Parafrasando un celebre romanzo di Enrico Brizzi, stavolta potremmo dire che Stan Wawrinka è uscito dal gruppo. Sì, insomma, come già accaduto al Roland Garros, anche in quel di Wimbledon una nutrita e agguerrita pattuglia di big (tra cui Jannik Sinner e Aryna Sabalenka) ha dato vita a un boicottaggio mediatico, limitando le interviste a soli 15 minuti per protestare contro la redistribuzione dei premi.
Una mossa forte, arrivata nonostante l’All England Club abbia annunciato un aumento storico del 20% del montepremi (con 3,6 milioni di sterline ai vincitori e 80.000 sterline ai baciati dal sole del primo turno). Intervistato dal The Telegraph, il tre volte campione Slam ha però deciso di smarcarsi nettamente dal coro dei colleghi, stroncando la linea della rivolta: “Certo, come giocatore devi sempre lottare per ottenere di più, per avere una fetta più grande della torta, ed è normale. Ma credo che l’attenzione non debba essere concentrata sui tornei del Grande Slam”.
Wimbledon, Wawrinka sincero: “Il montepremi bonus è il più grande errore”
Secondo il veterano svizzero, le lamentele dei colleghi dovrebbero essere indirizzate altrove, precisamente verso l’ATP e la gestione dei tornei stagionali al di fuori dei Major. Il caro vecchio Stan ha puntato il dito contro i meccanismi che costringono i tennisti a spremersi fisicamente pur di non perdere i dividendi economici più ricchi. “Credo che ci sia un problema più grande con i premi in denaro del Tour e soprattutto con il montepremi bonus” ha spiegato. “Con la struttura attuale, bisogna giocare otto tornei Masters 1000 per ottenere una quota completa del montepremi bonus. È il più grande errore nel mondo del tennis, il più pericoloso in termini di infortuni. Se guardiamo agli ultimi anni, ci sono molti più giocatori infortunati. La gente gioca tutto l’anno per guadagnarsi il bonus completo. Ma non importa cosa c’è in palio se sei infortunato, perché tanto non guadagni comunque nulla”.
Wawrinka e il silenzio stampa bocciato
Detto questo, Wawrinka non ha risparmiato critiche nemmeno sulla modalità della protesta scelta dai giocatori, che ha visto l’adesione di stelle del calibro di Swiatek, Gauff, Medvedev e Paolini. ‘Stan the Man’ reputa il muro contro muro con i media un autogol comunicativo. “Inoltre, personalmente penso che boicottare la stampa sia l’opposto di ciò che si dovrebbe fare quando si vuole cambiare qualcosa”, ha sentenziato l’elvetico. “Bisognerebbe spiegare meglio qual è la propria visione, invece di interrompere bruscamente le emittenti”.
Un circuito frammentato: l’eterno conflitto di interessi del tennis
L’analisi finale di Stan Wawrinka fotografa la storica e cronica mancanza di unità che da sempre paralizza la governance del tennis, dove ogni fazione tira l’acqua al proprio mulino. Una spaccatura evidente anche tra i giocatori stessi, dato che tennisti come Alex de Minaur e Cameron Norrie si sono dissociati dalla protesta, elogiando gli sforzi economici e strutturali di Wimbledon. Il pensiero di Stan racchiude l’essenza di questa eterna guerra interna: “Il problema in questo sport è che ognuno cerca di ottenere ciò che è meglio per sé. I tornei del Grande Slam, i circuiti, i giocatori – e persino i primi 10 – non vogliono le stesse cose dei primi 100 al mondo. È una lotta continua e non giova al futuro a lungo termine del tennis”.
