Dopo quattro mesi e mezzo lontano dalle competizioni per una tendinite al polso destro, Carlos Alcaraz è pronto a tornare in campo. E ha scelto il palcoscenico più impegnativo possibile: lo US Open, uno Slam al meglio dei cinque set, senza alcun torneo di preparazione alle spalle.
Durante il Media Day di Flushing Meadows, lo spagnolo ha raccontato soprattutto le difficoltà attraversate nei lunghi mesi di stop. Più ancora del dolore fisico, a pesare sono stati i dubbi legati al momento del rientro: “Non sapevo se sarei stato pronto per Cincinnati, per lo US Open o se avrei dovuto saltare tutta la stagione americana. I pensieri intrusivi sono stati la cosa più difficile da gestire durante questo percorso”.
Adesso la sfida è soprattutto ritrovare piena fiducia nel proprio corpo. Alcaraz assicura di essersi allenato senza limitazioni e, soprattutto, di non aver modificato né la propria tecnica né il proprio modo di interpretare il tennis. “Per me la cosa più importante era rimanere me stesso e conservare la mia identità”, ha spiegato.
A convincerlo definitivamente a partire per New York è stata anche una settimana di allenamenti a Murcia con Holger Rune, che gli ha permesso di testarsi ad alta intensità. Nonostante la lunga assenza, Alcaraz non esclude nulla, neppure una corsa fino al titolo. La priorità, però, resta una: uscire dallo US Open sano, tornando finalmente a divertirsi e a sentirsi pienamente un giocatore di tennis.
D. L’anno scorso, nel film, hai parlato dell’infortunio al braccio e di quanto fosse difficile fidarti del fisico al rientro. Ricordo la scena in cui i medici ti dicevano che sarebbe andato tutto bene, ma tu eri ancora preoccupato. L’esperienza con il polso è stata simile?
Carlos Alcaraz: “Sì, ho provato sensazioni simili. Ricordo quando mi infortunai all’avambraccio e, prima del Roland Garros, giocai a Madrid. Arrivo qui con sensazioni abbastanza simili: ho bisogno della competizione, ho bisogno di venire qui, allenarmi con questi ragazzi e sentire nuovamente l’agonismo. Qui potrò mettermi davvero alla prova.
Ma mi sento benissimo e penso che quell’infortunio mi abbia aiutato molto a capire che, adesso, è soprattutto una questione mentale. Devo fidarmi del mio team, devo fidarmi delle persone che mi dicono che andrà tutto bene.
Devo semplicemente andare al 100%. Per quello che ho visto negli allenamenti fatti finora, è andato tutto bene. Quindi cerco di tenere lontana quella paura e sto giocando normalmente”.
D. Quanto sono stati difficili gli ultimi quattro mesi? Qual è stato il periodo più duro? C’è stato un momento in cui non sei riuscito a rimanere così positivo?
Carlos Alcaraz: “Sono stati quattro mesi, quattro mesi e mezzo nei quali ho passato un po’ di tutto. Il primo mese è stato abbastanza difficile per me, perché non riuscivo a fare nulla con il braccio destro. È stato duro.
Allo stesso tempo, però, mi sono goduto quel periodo. Mi sono goduto il tempo con la famiglia, con gli amici, restando a casa. Ma quando ho cominciato ad allenarmi un po’, senza sapere quando sarei potuto tornare, quei pensieri sono diventati davvero difficili da gestire, perché non sapevo se sarei stato pronto per Cincinnati, per lo US Open o se avrei dovuto saltare tutta la stagione americana.
Quei pensieri sono stati davvero difficili da affrontare. Alla fine, però, eccoci qui. Il mio obiettivo era tornare in salute il prima possibile e cercare di non perdere altre competizioni.
Direi quindi che i pensieri intrusivi sono stati la cosa più difficile da gestire durante questo percorso”.
D. Quando dici che è tutto nella tua testa, hai apportato qualche modifica tecnica al tuo gioco per quello che è successo o per evitare che l’infortunio possa ripresentarsi?
Carlos Alcaraz: “No, assolutamente. Ho continuato a fare le stesse cose. Non ho cambiato nulla nella tecnica, nei movimenti o nel modo in cui giocherò. Volevo sentire che avrei potuto essere me stesso.
Penso che sia importante. Se avessi sentito di dover cambiare qualcosa soltanto per poter venire qui, non sarei potuto essere qui. Per me la cosa più importante era rimanere me stesso e conservare la mia identità.
Spero di avere davanti una carriera molto lunga. È questo ciò a cui pensavo ed era la cosa più importante per me”.
D. Come avete deciso che questo fosse il momento e il torneo giusto per tornare? Quanto avete avuto dubbi? E rientrare direttamente in un torneo al meglio dei cinque set rappresenta una sfida ulteriore?
Carlos Alcaraz: “So che venire qui, allo US Open, e giocare al meglio dei cinque set nel mio primo torneo dopo così tanto tempo è una sfida enorme. Probabilmente, dal punto di vista della preparazione e di tutto il resto, non è certamente la situazione ideale.
Ma io e il mio team crediamo che sia pronto. Non è stata una decisione facile. Ho fatto tutto ciò che era necessario per essere pronto. Ho cercato di fare tutto alla perfezione, dentro e fuori dal campo: allenamenti molto lunghi, allenamenti molto intensi, proprio per vedere come avrebbe reagito il polso durante le sessioni e dopo giornate particolarmente impegnative.
Abbiamo visto che con questi allenamenti andava tutto bene e abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di tornare.
E penso che non ci sia torneo migliore dello US Open per farlo, per sentire l’affetto e il caloroso benvenuto che la gente qui mi riserva sempre”.
D. Com’è stato vedere la Spagna vincere il Mondiale il mese scorso? E come è nata la possibilità di prendere parte alla cerimonia con il trofeo?
Carlos Alcaraz: “Prima di tutto, per me è stata un’esperienza irripetibile vedere la Spagna vincere il Mondiale. Quando sono arrivato qui ci ho ripensato e ancora adesso ogni tanto ci penso. È stato fantastico.
Louis Vuitton aveva realizzato i bauli nei quali veniva trasportato il trofeo e mi hanno chiesto se volessi partecipare. Per me è stata un’esperienza unica: tenere il trofeo durante la cerimonia e consegnarlo in campo. È stato bellissimo.
Tornando anche alle cose che mi sono perso, ai tornei che ho dovuto saltare e a tutto il resto, cerco semplicemente di sfruttare al massimo le opportunità che la vita mi offre, e questa è stata una di quelle che mi sono goduto tantissimo.
È stata davvero una bellissima esperienza e un momento molto speciale”.
D. Hai trascorso un’intera settimana ad allenarti con Holger Rune a Murcia. Quella settimana ti ha dato le risposte che cercavi? È stato lì che hai deciso che saresti venuto allo US Open?
Carlos Alcaraz: “È stata una settimana davvero importante per me. Devo ringraziare Holger per essere venuto a Murcia quella settimana ad allenarsi con me.
È in ottima forma. Ovviamente ha ancora bisogno di fare riabilitazione e altre cose, ma mi ha aiutato molto a capire che ero pronto per venire qui, che ero pronto per competere.
È stato fantastico. È sempre il benvenuto lì, ogni volta che ne avrà bisogno o avrà voglia di venire. Sono stato davvero felice di vederlo nuovamente in campo, allenarsi bene e ad alta intensità. Spero di rivederlo presto in circuito, non vedo l’ora di averlo di nuovo con noi.
Quindi, ancora una volta, lo ringrazio per avermi aiutato a fare in modo che oggi io possa essere qui a giocare”.
D. Cosa pensi dell’assenza di Jannik e del fatto che voi due vi siate alternati nelle assenze per infortunio?
Carlos Alcaraz: “Penso che sia un peccato per tutti che un giocatore come Jannik debba saltare questo torneo, uno Slam. È una situazione un po’ strana: ormai saranno sei o sette mesi che non ci vediamo. È strano, a essere sincero.
Gli auguro semplicemente il meglio. Spero che possa recuperare nel migliore dei modi e tornare nuovamente in campo al suo massimo livello.
Stiamo vedendo tanti giocatori avere problemi fisici e infortuni. Penso che questo dimostri quanto sia serrato il calendario durante l’anno. Spero comunque che rivedremo Jannik in campo più forte che mai”.
D. Durante questo periodo hai avuto tempo per tutto: per la famiglia, per stare a casa e per vivere cose che il tennis non ti permette sempre di vivere. Ti è mancata davvero la competizione? E questa esperienza ti ha fatto pensare che dovresti concederti più spesso momenti del genere?
Carlos Alcaraz: “La verità è che è stato un periodo molto lungo, che mi ha dato il tempo per fare di tutto. Ho avuto tempo per staccare, per stare con la famiglia, per restare a casa e godermela un po’.
Ma mi sono anche reso conto che il tennis è la mia vita, è la mia passione, e mi è mancato moltissimo.
Ricordo ancora le prime volte in cui sono tornato a colpire di diritto normalmente: è stata una sensazione unica, come se tutto tornasse poco a poco alla normalità, e questo mi rendeva molto felice. Quando sono arrivato qui è stato incredibile.
Mi sono anche reso conto che non bisogna aspettare un infortunio di questa entità per staccare, avere del tempo per sé e godersi un po’ la vita. Fa sempre bene. Ma mi sono mancati moltissimo la competizione e l’essere qui”.
D. Con quali aspettative arrivi qui? Anche se non giochi da molto tempo, non sarebbe la prima volta che un giocatore del tuo livello vince uno Slam dopo una lunga pausa.
Carlos Alcaraz: “In questo momento, sinceramente, odio perdere. È chiaro che vengo qui per dare il massimo.
Ma per me la cosa più importante è uscire da questo torneo sano, aver potuto competere e allenarmi con giocatori di questo livello e vedere che il polso e il corpo tengono.
Non voglio pormi alcun limite. Non so se sarà primo turno, secondo turno o finale. Non voglio pensare al risultato, ma al percorso che abbiamo fatto e a tutto ciò che stiamo facendo.
Soprattutto voglio scendere in campo, divertirmi e sentirmi bene. È una cosa che desideravo fare da molto tempo: sentirmi bene su un campo da tennis”.
D. Ma si può vincere uno Slam dopo essere stati fermi così a lungo?
Carlos Alcaraz: “Certo che si può. Credo che molta gente lo abbia dimostrato: Federer, Nadal e moltissimi altri hanno mostrato che è possibile vincere uno Slam dopo essere stati fuori a lungo per un infortunio, anche molto serio.
Cercheremo quindi di aggrapparci alla convinzione che sia possibile anche per noi”.
D. Hai dovuto cambiare qualcosa nel tuo gioco, nel modo di colpire la palla, nell’impugnatura o in qualunque altro aspetto dopo l’infortunio? Oppure vedremo esattamente lo stesso Alcaraz di prima?
Carlos Alcaraz: “No, sarà lo stesso. Avevamo chiaro che, se fossimo tornati, avremmo dovuto farlo nelle stesse condizioni in cui abbiamo sempre giocato, sia fisicamente sia per quanto riguarda i colpi.
Sappiamo che, se Dio vuole, avremo una carriera lunga e giocheremo molte altre volte questo torneo e quelli che ho saltato. Non volevamo cambiare nulla soltanto per poter venire qui.
Volevamo fare le cose come le facevamo prima, con lo stesso stile di gioco, cercando ovviamente di migliorare gli aspetti nei quali possiamo migliorare, ma mantenendo lo stesso schema, lo stesso modo di colpire la palla e di intendere il gioco.
Se non fossi riuscito a farlo in queste condizioni e non mi fossi sentito bene così, non saremmo venuti.
Io, il mio team e credo tutti quanti vedranno il Carlitos che ha sempre giocato nello stesso modo”.
