PREMIUM Wimbledon – La concentrazione di Berrettini al servizio, mi ha ricordato quella che Matteo ebbe nel 2021. E di Sinner…

Concedere solo 2 palle break, una sola trasformata, in un match di 4h e 19m, è fenomenale. Forse solo Sinner, oggi, ne sarebbe capace. Non Zverev e neppure Alcaraz

Di Ubaldo Scanagatta
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Matteo Berrettini – Wimbledon 2026
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Un messaggio dal direttore
Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

Sono stati più d’uno, proprio diversi, i motivi super positivi in chiave azzurra della seconda giornata di Wimbledon. Non è neppure facile sceglierne l’ordine, anche se certo le 4 ore e 19 di grande battaglia fra un ritrovato Matteo Berrettini alle prese con un irriducibile Stan The Man Wawrinka, meritano forse ancora più elogi di quelli che comunque spettano a una Jasmine Paolini capace di dimenticare il 6-0 patito nel primo set con una Montgomery che mi è sembrata una reincarnazione di Petra Kvitova per il modo in cui serviva e uncinava con la chele mancina i suoi dritti, e anche alla nostra ragazzina Tyra Grant capace di conquistare la quarta vittoria di fila sull’erba britannica (fra Roehampton e l’All England Club)  a spese dell’inglese Boulter che qua tutti ritenevano favorita, compreso Renzo Furlan che aveva commentato il sorteggio definendolo “pessimo”.

Invece la ragazzina che due anni fa aveva vinto qui il doppio junior in coppia con Jovic, si è dimenticata di essere soltanto la n.172 del mondo e un’esordiente in un main draw d’uno Slam, non si è lasciata impressionare né dal tifo per la sua avversaria né dall’assenza della mamma – che era a Biella per un torneo del fratello di Tyra – e ha giocato una partita con la serenità d’una veterana di mille battaglie. Scegliendo sempre la tattica e i colpi più giusti, sempre badando a tenere l’iniziativa “perché per me il tennis è questo, non mi vedo a rincorrere le palle che tirano le avversarie, Sbaglierò qualche palla di troppo, ma nel tennis per vincere alla lunga bisogna prendersi dei rischi e attaccare”. Ragazza decisa, Tyra romana de Roma, estroversa, disinvolta sia quando ha risposto ad inglesi ed americani nella lingua del padre, sia quando lo ha fatto con noi, parlando quella della mamma. La dedica della vittoria l’ha indirizzata a mamma, fratello, nonni, senza citare il padre, segno che i problemi familiari (e legali) sono ancora lontani dall’essere risolti.

Jasmine può guardare con rinnovata fiducia al suo match con la svizzera Golubic, 33 anni e n.64 Wta, sia pure senza spingersi a guardare anche il tabellone – ma che superstizione! –  “Ubaldo, vedo che hai il tabellone in mano, non me lo dire, voglio pensare a giocare un match alla volta…però quella di oggi è stata forse la mia miglior partita dell’anno perché lei è davvero forte…“. L’americana di Washington aveva vinto il torneo di Hertogenbosch battendo Kasatkina, Minnen, Snigur -l’ucraina che ha battuto ieri la connazione Svitolina, testa di serie n.8 – e Tomljanovic prima di approfittare del ritiro in finale di Krejicikova. Per la Grant l’ostacolo ceco costituito da Bouzkova, 27 anni e n.22 Wta, appare certo più duro, ma quattro vittorie di fila danno una certa consapevolezza e una vittoria contro pronostico ci può anche stare. Nel tennis femminile le sorprese sono sempre all’ordine del giorno. Di certo la simpatica Tyra non ha nulla da perdere. Come 14 anni fa non l’aveva la ventenne Camila Giorgi che, classe 1991 (dicembre), batté al suo secondo Wimbledon Agniewzka Radwanska e si qualificò a sorpresa per gli ottavi di finale dei Championships. Lo ricordo bene perché le feci un’intervista porta fortuna a bordo della mia vespa rossa nel raggiungere l’All England Club…

Consiglierei a Tyra di prenotarsi per il mio sellino posteriore! Questa volta guido un Liberty 125 blu, dovrebbe funzionare come la vespa rossa. Sempre Piaggio è.

Prima di rivivere con voi l’epica sfida Berrettini-Wawrinka, ricordo che oggi alle 14,30 italiane Sinner deve rigiocare sul Centre Court con il portoghese Borges, n.48 ATP, 29 anni con un passato da studente universitario negli Stati Uniti – si è laureato in kinesiologia – e che battè Rafa Nadal quando il maiorchino era ormai pronto al canto del cigno. Ma non perdeva mai volentieri.

Flavio Cobolli, avanti 2 set a 1 con Navone (con il quale ha perso il primo per aver giocato in modo troppo passivo prima di…risvegliarsi), sarà il solo altro singolarista azzurro in campo. Sonego, che ha battuto la testa di serie n.29 Etcheverry in 4 set, giocherà invece domani contro il canadese Diallo, temibilissimo per via del gran servizio.

Il match vinto da Berrettini è importante per tutta una serie di motivi.

1)        Non si sapeva come Matteo stesse davvero, dopo il ritiro del Roland Garros nel corso del suo match con Arnaldi. Soltanto quando scendono in campo in gara, e non soltanto in allenamento, i giocatori sono in grado di capire al 100% come stanno.

2)        In assenza di tornei sull’erba, occorreva vedere se Matteo aveva subito ritrovati i meccanismi e gli automatismi più giusti per questa superficie sulla quale aveva sì raggiunto il risultato più prestigioso della carriera, la finale di Wimbledon 2021 (cui aveva fatto seguito successi nei tornei di Stoccarda e al Queen’s), e anche un paio di ottavi di finali per nulla scontati.

3)        Un avversario di talento e personalità, tosto come Wawrinka, super motivato a dare tutto se stesso al suo ultimo Wimbledon (dove non aveva sempre brillato come negli altri Slam, ma tuttavia aveva comunque raggiunto due volte i quarti di finale), non era davvero il tipo di avversario ideale per ritrovare se stesso. E soprattutto dopo aver perso il primo set al tiebreak per 9 punti a 7, dopo un’ora e 24 minuti di cannonate di servizi e martellate di dritto. Al tiebreak i due erano arrivati con Berretto che aveva mancato la trasformazione di 3 pallebreak, sull’1 pari, e Stan the Man nessuna. Però tutti e due, nei primi 39 minuti avevano concesso 7 punti ciascuno in sei turni di servizio. Grandissimo equilibrio, quindi, spezzato al quarto set point utile per Wawrinka da un errore gratuito di rovescio di Matteo.

4)        Matteo non è il primo a vincere tre tiebreak di fila a Wimbledon (fra secondo, terzo e quarto set). E’ perlomeno il secondo perché ricordo la semifinale di Wimbledon 1991 vinta da Michael Stich su Stefan Edberg (46 76 76 76) perché quella fu la prima volta in cui un tennista, lo svedese, perse un match senza aver mai perso il servizio.

5)        E non è neppure il primo a vincere un tiebreak a Wimbledon per 18 punti a 16 – al sesto set point per lui, dopo che ne aveva avuti 6 anche Wawrinka – perché c’è il più famoso dei precedenti: lo storico 18-16 con cui McEnroe conquistò il quarto set contro Borg nella finale del 1980. Però poi SuperMac perse al quinto…e difatti lamenta sempre che le due partite che tutti sembrano ricordargli di più, questa con Borg e l’altra del 1984 al Roland Garros con Lendl, sono “maledizione, quelle che ho perso!

6)        Ma se anche questa partita poteva finire facilmente in un modo come nell’altro, pur tuttavia va sottolineato il fatto che Matteo ha concesso appena due palle break in 4 ore e 19 m., mentre Wawrinka ne ha fronteggiate 6.

7)        Ecco, ci vuole una concentrazione fenomenale, quella del Berrettini del 2021 per intendersi, per non distrarsi che…una sola volta. Cioè quando nel terzo set, procuratosi il primo break del match sul 4 pari, ha giocato male un unico turno di battuta, cedendola a sua volta. Un calo di attenzione che poteva costargli caro.

8)        Il rischio di distrarsi un’altra volta, di innervosirsi, c’era tutto perché Wawrinka stava giocando una delle sue migliori partite degli ultimi anni. Si batteva come il Connors trentanovenna del ’91 all’US Open contro Patrick McEnroe, Krickstein e Haarhuis. Sarebbe bastato pochissimo e lo svizzero tricampeon di Slam (uno in ciascuno degli altri 3, due battendo Djokovic, uno Nadal) ne avrebbe certamente saputo approfittare. Inoltre Matteo, straordinario al servizio, lo era stato assai di meno in risposta. E i tanti errori, 51 gratuiti (uno meno dei 52 di Sinner con Kecmanovic) potevano innervosirlo irrigidendo il braccio-martello. Non è successo, e per questo – al di là del fatto di aver saputo servire a tutta randa, almeno una quindicina di volte sui 228 km orari (quelli li ho visti, chissà, magari avrà battuto anche a 130 e oltre) e senza alcun paura per quel suo maledetto muscolo addominale – credo che Matteo meriti applausi e standing ovation.

9)        Certo avrebbe avuto bisogno al secondo turno di un avversario più morbido di Fils (3 set a zero a Collignon) e a seguire forse di Mensik (scampato al supertiebreak e a Toby Samuel…match che non ho visto, perché oltre ai sei italiani in gara nella seconda giornata dei Championships c’era da dare un’occhiata anche a Shelton, n.4 del seeding battuto da Virtanen, e c’era pure una certa Serena Williams che non si poteva non guardare). Però Matteo sull’erba dove il suo rovescio tagliato non è così fragile come su altre superfici e gli consente anche qualche efficace discesa a rete, deve essere legittimamente ambizioso. Può perdere, certo, sia con Fils che con Mensik o Dimitrov, prima di trovare forse il giustiziere di Shelton Virtanen (o Humbert), ma il miglior Berrettini che sta in questa eccellente condizione fisica e mentale a me pare in grado di stupire e arrivare ai quarti contro uno che potrebbe essere de Minaur, Cobolli o Khachanov. Voi vedete decisamente chiuso “Berretto” contro uno di questi tennisti sull’erba? Io no. Magari mi illudo. Ma lasciatemi illudere. Non l’ho fatto neppure arrivare in semifinale contro Zverev (vittorioso a fatica ieri con Blockx), perché so bene che se Matteo perdesse da Fils – e ci sta eh, il francese era vicino alla top ten poco più d’un anno fa e oggi è n.24 nonostante tutti gli infortuni che lo hanno appiedato – tanti di voi lettori sarebbero pronti a coprirmi con un fitto lancio di pomodori. Io, quando si parla di Berrettini ho sempre più paura di qualche guaio fisico che lo può frenare sul più bello che non di certi suoi limiti tecnici che vedo notevoli sulle altre superfici ma marginali sull’erba. Voi preparate pure i pomodori. E io a sognare. D’altra parte che io sia un gran sognatore lo dice anche il fatto che continuo a tifare, nonostante tutto, per la  Fiorentina. Che è poi la squadra per cui tifa tutta la famiglia Berrettini. Un po’ di “familiare” solidarietà ci vorrà, no?

10)    Intanto oggi Sinner e Cobolli…per favore non fate scherzi.

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