fondo, non potendo — soprattutto nel secondo set — tramare la sua ragnatela fatta di accelerazioni continue, è arrivato qualche errore di troppo. Piccolissime ombre di cui Sinner è stato assolutamente consapevole, tanto da aver richiesto un campo di allenamento subito dopo la partita per lavorare sui dettagli che non gli erano piaciuti. La dimostrazione, una volta di più, della meticolosità quasi maniacale di Jannik, della sua straordinaria applicazione che ha contribuito a scavare il solco con il resto della concorrenza: e d’altronde la storia recente ci racconta di tanti esempi simili, da Nadal a Djokovic, che subito cercavano soluzioni a problematiche emerse durante i match. […]

Signore del cemento (Riccardo Crivelli, La gazzetta dello Sport)

Tre doppi falli in un game (quello in cui batte per la prima volta nel set d’apertura), come non gli accadeva da quando era ragazzino, e in generale un servizio che marcia a fasi troppo alterne; 20 errori gratuiti, che fanno pari con i 20 vincenti; la richiesta immediata al team, a fine match, di prenotare subito un campo per allenarsi sui dettagli che non hanno funzionato. Sembra il freddo elenco delle cause di una sconfitta, e invece è la semplice cronaca di un’altra giornata in ufficio (parole sue) di Sinner, conclusasi con la 23a vittoria di fila sul veloce come solo Federer, Djokovic, Murray e Nadal in questo secolo, e un approdo naturale agli ottavi. Sempre sul pezzo. Ma nel successo contro Diallo, il canadese dalle bionde chiome e con il cannone nel braccio, risiede una volta di più l’essenza da fuoriclasse leggendario del numero 1 del mondo, la sua differenza e la sua personalità che ne fanno il giocatore più forte e più completo del tennis odierno: a partire dalla risposta di dritto in mezzo ai piedi dell’avversario su una prima sopra i 200 all’ora con cui annulla il delicatissimo set point per il gigante di Montreal nel tie-break del secondo parziale. Al solito, nel momento più delicato, quando il match poteva avvelenarsi, è uscita la sovrumana freddezza della Volpe Rossa, che guarda caso ha conquistato i due punti successivi per chiudere il conto. Senza contare l’imperturbabilità di fronte al paio di soste determinate da problemi agli impianti elettrici. Però il potenziale pericolo corso meritava un trattamento shock istantaneo, e così Sinner, alle 10 di sera e dopo due ore di fatica, si ripresenta in campo per tormentare il rettangolo della battuta con decine e decine di servizi, il colpo che gli aveva riservato più problemi in gara. Ecco cosa significa ragionare e pianificare per consolidare il dominio, da vero Mister Perfezione : «È stata una serata complicata, lui ha servito davvero bene, specialmente nel secondo set, e io ho fatto fatica a trovare il mio ritmo da fondocampo. Quando affronti avversari che servono così bene devi trovare il giusto equilibrio negli scambi da fondo e questo può richiedere del tempo. Ho avuto problemi in diverse situazioni, ma sono felice del risultato. Alla fine è quello che cercavo: partite complicate in cui devo affrontare situazioni diverse. È quello che mi serve per preparare uno Slam». Missione Us Open, dunque: «Queste partite servono per recuperare gli automatismi per arrivare pronto a New York. Stavolta non ho giocato sempre bene, in alcuni game non sono riuscito a servire come volevo, e se non giochi al meglio in situazioni difficili come questa, puoi anche perdere. Ma ovviamente sono contento di aver portato a casa un match così». […]

Sinner è un n. 1 assoluto (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nella città dei dubbi, le notti prima degli esami sai come cominciano e non sai dove ti portano. Notti schizofreniche, a volte. E interminabili. Notti di confronti con se stessi, alla luce di una luna opaca di pulviscolo industriale. Notti d`incendi e di allarmi che ti rimbombano nella testa. In città c`è ancora chi parla algonquian, la lingua delle tribù algonquine. Shawnee, si chiamavano così gli indiani che vivevano da queste parti. Popolo coraggioso. Quando scoppiò il conflitto franco-britannico, era il 1600, scesero in guerra anche loro, convinti che l`importante fosse rispettare il proprio modo di essere. Si ritrovarono metà coi francesi e metà dall`altra parte, e fecero un gran casino. La guerra durò sessant`anni. Ma loro erano felici di combattere contro i bianchi, da qualsiasi parte si trovassero. Perché se lo sentivano dentro. «Fatevi dare un campo», dice Sinner al suo team. Il match con il canadese Diallo, che i capelli li ha tinti di giallo (effetto cromatico romanista, in campo) è appena finito, ma c`è ancora qualcosa che non va. Occorre risolvere subito la questione, per quanto i bi-coach abbiano insistito molto con Sinner perché imparasse a mostrarsi un filino più paziente con se stesso. Ma sapete com`è il carattere del Numero Uno. Via, tutti in campo, si mangerà dopo, si riposerà più tardi, e si andrà a letto a ore più piccole. A Sinner non è piaciuto il proprio servizio e ha qualche dubbio anche sulla rapidità degli spostamenti che servono in risposta contro giocatori come il canadese, che superano i due metri in altezza e i 225 orari nella velocità di penetrazione (termine preso dalla balistica, ma del resto…). Mezz`ora di campo, prima del via libera. Agli Shawnee un tipo del genere sarebbe piaciuto un sacco. È un po` la storia del martello di Thor, il cui battere incavolato dava origine ai tuoni e ai fulmini. I vichinghi sapevano che se uno di essi non avesse ottenuto il pauroso effetto che il loro umanissimo dio si era proposto, lui sarebbe tornato a riprovarci, con sempre maggiore impegno. Mai lasciare le cose a metà. […] `Dettagli` è la parola che Sinner e Alcaraz sceglierebbero per far comprendere meglio le proprie intenzioni. Prima lo spagnolo poi l`italiano, nell`arco di 24 ore si sono resi protagonisti di decisioni assai simili, confluite nella richiesta di un esubero di lavoro al termine dei rispettivi match. Carlos scontento della scarsa attenzione che mette in alcuni frangenti delle partite, l`italiano del suo servizio e della condizione generale. A Cincinnati si curano i particolari, le battaglie tennistiche si combattono poi negli Slam. Sinner espone così la propria filosofia: «Essere il numero uno rappresenta la miglior posizione in cui possa trovarmi. L’obiettivo è quello di giocare quante più partite possibile nel minor numero di tornei. Se voglio avere una carriera lunga devo prendermi le pause che servono e continuare a lavorare sul fisico, addestrarlo. Giocare bene è indispensabile, in questa ottica, perché ti tiene all`erta e migliora il futuro. Per questo la cura dei particolari va affrontata subito, appena avverto che qualcosa non va. È una fase importante del lavoro che svolgo, per essere più continuo ed evitare alti e bassi».[…] Aver concesso undici palle break a Diallo sui suoi turni di servizio non è cosa che Sinner possa ritenere accettabile. […] Una buona notizia è giunta dal francese gentile, Mannarino, che ha estratto dal torneo l`unico americano convinto di poter battere Sinner, vale a dire Tommy Paul. Siamo agli ottavi. Al team si è aggiunto Niccolò Inserra, sparring partner, amico di Jannik dai tempi del Centro Piatti. Avanti così. Si comincia a giocare tutti i giorni.

Sonego dai due volti. Paolini e Nardi, olé! (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Sarà il secondo ottavo in un Masters 1000 quello che giocherà Luca Nardi a Cincinnati, e ancora da lucky loser. Il pesarese ha meritato il passaggio di turno per l`ottimo primo set giocato contro il ceco Jakub Mensik, numero 17 ATP e 16 del seeding. Efficace al servizio e nelle accelerazioni, specie con il rovescio bimane, Nardi ha chiuso il set iniziale con un netto 6-2. Nel secondo ha resistito nel secondo game, tenendo la battuta, poi l`ha strappata a Mensik che a quel punto si è arreso e gli ha stretto la mano. Un altro dei ritiri che stanno caratterizzando il torneo americano, condizionato anche dagli agenti esterni. Dopo il black out energetico di due giorni fa, con sospensione di oltre un`ora dei match in quel momento in campo, ieri è stata la pioggia a ritardare il programma di un`ora abbondante. Per Nardi ora ci sarà il n.2 del mondo Carlos Alcaraz. Poco prima della comparsa della pioggia avevano terminato con una bella vittoria il loro esordio in tabellone Andrea Vavassori e Simone Bolelli. I due azzurri hanno superato con un doppio 6-4, frutto di un break per set, la coppia formata dall`americano Nathaniel Lammons (n.60 del ranking di specialità) e dall`olandese David Pel (n:39). Vavassori e Bolelli sono la sesta coppia del seeding e anche la sesta nella “Race”, che assegna gli otto posti utili per le Nitto Atp Finals del prossimo novembre a Torino.[…] Vincente è risultato anche il doppio composto da Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti. Un successo non banale quello dei due azzurri, con Sonego reduce dalla battaglia persa con onore in singolare contro Taylor Fritz, perché ottenuto contro una consolidata coppia argentina formata da Gonzalez e Molteni. I due Lorenzo hanno chiuso sullo score di 6-3 7-5 e troveranno nel prossimo turno il tandem ceco composto da Lehecka e Mensik. Nel Wta 1000 ottavi di finale conquistati da Jasmine Paolini che ha superato 7-6 (2) 6-1 l’americana Ashlyn Krueger, 21enne potente ma tatticamente ancora acerba. Brava l`azzurra ad annullare un set point alla rivale nella prima frazione e dominare poi il tie-break con cinque punti consecutivi piazzati dal 2-2. Nel secondo set la toscana, numero 7 del seeding, si è sciolta e ha messo decisamente la freccia, sigillando il confronto dopo 1 ora e 29 minuti. «Ho giocato meglio nella seconda parte del match – ha confermato Jasmine, con un sorriso – e sono contenta di riuscire a portare in campo la gioia che mi deriva dal giocare a tennis». Nel prossimo turno sfiderà la ceca Krejcikova, che non incontra dalla finale persa a Wimbledon nel 2024.

Alcaraz va, ora c’è Nardi (Massimo Brizzi, La Gazzetta dello Sport)

Nubi dissipate. Sia quelle meteorologiche fanno slittare di un’oretta il programma per un po’ di pioggia, sia quelle agonistiche che avevano accompagnato il suo debutto nel Masters 1000 di Cincinnati con la faticosa vittoria in tre set contro Dzumhur: Carlos Alcaraz prosegue sulla strada dell’incrocio tanto atteso, quello con Jannik Sinner, che maturerebbe solo in finale. Nella fornace umidissima dell’Ohio lo spagnolo approda agli ottavi superando Hamad Medjedovic in due set, 6-4 6-4, dopo una prestazione più convincente di quella dell’esordio. Il suo rivale, il 22enne serbo numero 72 al mondo, cede alla distanza, anche piegato dal caldo soffocante. Fattore, questo, che sta condizionando il torneo, visto che dopo il francese Arthur Rinderknech, crollato a terra lunedì nel match con Auger-Aliassime, un altro giocatore deve abbandonare per le improbe condizioni di gioco (32°, oltre 70% di umidità): Jakub Mensik getta la spugna quando è sotto di un set e un break, 6-2 2-1, con il nostro Luca Nardi. Il forfeit del 19enne ceco al best ranking in carriera, numero 17, nulla toglie però all’impresa del nostro, che ora si guadagna proprio la prestigiosa sfida contro lo spagnolo n.2 al mondo, con cui non ci sono precedenti. Sul centrale l’inizio di Alcaraz è prudente, con i colpi potenti del serbo che lo tengono inchiodato a fondo ad alternare back e top, ma con pigrizia di movimenti e impatto sulla palla. Scambi brevi e molte imprecisioni, ma nel lungo settimo game (13’) c’è la svolta. Lo spagnolo strappa il servizio alla quarta palla break (doppio fallo del serbo), per salire 5-3 e chiudere il primo parziale 6-4 in 46’. Discontinuo il serbo al servizio (6 ace, 5 doppi falli) e modesto nel rendimento sulla seconda (41% di punti contro il 75% di Alcaraz) con lo spagnolo più attento nei momenti chiave. Dopo un consulto medico a inizio secondo set, Medjedovic prova a cambiare spartito con qualche palla corta in più per uscire dallo scambio, ma Carlos è di altra levatura: strappa il servizio nel quinto game, si distrae nel sesto, ma rimedia per salire 5-3 e chiudere 6-4. «È stata una partita dura, contro un avversario potente e dal buon servizio – le parole di Alcaraz a fine match -. Il mio piano era di farlo correre il più possibile e sono contento di essermi difeso al meglio. Ho vinto un match difficile». […] Sulla sua strada adesso c’è il coetaneo Luca Nardi che dopo aver superato al 2° turno il canadese Shapovalov in tre set elimina anche il quotato Jakub Mensik che si ritira dopo 44’ minuti, piegato dalle difficili condizioni atmosferiche. […]

Non avere più la forza per asciugarsi i capelli (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Un altro sgambetto del destino, l`ennesimo, più crudele dei precedenti: l`ex n. 1 del mondo del tennis, la 51enne Monica Seles, campionessa di 9 Slam, ha rivelato di essere afflitta da miastenia gravis, una malattia autoimmune neurologica. La terribile MG, causata da un errore nel sistema immunitario, che il National Institute of Neurologjcal Disorders and Stroke definisce «una malattia neuromuscolare cronica che causa debolezza nei muscoli volontari» e «colpisce più comunemente le giovani donne adulte (sotto i 40 anni) e gli uomini più. anziani (oltre i 60 anni), ma può manifestarsi a qualsiasi età, compresa l`infanzia». La malattia attacca le giunzioni neuromuscolari, ovvero il punto in cui i nervi si connettono ai muscoli. Questo attacco impedisce la corretta trasmissione dei segnali nervosi, causando debolezza muscolare. La debolezza peggiora con l`attività e migliora con il riposo, e può variare nella giornata. Può interessare vari muscoli, inclusi quelli degli occhi, del viso, della deglutizione, degli arti e respiratori. Una teoria sostiene che potrebbe essere coinvolta la disfunzione di una ghiandola detta timo. Nel timo, alcune cellule del sistema immunitario imparano a differenziare fra il corpo e le sostanze estranee. Per motivi sconosciuti, il timo può dire alle cellule del sistema immunitario di produrre anticorpi che attaccano i recettori dell`acetilcolina. La mancina jugoslava naturalizzata statunitense ha voluto raccontare della sua malattia nell`approssimarsi degli US Open, a New York, che si è aggiudicata due volte da giocatrice, per sensibilizzare l`opinione pubblica rivelando di essersi accorta casualmente della sua delicata condizione: «Giocando con bambini o familiari, mi capitava di perdere una palla e pensavo: “Ne vedo due”. Erano sintomi che non potevo ignorare». Non aveva mai sentito parlare di questa malattia finché non ha consultato un medico e non è stata indirizzata da un neurologo. Perché avvertiva sempre debolezza alle braccia: «Anche solo asciugarmi i capelli… era diventato molto difficile». Ma forte com`è sempre stata nella sua travagliata esistenza che, da bambina prodigio, le ha visto vincere il primo trofeo importante a 16 anni, al Roland Garros, ha dichiarato guerra alla malattia, anche se, d`acchito, dopo aver conosciuto la diagnosi, ha confessato di aver reagito, sconvolta: «Cosa?! Avrei voluto che ci fosse stato qualcuno con me che me ne parlasse nel dettaglio, apertamente, e sensibilizzasse l`opinione pubblica su questa gravissima malattia. Dai contorni ancora misteriosi». Così, Monica si è rimessa in gioco proprio in questa nuova veste, per pubblicizzare il male e parlarne con la gente: «È un altro reset nella mia vita, devo sempre adattarmi, come in campo». […] «Ai ragazzi che seguo dico sempre che bisogna adattarsi. La palla rimbalza e bisogna adattarsi. Ed è quello che sto facendo ora. Ho iniziato questo percorso. Mi ci è voluto molto tempo per accettarlo davvero, per parlarne apertamente, perché è difficile. Influisce molto sulla mia vita quotidiana». Per sua fortuna, la Seles è allenata alle ripartenze: «La prima a 13 anni quando sono arrivata negli Stati Uniti. Non parlavo la lingua, dovevo lasciare la mia famiglia. Poi quando sono diventata una grande giocatrice e quindi quando sono stata accoltellata». La ragazza di Novi Sad poteva diventare la tennista più vincente di sempre. Ad appena 19 anni, si era aggiudicata 8 titoli dello Slam ma, il 30 aprile 1993, al torneo di Amburgo, un ammiratore della rivale Steffi Graf, per toglierla di mezzo, la accoltellò alla spalla durante un cambio campo inducendola, per il grave shock, ad abbandonare il tennis per oltre due anni. Nel libro “Prendere il controllo: sul mio corpo, sulla mia mente e su me stessa”, confessò di essere diventata bulimica e di aver sofferto di terrificanti emicranie, anche per la prematura scomparsa dell`amatissimo papà, Karoly. Tornò al tennis e riuscì a vincere un altro Slam, gli Australian Open 1996, ma non tornò più ai livelli precedenti e somatizzò i problemi di peso e i disturbi di alimentazione. Che svanirono quando fu costretta al ritiro, di fatto, nel 2003, per una frattura a un piede.


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