Wawrinka, morte di un perdente

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Wawrinka, morte di un perdente

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TENNIS – La vittoria di Wawrinka agli Australian Open è stata drammatica per molti motivi. Il principale è che abbiamo rischiato di perdere irrimediabilmente un potenziale campione. Daniele Vallotto

Non poteva esserci partita peggiore per il miglior giorno nella vita tennistica di Stanislas Wawrinka, il perdente nato. Abituato ad essere da sempre il numero due di Svizzera, fino a domenica ha vissuto il torneo più bello della carriera. Ai quarti ha vinto uno dei match più importanti della sua carriera, vendicando una sconfitta amarissima da digerire. In semifinale ha saputo usare la testa in una condizione di perfetto equilibrio. Ma alla vigilia della finale la strada sembrava sbarrata: contro Rafael Nadal c’erano cifre, condizioni e precedenti che non lasciavano scampo al numero due di Svizzera.

 

Il problema non è il 12-0” ha detto il giorno prima della finale, “il problema è Nadal”. A dirla tutta il problema non era solo Nadal.  Era anche dentro di lui, incapace di vincere un set nei dodici precedenti. Un giocatore con una tempra di cristallo contro uno che ha fatto della lotta il marchio distintivo delle sue innumerevoli vittorie (e rinascite). Al Masters Stan c’è andato vicino e nonostante la dodicesima sconfitta si era capito che qualcosa poteva cambiare nel loro head-to-head. Un soffio avrebbe potuto cambiare quell’equilibrio. E quel soffio storicamente è sempre stato nei polmoni di Nadal. Ma già contro Novak Djokovic Stan ha dimostrato che qualcosa è cambiato nella sua mentalità. Tuttavia, quello che è successo ieri non ci permette ancora di capire se queste due settimane (in particolar modo la vittoria di martedì) siano il turning point della carriera di Wawrinka.

Una finale persa contro un Nadal nella condizione mostrata contro Roger Federer non avrebbe intaccato minimamente le sicurezze di un giocatore che non aveva nulla da perdere. Purtroppo una finale vinta (anche) per le condizioni inadeguate dell’avversario non ci può assicurare di aver assistito alla nascita di un nuovo Wawrinka. Perché sì, Stanislas ha giocato undici game di livello abbacinante ma quella che si è giocata dopo il 6-3 2-0 – cioè nel momento in cui Nadal ha chiamato il Medical Time Out – non è più stata una partita di tennis. Non è più stata una partita di tennis perché i dritti e i rovesci che stavano facendo arretrare sempre di più Nadal all’improvviso sono scomparsi. Tutt’a un tratto il destino di un perdente cronico ha rischiato di deragliare ancora una volta. È diventata una battaglia di nervi tra un Nadal che ha dimostrato ancora una volta di non possedere il cromosoma dell’arrendevolezza e un Wawrinka che si è fatto possedere da quello della paura, intrappolato da una partita che non poteva più sfuggirgli di mano. Stan è passato dall’underdog che non ha nulla da perdere al favoritissimo che aveva al suo cospetto un giocatore con un handicap troppo palese.

Durante la partita il dramma interiore di Stanislas mi ha ricordato un episodio dell’anime giapponese “Mila e Shiro” che spopolava nelle televisioni degli anni ’80 e ’90. Contro la sua grande avversaria Kaori Takigawa, Mila si fa impietosire dalla momentanea debolezza della rivale ed evita di infierire su un nemico in difficoltà. Ma finisce per perdere la partita. In un primo momento Stanislas è sembrato in grado di sfruttare la debolezza di Nadal ma quando lo spagnolo è riuscito a stringere i denti lo svizzero ha perso un set, palesando una pericolosa sindrome “Mila Hazuki” che ha fatto più di qualche vittima negli anni: Albert Montañes al Roland Garros 2011, per esempio. E poteva succedere davvero di tutto in quel quarto set. Ecco, forse lì Wawrinka ci ha dato una delle prove necessarie a dirci che sta per diventare un campione a tutti gli effetti. Il controbreak subìto sul 4-2 è stato un game orrendo, troppo brutto da raccontare. Subito dopo, però, Stanislas ha raccolto tutto il coraggio a disposizione per brekkare nuovamente l’avversario. E come successo con Berdych in semifinale ha indicato la testa. Perché quello non è stato un break fatto solo di dritti e rovesci. È stato soprattutto il break della consapevolezza. Aver ritrovato il miglior tennis nel momento più delicato della partita è un grandissimo merito dello svizzero e che fa ben sperare chi si augura un suo definitivo salto di qualità.

Ora che è numero tre del mondo, ora che non vedrà più sminuito il suo talento di fronte a quello del più blasonato connazionale, ora che ha passato un esame di maturità che mai avrebbe voluto affrontare (quello di giocare all’improvviso una finale Slam da favorito e doverla vincere) le strade che si aprono sono molteplici: quella dell’appagamento, certo, ma anche quella della conferma, di un Wawrinka spariglia carte, della maturità che arriva anche a ventott’anni. Da un bellissimo perdente qual era ora ha un’imperdibile chance di effettuare la svolta tanto attesa. Ieri è morto un Wawrinka e ne è quasi nato un altro. Se sarà un vincente lo sapremo tra non molto. Ma ieri abbiamo rischiato di assistere all’aborto di un campione. Perché lo sa Stan, lo sa Magnus Norman e lo sanno tutti i suoi tifosi: avesse perso una partita che prima non poteva vincere e che poi non poteva perdere, Stanislas Wawrinka non avrebbe mai più avuto la possibilità di diventare un campione.

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Gaël Monfils salta l’Australian Open: “Punto ai Giochi Olimpici di Parigi 2024”

Il francese si affida al ranking protetto: “Il 2023 sarà fondamentale per me, un anno di transizione”

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L’annuncio in un’intervista, insieme a sua moglie Elina Svitolina, al canale televisivo d’Oltralpe Canal+ Sport. Gaël Monfils non parteciperà all’Australian Open 2023 saltando, di fatto, il quarto slam di fila, dopo il forfait al Roland Garros, Wimbledon e US Open 2022 a causa di un complicato infortunio al tendine d’Achille. La scelta è dovuta principalmente al regolamento che permette ai tennisti di beneficiare della classifica protetta dopo un certo periodo lontano dai campi.

L’anno scorso, proprio in Australia, ad Adelaide, il 35enne parigino ha vinto il suo undicesimo titolo (Monfils ha disputato altre 22 finali in carriera ed è stato n. 6 del mondo) e ha raggiunto i quarti di finale nel primo slam dell’anno. Gaël non aveva concesso neanche un set prima di cedere a Matteo Berrettini in una battaglia di cinque set.

Esiste questa regola del ranking protetto che permette di congelare la classifica se non vengono disputate le gare per un certo numero di mesi. Non giocando in Australia, avrò completato il periodo di sei mesi di stop e questa è la mia decisione” ha confermato Gaël a Canal+. “Per me il 2023 sarà un anno molto importante, un anno di transizione, tra l’infortunio e il ritorno alla competizione per tentare di qualificarmi alle Olimpiadi di Parigi 2024. Sarebbero i miei ultimi Giochi e non vorrei perdermeli, e poi forse l’anno dopo sarebbe la mia ultima stagione. Dico sempre che vorrei continuare a giocare fino a 40 anni ma, in realtà, più passo il tempo con mia figlia (la piccola Skaï, nata lo scorso 16 ottobre, ndr), più mi dico che smetterò un po’ prima (ride)”.

 

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Shelton e McNally vincono la Wild Card Challenge per l’Australian Open 2023

Se entrambi saranno qualificati per il tabellone principale, l’invito sarà assegnato a chi li segue nelle rispettive classifiche dell’Australian Open Wild Card Challenge

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Ben Shelton - Cincinnati 2022 (foto Twitter @atptour)

Le classifiche finali dell’Australian Open Wild Card Challenge maschile e femminile hanno decretato vincitori Ben Shelton e Caty McNally. Entrambi hanno conquistato la wild card per partecipare al primo Slam dell’anno secondo gli accordi che ci sono tra la federazione tennis australiana e quella statunitense. Se i due tennisti statunitensi dovessero ottenere l’accesso diretto al tabellone principale dell’edizione 2023 dell’Australian Open (cosa alquanto probabile dato che sono rispettivamente numero 97 e 94 del mondo), le wild card verranno assegnate a chi li segue nella classifica generale di questo avvincente e particolare “Challenge”.

Per l’ottavo anno di fila, la USTA e l’Australian Open hanno trovato un accordo finalizzato al reciproco scambio di wild card per il tabellone principale degli Australian Open e degli US Open 2023. L’Australian Open Wild Card Challange riguarda i punti conquistati dai tennisti dell’USTA in tre tornei disputati dal 24 ottobre al 14 novembre per gli uomini, fino al 24 ottobre e per cinque settimane per le donne.

Inseriti nel Challenge maschile, tutti gli eventi indoor e outdoor su campi in cemento a livello M25 e superiore, inclusi gli eventi ATP e Challenger. In quello femminile invece sono inclusi stati tutti gli eventi indoor e outdoor su campi in cemento a livello W25 e superiore. I destinatari di wild card dovranno ovviamente seguire tutti i protocolli dell’Australian Open in relazione alla quarantena o alla vaccinazione.

 

L’Australian Open comincerà il 16 gennaio per terminare domenica 29: Rafa Nadal dovrà difendere il torneo maschile, mentre in ambito femminile si cercherà colei che succederà ad Ashleigh Barty.

Di seguito sono riportati il ​​totale dei punti di ogni giocatore e la classifica attuale (tra parentesi):

Uomini

1. Ben Shelton (n. 97) — 240

2. Chris Eubanks (n. 124) — 130

3. Tennys Sandgren (n. 272) — 107

4. Michael Mmoh (n. 110) — 87

Donne

1. Caty McNally (n. 94) — 189

2. Madison Brengle (n. 59) — 161

3. Taylor Townsend (n. 131) — 130

4. Alycia Parks (n. 150) — 126

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Craig Tiley tranquillizza Djokovic sui tifosi australiani: “Il nostro è un pubblico equo. Celebriamo il successo”

I prossimi Open australiani torneranno ad ospitare Novak Djokovic dopo che il campione serbo ha ricevuto un visto temporaneo

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Il Ceo di Tennis Australia, Craig Tiley, ha lanciato un appello a tutti gli appassionati di tennis australiani esortandoli a trattare in modo equo Novak Djokovic quando tornerà a Melbourne a gennaio per la prima volta dal respingimento alla frontiera, con tanto di deportazione, andato in scena nel 2022.

Il Dipartimento degli affari interni ha confermato la scorsa settimana che Djokovic ha ricevuto un visto temporaneo, il che significa che parteciperà agli Australian Open del 2023, dopo essere stato detenuto ed espulso lo scorso gennaio a causa della sua posizione di vaccinazione. Fino allo sviluppo della scorsa settimana, c’era il rischio che il 21 volte campione del Grande Slam venisse bandito dall’Australia per tre anni a causa di quegli eventi. Djokovic cercherà di vincere il decimo titolo di singolare maschile degli Australian Open.

Il sei volte vincitore delle ATP Finals – eguagliato Roger Federer – non si ritiene preoccupato dell’accoglienza; e nemmeno Tiley, che a The Age spiega: “Ho molta fiducia nel pubblico sportivo australiano e nel nostro pubblico: siamo un pubblico molto equo. Celebriamo il successo e lo ricompensiamo“. L’amministratore ha poi aggiunto: “Certo, sosteniamo gli australiani e vogliamo che gli australiani facciano bene. Penso che il pubblico si divertirà a venire agli Australian Open e penso che accoglieranno tutti i giocatori in modo equo”.

 

Su Djokovic, Tiley aggiunge: “Se si guarda a come ha giocato di recente, si può dire sia il miglior giocatore del mondo. In Australia ha sempre mostrato il suo miglior tennis e sicuramente arriverà con la grande voglia di dimostrare di non essere inferiore alle più giovani stelle”.

Quando si guarda alle spalle, Tiley specifica: “Siamo orgogliosi di come abbiamo gestito le cose. Nel 2021 e nel 2022 abbiamo messo in piedi il primo grande evento tennistico dell’anno in condizioni difficilissime per via del Covid, anche grazie al supporto dello stato del Victoria. Tante cose sono successe intorno a quegli eventi, ma è comprensibile, era una situazione che non avevamo mai sperimentato prima”.

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