“I risultati di Sinner sono incredibili perché non gioca con Federer e Nadal”. È questa la frase, forse più di tutte, che sintetizza il pensiero espresso da Massimo Cacciari intervenendo alla trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora. Un elogio e insieme una riduzione, quasi un modo per riconoscere sì la grandezza dell’azzurro, ma senza concedergli davvero lo stesso tavolo dei giganti del passato.
“Perché non gioca con i Federer e il Nadal, è il gioco che c’è”, spiega il filosofo veneziano. “C’è una competizione un po’ diversa di quella di dieci, quindici anni fa”. E quando gli viene chiesto se questo significhi considerare gli attuali rivali di Sinner delle “mezze schiappe”, Cacciari precisa subito: “No, non sono schiappe, ma il livello medio non è certo quello di dieci, quindici anni fa. Si è abbassato”.
Da lì il paragone diventa inevitabile. “Secondo me perderebbe con Federer e Nadal al massimo del loro livello. Perché erano più completi. Gioco a rete, smash, eccetera. Certamente più vari. Avevano più classe, dai”. Un giudizio che sa molto di nostalgia per un tennis più estetico e creativo, quasi aristocratico, quello dei tempi di Federer e Nadal.
Eppure, nel corso dell’intervista, lo stesso Cacciari finisce per riconoscere a Sinner qualità fuori dal comune. “Sinner è una persona certamente di grande intelligenza. Vince soprattutto perché ha diecimila volte più testa dei suoi concorrenti. E a tennis la testa è fondamentale”. E ancora: “Sinner è veramente il più grande di tutti i tempi per quanto riguarda la testa, la concentrazione, la capacità di concentrazione. È un grandissimo campione”.
Un riconoscimento enorme, soprattutto perché arriva da chi pochi secondi prima aveva sostanzialmente sostenuto che il tennis attuale fosse inferiore rispetto a quello di quindici anni fa. Ma Cacciari insiste anche su un altro concetto: il divertimento. Parlando della finale vinta da Sinner con Casper Ruud, il giudizio è durissimo: “Noiosissima”. Alla domanda sul motivo, la spiegazione è semplice: “Perché non c’era partita. Bravissimo Sinner, buonissimo Sinner, concentratissimo. Però il divertimento dice un’altra cosa”. Fino alla chiusura destinata inevitabilmente a far discutere: “Però non è Federer, dai. Non è Federer, non è Nadal”.
Persino sulla semifinale con Medvedev, una delle partite più combattute del torneo, Cacciari minimizza: “Dopo il primo set, credo che Sinner abbia avuto un po’ di calo fisico. Quindi Medvedev si è un po’ ripreso. Nel momento attuale non ce n’è per nessuno con Sinner”.
Ed è forse proprio questo il punto. Sinner viene continuamente giudicato attraverso il riflesso di Federer e Nadal, come se per certificare la propria grandezza dovesse per forza essere la copia di qualcuno che è già esistito. Ma il tennis non funziona così. Ogni epoca ha i suoi dominatori, il proprio ritmo, il proprio linguaggio tecnico e mentale.
E forse, più che dire cosa Sinner non sia, sarebbe il caso di iniziare a osservare meglio quello che è. Anche perché liquidare i suoi risultati con il semplice “non gioca con Federer e Nadal” rischia di essere un esercizio più nostalgico che filosofico.
