La seconda giornata di Wimbledon al femminile non è stata così semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Ragionando solo sui risultati, poche notizie eclatanti: nessun terremoto in tabellone e due sole teste di serie eliminate. Eppure, se si analizzano le cose non accontentandosi solo del dato numerico, emergono situazioni contraddittorie. Soprattutto per un motivo: sono diverse le giocatrici di vertice che non hanno convinto, anche se alla fine sono rimaste in corsa. Ma prima di affrontare questo tema cominciamo dalle eliminazioni più importanti.
In apertura di programma Maria Sakkari “nobile decaduta” (è stata anche numero 3 del mondo) ha eliminato con un doppio 6-3 Clara Tauson. Oggi Sakkari è scesa al numero 43 del ranking, ma a volte è ancora capace di sfornare prestazioni di livello superiore alla sua classifica; quando è in giornata-sì possono essere problemi anche per giocatrici con posizioni migliori della sua. A sperimentarlo in questa occasione è stata Clara Tauson, testa di serie numero 24.
La seconda eliminazione è stata di gran lunga la più imprevedibile nei primi turni femminili di Wimbledon. Elina Svitolina, testa di serie numero 8, ha perso 7-5 6-2 il derby ucraino contro Daria Snigur (numero 77 del ranking). Svitolina è partita meglio, è salita 4-0 nel primo set e a quel punto non so in quanti avrebbero immaginato che non solo avrebbe perso il primo set, ma anche il secondo. Con un parziale di 13 game a 3 Snigur ha confezionato un upset di quelli davvero inattesi. Confesso di non avere seguito la prima parte di match; ho visto però dal vivo gli ultimi game e fatico a ricordare una prestazione così abulica e rassegnata di Elina.
Probabilmente anche i tifosi ucraini più che essere contenti per il successo di Snigur erano dispiaciuti dall’idea di perdere una potenziale vincitrice del torneo (Svitolina è stata semifinalista a Wimbledon tre anni fa) a favore di una connazionale che non sembra possedere le stesse possibilità di Elina. Sul Court 2 la partecipazione era così tiepida, da essere sovrastata dalle urla dei tifosi filippini presenti sul più piccolo Court 12 situato di fianco: lì sì che erano tutti coinvolti dalla giornata trionfale di Eala (tds 29) contro la messicana Zarazua (6-1 6-2).
Forse avere di fronte una connazionale ha frenato Svitolina sul piano agonistico, o forse a condizionarla sono stati i problemi all’anca di cui ha sofferto prima del torneo. In conferenza stampa Elina non ha voluto accampare scuse, però in questo modo non ci ha neanche dato elementi che potessero spiegare una sconfitta del genere.
Dicevo in apertura che non tutte fra le prime diverse hanno convinto. Anisimova (tds 6) e Noskova (tds 9) non hanno avuto particolari problemi a regolare le loro avversarie. Molti dubbi invece arrivano da tre delle potenziali favorite: Rybakina, Swiatek e Keys.
Contro Lois Boisson, non certo una specialista dell’erba, Rybakina ha avuto alti e bassi abbastanza sconcertanti, e ha finito per vincere solo in tre set (6-4 1-6 6-3). Ha alternato momenti in cui si è aggrappata alla battuta per fare la differenza ad altri nei quali, quando provava a spingere, perdeva il controllo dei colpi. E anche in risposta ha commesso errori che normalmente non sono da lei. In poche parole: Elena è stata vittoriosa, ma ampiamente rivedibile.
Non tanto diversa la prestazione di Iga Swiatek. La campionessa in carica è sembrata piuttosto fragile sul piano nervoso: doppi falli ripetuti in alcune fasi del match, e un rendimento ondivago nello scambio da fondo. Di sicuro Townsend è una giocatrice capace di mischiare le carte, ma rimango convinto che una Swiatek più centrata avrebbe risolto la pratica con ben altro punteggio. A fine match Iga ha nascosto la testa nell’asciugamano per cercare di mascherare le sue emozioni: e meno male che aveva vinto (6-1 2-6 6-3).
Insomma, sia lei che Rybakina, se vogliono arrivare in fondo al torneo, hanno bisogno di alzare il rendimento. Un’altra giocatrice accreditata come “erbivora” come Madison Keys (tds 26) ha faticato contro la connazionale Kayla Day (ranking 137). Anche Madison è sembrata patire l’esordio nello Slam: non si è mai del tutto liberata dalla tensione nella esecuzione dei colpi, e così ne è venuta fuori una prestazione tutt’altro che convincente (6-7 6-4 6-3)
Altra testa di serie importante che ha rischiato di uscire ma che alla fine se l’è cavata è la numero 13 Jasmine Paolini. Lei però non partiva tra le favorite e in più aveva avuto un sorteggio da prendere con le molle, visto che le era capitata una giocatrice in totale fiducia come Robin Montgomery, fresca vincitrice (da qualificata) a ‘s-Hertogenbosh. Per Jasmine l’avvio è stato veramente choc: zero game conquistati nel primo set. Poi, però Paolini è riuscita a brekkare in apertura di secondo set l’avversaria, e questo ha aperto una nuova fase di partita, più equilibrata. Infine in alcuni passaggi del terzo set si è vista anche una buona Paolini (0-6 6-4 7-5). In conferenza stampa lei stessa ha detto che ritiene questo il suo miglior match del 2026; la penso come lei, ovviamente a partire dal secondo set.
Rimanendo in casa Italia, ha sorpreso in positivo Tyra Grant. Aveva di fronte Katie Boulter, l’inglese più accreditata per fare strada a Wimbledon, una autentica specialista dell’erba. E invece Grant l’ha sconfitta in due set in modo inequivocabile: un 6-4 6-2 davvero convincente non solo sul piano del punteggio, ma anche nelle scelte di gioco. A me è piaciuta soprattutto per come ha saputo dosare rischio e prudenza nei game di risposta, ricorrendo a volte alle risposte aggressive e altre volte a quelle bloccate, con una maturità tattica davvero sorprendente. E l’aspetto interessante è che lei stessa lo ha sottolineato in conferenza stampa. Ricordo che Grant è nata nel 2008, e non è da tutti essere così maturi e lucidi tatticamente nell’esordio a Wimbledon. Senza pretendere da lei continuità immediata di risultati, va comunque sottolineato che la partita è stata davvero ben giocata.
Infine la giornata ha avuto il gran finale con il ritorno di Serena Williams, in quel di Wimbledon. Per la cronaca dettagliata, rimando all’articolo a parte. Qui aggiungo solo poche righe più generali. Serena tutto sommato era stata abbastanza fortunata nel sorteggio, visto che aveva pescato una giocatrice in difficoltà come Maya Joint, che non vinceva un match a livello WTA da gennaio. Alla fine Williams non è riuscita a prevalere (6-3, 6-7 6-3 per Joint il risultato), dimostrando di essere ancora piuttosto lontana dalla giocatrice di un tempo. Ma non caricherei il risultato di martedì sera di significati assoluti. Il tennis femminile non sarebbe stato in crisi particolare se Williams avesse vinto; ma per lo stesso motivo il successo di Maya Joint non accresce il valore delle altre giocatrici in attività.
Sotto questo aspetto, la vedo molto più terra-terra. La partita è stata un grande evento mediatico perché la protagonista lo meritava; a cose fatte abbiamo constatato che sul piano fisico-tecnico, almeno per il momento, Serena non è tornata al livello che forse sperava. Ma non può essere un solo match, che per esperienza sappiamo può avere esiti anche molto sorprendenti, a diventare l’unità di misura di tutto il circuito WTA.
